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Banconote verticali: una scelta possibile per la nuova serie euro

Tra le proposte per la futura serie delle banconote euro compare un’idea che rompe con la tradizione: l’orientamento verticale. Non si tratta di un vezzo grafico, ma di una soluzione che risponde a esigenze concrete di ergonomia, sicurezza e inclusione. Le banconote, infatti, vengono maneggiate quasi sempre in verticale: estratte dal portafoglio, consegnate alla cassa, controllate rapidamente con un colpo d’occhio. Un layout verticale valorizza questo gesto naturale, rendendo più immediata la lettura del valore e la gerarchia degli elementi visivi.

La verticalità offre anche vantaggi tecnici. Gli elementi di sicurezza (finestre, ologrammi, filigrane) trovano una collocazione più libera e ordinata lungo l’asse verticale, mentre le marcature tattili per ipovedenti possono essere integrate con maggiore efficacia. Inoltre, i temi narrativi scelti dalla BCE, dalle figure culturali ai paesaggi fluviali, risultano più armoniosi in un formato che ricorda la struttura di un manifesto o di una colonna visiva.

Non mancano però i contro. L’abitudine culturale all’orizzontale è radicata, e un cambiamento così netto potrebbe inizialmente generare spaesamento. Alcuni dispositivi, casse automatiche, contatori, distributori, richiederebbero aggiornamenti per gestire correttamente il nuovo orientamento. Anche la tradizione estetica delle banconote, storicamente legata al formato “paesaggio”, potrebbe far percepire la verticalità come meno solenne.

Nel complesso, l’orientamento verticale appare una scelta moderna e funzionale, già adottata con successo in diversi paesi. La BCE non ha ancora deciso se adottarlo, ma la proposta è tecnicamente fondata e coerente con l’evoluzione delle banconote contemporanee.

 

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Vedi anche:

 

1 L’euro cambia volto: parola ai cittadini per le nuove banconote

2 Banconote verticali: una scelta possibile per la nuova serie euro

3 Come nascono le nuove banconote: le tappe di un percorso lungo cinque anni

4 Da Maastricht al portafoglio: come nascono (davvero) le banconote che usiamo ogni giorno

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7 Quando il mondo perse l’ancora: la fine di Bretton Woods e la nascita dei cambi fluttuanti

8 Il Piano Werner: il sogno di un euro nato vent’anni troppo presto

9 Dal serpente all’euro: gli anni in cui l’Europa imparò a fidarsi delle proprie monete

10 L’euro previene le guerre? Una risposta a metà

11 L’Italia e l’euro: la storia di un ingresso mai scontato

12 La Grecia e l’euro: la parabola di un ingresso rimandato e di una bugia costata carissima

13 L’inflazione, la tassa che nessuno vota: come l’euro ha cambiato le regole del gioco

14 Luci e ombre di una moneta: il bilancio dell’euro, oltre vent’anni dopo

 

Riccardo Agresti

Il crocevia di storie

Capita spesso, di buon mattino, che Giovanni, pensionato sì, ma ancora instancabile editore del giornale locale L’Agone, storico quotidiano della Tuscia romana e del territorio sabatino, progetto no‑profit per dare voce alle comunità del lago, attraversi la Braccianese con passo tranquillo. La sua meta è sempre la stessa: il Four Friends, il bar caffè di Via Braccianese Claudia che da anni è diventato il suo ufficio non ufficiale, il suo osservatorio sul mondo.

Il locale apre presto, con quella cura che solo i posti autentici sanno avere: il profumo del caffè appena estratto, i cornetti caldi che sembrano usciti dal forno per salutare il giorno e quella luce obliqua che filtra dalle grandi vetrate e che, secondo Giovanni, “corregge la punteggiatura del mondo”. Il Four Friends è un punto di riferimento per Bracciano: valutazione alta, centinaia di recensioni entusiaste, prezzi accessibili, musica discreta e un’atmosfera che invita a fermarsi, respirare, raccontare.

Pian piano la comunità entra: chi per un caffè al volo, chi per sedersi e godersi la calma, chi per incontrare amici prima di andare al lavoro. È un piccolo crocevia di storie, un microcosmo che ogni mattina si rinnova e che Giovanni ascolta con pazienza.

Al suo tavolo la docente si lamenta della burocrazia che soffoca la passione; il medico gli parla dell’ospedale come di un’azienda dove conta il bilancio e non il paziente; il sindaco gli confida che le pastoie amministrative gli impediscono di realizzare la città che sogna; il contadino gli racconta del raccolto distrutto dal clima impazzito; il pensionato gli ricorda quando L’Agone usciva con tante pagine, “mica quattro!”. Al banco ascolta il giovane che teme per il suo futuro, la ragazza che ha paura della guerra, il commerciante che con l’aumento del costo dei carburanti non riesce più a far quadrare i conti. Sono voci vere, voci che cercano ascolto e vorrebbero soluzioni.

Giovanni ascolta tutto, prende appunti mentali, fa domande e, mentre il suo caffè si raffredda, ragiona sul suo lavoro da pensionato-editore che non è solo pubblicare notizie, per questo è sufficiente un qualsiasi rumoroso gruppo whatsApp, ma raccogliere queste voci e trasformarle in informazione verificata, pulita, utile. L’Agone, con le sue sezioni dedicate a territorio, società, sanità, scuola, ambiente e politica, con lui è diventato negli anni un argine contro il caos informativo, un luogo dove le storie vengono restituite alla comunità con rispetto.

Ma anche per lui non è tutto rose e fiori. Nella cartellina appoggiata a terra non ci sono articoli. Ci sono conti che non tornano, fatture dei tipografi, mail degli inserzionisti che chiedono “più visibilità con meno spesa”. L’editoria locale è una barca che naviga controcorrente: i social diffondono notizie false con la velocità di un temporale estivo, mentre il giornale, cartaceo e digitale, richiede tecnici, server, aggiornamenti, investimenti. E la pubblicità locale non basta più.

Così ogni mese Giovanni si domanda se abbia senso continuare.

Poi, una mattina, entra un ragazzo. Uno studente. Si avvicina al bancone, prende un cappuccino, si gira verso Giovanni e gli dice: “Ho letto un articolo de L’Agone. Bello. Non lo sapevo.”

È una frase semplice, ma per Giovanni è come una scintilla. Sì, ne vale ancora la pena. Perché quel giornale non è solo un foglio o un sito web, è un servizio alla comunità, un presidio di verità in un mondo rumoroso.

E tutto questo accade lì, al Four Friends, dove la cameriera gentile, con un cappuccino e un cornetto, accoglie tutti con un sorriso gentile, ormai merce rara, e dove Giovanni ritrova la sua missione.

 

Riccardo Agresti

GLI IDROVOLANTI ARRIVANO AD ANGUILLARA! 

Comunicato stampa

Domenica 6 settembre 2026, dalle ore 17:00 alle 19:00, l’Aviosuperficie Santo Stefano di Anguillara Sabazia ospiterà gli idrovolanti partecipanti al 2° GIDRO d’Italia 2026 – Giro d’Italia in Idrovolante.
La cittadinanza è invitata a venire ad assistere all’arrivo e all’atterraggio dei velivoli: un’occasione speciale per vivere da vicino il fascino del volo e scoprire l’importanza di un’aviosuperficie attiva e funzionale per il nostro territorio.
GIDRO conferenza
ASVUS – Associazione Sportiva Volo Ultraleggero Sabazia
Aviosuperficie Santo Stefano
Via Igino Annesi, 8
00061 Anguillara Sabazia (RM)
Informazioni: 320 637 9337
www.asvus.it
Durante le operazioni di volo sarà necessario rispettare le indicazioni dello staff e rimanere nelle aree destinate al pubblico.
Gli orari potranno subire variazioni per esigenze operative o condizioni meteorologiche.
Vi aspettiamo!

Rientro a Scuola: tra desiderio di autonomia e ansie di separazione. Il punto di vista di Adelia Lucattini sulle sfide emotive, la crescita e il benessere degli studenti

Lucattini: “L’ascolto attivo e il dialogo empatico dei genitori aiutano i figli a superare l’ansia da rientro,  una reazione iniziale del tutto normale, transitoria e destinata a risolversi con il naturale adattamento”.

Di Marialuisa Roscino

Il ritorno in classe rappresenta per  bambini e adolescenti molto più di una semplice ripresa della routine quotidiana, è una fase di profonda trasformazione emotiva in cui si mescolano il desiderio di crescita, le aspettative per il futuro e la nostalgia del tempo trascorso con la famiglia durante le vacanze. Accompagnare i più piccoli in questo delicato passaggio significa sapere ascoltare i loro bisogni, accogliere le paure senza drammatizzarle ed essere punti di riferimento stabili.

La psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA), al riguardo, in questa intervista. ci guida alla scoperta delle dinamiche psicologiche legate al rientro a scuola, offrendo ai genitori chiavi di lettura preziose e consigli pratici per vivere questa transizione con serenità, fiducia e vicinanza affettiva.

Dott.ssa Lucattini, con la fine dell’estate e la ripresa delle lezioni, per molti bambini e ragazzi si riaprono le porte della Scuola. Quali sono le emozioni prevalenti che caratterizzano questo momento e come si manifestano?

 Il rientro a scuola è quasi sempre accompagnato da emozioni contrastanti, accanto alla curiosità, al piacere di ritrovare i compagni e al desiderio di tornare alle proprie attività, possono comparire nostalgia per il tempo delle vacanze, paura dei voti e una vera e propria ansia da separazione. È un’ambivalenza fisiologica, poiché ogni ripresa comporta sia un ritorno a qualcosa di conosciuto, che l’inizio di un “nuovo” anno scolastico.

Nei bambini più piccoli, che iniziano o frequentano la Scuola Primaria (materna) queste emozioni si esprimono spesso nel corpo e con il comportamento, hanno ad esempio, difficoltà ad addormentarsi, mal di pancia, mal di testa, maggiore bisogno di vicinanza ai genitori, pianto al momento del distacco, sia a casa, che all’ingresso a scuola. Nei bambini più grandi l’ansia può essere meno evidente e assumere la forma di insofferenza, stanchezza, preoccupazione, a volte del tutto immotivata, per il rapporto con i compagni di classe. Nell’età evolutiva molto spesso, l’ansia viene somatizzata o diviene iperattività fisica, soltanto nella preadolescenza è riconosciuta e verbalizzata con chiarezza (British Journal of Psychiatry Open, 2025).

 Per molti genitori, l’ansia o il pianto dei figli all’idea di tornare in classe possono tuttavia essere fonte di grande preoccupazione. Quando il pianto o l’ansia legati al ritorno in classe rientrano nella norma e quando invece, diventano campanelli d’allarme?

 Il pianto, da solo, non è un indicatore di un qualche disturbo, in generale è una manifestazione naturale. Un bambino può piangere perché in quel momento la separazione è emotivamente faticosa e, pochi minuti dopo, entra in classe, si interessa a ciò che succede trascorrendo serenamente la giornata scolastica. In questi casi, il pianto è un modo per scaricare la tensione ed esprimere il conflitto  tra desiderio di restare con i genitori e curiosità per la scuola, che il bambino non riesce a comprendere. È generalmente rassicurante quando l’ansia diminuisce progressivamente, quando il bambino riesce comunque a entrare a scuola, mantiene interesse per i compagni e per le attività e, una volta avvenuta la separazione, ritrova un proprio equilibrio.

È importante soprattutto non entrare in una spirale nella quale l’ansia del bambino allarma i genitori e li rende ansiosi, naturalmente, se il disagio persiste per oltre tre mesi, interferisce con la frequenza scolastica e turba la vita familiare, in questi casi, è utile confrontarsi con la scuola ed eventualmente valutare anche un consulto con uno specialista dell’età evolutiva (Frontiers in Psychology, 2025).

 Come si riflette, in particolare, nel comportamento quotidiano il conflitto tra il desiderio di crescita e il timore del distacco e quali accorgimenti i genitori possono adottare al riguardo, senza forzature e ansie?

 La crescita non procede mai come una linea retta, è piuttosto un movimento a spirale con ritorni e progressioni in avanti. I bambini possono avere bisogno di rendersi autonomi e allo stesso tempo di sapere che mamma e papà sono sempre lì per loro. Questa oscillazione tra autonomia e dipendenza non è una contraddizione patologica, ma una caratteristica propria dello sviluppo.

Nei periodi di cambiamento, come l’inizio della scuola, possono comparire anche piccole regressioni, con maggiore richiesta di attenzione, bisogno di rituali che sembravano superati, difficoltà a separarsi o atteggiamenti oppositivi. Talvolta, l’oppositività stessa è un modo per mettere alla prova la solidità del legame e verificare inconsciamente se sia possibile desiderare di andare a scuola senza perdere l’amore dei genitori.

Il ruolo dei genitori non è accelerare la separazione, ma renderla possibile, cioè offrire piccole autonomie proporzionate all’età, senza sostituirsi al bambino, ma neppure ritirando bruscamente la propria presenza amorevole. Sollecitare un bambino a comportarsi da grande o negare la sua paura rischia di trasformare una difficoltà momentanea in un sentimento di inadeguatezza. È molto più utile riconoscere l’emozione e contemporaneamente trasmettere fiducia, comprendendo la paura senza confermare l’idea che la situazione sia pericolosa (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).

In questo delicato percorso di accompagnamento, quanto è determinante il ruolo della comunicazione tra genitori e figli e quali atteggiamenti pratici possono realmente fare la differenza?

 È fondamentale, a condizione di non confondere la comunicazione con l’interrogatorio. I bambini hanno bisogno di sentire che i genitori sono interessati a ciò che vivono, ma anche di poter avere uno spazio psichico proprio, non continuamente indagato o controllato.

Fare domande molto insistenti appena il figlio esce da scuola porta a una chiusura o a risposte banali. È più efficace cominciare a parlare di se stessi e della propria giornata perché il racconto del bambino emerga spontaneamente, magari durante il tragitto verso casa, a tavola o mentre si fanno i compiti.

La funzione più importante del genitore è quella di aiutare il figlio a trasformare un’emozione in qualcosa che può essere pensato e raccontato, questo significa ascoltare senza minimizzare, ma anche senza amplificare, riconoscere che la giornata è stata difficile e lasciare che il bambino trovi, con il proprio tempo, le parole per spiegarne il perché.

Una ricerca pubblicata su Developmental Psychology (2025) ha mostrato quanto parlare con i figli di come si sentano, ascoltarli con pazienza, spiegare senza interrompere, è associato ad un miglioramento delle reazioni ansiose.

 Come può la ritualità quotidiana dell’accompagnamento e del ritorno giovare al bambino nella stabilità del suo mondo affettivo e familiare?

 I rituali hanno una funzione psicologica molto importante perché rendono prevedibile ciò che emotivamente può essere difficile. Il saluto del mattino, il percorso verso scuola, lo stesso modo di salutarsi, così come il momento in cui ci si rincontra nel pomeriggio, costruiscono una cornice affettiva e danno un ritmo al tempo riconoscibile, stabile. Il bambino fa così l’esperienza che ci si può lasciare,  ma che poi, ci si ritrova e si sta insieme.

Dal punto di vista psicoanalitico, questa prevedibilità sostiene progressivamente la capacità del bambino di conservare dentro di sé la sicurezza del legame anche quando il genitore non è fisicamente presente. Il rito diventa così una sorta di ponte tra presenza e assenza, tra casa e scuola.

Per questo, è prezioso anche un piccolo rituale del ritorno, come una merenda insieme, qualche minuto tranquillo o il tempo di riappropriarsi della casa e della cameretta, prima di iniziare compiti e attività (Journal of Family Psychology, 2026).

 Nei casi in cui il rientro a scuola coincida con un passaggio scolastico particolarmente impegnativo, come il passaggio dalla scuola dell’infanzia alla primaria o dalle elementari alle medie, in che modo cambiano le dinamiche legate all’ansia da separazione e come può evolvere il rito dell’accompagnamento?

Ogni passaggio scolastico comporta un piccolo trauma, nel passaggio dalla Scuola dell’Infanzia alla Primaria è ancora molto presente la separazione concreta dalle figure familiari, insieme al timore per un ambiente più richiedente, nuove regole e nuovi compagni. I genitori continuano quindi a rappresentare un punto di riferimento molto forte.

Anche il rito dell’accompagnamento deve evolvere, con un bambino piccolo può significare arrivare insieme fino all’ingresso della scuola. Crescendo può diventare accompagnarlo da lontano, lasciando che si incontri con gli amici prima dell’ingresso. È importante che questa trasformazione avvenga gradualmente, non si può sparire improvvisamente.

L’obiettivo è che la presenza concreta del genitore possa lentamente diventare una presenza interiorizzata. Il bambino e poi l’adolescente, possono progressivamente sentire di avere dentro se stessi una base affettiva sufficientemente sicura da permettere loro di affrontare nuove esperienze anche senza la presenza fisica dei genitori. Le ricerche più recenti sui passaggi di ciclo scolastico confermano quanto la qualità dei legami con i compagni e con l’ambiente scolastico siano fattori importanti per il benessere psicologico (School Mental Health, 2025).

Quali consigli si sente di dare per affrontare al meglio questo nuovo anno scolastico?

-Ricordare che un po’ di ansia all’inizio della scuola è normale e, nella maggior parte dei casi, passeggera, che non è una malattia e tende ad attenuarsi con il tempo e con l’adattamento;

-Avere pazienza e cercare di comprendere ciò che il bambino sta vivendo, senza minimizzare la sua paura ma senza amplificarla;

-Mantenere costanti le abitudini quotidiane, soprattutto l’accompagnamento a scuola e il momento del ritorno a casa. La prevedibilità aiuta il bambino a sentirsi sicuro e capace di farcela;

-Evitare di tartassare il bambino di domande appena esce da scuola. È più utile creare dei momenti tranquilli, senza tecnologia, in cui possa raccontare spontaneamente quello che ha vissuto o è successo a scuola,  e sentirsi ascoltato;

-Mantenere un rapporto fiducioso e collaborativo con la Scuola. La continuità tra famiglia e insegnanti offre al bambino una base di sicurezza e serenità molto solido;

-Se l’ansia non si attenua e persiste per oltre tre mesi e interferisce con la frequenza scolastica, il sonno, le relazioni o la vita quotidiana, è opportuno consultare uno psicoanalista dell’età evolutiva.

 

Inaugurazione piazzola sul lago. Sanna: “Esempio virtuoso per approcciare alla bellezza”

Il paesaggio che il territorio del lago di Bracciano offre è un bene da valorizzare e tutelare. È da questa prospettiva che nasce l’iniziativa promossa dal Consorzio di Navigazione del Lago di Bracciano e i rispettivi Comuni coinvolti (Anguillara Sabazia, Bracciano, Trevignano Romano): un progetto finanziato con il contributo della Città Metropolitana di Roma Capitale, che vede la riqualificazione di alcuni dei punti più suggestivi che il comprensorio mette a disposizione.

In questo contesto si è tenuta il 6 agosto 2026 l’inaugurazione della piazzola denominata “La Sedia”: luogo protagonista del primo intervento di riqualificazione, ideato per restituire ai cittadini uno spazio sicuro da cui ammirare lo splendido panorama lacustre, e ai turisti un luogo in cui creare ricordi.

La presenza a questo evento di personalità particolarmente rilevanti del panorama capitolino  e del Comprensorio Sabatino quali il Vicesindaco di Città Metropolitana di Roma Capitale Pierluigi Sanna, il Presidente del Consorzio di Navigazione Bracciano Francesco Pizzorno, i Sindaci Angelo Pizzigallo, Claudia Maciucchi, Marco Crocicchi, il segretario particolare del Sindaco Metropolitano Gualtieri Luca Galloni, il Capo di segreteria del sindaco Metropolitano di Roma Emiliano Minnucci, il Presidente del Consiglio Comunale di Bracciano Giulia Sala,  il Funzionario Amministrativo del Consorzio Sira Lucchetti che si è prodigata con passione e professionalità in tutto il lavoro, ed i Consiglieri Comunali Catarci, Paolessi, De Carolis, Pontoni, Scaperrotta e S. Minnucci, oltre alle Forze di Polizia ed ai VV.FF., ha contribuito a sottolineare l’importanza di tale avvenimento. Va rilevata anche la partecipazione dell’associazione FISAR Manziana-Lago di Bracciano. I lavori sono stati possibili attraverso l’utilizzo di fondi CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) erogati dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, e hanno puntato principalmente su due aspetti:la messa in sicurezza e il rispetto dell’ecosistema del lago.

Gli enti coinvolti hanno utilizzato i 187.000 euro erogati dalla Città Metropolitana di Roma Capitale per il ripristino del belvedere, ma non solo: “La Sedia” è solo il primo tassello di un progetto più ampio che interesserà, per citarne alcuni, un’altra piazzola–situata anch’essa su territorio anguillarino–denominata “La Boricella”, oltre che l’auspicabile completamento della pista ciclabile circumlacuale. È importante sottolineare che gli Enti coinvolti non hanno lasciato nulla al caso, e non hanno intenzione di lasciare questo progetto abbandonato a se stesso: Città Metropolitana di Roma Capitale ha erogato un ulteriore contributo di circa 91.000 euro, mirato alla pulizia e manutenzione del verde, così che la «bellezza universalmente riconosciuta» del lago di Bracciano rimanga inalterata nel tempo.

Tutti i presenti hanno concordato nella importanza del finanziamento erogato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale la quale attraverso il sindaco Gualtieri ha dimostrato attenzione al territorio. In rappresentanza del Sindaco Gualtieri ha presenziato all’inaugurazione il Vicesindaco Pierluigi Sanna, che ha dichiarato: «La città Metropolitana di Roma Capitale torna a investire sul Lago di Bracciano. In questo caso, grazie anche ai fondi CIPESS ci siamo occupati di sistemare questo belvedere, che testimonia non soltanto l’importanza di una messa in sicurezza ambientale, ma anche la possibilità di fruire questi luoghi per l’aumento della qualità della vita del cittadino e del turista, e la cura del paesaggio. La bellezza di questi luoghi è universalmente riconosciuta, a volte ne siamo così assuefatti che non abbiamo la capacità di curarla fino in fondo: questo è un esempio virtuoso di come si può approcciare alla bellezza.»

Il presidente del Consorzio del Lago Francesco Pizzorno, ci ha tenuto particolarmente a ringraziare anche le piccole aziende che hanno aiutato a dar vita al progetto. Dichiara Pizzorno: «Devo ringraziare l’impresa Scopetti e l’impresa Catarci: realtà artigiane che lavorano con passione e competenza. La piccola impresa artigiana è un pilastro della nostra economia. Andrebbero valorizzate di più non solo a livello locale, ma anche a livello nazionale.»

Suona la campanella: l’Istituto Superiore “Salvo D’Acquisto” riapre le porte al nuovo anno scolastico

Dopo la lunga pausa estiva, torna a riempirsi di voci e passi l’Istituto Superiore “Salvo D’Acquisto”, pronto ad accogliere studentesse e studenti per un nuovo anno di studio, crescita e scoperta. Un ritorno atteso, che porta con sé l’entusiasmo consueto dei primi giorni: zaini nuovi, aule da riscoprire, compagni di classe ritrovati e, per molti, il primo vero ingresso nel mondo della scuola superiore.

Due indirizzi per il futuro

L’istituto si distingue nel panorama scolastico del territorio per la sua offerta formativa articolata in due indirizzi di forte caratterizzazione tecnico-professionale: quello aeronautico e quello agrario. Il percorso aeronautico avvicina gli studenti al mondo del volo, della meccanica e delle tecnologie applicate ai trasporti aerei, offrendo competenze sempre più richieste in un settore in continua evoluzione. Un indirizzo che unisce teoria e pratica, stimolando curiosità scientifica e precisione tecnica. Il percorso agrario, dal canto suo, forma figure professionali capaci di coniugare la tradizione del lavoro sulla terra con l’innovazione: sostenibilità ambientale, tecniche agronomiche moderne, gestione del territorio e delle risorse naturali sono solo alcuni dei temi al centro della didattica. Due strade diverse, ma un obiettivo comune: preparare i giovani ad affrontare il futuro con competenze solide e spendibili, senza perdere di vista la formazione umana e culturale che da sempre caratterizza l’istituto.

Il benvenuto ai nuovi iscritti

Un pensiero speciale va quest’anno alle ragazze e ai ragazzi che varcano per la prima volta il portone del “Salvo D’Acquisto”: le nuove classi prime, pronte a iniziare un percorso che li accompagnerà per i prossimi cinque anniPer loro settembre porta con sé l’emozione tipica dei nuovi inizi, fatta di volti da conoscere, aule da esplorare e scelte importanti che iniziano a prendere forma. La comunità scolastica – dirigenza, corpo docente e personale – si stringe attorno a questi nuovi studenti con l’augurio di un percorso ricco di soddisfazioni, occasioni di crescita e scoperte, sia in campo aeronautico che agrario.

La ripartenza

Con l’inizio delle lezioni, l’istituto si prepara a un anno scolastico intenso, tra attività didattiche, laboratori pratici e iniziative che rafforzano il legame tra scuola e territorio. Un nuovo capitolo che si apre all’insegna della continuità e dell’innovazione, nel segno di un’istruzione che guarda al futuro senza dimenticare i valori che danno il nome a questo istituto.

Gen. Prof. Gianfranco Vadrucci

XXI Sagra Fungo Porcino di Oriolo

𝗡𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶 𝗔𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶 di Bracciano: 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗲𝗱𝗶

Dal profilo Facebook del comune di Bracciano

Nei prossimi giorni sarà pubblicato il nuovo bando per l’affidamento della gestione dei 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶 𝗔𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲.
Un passaggio importante, sul quale l’Amministrazione ha lavorato con un obiettivo preciso: 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ e mettere a disposizione 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗶 per la socialità, l’incontro e la partecipazione delle persone anziane della nostra comunità.
Per il 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗗𝗶𝘂𝗿𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗔𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗼 è stato individuato un locale all’interno della struttura dell’𝗲𝘅 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝗮 𝗖𝗹𝗮𝘂𝗱𝗶𝗮, che diventerà la nuova sede del Centro.
A questo spazio si aggiungerà la possibilità di utilizzare, 𝗶𝗻 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗼, anche i locali situati sotto la 𝗕𝗶𝗯𝗹𝗶𝗼𝘁𝗲𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲, in via del Pratoterra, ampliando così le opportunità per attività e iniziative.
Per il 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗗𝗶𝘂𝗿𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗔𝗻𝘇𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 viene invece confermata la sede di 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗢𝗻𝘁𝗮𝗻𝗶, garantendo continuità a un importante punto di riferimento per il quartiere.
Siamo consapevoli delle difficoltà e dei disagi affrontati in questi mesi dai frequentatori del Centro Anziani del centro, dopo la necessaria riconsegna alla 𝗔𝗦𝗟 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝟰 dei locali dell’𝗢𝘀𝗽𝗲𝗱𝗮𝗹𝗲 𝗩𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼.
Sappiamo bene che perdere, anche temporaneamente, uno spazio significa molto più che dover spostare delle attività: significa incidere sulle abitudini, sulle relazioni e su quella 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ che per molte persone rappresenta una parte importante della vita quotidiana.
Con il nuovo bando e con l’individuazione delle sedi vogliamo quindi 𝗰𝗵𝗶𝘂𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮, creando le condizioni per una ripresa stabile delle attività.
Perché un Centro Anziani 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲. È un luogo di 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼, 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀.
Continueremo a lavorare affinché i nostri Centri possano svolgere pienamente questa importante funzione sociale, ascoltando le esigenze dei frequentatori e costruendo insieme 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗼𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

L’ANIMA DELLA MEDICINA O UNA MEDICINA SENZA ANIMA?

Sono qui in studio dopo una giornata di lavoro, d’incontri di sguardi e di emozioni che si confrontano, si rispecchiano e chiedono a volte conforto, a volte solo un ascolto vero, partecipato e onesto, là dove un abbraccio o un sorriso possono cambiare il senso di un momento complicato.

E spero di riuscire a non cadere nella tentazione (devo dire abbastanza forte) di non usare un tono polemico o giudicante, nell’aprire uno spazio di riflessione che possa arrivare a chi fa questo delicato lavoro di presa in carico, con persone che attraversano un’esperienza di malattia.

Parlo non a caso di persone e non di pazienti proprio per stimolare, a chi leggerà questo articolo, la possibilità di vedere oltre la malattia che rimane solo un esperienza.

Vorrei dare un contributo per invitare tutta la classe medica che si occupa di oncologia a fare questo sforzo e a provare a vedere non solo i risultati di esami o RM , ma anche quei valori che si possono leggere guardando una persona negli occhi.

Abbiamo tanti medici oncologi che ad oggi fortunatamente , hanno abbracciato una visione più integrata e umana della persona e io mi ritengo fortunata nel collaborare con il day hospital oncologico  dell’ospedale Padre Pio di Bracciano, che è a mio avviso ,nel suo piccolo, un’eccellenza, dove oltre ai numeri esistono le persone, e oltre alle cartelle cliniche esiste uno spazio di ascolto e confronto tra personale medico e pazienti.

Questo non vuol dire che va tutto bene o che non esistono incomprensioni o criticità , ma che c’è una visione e una possibilità di comunicare diversa, più aperta e più partecipativa.

Ma non sempre si ha la fortuna di imbattersi in queste  realtà mediche e dunque, mi trovo ancora oggi a supportare pazienti che arrivano da diversi ospedali, spaventate e redarguite dall’oncologo di riferimento per essersi permesse si chiedere delle specifiche sul trattamento che fanno o su delle perplessità che hanno.

Allora vorrei ricordare a questi egregi dottori il senso per cui hanno scelto di fare questo lavoro e la grande responsabilità che hanno deciso di assumersi:

vorrei ricordare loro che il “paziente” potrebbe essere un loro figlio, una madre o una moglie, vorrei ricordare che hanno scelto questa professione per mettersi al servizio di persone che si trovano in momenti di grande complessità .

Vorrei ricordare  che il saper aggiustare non dà il diritto di  rompere anime in cui ci sono già delle crepe

Vorrei infine ricordare che la guarigione è un processo in cui siamo chiamati a collaborare tutti in maniera circolare, ed è una grande responsabilità che nessuno ci ha imposto, ma che abbiamo liberamente scelto.

La scienza deve andare di pari passo alla coscienza senza la quale non esiste la famosa compliance terapeutica di cui purtroppo ancora oggi  diversi medici si riempiono la bocca ma che in realtà conoscono solo da un punto di vista puramente accademico.

Non credo di essere riuscita a non essere polemica ,ma capita, quando ti fermi a riflettere ancora a caldo dopo aver concluso l’ultima terapia della giornata, con una persona che con le lacrime agli occhi, ha dovuto fare i conti, non solo con le sue paure,  il suo senso di colpa e d’impotenza, per essersi ammalata ma anche da un senso di inadeguatezza e di colpa indotto da una comunicazione che non ha avuto la delicatezza di riuscire a vedere veramente la fragilità della persona che aveva davanti.

Questo atteggiamento è grave non tanto nella forma quanto nelle conseguenze che produce perché mette in discussione la possibilità di scelta del paziente, alimentando il senso d’impotenza .

E così si rischia di passare dall’anima della medicina al fare medicina senza anima.

Invece la persona che affronta un percorso di terapia ha tutto il diritto di fare domande perché non dimentichiamoci che scegliere e decidere rispetto anche a quello che ritiene possa essere meglio per la propria salute,  alla fine è una sua  responsabilità non delegabile.

Questa è la vera compliance, il medico mette la propria competenza al servizio del paziente ma non può scegliere per lui né seccarsi se gli viene posta una domanda in più .

Capisco lo stress dei medici che vedono tanti, troppi pazienti tutti i giorni, in una infinita corsa contro un tempo che vince sempre, e che stanno, probabilmente pagando sulla propria pelle, scelte politiche sbagliate che hanno tagliato fondi e possibilità .

Ma cerchiamo di rimanere umani, ognuno di noi faccia quello che può, senza andare oltre alle proprie possibilità e forse “rallentando” un poco si può recuperare molto più di quello che immaginiamo.

d.ssa Rosaria Giagu responsabile area psiconcologica USPT

Concorsi pubblici del Comune di Cerveteri: entrano in servizio otto nuovi dipendenti

Comunicato stampa

L’Assessore al Personale Alessandro Gazzella: “Frutto dei concorsi pubblici svoltisi nei mesi scorsi, si tratta dei vincitori e degli idonei”. Entrano ufficialmente in organico due istruttori contabili, tre amministrativi, due tecnici e due agenti di Polizia Locale

Hanno preso ufficialmente servizio martedì 1° settembre, all’interno degli uffici del Comune di Cerveteri nove nuove unità di personale, assunte a tempo pieno e indeterminato. Si tratta di otto candidati risultati vincitori ed idonei e dunque in graduatoria delle procedure di concorso pubblico indette dal Comune di Cerveteri ed espletate negli scorsi mesi e anche un ulteriore nuovo agente di polizia locale, giunto in interscambio dal comune di Civitavecchia. Nel dettaglio, entrano in organico due istruttori contabili, tre amministrativi, due tecnici e due agenti di Polizia Locale.

Soddisfatto Alessandro Gazzella, Assessore al Personale del Comune di Cerveteri, che dichiara: “Queste nuove assunzioni sono frutto delle graduatorie maturate a seguito dei concorsi pubblici indetti dal nostro Comune e di cui, tra maggio e i primi giorni di luglio, si sono svolte le prove selettive, scritte e orali – continua l’Assessore Alessandro Gazzella – graduatorie che avranno una validità di tre anni e che ci consentiranno nel prossimo futuro di poter attingere direttamente da lì per la sostituzione del personale che andrà in pensione o che sceglierà di trasferirsi in un altro Ente. Potremo dunque assumere persone del nostro territorio, di cui grazie agli esiti delle rispettive prove concorsuali sappiamo la valenza e la preparazione di cui sono in possesso, senza dover ricorrere a mobilità da altri Comuni o acquisendo graduatorie di altri”.

Con questi nuovi ingressi – aggiunge Gazzella – andremo a rinforzare quegli uffici e servizi che avevano una necessità maggiore e che avevano manifestato l’urgenza di avere nuovo personale. Il nostro obiettivo rimane quello di ampliare ulteriormente l’organico: un impegno preciso che come Assessore al Personale avevo preso con i dipendenti e che come Amministrazione comunale, insieme al Sindaco Gubetti, avevamo preso con la città.

Ai nuovi assunti, auguro un ottimo e proficuo lavoro, certo che rappresenteranno un valore aggiunto per la città. Allo stesso tempo, ci tengo a ringraziare il Segretario Generale dott.ssa Giuseppina  Antonelli,  il Dirigente Dottor Emiliano Magnosi e tutto il personale del Servizio Risorse Umane oltre che tutte le persone che hanno fatto parte delle commissioni di concorso per il lavoro importante, puntuale e meticoloso che hanno svolto durante l’intera procedura concorsuale, garantendo trasparenza e correttezza del concorso”.

Il rafforzamento della macchina amministrativa e la valorizzazione delle risorse umane rappresentano una priorità assoluta per il nostro Ente – conclude il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – Con l’ingresso di queste nuove unità diamo una risposta concreta alle esigenze di efficienza dei nostri uffici e offriamo nuove opportunità professionali a beneficio del territorio. Desidero esprimere il mio ringraziamento all’Assessore al Personale Alessandro Gazzella e agli uffici comunali per il lavoro svolto con puntualità e rigore in ogni fase delle procedure concorsuali”.