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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in relazione alle indicazioni diffuse dall’Istituto Superiore di Sanità sul cosiddetto back to school blues, ritiene opportuno richiamare l’attenzione sulla dimensione educativa del disagio che può accompagnare bambini e adolescenti nella ripresa delle attività scolastiche.
Irritabilità, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno, stanchezza, manifestazioni somatiche o preoccupazioni legate alla prestazione possono comparire nella fase del rientro senza configurare necessariamente una condizione patologica. Il passaggio dai tempi meno strutturati della pausa estiva alla quotidianità scolastica richiede infatti un processo di adattamento che coinvolge abitudini, relazioni, aspettative e organizzazione personale.
Il graduale recupero dei ritmi del sonno, la regolarità dell’alimentazione, un uso equilibrato dei dispositivi digitali e una ripresa non eccessivamente gravosa degli impegni costituiscono accorgimenti utili. Sul piano educativo, tuttavia, sarebbe riduttivo interpretare il fenomeno esclusivamente come una difficoltà individuale da superare attraverso un più rapido adattamento alle richieste della scuola.
Rientrare in classe significa anche ricostruire un senso di appartenenza. Significa ritrovare il proprio spazio nel gruppo, confrontarsi nuovamente con regole, valutazioni e responsabilità, ristabilire relazioni con docenti e compagni e misurarsi con aspettative personali e familiari. Per molti studenti questo passaggio avviene senza particolari difficoltà; per altri può richiedere tempi differenti, soprattutto nei cambiamenti di ciclo, nell’ingresso in un nuovo istituto o quando siano già presenti fragilità sul piano relazionale.
La scuola è quindi chiamata a mantenere un equilibrio educativo particolarmente delicato. Non sarebbe utile eliminare difficoltà, responsabilità ed esperienza dell’errore nel tentativo di proteggere gli studenti da qualsiasi forma di disagio. L’autonomia si costruisce anche imparando ad affrontare progressivamente impegni, limiti e frustrazioni. Al tempo stesso, la richiesta educativa perde efficacia quando si trasforma in pressione non necessaria o quando trascura segnali persistenti di difficoltà.
Diventa pertanto essenziale distinguere la fisiologica fatica del ricominciare da un disagio che tende a consolidarsi. Una temporanea malinconia, una maggiore stanchezza o qualche iniziale difficoltà di concentrazione possono appartenere al normale assestamento. Una persistente riluttanza alla frequenza, l’isolamento, significativi cambiamenti del comportamento o una crescente difficoltà a partecipare alla vita scolastica richiedono invece attenzione, ascolto e un’adeguata valutazione della situazione.
In questo processo il docente svolge una funzione educativa importante, ma distinta da quella clinica. La quotidianità della relazione scolastica consente di cogliere cambiamenti nella partecipazione, nel comportamento, nelle relazioni e nella frequenza e di promuovere, quando necessario, un confronto con la famiglia. Non compete all’insegnante formulare diagnosi né assumere funzioni specialistiche. In presenza di un disagio persistente diventa invece importante che scuola, famiglia e servizi competenti possano comunicare efficacemente, nel rispetto dei rispettivi ruoli.
Anche le famiglie hanno una responsabilità significativa nella fase del rientro. L’attenzione per il rendimento è parte del percorso educativo, ma aspettative eccessivamente concentrate sul risultato immediato possono accrescere in alcuni studenti la pressione percepita. Valorizzare l’impegno senza identificare il valore personale con la prestazione permette di sostenere responsabilità e autonomia senza trasformare l’errore in una misura della persona.
Il tema del back to school blues offre, quindi, l’occasione per una riflessione che supera la contingenza della prima campanella. Il disagio scolastico non può essere considerato esclusivamente una questione individuale, perché la qualità delle relazioni, il clima della classe, il senso di appartenenza e la percezione di essere ascoltati concorrono a determinare il modo in cui bambini e adolescenti vivono l’esperienza formativa.
Il CNDDU ritiene che la risposta più equilibrata non consista né nel medicalizzare le normali difficoltà del rientro né nel considerarle irrilevanti. Occorre piuttosto una scuola capace di osservare, distinguere e accompagnare, mantenendo ferme le proprie finalità formative e riconoscendo al tempo stesso che studenti diversi possono avere tempi diversi di adattamento.
La prima campanella non rappresenta soltanto la ripresa delle lezioni, ma il ritorno dentro una comunità. Accompagnare questo passaggio con gradualità e attenzione non significa ridurre le aspettative educative, ma creare condizioni più favorevoli affinché ciascuno studente possa affrontarle con crescente autonomia, responsabilità e consapevolezza.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU
Comunicato stampa
A quasi un anno dall’elezione del segretario Pacifico, riteniamo sia arrivato il momento di aprire una riflessione sul funzionamento del Partito Democratico locale e, soprattutto, sul modo in cui vogliamo vivere la nostra comunità politica.
Per noi di Riscossa Democratica il partito dovrebbe essere innanzitutto questo: uno spazio utile di confronto, discussione e partecipazione. Un luogo nel quale possano convivere sensibilità diverse, nel rispetto dei ruoli e della dialettica tra maggioranza e minoranza, e nel quale anche una posizione diversa da quella prevalente possa contribuire alla crescita collettiva.
È proprio per questo che guardiamo con preoccupazione al fatto che, a quasi un anno dal congresso, il partito non abbia ancora una struttura organizzativa pienamente definita e condivisa. Allo stesso modo, riteniamo importante tornare a valorizzare alcune prassi che nel tempo hanno garantito pluralismo e rappresentanza, come quella dell’assegnazione della presidenza all’area di minoranza nella quale oggi ci riconosciamo.
Siamo convinti che il confronto interno non tolga forza all’azione politica. Al contrario, la rende più ricca. Una discussione aperta permette di mettere in comune idee diverse, di correggere gli errori, di trovare soluzioni migliori e di costruire posizioni più solide. E questo può essere un valore anche per l’amministrazione della città, che da un partito vivo può ricevere stimoli, proposte e punti di vista differenti.
Il Partito Democratico non dovrebbe essere un luogo nel quale le differenze vengono percepite come un problema, ma una comunità nella quale le differenze diventano una risorsa.
Per questo crediamo sia importante tornare a investire nella partecipazione, nella discussione e nella vita del partito, dando finalmente una struttura stabile e rappresentativa alla nostra comunità politica. Siamo disponibili a fare la nostra parte perché il Partito Democratico possa instaurare e rafforzare un rapporto vivo, aperto e costante con la città, tornando a essere uno spazio capace di ascoltare, confrontarsi e costruire insieme.
Il confronto non indebolisce il partito: lo rende più forte e più vicino alla comunità che vuole rappresentare.
Comunicato stampa
Il Comune di Canale Monterano , in collaborazione con il TMF Teatro Maurizio Fiorani, è lieto di invitarvi all’inaugurazione dei lavori di rinnovo del teatro. Vi accoglieremo in una sala completamente rinnovata, più sicura e confortevole grazie al nuovo impianto antincendio e alle nuove poltrone pronte ad ospitarvi.
Martedì 29 Settembre 🕒 Ore 21:00
Il programma della serata:
PEPPE SERVILLO presenta “La presa di Torino”, un viaggio intimo in cui la parola recitata si fonde costantemente con la musica dando vita ad un’atmosfera calda, teatrale, divertente. Al pianoforte ci sarà il pianista argentino Natalio Mangalavite.
Durante la serata verrà presentata in anteprima la nuova stagione teatrale del TMF 2026-2027, ricca di tantissimi spettacoli imperdibili!
A seguire: Un piacevole rinfresco con degustazione di vini a cura dell’Associazione FISAR Manziana – Lago di Bracciano
INGRESSO GRATUITO fino ad esaurimento dei posti disponibili.
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nei giorni scorsi, attraverso le colonne di Avvenire, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, ha inviato una lettera alla Segretaria Elly Schlein rivolgendole un appello affinché “la politica agisca per la pace”.
Vi proponiamo di seguito la risposta della Segretaria.
Gentilissimo reverendo monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi,
La ringrazio molto della Sua lettera, e del ricordo di quel dialogo epistolare di cinquant’anni fa tra due straordinarie personalità, il vescovo Luigi Bettazzi e il segretario Enrico Berlinguer, che è scolpito nella cultura politica della sinistra progressista e popolare del Pd e del nostro Paese. Un dialogo e un intreccio, tra la cultura cattolica e quella della sinistra, che è poi proseguito e ha generato le basi su cui è nato il nostro Partito. Oggi viviamo una vera e propria rottura d’epoca dai tratti drammatici e pieni di incognite per il futuro dell’umanità, con il tragico ritorno delle guerre, l’aumento delle disuguaglianze, la crisi climatica, nuove tecnologie che concentrano ancor più il potere e pericolosi nazionalismi che mettono a dura prova la democrazia. Non dobbiamo perdere la speranza, ma serve consapevolezza e una grande mobilitazione collettiva, ciascuno nel suo ruolo, per cambiare le cose.
Un segno dei tempi è la stessa Chiesa, che ha compreso il particolare momento storico e ha scelto – con le encicliche di Papa Francesco e di Papa Leone XIV – di dare un contributo straordinario alla riflessione sul nesso inscindibile tra pace, democrazia, giustizia sociale e climatica: chi paga più alto il prezzo dei conflitti e dei cambiamenti climatici sono sempre i più poveri. Lo ha ribadito Papa Leone proprio in questi giorni per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, a ottocento anni dalla morte di San Francesco. E nel documento della Commissione Teologica Internazionale uscito l’altroieri si legge quanto sia “urgente ascoltare il grido sconvolgente della terra, tragicamente legato al grido dei poveri”, come già nell’enciclica Laudato Si. Una consapevolezza molto vicina a quella che negli ultimi anni ha mosso le grandi piazze delle nuove generazioni, per l’eguaglianza delle persone e per salvare il pianeta.
È proprio su questa visione, su questa necessità di unire le forze oltre ogni confine per la pace, la giustizia climatica e sociale, che abbiamo ricostruito in questi anni la nostra identità e comunità politica. Le confermo che siamo pronti al dialogo per la ricerca comune di pace e di giustizia. Sentiamo la pace come una responsabilità politica e umana profonda, incisa nell’articolo 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra”. Vogliamo e dobbiamo contribuire alla pace per i palestinesi, per gli ucraini, per gli iraniani che lottano per la libertà anche dal brutale regime teocratico di Teheran. Senza dimenticare i molti altri conflitti che oggi infiammano il mondo.
Un ruolo centrale per la costruzione di pace deve svolgerlo l’Europa: le sue radici, scritte in quella straordinaria intuizione di futuro che è il manifesto di Ventotene; il suo presente, carico di troppi limiti ed errori; e il suo futuro, da costruire insieme. L’Europa va cambiata, non dismessa. Perché il suo modello democratico e cooperativo è il miglior antidoto all’attacco che le destre nazionaliste di tutto il mondo stanno muovendo al diritto internazionale, per sostituirlo con la legge del più forte e del più ricco. Concordo con Lei, occorre difendere e rafforzare le sedi multilaterali come l’Onu, sotto attacco proprio perché vi prevale il dialogo tra popoli e Stati anziché l’uso della forza e delle armi. Sono stata in Spagna, con Sànchez e Lula e poi in Canada con il premier Carney, con centinaia di forze democratiche e progressiste di tutto il mondo proprio per lavorare insieme, oltre ogni confine, in questa direzione.
E serve un’Europa più unita per questo, un’Europa federale. Che superi l’unanimità e si dia un grande piano di investimenti comuni. È grave che il governo italiano, per scelta ideologica, non abbia firmato la lettera con altri 11 paesi europei per superare i veti nazionali in politica estera. Noi pensiamo servano una politica estera comune e una difesa comune europea, che è cosa ben diversa dalla pericolosa corsa al riarmo dei 27 Stati e dei loro eserciti, così scoordinati. Per questo abbiamo contestato le proposte della Commissione che agevolano il riarmo nazionale, per questo ci siamo opposti con forza all’obiettivo sbagliato e dannoso di aumentare al 5% del PIL la spesa militare, che comprometterebbe le politiche sociali, sanitarie, educative e la nostra economia. Meloni avrebbe dovuto seguire l’esempio di Sànchez invece che inseguire Trump.
L’Europa nasce come progetto di pace e deve rimanere un progetto di pace, che insieme alla solidarietà è il suo pilastro costitutivo. A questi due principi, l’Europa di oggi, frenata da egoismi nazionali, è mancata troppe volte. Di fronte alla criminale invasione dell’Ucraina non abbiamo esitato a schierarci dalla parte del popolo aggredito, alla cui difesa non abbiamo fatto mai mancare il nostro sostegno, perché senza quel supporto internazionale Putin avrebbe riscritto i confini europei con l’uso della forza e non è accettabile. Al contempo abbiamo sempre detto: perché finisca questa guerra non possiamo aspettare che cada l’ultimo missile, serve una forte iniziativa politica e diplomatica dell’Ue, fin qui mancata, che individui anche un unico negoziatore europeo. L’Europa avrebbe dovuto avviarla anche prima di lasciare spazio alle ambigue telefonate di Trump e Putin. Non si può negoziare una pace giusta escludendo dal tavolo l’Ucraina e al suo fianco l’Ue. Proprio in questi giorni Putin ha rifiutato una proposta di piano di pace e ha intensificato la sua offensiva criminale. Serve aumentare la pressione internazionale per porre fine al conflitto e giungere a una pace giusta e sicura per gli ucraini, come auspicato anche nei preziosi tentativi di dialogo avviati dalla Chiesa con le missioni del Cardinale Zuppi.
Insieme a tutte le altre opposizioni abbiamo denunciato l’operazione di “privatizzazione” del diritto internazionale nascosta dietro il Board of Peace di Trump, abbiamo promosso con il Movimento 5 stelle e Avs una grande manifestazione nazionale con 300’000 persone per la Palestina, su cui non si deve abbassare l’attenzione perché si continua a morire sotto le armi dell’esercito israeliano e per mancanza di aiuti. Ci siamo immediatamente schierati anche contro la guerra illegale di Trump e Netanyahu, che ha finito per rafforzare il brutale regime teocratico in Iran. Ci attiveremo con forza e determinazione per il rilancio della diplomazia e del ruolo dell’Ue nel mondo, per difendere e rilanciare il multilateralismo. Per riattivare le sedi di confronto internazionale sul disarmo (come nel caso del trattato di non proliferazione nucleare) indebolite dal disimpegno di Usa, Cina, Russia ed altri Paesi. Insisteremo in tutte le sedi multilaterali per convincere gli Stati a riprendere la strada del disarmo bilanciato.
Siamo pronti a sostenere anche la proposta di un dipartimento per la “Difesa civile” (già firmata e sostenuta da molti nostri parlamentari, amministratori e militanti), che non vediamo in contraddizione, ma complementare all’obiettivo di una difesa comune europea. Riteniamo che al servizio civile e alla difesa civile servano risorse adeguate, percorsi di formazione e di educazione. Nel nostro programma per le europee c’erano i Corpi civili di pace, siamo intenzionati a insistere. Condividiamo la preoccupazione sui rischi di uno sviluppo sregolato dell’intelligenza artificiale. Servono regole comuni, a livello internazionale e nazionale, specialmente sugli usi militari e di sicurezza, sul controllo e la responsabilità, sui limiti invalicabili come quello di decidere sulla vita o sulla morte. Papa Leone nella Magnifica Humanitas usa parole forti: occorre disarmare l’Ai. Non significa rinunciare a una tecnologia ormai strategica, ma impedirle di dominare l’umano e di concentrare ancor più la ricchezza, la conoscenza e il potere.
E penso che il nostro compito sia proprio questo. La sinistra oggi ritrova la sua missione se rimette al centro la redistribuzione. Per dare un futuro migliore e più giusto alle persone e al pianeta. Possiamo non pensarla allo stesso modo su tutto, su come raggiungerlo, ma l’obiettivo di costruire la pace ci unisce. Grazie di cuore per l’apertura di questo dialogo.
Elly Schlein
Ora tocca a tutti noi.
Le idee e i valori in cui crediamo hanno bisogno di voce, presenza e partecipazione. Per questo chiediamo a ciascuno di voi di esserci, di partecipare alle prossime iniziative e di contribuire alla mobilitazione: ogni persona, ogni gesto e ogni voce possono fare la differenza.
E c’è un altro modo, semplice ma importante, per aiutarci: fate conoscere questa newsletter. Inviate ai vostri amici, colleghi e conoscenti l’invito a iscriversi. Più saremo, più forte sarà la nostra capacità di informarci, confrontarci e mobilitarci insieme.
Restiamo aggiornati. Restiamo informati. Restiamo mobilitati.
E, soprattutto, facciamolo insieme.
Comunicato stampa
Tutto pronto a Campagnano di Roma per la terza edizione della Sagra
della Pizzinchiella, l’appuntamento che celebra uno dei sapori più
caratteristici della tradizione gastronomica locale, che anche
quest’anno torna a riunire cittadini, visitatori e appassionati di
enogastronomia nella suggestiva cornice di Piazza Regina Elena, nel
cuore del borgo. L’appuntamento è fissato per sabato 12 settembre a
partire dalle ore 19:00, per una serata all’insegna di tradizione,
gusto e cultura, con protagonista la pizzinchiella e un programma
pensato per vivere il centro di Campagnano attraverso i sapori e le
tradizioni del territorio. La manifestazione nasce con l’obiettivo di
valorizzare la pizzinchiella, prodotto legato alla cultura
gastronomica locale, trasformando la sua riscoperta in un momento di
festa e di condivisione. Un’occasione per custodire e tramandare una
tradizione, ma soprattutto per farla conoscere al grande pubblico,
promuovendo un territorio ricco di storia e tradizioni. Ad
accompagnare la degustazione ci saranno stand enogastronomici, musica
dal vivo e intrattenimento, per una serata capace di unire gastronomia
e socialità in un’atmosfera di festa.
«La Sagra della Pizzinchiella è prima di tutto una festa della nostra
comunità e delle nostre tradizioni» – spiegano gli organizzatori –
eportare in piazza un prodotto della nostra cultura significa
mantenere viva la memoria del territorio e, allo stesso tempo, creare
un’occasione per stare insieme, accogliere visitatori e raccontare
Campagnano attraverso il gusto».
L’iniziativa è organizzata da Associazione Pizzinchiella e Pro Loco
Campagnano di Roma, con il contributo del Comune di Campagnano,
Regione Lazio tramite Arsial, e BCC Provincia Romana, in
collaborazione con lo sponsor Buonatavola Fulvi. Tutti gli
aggiornamenti sul programma della manifestazione saranno consultabili
sui canali social istituzionali della manifestazione, a partire dal
profilo Instagram @sagrapizzinchiella_campagnano
—
Andrea Titti
Dal profilo Facebook del comune di Canale Monterano



