Riceviamo e pubblichiamo
Ieri la Commissione Attività Produttive del Consiglio Comunale ha riunito sindacati e associazioni di categoria per fare il punto sulla vicenda TVN e sulle sue ricadute sull’economia e sull’occupazione del territorio. Un confronto voluto dall’amministrazione comunale, che ha messo intorno allo stesso tavolo le rappresentanze del lavoro e dell’impresa per ragionare insieme su una situazione che non può essere lasciata ulteriormente nel dubbio.
Il primo elemento che emerge con forza è il clima di incertezza che si è prolungato nel tempo fino a diventare esso stesso un danno. Prima la chiusura, poi la marcia indietro, poi lo spegnimento, poi il mantenimento in riserva, infine, agganciata al decreto bollette, l’ipotesi di prorogare il carbone fino al 2038. Ogni annuncio ha rimescolato le carte senza produrre una decisione stabile.
Il risultato è che un territorio che avrebbe la forza e gli strumenti per programmare il proprio futuro industriale non può farlo: le imprese non investono, i lavoratori non traguardano il futuro. Il Governo in mesi di annunci contraddittori che si susseguono senza produrre una decisione stabile rischia di far pagare un prezzo altissimo a un territorio che in questo modo non riesce a programmare il proprio futuro.
A pagare il prezzo più alto nell’immediato potrebbero essere i lavoratori di Minosse, che lavorando alla movimentazione del carbone rappresentano la componente più fragile dell’intera filiera e i primi che potrebbero soccombere al cambiamento di scenario.
Per questo il Sindaco si è impegnato a richiedere l’apertura di un tavolo specifico sulla vertenza, perché quella categoria non può essere lasciata sullo sfondo di una discussione più generale: merita risposte in tempi certi. A loro rischiano di aggiungersi tutti i lavoratori dell’indotto, un tessuto produttivo che da anni orbita attorno alla centrale e che senza risposte concrete rischia di essere travolto.
L’ipotesi del carbone al 2038 è stata da tutti respinta con nettezza: è una prospettiva anacronistica, da rigettare senza esitazioni. Non regge di fronte agli impegni europei sulla decarbonizzazione, non regge di fronte alla storia di una comunità che ha già pagato decenni di servitù energetica, e non regge di fronte alle opportunità concrete che questo territorio ha già introdotto e che potrebbero essere contenute nelle proposte pervenute alla manifestazione d’interesse promossa dal MiMIT.
Prorogare il carbone, non tutela il lavoro: lo congela, scaricando sulle generazioni future un problema che va affrontato adesso. Non convince affatto neanche la riserva fredda: lasciare la centrale in stand-by indefinito non è una soluzione, è un altro modo per non decidere, che prolunga l’incertezza senza offrire al territorio alcuna prospettiva concreta di sviluppo.
Nei prossimi giorni il sindaco incontrerà la commissaria straordinaria del Governo per la transizione, la vicepresidente della Regione Lazio Roberta Angelilli e i rappresentanti di Invitalia per avviare una ricognizione puntuale delle aree che possono formare il nuovo perimetro della zona industriale. L’obiettivo è insediare le proposte più concrete tra le 52 pervenute nell’ambito della manifestazione d’interesse promossa dal MiMIT, negli spazi già da tempo individuati dall’Amministrazione Comunale: imprese che hanno già dichiarato la propria volontà di investire nelle aree del territorio di Civitavecchia.
Occorre trasformare le manifestazioni d’interesse in insediamenti reali, in contratti di lavoro, in un modello produttivo che non dipenda più dal fossile ed ambientalmente sostenibile. Dal confronto odierno viene riconfermato che si porterà all’attenzione della commissaria ad acta la richiesta di procedere intanto allo smantellamento di uno dei quattro gruppi della centrale di TV Nord, anche in tempi rapidi, per garantire continuità lavorativa nell’immediato.
La prospettiva entro cui si muove l’Amministrazione e su cui associazioni sindacali e datoriali convergono è però una su tutte: l’uscita dal fossile, come condizione necessaria e non negoziabile per costruire il futuro di Civitavecchia.


