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Trasporto pubblico locale: forte preoccupazione per l’avvio della nuova gestione regionale

Riceviamo e pubblichiamo

“Il nuovo anno 2026 si è aperto con l’avvio della nuova gestione del trasporto pubblico locale nel Lazio, una riforma che rivoluziona profondamente il sistema così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Il TPL non sarà più gestito dai Comuni, ma passerà sotto una regia interamente regionale, affidata ad Astral.
Il progetto prevede la suddivisione del territorio in 11 Unità di Rete (UDR), bacini territoriali omogenei all’interno dei quali, nelle intenzioni della Regione, dovrebbe risultare più semplice muoversi. Alla base della riforma vi era inoltre un principio condivisibile: la creazione di un biglietto unico in grado di integrare trasporto pubblico locale, treni regionali e metropolitane di Roma, rendendo la mobilità più agevole ed efficiente per i cittadini.
Un progetto che, sulla carta, nasceva quindi con un vantaggio significativo per chi utilizza quotidianamente i mezzi pubblici.
Il problema, però, è nella sua attuazione. Quasi tre anni fa ai Comuni furono inviate le prime proposte delle nuove linee.
In quella fase abbiamo puntualmente trasmesso le nostre osservazioni, evidenziando criticità molto serie: la perdita di collegamenti fondamentali per il nostro territorio, come quelli verso frazioni importanti quali Valcanneto e Sasso, l’impossibilità di raggiungere la Necropoli, il mancato collegamento con l’ospedale Bambin Gesù, oltre a servizi essenziali per scuole, lavoro e accesso ai servizi. Collegamenti fondamentali per la vita quotidiana della nostra comunità.
Il progetto prevedeva l’attivazione di tavoli di confronto con le amministrazioni locali, per coordinare il passaggio, affrontare le criticità e costruire insieme le nuove linee. Questo confronto, però, non è mai stato realmente avviato.
Le nuove linee già attivate nei primi due bacini, Valle del Sacco e Valle dell’Aniene, hanno purtroppo confermato quanto avevamo immaginato e segnalato da tempo. Quanto sta accadendo in questi territori dimostra che le preoccupazioni espresse dai Comuni erano fondate: utenti che, da un giorno all’altro, si sono ritrovati senza i collegamenti utilizzati quotidianamente per andare a scuola o al lavoro, con disagi enormi che colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione, come anziani, studenti e lavoratori pendolari.
In questi anni ho più volte sollecitato la Regione Lazio, recandomi personalmente in Regione per confrontarmi con l’Assessore competente e scrivendo anche al Presidente Rocca. Tuttavia, il problema non è mai stato affrontato in modo complessivo e strutturato.
Nei prossimi mesi prenderà avvio anche il Bacino 1 – Tirreno Nord, nel quale è ricompreso il nostro territorio.
La preoccupazione è fortissima: l’eliminazione di collegamenti fondamentali, in particolare quelli legati alle scuole, rischia di mettere in enorme difficoltà centinaia di famiglie, soprattutto se il cambiamento avverrà in corso d’anno scolastico.
Per questo chiedo con forza alla Regione Lazio e ai miei colleghi sindaci del territorio un incontro urgente e una riflessione seria e condivisa su come gestire questo passaggio. La riforma del trasporto pubblico locale può certamente portare vantaggi, ma solo se accompagnata da ascolto, gradualità e attenzione ai territori.
In caso contrario, rischia di trasformarsi in un grave danno per le comunità locali e di compromettere il diritto alla mobilità”.

Lilith (parte 3 di 3)

L’antico femminile

Il Novecento sbocciò come un fiore inquieto, tra guerre che laceravano il cielo e libertà che germogliavano dove nessuno le aveva seminate. Gli uomini, smarriti tra macchine che correvano più veloci dei loro pensieri, iniziarono a interrogarsi sul volto antico del femminile, quello che avevano dimenticato sotto strati di paura e di silenzio.

Fu allora che gli studiosi, aprendo libri impolverati come scrigni dimenticati, ritrovarono il nome di Lilith. Non più demone, non più ombra minacciosa, ma simbolo di una scelta primordiale: la scelta di dire no al dominio, di non piegarsi, di non essere definita da mani che non conoscevano la sua sostanza.

Psicologi, artisti, scrittori, musicisti: ognuno le restituì un frammento di verità, come se stessero ricomponendo un’antica costellazione dispersa nel tempo.

Lilith tornò a camminare tra le pagine, tra le tele, tra le note. Divenne la donna che non chiede permesso, la voce che non accetta di essere soffocata, l’ombra che rifiuta di essere chiamata peccato solo perché non si lascia rinchiudere.

Lilith, ancora una volta, era tornata a essere ciò che era sempre stata: una scintilla di libertà che nessun secolo può spegnere.

Nel mondo moderno, ogni volta che una donna lasciava un lavoro per inseguirne uno che le incendiava il cuore, ogni volta che abbandonava un amore che la stringeva invece di nutrirla, ogni volta che sceglieva un destino non benedetto dagli sguardi altrui, un’eco antichissima si risvegliava nell’aria. Era Lilith, divenuta ormai non più figura, ma pensiero: “io valgo perché esisto, non perché qualcuno mi concede valore”.

Così, senza clamore, senza apparizioni, senza miracoli, Lilith camminava nel mondo come un respiro segreto. Era ovunque ci fosse una donna che non abbassava lo sguardo, ovunque ci fosse una persona che rifiutava la gabbia del ruolo assegnato, ovunque la libertà trovasse un angolo per respirare.

E in quel respiro, lieve come una foglia, forte come una marea, viveva ancora la sua antica promessa: che nessun essere è nato per essere piegato.

Ogni generazione ha riscritto Lilith a modo suo, come si ridisegna una costellazione. Eppure una cosa non cambia mai: Lilith è il contrario della paura. Dove lei passa, il timore si scioglie come brina al sole.

Nel suo lungo vagare ha incontrato esseri umani di ogni sorta: madri con il cuore stanco, artisti che parlavano con i colori, solitari che temevano la propria ombra, bambini che non trovavano il sonno, anziani dimenticati persino dal tempo. A nessuno disse il proprio nome. Non ce n’era bisogno: la verità non ha bisogno di presentazioni.

A una giovane donna che piangeva per un amore che la consumava, mormorò:

«Nessuno merita le tue lacrime se te ne cancella il nome.»

A un uomo che tremava sotto il peso del giudizio altrui, sussurrò:

«La libertà è la tua forma più vera.»

A un bambino che non riusciva a dormire, accarezzò l’aria accanto al suo letto:

«La notte non è cattiva. È solo il luogo dove riposano le domande.»

Ad un anziano abbandonato sibilò:

«Il valore è ciò che rimane: la tua memoria, la tua gentilezza, la tua storia nessuno le può cancellare.»

anche se nessuno ti sta guardando.»

Alle sue figlie invisibili, spiriti di vento e di scelta, spiegò:

«Ecco la mia strada. Non la paura. Non la ribellione che brucia e si spegne. Ma la scelta. Perché scegliere è la prima, segreta forma d’amore.»

Era un’idea nuova, sottile come un filo di luna e luminosa come un’alba che non ha ancora un nome: che ogni vita comincia davvero nel momento esatto in cui qualcuno trova il coraggio di dire, senza tremare: “Io sono ciò che scelgo di essere”.

Si racconta che, talvolta, nelle notti in cui il vento porta con sé parole dimenticate e il mondo sembra trattenere il respiro, Lilith cammini ancora accanto agli uomini. Non per ferirli, non per turbarli, ma per ricordare loro una verità che nessun tempo può cancellare: che ogni creatura, anche la più fragile, custodisce nel cuore una scintilla che non può essere spenta.

 

Il lungo viaggio di un’ombra antica

Immaginiamo di tornare indietro di quattromila anni, nelle grandi città della Mesopotamia. Le notti erano buie, il vento del deserto soffiava tra le case di argilla e l’uomo cercava di dare un nome a ciò che non riusciva a spiegare. È qui che incontriamo per la prima volta una figura affascinante e inquieta: Lilitu, spirito della notte e della tempesta.

Non era un demone nel senso moderno del termine. Era piuttosto una personificazione delle forze naturali che sfuggivano al controllo umano: il vento improvviso, l’inquietudine notturna, la seduzione che disorienta. In un mondo dove la natura era imprevedibile, Lilitu rappresentava l’ignoto.

Con il passare dei secoli, questo nome attraversò culture e confini. Quando gli Ebrei vissero l’esilio a Babilonia, molte tradizioni mesopotamiche entrarono in contatto con la loro religione. Nel libro di Isaia, Lilith appare appena come un’ombra tra le rovine: una creatura della desolazione, più simbolica che reale. Ma nel folklore ebraico successivo la sua figura si arricchì: diventò uno spirito notturno, una presenza associata ai momenti delicati della nascita e del puerperio. Per proteggersi, le famiglie appendevano amuleti con nomi di angeli e formule apotropaiche.

La svolta avviene nel Medioevo. In un testo del XIII secolo, l’Alfabeto di Ben Sira, Lilith diventa la prima moglie di Adamo. Secondo il racconto, fu creata dalla stessa terra e nello stesso momento e proprio per questo, rivendicò uguaglianza. Quando Adamo pretese di dominarla, Lilith rifiutò, pronunciò il Nome divino e fuggì nel deserto. È un episodio che, pur non appartenendo alla Bibbia, ha avuto un’enorme influenza sull’immaginario occidentale.

Da quel momento Lilith non è più soltanto una creatura notturna: diventa un simbolo. La donna che non accetta la sottomissione, la voce che rivendica autonomia, la parte del femminile che non si lascia addomesticare.

Nella mistica ebraica del XVI secolo, la Cabala, Lilith viene collocata nel “lato sinistro” della creazione, associata alla “Luna Nera” e alle energie non controllate. È l’ombra dell’Eva luminosa: la femmina selvaggia, istintuale, libera.

La Luna Nera/Lilith è un archetipo simbolico, non un oggetto fisico. Rappresenta l’inconscio profondo, la parte ribelle e indomita dell’identità, il desiderio di autonomia, il rifiuto delle costrizioni, il femminile selvatico e non addomesticato.

Ma la storia non finisce qui. Dal Romanticismo in poi, Lilith viene riscoperta dagli artisti, dagli psicanalisti, dai movimenti femministi. I preraffaelliti la dipingono come una femme fatale, Jung la interpreta come archetipo dell’Ombra femminile e molte donne la adottano come simbolo di autodeterminazione.

Oggi Lilith è diventata un personaggio della cultura pop, ma anche un modo per parlare di desiderio, libertà e identità.

Dal punto di vista psicologico, Lilith rappresenta ciò che una società tende a reprimere: il desiderio non giustificato, la parola che non chiede permesso, l’autonomia che mette in discussione le regole. È la parte della psiche che, se ignorata, ritorna come sintomo; se riconosciuta, diventa forza creativa.

Lilith ed Eva non sono due donne, ma due poli della stessa struttura psichica: Eva incarna l’adattamento, la relazione, la continuità; Lilith rappresenta la rottura, il desiderio, l’indipendenza. Quando una cultura accetta solo Eva, Lilith non scompare: ritorna come sintomo, come rabbia repressa, come colpa legata alla sessualità, come sabotaggio delle relazioni.

La sua storia ci mostra come un mito possa trasformarsi nel tempo, adattarsi a culture diverse e continuare a parlarci. Lilith non è un demone, non è un’eroina: è uno specchio. Riflette le nostre paure, i nostri desideri, e soprattutto ciò che una società decide di mettere ai margini.

Forse è proprio per questo che, dopo millenni, continua a camminare accanto a noi.

 

Chi è Lilith?

Allora, per comprendere davvero Lilith, dobbiamo immaginarla non come un personaggio lontano, ma come una presenza che attraversa silenziosamente la nostra storia personale. Non vive soltanto nei miti antichi, nei testi rabbinici o nelle leggende medievali: vive nei momenti in cui scegliamo di non abbassare lo sguardo, nei desideri che non sappiamo spiegare, nelle parole che restano in gola perché temiamo che siano “troppo”.

Lilith è la parte di noi che non accetta di essere ridotta a un ruolo. È la voce che sussurra quando tutto tace, la scintilla che si accende quando ci accorgiamo che la libertà ha un prezzo, ma anche un valore.

Se ascoltiamo con attenzione, la sua storia non parla di demoni o di ribellioni antiche. Parla di ogni volta in cui un essere umano ha sentito di non appartenere al posto in cui era stato messo. Parla di chi ha scelto il deserto pur di non tradire se stesso. Parla di chi ha preferito la notte alla luce, non per amore dell’oscurità, ma per amore della verità.

Così, mentre la sua figura si dissolve tra le sabbie del tempo, resta una domanda che ci riguarda da vicino: quale parte di noi abbiamo mandato via e quale parte aspetta ancora di essere riconosciuta?

Lilith non è un’ombra che ci insegue. È un’ombra che ci accompagna e quando, finalmente, la guardiamo senza paura, scopriamo che non è lì per spaventarci, ma per ricordarci che la libertà, quella vera, comincia sempre da ciò che abbiamo avuto il coraggio di non nascondere più.

 

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 Riccardo Agresti

Capena, al via i lavori per la biblioteca nel palazzo comunale. Uno dei finanziamenti PNRR che Città metropolitana ha destinato al territorio 

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Sono stati inaugurati i lavori che interesseranno la sede comunale di Capena e vedranno la realizzazione di una nuova biblioteca: un finanziamento totale di 360 mila euro dal PNRR – PUI Cultura impiegato per la riqualificazione del piano seminterrato del palazzo che affaccia su Via Don Giovanni Minzoni e dell’area esterna di fronte all’edificio.
Alla cerimonia di avvio dei lavori, con il Sindaco Roberto Barbetti, ha partecipato il vicesindaco di Città metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna.
In dettaglio, si prevedono interventi nei blocchi Nord e Sud del piano seminterrato, che oltre alla biblioteca ospiteranno una sala conferenze e due sale di lettura, aree di studio e una sala multimediale, con punti di accesso a internet e dotazioni per l’uso di terminali privati, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza e accessibilità. Nel progetto, massima attenzione anche alla qualità della fruizione degli spazi, improntata al comfort e al relax. Ogni sala avrà un accesso indipendente per permettere di essere utilizzata autonomamente, senza interferire con le attività nel resto della struttura.
In continuità con i lavori al blocco interno, la riqualificazione della piazza di fronte all’edificio, con la razionalizzazione dei parcheggi a raso e la realizzazione di aree verdi e percorsi accessibili, fruibili sia dagli utenti della biblioteca, sia come punto di ritrovo e di accoglienza per i cittadini.
“Il Pnrr di Città Metropolitana, grazie alla lungimiranza del Sindaco Gualtieri, ci ha dato la possibilità dì finanziare molti comuni al di fuori della Capitale, tra i quali Capena. Realizziamo qui un progetto a cui il Sindaco Barbetti e la sua squadra tengono molto, e non può essere diversamente. Investire nella cultura significa creare luoghi non solo di crescita e conoscenza, a tutte le età, ma anche un rifugio di cui spesso sottovalutiamo l’importanza. Di fronte a un presente in cui è facile perdersi, sono i luoghi come questo che salvano e stimolano il dubbio e la capacità di comprendere il mondo nella sua complessità: i lavori sono già iniziati e ci auguriamo presto di poter inaugurare i nuovi spazi della biblioteca, un investimento prezioso per tutti”, ha dichiarato il Vicesindaco metropolitano Pierluigi Sanna.

Legalità, pace e speranza: don Luigi Ciotti protagonista dell’incontro promosso da Diocesi e Comune

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Mercoledì 16 gennaio 2026, alle ore 16, presso l’Aula consiliare “Renato Pucci” di Civitavecchia, si terrà l’incontro pubblico “Legalità, pace e speranza – Parole che diventano impegno”, che vedrà protagonista don Luigi Ciotti, sacerdote e attivista, fondatore di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, da oltre trent’anni punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata, nella promozione della giustizia sociale e nella diffusione della cultura della legalità democratica.
L’evento rientra nel percorso “Custodi del Futuro – Scuola di formazione all’impegno sociale e politico” ed è promosso dalla Diocesi di Porto-Santa Rufina e Civitavecchia-Tarquinia e dal Comune di Civitavecchia, con il coordinamento dell’Assessorato ai Servizi Sociali.
L’incontro si propone di offrire, attraverso l’esperienza diretta di don Luigi Ciotti, uno spazio di confronto aperto con la cittadinanza sui temi della speranza, della solidarietà e della responsabilità sociale, intesi come veri e propri motori di cambiamento. Un momento di dialogo significativo per ribadire che pace e legalità non sono concetti astratti, ma impegni quotidiani che coinvolgono l’intera comunità.
L’iniziativa è aperta alla cittadinanza e rivolta in particolare a studenti, associazioni, operatori sociali e a tutti coloro che desiderano approfondire i valori di una democrazia fondata sulla partecipazione, sulla solidarietà e sul rispetto delle regole.
«Ospitare a Civitavecchia don Luigi Ciotti – dichiara il Sindaco Marco Piendibene – significa offrire alla nostra comunità un’importante occasione di riflessione e di crescita collettiva. La sua testimonianza richiama tutti, istituzioni e cittadini, a un impegno concreto e quotidiano per la legalità, la pace e la speranza, valori che non possono restare principi astratti ma devono tradursi in azioni, responsabilità condivise e politiche pubbliche orientate al bene comune».
«Sono molto contenta – dichiara l’Assessora ai Servizi Sociali Antonella Maucioni – dell’evento che si terrà mercoledì prossimo. Credo sia fondamentale sensibilizzare la cittadinanza su tematiche complesse e delicate come quelle della legalità e della giustizia sociale. L’esperienza e la testimonianza di don Luigi Ciotti rappresentano un valore aggiunto per la nostra comunità, soprattutto per i giovani e per quanti operano nel sociale».
L’Amministrazione comunale rivolge un sentito ringraziamento alla Diocesi, nella persona del Vescovo monsignor Gianrico Luzza, per il prezioso contributo organizzativo e per la costante collaborazione istituzionale, che ha reso possibile la realizzazione di un appuntamento di alto valore civile e culturale per la città.

MUNICIPIO XV, TORQUATI – ROLLO: “TORNA “A BRACCIA APERTE”, LA RACCOLTA DI COPERTE, VESTIARIO E DERRATE ALIMENTARI PER PERSONE FRAGILI”

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“Al via la quinta edizione di “A Braccia Aperte”, l’iniziativa di solidarietà del Municipio Roma XV per la raccolta di coperte e vestiario invernale per le persone senza fissa dimora e le famiglie fragili di Roma nord.

Dal 12 al 26 gennaio, secondo il calendario di apertura, sarà possibile consegnare coperte, sacchi a pelo, piumini, giacche pesanti, cappelli, sciarpe in buono stato e derrate alimentari (legumi in barattoli pronti da mangiare, tonno, zucchero, riso, pasta, merendine, biscotti, succhi di frutta in brick, the in bustine) e prodotti igienici (assorbenti, rasoi, pettini, deodoranti, spazzolini, dentifricio, shampoo e bagnoschiuma) direttamente nei centri programmati.

Con il supporto delle Case Sociali delle Persone Anziane e del Quartiere, Caritas e Associazioni territoriali culturali, caritatevoli e di volontariato, anche quest’anno con il Presidente di Commissione Alfonso Rago siamo pronti ad aprire su tutto il nostro territorio 50 punti di raccolta in 15 giornate dislocati in ogni quartiere del nostro territorio.

Non solo, grazie all’Associazione “Tutti Taxi per Amore”, con l’iniziativa “Amici fragili 2026” dal 12 al 15 gennaio sarà possibile chiedere il ritiro delle donazioni addirittura a domicilio contattando i numeri 3396059080, 3387157566, 3338253771 dalle ore 09.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00.”

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e l’Assessora alle Politiche Sociali, Sanitarie e Pari Opportunità, Agnese Rollo.

“Riserva fredda: la libertà di non decidere che cancella tutte le altre”

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Governo e Regione (centrodestra) parlano di direzione ma non decidono: niente atti, niente risorse, niente tempi. E perfino l’ipotesi di “riserva fredda” viene raccontata come soluzione, mentre resta appesa a coperture e compatibilità europee: senza provvedimenti, è solo una parola che congela tutto. Carbone finito, futuro sospeso, e a pagare sono lavoratori, indotto, famiglie e imprese.

La destra locale, i consiglieri regionali e i parlamentari del territorio smettano di sollevare nebbie laterali: si agita polvere per spostare lo sguardo, ma la centrale resta lì, enorme, immobile, visibile, la questione vera che non si può coprire con la retorica. Qui serve governo, subito: aree industriali, Accordo di Programma e un Commissario operativo. L’inerzia non è prudenza: è una scelta che produce danni.

Chiediamo una transizione che non sia un annuncio, ma un processo vero, verificabile, con impegni chiari e scadenze.

Dopo anni di responsabile servitù energetica Civitavecchia pretende che sia rispettata ogni libertà e ogni possibilità di iniziativa economica, meno una: la libertà di lasciare un territorio in sospensione indefinita, perché questa “libertà” cancella tutte le altre. Cancella la libertà di lavorare, di investire, di costruire impresa, di programmare lo sviluppo, di scegliere un futuro diverso. Senza decisioni, non resta neutralità: resta solo un lento logoramento. E su questo, oggi, ciascuno deve assumersi la propria parte.

Partito Democratico di Civitavecchia

ASL ROMA 4: INAUGURAZIONE DEI REPARTI RIQUALIFICATI DI GINECOLOGIA E OSTETRICIA E DI NEONATOLOGIA E NIDO

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Si è svolta presso l’Ospedale San Paolo di Civitavecchia l’inaugurazione dei reparti riqualificati di Ginecologia e Ostetricia e di Neonatologia e Nido, al termine di un importante intervento di rinnovamento strutturale e tecnologico finalizzato a migliorare la qualità dell’assistenza e il benessere delle donne e dei neonati.

Il reparto di Ginecologia e Ostetricia, Punto nascita distrettuale della ASL Roma 4, è stato oggetto di un percorso di profonda umanizzazione degli spazi di degenza: la nuova corsia è dotata di stanze doppie e singole, per un totale di 16 posti letto, con servizi igienici dedicati, nuovi arredi studiati per garantire comfort e funzionalità e una nuova sala per l’allattamento, pensata come ambiente riservato e accogliente a supporto delle neomamme.

Importanti innovazioni hanno interessato anche il reparto di Neonatologia e Nido, con l’ammodernamento delle tecnologie per la gestione delle emergenze e l’acquisizione di nuove incubatrici e culle, in linea con i più elevati standard di sicurezza e assistenza neonatale. Tra gli interventi più rilevanti, la realizzazione di una nuova area di osservazione del Nido, che consente ai familiari di vedere i neonati in totale sicurezza.

«Finalmente le donne di Civitavecchia – ha dichiarato il Direttore Generale della ASL Roma 4, dottoressa Rosaria Marino – potranno far nascere i loro bambini in un reparto rinnovato, sicuro e assistite da un’equipe di professionisti straordinari, guidati dal dottor Alessandro Lena. Inoltre a febbraio, con l’arrivo degli anestesisti chiamati dalla graduatoria del concorso appena concluso, sarà possibile effettuare il parto in analgesia».

 

Al via i lavori di messa in sicurezza del belvedere “La Sedia”, grazie al Consorzio del Lago di Bracciano e alla Città Metropolitana di Roma Capitale

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Nei prossimi giorni prenderanno il via gli interventi di messa in sicurezza dell’area belvedere conosciuta come “La Sedia”, nel Comune di Anguillara Sabazia, in località Vigna di Valle, grazie all’azione del Consorzio Lago di Bracciano e al contributo della Città Metropolitana di Roma Capitale.
L’intervento rappresenta il primo tassello operativo di una strategia più ampia di tutela, messa in sicurezza e valorizzazione del Lago di Bracciano, un patrimonio ambientale e paesaggistico di straordinario valore, quotidianamente frequentato da residenti, visitatori e pendolari. La riqualificazione dei punti panoramici lungo la Strada Circumlacuale risponde infatti a una duplice esigenza: da un lato la riduzione delle condizioni di rischio legate allo stato di degrado delle infrastrutture, dall’altro la salvaguardia dell’esperienza paesaggistica e identitaria del lago, evitando soluzioni invasive o estranee al contesto naturale.
Il progetto, promosso dal Consorzio Lago di Bracciano e sostenuto da un contributo straordinario della Città Metropolitana di Roma Capitale, prevede una serie coordinata di interventi che interesseranno progressivamente tutti i principali punti d’affaccio lungo l’anello circumlacuale. Una scelta che va nella direzione di una manutenzione strutturata e programmata, superando la logica degli interventi episodici e puntando a una visione di medio-lungo periodo.
Nel dettaglio, i lavori al belvedere “La Sedia” comprendono:
      •     il ripristino della pavimentazione, oggi compromessa dall’azione del tempo e dagli agenti atmosferici;
      •     la realizzazione di un guardrail lato lago a basso impatto ambientale, progettato per garantire protezione senza alterare la percezione del paesaggio, grazie all’utilizzo di legno e acciaio Corten, materiali durevoli, sostenibili e coerenti con il contesto naturale;
      •     la sistemazione della regimentazione delle acque piovane, intervento fondamentale per contrastare l’erosione del sedime e prevenire futuri fenomeni di degrado.
Si tratta di opere che, pur nella loro essenzialità tecnica, producono un effetto positivo diffuso sul territorio: migliorano la sicurezza complessiva dei luoghi, rafforzano il decoro, aumentano l’attrattività turistica e favoriscono una fruizione più consapevole e rispettosa del lago.
I lavori al belvedere “La Sedia” costituiscono dunque un modello di intervento replicabile, destinato a essere esteso agli altri affacci panoramici lungo la Circumlacuale, in un’ottica di coerenza progettuale e di riconoscibilità degli spazi pubblici.
«Questo intervento – dichiara l’Avv. Francesco Pizzorno, Presidente del Consorzio Lago di Bracciano – dimostra come la collaborazione istituzionale possa tradursi in risultati concreti e misurabili. Mettere in sicurezza un luogo simbolico significa prendersi cura del territorio, delle comunità locali e di chi sceglie il Lago di Bracciano come meta di visita. Un ringraziamento speciale va al Sindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, Roberto Gualtieri, per l’attenzione dimostrata e per il sostegno determinante che ha reso possibile l’avvio di questo percorso di riqualificazione, che non si esaurisce in questo intervento ma guarda a una visione complessiva di tutela e valorizzazione».
Sull’importanza dell’intervento interviene anche Rocco Ferraro, Consigliere delegato all’Ambiente e alle Aree Protette della Città Metropolitana di Roma Capitale:
«La messa in sicurezza dei punti panoramici del Lago di Bracciano rappresenta un’azione concreta di tutela del paesaggio e di attenzione agli equilibri ambientali. Intervenire con soluzioni sostenibili e compatibili con il contesto naturale significa proteggere un’area di grande pregio e garantire una fruizione responsabile e duratura di uno dei principali ecosistemi lacuali del nostro territorio».
L’azione congiunta del Consorzio Lago di Bracciano e della Città Metropolitana di Roma Capitale conferma così l’importanza di un approccio integrato alla gestione del territorio, capace di coniugare protezione, sostenibilità ambientale e qualità dello spazio pubblico, nel pieno rispetto dell’identità e della bellezza del Lago di Bracciano.
 
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“Diamo radici al Natale”: la Protezione Civile comunale di Cerveteri recupera a domicilio gli alberi veri

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“Diamo radici al Natale, un’iniziativa promossa dal Gruppo Comunale di Protezione Civile di Cerveteri, per recuperare e salvare gli alberi del Natale appena trascorso”. Ad annunciarla è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri.

“Gli alberi di Natale con radici acquistati e addobbati per le feste natalizie finiscono troppo spesso fra i rifiuti – prosegue il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – in collaborazione con il Gruppo Comunale di Protezione Civile, che ringrazio per la disponibilità ed aver proposto il progetto, si provvederà invece a piantumarli in aree adeguate garantendone così la prosecuzione del loro ciclo di vita.

Un piccolo gesto molto utile e importante che tutti i cittadini possono fare semplicemente contattando il numero di telefono 0687165164: saranno i volontari a venirli a ritirare direttamente a casa vostra”.