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Marco Crocicchi, sindaco di Bracciano
Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
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Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto della sottoscrizione definitiva, avvenuta il 10 luglio 2026, del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie per gli anni scolastici 2025/2026, 2026/2027 e 2027/2028, siglato tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le Organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Istruzione e Ricerca. Contestualmente è stata pubblicata la nota ministeriale n. 18007 del 10 luglio 2026, contenente le istruzioni operative per la presentazione delle istanze. I docenti con contratto a tempo indeterminato, appartenenti a tutti gli ordini e gradi di scuola, potranno presentare domanda esclusivamente tramite la piattaforma Istanze OnLine dalle ore 15.00 del 10 luglio 2026 alle ore 23.59 del 23 luglio 2026.
Il CNDDU ritiene che la disciplina della mobilità annuale costituisca uno degli ambiti nei quali l’Amministrazione scolastica è chiamata a realizzare un equilibrato bilanciamento tra valori di rango costituzionale: la tutela dell’unità familiare, la protezione delle persone con disabilità e delle situazioni di particolare fragilità, il buon andamento della pubblica amministrazione e la valorizzazione della professionalità del personale docente. Tale equilibrio discende dai principi di ragionevolezza, imparzialità e proporzionalità che devono orientare ogni scelta amministrativa e contrattuale incidente sulla vita lavorativa dei dipendenti pubblici.
È proprio sotto quest’ultimo profilo che il CNDDU manifesta profonde perplessità. Anche nell’attuale disciplina contrattuale continuano a non assumere alcuna rilevanza il servizio prestato, l’anzianità professionale maturata, i titoli culturali e accademici, la formazione permanente, le competenze certificate, la partecipazione a percorsi di ricerca educativa, le attività di innovazione metodologica, la progettazione didattica e il contributo offerto al miglioramento dell’offerta formativa. Tutti elementi che qualificano il profilo professionale di un docente e che rappresentano il risultato di anni di studio, aggiornamento e impegno al servizio della scuola pubblica.
Una simile impostazione appare difficilmente conciliabile con il principio del buon andamento sancito dall’articolo 97 della Costituzione, che impone alla pubblica amministrazione di perseguire l’efficienza e la qualità dell’azione amministrativa anche attraverso la valorizzazione delle competenze e delle professionalità. Se la qualità dell’istruzione rappresenta un interesse pubblico primario, non appare coerente che, nelle procedure di mobilità annuale, l’esperienza professionale e il percorso di crescita culturale del personale docente siano completamente esclusi da qualsiasi forma di valutazione.
Il CNDDU ribadisce che le tutele previste dalla legge n. 104 del 1992 costituiscono una conquista irrinunciabile dello Stato sociale e trovano pieno fondamento negli articoli 2, 3, 32 e 38 della Costituzione. Nessuna riflessione può e deve mettere in discussione tali diritti. Tuttavia, il riconoscimento di prerogative fondamentali non dovrebbe comportare l’automatica cancellazione di ogni altro criterio idoneo a valorizzare il merito e la professionalità. Un sistema realmente equo è quello che riesce a contemperare interessi costituzionalmente rilevanti senza azzerare il valore dell’impegno professionale.
Non può essere ignorata la condizione di migliaia di insegnanti che hanno prestato servizio per molti anni lontano dai propri affetti, affrontando notevoli sacrifici personali ed economici, investendo nella formazione universitaria e specialistica, conseguendo ulteriori titoli culturali, promuovendo progetti innovativi, partecipando a percorsi di ricerca educativa e contribuendo concretamente alla crescita delle proprie comunità scolastiche. È difficile spiegare a questi docenti perché tutto ciò non assuma alcun rilievo nelle procedure di mobilità annuale, mentre la qualità della loro professionalità continua a essere richiesta e valorizzata ogni giorno all’interno delle istituzioni scolastiche.
Da sempre il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sostiene che la cultura dei diritti debba procedere insieme alla cultura della responsabilità. Diritti e merito non sono principi contrapposti, ma valori complementari che trovano la loro sintesi nel principio di giustizia sostanziale. Una pubblica amministrazione moderna non può limitarsi a garantire le necessarie tutele sociali, ma deve anche saper riconoscere e valorizzare il capitale umano, le competenze e il percorso professionale di coloro che operano al servizio dello Stato.
Il CNDDU esprime pertanto una ferma contrarietà nei confronti di un sistema che continua a escludere qualsiasi forma di riconoscimento dell’esperienza professionale, della formazione continua e dell’impegno culturale dei docenti. Una simile impostazione rischia di alimentare demotivazione, sfiducia nelle istituzioni e disaffezione verso quei percorsi di aggiornamento che lo stesso Ministero promuove come strumenti essenziali per l’innovazione della didattica. Non è coerente chiedere agli studenti di credere nel valore dello studio, dell’impegno e del merito se, parallelamente, tali principi non trovano adeguata applicazione nelle procedure che disciplinano la vita professionale degli insegnanti.
Per queste ragioni il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge un forte appello al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché promuova una revisione dell’attuale impianto della mobilità annuale, introducendo criteri che, nel pieno rispetto delle tutele previste dall’ordinamento per le persone con disabilità, per le situazioni di fragilità e per l’unità familiare, attribuiscano un adeguato riconoscimento anche al servizio prestato, ai titoli culturali, alla formazione certificata, all’aggiornamento professionale e al contributo offerto dai docenti all’innovazione del sistema scolastico. Il merito non può essere un principio evocato esclusivamente nei confronti degli studenti o richiamato nelle dichiarazioni programmatiche: deve tradursi in un criterio concreto di giustizia amministrativa capace di restituire dignità alla professionalità docente. Solo così sarà possibile costruire una scuola autenticamente fondata sui principi costituzionali di equità, imparzialità, responsabilità e valorizzazione delle competenze, rafforzando la fiducia del personale scolastico nelle istituzioni e la credibilità dell’intero sistema educativo.
Prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
Riceviamo e pubblichiamo
Dopo il successo degli appuntamenti ospitati a Tarquinia, l’Etruria Musica Festival conferma il proprio percorso di crescita e torna anche quest’anno a fare tappa a Montalto di Castro. La XXIII edizione della rassegna, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Montalto di Castro, organizzata dall’Associazione Culturale Musicale SoundGarden e dal Mac Lab, con il sostegno della Regione Lazio, porterà quattro concerti a Montalto Marina, trasformando il Molo del fiume Fiora in un suggestivo palcoscenico affacciato sul mare.
Un luogo unico, sospeso tra il blu del Tirreno e il profilo della costa, dove il pubblico potrà vivere la musica praticamente circondato dall’acqua. Un contesto capace di rendere ogni concerto un’esperienza immersiva, in cui il tramonto, la brezza marina e le note dei protagonisti del festival si fondono in un’atmosfera particolarmente evocativa.
Il programma prenderà il via il 24 luglio, alle 21.30, con il concerto del sassofonista Javier Girotto e del fisarmonicista Vince Abbracciante, protagonisti di un dialogo musicale tra jazz, tango e sonorità mediterranee. Il giorno successivo, 25 luglio, salirà sul palco il Lorenzo De Finti Quartet, formazione composta da Lorenzo De Finti al pianoforte, Stefano Dall’Ora al contrabbasso, Alberto Mandarini alla tromba e Marco Castiglioni alla batteria, con un repertorio che unisce scrittura contemporanea e improvvisazione jazzistica.
La rassegna riprenderà il 10 agosto con il Nico Gori Trio, formato da Nico Gori al clarinetto e sassofono, Ellade Bandini alla batteria e Francesco Pierotti al contrabbasso. Un incontro tra tre musicisti di assoluto rilievo, capaci di attraversare con naturalezza il jazz tradizionale e quello contemporaneo. Gran finale l’11 agosto con il recital per pianoforte solo di Jacopo Mai, che chiuderà il cartellone con una serata dedicata all’espressività del pianoforte in uno degli scenari più affascinanti del litorale laziale.
Tutti i concerti si svolgeranno alle 21.30 presso il Molo del fiume Fiora, con ingresso libero.
La tappa di Montalto di Castro rappresenta la naturale estensione di un progetto culturale che, anno dopo anno, amplia il proprio raggio d’azione mantenendo elevata la qualità artistica e la capacità di valorizzare luoghi di particolare fascino.
L’Etruria Musica Festival è promosso dal Comune di Montalto di Castro, attraverso l’Assessorato al Turismo e agli Eventi, ed è organizzato dall’Associazione Culturale Musicale SoundGarden insieme al Mac Lab, con il sostegno della Regione Lazio. Una collaborazione che contribuisce a consolidare la manifestazione come uno degli appuntamenti musicali più significativi dell’estate nel territorio dell’Alto Lazio, capace di coniugare grandi interpreti, paesaggio e valorizzazione culturale.
Una buona notizia per lo sport giovanile del nostro territorio. Ai Campionati Italiani Fidal U20 di lancio del martello, disputati a Caorle (Ve) il 4/5 luglio 2026, Celeste Zanna, tesserata per ACSI Futuratletica, ha conquistato il titolo nazionale con un lancio da 54,19 metri, imponendosi su Emma Veronese (Fiamme Oro Padova) e Martina Ricci (Atl. Pietrasanta Versilia).

Con questo prestigioso risultato, Celeste Zanna conferma di essere una delle martelliste più in crescita del panorama giovanile italiano, nonostante il grave infortunio che lo scorso anno le aveva impedito di partecipare ai Campionati Italiani U20 di Grosseto: la rottura del perone, avvenuta al penultimo lancio dell’ultimo allenamento a Cerveteri, l’aveva costretta a una operazione e a una lunga riabilitazione.

Costretta a rimanere lontana dalle gare per diversi mesi, la giovane atleta è tornata in pedana con determinazione, aggiudicandosi a Mariano Comense il titolo invernale dei lanci lunghi. Dopo aver superato quel difficile periodo in cui sembrava tutto perduto, grazie alla tenacia che la contraddistingue, è riuscita a confermarsi campionessa italiana under 20.

Un risultato che certifica la continuità di rendimento e la capacità di gestire appuntamenti di alto livello, ricordando che due anni fa aveva partecipato ai Campionati Europei di Banská Bystrica, in Slovacchia, con la nazionale under 18.
L’obiettivo dichiarato è ora quello di raggiungere la soglia dei 60 metri, riferimento tecnico di livello assoluto per la categoria: un traguardo che confermerebbe ulteriormente la solidità del suo percorso di crescita.
Il nostro giornale L’agone continuerà a seguire il cammino sportivo di Celeste Zanna, atleta del territorio che ha già dimostrato di saper competere ai massimi livelli giovanili e che continua a migliorarsi gara dopo gara. Le sue prestazioni, unite alla stabilità dei risultati, la rendono una delle figure più interessanti dell’atletica italiana under 20.
Lorenzo Avincola redattore L’agone
Comunicato stampa
In un’epoca in cui l’arte sembra inseguire il clamore delle metropoli, l’artista Viviana Ravaioli ha scelto da qualche anno la provincia come luogo di lavoro e di pensiero. Da Bracciano, dove vive, e da Anguillara Sabazia, dove insegna Scultura al Liceo Artistico “Luca Paciolo”, porta avanti una ricerca che sfugge alle categorie tradizionali: scultura, architettura, paesaggio, parola, luce. Tutto confluisce in un’unica visione, che lei stessa definisce SculturArchitettura: una forma d’arte totale che non si limita a essere osservata, ma si attraversa, si abita, si vive.
Il suo lavoro nasce da un’idea semplice e radicale: l’arte non deve imporsi, ma dialogare. È il principio che guida i suoi progetti, tra i quali “Ponte” ispirato al salto di un delfino. Non un’infrastruttura monumentale, ma un gesto di grazia che unisce due rive e accompagna lo sguardo del passante verso il paesaggio circostante (è inserito all’interno di una tesi sperimentale della Facoltà di Architettura a Valle Giulia, nella quale la Ravaioli è stata cultore della materia collaborando con la storica dell’architettura Luciana Finelli).
Il Ponte integra l’antico e il contemporaneo senza contrasti, secondo una convinzione che per Ravaioli è centrale: l’arte di oggi deve interagire con la bellezza del passato, non oscurarla.
La stessa apertura si ritrova nelle sue incursioni nel digitale, ed anticipandolo concettualmente, nel metaverso. Le sculture sono forme che esistono come “utopie realizzate” e mettono in scena cicli di fine e rinascita. Materia intangibile, ma non per questo meno viva: un paradosso che l’artista affronta con naturalezza, come se la scultura possa continuare a respirare anche quando perde peso e consistenza.
Anche la luce, elemento fondamentale per l’arte, nelle sue opere, non è un elemento esterno ma una componente strutturale. Non si tratta di orientare la scultura verso il sole, ma di generare una luce interna, una presenza che diventa parte dell’opera stessa. È un modo di intendere la forma come organismo, non come oggetto.
Questa visione attraversa anche i lavori legati alla memoria e alla riflessione civile. Ravaioli è stata, circa trenta anni fa, tra i primi artisti italiani a esporre al Parlamento Europeo a Bruxelles, con opere dedicate all’Europa. Tra queste una in particolare “Sans Papier” riflette sulla condizione del clandestino: un foglio che sfugge nel vento lasciandosi alle spalle una prigione metaforica dove è condannato il Sans Papier in cerca di identità. Un tema affrontato con la stessa intensità lo ritroviamo nel suo ricordo del bombardamento di Dresda: “Pentalia” è una scultura in corten che evoca un cuneo, un chiodo della Croce che sembra scorticare il metallo come le bombe al fosforo che penetrarono e distrussero la città barocca tedesca radendola al suolo. Ma, a ben guardare, la forma della scultura ricorda anche una cazzuola, lo strumento elementare della costruzione: distruzione e ricostruzione convivono nella stessa struttura.
Il rapporto con la morte è al centro di “Ipogeo”, la “Città dei morti”, una spirale che ricorda una zigurat rovesciata. L’opera non si eleva verso il cielo, ma scende nel terreno: dalla luce esterna si entra nell’auditorium, poi negli spazi di servizio, fino a giungere alla cappella nel punto più profondo, quello più lontano dal cielo, ma più vicino alle viscere della terra. Una catabasi che segue il ritmo del battito cardiaco luminoso riportato nel piano di calpestio, unica parte dell’opera visibile dall’esterno, un movimento che parla di vita mentre affronta il tema della morte.
Accanto alla materia, c’è la parola. Una sua opera, tra le altre, “Resurrectio” ha evocato alla scultrice un testo poetico, una sorta di preghiera, tradotto in logudorese (a ricordare una parte delle sue origini) è divenuto “In Sinu” (Grembo) inserito nel docufilm “Eresias” prodotto dalla sede RAI Sardegna in collaborazione con la sede RAI di Milano.
Il suo omaggio a Matera, “Sasso del XXI Secolo”, nasce in una cavità naturale della gravina materana, trasformata in occhio: una cavità orbitale con un globo trasparente (la sculturarchitettura pensata per osservare ed essere osservata) dal quale sgorga una linea di acqua fonte di vita.
In tutte queste opere ritorna un’idea chiave: la scultura non deve essere un oggetto immobile. Un’opera “unica”, compressa, dominata dall’uomo, è un’opera morta. La scultura deve cambiare, offrire prospettive diverse, essere smontabile, trasformabile, viva. La bellezza non è solo forma, ma senso e significato.
Il lavoro di Viviana Ravaioli è riconosciuto dalle istituzioni italiane e straniere, tra le altre una sua opera è presente nella “Collezione Farnesina”.
Da Bracciano l’arte di Viviana Ravaioli si muove come un organismo vivo. Non si impone, ma accompagna, dialoga e, soprattutto, non smette mai di trasformarsi in un continuo divenire.
Riccardo Agresti
Riceviamo e pubblichiamo
Comunicato stampa
Il Partito Democratico di Civitavecchia esprime apprezzamento per il lavoro che l’Assessore ai Lavori Pubblici Patrizio Scilipoti sta portando avanti in uno dei settori più complessi dell’azione amministrativa.
Parlare di lavori pubblici significa parlare della vita concreta della città: strade, marciapiedi, scuole, illuminazione, edifici comunali, impianti sportivi, sicurezza, manutenzioni, cantieri, progettazioni e ricerca di finanziamenti.
È un lavoro spesso poco appariscente, fatto di procedure, verifiche, pareri e tempi tecnici. Ma è proprio su questo terreno che si misura la capacità di un’amministrazione di dare continuità, metodo e concretezza alla propria azione.
In questi mesi l’Assessorato ha seguito una mole rilevante di interventi e procedimenti, su ambiti diversi della città: dalla viabilità alla pubblica illuminazione, dall’edilizia scolastica agli stabili comunali, dagli impianti sportivi alla messa in sicurezza di spazi e strutture pubbliche.
Un lavoro che lo stesso Assessore Scilipoti ha più volte ricondotto anche alla professionalità, alla competenza e allo spirito di sacrificio degli uffici comunali. È giusto riconoscerlo: senza il lavoro quotidiano e spesso silenzioso degli uffici, nessuna programmazione amministrativa potrebbe tradursi in atti, cantieri e risultati concreti.
Naturalmente nessuno pensa che ogni criticità sia già stata risolta. Civitavecchia presenta ancora problemi che i cittadini conoscono bene e che richiederanno tempo, risorse e ulteriore impegno.
Proprio per questo è importante distinguere tra la legittima richiesta di fare sempre meglio e la negazione del lavoro svolto. Una buca, un marciapiede, una strada o un intervento ancora da completare non cancellano la necessità di guardare al quadro complessivo: una città complessa va curata ogni giorno, con programmazione, priorità e capacità amministrativa.
Il Partito Democratico riconosce nell’azione dell’Assessore Scilipoti un metodo serio: meno annunci, più lavoro; meno propaganda, più programmazione; meno ricerca della visibilità immediata, più attenzione alla concretezza degli interventi.
Per noi i lavori pubblici non sono soltanto opere materiali. Sono cura della città, rispetto per chi la vive ogni giorno, attenzione alle scuole, ai quartieri, allo sport, alla sicurezza e al patrimonio pubblico.
Il PD Civitavecchia sostiene quindi con convinzione il lavoro dell’Assessore Patrizio Scilipoti, degli uffici comunali e di tutte le professionalità impegnate quotidianamente in un settore decisivo per la qualità della vita della comunità.
Partito Democratico – Circolo di Civitavecchia
Si è tenuta sabato quattro luglio l’inaugurazione di un nuovo centro antiviolenza nel paese di Trevignano Romano, tra le mura discrete della biblioteca comunale con una sala dedicata a tutte le donne e in genere a tutte le persone che sono vittime di una violenza e hanno bisogno di aiuto. La sala chiamata “l’angolo delle parole” è piccola ma accogliente ed è dedicata proprio all’ascolto con personale specializzato attivo in presenza tutti i mercoledì dalle 15:00 alle 18:00, inoltre vi sono dei quadri molto significativi dell’artista Tania Buonfrisco che sanno cogliere il dramma e la sofferenza che spesso accompagnano queste realtà. Moderatrice Claudia Soccorsi Responsabile della Biblioteca, ha introdotto i lavori e presentato i partecipanti.
Presenti all’evento c’erano il vicesindaco Luca Galloni, la sindaca Claudia Maciucchi , l’assessore alle politiche sociali Viola Catena, il Presidente Giovanni Furgiuele dell’Associazione L’agone nuovo e per l’associazione AMALEI ideatrice del progetto Cinzia Spaccatrosi. L’associazione nasce nel 2015 attraverso l’unione di più volontari, si occupa di vittime di genere di aiuto e anche di prevenzione, di minori in difficoltà e di assistenza legale e psicologica. L’associazione AMALEI è attiva anche nelle scuole facendo formazione per i ragazzi.
Riportiamo una dichiarazione del vicesindaco di Trevignano Luca Galloni in merito a questa iniziativa:
“Oggi inauguriamo questo spazio nuovo che non è solo uno sportello ma una nuova possibilità per le persone e in particolare le Donne e nel quale potersi muovere accolte,ascoltate, con una forte presenza. Ecco credo che il tema della presenza sia importante perché la politica fa il giusto lavoro per la comunità che amministra quando non rincorre il consenso e non si misura con la forza delle parole, ma piuttosto con la capacità di ascoltare facendosi presenza, e questo sportello che inauguriamo oggi è questo. Quindi un grazie profondissimo all’associazione AMALEI e a tutti i volontari che daranno a questo luogo anima.”
Si riporta la dichiarazione dell’assessore alle politiche sociali Viola Catena:
“L’angolo delle parole è molto più di un servizio. È un segnale concreto di cura, accoglienza e responsabilità collettiva. Questo spazio ha il potere di rompere l’isolamento e restituire dignità e speranza a donne che spesso non sanno a chi rivolgersi. Significa inoltre costruire una comunità più attenta e solidale, dove la cultura si traduce in supporto concreto e dove lo spazio pubblico si apre alla protezione dei più fragili. Per le donne che bussano, per le loro famiglie e per l’intera città, questo servizio può fare la differenza, tra il silenzio e la possibilità di ricominciare.
La sindaca di Trevignano Romano Claudia Maciucchi ha espresso grande soddisfazione per un progetto atteso da anni sottolineando l’importanza di contrastare una piaga come la violenza di genere. Ha evidenziato come la biblioteca sia il luogo ideale per lo sportello poiché permette un accesso privo di stigma e di paura che si potrebbe provare recandosi in altre strutture specializzate. L’assessore alle politiche sociali Viola Catena rimarca l’obiettivo principale dello sportello ovvero di non far sentire sole le persone. Il vicesindaco Luca Galloni ricorda gli esordi della biblioteca un tempo chiusa ed oggi diventata un presidio culturale e sociale attivo.
La presidente dell’associazione AMALEI parla di come sia nata l’associazione ovvero da un’intuizione avuta per una tesi di laurea poi diventata un progetto concreto.
Il centro di accoglienza si trova quindi presso la biblioteca comunale di Trevignano in via degli Asinelli ,10, i contatti WhatsApp ed email sono i seguenti 3518856748 e associazione.amalei@gmail.com. Concludiamo con una dichiarazione della sindaca Claudia Maciucchi in merito a questo progetto:
“Oggi abbiamo inaugurato qui a Trevignano Romano l’angolo delle parole che è un punto d’Incontro per tutte quelle donne che si trovano In difficoltà. Come amministrazione siamo veramente orgogliosi di questa Iniziativa grazie anche all’associazione con cui abbiamo collaborato.”
Ilaria Morodei Redattrice L’agone