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Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Comunicato stampa
PRESENTATA AL MINISTERO DELLA SALUTE LA MONOGRAFIA AIRTUM SULLA SORVEGLIANZA EPIDEMIOLOGICA DELLA RETE ITALIANA DEI REGISTRI TUMORI
Sono circa 362.100 i nuovi casi di tumore maligno stimati in Italia nel 2025, con 182.300 diagnosi tra gli uomini e 179.800 tra le donne. È uno dei dati principali emersi dal convegno “I tumori in Italia: sorveglianza epidemiologica della Rete Italiana dei Registri Tumori”, promosso dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTum) e che si è tenuto mercoledì 4 marzo nell’Auditorium del Ministero della Salute a Roma.
L’iniziativa – realizzata con la collaborazione dei partner per la mobilità Destinazione Oriente e Istante Viaggi e con il contributo di ITALBIOTECH GROUP, Ricerca, Produzione e Innovazione per la Salute e per l’Ambiente – ha presentato il quadro epidemiologico aggiornato dell’oncologia nel nostro Paese, alla vigilia della parentesi pandemica da Covid-19, attraverso le proiezioni elaborate sui dati raccolti dalla Rete Italiana dei Registri Tumori.
Le analisi si basano su oltre 3 milioni di casi incidenti di tumore maligno rilevati da 34 registri tumori di popolazione, che garantiscono oggi una copertura pari all’80% della popolazione italiana. Un patrimonio informativo fondamentale per orientare le politiche sanitarie, programmare i servizi e rafforzare le strategie di prevenzione del Servizio sanitario nazionale.
Ad aprire i lavori è stato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha sottolineato l’importanza di rafforzare le politiche di prevenzione.
«Le proiezioni di AIRTum stimano in Italia circa 362.100 nuovi casi di neoplasie maligne nel 2025. Questo ci impone di non abbassare la guardia sulla prevenzione», ha affermato il Ministro, «Stili di vita sani – dall’alimentazione corretta all’attività fisica, fino alla lotta al tabagismo – sono indispensabili per ridurre il rischio di molte malattie oncologiche».
Schillaci ha ricordato inoltre gli investimenti previsti nell’ultima legge di bilancio per la prevenzione oncologica: «I dati mostrano un aumento delle adesioni ai programmi di screening gratuiti del Servizio sanitario nazionale, ma dobbiamo lavorare per favorire una partecipazione ancora più ampia. Una diagnosi precoce consente infatti di individuare la malattia in tempo e aumentare significativamente le possibilità di guarigione».
Tra le novità in programma, l’ampliamento delle fasce di età per gli screening di mammella e colon-retto e il lavoro in corso per introdurre anche lo screening per il tumore del polmone tra quelli offerti gratuitamente dal sistema sanitario.
La presentazione della monografia AIRTum è stata affidata al presidente dell’Associazione, Fabrizio Stracci, responsabile del Registro Tumori dell’Umbria. «I dati contenuti nei registri tumori sono uno strumento fondamentale non solo per fotografare la diffusione delle malattie oncologiche, ma anche per programmare gli screening e individuare gli effetti dei fattori di rischio ambientali», ha spiegato.
Negli ultimi anni la copertura dei registri è cresciuta fino a raggiungere l’80% della popolazione, ma il percorso verso una copertura completa non è ancora concluso. Alcune regioni stanno completando l’organizzazione della rete – tra queste Sardegna, Piemonte e Abruzzo – mentre altre devono ancora superare ostacoli organizzativi o legati alla gestione della privacy. L’analisi territoriale dei dati consente inoltre di individuare specifiche criticità ambientali e sanitarie.
«Ad esempio – ha ricordato Stracci – a Terni osserviamo un’incidenza di tumori più elevata rispetto ad altre aree, e occorre approfondire il possibile ruolo dell’esposizione a particolato o metalli pesanti legati alla presenza dell’industria siderurgica». Analogamente, i registri hanno permesso negli anni di studiare fenomeni come quelli della Terra dei Fuochi, delle aree limitrofe all’Ilva di Taranto e del polo industriale di Porto Marghera.
Durante la sessione scientifica sono stati presentati i dati su incidenza, mortalità e sopravvivenza dei tumori maligni in Italia. Dalle analisi emerge una riduzione dell’incidenza e della mortalità negli uomini, mentre nelle donne l’incidenza resta stabile ma la mortalità continua a diminuire. Nel complesso la sopravvivenza per tutti i tumori maligni è in progressivo miglioramento, ma permane un divario territoriale: la sopravvivenza nel Sud e nelle Isole è inferiore di circa il 5% rispetto al Centro-Nord.
Tra i fattori che spiegano l’andamento meno favorevole nel sesso femminile vi è l’aumento dei casi di tumore del polmone, fenomeno legato in parte alla diffusione del tabagismo nelle generazioni femminili più recenti. Inoltre, tende progressivamente a ridursi il tradizionale vantaggio di salute delle regioni meridionali rispetto al Centro-Nord.
Il convegno ha dedicato ampio spazio anche ai tumori infantili e al confronto tra istituzioni, comunità scientifica, servizi sanitari e associazioni dei pazienti nel corso della tavola rotonda conclusiva. Il filo conduttore dell’iniziativa, sintetizzato nel motto “Misurare, comprendere, programmare”, ha ribadito il valore strategico della raccolta e dell’analisi sistematica dei dati epidemiologici.
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“Sarà avviata nella giornata di lunedì 9 marzo la cantierizzazione per i lavori di riqualificazione di Piazza Saxa Rubra a Prima Porta”.
Approvati nell’ambito del Programma Giubileo 2025 tra gli interventi di riqualificazione dei sagrati delle Chiese di periferia, i lavori riguarderanno la riqualificazione della piazza antistante la Chiesa dei Santi Urbani e Lorenzo, con il rifacimento delle pavimentazioni, l’allargamento e la realizzazione di nuovi marciapiedi, degli arredi urbani e del verde. Gli interventi riguarderanno anche la realizzazione del nuovo capolinea degli autobus, la creazione di nuovi parcheggi per auto e moto, l’installazione di dissuasori per la messa in sicurezza dei percorsi pedonali e la realizzazione di interventi finalizzati al superamento delle barriere architettoniche e all’installazione di percorsi tattili per ipovedenti.
Suddiviso in cinque fasi, il cantiere avrà inizio con il rifacimento e l’allargamento dell’aiuola spartitraffico e del marciapiede sul lato nord di Piazza Saxa Rubra. Contestualmente saranno realizzati il nuovo capolinea e i nuovi punti di sosta per auto e moto. Si procederà poi con l’allargamento del marciapiedi fronte sagrato, lato sud della piazza.
Seguirà il rifacimento dell’altro marciapiede, fronte banca, con l’ampliamento della rotatoria centrale. Nelle ultime due fasi del cantiere saranno realizzati i marciapiedi sul lato sud e sul lato nord di via della Villa di Livia e, in conclusione, si procederà con il completo rifacimento della pavimentazione dell’intera piazza, lavoro svolto in orario notturno per limitare le criticità sulla viabilità. Per tutte le altre fasi è previsto il solo restringimento di carreggiata o, dove necessario, il senso unico alternato regolato da semaforo. Salvo imprevisti, tutti i lavori si concluderanno entro i primi di agosto.
Ringraziamo l’ufficio di Supporto al Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo della Chiesa Cattolica con l’Assessorato e il Dipartimento ai Lavori Pubblici, per aver accolto la richiesta del Municipio XV per la riqualificazione di una delle principali piazze delle nostre periferie, come anche il nostro Ufficio Tecnico per seguire da vicino l’intera programmazione”.
Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati e l’Assessora Luigia Chirizzi.
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Comunicato stampa
Ricorre oggi, 6 marzo, il 25° anniversario della Legge 64/2001 che ha istituito il Servizio Civile Nazionale, segnando il passaggio dall’obbligo alla scelta volontaria e riconoscendo il ruolo delle donne nei processi di partecipazione civica e di costruzione della pace.
Per celebrare questo traguardo e tracciarne le sfide future si è tenuto ieri a Roma l’evento “Il valore della scelta: 25 anni di legge 64/2001. La pace si fa così” promosso dalla CNESC– Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova. Durante l’incontro si è ribadita la necessità di operare una svolta, valorizzando il ruolo del Servizio Civile come strumento fondamentale di difesa civile, non armata e nonviolenta, come sancito allora da quella legge e poi rafforzato in quella attuale.
A conclusione dell’evento è stato lanciato l’appello “LA PACE SI FA COSÌ. Il Servizio Civile chiama all’azione” per invitare enti, operatori volontari e operatrici volontarie a non restare neutrali di fronte a questa vera e propria normalizzazione della guerra e a farsi “difensori civici dei diritti umani”, promuovendo azioni e mobilitazioni concrete sui territori basate su tre pilastri:
1. Sensibilizzazione: per diffondere consapevolezza su pace, nonviolenza, difesa civile e diritto internazionale;
2. Azione: per realizzare iniziative nonviolente visibili e creative nelle comunità locali.
3. Formazione: per moltiplicare e mettere in rete percorsi strutturati con persone disponibili a diventare moltiplicatori di pratiche nonviolente e di pace positiva.
INTERVENTO DELLA PSICOANALISTA ADELIA LUCATTINI
Di Marialuisa Roscino
Lucattini: “Il passo importante è senz’altro quello di andare oltre il “capriccio”, “dal “sentimento” alla “strategia educativa. La pace è una “postura mentale”. Se un bambino impara che il dialogo è più efficace della forza, porterà con sé questa attitudine mentale nell’età adulta, influenzando la società intera”.
Educare alla pace sin dall’Infanzia, significa spiegare ai bambini, come sia importante anche accettare che il conflitto esista. Il segreto non è evitarlo, ma “abitarlo” con strumenti nuovi. Come diceva Maria Montessori: “Tutti parlano di pace, ma nessuno educa alla pace. Si educa alla competizione e questo è l’inizio di ogni guerra”.
In questa intervista, Adelia Lucattini spiega come “l’educazione alla pace non sia l’assenza di conflitto, ma la capacità di gestirlo. Insegnare a un bambino l’empatia significa fornirgli gli strumenti per comprendere l’altro prima di giudicarlo. Nel corso degli anni, la Scienza ha dimostrato come riconoscere le emozioni altrui non solo riduca l’aggressività naturale, ma sostituisca il “capriccio” con “la parola”, trasformando in tal modo, il confronto in crescita”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Dott.ssa Lucattini, oggi la Psicologia della Pace ci offre gli strumenti per trasformare l’educazione in un impegno significativo che inizia dall’infanzia, dove il seme del dialogo viene coltivato con la precisione di una scienza e la cura di una promessa, cosa ne pensa al riguardo?
La psicologia della pace ha oggi un ruolo fondamentale perché aiuta a comprendere i processi emotivi e relazionali che possono prevenire i conflitti e favorire relazioni cooperative. Promuovere capacità come empatia, comprensione dell’altro e gestione non violenta delle differenze significa costruire le basi della pace già nelle relazioni quotidiane.
Dal punto di vista psicoanalitico, la costruzione della pace nasce innanzitutto nella vita psichica dell’individuo. La capacità di riconoscere le proprie emozioni, tollerare la frustrazione e comprendere l’altro permette di trasformare l’aggressività in pensiero e dialogo. Promuovere queste competenze fin dall’infanzia significa porre le basi interiori di relazioni più pacifiche e di una cultura della convivenza.
La ricerca scientifica mostra sempre più chiaramente che i bambini e gli adolescenti possono essere protagonisti attivi nei processi di costruzione della pace ed evidenzia come lo sviluppo di competenze relazionali, l’ascolto delle prospettive dei giovani e l’apprendimento di abilità di peace-building a scuola e nella comunità siano elementi centrali per promuovere una cultura della pace fin dall’infanzia (Frontiers in Psychology,2025).
Cosa riferiscono, in particolare, gli studi psicoanalitici riguardo alla pace?
Gli studi psicoanalitici mostrano come le basi della pace si formino molto precocemente nella vita psichica del bambino. Fin dalle prime relazioni, l’esperienza di cura, protezione e continuità affettiva contribuisce a costruire quel sentimento di sicurezza e fiducia in sé stessi e negli altri che rende possibile sviluppare relazioni fondate sulla collaborazione e sul rispetto reciproco.
Nel solco della tradizione freudiana, Sigmund Freud, Melanie Klein e Donald Winnicott hanno messo in luce come l’aggressività, componente naturale della vita psichica, possa essere progressivamente trasformata attraverso le relazioni di cura in capacità di pensare le emozioni, riconoscere l’altro e costruire legami. In particolare, Anna Freud ha sottolineato il ruolo delle funzioni dell’Io e dell’ambiente educativo nel sostenere il bambino nel dare forma alle proprie emozioni e nel trovare modalità non distruttive di affrontare i conflitti.
Un esempio storico significativo fu l’esperienza delle War Nurseries realizzate a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale da Anna Freud insieme a Dorothy Burlingham. In questi asili, pensati per i bambini colpiti dai bombardamenti, fu possibile osservare come un ambiente affettivamente stabile e accogliente potesse contenere l’angoscia, proteggere lo sviluppo emotivo e aiutare i bambini a ritrovare fiducia nelle relazioni e nel futuro. In questa prospettiva, la pace non è solo un obiettivo sociale e politico nel senso profondo della “polis”, ma anche un processo psichico che prende forma nelle prime relazioni, quando il bambino sperimenta sicurezza affettiva, continuità di cura e comprensione emotiva, sviluppa più facilmente fiducia negli altri e capacità di affrontare i conflitti in modo costruttivo.
Crede sia importante spiegare a bambini e adolescenti, l’importanza di superare la logica che li porta a delle nette classificazioni: “amico/nemico” o “giusto/sbagliato”, per abbracciare invece, la complessità, uscendo in tal modo, “solo” dal proprio punto di vista?
Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare senso a ciò che provano e a trovare modalità più mature e dialogiche di affrontare i conflitti nelle relazioni.
Ricerche recenti sull’educazione alla pace mostrano che programmi realizzati nelle scuole possono ridurre i comportamenti aggressivi e favorire atteggiamenti di tolleranza, empatia e cooperazione tra pari, contribuendo a migliorare il clima relazionale nei gruppi di adolescenti (International Journal of Environmental Research and Public Health, 2024).
Perché secondo Lei è importante che in Famiglia e a Scuola, i bambini siano orientati a comprenderne l’importanza di costruire la pace sin dalla loro infanzia, superando i conflitti personali?
Durante l’infanzia e soprattutto nell’adolescenza, i ragazzi attraversano trasformazioni profonde che possono generare tensioni interiori e difficoltà nelle relazioni. In questa fase imparare a riconoscere e a esprimere le proprie emozioni diventa essenziale per non trasformare il disagio in aggressività o chiusura. La psicologia della pace aiuta bambini e adolescenti a dare significato a ciò che provano e a trovare modalità più mature di affrontare i conflitti, favorendo relazioni fondate sul dialogo e sul rispetto.
Un recente studio pubblicato su Educational Review (2025) conferma che i programmi di educazione alla pace nelle scuole promuovono cooperazione, responsabilità relazionale e capacità di gestire i conflitti nei gruppi dei pari, contribuendo a creare contesti educativi più sicuri e collaborativi.
Ritiene possa essere utile anche a Scuola favorire attività orientate alla pace, pensate accuratamente per i bambini?
La Scuola ha un ruolo molto importante nella costruzione della pace, soprattutto fin dalla prima infanzia. L’educazione è uno degli strumenti più efficaci per promuovere relazioni rispettose e capacità di affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Attraverso attività educative adeguate all’età, come il gioco cooperativo, l’ascolto reciproco e il rispetto delle regole condivise, i bambini imparano gradualmente a riconoscere l’altro, a gestire le tensioni e a sviluppare atteggiamenti di collaborazione.
L’educazione alla pace si fonda su alcuni principi fondamentali: la violenza ha sempre delle cause e può essere compresa; esistono alternative non violente ai conflitti; la pace è un processo che richiede impegno personale e relazionale; il conflitto fa parte della vita e può essere trasformato in occasione di crescita se viene riconosciuto e affrontato. In questa prospettiva, l’educazione alla pace è un percorso “olistico”, che coinvolge lo sviluppo affettivo, relazionale, sociale e culturale dei bambini e contribuisce alla costruzione di una cultura del rispetto e della responsabilità.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha più volte ricordato come pace e democrazia siano strettamente legate, sottolineando che la pace si costruisce ogni giorno attraverso il rispetto dell’altro, il dialogo e l’educazione delle nuove generazioni ai valori della convivenza civile: “Parlare di pace, oggi, non è astratto buonismo… è il più urgente e concreto esercizio di realismo”.
In questo senso, la scuola rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui i bambini possono imparare, fin dai primi anni di vita, che la pace non è qualcosa di scontato, ma un impegno quotidiano che nasce nelle relazioni e nella responsabilità verso gli altri.
E per gli adolescenti?
Costruire il concetto di pace negli adolescenti significa aiutarli a trasformare le tensioni e i conflitti tipici di questa fase della crescita in occasioni di maturazione nelle relazioni. Gli adolescenti hanno un forte senso di giustizia e un grande bisogno di riconoscimento: se sostenuti da adulti di riferimento – genitori, insegnanti ed educatori – possono imparare a esprimere queste spinte in modo responsabile, sviluppando rispetto, sensibilità verso gli altri e capacità di dialogo. La costruzione della pace diventa così un processo condiviso tra famiglia, scuola e società, che favorisce modelli relazionali più maturi e cooperativi.
Una ricerca pubblicata su Frontiers in Political Science (2025) evidenzia che i programmi educativi orientati alla pace e alla cooperazione aiutano gli adolescenti a sviluppare maggiore responsabilità nelle relazioni e a percepirsi come protagonisti attivi nel migliorare il clima sociale nei gruppi dei pari e nelle comunità scolastiche.
Quali consigli si dare a genitori ed educatori?
Favorire il dialogo nei conflitti. Quando nasce un litigio, aiutare i bambini a raccontare cosa è successo e a trovare insieme una soluzione;
Promuovere attività cooperative, ad esempio, giochi di squadra, lavori di gruppo o progetti comuni insegnano collaborazione e responsabilità condivisa;
Educare all’empatia, invitando i bambini a mettersi nei panni degli altri.
E ai giovani?
Studiare la storia: conoscere le guerre e i conflitti del passato aiuta a capire il valore della pace e le conseguenze della violenza;
Non credere a tutto ciò che circola sui social: verificare sempre le informazioni e imparare a riconoscere fake news e manipolazioni;
Ascoltare punti di vista diversi: confrontarsi con persone che hanno idee differenti aiuta a sviluppare rispetto e pensiero autonomo;
Impegnarsi nella propria comunità: partecipare ad attività scolastiche, culturali o di volontariato che promuovano collaborazione e responsabilità verso gli altri.
Comunicato stampa
L’Amministrazione comunale informa che, presso l’Ufficio pubbliche relazioni di piazza Falcone, è stato attivato il servizio del Facilitatore digitale. Un sostegno gratuito per tutti i cittadini, senza limiti di età, avviato per fornire assistenza sia nella creazione di account per i principali servizi digitali nazionali – come SPID, AppIO e CIE – sia per la risoluzione di eventuali problematiche, legate sia a piattaforme nazionali che a servizi comunali.
Fino al 30 aprile gli utenti potranno usufruire di una figura professionale competente in grado di fornire assistenza per l’espletamento di pratiche per le quali è necessaria l’identità digitale, come bonus affitti (entro il 20 marzo) o altre richieste amministrative.
Il Facilitatore digitale è presente presso l’Urp dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12. Negli stessi giorni è presente presso il Centro sociale di via Milano 35 dalle ore 16 alle 18.
Martedì e giovedì il servizio è attivo anche nelle ore pomeridiane dalle ore 16 alle 18. Per usufruire del servizio non è necessaria alcuna prenotazione.
Comunicato stampa
Mazzano Romano (RM) – Si comunica, nel rispetto dei diritti degli indagati (da ritenersi presunti innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento – indagini preliminari – fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile) e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito, che nella prima mattinata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Bracciano hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Tivoli, su richiesta della locale Procura della Repubblica a carico di tre persone.
In particolare, il provvedimento cautelare dispone per uno degli indagati la misura degli arresti domiciliari, per un secondo l’obbligo di dimora e, nei confronti del terzo, la misura interdittiva dai pubblici uffici. Gli stessi risultano gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di circonvenzione di incapace, indebito utilizzo di strumenti di pagamento, corruzione e turbata libertà degli incanti.
Il provvedimento cautelare segue a un’attività di indagine, sviluppatasi a partire dal mese di settembre 2024 e conclusasi a luglio del 2025, mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione che hanno consentito ai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Bracciano di ricostruire il piano attuato da un uomo, un italiano 74enne, il quale, assieme alla propria compagna e, con la complicità di un dipendente dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Roma, ha cercato di appropriarsi di un compendio immobiliare, e del relativo patrimonio, di una anziana, ultraottantenne. La donna, affetta da problemi fisici e psicologici, è stata costretta nel tempo a subire il depauperamento dei propri beni, nel tentativo della coppia di guadagnare approfittando della sua situazione di vulnerabilità.
L’attività di indagine ha preso avvio da una segnalazione dei servizi sociali e della Polizia Locale di Mazzano Romano che, nel settembre 2024, avevano rilevato una grave situazione di disagio della vittima. Le successive attività investigative, condotte dai Carabinieri della Compagnia di Bracciano, hanno consentito di individuare la figura di un tutore di fatto, avvicinatosi alla donna e progressivamente subentrato nella gestione delle sue finanze.
Il piano sarebbe stato realizzato mediante l’indebita occupazione di parte dell’immobile e dei terreni di proprietà della vittima, anche attraverso la predisposizione di falsi contratti di locazione. A tal fine l’indagato si sarebbe avvalso della collaborazione di persone di sua conoscenza, così da evitare interferenze e garantire l’attuazione del disegno criminoso.
Nel corso delle indagini è inoltre emerso come la coppia utilizzasse indebitamente le carte di credito della vittima e operasse sui conti correnti sui quali la donna percepiva la pensione e l’indennità di invalidità. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire circa 286 operazioni effettuate tra il 2022 e il 2025, per un importo complessivo di circa 80.000 euro.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’obiettivo degli indagati era quello di acquisire la proprietà dell’immobile della donna per avviare attività commerciali sui terreni e trarne profitto, con l’intento di procedere successivamente alla rivendita del compendio. L’operazione sarebbe stata realizzata con la complicità di un dipendente dell’IVG di Roma, parente della donna indagata, il quale avrebbe dapprima tentato di farsi assegnare la gestione del procedimento di vendita dell’immobile e, successivamente, fornendo informazioni non veritiere ai potenziali acquirenti e affiancando l’indagato nelle attività preliminari all’acquisto, avrebbe favorito l’aggiudicazione dell’asta a un prezzo sensibilmente inferiore a quello di mercato.
L’abitazione e i terreni di pertinenza risultavano sottoposti a procedura di esecuzione immobiliare per alcuni abusi edilizi non sanati; circostanza rispetto alla quale l’indagato principale sosteneva di essere in possesso della documentazione utile alla loro regolarizzazione.
