Dalla pagina Facebook del Sindaco
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Comunicato stampa
Ancora un importante riconoscimento professionale per Pamela D’Amico, conduttrice, cantante e attrice, considerata da molti un autentico orgoglio abruzzese e da sempre particolarmente amata nella sua terra d’origine. È stata infatti la conduttrice originaria di Chieti a moderare uno degli appuntamenti più significativi della prima edizione di “INSIEME – Festival regionale del Sociale”, in programma all’Aquila dal 24 al 26 luglio presso l’Auditorium del Parco.
La scelta di affidare la conduzione del tavolo dedicato alla Giustizia Riparativa a Pamela D’Amico rappresenta un riconoscimento del suo prestigioso percorso professionale, costruito negli anni attraverso una costante attenzione ai temi sociali e culturali. Un incarico che assume un significato ancora più profondo considerando che Pamela D’Amico è laureata in Servizio Sociale all’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti, un percorso di studi che ha contribuito a consolidare la sua sensibilità verso i temi dell’inclusione, della persona e della giustizia sociale.
L’incontro, che si è tenuto sabato 25 luglio, dal titolo “Giustizia Riparativa: il valore della rete tra magistratura, mediazione, esecuzione penale ed istituzioni”, ha visto la partecipazione di autorevoli rappresentanti della magistratura, delle istituzioni e degli organismi che operano nel settore della giustizia e del reinserimento sociale.
Il confronto ha approfondito il tema della giustizia riparativa, modello introdotto nel nostro ordinamento dalla riforma Cartabia, che affianca il processo penale tradizionale ponendo al centro le persone coinvolte e le conseguenze del reato. Un approccio innovativo che favorisce responsabilizzazione, ascolto, riparazione del danno e ricostruzione del rapporto tra individuo e comunità.
«Essere qui, nella mia regione, a moderare un confronto su un tema così importante rappresenta per me un’emozione speciale. La mia laurea in Servizio Sociale mi ha insegnato quanto siano fondamentali l’ascolto, la mediazione e la centralità della persona, valori che ritrovo pienamente nella giustizia riparativa. L’Aquila, oggi Capitale italiana della Cultura, è una città che ha saputo trasformare la rinascita in memoria, cultura e futuro. Passeggiando tra le sue strade mi sono soffermata davanti alla panchina dedicata a Ernest Hemingway, dove è incisa una frase meravigliosa sull’Abruzzo. Ho sentito una naturale affinità con il suo percorso: anche la mia vita è un ponte tra l’Abruzzo e l’America Latina. Ho imparato che si può vivere lontano, ma il cuore sa sempre dove tornare. Ogni volta che rientro nella mia terra mi emoziono come fosse la prima volta, perché è qui che ritrovo le mie radici, la mia gente e quella serenità che solo casa sa regalare. Poter contribuire, con la mia esperienza professionale e umana, a un festival che mette al centro il valore delle persone è motivo di grande orgoglio».
La presenza di Pamela D’Amico si inserisce all’interno di una manifestazione che ambisce a diventare uno dei principali appuntamenti dedicati al mondo del sociale. Il Festival riunisce istituzioni, associazioni, professionisti, operatori del Terzo Settore e cittadini in un percorso di confronto sulle grandi sfide dell’inclusione, della disabilità, della famiglia, dei giovani, della sicurezza sociale e dell’innovazione nei servizi alla persona.
Di particolare rilevanza anche il profilo istituzionale dell’evento. Nella giornata inaugurale del 24 luglio sono intervenuti il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri Antonio Tajani, il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, insieme al Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e all’europarlamentare Denis Nesci, oltre all’assessore regionale alle politiche sociali, Roberto Santangelo, promotore dell’iniziativa.
L’Abruzzo dimostra così di voler investire non solo nelle politiche sociali, ma anche nella valorizzazione dei propri talenti. Una scelta che trova conferma proprio nella presenza di Pamela D’Amico, recentemente protagonista anche in ambito internazionale in occasione del più importante Festival italiano del Brasile, dove ha rappresentato l’eccellenza artistica e culturale italiana.
Il percorso internazionale di Pamela D’Amico proseguirà martedì 4 agosto, alle ore 10, a Roma, sul Gianicolo, dove condurrà la commemorazione di Anita Garibaldi nel 177° anniversario della sua morte, alla presenza delle autorità italiane e brasiliane. Nel corso della cerimonia interpreterà gli inni nazionali di Italia e Brasile, confermando il suo ruolo di artista ponte culturale tra il nostro Paese e i Paesi latinoamericani, un impegno che negli anni l’ha resa una delle figure italiane maggiormente impegnate nella promozione del dialogo culturale tra le due sponde dell’Atlantico.

Comunicato stampa
LUNEDI’ 27 LUGLIO 2026, ORE 21.15 SU RAI 3 E RAIPLAY
La morte di Fakir a Bologna, gli sviluppi dei casi Roggero e Lavitola e le nuove norme contro le baby gang saranno al centro della settima puntata di “Filorosso”, in onda lunedì 27 luglio alle 21.15 su Rai 3 e RaiPlay. Antonino Monteleone, con Adele Grossi, analizzerà i principali fatti della settimana. Sul tema della giustizia e della sicurezza interverranno il leader di Azione Carlo Calenda, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito e il direttore de “Il Giornale” Tommaso Cerno.
La trasmissione tornerà anche sul caso di Fakir, l’uomo morto a Bologna dopo l’intervento delle forze dell’ordine. Ospiti in studio saranno l’eurodeputato del Partito Democratico Dario Nardella e l’avvocato Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti intervenuti nel quartiere Pilastro di Bologna. In collegamento Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, e Marta Collot di Potere al Popolo. Spazio anche ai temi del clima e dell’ambiente con l’astronauta Luca Parmitano.
La puntata approfondirà inoltre gli ultimi sviluppi del caso Garlasco. Interverranno, tra gli altri, le giornaliste Rita Cavallaro e Ilenia Petracalvina, gli avvocati Antonio De Rensis e Liborio Cataliotti, il biologo Luciano Garofano, il criminologo Simone Borile e la content creator Francesca Bugamelli.
Il programma è presente anche su Instagram all’indirizzo @filorosso_rai
Dal profilo Facebook del Comune di Canale Monterano
Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano
Comunicato stampa
“Come comunicato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale il 20 luglio scorso sono stati avviati i lavori di manutenzione straordinaria delle gallerie Braccianese e La Storta. Gli interventi riguardano il risanamento, lavaggio e verniciatura delle pareti interne. Per consentirne lo svolgimento e garantire la necessaria sicurezza al personale impegnato nelle operazioni di manutenzione, si rende necessaria la chiusura notturna al traffico veicolare delle gallerie. Nelle notti fino al 7 agosto 2026, dalle ore 21:00 alle ore 6 del giorno successivo, è stata dunque disposta la chiusura delle gallerie Braccianese e La Storta. Durante le ore di chiusura al traffico la viabilità in entrambe le direzioni di marcia è deviata verso la SS2 Cassia. Ringraziamo la Città Metropolitana per un intervento che certamente garantirà alla cittadinanza di poter transitare in gallerie più accessibili e decorose e di conseguenza una maggior sicurezza stradale ”
Riceviamo e pubblichiamo
Si è svolto ieri un interessante incontro sul tema “EDUCARE AL RISPETTO”
Manuele Magagnini moderatore che ha introdotto l’incontro.
“Esprimo grande soddisfazione per la riuscita di questa iniziativa. Portare questi temi nei nostri territori, nelle comunità più piccole e nei luoghi spesso lontani dai grandi riflettori, è un dovere politico e morale oltre che una priorità educativa. Quando si parla di affettività, rispetto e cultura del consenso, non si fa propaganda, si fa prevenzione primaria contro la violenza di genere, il bullismo e la solitudine emotiva dei nostri ragazzi. Chi pone ostacoli burocratici o narrazioni distorte vuole lasciare indietro proprio chi ha più bisogno di strumenti critici e di ascolto. Il valore più grande di momenti come questo sta nella capacità di fare rete: unire le istituzioni parlamentari, regionali e comunali, il mondo dell’associazionismo e i cittadini. Continueremo a lavorare affinché ogni luogo, a prescindere dalle sue dimensioni, sia spazio di dibattito, crescita e diritti”


Intervento di saluto del Sindaco Alessandro Bettarelli
Ha ringraziato il Segretario del circolo P.D. di Canale Manuele Magagnini, i Relatori e tutti i presenti, rinnovando l’impegno della sua Amministrazione, nella ricerca di aiutare e trovare tutte le soluzioni necessarie ad aiutare le donne, dando loro quanto possa servire a vivere in serenità in contesti sicuri.


Intervento della Consigliera Regionale Michela Califano
“Si è trattato di un momento importante e necessario. In un periodo in cui la violenza di genere resta una piaga ancora troppo presente, è fondamentale parlare di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e di cultura del rispetto, partendo dalle nuove generazioni e coinvolgendo direttamente la cittadinanza.



Negli anni passati come Regione Lazio con la Giunta Zingaretti abbiamo costruito una rete di protezione importante. Il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, l’impegno per fare del Lazio la prima Regione a legiferare sul femminicidio e a occuparsi per prima degli orfani delle vittime di femminicidio. Sono convinta che solo attraverso un lavoro continuo delle istituzioni, delle associazioni e della società civile si possa rafforzare una vera cultura del rispetto.
Apprezzo particolarmente che l’iniziativa sia stata aperta a tutti i cittadini, con la possibilità di intervenire e di portare il proprio contributo. Ringrazio gli organizzatori e quanti hanno partecipato. Auspico che momenti di confronto come questo possano moltiplicarsi e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone”
Intervento della Senatrice Cecilia D’Elia
“Questa è un’importante iniziativa sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, abbiamo bisogno, infatti, di educare al consenso dell’altro, anche per sconfiggere la violenza maschile contro le donne. Ce lo chiedono le scuole, ce lo chiedono la famiglie, ne abbiamo parlato con le associazioni che lavorano su questi temi. È molto importante, è una richiesta che viene dalla società. Tante scuole, insieme agli enti locali fanno già questi progetti, ma la maggioranza ha approvato una legge sul così detto consenso preventivo che mette la famiglia contro la scuola e di fatto boicotta questi progetti e li vieta nelle scuole primarie del nostro paese. È gravissimo lasciare soli i ragazzi davvero davanti a internet, davanti alla pornografia e invece noi abbiamo bisogno di affermare una nuova cultura delle relazioni tra uomini e donne, una nuova grammatica dei sentimenti fondata sulla libertà”





La Psicologa-Psicoterapeuta e socia fondatrice dell’Associazione “Amore è Rispetto APS” Sarah Cervi, non potendo essere presente, ha inviato una relazione che è stata letta dalla socia Beatrice Maffei

“Il progetto “Anche in dialetto… Amore è Rispetto” mi ha visto coinvolta con le classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Manziana e di Canale Monterano in un percorso di riflessione e sensibilizzazione sui temi del rispetto, delle relazioni interpersonali, della parità di genere, degli stereotipi e della prevenzione della violenza.
L’intervento è stato costruito privilegiando una metodologia attiva e partecipativa. Attraverso l’utilizzo di materiali audiovisivi, discussioni guidate, domande stimolo e momenti di confronto, gli studenti sono stati accompagnati a sviluppare una riflessione critica sulle dinamiche relazionali e sui modelli culturali che spesso influenzano il modo di vivere i rapporti affettivi.
Fin dai primi incontri è emerso un elevato livello di partecipazione. Gli studenti hanno mostrato interesse, curiosità e disponibilità al dialogo, intervenendo con osservazioni mature e ponendo domande profonde. Hanno saputo confrontarsi anche su temi delicati con rispetto reciproco, dimostrando capacità di ascolto, pensiero critico ed empatia.
Particolarmente significativo è stato il lavoro svolto a partire dal cortometraggio “La maggioranza oppressa”, che attraverso l’inversione dei ruoli di genere ha permesso ai ragazzi di sperimentare un’importante esperienza di immedesimazione emotiva. Le emozioni espresse dai ragazzi e dalle ragazze in risposta alla visione del Corto– rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e frustrazione – hanno costituito il punto di partenza per una riflessione condivisa sui meccanismi della discriminazione, della violenza e degli stereotipi. Molti studenti, in particolare i ragazzi, hanno dichiarato di aver compreso più profondamente il vissuto di tante donne proprio grazie a questo esercizio di prospettiva.
L’esperienza ha confermato come, quando vengono offerti spazi sicuri di dialogo e confronto, gli adolescenti siano perfettamente in grado di affrontare temi complessi con maturità e sensibilità.
Ho trovato ragazzi e ragazze preparati, riflessivi e desiderosi di comprendere la realtà che li circonda, elementi che rappresentano un’importante risorsa per il futuro della nostra società.
Come psicoterapeuta, ritengo che la scuola rappresenti uno dei contesti privilegiati per promuovere un’autentica educazione affettiva. Educare all’affettività non significa soltanto trasmettere informazioni sulla sessualità, ma soprattutto aiutare i giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni, sviluppare empatia, costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, comprendere il valore del consenso, prevenire comportamenti violenti e favorire una cultura della responsabilità e della cura dell’altro.
Questa impostazione trova ampio riscontro nella letteratura scientifica internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), insieme a UNESCO, UNICEF, UNFPA e UN Women, evidenzia come un’educazione affettiva e sessuale di qualità debba comprendere non solo aspetti biologici, ma anche competenze emotive, relazionali e sociali, promuovendo il rispetto reciproco, la capacità di prendere decisioni responsabili, la comunicazione efficace, il consenso e la prevenzione della violenza di genere. programmi anticipino l’inizio dell’attività sessuale o incentivino comportamenti sessuali più precoci; al contrario, quando sono scientificamente fondati e adeguati all’età, possono favorire scelte più consapevoli e responsabili.
A mio avviso, i percorsi scolastici dovrebbero concentrarsi prioritariamente su questi aspetti educativi, adattando i contenuti alle diverse fasi dello sviluppo evolutivo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire ai ragazzi strumenti psicologici, relazionali ed emotivi che consentano loro di costruire relazioni sane e rispettose, mantenendo sempre un approccio equilibrato, inclusivo e rispettoso della sensibilità delle famiglie e della complessità dei temi trattati.
Ritengo inoltre che l’educazione affettiva debba essere distinta da qualsiasi intento di orientare le convinzioni personali degli studenti. La finalità della scuola, a mio parere, è quella di sviluppare competenze trasversali – empatia, rispetto, responsabilità, pensiero critico e capacità di relazione – lasciando spazio al dialogo con le famiglie e garantendo che i contenuti proposti siano coerenti con le evidenze scientifiche e calibrati sul livello di maturazione psicologica degli alunni.
Credo quindi che un’educazione affettiva ben progettata non abbia lo scopo di orientare le convinzioni personali degli studenti, ma di offrire loro competenze relazionali ed emotive che li rendano cittadini e soprattutto persone più consapevoli, rispettose e capaci di costruire rapporti basati sulla dignità della persona”
Intervento di Anna Maria Nami Presidente dell’Associazione Amore è rispetto
“La nuova Legge 104/2026, la cosiddetta “legge sul consenso informato”, ci chiede di chiedere ai genitori un permesso per parlare di affettività e sessualità. Ma io mi domando: chi stiamo davvero proteggendo? Perché non è il silenzio che protegge i nostri ragazzi. È la conoscenza. È la relazione. È la presenza. Perché iniziare dalle scuole primarie I bambini, già a 9 anni, incontrano la pornografia online. È lì che imparano — o meglio, disimparano — cosa siano il corpo, la relazione, il desiderio, il rispetto. E noi, adulti, cosa facciamo? Aspettiamo. Aspettiamo che siano “abbastanza grandi”. Aspettiamo che la famiglia “se la senta”. Aspettiamo che la scuola “trovi il momento giusto”.

Ma nel frattempo, chi parla con loro? Chi insegna ai bambini che il corpo è casa, non vergogna? Chi insegna che le emozioni non sono un pericolo, ma una bussola? Chi insegna Le conseguenze del silenzio “Come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?”. Così Martina Carbonaro, 14enne uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci il 26 maggio 2025 ad Afragola (Napoli), si rivolgeva non a un familiare o a un’amica, ma a ChatGpt, assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Martina aveva quattordici anni. Quattordici. E chiedeva aiuto a una macchina perché non aveva adulti a cui rivolgersi. Perché nessuno le aveva insegnato che la paura in una relazione non è normale. Che il controllo non è amore. Che il rispetto non è negoziabile. Martina non è un caso isolato. È il simbolo di una generazione che cerca risposte nel buio. Una generazione che si affida ai social, ai motori di ricerca, all’AI, perché la scuola non parla e la famiglia spesso non sa come farlo. E allora io vi chiedo: Che Stato siamo, se costringiamo i nostri adolescenti a chiedere aiuto a un algoritmo? Educazione sessuo-affettiva: la vera prevenzione L’educazione affettiva non è un lusso. Non è un vezzo. Non è un tema “sensibile”. È prevenzione. È protezione. È libertà. È insegnare ai ragazzi a riconoscere la manipolazione. È dare loro parole per nominare la violenza. È aiutarli a gestire la rabbia, la gelosia, la frustrazione. È insegnare che l’amore non ferisce, non controlla, non umilia. Come ha detto Gino Cecchettin, un padre che ha perso una figlia: «Se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo avere il coraggio di parlare di affettività prima che diventi cronaca.» Il DDL Valditara: un ostacolo, non una protezione La legge 104/2026 chiede il consenso dei genitori per parlare di affettività e sessualità. Ma lo sappiamo: in Italia la famiglia è spesso proprio il luogo dove questi temi non vengono affrontati. Non per cattiveria. Per paura. Per imbarazzo. Per mancanza di strumenti. E allora, se la scuola tace e la famiglia tace, chi parla? Chi educa? Chi protegge? Questa legge rischia di creare ancora più silenzi. Ancora più tabù. Ancora più solitudine. In Conclusione dobbiamo introdurre l’educazione sessuo-affettiva sin dalle scuole primarie. Perché il rispetto si impara da piccoli. La consapevolezza si costruisce da piccoli. La libertà si difende da piccoli. Non possiamo lasciare che siano internet, pornografia o intelligenza artificiale a educare i nostri figli. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo farlo adesso”
E’ poi intervenuta Stephanie Vailati, portavoce del coordinamento “ZITTA MAI” di Anguillara Sabazia che, affermando che l’unico vero antidoto alla violenza di genere è il cambiamento culturale, ha ribadito la necessità urgente dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole per combattere la violenza alla radice.
“Il coordinamento Zitta Mai! è nato dal dolore e dalla rabbia per il femminicidio di Federica Torzullo, spinte dall’urgenza di trasformare la ferita in azione. Lo abbiamo fatto portando la nostra voce nelle piazze, con la fiaccolata rumorosa dell’8 marzo e la piantumazione di un ulivo in sua memoria, ma anche costruendo presidi di cultura e confronto.
Oggi Zitta Mai! è una rete viva che intreccia azione sul territorio e battaglia culturale: dai CAV ai Punti Viola con Donne x Strada, fino al Book Club e alla rassegna cinematografica “Rumore in sala” al Cinema Palma di Trevignano (dal 26 agosto, sul tema della sorellanza).
E per essere davvero parte del cambiamento, abbiamo cominciato da noi. Nelle nostre riunioni quindicinali, attraverso la formazione con realtà come Dimensione Donna, Il Giardino Segreto e SCOSSE e la partecipazione a progetti come l’IPAD (Indice di Parità Domestica), sperimentiamo un modello alternativo: ci educhiamo al dialogo, alla cooperazione e al confronto, decostruendo dall’interno le dinamiche di potere patriarcali.
La vera sfida, però, è la prevenzione. Sappiamo bene che il femminicidio è solo la punta dell’iceberg di un sistema sommerso fatto di stereotipi, controllo e silenzi: per questo riteniamo vitale portare l’educazione all’affettività e al consenso tra i banchi di scuola.
Ed è per la stessa ragione che esprimiamo la nostra totale contrarietà al DDL Valditara. Portare questi temi nelle scuole e nella società non è una concessione ideologica, ma l’unica strada possibile per estirpare la violenza alla radice e costruire relazioni davvero libere, pari e prive di sopraffazione. Per tutti”


E’ seguito il dibattito e L’agone nuovo, presente all’incontro, rinnova la disponibilità a dare il proprio contributo nel suo ruolo Istituzionale di Comunicazione, Informazione e comunque dove può essere necessario, anche competenze professionali utili al problema assai delicato e grave.

Giovanni Furgiuele Redazione L’agone
Dal profilo Facebook di Carmine Ferrara
La grande musica dal vivo torna protagonista giovedì 30 luglio alle ore 21.00. Sul palco del TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano salirà il progetto SPIRALE. Una formazione d’eccezione che unisce musicisti straordinari in un viaggio sonoro unico, ricco di contaminazioni e generi diversi:Peppe CaporelloGiampaolo AscoleseMichele AscoleseGiancarlo Maurino. Una serata speciale che unisce l’energia della musica alla convivialità: dopo il concerto, la serata continua insieme con penne all’arrabbiata e vino!Dove: Teatro Maurizio Fiorani – Canale MonteranoQuando: Giovedì 30 luglio 2026, ore 21.00
Info e Prenotazioni 380 462 0311
Comunicato stampa