– L’approvazione all’unanimità avutasi nell’ultimo consiglio comunale del 30/07/2025 relativamente il Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) è senza dubbio un passo importante per la nostra città. Ma è altrettanto importante fare chiarezza su alcune circostanze omesse: nei comunicati e nelle dichiarazioni rilasciate dall’Amministrazione è stato completamente ignorato il lavoro e l’impegno di chi ha reso possibile questo risultato.
Il gruppo civico Città Futura Anno Zero rivendica con orgoglio di aver portato a termine questo progetto. Un impegno assiduo, quotidiano e concreto, iniziato nei primi mesi di questa consiliatura per seguire l’intero iter tecnico e burocratico. Non si tratta di un’iniziativa partorita dall’oggi al domani, ma del frutto di un lavoro incessante.
Vogliamo ricordare che l’esigenza di dotare Cerveteri di questo strumento era già stata sollevata dall’ex delegata alla disabilità Ivana Paoluzzi nel mandato precedente. Un’esigenza che, finalmente, ha trovato compimento grazie alla determinazione dell’ex assessora all’ambiente Francesca Appetiti, che nel corso di questo mandato ha potuto affiancare la delegata e quindi potuto seguire in prima persona le complesse fasi di realizzazione del PEBA.
Il loro lavoro, insieme al prezioso contributo del personale comunale, ha permesso di svolgere sopralluoghi, di redigere il Piano e di rispettare scadenze che sono diventate perentorie a causa di negligenze altrui. Ricordiamo che una delle due osservazioni al Piano, volta ad una migliore fruizione del bosco di Valcanneto, è giunta dalla cons. Mundula ed è stata valutata positivamente dagli uffici competenti. Una conferma di come la conoscenza della tematica e del territorio hanno potuto contribuire in maniera positiva all’atto.
Nonostante l’Amministrazione si sia affrettata a raccogliere i frutti di questo lavoro, non ha speso una sola parola per riconoscere l’impegno di chi, ad esempio, il 24 dicembre 2024, era negli uffici con il personale comunale fino alle 18 per rispettare le scadenze perentorie.
É noto che la gratitudine è un sentimento che invecchia presto – in particolare in politica, semmai ci fosse – ma una comunicazione corretta alla città è un dovere.
E l’Amministrazione ha scelto di mancare a questo dovere.
L’Amministrazione comunale di Civitavecchia esprime la propria più viva soddisfazione per l’eccezionale risultato conseguito da Dario Boi, studente dell’IIS “Calamatta”, che si è distinto alle Olimpiadi Internazionali di Scienze della Terra (IESO) di Ji’ning, in Cina, conquistando una medaglia d’oro e una medaglia d’argento.
Un traguardo straordinario che porta il nome di Civitavecchia e del Calamatta su un palcoscenico mondiale, confermando l’eccellenza della formazione e il valore dei nostri giovani.
«Il successo di Dario è motivo di orgoglio per tutta la comunità scolastica e cittadina – dichiara l’assessore all’Istruzione Stefania Tinti –. Un giovane che, con dedizione, impegno e passione, ha saputo dimostrare come lo studio possa condurre a risultati di portata internazionale. A lui, alla sua famiglia e ai docenti che lo hanno sostenuto va il nostro più sincero ringraziamento».
Per sottolineare il valore di questo risultato, l’Amministrazione comunale annuncia che Dario sarà premiato ufficialmente nel corso di un prossimo Consiglio comunale, così da condividere con l’intera città un successo che appartiene a tutti.
«Dario ha portato con sé anche l’orgoglio di Civitavecchia – conclude l’Amministrazione –. La sua vittoria è un segnale di speranza e di fiducia nei talenti dei nostri giovani, che meritano di essere sostenuti e valorizzati».
L’Italia, come tutti gli aderenti alla NATO (tranne qualche distinguo da parte della Spagna), si è impegnata a spendere il 5% del PIL per la difesa, di cui il 3,5% in armamenti e l’1,5% in sicurezza, ovvero in infrastrutture e in quant’altro serve a rendere il Paese più resiliente. Tutto ciò si inserisce nello sforzo di rendere la difesa dell’Europa più autonoma, dal momento che l’amministrazione USA ha fatto capire che non ritiene più conveniente investire nella sicurezza del vecchio continente. L’investimento europeo in sicurezza militare dovrebbe servire come strumento di deterrenza contro possibili aggressioni da parte di potenze straniere ostili. Ma al contempo noi stiamo già assistendo ad aggressioni crescenti, dovute al climate change.
In Italia per arginare gli impatti del clima che cambia si fa poco o nulla, soprattutto a livello statale. Le risorse da dedicare alla sicurezza nell’ambito delle spese per la difesa (1,5% del PIL) sono una cifra ragguardevole di svariati miliardi all’anno (pur nell’incertezza delle stime) che – credo – potrebbe essere utilizzata per rafforzare la sicurezza, oltre che da potenziali incursioni da parte di Paesi ostili, anche dalle ben più incombenti e attuali aggressioni del cambiamento climatico. Chiunque concordi sul fatto che siamo in piena transizione climatica non può negare la necessità di realizzare politiche di adattamento, indipendentemente dal fatto che pensi che il climatechange sia causato dall’uomo, o meno, o in che misura. Poi ci sono quanti continuano a negare il cambiamento del clima: per loro il riscaldamento dell’atmosfera, dei mari e dei laghi, l’aumento degli eventi estremi semplicemente non esiste. Che dire? Tocca farsene una ragione, a questo mondo ci sono pure i terrapiattisti. Solo che nel caso del clima i danni sono incomparabilmente maggiori: nel recente rapporto sul clima del Dipartimento dell’Energia USA si sostiene che gli impatti negativi delle emissioni di gas serra sono insignificanti, e che i cambiamenti climatici non ci sono, quelli che appaiono tali fanno parte della naturale variabilità del sistema climatico; poco importa se scienziati citati nel rapporto hanno dichiarato che la loro ricerca è stata utilizzata impropriamente e manipolata: il documento ha l’obiettivo di deregolamentare l’emissione dei gas serra, assecondando lo slogan di Trump “Drill baby drill”. Questo significa che almenoper i prossimi anni politiche incisive di decarbonizzazione a livello globale sono una chimera, e secondo la scienza mainstream ciò implica un inseverirsi degli impatti climatici. Peraltro la transizione climatica è un dato di fatto; essendo preclusa, quanto meno negli anni immediatamente a venire, l’opzione della decarbonizzazione a livello globale, è più che mai indispensabile puntare su politiche di adattamento. Le strategie di adattamento hanno una caratteristica interessante che le differenzia da quelle di mitigazione (riduzione delle emissioni di gas serra): per funzionare non sono necessarie faticose – e, a quanto pare, inefficaci – negoziazioni internazionali, indispensabili per decarbonizzare a livello globale (altrimenti si conclude poco o niente). Basta volerlo fare seriamente.
In Italia c’è un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici di cui non si sente parlare. Un’analisi fatta a suo tempo ne ha evidenziato le carenze, ma dubito che se ne sia tenuto conto. So che è stato approvato a fine 2023, da allora però non sono più stati comunicati aggiornamenti sullo stato di attuazione, né sono state stanziate risorse. Nessuna menzione nella Legge di Bilancio 2025. L’unica misura di cui ho sentito, introdotta nella Legge di Bilancio 2024, è l’assicurazione obbligatoria delle imprese contro gli “eventi catastrofali”; un provvedimento specifico e settoriale, quindi insufficiente a fronte di quanto si è abbattuto e, peggio ancora, si abbatterà su questo Paese e sui cittadini a causa del climatechange. Voglio sottolineare che il disinteresse sul tema è una responsabilità condivisa da tutti i governi che si sono avvicendati negli ultimi decenni.
Non resta che organizzarsi a livello locale per fronteggiare gli impatti crescenti dovuti al cambiamento climatico, considerando che gli ambienti lacustri e le aree circostanti sono particolarmente vulnerabili a causa della loro natura chiusa, per cui i processi di ricambio e di diluizione sono meno vigorosi rispetto ad altri contesti come gli ambienti marini: questo significa una maggiore sensibilità agli impatti sia dell’inquinamento, essendo le aree lacuali più soggette all’accumulo degli inquinanti, che del clima che cambia: basta pensare all’aumento della temperatura dell’acqua nei laghi di Bracciano e Martignano, con conseguente stress per le specie e gli ecosistemi presenti, senza contare lo sfruttamento dell’acqua del lago per uso idropotabile, che aggrava la situazione. Va inoltre messo nel conto, a causa del climate change, un progressivo incremento di eventi estremi come: ondate di calore; siccità; precipitazioni improvvise e intense, quale l’evento di pioggia e grandine che si è verificato la sera del 11 agosto, che ha abbattuto alberi e provocato danni in stabilimenti balneari e in giardini; una maggiore probabilità di incendi, come l’incendio del 19 giugno, quando le fiamme hanno colpito la riserva naturale di Bracciano-Martignano ed il rogo si è propagato in maniera violenta arrivando a ridosso delle abitazioni e minacciando alberi secolari, o come quello del 28 giugno che si è sviluppato tra Cesano ed Anguillara interessando anche la località I due laghi, dove è presente un’abitazione occupata da due anziani disabili che sono stati messi in salvo.
Per quel che riguarda le maggiori temperature soprattutto nella stagione calda, e le connesse ondate di calore, la cosa principale da fare è aumentare l’albedo. La parola deriva dal termine latino albus, che significa “bianco”, ed indica la capacità di un corpo di riflettere la radiazione solare che lo raggiunge. Un corpo perfettamente bianco riflette il 100% della radiazione solare incidente e quindi non aumenta di temperatura, un corpo nero l’assorbe tutta e si scalda (ecco perché col caldo è buona norma indossare abiti chiari). Negli agglomerati urbani il suolo asfaltato e cementificato, essendo scuro, assorbe quantità incredibili di radiazione solare, senza contare gli edifici che in estate diventano degli immensi termosifoni. Cosa fa aumentare l’albedo, mitigando le alte temperature? Più suolo naturale ricoperto di alberi e vegetazione, meno suolo asfaltato e cementificato: il suolo naturale, gli alberi e la vegetazione, oltre ad avere un albedo superiore a quello di cemento e asfalto, giocano un ruolo prezioso di mitigazione delle temperature con l’evapotraspirazione e l’ombreggiatura; ecco perché il taglio indiscriminato di alberi, come quello che si è fatto a viale Poggio dei Pini in Anguillara, non è sicuramente la cosa migliore da fare; e per di più dove “crescono nuovi alberi” molti sono stati fatti seccare … . Sempre per aumentare l’albedo è opportuno utilizzare i cosiddetti cool pavements che includono asfalti chiari – mentre vedo che per rifare le strade si continua a usare asfalto nero. Molto utili sono pure tetti e muri esterni bianchi o comunque molto chiari.
Per fronteggiare le precipitazioni intense, va ricordato in primo luogo che suolo naturale, alberi e vegetazione regolano naturalmente il deflusso delle acque e il loro assorbimento; poi è necessaria una assidua e puntuale manutenzione dei sistemi di smaltimento delle acque meteoriche: troppo spesso si vedono tombini e griglie intasati, il che favorisce, soprattutto in presenza di precipitazioni intense, l’allagamento delle strade e degli edifici adiacenti. L’utilizzo di pavimentazioni drenanti e filtranti favorisce il deflusso delle acque meteoriche anche in aree adibite al traffico pedonale e veicolare: è già in atto in vari comuni il ripristino di superfici drenanti in luogo di asfalto e cemento, con progetti che puntano alla rimozione delle aree impermeabili nei centri urbani. Peraltro è necessario un aumento di consapevolezza da parte dei cittadini: se la propria abitazione è a rischio di allagamento occorre premunirsi con pompe, barriere, paratie, scarichi di emergenza, con le opportune ridondanze in maniera che se, per esempio, la pompa non funziona, o non è sufficiente a smaltire tutta l’acqua che arriva, le altre salvaguardie riducono i danni. Inoltre poiché anche gli eventi di siccità tendono a essere più frequenti e prolungati, bisogna considerare l’opportunità di accumulare l’acqua piovana per usi non potabili, sia a livello pubblico che privato; tra l’altro i sistemi di accumulo delle acque possono svolgere pure il prezioso ruolo di vasche di laminazione, regolando il deflusso dell’acqua, in particolare durante eventi di intense precipitazioni, riducendo così il rischio di allagamenti e conseguenti danni.
Alcune azioni di adattamento ai cambiamenti climatici sono molto più efficaci se realizzati congiuntamente da tutti i comuni che insistono sull’area lacuale: penso alla gestione delle risorse idriche in uno scenario di crescente scarsità, con connessa riduzione dei rischi di esondazione tramite gestione condivisa di sistemi di laminazione e di accumulo; ma anche alla prevenzione degli incendi, tra l’altro favorendo le attività di volontariato nella protezione civile e nei vigili del fuoco, nonché lo svolgimento di attività volontarie di monitoraggio e ripulitura del territorio anche da parte dei giovani, ad esempio quelli che fanno parte degli scout, e di associazioni ambientaliste.
Una buona pratica, già utilizzata in vari comuni, è stabilire un “filo diretto” tra amministrazione comunale e cittadini per avvisare del rischio di una situazione critica e/o di un evento estremo. Anche questa attività può essere svolta più efficacemente in modo congiunto tra tutti i comuni dell’area lacuale. Gli incendi del 19 e del 28 giugno, l’intensa e inattesa precipitazione del 11 agosto (temporale di calore), sono eventi la cui probabilità aumenta quanto più le temperature vanno oltre i 30 °C, per cui in concomitanza di ondate di calore è opportuno avvisare i cittadini, oltre che con consigli su come comportarsi nelle ore più calde, anche sul maggior rischio di incendi e di eventi meteo estremi: va considerato che l’incremento di temperatura dell’aria di 1°C significa un aumento dell’umidità di circa il 7%; a questo corrisponde un enorme eccesso di energia accumulata in atmosfera, che in certe condizioni può deflagrare in fenomeni quali temporali di calore o trombe d’aria, così come una maggiore temperatura dell’acqua nei mari e nei laghi favorisce l’innesco di trombe d’acqua.
In conclusione dobbiamo essere consapevoli, sia da parte dei politici e decisori locali che dei cittadini, che siamo in una situazione di impatti crescenti dovuti al cambiamento del clima, che è in piena evoluzione. Inoltre è estremamente difficile capire quale sarà la nuova situazione di equilibrio, per il cui raggiungimento si parla di secoli, millenni e oltre: i tempi del clima non sono quelli dell’essere umano! Si tratta di limitare i danni, e su questo bisogna essere pragmatici e agire da subito per fare quello che realisticamente si può fare, consapevoli che ci stiamo inoltrando verso scenari molto incerti ma di sicuro molto impegnativi dal punto di vista della gestione dell’ambiente, del territorio e della nostra vivibilità. Capisco che queste cose sono molto difficili da digerire, ed è probabile che solleveranno reazioni negative, e forse qualcuno parlerà di eccessivo pessimismo o addirittura di catastrofismo; ritengo però che, arrivati al punto in cui siamo, si debbano dire le cose come stanno, alla luce dei migliori dati e delle migliori conoscenze scientifiche disponibili: su questo punto mi limito a riportare quanto affermato unanimemente dai ricercatori che studiano il clima in Artico, come riferito dall’attore Giorgio Lupano (che qui citerò testualmente) durante la trasmissione Tg1UnoMattina Estate del 23 luglio 2024. Lupano ha parlato di una docuserie sul clima che ha fatto insieme ad altri tre amici, recandosi nell’Artico e incontrando i ricercatori che lì lavorano sul clima. A tutti i ricercatori nel corso delle interviste è stato chiesto: “Che cosa vedete nel nostro futuro?”, e la risposta unanime è stata: “Un grande cambiamento. Dobbiamo prepararci a cambiare perché il mondo non sarà quello a cui siamo abituati, nei prossimi anni cambierà moltissimo e come sapremo adattarci farà la differenza tra la nostra vita come specie e la nostra estinzione”. Francamente io penso che la nostra estinzione a causa del climate change sia un’ipotesi molto remota, ma il grande cambiamento annunciato dai ricercatori dell’Artico ci sarà. È un grande cambiamento che si dispiega nel corso di decenni, e anche per questo si fa fatica a percepirlo, oltre che ad accettarlo, ma fare finta di nulla equivale a subire passivamente impatti che – nei decenni – renderanno il nostro territorio sempre più inospitale.
Lucattini: “In un tempo in cui l’alcol viene spesso vissuto dai ragazzi come rifugio, educare invece, ad un sano equilibrio interiore, ad un maggiore rafforzamento dell’autostima e alla relazione autentica è la vera prevenzione. Sta crescendo il fenomeno delle cosiddette “alcohol challenge”, sfide collettive filmate e condivise online che trasformano il bere in un gioco trasgressivo, spettacolarizzato, spesso visto come rito di passaggio o forma di autoaffermazione. In questo contesto, si diffondono pratiche come il binge drinking, cioè l’assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2023) ha definito da anni il binge drinking una delle principali minacce alla salute globale, necessari significativi interventi di prevenzione. È fondamentale che i giovani siano consapevoli dei rischi dell’alcol e comprendano come la salute sia il bene più prezioso da preservare”.
Dott.ssa Lucattini, il consumo dell’alcol è in costante aumento tra i giovani, quali sono a Suo avviso, i fattori scatenanti e le dinamiche complesse che possono verificarsi?
Negli ultimi anni si registra un progressivo e preoccupante aumento del consumo di alcol tra gli adolescenti, un fenomeno che riguarda sia l’Italia, sia il panorama internazionale. I più recenti dati del Ministero della Salute (2024) indicano che circa 800.000 minorenni sono a rischio di sviluppare una dipendenza da alcol, all’interno di una popolazione complessiva stimata in circa 9milioni di persone a rischio. Un dato particolarmente significativo riguarda l’aumento dei consumi tra le ragazze adolescenti: per la prima volta, le giovani tra i 14 e i 17 anni superano i coetanei maschi per frequenza e modalità di consumo rischioso.
Le ragioni che spingono i giovani a bere sono molteplici e si intrecciano tra fattori individuali, familiari, sociali e culturali. In molti casi, l’alcol viene utilizzato come strumento di regolazione emotiva: una forma di “automedicazione” per contenere emozioni difficili come ansia, angoscia, senso di vuoto o sintomi depressivi, soprattutto quando mancano adeguati spazi di ascolto e comprensione. Questo legame tra disagio psichico e uso di alcol è stato ampiamente documentato da uno studio pubblicato su Alcoholism: Clinical and Experimental Research, che ha coinvolto adolescenti di 38 Paesi, evidenziando come non tanto l’inizio precoce del bere, quanto le prime ubriacature siano correlate a comportamenti a rischio.
Accanto al disagio psicologico, l’alcol è oggi parte integrante di nuove dinamiche sociali alimentate dai social media. Sta crescendo il fenomeno delle cosiddette “alcohol challenge”, sfide collettive filmate e condivise online che trasformano il bere in un gioco trasgressivo, spettacolarizzato, spesso visto come rito di passaggio o forma di autoaffermazione. In questo contesto, si diffondono pratiche come il binge drinking, cioè l’assunzione di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2023) ha definito da anni il binge drinking una delle principali minacce alla salute globale, con particolare attenzione alle fasce più giovani della popolazione.
Quali sono, secondo Lei, le ragioni profonde che spingono tanti giovani a bere?
L’alcol, in adolescenza, può diventare una risposta a un disagio profondo. I ragazzi spesso bevono per imitazione di modelli familiari o sociali o per sentirsi accettati dal gruppo. Ma dietro questi comportamenti, spesso inconsci, si nascondono emozioni difficili da mentalizzare: ansia, angoscia, noia, senso di vuoto.
Dal punto di vista psicoanalitico, il consumo di alcol può rappresentare una forma di difesa dall’insopportabile: un modo per eludere la fatica del pensare, contenere l’angoscia della crescita, o attutire il dolore di una separazione o di una mancanza affettiva. Come mostrato da uno studio pubblicato su The Lancet Psychiatry (2021), gli adolescenti con sintomi depressivi e ansiosi sono più inclini a usare l’alcol come strategia di evitamento emotivo. Bere, dunque, diventa spesso un modo per sentirsi parte del gruppo, per anestetizzare il dolore psichico o per gestire l’insicurezza tipica dell’adolescenza. Ma si tratta di strategie disfunzionali, che espongono i ragazzi a cicli ripetitivi di isolamento, comportamenti a rischio e dipendenza. Quindi, se il bere avviene una tantum (“una volta soltanto” nella vita), può finire da sé. Ma se è un tentativo di “auto-cura”, rischia di radicarsi, perché fornisce un’illusoria anestesia al dolore psichico.
A suo avviso, c’è una correlazione tra alcol e depressione?
La depressione può portare al consumo di alcol, e l’alcol, a sua volta, può indurre o peggiorare la depressione, creando un circolo vizioso difficile da interrompere. In clinica, quando si osserva un uso cronico o un abuso di alcolici in adolescenza, una delle prime ipotesi diagnostiche da considerare è la presenza di un disturbo depressivo, o nei casi più complessi, di un disturbo bipolare in fase iniziale.
I traumi infantili, come abbandoni, lutti, trascuratezza o violenze psicologiche, possono determinare fratture emotive profonde, che si manifestano subito, oppure riemergono durante l’adolescenza, una fase in cui il mondo interno si riattiva con forza. Una depressione precoce non riconosciuta, né curata, può cronicizzarsi e trovare uno sbocco nel consumo di alcol, inizialmente situazionale, poi sempre più frequente fino a diventare dipendenza. Uno studio pubblicato su Addiction (2021) ha evidenziato una chiara correlazione tra eventi traumatici infantili, esordio precoce della depressione e maggiore rischio di sviluppare disturbi da uso di alcol in adolescenza. In questi casi, il consumo non è solo un comportamento disfunzionale, ma un vero e proprio tentativo di autocura del dolore psichico, che però finisce per aggravarlo ulteriormente.
Parliamo del cervello. In che modo, l’alcol può danneggiare il cervello in via di sviluppo?
L’adolescenza è un periodo critico dello sviluppo durante il quale avviene la maturazione fisica, psicologica e neurobiologica. Il cervello di un adolescente in questa fascia d’età attraversa una fase di rapida trasformazione, con la formazione dell’identità e la maturazione di connessioni neurali. L’alcol interferisce con questo processo, sia da un punto di vista psicologico che organico, poiché può danneggiare le strutture celebrali e i neuroni come dimostrato da numerosi studi scientifici.
La ricerca pubblicata su Traslational Psychiatry(2025) mostra come il consumo di alcol durante l’adolescenza rappresenti un importante problema di salute pubblica a causa delle sue potenziali conseguenze a lungo termine sulla salute fisica e mentale e per il rischio significativo di sviluppare disturbi da uso di sostanze in età adulta. Come scritto nel volume Advances in Experimental Medicine and Biology (2025), all’interno del cervello, la corteccia prefrontale è una delle ultime regioni cerebrali a subire un rimodellamento, spesso fino all’età adulta. Questi cambiamenti evolutivi relativamente tardivi rendono la corteccia prefrontale particolarmente vulnerabile ai danni che iniziano nell’adolescenza, inclusa l’esposizione all’alcol.
E per quanto riguarda gli altri organi? Quali le conseguenze del consumo e l’abuso dell’alcol sulla salute in generale dei giovani?
Gli effetti sono devastanti per tutto il corpo, il fegato è uno degli organi più colpiti. Negli ultimi anni, si osservano, infatti, sempre più frequentemente, anche tra gli adolescenti, epatiti e pancreatiti alcoliche acute, epilessia alcolica e danni cerebrali importanti legati all’abuso di superalcolici.
Secondo il report Alcohol in Europe: Key Facts stima che 1 decesso su 4 tra i giovani uomini (15–29 anni) in Europa sia attribuibile all’alcol, spesso in incidenti stradali, violenza o altre situazioni acute causate dall’abuso di alcol. La stima vede l’alcol coinvolto in circa il 35% dei casi mortali tra i giovani uomini e nel 10% delle giovani donne.
Bere da giovani, insomma, non è un gesto “innocuo” o passeggero, ma può aprire la strada a danni permanenti.
Qual è il messaggio più importante da trasmettere al riguardo, ai giovani?
Il messaggio è chiaro: non esiste un consumo di alcol ‘sicuro’ per i minori di 18 anni. I danni che l’alcol provoca in un organismo in crescita sono molto più gravi e duraturi rispetto a quelli che si possono riscontrare in un adulto. Iniziare a bere in giovane età non solo compromette lo sviluppo fisico e mentale, ma aumenta anche di quattro volte il rischio di sviluppare una dipendenza da alcol in età adulta. È fondamentale che i giovani siano consapevoli di questi rischi e che comprendano come la salute sia il bene più prezioso da preservare.
Quali misure di prevenzione dovrebbero essere adottate urgentemente? Quanto è importante il ruolo della Famiglia e della Scuola nel trasferire ai giovani la conoscenza su rischi e conseguenze dell’abuso dell’alcol per la loro salute?
Certamente. La famiglia e scuola sono pilastri fondamentali nella prevenzione dell’abuso di alcol tra gli adolescenti. Entrambi i contesti hanno un ruolo educativo profondo e complementare, la famiglia trasmette valori, abitudini e modelli comportamentali fin dall’infanzia; la scuola rappresenta un importante luogo educativo, dove i ragazzi possono acquisire una maggiore consapevolezza, imparare a riconoscere il proprio disagio e a investire su se stessi.
Uno studio pubblicato su Penrose: International Journal of Interdisciplinary Studies (2024) ha evidenziato che costruire un dialogo educativo coeso è oggi più che mai necessario insieme a programmi di prevenzione che coinvolgono attivamente scuola, famiglia e comunità abbiano un impatto positivo e duraturo: nei contesti in cui insegnanti e genitori lavorano insieme, si è registrata una netta riduzione del consumo alcolico tra i ragazzi, accompagnata da un aumento della consapevolezza e del senso di responsabilità.
In un tempo in cui l’alcol viene spesso vissuto dai ragazzi come rifugio, educare invece, ad un sano equilibrio interiore, all’autostima e alla relazione autentica è la vera prevenzione.
Qual è la specificità della psicoanalisi nella cura dell’abuso e della dipendenza alcolica?
Il trattamento dell’alcolismo è per natura multimodale: richiede una sinergia tra farmacologi, psicologi, psichiatri e operatori sociali. Tuttavia, la terapia psicoanalitica offre un contributo unico e insostituibile nell’affrontare le radici profonde del dolore mentale: i traumi inconsci, le perdite affettive non elaborate, e i luttuosi vuoti emotivi che spesso sottendono il comportamento alcolico.
Secondo la terapia psicoanalitica, l’alcol viene visto come una difesa disfunzionale: anestetizza l’angoscia, bypassa la depressione bloccante, ed evita di sentirsi vulnerabili. L’analisi, riattivata ex-novo o proseguita da breve passato, permette di pensare ciò che era rimasto non pensato, liberando l’agire dal semplice sollievo momentaneo. Il cambiamento che emerge dall’analisi non resta confinato al setting terapeutico, ma si irradia nella vita quotidiana del paziente, nella forma di relazioni, scelte, lavoro, cura di sé. Curando le cause profonde, si cura la dipendenza stessa.
A conferma di questa visione, uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience (2025) integra le teorie dell’attaccamento, della regolazione emotiva e della psicoanalisi: la ricerca mostra come traumi infantili e difficoltà di regolazione affettiva siano associati a strutture cerebrali (area limbica, rete di stress) alterate, che contribuiscono allo sviluppo dell’alcolismo come strategia di coping. Solo attraverso un lavoro psicoterapeutico profondo è possibile ricostruire modalità affettive più funzionali ed evitare ricadute.
Quali consigli si sente di dare ai giovani?
-Conoscere tutti gli effetti dell’alcol, sapere che è una sostanza psicoattiva, che agisce rapidamente anche sul corpo, danneggiando numerosi organi;
-L’alcol entra rapidamente in circolo incidendo sul cervello e potenzialmente danneggiandolo in modo permanente;
-Riduzione i riflessi e la coordinazione aumentando il rischio di incidenti stradali o infortuni;
-Altera il giudizio e la percezione della realtà, causando comportamenti rischiosi e scelte avventate;
-Provoca disinibizione diminuendo la percezione e la coscienza dei pericoli;
-Rallenta i riflessi e il pensiero, impedendo di reagire tempestivamente e prendere decisioni corrette.
E ai genitori?
-Quando si notano comportamenti a rischio, è fondamentale intervenire subito, anche con decisioni scomode;
-Mai minimizzare. Il binge drinking e le sfide alcoliche non sono “ragazzate”, ma campanelli d’allarme molto seri;
-Informarsi sui pericoli dell’alcol e avere consapevolezza dei rischi per la salute e per la vita;
-Se emergono segnali di sofferenza emotiva e psichica, rivolgersi tempestivamente a uno psicoanalista e a uno specialista per una valutazione sia individuale che familiare.
Il Sindaco Alessandro Bettarelli: “Crollo della natalità problema epocale, un gesto simbolico per rifletterci insieme”
Il 24 Agosto, a Canale Monterano giorno in cui si celebrano i SS. Patroni San Bartolomeo e Santa Calepodia, sarà consegnata una pianta di ulivo per ogni bambina e bambino nati nel 2025 nel nostro comune.
“L’iniziativa – spiega l’Assessore alle Politiche Sociali, Laura Aloisi – fa parte di un progetto finanziato dalla Regione Lazio relativo al ‘Fondo per le iniziative di promozione e valorizzazione del territorio regionale’ per la realizzazione della 55esima Corsa del Bigonzo e vuole sensibilizzare la popolazione sul problema della decrescita demografica. Problema che affligge il nostro comune, come il resto del Paese e, più in generale, tutto il mondo occidentale”.
“I dati demografici pubblicati dall’Istat pochi giorni fa, in particolare quelli sulle nascite, rappresentano plasticamente quanto ci diciamo da tempo – afferma il Sindaco di Canale Monterano Alessandro Bettarelli – e si tratta di un tracollo. A livello nazionale nei primi cinque mesi del 2025 i nati sono stati solo 138mila, il 7,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Il 2025, in proiezione, dovrebbe chiudersi con circa 340.000 nati contro i 370mila del 2024. Una riduzione di queste dimensioni non si era mai osservata da almeno due decenni. Pensiamo però che fino al 2008 il numero dei nati, pur molto più basso del passato, si era stabilizzato su livelli superiori al mezzo milione l’anno.
Canale Monterano è in media nazionale e, nonostante la nostra popolazione sia rimasta costante negli ultimissimi anni, ad oggi si registrano solo 7 nuovi nati nel 2025: 5 femmine e 2 maschi. Come Amministrazione abbiamo lavorato molto sul problema, aprendo l’asilo nido comunale e lavorando tanto sulle scuole e sugli spazi ricreativi e di divertimento, come il nuovo parco giochi di Piazza Carraiola, o con il servizio di supporto alla genitorialità attraverso lo sportello famiglia. È chiaro però che non possono essere i Comuni a farsi carico del problema, ma servono politiche statali che rimettano al centro la famiglia, le nuove generazioni, i nuovi nati. La prospettiva è preoccupante e porta con sé scenari in cambiamento veloce su crescita economica, debito pubblico, welfare state.”
Il progetto complessivo presentato in Regione Lazio dal Comune di Canale Monterano vede anche 8.650 euro girati alla locale Pro-Loco per l’acquisto di strumentazione tecnica e materiali vari per organizzare al meglio il 55° Palio delle Contrade – Corsa del Bigonzo, che si svolgerà su Corso della repubblica il 24 Agosto a partire dalle ore 18.00. Il contributo regionale ammonta a 9.600 euro, cui si aggiungono 2.400 euro quale compartecipazione al progetto del Comune di Canale Monterano.
Il Vicesindaco di Cerveteri Riccardo Ferri si congratula con la Comandante Cinzia Luchetti e augura un buon lavoro a tutto il personale del Comando
“Un contributo di 25mila euro ottenuto da Città Metropolitana di Roma Capitale, ai quali si aggiungono 3mila euro di fondi comunali per l’acquisto di otto nuove fotocamere per il controllo ambientale. Uno strumento fondamentale per la tutela del territorio, purtroppo non risolutivo, ma sicuramente un deterrente di grande importanza contro l’abbandono dei rifiuti e reati contro il territorio”.
Ad annunciarlo è Riccardo Ferri, Vicesindaco e Assessore alla Polizia Locale del Comune di Cerveteri, nel rendere noto l’aggiudicazione da parte del Comando di Polizia Locale del contributo per l’acquisto di sistemi di videosorveglianza nel territorio.
“Come prima cosa ci tengo a complimentarmi con la nostra Polizia Locale ed in particolar modo con la Comandante Cinzia Luchetti per il lavoro svolto, fondamentale per l’aggiudicazione del contributo – ha dichiarato il Vicesindaco Riccardo Ferri – posizioneremo queste 8 nuove videocamere nelle zone più sensibili del territorio, in quelle dove purtroppo, maggiormente, rileviamo reati nei confronti dell’ambiente”.
“In questi mesi sono molteplici i contributi ottenuti dalla Polizia Locale per l’acquisto di strumentazione idonea al controllo del territorio – aggiunge il Vicesindaco Riccardo Ferri – tra i tanti ricordo gli ulteriori 20mila euro per i droni e la relativa formazione degli agenti, un altro sistema utile per sorvegliare Cerveteri ed in particolar modo le zone di campagna anche dall’alto. A questo, si aggiungono alcuni fondi stanziati dall’Amministrazione comunale in fase di equilibri di bilancio sempre per le attività di Polizia Locale”.
“Sempre per quanto riguarda il Comando – conclude Ferri – da inizio agosto hanno preso servizio due nuovi agenti a tempo determinato. Saranno con noi fino al 31 gennaio del 2026. A loro e a tutto il personale della nostra Polizia Locale, il mio ringraziamento e l’augurio di un buon lavoro”.
In merito al comunicato privo di fondatezza, inviato dal consigliere Giammusso, su una fantomatica perdita di un finanziamento per la mancata presentazione di un progetto sulla pesca ad un bando del GAL, si ritiene doveroso fare chiarezza su quanto realmente accaduto, riportando il confronto a un piano di verità e responsabilità.
Come dovrebbe essere noto a chi ha il dovere istituzionale di informarsi il CdA del GAL si è riunito, come aveva per di più anticipato, in data odierna, per deliberare una proroga tecnica, necessaria a fronte di tempistiche estremamente ristrette che hanno messo in difficoltà tutti i Comuni coinvolti, nessuno escluso. Una decisione collegiale, utile e responsabile, che consentirà a tutti gli enti di perfezionare la documentazione richiesta per partecipare in modo corretto e ordinato. Gli uffici comunali, dal canto loro, hanno operato con la consueta serietà, mettendo in campo competenza e puntualità, nonostante i tempi imposti. Il nostro progetto è pronto da giorni.
Dispiace constatare come da parte di alcuni si stia inaugurando una stagione nella quale l’attacco politico diventa fine a se stesso, a discapito della città. Invece di confrontarsi sui contenuti e sulle soluzioni, si sceglie di tifare contro Civitavecchia, nella speranza di ottenere improbabili dimissioni da poter sventolare come un trofeo.
È un atteggiamento che non possiamo condividere e che restituisce un’immagine distorta e profondamente ingiusta del lavoro che viene quotidianamente svolto con impegno, anche nei giorni più complessi.
Si può fare polemica, e questo è legittimo. Ma non si può travisare deliberatamente la realtà per costruire narrazioni che nulla hanno a che fare con il merito delle questioni. Il nostro compito è lavorare per la città, e continueremo a farlo con determinazione, ignorando le provocazioni strumentali ma sempre pronti a rispondere con i fatti, per rispetto della verità e dei cittadini. Sarebbero gradite, a questo punto, delle scuse, per evitare che quella dell’attacco infondato diventi una prassi velenosa.
Deliziosa serata ieri a Villa Torlonia in occasione dell’evento organizzato dal Comune di Roma in collaborazione con il Planetario. Lo spazio TechnoTown all’interno del magnifico parco della villa ha proposto una interessante conferenza dal titolo: Asteroidi. Rischio, risorsa o entrambi? L’astrofisico Gianluca Masi ha illustrato il tema degli asteroidi con un linguaggio accessibile anche ai non esperti che affollavano la platea.
L’intento divulgativo è stato pienamente raggiunto, vista la partecipazione attenta dei presenti, che hanno anche posto numerose domande, alle quali lo studioso ha risposto con puntualità scientifica, non facendo mancare momenti di ilarità su argomenti così rigorosi.
Successivamente il pubblico si è spostato nell’accogliente giardino della Limonaia, dove l’organizzazione ha allestito un fresco aperitivo arricchito di gustosi stuzzichini, al modico costo di 5 euro.
L’evento proseguirà ogni weekend fino alla conclusione Domenica 14 Settembre. Una occasione unica di connubio tra divulgazione scientifica e intrattenimento estivo.
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Il Sindaco Elena Gubetti: “Un Ferragosto indimenticabile con Manuel Agnelli e gli Afterhours, unica tappa gratuita del Centro Italia. Un Festival che coniuga spettacolo e valori ambientali”. L’Assessore alla Cultura Francesca Cennerilli: “Lo straordinario pubblico di questi giorni conferma che Etruria Eco Festival è uno degli eventi più attesi”
Quattro giornate intense di musica, spettacolo e partecipazione collettiva: la 19ª edizione dell’Etruria Eco Festival ha confermato ancora una volta Cerveteri come punto di riferimento per la cultura e gli eventi estivi del Centro Italia. Migliaia di persone hanno riempito il Parco della Legnara dal 14 al 17 agosto, trasformando la città in un palcoscenico a cielo aperto.
“Quattro giorni che hanno fatto vivere alla nostra comunità e ai tanti visitatori emozioni uniche – ha dichiarato il Sindaco di Cerveteri, Elena Gubetti – dalla straordinaria apertura con Il Muro del Canto e Orchestraccia, a un Ferragosto indimenticabile con un concerto straordinario degli Afterhours, unica tappa gratuita in tutto il Centro Italia, guidati da un grandissimo Manuel Agnelli. A seguire lo spettacolo sold-out di Maurizio Battista e un gran finale con i Wogiagia e gli Almamegretta. Un programma che ha saputo coniugare divertimento, cultura e riflessione sui temi della sostenibilità ambientale, da sempre cuore pulsante dell’Etruria Eco Festival”.
Il Sindaco ha voluto rivolgere un pensiero particolare ai sostenitori e agli organizzatori:
“È doveroso ringraziare la nostra Assessora alla Cultura Francesca Cennerilli, al suo primo Festival in Giunta comunale, l’Ufficio Cultura del Comune di Cerveteri, e Alessio Pascucci, Consigliere della Città Metropolitana di Roma Capitale e storico fondatore del Festival. Un ringraziamento speciale alla Città Metropolitana di Roma Capitale, che ha sostenuto con un importante contributo questa edizione, dimostrando di credere nella forza dell’Etruria Eco Festival, un evento che attraverso la musica e lo spettacolo veicola messaggi fondamentali per la tutela dell’ambiente e la sostenibilità. Un ulteriore grazie al Circolo del Cinema Luce a Cavallo, organizzatore del Festival, e a tutti coloro che hanno garantito sicurezza e accoglienza: Forze dell’Ordine, Polizia Locale, Associazioni di Volontariato e i tanti giovani volontari che hanno contribuito al successo di questa edizione”.
Soddisfazione anche nelle parole dell’Assessore alla Cultura, Francesca Cennerilli:
“Etruria Eco Festival anche quest’anno ha colpito nel segno: quattro giorni che hanno trasformato Cerveteri nella città della musica e del grande spettacolo. Le immagini di un pubblico numerosissimo e festante sono la conferma del grande lavoro fatto per offrire qualità e occasioni di incontro. Voglio ringraziare in primis il pubblico, caloroso e coinvolgente, e poi tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione, in particolare il Dirigente Emiliano Magnosi e l’Ufficio Cultura del Comune di Cerveteri. Grazie di cuore a tutti”.
“L’estate a Cerveteri non si ferma con il Festival – prosegue Francesca Cennerilli – già nel prossimo fine settimana sono in programma altri appuntamenti culturali, tra cui lo spettacolo teatrale I Centouno, la serata tributo ai Pearl Jam e il concerto di Micol Arpa Rock, con il suo originale rock suonato con l’arpa. L’ultimo weekend di agosto sarà invece dedicato alla storica Sagra dell’Uva e del Vino dei Colli Ceriti, con carri allegorici, tradizioni popolari e la celebrazione dei prodotti simbolo di Cerveteri.
L’Etruria Eco Festival è stato sostenuto dal Comune di Cerveteri, dalla Città Metropolitana di Roma Capitale, dalla Regione Lazio, dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e da Multiservizi Caerite. Sponsor etico: la Fondazione Patrizio Paoletti per lo sviluppo e la comunicazione.
La definizione del nuovo regolamento per l’uso e la gestione degli impianti sportivi segna un passaggio fondamentale: Civitavecchia dispone ora di una cornice chiara, moderna e coerente con il programma di governo per lo sport. Un punto di partenza, non di arrivo.
Da oggi si apre la fase due: ascolto continuo, confronto costante e costruzione condivisa di progetti. Tavoli tematici con le associazioni, pianificazione congiunta di eventi e calendari, valorizzazione dello sport in ogni sua forma, al chiuso e all’aperto. L’obiettivo è ricucire il tessuto sportivo cittadino e farlo crescere insieme a chi lo vive ogni giorno.
All’orizzonte c’è un momento storico: domenica 7 dicembre 2025 la Fiaccola Olimpica attraverserà Civitavecchia, portando con sé lo spirito olimpico di inclusione, unità e partecipazione. I mesi che ci separano da questa data saranno un percorso di preparazione condivisa, non solo per accogliere un grande evento, ma per far crescere una città più coesa, attiva e orgogliosa delle proprie energie.
Parallelamente, con il mondo della scuola svilupperemo progetti sulla memoria sportiva, sul valore dei messaggi trasmessi dai grandi campioni, sulla prevenzione dei disagi giovanili e sulla cultura del decoro e del rispetto negli spazi sportivi scolastici, integrando momenti di formazione e aggiornamento di alto livello per docenti di educazione motoria, laureati in scienze motorie e operatori sportivi, così da innalzare la qualità dell’offerta sportiva e culturale cittadina.
Il prossimo passo sarà il tavolo del 20 agosto con i gestori degli impianti sportivi comunali: insieme progetteremo la loro partecipazione a Sport in Piazza del 13 settembre, primo momento concreto di valorizzazione del loro ruolo strategico e occasione per la cittadinanza di incontrare, conoscere e vivere da vicino le realtà che ogni giorno tengono viva la nostra città sportiva.