Comunicato stampa
Noi che siamo cresciuti in quegli anni il pomeriggio aveva un rito sacro, merenda in mano e posizione tattica davanti al televisore a tubo catodico a guardare i cartoni giapponesi che conquistarono l’Italia.
Gli Anime, non sono stati semplici “disegni animati”, ma un fenomeno di massa che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni.
Ogni cartone trasmesso era un filone narrativo che accontentava ogni tipo di pubblico,
si passava dallo sport e sacrificio con tanto di sudore, lacrime e leggi della fisica totalmente ignorate con Holly e Benji (chi non ha mai provato a fare la “catapulta infernale” o un tiro che deformava il pallone) passando per Mila e Shiro ed il ring dell’Uomo Tigre,
al romanticismo e la vita quotidiana con storie d’amore tormentate e triangoli amorosi che farebbero invidia alle moderne Soap Opera come kiss Me Licia e Giorgie,
poi l’avventura ed il fantastico con Ken il Guerriero ed il suo mondo post apocalittico, i Cavalieri dello Zodiaco con il linguaggio epico ha insegnato la mitologia a milioni di bambini e Dragon Ball con Goku e compagni che hanno introdotto il “livello di combattimento” e le trasformazioni iconiche (il Super Sayan)
per non parlare delle ragazze Magiche con Sailor Moon su tutti dove sdoganano lo schema della “maghetta” classica e diventano delle vere e proprie “salvatrici della patria”
e non si possono non citare i vari Robot da combattimento sempre pronti a difendere la terra da tutti gli invasori possibili ed immaginabili.
Socialmente, a differenza della programmazione attuale, divisa su mille piattaforme streaming, la visione degli anime di quegli anni grazie alle reti come italia 1 (bim bum bam) può essere vista come esperienza collettiva che ha permesso a milioni di persone di vedere lo stesso episodio alla stessa ora creando un linguaggio comune fatto di sigle indimenticabili e discussioni (considerate come scambio di opinioni) tra bambini nelle mattinate scolastiche.
Per concludere, quella tipologia di cartoni ha dimostrato di essere molto più di un semplice intrattenimento per bambini, anzi erano storie di formazione, epopee spaziali e drammi umani che hanno formato la sensibilità di un intera generazione, insegnandoci che con l’impegno ed un pizzico di energia cosmica nessuna sfida è impossibile e forse proprio per questo che ogni volta che sentiamo le prime note di una vecchia sigla torniamo a rimembrare le vecchie puntate ed a sentirci di nuovo un po’ eroi.
Giacomo MONDINI
IL CERIMONIALE
Con il Vocabolo “cerimoniale” s’intende in generale il “complesso delle norme e procedure, scritte o tradizionali, che presiedono alla celebrazione di un atto solenne, avente carattere civile o religioso, o che sono imposte in determinati ambienti e circostanze (per es. nei rapporti ufficiali tra stati, in visite ed incontri diplomatici, in manifestazioni politiche” (cit. Treccani)
Il cerimoniale è spesso percepito come un insieme di regole “superflue”, come fossero un retaggio di tempi passati fatto di “inchini” e formalismi, ma in realtà, tutto ciò risulta essere l’esatto contrario, infatti è il sistema “operativo” della convivenza civile, diplomatica ed istituzionale.
Nello specifico, senza un codice condiviso di comportamento, la comunicazione tra Stati, istituzioni e persone diventerebbe un “caos imprevedibile”.
Pertanto il cerimoniale non è una “semplice etichetta” (che riguarda il comportamento individuale), ma bensì un complesso di norme che regolano lo svolgimento di cerimonie pubbliche per la vita relazionale tra autorità.
Tra le varie casistiche il cerimoniale stabilisce:
- l’Ordine di precedenza che è considerato il cuore del sistema in quanto stabilisce l’ordine gerarchico tra le cariche. In Italia è regolato dal D.P.C.M. del 14 aprile 2006, che divide le cariche in categorie e classi;
- la Territorialità, in considerazione che le regole cambiano a seconda di “chi ospita chi”, è opportuno sapere che nonostante il padrone di casa ha sempre un ruolo centrale, deve cedere l’onore della destra all’ospite di maggior riguardo.
- il posizionamento delle Bandiere, che non sono solamente semplici decorazioni, la loro posizione (a destra o al centro), l’ordine di esposizione e lo stato (es. mezz’asta in segno di lutto) comunicano sempre messaggi immediati;
- linguaggio Istituzionale che si fonda su alcuni concetti cardine che permettono alle Istituzioni di “parlarsi” senza malintesi;
- l’uso delle onorificenze e le modalità di accoglienza.
Tutto questo con lo scopo principale di evitare il “conflitto” definendo a priori chi siede dove e chi parla per primo eliminando ogni ambiguità legata al potere ed al prestigio.
Il cerimoniale non è unico, ma si declina in base al contesto:
- Cerimoniale di Stato, il quale regola la vita della Repubblica, le visite dei Capi di Stato e di Governo e le feste nazionali;
- Cerimoniale diplomatico che disciplina i rapporti tra Stati e Organizzazioni Internazionali (basato sulla convenzione di Vienna del 1961);
- Cerimoniale Militare che consente lo svolgimento di ogni manifestazione pubblica nel campo delle relazioni ufficiali;
- Cerimoniale Ecclesiastico volto alla gestione della complessa gerarchia della Chiesa e le funzioni religiose;
- Cerimoniale Aziendale il quale si applica nel business per gestire meeting, firme di contratti e relazioni con gli stakeholder.
Nel mondo attuale, dominato dai social media e dall’informazione rapida, si potrebbe pensare che il cerimoniale sia “morto” invece, l’importanza è aumentata soprattutto perché con la sua “comunicazione non verbale” a volte esprime di più rispetto ad un comunicato stampa. (es. in un incontro tra due leader mondiali, una stretta di mano o la disposizione dei posti possono comunicare più di quanto possa sembrare)
Infine, seguire il cerimoniale significa riconoscere l’importanza dell’altro e, al contempo ribadire la dignità dell’Istituzione che si rappresenta, come ad esempio nei momenti di tensione diplomatica, seguire il protocollo permette comunque un dialogo anche quando i rapporti politici sono ai minimi termini.
Per concludere il cerimoniale non serve a creare barriere ma a costruire ponti. in quanto permette culture e poteri diversi di interagire con ordine, misura e soprattutto rispetto reciproco.
Giacomo MONDINI


