Canale Monterano Intorno al tema “EDUCARE AL RISPETTO”

Si è svolto ieri un interessante incontro sul tema “EDUCARE AL RISPETTO”

Manuele Magagnini moderatore che ha introdotto l’incontro.

“Esprimo grande soddisfazione per la riuscita di questa iniziativa. Portare questi temi nei nostri territori, nelle comunità più piccole e nei luoghi spesso lontani dai grandi riflettori, è un dovere politico e morale oltre che una priorità educativa.  Quando si parla di affettività, rispetto e cultura del consenso,   non si fa propaganda, si fa prevenzione primaria contro la violenza di genere, il bullismo e la solitudine emotiva dei nostri ragazzi. Chi pone  ostacoli burocratici o narrazioni distorte vuole lasciare indietro proprio chi ha più bisogno di strumenti critici e di ascolto.   Il valore più grande di momenti come questo sta nella capacità di fare rete: unire le istituzioni parlamentari, regionali e comunali, il mondo dell’associazionismo e i cittadini.  Continueremo a lavorare affinché ogni luogo, a prescindere dalle sue dimensioni, sia spazio di dibattito, crescita e diritti”

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Intervento di saluto del Sindaco Alessandro Bettarelli

Ha ringraziato il Segretario del circolo P.D. di Canale Manuele Magagnini, i Relatori e tutti i presenti, rinnovando l’impegno della sua Amministrazione, nella ricerca di aiutare e trovare tutte le soluzioni necessarie ad aiutare le donne, dando loro quanto possa servire a vivere in serenità in contesti sicuri.

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Intervento della Consigliera Regionale Michela Califano

“Si è trattato di un momento importante e necessario. In un periodo in cui la violenza di genere resta una piaga ancora troppo presente, è fondamentale parlare di educazione sessuo-affettiva nelle scuole e di cultura del rispetto, partendo dalle nuove generazioni e coinvolgendo direttamente la cittadinanza.

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Negli anni passati come Regione Lazio con la Giunta Zingaretti abbiamo costruito una rete di protezione importante. Il potenziamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio, l’impegno per fare del Lazio la prima Regione a legiferare sul femminicidio e a occuparsi per prima degli orfani delle vittime di femminicidio. Sono convinta che solo attraverso un lavoro continuo delle istituzioni, delle associazioni e della società civile si possa rafforzare una vera cultura del rispetto.
Apprezzo particolarmente che l’iniziativa sia stata aperta a tutti i cittadini, con la possibilità di intervenire e di portare il proprio contributo. Ringrazio gli organizzatori e quanti hanno partecipato. Auspico che momenti di confronto come questo possano moltiplicarsi e coinvolgere un numero sempre maggiore di persone” 

 Intervento della Senatrice Cecilia D’Elia

“Questa è un’importante iniziativa sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, abbiamo bisogno, infatti, di educare al consenso dell’altro, anche per sconfiggere la violenza maschile contro le donne. Ce lo chiedono le scuole, ce lo chiedono la famiglie, ne abbiamo parlato con le associazioni che lavorano su questi temi. È  molto importante, è una richiesta che viene dalla società. Tante scuole, insieme agli enti locali fanno già questi progetti, ma la maggioranza ha approvato una legge sul così detto consenso preventivo che mette la famiglia contro la scuola e di fatto boicotta questi progetti e li vieta nelle scuole primarie del nostro paese. È  gravissimo lasciare soli i ragazzi davvero davanti a internet, davanti alla pornografia e invece noi abbiamo bisogno di affermare una nuova cultura delle relazioni tra uomini e donne, una nuova grammatica dei sentimenti fondata sulla libertà”

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Intervento di Sarah Cervi Psicologa-Psicoterapeuta Socia Fondatrice A…

“Il progetto “Anche in dialetto… Amore è Rispetto” mi ha visto coinvolta con le classi terze della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Comprensivo di Manziana e di Canale Monterano in un percorso di riflessione e sensibilizzazione sui temi del rispetto, delle relazioni interpersonali, della parità di genere, degli stereotipi e della prevenzione della violenza.

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L’intervento è stato costruito privilegiando una metodologia attiva e partecipativa. Attraverso l’utilizzo di materiali audiovisivi, discussioni guidate, domande stimolo e momenti di confronto, gli studenti sono stati accompagnati a sviluppare una riflessione critica sulle dinamiche relazionali e sui modelli culturali che spesso influenzano il modo di vivere i rapporti affettivi.

Fin dai primi incontri è emerso un elevato livello di partecipazione. Gli studenti hanno mostrato interesse, curiosità e disponibilità al dialogo, intervenendo con osservazioni mature e ponendo domande profonde. Hanno saputo confrontarsi anche su temi delicati con rispetto reciproco, dimostrando capacità di ascolto, pensiero critico ed empatia.

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Particolarmente significativo è stato il lavoro svolto a partire dal cortometraggio “La maggioranza oppressa”, che attraverso l’inversione dei ruoli di genere ha permesso ai ragazzi di sperimentare un’importante esperienza di immedesimazione emotiva. Le emozioni espresse dai ragazzi e dalle ragazze in risposta alla visione del Corto– rabbia, tristezza, senso di ingiustizia e frustrazione – hanno costituito il punto di partenza per una riflessione condivisa sui meccanismi della discriminazione, della violenza e degli stereotipi. Molti studenti, in particolare i ragazzi, hanno dichiarato di aver compreso più profondamente il vissuto di tante donne proprio grazie a questo esercizio di prospettiva.

L’esperienza ha confermato come, quando vengono offerti spazi sicuri di dialogo e confronto, gli adolescenti siano perfettamente in grado di affrontare temi complessi con maturità e sensibilità.

Ho trovato ragazzi e ragazze preparati, riflessivi e desiderosi di comprendere la realtà che li circonda, elementi che rappresentano un’importante risorsa per il futuro della nostra società.

Come psicoterapeuta, ritengo che la scuola rappresenti uno dei contesti privilegiati per promuovere un’autentica educazione affettiva. Educare all’affettività non significa soltanto trasmettere informazioni sulla sessualità, ma soprattutto aiutare i giovani a riconoscere e gestire le proprie emozioni, sviluppare empatia, costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, comprendere il valore del consenso, prevenire comportamenti violenti e favorire una cultura della responsabilità e della cura dell’altro.

Questa impostazione trova ampio riscontro nella letteratura scientifica internazionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), insieme a UNESCO, UNICEF, UNFPA e UN Women, evidenzia come un’educazione affettiva e sessuale di qualità debba comprendere non solo aspetti biologici, ma anche competenze emotive, relazionali e sociali, promuovendo il rispetto reciproco, la capacità di prendere decisioni responsabili, la comunicazione efficace, il consenso e la prevenzione della violenza di genere. programmi anticipino l’inizio dell’attività sessuale o incentivino comportamenti sessuali più precoci; al contrario, quando sono scientificamente fondati e adeguati all’età, possono favorire scelte più consapevoli e responsabili.

A mio avviso, i percorsi scolastici dovrebbero concentrarsi prioritariamente su questi aspetti educativi, adattando i contenuti alle diverse fasi dello sviluppo evolutivo. L’obiettivo dovrebbe essere quello di fornire ai ragazzi strumenti psicologici, relazionali ed emotivi che consentano loro di costruire relazioni sane e rispettose, mantenendo sempre un approccio equilibrato, inclusivo e rispettoso della sensibilità delle famiglie e della complessità dei temi trattati.

Ritengo inoltre che l’educazione affettiva debba essere distinta da qualsiasi intento di orientare le convinzioni personali degli studenti. La finalità della scuola, a mio parere, è quella di sviluppare competenze trasversali – empatia, rispetto, responsabilità, pensiero critico e capacità di relazione – lasciando spazio al dialogo con le famiglie e garantendo che i contenuti proposti siano coerenti con le evidenze scientifiche e calibrati sul livello di maturazione psicologica degli alunni.

Credo quindi che un’educazione affettiva ben progettata non abbia lo scopo di orientare le convinzioni personali degli studenti, ma di offrire loro competenze relazionali ed emotive che li rendano cittadini e soprattutto persone più consapevoli, rispettose e capaci di costruire rapporti basati sulla dignità della persona”

Intervento di Anna Nami Sessuologa sull’educazione affettiva

“La nuova Legge 104/2026, la cosiddetta “legge sul consenso informato”, ci chiede di chiedere ai genitori un permesso per parlare di affettività e sessualità. Ma io mi domando: chi stiamo davvero proteggendo? Perché non è il silenzio che protegge i nostri ragazzi. È la conoscenza. È la relazione. È la presenza. Perché iniziare dalle scuole primarie I bambini, già a 9 anni, incontrano la pornografia online. È lì che imparano — o meglio, disimparano — cosa siano il corpo, la relazione, il desiderio, il rispetto. E noi, adulti, cosa facciamo? Aspettiamo. Aspettiamo che siano “abbastanza grandi”. Aspettiamo che la famiglia “se la senta”. Aspettiamo che la scuola “trovi il momento giusto”.

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Ma nel frattempo, chi parla con loro? Chi insegna ai bambini che il corpo è casa, non vergogna? Chi insegna che le emozioni non sono un pericolo, ma una bussola? Chi insegna  Le conseguenze del silenzio “Come mai ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?”. Così Martina Carbonaro, 14enne uccisa dall’ex fidanzato Alessio Tucci il 26 maggio 2025 ad Afragola (Napoli), si rivolgeva non a un familiare o a un’amica, ma a ChatGpt, assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Martina aveva quattordici anni. Quattordici. E chiedeva aiuto a una macchina perché non aveva adulti a cui rivolgersi. Perché nessuno le aveva insegnato che la paura in una relazione non è normale. Che il controllo non è amore. Che il rispetto non è negoziabile. Martina non è un caso isolato. È il simbolo di una generazione che cerca risposte nel buio. Una generazione che si affida ai social, ai motori di ricerca, all’AI, perché la scuola non parla e la famiglia spesso non sa come farlo. E allora io vi chiedo: Che Stato siamo, se costringiamo i nostri adolescenti a chiedere aiuto a un algoritmo? Educazione sessuo-affettiva: la vera prevenzione L’educazione affettiva non è un lusso. Non è un vezzo. Non è un tema “sensibile”. È prevenzione. È protezione. È libertà. È insegnare ai ragazzi a riconoscere la manipolazione. È dare loro parole per nominare la violenza. È aiutarli a gestire la rabbia, la gelosia, la frustrazione. È insegnare che l’amore non ferisce, non controlla, non umilia. Come ha detto Gino Cecchettin, un padre che ha perso una figlia: «Se vogliamo combattere la violenza, dobbiamo avere il coraggio di parlare di affettività prima che diventi cronaca.» Il DDL Valditara: un ostacolo, non una protezione La legge 104/2026 chiede il consenso dei genitori per parlare di affettività e sessualità. Ma lo sappiamo: in Italia la famiglia è spesso proprio il luogo dove questi temi non vengono affrontati. Non per cattiveria. Per paura. Per imbarazzo. Per mancanza di strumenti. E allora, se la scuola tace e la famiglia tace, chi parla? Chi educa? Chi protegge? Questa legge rischia di creare ancora più silenzi. Ancora più tabù. Ancora più solitudine. In Conclusione dobbiamo introdurre l’educazione sessuo-affettiva sin dalle scuole primarie. Perché il rispetto si impara da piccoli. La consapevolezza si costruisce da piccoli. La libertà si difende da piccoli. Non possiamo lasciare che siano internet, pornografia o intelligenza artificiale a educare i nostri figli. Dobbiamo farlo noi. Dobbiamo farlo insieme. Dobbiamo farlo adesso”

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E’ seguito il dibattito e L’agone nuovo, presente all’incontro, rinnova la disponibilità a dare il proprio contributo nel suo ruolo Istituzionale di Comunicazione, Informazione e comunque dove può essere necessario, anche competenze professionali utili al problema assai delicato e grave.

Giovanni Furgiuele Redazione L’agone

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