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Dal serpente all’euro: gli anni in cui l’Europa imparò a fidarsi delle proprie monete

Dopo il crollo di Bretton Woods, l’Europa non si arrese all’idea di cambi stabili. Ci provò e riprovò, per quasi trent’anni, prima di arrivare alla moneta unica.

Già nel 1972 i Paesi della Comunità (Germania Ovest, Francia, Italia e Benelux) siglarono un primo accordo per contenere le oscillazioni reciproche delle proprie valute entro margini strettissimi, poco più dell’1% tra loro, il 2,25% verso il dollaro. Fu soprannominato “serpente nel tunnel”, per il modo in cui le valute europee sembravano muoversi in gruppo, oscillando appena, dentro il più ampio margine di fluttuazione consentito verso il dollaro. Il serpente si rivelò fragilissimo: la crisi petrolifera del 1973 fece esplodere l’inflazione e le divergenze economiche, costringendo Regno Unito e Irlanda a uscirne già nel 1972, l’Italia nel 1973 e la Francia, che vi rientrò e ne uscì una seconda volta, nel 1974. Il marco tedesco, il più solido, finì per dominare quel poco che restava del sistema.

Il 13 marzo 1979 nacque qualcosa di più strutturato: il Sistema Monetario Europeo (SME), basato su una nuova unità di conto, l’ECU (un paniere che rifletteva il peso delle diverse valute comunitarie) e su bande di oscillazione più ampie ma vincolanti (±2,25%, arrivate al 6% per Italia, Spagna, Regno Unito e Portogallo). Non era più un semplice accordo tecnico: prevedeva interventi obbligatori delle banche centrali quando una valuta si avvicinava ai limiti della banda. Il meccanismo, però, scaricava un peso sproporzionato sulla Bundesbank: essendo il marco la valuta più solida e desiderata, la banca centrale tedesca si trovava spesso a dover sostenere le monete più deboli dei partner, vendendo marchi per comprare quelle valute quando rischiavano di sfondare il limite inferiore della banda, immettendo così marchi in circolazione, con il rischio di importare inflazione e compromettere la propria politica monetaria rigorosa. Ogni crisi valutaria diventava così un braccio di ferro tra economie forti ed economie deboli, la prova che coordinare le monete non bastava, finché mancava una sovranità monetaria condivisa.

Fu con questa consapevolezza che, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, la Francia di Mitterrand, la Germania di Kohl e la visione di Jacques Delors, allora presidente della Commissione europea, maturarono la convinzione che coordinare non bastasse più: bisognava fondere le valute in una sola. Nell’aprile 1989 un comitato guidato da Delors presentò un rapporto che delineava un percorso in tre fasi per realizzare l’Unione economica e monetaria, approvato dal Consiglio europeo due mesi dopo: la prima fase, liberalizzazione dei movimenti di capitale, sarebbe partita il 1° luglio 1990.

Il passo decisivo arrivò al Consiglio europeo di Maastricht del dicembre 1991, dove i leader concordarono il testo del nuovo Trattato sull’Unione Europea, poi firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore nel novembre 1993. Il trattato istituiva l’Unione economica e monetaria e fissava i celebri criteri di convergenza che ogni Paese avrebbe dovuto rispettare per adottare la moneta unica: deficit pubblico entro il 3% del PIL, debito entro il 60%, inflazione e tassi d’interesse entro soglie definite, e almeno due anni di permanenza nello SME senza svalutazioni. Criteri pensati per garantire che le economie nazionali fossero sufficientemente allineate prima di condividere una moneta.

Il 1° gennaio 1999 l’euro nacque come valuta scritturale, per i mercati finanziari e i pagamenti elettronici, con le monete nazionali agganciate a tassi di cambio irrevocabili. Il 1° gennaio 2002 arrivò il contante: la più grande sostituzione di banconote e monete della storia, in dodici Paesi contemporaneamente.

 

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Riccardo Agresti

DISTURBI ALIMENTARI: QUANDO IL CIBO DIVENTA IL LINGUAGGIO DEL DISAGIO GIOVANILE


INTERVENTO DI ADELIA LUCATTINI, MEMBRO ORDINARIO DELLA SOCIETÀ PSICOANALITICA ITALIANA (SPI) E FULL MEMBER DELL’INTERNATIONAL PSYCHOANALYTICAL ASSOCIATION (IPA)

 Di Marialuisa Roscino

 Quella dei disturbi alimentari è oggi una priorità sanitaria non più rimandabile, una vera e propria crisi culturale che colpisce sempre di più i giovani, radicandosi in età progressivamente più anticipate.

Un giovane su venti combatte oggi contro un disturbo del comportamento alimentare, ma la vera emergenza è che la malattia ha cambiato volto, età e confini.

La Psichiatra e Psicoanalista Lucattini avverte: “Dimentichiamo gli stereotipi legati esclusivamente all’anoressia classica e alle passerelle della magrezza estrema, la mappa clinica odierna è dominata da un sommerso di forme atipiche, le categorie other specified e vede l’esordio abbassarsi pericolosamente fino all’infanzia, dove il disagio si traveste da selettività a tavola, somatizzazioni e rigidità relazionali. In questo scenario di estrema complessità e multifattorialità, i social media agiscono da potenti casse di risonanza, amplificando insoddisfazioni e vuoti emotivi che trovano nel cibo o nel controllo del corpo un disperato terreno di compensazione”.

Un fenomeno, dunque, che non nasce mai da una singola causa e che chiama in causa famiglie, educatori e clinici in un’unica urgenza, spostare l’attenzione dal sintomo estetico alla radice profonda delle relazioni umane ed emotive. Di questo e molto altro, ne parliamo oggi con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA).

Dott.ssa Lucattini, partiamo dai dati scientifici. Oggi si stima che circa un giovane su venti sperimenta un disturbo alimentare, e che le forme atipiche o non classiche sono la maggioranza. Che cosa ci dice al riguardo la letteratura scientifica su questa eterogeneità clinica?

La letteratura più recente ci dice che dobbiamo abbandonare l’idea di un disturbo alimentare riconoscibile soltanto attraverso l’anoressia o la bulimia “classiche”. Uno studio apparso sull’European Child & Adolescent Psychiatry (2026) stima una prevalenza puntuale  del 5,23% nei bambini e nei giovani e indica le forme «OSFED», cioè altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione , come la categoria più frequente. Questo significa che una sofferenza anche grave può esistere senza corrispondere allo stereotipo della magrezza estrema, clinicamente dobbiamo guardare al funzionamento psichico e al rapporto con cibo e corpo, non soltanto al peso.

Negli ultimi anni, l’attenzione clinica si è spostata anche sui bambini, dove l’esordio assume caratteristiche peculiari rispetto agli adolescenti. Come si manifesta in particolare il disagio nei più piccoli?

Nei bambini il disagio spesso non passa ancora attraverso il desiderio di dimagrire, spesso è espressione di un disagio emotivo, relazionale o di forme depressive, altre volte come fobie solitamente transitorie. Le manifestazioni vanno dalla selettività alimentare marcata, al rifiuto di consistenze e sapori, fino ad uno scarso interesse per il cibo. Forme più rilevanti si manifestano come paura di soffocare o vomitare, associate ad ansia intensa e forte rigidità psicofisica durante i pasti. In termini psicoanalitici, in un’età in cui la capacità di dare parole agli stati interni è ancora in formazione, il corpo e l’alimentazione possono diventare il luogo in cui l’angoscia viene concretamente rappresentata (Journal of Eating Disorders, 2026).

Dott.ssa Lucattini, di fronte a un disagio che si manifesta in età sempre più precoce, quali sono i primi campanelli d’allarme concreti che genitori dovrebbero imparare a riconoscere prima che il quadro clinico si strutturi?

Più del singolo comportamento, deve preoccupare un cambiamento importante ma soprattutto duraturo nel tempo, alcuni segnali possono indicare l’eliminazione improvvisa di alcuni cibi, avere rituali sempre più accentuati a tavola, saltare i pasti, mangiare con crescente ansia, iniziare a controllare insistentemente il proprio peso e essere ossessionati dal corpo. Fanno parte di questo insieme di sintomi e comportamenti anche fare attività fisica in modo compulsivo e eccessivo nel tentativo di dimagrire. Dal punto di vista mentale, un segno costante nel disagio psicologico è il ritiro, cercare e riuscire ad isolarsi trascurando amici, scuola, interessi e familiari. Anche frequenti disturbi somatici e gastrointestinali meritano attenzione. Un importante studio pubblicato sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition (2026) mostra infatti che tale insieme di sintomi, inizialmente sfumati, possono sia precedere che predire comportamenti alimentari disfunzionali già nella prima adolescenza (13-15 anni), sia nei ragazzi che nelle ragazze.

Alla luce di questa complessità multifattoriale, quale direzione deve prendere l’educazione alimentare e la prevenzione?

L’educazione alimentare non può limitarsi a insegnare calorie, nutrienti o cibi “giusti” e “sbagliati”. Deve comprendere educazione emotiva, alfabetizzazione ai social media, rispetto della diversità corporea e capacità critica verso gli ideali estetici. Il bambino e l’adolescente devono poter riconoscere fame, sazietà, emozioni e pressioni esterne senza trasformare il cibo in un terreno di giudizio morale. Le strategie preventive più recenti si orientano proprio verso interventi multidimensionali, anziché esclusivamente nutrizionali (Adolescent Mental Health, 2026).

Dal punto di vista psicoanalitico, qual è il confine sottile, secondo Lei, tra dinamiche relazionali disfunzionali e la sofferenza di un ragazzo che vive questo disagio?

Non esiste una relazione lineare in cui una determinata dinamica familiare “produca” un disturbo alimentare. Esiste piuttosto una circolarità, vulnerabilità individuali e difficoltà relazionali possono incontrarsi, mentre il sintomo, una volta comparso, modifica a sua volta l’intero equilibrio familiare. Psicoanaliticamente il controllo del cibo può diventare un modo per governare angosce legate a dipendenza, separazione, autonomia e modulare distanza e dipendenza affettiva. La famiglia, quindi, non deve essere colpevolizzata, ma aiutata a riconoscere le dinamiche, a comprendere in che modo possono aiutare i propri figli con disturbi del comportamento alimentare e trasformare le fragilità comprese e gli errori precedenti, spesso inconsapevoli, in una risorsa personale e terapeutica. Uno studio del 2026 sulle famiglie di adolescenti con disturbi restrittivi conferma la complessità e la reciprocità di questi pattern relazionali.

L’attuale dipendenza dai social media espone i giovani a uno sguardo sociale continuo. In chiave psicoanalitica, come si trasforma l’immagine corporea virtuale rispetto all’Ideale dell’Io e quanto l’incorporazione di questi modelli patinati finisce per scardinare la strutturazione profonda dell’identità personale?

Il rischio è che il corpo passi dall’essere un corpo vissuto a un corpo continuamente osservato, confrontato, modificato e sottoposto all’approvazione altrui. L’Ideale dell’Io, l’ideale interiore cui l’adolescente aspira naturalmente, può così essere progressivamente occupato da modelli esterni, perfetti e irraggiungibili. Nell’adolescente più vulnerabile, l’identità rischia allora di restringersi dall’essere all’apparire, il valore personale viene allora misurato attraverso l’immagine, il modo più immediato ed anche immaturo. L’uso eccessivo dei social, l’interiorizzazione della magrezza come ideale e valore assoluto, il confronto costante con l’aspetto dei modelli proposti, sono strettamente correlati nel rischio di sintomatologia alimentar (Journal of Health Psychology, 2026).

Quali consigli si sente di dare al riguardo ai ragazzi?

-Non fissarsi sul proprio corpo nei momenti di maggiore fragilità. Il modo in cui ci si vede può cambiare con l’umore, l’ansia e il confronto con gli altri;

-Non usare il cibo per punirsi o controllarsi. Saltare i pasti, abbuffarsi o eliminare intere categorie di alimenti sono segnali da non sottovalutare;

-Parlare con qualcuno prima che il problema diventi più grande. Un genitore, un insegnante, il medico o uno psicologo possono offrire un aiuto concreto;

-Non confrontarsi continuamente con ciò che si vede sui social. Immagini, corpi e vite online sono spesso selezionati, modificati e poco realistici;

-Imparare ad ascoltare anche le proprie emozioni. Ansia, rabbia, tristezza e senso di inadeguatezza possono esprimersi attraverso il rapporto con il cibo e con il corpo che non è un capo di battaglia. Il corpo è “se stessi”, non qualcosa da controllare o abbandonare;

-Non isolarsi. Mantenere amicizie, interessi e relazioni aiuta a non lasciare che il sintomo occupi tutto lo spazio della vita, anche se sembra difficile;

-Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. Significa riconoscere che qualcosa sta facendo soffrire e scegliere di prendersene cura.

Si autorizza la riproduzione integrale e parziale del testo.

3, 2, 1…VIA!  Prenotazioni aperte per la Settimana della Scienza 2026 targata Frascati Scienza 

Comunicato stampa

SCUOLA, STUDENTI AL MINISTERO PER IL PRIMO GIORNO: «IL NOSTRO TEMPO È ORA»

Comunicato stampa

ROMA – Oggi la Rete degli Studenti Medi del Lazio e l’Unione degli Universitari di Roma erano davanti al MIM per il primo giorno di scuola, rilanciando la manifestazione del 19 Settembre per Spin Time.

«Spin è da anni uno spazio di socialità, cultura e mutualismo per la città – così Simone Montori della Rete degli Studenti Medi del Lazio e Ilaria Vinattieri di UDU-SU Sapienza – Difendere Spin Time significa difendere la possibilità di costruire una città più accessibile e inclusiva».

La mobilitazione si inserisce nella più ampia lotta per la tutela del diritto allo studio contro il caro scuola e il caro vita, che rendono sempre più difficile per le giovani generazioni vivere, studiare.

«Il costo dei libri scolastici sempre in crescita rende sempre più inaccessibile il diritto allo studio – spiega Montori – allo stesso tempo, domani torneremo in classe con temperature folli e edifici inadeguati. Serve tornare ad investire in istruzione».

Il 19 settembre saremo in piazza per Spin Time e per il diritto allo studio, alla socialità e alla città.

 

 

Salute mentale, il Giappone incontra la ASL Roma 2

Comunicato stampa

Una delegazione giapponese di rilievo nazionale ha visitato il Dipartimento di Salute Mentale e Patologie delle Dipendenze per approfondire il modello organizzativo italiano e il sistema territoriale della ASL Roma 2

Una delegazione giapponese composta da autorevoli esponenti nazionali nel campo della salute mentale ha visitato la ASL Roma 2 per conoscere da vicino l’organizzazione dei servizi, il modello di governo e il ruolo delle diverse professionalità impegnate nei percorsi di cura e riabilitazione.

Ad accogliere gli ospiti è stato il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Patologie delle Dipendenze, dottor Massimo Cozza, che ha portato i saluti istituzionali del Direttore Generale e ha illustrato l’evoluzione del sistema italiano dalla legge 180 del 1978 fino all’attuale rete territoriale.

Particolare interesse ha suscitato il percorso avviato con la riforma Basaglia, che ha determinato il superamento del modello manicomiale e la costruzione di servizi fondati sulla prossimità, sull’inclusione sociale e sull’integrazione tra assistenza sanitaria, riabilitazione e territorio.

La delegazione ha approfondito il funzionamento dei Centri di Salute Mentale, dei centri diurni, delle comunità riabilitative e degli appartamenti assistiti, mostrando vivo apprezzamento per l’organizzazione della ASL Roma 2 e per la capacità di garantire percorsi flessibili, multidisciplinari e centrati sulla persona.

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo delle professioni sanitarie e sociali, con un confronto sulle competenze di tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori professionali, terapisti occupazionali, infermieri, psicologi, psichiatri e assistenti sociali.

Gli ospiti giapponesi hanno presentato a loro volta il proprio sistema, ancora caratterizzato da una forte presenza ospedaliera e da ricoveri di lunga durata, evidenziando il valore del confronto con il modello italiano e con l’esperienza organizzativa della ASL Roma 2. L’incontro è poi proseguito nella Comunità Basaglia, centro residenziale recentemente intitolata proprio a colui che ha rivoluzionato la sanità mentale in Italia.

L’incontro ha rappresentato un momento di alto profilo istituzionale e internazionale, confermando il valore della cooperazione e dello scambio tra sistemi sanitari differenti. L’interesse e l’entusiasmo manifestati dalla delegazione costituiscono un riconoscimento significativo per il lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della ASL Roma 2 e per un modello di salute mentale fondato su diritti, prossimità, integrazione e partecipazione.

   

 

AVVIO DEI SERVIZI DI MENSA SCOLASTICA E AUTOBUS A MANZIANA

Dal profilo Facebook del comune di Manziana

Si informano i genitori che i servizi di mensa scolastica e scuolabus saranno garantiti a partire da giovedì 17 settembre 2026, in concomitanza con l’entrata in vigore dell’orario scolastico definitivo comunicato dall’Istituto Comprensivo di Manziana.
 Per ragioni organizzative e di gestione dei servizi, le iscrizioni dovranno essere effettuate entro e non oltre il 16 settembre 2026.
REGOLARIZZAZIONE POSIZIONI DEBITORIE
Si invitano le famiglie a verificare e saldare eventuali posizioni debitorie pregresse entro e non oltre la medesima data (16 settembre 2026).
Si precisa che non sarà in alcun modo possibile procedere all’iscrizione per gli utenti con morosità in corso. Pertanto, in caso di mancato saldo entro il termine indicato, i genitori dovranno provvedere autonomamente a comunicare alla Scuola l’esonero/la rinuncia al servizio di refezione scolastica.
Si raccomanda la massima puntualità per consentire una corretta pianificazione e l’erogazione regolare dei servizi fin dal primo giorno.

CANALE MONTERANO: ON LINE GLI ORARI DEL TRASPORTO SCOLASTICO PER L’A.S. 2026/2027

Dal profilo Facebook del comune di Canale Monterano

Con l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 parte anche il trasporto scolastico: un nuovo mezzo a disposizione dei bambini per offrire un servizio più confacente alle esigenze delle famiglie.
Alla luce dei sopralluoghi effettuati, delle domande ricevute e della documentazione trasmessa dalla scuola, prima agli uffici e ieri, in via definitiva, alle famiglie, questi sono gli orari e le fermate. Si specifica che per i primi giorni, in cui le entrate e le uscite dei bambini sono diversificate a seconda delle età e dei plessi, il servizio non potrà essere garantito in tutti gli orari ed a tutte le classi.
Si consiglia, quindi, di leggere con attenzione e per intero il documento (composto da 14 pagine) caricato al link sotto indicato, onde evitare disguidi e/o fraintendimenti. Il gruppo whatsapp ufficiale dedicato al servizio sarà attivato nei prossimi giorni e ne verrà data notizia attraverso i canali informativi comunali.
Si invita, infine, a non prendere in considerazione documenti, messaggi o altri materiali informativi in merito al servizio che non siano quelli scaricati dal sito istituzionale del Comune, unica fonte da cui prendere informazioni ufficiali. Si ringrazia per la collaborazione.

Circolo PD Civitavecchia su estremismi di destra in Europa

Comunicato stampa

Quello che sta accadendo in Europa non può più essere letto come una successione di episodi isolati.

Dalla Germania alla Francia, dal Portogallo alla Spagna, dal Regno Unito al Nord Europa, forze della destra estrema, radicale, nazionalista e populista stanno conquistando spazi di consenso che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.

Il risultato di AfD in Sassonia-Anhalt è impressionante. Ma non è solo la Germania: Chega è diventato la principale opposizione in Portogallo; il Rassemblement National guida largamente le intenzioni di voto in Francia; Vox cresce in Spagna; Reform UK continua a rappresentare una parte enorme dell’elettorato britannico.

Sarebbe però troppo facile limitarsi a gridare all’allarme o, peggio ancora, giudicare milioni di cittadini che scelgono quelle forze politiche.

La domanda che dobbiamo porci è più difficile: perché sta accadendo?

Quanto pesano la paura del futuro, l’aumento delle disuguaglianze, l’insicurezza economica e sociale, le trasformazioni del lavoro, le difficoltà nel governo dei fenomeni migratori, la crisi delle grandi identità collettive, la distanza tra politica e cittadini?

E quanto pesa la capacità delle destre estreme di trasformare problemi complessi in risposte semplicistiche, indicare un nemico, promettere soluzioni immediate e trasformare rabbia e paura in consenso?

Significa chiederci come fare di lavoro, salari, pensioni, sanità, scuola e servizi pubblici il cuore riconoscibile di una vera alternativa democratica e progressista.

Chiederci come governare le trasformazioni economiche e sociali, come contrastare disuguaglianze, precarietà, evasione e concentrazione della ricchezza, senza lasciare terreno alle facili promesse.

Perché i problemi complessi quasi mai hanno soluzioni facili.

E soprattutto: quale alternativa siamo capaci di offrire?

Difendere la democrazia non significa soltanto difendere ciò che esiste. Significa renderla nuovamente capace di dare risposte, prospettive, protezione e speranza.

Il Partito Democratico di Civitavecchia non intende lasciare correre questa discussione, né affrontarla con qualche slogan sui social.

Vogliamo metterla al centro di un confronto pubblico con il nostro popolo democratico e progressista, aprendolo alla città e a chiunque senta la necessità di interrogarsi seriamente sul futuro della democrazia europea.

Stiamo lavorando a un’iniziativa pubblica nella quale provare a capire perché avanzano le destre radicali, perché le loro risposte semplici riescono a convincere, quali limiti dobbiamo superare e, soprattutto, quale alternativa politica, sociale e culturale possiamo costruire.

Perché l’alternativa alla paura deve essere una nuova speranza democratica.

A breve presenteremo l’iniziativa.

Partito Democratico — Circolo di Civitavecchia

 

 

 

 

 

LADISPOLI, RIPARTONO I LAVORI PER STRADE E MARCIAPIEDI: L’AMMINISTRAZIONE GRANDO ACCELERA SULLA RIQUALIFICAZIONE DELLA CITTÀ

Comunicato stampa

Dopo la pausa estiva, ripartono a pieno ritmo gli interventi per la riqualificazione di strade e marciapiedi a Ladispoli. Un nuovo capitolo del programma di manutenzione e ammodernamento della viabilità portato avanti dall’Amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Grando.
Da lunedì le squadre torneranno operative su via Palermo, via La Spezia e via Napoli, dove proseguiranno i lavori di rifacimento dei marciapiedi.
Terminata questa fase, il programma prevede il rifacimento dei manti stradali di via Genova, via Siracusa e via Taranto.
«Non ci fermiamo – dichiara l’Assessore ai Lavori Pubblici Marco Pierini –. Dopo la pausa estiva ripartiamo con determinazione, dando continuità a un programma di interventi che l’Amministrazione Grando ha messo in campo per migliorare concretamente la qualità urbana. Prima i marciapiedi di via Palermo, via La Spezia e via Napoli, poi il rifacimento dei manti stradali di via Genova, via Siracusa e via Taranto».
«La manutenzione della città – prosegue Pierini – richiede programmazione, risorse e soprattutto continuità. È quello che stiamo facendo, intervenendo progressivamente sulle criticità e trasformando gli impegni assunti in opere concrete. Vogliamo una Ladispoli più sicura, decorosa e funzionale: continueremo a lavorare in questa direzione».
Con la ripresa degli interventi, l’Amministrazione comunale conferma dunque una delle linee prioritarie del proprio mandato: investire sulla manutenzione e sulla riqualificazione del patrimonio urbano, migliorando la vivibilità dei quartieri e la sicurezza di automobilisti e pedoni.
Ufficio Stampa
Comune di Ladispoli

MUNICIPIO XV, PARCO VOLUSIA: CONSEGNATA L’AREA DI CANTIERE PER AVVIO RIQUALIFICAZIONE DEI CASALI

Comunicato stampa

E’ stata consegnata questa mattina da parte del Dipartimento Urbanistica di Roma Capitale l’area di cantiere per l’avvio dei lavori di riqualificazione dei Casali di Parco Volusia.
Dopo gli interventi di bonifica e sfalcio dei terreni circostanti effettuati in estate, la fase di recupero delle tre strutture entra ora nel vivo con l’allestimento del cantiere e il successivo avvio dei lavori.
Per aggiornare la cittadinanza sulla programmazione e l’andamento degli interventi, è in programma un’assemblea pubblica per il prossimo 28 settembre alle ore 17.30 presso l’Istituto Comprensivo Parco di Veio di via Fosso del Fontaniletto 29/B. Un passaggio significativo all’interno di un percorso partecipato che  l’Assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale e il Municipio XV hanno portato avanti in questi anni coinvolgendo in modo costante associazioni e cittadini del territorio per definire in maniera condivisa le destinazioni funzionali dei tre casali e condividere la progettualità e le tempistiche. Con un finanziamento di 3,5 milioni di euro i lavori trasformeranno i casali in uno spazio civico a disposizione della comunità con servizi wi-fi, postazioni di coworking e studio, una biblioteca civica, sala conferenze e un punto ristoro.

“Con la consegna dell’area di cantiere facciamo un ulteriore passo avanti verso il recupero dei Casali di Parco Volusia, che inizierà a breve. Dopo gli interventi di bonifica e sfalcio realizzati ad agosto, siamo ormai pronti a partire con i lavori che restituiranno alla comunità tre immobili abbandonati da decenni. Un risultato importante, frutto di un percorso costruito insieme al Municipio, ai cittadini e alle associazioni del territorio, che hanno contribuito a definire la funzione che questi spazi dovranno avere. Ora quel percorso entra nella sua fase decisiva: il cantiere sta per partire e presto il Municipio XV potrà vedere concretamente la trasformazione dei Casali restituendo vita e nuove funzioni a un patrimonio pubblico strategico per questo quadrante della città” dichiara l’Assessore all’Urbanistica di Roma, Maurizio Veloccia.

“La consegna dell’area di cantiere e l’avvio dei lavori per il recupero dei Casali Volusia rappresenta un traguardo per il territorio, ma anche e soprattutto una ripartenza. Dopo l’apertura del primo lotto nel 2015 durante la nostra prima consiliatura, nel 2021, appena insediati, abbiamo ripreso a lavorare sul parco, dapprima per la riapertura del secondo lotto e poi per la valorizzazione di questa porzione, con i casali in stato d’abbandono da decenni. Ringraziamo l’Assessore Maurizio Veloccia che da subito ha compreso l’importanza del recupero di questi beni; non una semplice ristrutturazione ma la nascita di un luogo rigenerato, fruibile e capace di creare nuove opportunità di incontro, cultura e socialità” – concludono il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e l’Assessore municipale, Marcello Ribera.

Roma, 9 settembre 2026