Blog Pagina 184

I CARTONI ANIMATI GIAPPONESI ANNI 80 E 90 E IL CERIMONIALE

Comunicato stampa

Noi che siamo cresciuti in quegli anni il pomeriggio aveva un rito sacro, merenda in mano e posizione tattica davanti al televisore a tubo catodico a guardare i cartoni giapponesi che conquistarono l’Italia.

Gli Anime, non sono stati semplici “disegni animati”, ma un fenomeno di massa che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni.

Ogni cartone trasmesso era un filone narrativo che accontentava ogni tipo di pubblico,

si passava dallo sport e sacrificio con tanto di sudore, lacrime e leggi della fisica totalmente ignorate con Holly e Benji (chi non ha mai provato a fare la “catapulta infernale” o un tiro che deformava il pallone) passando per Mila e Shiro ed il ring dell’Uomo Tigre,

al romanticismo e la vita quotidiana con storie d’amore tormentate e triangoli amorosi che farebbero invidia alle moderne Soap Opera come kiss Me Licia e  Giorgie,

poi l’avventura ed il fantastico con Ken il Guerriero ed il suo mondo post apocalittico, i Cavalieri dello Zodiaco con il linguaggio epico ha insegnato la mitologia a milioni di bambini e Dragon Ball con Goku e compagni che hanno introdotto il “livello di combattimento” e le trasformazioni iconiche (il Super Sayan)

per non parlare delle ragazze Magiche con Sailor Moon su tutti dove sdoganano lo schema della “maghetta” classica e diventano delle vere e proprie “salvatrici della patria”

e non si possono non citare i vari Robot da combattimento sempre pronti a difendere la terra da tutti gli invasori possibili ed immaginabili.

Socialmente, a differenza della programmazione attuale, divisa su mille piattaforme streaming,   la visione degli anime di quegli anni grazie alle reti come italia 1 (bim bum bam)  può essere vista come esperienza collettiva che ha permesso a milioni di persone di vedere lo stesso episodio alla stessa ora creando un linguaggio comune fatto di sigle indimenticabili e discussioni (considerate come scambio di opinioni) tra bambini nelle mattinate scolastiche.

Per concludere, quella tipologia di cartoni ha dimostrato di essere molto più di un semplice intrattenimento per bambini, anzi erano storie di formazione, epopee spaziali e drammi umani che hanno formato la sensibilità di un intera generazione, insegnandoci che con l’impegno ed un pizzico di energia cosmica nessuna sfida è impossibile e forse proprio per questo che ogni volta che sentiamo le prime note di una vecchia sigla torniamo a rimembrare le vecchie puntate ed a sentirci di nuovo un po’ eroi.

Giacomo MONDINI

IL CERIMONIALE

Con il Vocabolo “cerimoniale” s’intende in generale il “complesso delle norme e procedure, scritte o tradizionali, che presiedono alla celebrazione di un atto solenne, avente carattere civile o religioso, o che sono imposte in determinati ambienti e circostanze (per es. nei rapporti ufficiali tra stati, in visite ed incontri diplomatici, in manifestazioni politiche” (cit. Treccani)

Il cerimoniale è spesso percepito come un insieme di regole “superflue”, come fossero un retaggio di tempi passati fatto di “inchini” e formalismi, ma in realtà, tutto ciò risulta essere l’esatto contrario, infatti è il sistema “operativo” della convivenza civile, diplomatica ed istituzionale.

Nello specifico, senza un codice condiviso di comportamento, la comunicazione tra Stati, istituzioni e persone diventerebbe un  “caos imprevedibile”.

Pertanto il cerimoniale non è una “semplice etichetta” (che riguarda il comportamento individuale), ma bensì un complesso di norme che regolano lo svolgimento di cerimonie pubbliche per la vita relazionale tra autorità.

Tra le varie casistiche il cerimoniale stabilisce:

  • l’Ordine di precedenza che è considerato il cuore del sistema in quanto stabilisce l’ordine gerarchico tra le cariche. In Italia è regolato dal D.P.C.M. del 14 aprile 2006, che divide le cariche in categorie e classi;
  • la Territorialità, in considerazione che le regole cambiano a seconda di “chi ospita chi”, è opportuno sapere che nonostante il padrone di casa ha sempre un ruolo centrale, deve cedere l’onore della destra all’ospite di maggior riguardo.
  • il posizionamento delle Bandiere, che non sono solamente semplici decorazioni, la loro posizione (a destra o al centro), l’ordine di esposizione e lo stato (es. mezz’asta in segno di lutto) comunicano sempre messaggi immediati;
  • linguaggio Istituzionale che si fonda su alcuni concetti cardine che permettono alle Istituzioni di “parlarsi” senza malintesi;
  • l’uso delle onorificenze e le modalità di accoglienza.

Tutto questo con lo scopo principale di evitare il “conflitto” definendo a priori chi siede dove e chi parla per primo eliminando ogni ambiguità legata al potere ed al prestigio.

Il cerimoniale non è unico, ma si declina in base al contesto:

  • Cerimoniale di Stato, il quale regola la vita della Repubblica, le visite dei Capi di Stato e di Governo e le feste nazionali;
  • Cerimoniale diplomatico che disciplina i rapporti tra Stati e Organizzazioni Internazionali (basato sulla convenzione di Vienna del 1961);
  • Cerimoniale Militare che consente lo svolgimento di ogni manifestazione pubblica nel campo delle relazioni ufficiali;
  • Cerimoniale Ecclesiastico volto alla gestione della complessa gerarchia della Chiesa e le funzioni religiose;
  • Cerimoniale Aziendale il quale si applica nel business per gestire meeting, firme di contratti e relazioni con gli stakeholder.

Nel mondo attuale, dominato dai social media e dall’informazione rapida, si potrebbe pensare che il cerimoniale sia “morto” invece, l’importanza è aumentata  soprattutto perché con la sua “comunicazione non verbale” a volte esprime di più rispetto ad un comunicato stampa. (es. in un incontro tra due leader mondiali, una stretta di mano o la disposizione dei posti possono comunicare più di quanto possa sembrare)

Infine, seguire il cerimoniale significa riconoscere l’importanza dell’altro e, al contempo ribadire la dignità dell’Istituzione che si rappresenta, come ad esempio nei momenti di tensione diplomatica, seguire il protocollo permette comunque un dialogo anche quando i rapporti politici sono ai minimi termini.

Per concludere il cerimoniale non serve a creare barriere ma a costruire ponti. in quanto permette culture e poteri diversi di interagire con ordine, misura e soprattutto rispetto reciproco.

Giacomo MONDINI

Stronati: “Oggi è stato il mio ultimo giorno in Consiglio comunale”.

Comunicato stampa

È una frase che fa un grande effetto scriverla. Dopo tanti anni di impegno, incontri, confronti accesi e tanti momenti condivisi con voi, si chiude per me un percorso importante nella vita amministrativa della nostra bella città.
Ho scelto di non ricandidarmi alle prossime elezioni. È una decisione maturata con serenità, ma anche con un nodo alla gola per l’emozione. In questi anni ho cercato di svolgere il mio ruolo con scrupolo, impegno e sensibilità, mettendo sempre al centro l’interesse collettivo e, in modo particolare, i temi ambientali che per me non sono mai stati solo una delega (all’epoca del mio assessorato) o un argomento politico, ma una responsabilità profonda verso il futuro.
Se ho commesso errori, vi chiedo sinceramente scusa. So però di aver sempre agito con coscienza, rispetto e dedizione. 
Grazie a tutte e a tutti voi che mi avete sostenuto, incoraggiato, criticato quando serviva e accompagnato in questo percorso. Senza di voi nulla avrebbe avuto lo stesso valore.
Il mio impegno però non finisce qui, perché come sapete la politica mi scorre nelle vene.
Faccio parte del coordinamento della lista AVS che si presenterà alle prossime elezioni con una squadra completamente nuova, composta da 16 persone, con 3 under 30, 9 donne e 7 uomini.
Un gruppo che rappresenta energie fresche, competenze e passione, e in cui credo molto.
Continuerò al loro fianco cercando di trasferire ciò che ho imparato. Ci siamo dati l’obiettivo di “essere gruppo piuttosto che singoli”, un modo diverso di collaborare per il bene della nostra comunità ma con lo stesso spirito di sempre.
Grazie di cuore per questo importante pezzo di strada fatto insieme.
Enrico Stronati
PS: domenica, a partire dalle 17.30, sarò al Marchione per l’apertura della campagna elettorale della coalizione Uniti per cambiare per Alberto CIVICA Sindaco.

 

Docufilm dedicato a Giulio Regeni al teatro Delia Scala di Bracciano

Dal profilo Facebook del sindaco di Bracciano

Sabato alle ore 18:30 il Comune di Bracciano proietterà il docufilm dedicato a Giulio Regeni al Teatro Delia Scala in via delle Ferriere.
Mentre il Governo sceglie di negare il finanziamento pubblico a un’opera che racconta una delle vicende più gravi e dolorose della nostra storia recente, noi scegliamo di stare dalla parte della 𝗩𝗘𝗥𝗜𝗧𝗔’, della 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 e della 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔.
La storia di Giulio Regeni non è una pagina scomoda da nascondere. È una ferita ancora aperta per l’Italia e un richiamo forte ai valori della 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔, dei 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗜 𝗨𝗠𝗔𝗡𝗜 e della dignità delle persone.
Quando la 𝗖𝗨𝗟𝗧𝗨𝗥𝗔 racconta fatti scomodi non si tagliano fondi: si sostiene.
Quando una famiglia chiede verità non si volta lo sguardo altrove: si ascolta.
Bracciano fa una scelta chiara e pubblica: non restare in silenzio. Le istituzioni servono anche a questo, a prendere posizione quando sono in gioco coscienza civile e valori costituzionali.
Invito tutta la cittadinanza a partecipare.
Sabato ore 18:30
Teatro Delia Scala
Proiezione pubblica

Donne e Resistenza. Un filo rosso tra ieri e oggi

Gabriella Fabrizi – Donne ANPI Bracciano

Questo 25 aprile festeggiamo 80 anni della Repubblica antifascista. Il manifesto dell’ANPI raffigura una donna che esulta per la liberazione; sullo sfondo: tre partigiane. Esso vuole sottolineare la continuità tra la liberazione del 1945 e la Costituzione che è ancora oggi da difendere, evidenziando il ruolo delle donne che hanno scelto di opporsi, di rischiare, di proteggere e di costruire.

Mantenere viva la memoria storica per difendere la democrazia. Questo è il messaggio. Un messaggio che gli antifascisti e tutte le persone che ripudiano la guerra sentono come attuale e sempre più urgente. Il risultato del referendum sulla giustizia ha costituito una prova importante di questo sentimento.

Ma perché le donne? Perché, contrariamente a quanto per anni ci è stato insegnato, la guerra e la resistenza non sono mai state solo storie di uomini.

Anche oggi, dove ci sono guerre e oppressioni, le donne continuano a essere protagoniste della resistenza.

In Palestina, svolgono un ruolo centrale nella vita sotto occupazione coloniale fin dal 1893, quando scesero in piazza per impedire la costruzione di una colonia ebraica. Oggi, in pieno genocidio, mantengono vive le comunità, difendono l’identità e la terra, documentano le violazioni dei diritti umani e partecipano a iniziative politiche.

Anche le combattenti curde sono simbolo internazionale di resistenza contro l’oppressione, promuovendo l’uguaglianza di genere, l’autonomia e forme di organizzazione comunitaria.

Un filo rosso lega le donne della Resistenza italiana alle donne resistenti di altri contesti, che si esprime nella capacità di costruire reti di solidarietà e resistenza tenendo viva la dimensione collettiva e lottando su più fronti: contro l’occupazione o la dittatura, contro il patriarcato e le disuguaglianze nelle proprie società.

Ladispoli, al via la messa in sicurezza dei parchi giochi: investimenti per una città a misura di bambino

Comunicato stampa

Sono ufficialmente iniziati questa mattina i lavori di messa in sicurezza dei parchi giochi nelle aree verdi di Ladispoli, un intervento fortemente voluto dall’Amministrazione comunale per garantire spazi sempre più sicuri e accoglienti per bambini e famiglie.
Un’azione concreta che conferma l’attenzione costante dell’Amministrazione verso il verde pubblico e, in particolare, verso i luoghi dedicati ai più piccoli, già al centro di importanti investimenti negli ultimi anni.
“Fin dal nostro primo mandato – dichiara il Sindaco Alessandro Grando – abbiamo investito centinaia di migliaia di euro nella riqualificazione dei parchi giochi della città. Oggi proseguiamo con determinazione questo percorso: sappiamo quanto questi spazi siano fondamentali per la crescita e la socialità dei bambini e per la qualità della vita delle famiglie. Il nostro obiettivo è continuare a rendere Ladispoli una città sempre più vivibile e a misura di bambino”.
A illustrare nel dettaglio gli interventi è l’Assessore ai Lavori Pubblici Marco Pierini: “L’Amministrazione aveva già avviato una ricognizione completa affidando a una ditta specializzata la verifica di tutti i giochi presenti sul territorio. Da quella analisi è emersa la necessità di un piano articolato di interventi. Questa mattina siamo partiti dal parco giochi di via Odescalchi, lato sud; proseguiremo con tutti gli altri. Per un primo intervento è previsto un investimento di circa 40mila euro; a questo seguirà una seconda fase, con un investimento complessivo di 150mila euro, che consentirà di mettere in sicurezza tutte le aree gioco della città”.
L’avvio dei lavori rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di valorizzazione degli spazi pubblici, con l’obiettivo di offrire ambienti sempre più curati, sicuri e inclusivi, confermando Ladispoli come una realtà attenta alle esigenze delle famiglie e delle nuove generazioni.

New entry al MUSAM: il biplano IMAM Ro.41 esposto al pubblico dopo un restauro trentennale.

Comunicato stampa

Da oggi la collezione del MUSAM di Vigna di Valle si arricchisce di un esemplare unico al mondo.

Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare) di Vigna di Valle da oggi ha un nuovo velivolo in esposizione: si tratta dell’addestratore biplano IMAM Ro.41, che negli anni ’40 ha formato generazioni di piloti della Regia Aeronautica, reso famoso dal film “i tre aquilotti” con Alberto Sordi. Al termine di un complesso restauro trentennale compiuto dai tecnici della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e dai volontari del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici), questo pezzo unico entra a far parte definitivamente della collezione museale.

Giovedì 16 aprile si è tenuta una cerimonia ufficiale presieduta dal Capo di stato Maggiore dell’A.M., Gen. S.A. Antonio Conserva, alla presenza di numerose autorità militari, civili e del mondo dell’industria, oltre a quanti nel corso degli ultimi trent’anni sono stati coinvolti, direttamente o indirettamente, in questo restauro, come gli ex Capi di Stato Maggiore di forza Armata, il personale ormai in pensione e i volontari del GAVS.

L’evento, che si è aperto con un indirizzo di saluto del Comandante del Comando Aeronautica Militare Roma, Gen. S.A. Alberto Biavati, si è sviluppato in diversi momenti di approfondimento e dibattito ed è stato caratterizzato da rievocazioni storiche, presentazioni e video “emozionali” preparati dal personale del CSSAM (Centro Storiografico e Sportivo) di Vigna di Valle, con la collaborazione dei volontari del GAVS. Per l’occasione si è anche svolto un forum storico-scientifico, moderato dal giornalista Vincenzo Grienti, incentrato su l’addestramento ieri, oggi e domani, dove tra i relatori hanno figurato il Direttore del MUSAM, T.Col. Paolo De Vita, il Prof. Gregory Alegi, noto storico aeronautico, il Colonnello Pilota Vito Conserva, e altre figure del mondo dell’industria. A completare gli interventi, una relazione sul restauro da parte di chi, fisicamente, ha messo le mani sull’aereo: i tecnici della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e i volontari del GAVS.

Progettato dall’ingegnere Giuseppe Galasso per conto delle Industrie Aeronautiche Romeo (IAR), dal 1936 Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali (IMAM), questo biplano monomotore era stato concepito come caccia intercettore leggero. Il prototipo volò come tale il 16 giugno 1934 a Napoli Capodichino. Già durante la successiva fase di sviluppo, nonostante la maneggevolezza e le buone doti di salita, gli fu però preferito il FIAT CR.32, ritenuto superiore sotto ogni aspetto. Il Ro.41 fu così destinato all’addestramento e in funzione di questo ruolo, che svolse egregiamente, nel 1937 ne fu introdotta in servizio una versione biposto. Tra il 1935 e il 1949 ne furono costruiti 743 esemplari, gli ultimi dei quali furono radiati nel 1952, prodotti oltre che dalla IAR/IMAM anche dalla AVIS e dalla Agusta, che nel primo dopoguerra ne costruì 75 esemplari impiegando parti immagazzinate negli anni precedenti. Nessun pezzo è giunto completo ai giorni nostri.

Il Ro.41 esposto al MUSAM è il frutto di un lungo e complesso lavoro di ripristino e restauro eseguito dagli specialisti della Sezione Manutenzione e Restauro del MUSAM e dai volontari del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici) utilizzando parti in possesso del Museo, o provenienti dal Politecnico di Napoli e da collezioni private, oppure costruite ex novo, superando le difficoltà derivanti dall’indisponibilità dei disegni originali.

Il MUSAM (Museo Storico dell’Aeronautica Militare), ha il compito di divulgare la cultura aeronautica, la storia e le tradizioni della Forza Armata. Sorge sulle rive del Lago di Bracciano dove agli inizi del secolo scorso fu impiantato il primo cantiere sperimentale aeronautico per il collaudo dei dirigibili. Successivamente Vigna di Valle divenne anche sede del primo reparto sperimentale per idrovolanti. Nel dopoguerra ospitò il primo reparto di aerosoccorso, compiuto con gli idrovolanti. Negli anni ’60 e ’70 divenne sede del Centro Sportivo, del Centro di Selezione del personale A.M. e del Museo Storico di Forza Armata. Il MUSAM Si sviluppa su una superficie di oltre 16.000 mq al coperto, più ampie aree esterne. Custodisce ed espone, in ordine cronologico, oltre 80 velivoli originali, e poi motori, divise e cimeli aeronautici. Nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario di costituzione dell’Aeronautica Militare è stato ampliato e completamente ristrutturato.

Dove la terra insegna a riconoscersi: il cammino condiviso di “Insieme si Cresce”

Ci sono luoghi che non si limitano ad accogliere: ti riconoscono, e ci sono progetti didattici che non si limitano a insegnare, ti trasformano. L’A.A.I.S. e il progetto “Insieme si Cresce” sono fra questi.

 

A Bracciano, tra colline che profumano di erba bagnata e vento di lago, esiste un luogo dove la fragilità non è un limite, ma un seme. È l’A.A.I.S., un’associazione nata più di quarant’anni fa, sopravvissuta senza sovvenzionamenti, ma cresciuta come crescono le cose buone: lentamente, con cura, con mani che non si stancano di accogliere.

Non è solo un centro che accoglie e aiuta persone con abilità diverse, persone con disabilità più o meno gravi, né soltanto una fattoria sociale. È una comunità che respira, un intreccio di vite che si sostengono a vicenda, un laboratorio di umanità dove ogni persona trova un posto, un ritmo, un tempo.

Nella loro fattoria, tra orti che cambiano colore con le stagioni e api che custodiscono il segreto dell’oro liquido, si impara a seminare molto più che piantine: si semina fiducia, autonomia, dignità.

Gli operatori, i volontari, le famiglie e gli studenti che vi passano diventano parte di un’unica trama fatta di gesti semplici (un seme posato nella terra, una mano che guida, un sorriso che incoraggia), e di gesti profondi (come riconoscere nell’altro un valore che non ha bisogno di essere dimostrato).

L’A.A.I.S. è un luogo dove si lavora, sì, ma soprattutto si cresce. Dove la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza che illumina. Dove ogni persona, con la propria storia e il proprio passo, contribuisce a costruire un modello di comunità che non esclude, non divide, non teme.

È un polo inclusivo, un punto di riferimento per chi cerca un modo diverso di stare al mondo: più lento, più attento, più umano.

Qui si impara che l’inclusione non è un progetto, ma un gesto quotidiano. Che la cura non è assistenza, ma relazione. Che la fragilità, quando è accolta, diventa forza.

 

Il progetto “Insieme si Cresce”, che ha coinvolto gli studenti degli istituti “Ignazio Vian” e “Salvo D’Acquisto” è un percorso che nasce tra orti, serre e laboratori, ma che fiorisce soprattutto nelle relazioni, negli sguardi, nei gesti che diventano cura reciproca.

Quando i ragazzi arrivano alla fattoria sociale, portano con sé timidezze, domande, attese. Qualcuno osserva in silenzio, qualcuno si avvicina con curiosità, qualcuno cerca un punto fermo, ma quel punto fermo arriva subito: un sorriso, una mano che indica la terra, un “vieni, facciamo insieme”.

È così che comincia: non con una lezione, ma con un gesto condiviso. La terra non giudica, non chiede, non pretende. Accoglie e restituisce.

Gli studenti imparano a preparare i cassoni, a concimare in modo naturale, a seminare in serra. Scoprono che ogni piantina ha un tempo, un ritmo, una fragilità. Capiscono che prendersene cura significa prendersi cura anche di sé.

Quando arrivano i primi finocchi, le prime biete, i primi cavolfiori, non è solo un raccolto: è una conquista. È la prova che il tempo speso insieme ha lasciato un segno.

Nei laboratori, il profumo della calendula e della lavanda riempie l’aria. Le mani si muovono lente, imparano a mescolare, filtrare, versare. L’olio diventa oleolito, la cera d’api si scioglie e si trasforma in unguenti e candele. Ogni prodotto è un piccolo miracolo: non solo perché nasce da ingredienti naturali, ma perché nasce da un gruppo che si scopre capace, creativo, unito.

Tra un seme e un sorriso, tra un gesto e una parola, accade qualcosa di semplice e prezioso: le persone si avvicinano. Si riconoscono. Si ascoltano. Si aspettano.

Alcuni legami si rafforzano, altri sbocciano come fiori inattesi e, quando arriva l’ultimo incontro, nessuno vuole davvero che finisca. I ragazzi si siedono vicini, spontaneamente, formando un cerchio che racconta più di mille parole: siamo un gruppo, siamo insieme, siamo cresciuti.

In questo progetto, l’inclusione non è un obiettivo scritto su un documento senza voce. È un modo di stare al mondo. È la convinzione che ogni persona abbia un posto, un talento, una voce. Che la diversità non sia un ostacolo, ma una ricchezza. Che nessuno debba restare indietro. Ciascuno porta qualcosa: un’idea, una risata, una fatica, una scoperta, e tutto diventa parte di un mosaico più grande.

Quando il progetto si conclude, non si chiude davvero. Rimane nei gesti, nei ricordi, nelle competenze acquisite. Rimane nella consapevolezza che la comunità può essere un luogo accogliente, se lo si costruisce insieme. Rimane nella certezza che la terra, con la sua lentezza e la sua sincerità, ha insegnato qualcosa a tutti.

“Insieme si Cresce” non è solo un titolo. È una promessa. È un modo di guardare gli altri. È un seme che continuerà a germogliare, anno dopo anno, in ogni ragazzo che ha trovato qui un posto dove sentirsi visto, accolto, necessario.

 Riccardo Agresti

Sanità: Cgil Lazio, sostegno a sciopero settore privato

Comunicato stampa

 

La Cgil di Roma e Lazio in una nota esprime “pieno sostegno lo sciopero unitario delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata accreditata, che domani 17 aprile saranno in piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, salari dignitosi e il pieno riconoscimento del valore del lavoro svolto ogni giorno nei servizi sanitari e sociosanitari della nostra regione.

Nel Lazio, che ha il primato nazionale per maggior incidenza della sanità privata accredita, ormai ci sono interi settori in cui il ruolo pubblico è diventato pressoché residuale, come la riabilitazione, le Rsa o l’assistenza a disabili in cui la quota gestita da soggetti privati supera il 90 per cento e assorbe ingenti risorse pubbliche.

Nel mentre aziende e grandi gruppi continuano a realizzare profitti elevati e ottenere finanziamenti pubblici, le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa si trovano con retribuzioni inferiori anche di 6 mila euro rispetto a quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica, a causa del blocco unilaterale della trattativa di rinnovo del contratto”.

“Da quando il contratto collettivo è scaduto – prosegue la nota della Cgil di Roma e Lazio – infatti, le strutture controllate dai soggetti privati hanno ricevuto dalla Regione Lazio quasi 13 miliardi di euro per l’erogazione di prestazioni sanitarie. È inaccettabile che chi riceve risorse pubbliche non garantisca lavoro di qualità, diritti, giuste retribuzioni e un’adeguata valorizzazione professionale alle lavoratrici e ai lavoratori.

Per queste ragioni chiediamo alla Regione Lazio di assumere un ruolo attivo, non solo legando l’erogazione delle risorse pubbliche all’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, ma anche richiamando alle proprie responsabilità le associazioni datoriali, che stanno lucrando sulla pelle di oltre 30 mila lavoratrici e lavoratori che nel Lazio svolgono una funzione essenziale a supporto del servizio sanitario regionale pubblico”

Segreteria Cgil Roma e Lazio

Con UDI Cerveteri e Ladispoli 80 anni di diritti delle donne all’I.S.I.S. Enrico Mattei

Comunicato stampa

 Si è concluso il ciclo degli incontri organizzati dall’Udi, in collaborazione con gli insegnanti, sulle tappe più importanti dell’emancipazione femminile – Interesse e partecipazione all’iniziativa
Cerveteri, 16 apr. – Si è appena concluso all’I.S.I.S. Enrico Mattei di Cerveteri, con un’alta partecipazione dei ragazzi delle V classi e degli alunni del corso serale, e grazie alla collaborazione degli insegnanti, il ciclo di incontri organizzati dall’Associazione UDI Gruppo Nilde Iotti Ladispoli e Cerveteri.  A ottanta anni dal voto alle donne, l’Udi ha voluto portare nelle scuole un’iniziativa di formazione e sensibilizzazione sulle conquiste delle donne in Italia, dal 1946, anno in cui le donne italiane votarono per la prima volta alle amministrative, al 2026.
Un viaggio nella storia che attraverso le battaglie e le conquiste dei diritti delle donne, racconta la storia del nostro Paese: dall’ingresso nel primo Parlamento eletto a suffragio universale di 21 Madri Costituenti alle prime leggi per la tutela delle lavoratrici madri, opera di Teresa Noce prima e di Tina Anselmi poi. Gli anni che seguirono hanno segnato tappe fondamentali: l’ingresso delle donne in magistratura (1963), il divorzio (1970), la nascita dei nidi pubblici (1971), la legge sull’aborto (1978), l’abolizione del delitto d’onore (1981) e il riconoscimento della violenza sessuale come reato contro la persona e non contro la morale (1996).  Anni in cui la coscienza e l’autodeterminazione delle donne è cresciuta in tutto il mondo, fino ad arrivare alla stipula nel 2011 della Convenzione di Istanbul, il primo strumento internazionale vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Ampio spazio è stato dedicato anche alle ultime novità legislative in materia di lavoro (congedi parentali) e protezione dalla violenza (istituzione del reato di femminicidio, Codice rosso, rete dei Centri antiviolenza, 1522).
Il ciclo è stato reso possibile grazie alla fattiva collaborazione di tutta la scuola, a partire dalla professoressa Carla Arata che l’ha proposto. Per l’Udi sono intervenute in aula, alternandosi: Paola Agabiti, Mara Caporale, Maria Pia Cedrini, Margherita De Pascalis, Mariangela Pani, che dichiarano: “E’ stata un’esperienza in cui abbiamo trovato molto interesse da parte di ragazzi e insegnanti e che sicuramente ripeteremo. E’ stata anche un’occasione importante per parlare delle conquiste ancora da realizzare: una piena parità salariale uomo-donna, maggiore presenza delle donne nei ruoli apicali a tutti i livelli, e la sconfitta degli stereotipi culturali che ancora vedono la donna ‘inferiore’ all’uomo”.
Associazione UDI Gruppo Nilde Iotti Ladispoli e Cerveteri

Palermo, docente muore in classe: appello al Ministro Giuseppe Valditara per un confronto urgente sulle condizioni di lavoro dei docenti

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica scomparsa della professoressa Giovanna Somma, venuta a mancare mentre svolgeva la propria attività didattica presso il Liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo.

La morte improvvisa di una docente in classe, nel pieno della sua funzione educativa, rappresenta un evento che scuote profondamente non solo la comunità scolastica direttamente coinvolta, ma l’intero sistema educativo nazionale. In tale drammatica circostanza, il Coordinamento intende richiamare l’attenzione su un aspetto troppo spesso marginalizzato nel dibattito pubblico: il diritto alla tutela della salute nei luoghi di lavoro, inclusi quelli scolastici.

È necessario, in questo contesto, affrontare con lucidità un nodo strutturale: l’attività docente è, a tutti gli effetti, un lavoro altamente usurante. Non si tratta soltanto dell’impegno in aula, ma di un carico complessivo che si estende ben oltre l’orario scolastico: preparazione delle lezioni, correzione degli elaborati, aggiornamento continuo, gestione di dinamiche educative sempre più complesse, responsabilità relazionali con studenti e famiglie, oltre a una crescente pressione burocratica.

A questo quadro già gravoso si aggiunge una dimensione spesso trascurata ma centrale nella vita di molti insegnanti: quella dei docenti fuorisede. Oggi, per una parte significativa del personale scolastico, l’esercizio della professione implica sacrifici enormi, che si traducono in spostamenti continui da una città all’altra, talvolta da una regione all’altra. Viaggi quotidiani o settimanali, costi economici rilevanti, distacco dagli affetti familiari, difficoltà logistiche e precarietà abitativa rappresentano una condizione diffusa e strutturale.

Questa mobilità forzata non è soltanto un disagio organizzativo, ma incide profondamente sulla qualità della vita e sul benessere psicofisico dei docenti, aggravando ulteriormente il carico di stress già connesso alla professione. In tale prospettiva, parlare di lavoro usurante non è una forzatura, ma una presa d’atto necessaria della realtà vissuta quotidianamente da migliaia di insegnanti.

Nel ricordare la figura della docente, descritta come professionista di grande valore umano e culturale, impegnata anche nel sociale e nella formazione civica dei giovani, il Coordinamento sottolinea come il suo operato incarni pienamente i principi della cultura dei diritti umani: dedizione, responsabilità, solidarietà.

La presenza dei soccorsi e i tentativi immediati di rianimazione non sono stati purtroppo sufficienti a evitare l’esito fatale. Questo elemento evidenzia anche l’importanza di una formazione diffusa nelle scuole sulle pratiche di primo soccorso e sull’uso di dispositivi salvavita, che dovrebbero essere sempre più accessibili e conosciuti da tutto il personale scolastico.

Alla luce di quanto esposto, il CNDDU rivolge un invito esplicito al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara affinché venga avviato un confronto strutturato e non più rinviabile sulle condizioni di lavoro del personale docente. È indispensabile aprire un tavolo istituzionale che affronti in modo sistemico il tema del benessere lavorativo, del riconoscimento della natura usurante della professione e delle tutele necessarie per garantire dignità e sicurezza a chi opera nella scuola.

Alla famiglia, agli studenti, ai colleghi e alla dirigenza scolastica, guidata dalla professoressa Mariangela Ajello, giunga la nostra vicinanza più sincera.

La memoria della professoressa Somma resti viva non solo nel ricordo affettivo, ma anche nell’impegno collettivo per una scuola più sicura, più giusta e realmente attenta ai diritti fondamentali, a partire da quello alla salute e alla dignità di chi vi lavora.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU