Blog Pagina 306

LAZIO; D’AMATO: SU LISTE DI ATTESA ROCCA DICE IL FALSO, AUMENTANO LE DISEGUAGLIANZE.

 

Riceviamo e pubblichiamo

“Rocca sulla revisione degli ambiti di garanzia territoriale per le liste di attesa continua a dichiarare cose non vere, dicendo che avrebbe ereditato la decisione di offrire prestazioni sull’intera Regione dalla giunta precedente. Falso. Basta vedere gli atti ufficiali presenti nel Bollettino regionale n. 93 del 19.11.2019 per scoprire che non è come dice il presidente Rocca: delle due l’una, o è male informato o mente. La realtà è che vengono cancellati di fatto i distretti e si creano le macroaree, che porteranno così ad offrire prestazioni a lunghe distanze, costringendo molti cittadini a rifiutare, spingendoli verso il privato. Il Lazio negli ultimi due anni è la Regione con la più alta spesa pro capite privata per le famiglie”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato.

Assunzione a tempo determinato di coadiutori della ASL RM 4; precisazioni

Riceviamo e pubblichiamo

In merito all’avviso per assunzione a tempo determinato presso la Asl Roma 4 di coadiutori il Direttore Generale, dottoressa Rosaria Marino, tende a precisare quando segue:
“Questa è l’ultima dichiarazione della ASL Roma 4 su un tema di cui si è troppo parlato e sparlato. È arrivato il momento di porre fine a polemiche inutili e fuorvianti. Nella ASL come in tutte le Amministrazioni Pubbliche si entra al lavoro solo attraverso concorso pubblico e non a mezzo di selezioni “private”. Questa è la norma e le leggi si applicano sempre, non solo quando fanno comodo. Durante il Covid, ovviamente si è dovuto operare con schemi eccezionali, ma per fortuna è finito quel periodo e si è tornati alla normalità.
Sono stati espletati concorsi pubblici per personale OSS ed amministrativo a cui hanno partecipato o potevano farlo i dipendenti di ACAPO e NUOVA SAIR, e non è certo per colpa della ASL o della Regione se le posizioni acquisite in graduatoria da chi ha concorso non gli consentono di essere assunti dalla ASL Roma 4.
Tuttavia per pura solidarietà ai lavoratori, che durante il Covid tanto hanno dato all’Azienda, la Regione ha autorizzato due procedure per garantire la prosecuzione del lavoro almeno ad una parte di operatori. Il percorso è stato condiviso, in particolare, con gli OSS attraverso numerose riunioni, a cui l’Azienda sta dando puntualmente seguito. In particolare è stata bandita la gara per la gestione sanitaria del penitenziario che sarà aggiudicata entro il 20 gennaio.
Deve essere precisato relativamente all’anzianità di servizio del personale ACAPO e NUOVA SAIR in forza in ASL, che solo il 40% è stato assunto prima del 2023, perché tutti gli altri, il 60% sono stati assunti nel 2024.
Infine mi rammarico per lo sciacallaggio operato da alcune persone sui social, nei confronti dei vincitori dell’avviso per amministrativi, bollati come raccomandati pur avendo ottenuto per merito la loro posizione, perché il merito esiste e nella ASL Roma 4 si applica. Tutti dovrebbero esserne compiaciuti, anche quando ciò può essere scomodo.
Al solo scopo di dirimere eventuali questioni ancora poco chiare se sarà richiesto, una delegazione di soli lavoratori di ACAPO e NUOVA SAIR potrà essere ricevuta dalla direzione aziendale della ASL il giorno 8 alle ore 14,30”.

Mercante in Fiera: il 6 gennaio a Piazza della Vita mercatino, street food e un gesto di attenzione per l’Epifania

Riceviamo e pubblichiamo

In occasione della giornata dell’Epifania, martedì 6 gennaio 2026, Civitavecchia ospita per la prima volta l’appuntamento con “Mercante in Fiera”, in Piazza della Vita, con mercatino e street food a partire dalle ore 9.30. Nel pomeriggio, dalle 16.00 alle 19.00, presso il Teatrino delle Marionette, è prevista anche una distribuzione gratuita di calze a cura dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Civitavecchia, con la collaborazione della Croce Rossa Italiana – Comitato di Civitavecchia, per affiancare alla festa un momento concreto di attenzione e vicinanza verso le bambine e i bambini della città.

“È bello che, proprio nel giorno dell’Epifania, Civitavecchia possa accogliere per la prima volta un’iniziativa come Mercante in Fiera, capace di unire socialità e animazione cittadina a un gesto semplice ma significativo”, dichiara l’Assessore alle Politiche Sociali Antonella Maucioni. “Abbiamo voluto affiancare alla giornata di festa anche la distribuzione gratuita delle calze, grazie alla collaborazione della Croce Rossa Italiana – Comitato di Civitavecchia, per condividere lo spirito dell’Epifania e portare un sorriso alle bambine e ai bambini della nostra città. Ringrazio la Croce Rossa per la disponibilità e l’Ufficio Servizi Sociali del Comune per il lavoro di coordinamento e l’impegno quotidiano con cui segue le iniziative dedicate alle famiglie e ai più piccoli”.

L’Amministrazione comunale invita cittadine e cittadini a partecipare alla giornata, che unisce animazione, commercio e convivialità con un’iniziativa dal forte valore comunitario, rafforzando lo spirito dell’Epifania come momento di condivisione.

Dalla parte del diritto internazionale, fermiamo subito l’escalation.

Riceviamo e pubblichiamo

Condanniamo con forza le violazioni del diritto internazionale e quanto avvenuto in Venezuela. Non possiamo accettare un ordine mondiale basato sulla Guerra e sulla violenza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Abbiamo sempre condannato il governo di Maduro ma non intendiamo tacere quando questi principi vengono calpestati, principi che sono alla base della nostra Costituzione Repubblicana.

Per questo come Partito Democratico di Roma lunedì 5 alle 17.30 saremo con la CGIL in Piazza Barberini.

No a chi vuole trasformare le relazioni internazionali nel Far West. Si al primato della diplomazia e del diritto.

Né Re, né Maghi (parte 4 di 5)

Come siamo fatti

Ferma restando l’intercambiabilità nell’associazione nome/caratteristica, prendendo spunto dalla “Legenda aurea” di Jacopo da Varagine, con il suo passo sui nomi dei magi:

 

“Appena nato il Signore, vennero a Gerusalemme i tre Re Magi, i cui nomi sono in ebraico Attelius/Appelius, Amerius, Damascus; in greco Galgalat, Malgalat, Sarathin; in latino Caspar, Balthasar, Melchior” (De Epiphania Domini, 14,2).

 

provo a riportare la sintesi delle caratteristiche degli ormai definitivamente diventati “Tre Re Magi” che simboleggiano tutti gli uomini, di tutte le età e di tutti i continenti (almeno quelli conosciuti all’epoca) che vanno ad onorare Gesù, fermo restando che la descrizione riportata non trova alcun riscontro storico se non scambiando le varie caratteristiche fra i vari personaggi.

Melchiorre, “il re della luce”, è anziano (60 anni), in abito multicolore, normalmente con la barba lunga e bianca, cavalca un cavallo nero e dona l’oro, omaggio a Cristo sovrano dell’universo. È “Re di Tarso, terra di mercanti” sulla costa mediterranea della moderna Turchia ed è il primo in fila a inginocchiarsi per adorare Gesù, secondo una tradizione che risale allo pseudo-Bonaventura:

 

“e allora riverentemente e devotamente gli baciarono i piedi” (Meditationes vitae Christi, X ).

 

Gaspare, “colui che ha il tesoro”, in abito color giacinto, è di mezza età (40 anni), cavalca un cammello e dona incenso dall’Arabia per il Cristo divino. Spesso posto poco dietro Melchiorre e nell’atto di inginocchiarsi.

Baldassarre, “il protetto del Signore”, in veste gialla, è un giovane imberbe (20 anni), cavalca un elefante, molto spesso raffigurato con pelle nera, proveniente da Aksum o comunque dall’Africa, e porta la mirra da Saba (moderno Yemen meridionale), per il Cristo taumaturgo. Generalmente è l’ultimo del trio, rappresentato ancora in piedi dietro Gaspare

 

Le nostre reliquie

Secondo una leggenda, i magi sarebbero ritornati anni dopo a Gerusalemme, allo scopo di testimoniare la loro fede.

Le loro spoglie sarebbero poi state ritrovate da sant’Elena, trasportate a Costantinopoli e in seguito donate a Eustorgio, vescovo di Milano dal 343 al 355 circa. Si racconta che Eustorgio si recò a Costantinopoli dall’Imperatore Costante I per ottenere l’approvazione al suo episcopato a Milano. Insieme al consenso, ricevette in dono un enorme sarcofago contenente i corpi dei magi, che portò a Milano. Giunto ormai in prossimità della città, durante il trasporto, il carro che trasportava il sarcofago con le reliquie improvvisamente si fermò, poiché i buoi che lo trainavano collassarono per sfinimento. Eustorgio prese la cosa come volontà divina di erigere in quel luogo la basilica. Fece così costruire la chiesa, ora a lui dedicata, proprio nel posto del fonte battesimale della primitiva comunità cristiana, in zona Porta Ticinese. Lì fece collocare l’arca marmorea dove i resti rimasero fino al 1164 (o forse solo fino a due anni prima, perché, per sicurezza, durante la guerra, probabilmente le reliquie furono spostate all’interno delle mura di Milano, nella chiesa di San Giorgio al Palazzo). In quell’anno, Federico Barbarossa fece traslare le reliquie a Colonia, in Germania, nel Santuario dei Re Magi, all’interno della Cattedrale di San Pietro. Solo nel 1903 alcune parti furono restituite a Milano, grazie all’intervento del cardinale Ferrari.

Una parte delle reliquie dei magi è conservata anche presso la chiesa di San Bartolomeo, nella cittadina di Brugherio. Il motivo è che sant’Ambrogio, come segno d’affetto e devozione verso la sorella, Santa Marcellina, che nel 353 aveva deciso di ritirarsi dal mondo, volle donarle tre falangi dei Magi, uniche loro reliquie che mai hanno soggiornato in Germania.

 

Festeggiamo!

Il giorno più festeggiato del periodo natalizio in Spagna è quello della Cabalgata de Reyes Magos, una cavalcata in costume con musica, a cavallo o su carri, che sfila per le vie delle città distribuendo dolci e caramelle ai più piccini. La cavalcata considerata la più antica nacque ufficialmente a Alcoy nel 1866. I bambini spagnoli scrivono ai Magi lettere come si fa con Babbo Natale.

Il 6 gennaio è “obbligo” consumare il dolce Roscón de Reyes, parte della tradizione natalizia spagnola, che si consuma abitualmente nel giorno dell’arrivo dei Re Magi. Questo dolce di solito contiene una fava (chi la trova deve pagare il dolce) o una figurina del Re (chi la trova è “re” per un giorno).

Dal 1416, anche a Firenze si tiene una cavalcata in costume, ormai riproposta in molte città italiane. La celebrazione moderna, ripresa dagli anni ’90, coinvolge centinaia di figuranti in costume storico.

In Germania, adulti e bambini girovagano di casa in casa vestiti da Re Magi, raccogliendo doni per opere caritatevoli. I bambini che vanno casa per casa sono chiamati Sternsinger (“cantori della stella”) e tracciano sulle porte la benedizione “C+M+B”, che non significa “Caspar, Melchior, Balthasar”, ma: “Christus Mansionem Benedicat” cioè: “Cristo benedica questa casa”. La somiglianza coi nomi dei Magi ha favorito l’equivoco.

A Milano, dal 1960, esiste la tradizione della Processione della Stella, che il giorno dell’Epifania parte da Piazza del Duomo e arriva alla Chiesa di Sant’Eustorgio, riconoscibile per la presenza di una stella a otto punte posta, in luogo della rituale croce, sulla sommità del campanile.

 

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

Per leggere dall’inizio

Per leggere l’ultima puntata

 

Riccardo Agresti

Di cosa abbiamo bisogno?

In termini di diritto internazionale, quale differenza sostanziale separa l’invasione dell’Ucraina dal rapimento del presidente venezuelano? Due atti di forza, voluti da due uomini che governano non per servire il popolo che rappresentano, ma per dominare. Due gesti che si compiono nel nome di popoli illustri, ma che non portano alcun beneficio ai cittadini che quei nomi dovrebbero rappresentare. Due violenze giustificate da una giustizia che non esiste, da una retorica che maschera l’interesse personale dietro l’interesse nazionale.

Non è difficile notare e non è nemmeno più utile sottolineare che entrambi agiscono per sé, non per il mondo che li circonda. Uccidono, destabilizzano, impongono, nel nome di una verità che non è condivisa, di una sicurezza che non è universale, di un potere che non è legittimo.

Il potere, quando si concentra in una sola mano, tende a deformare la realtà. Non rappresenta più il bene comune, ma la proiezione di un ego che si crede sovrano. Così, si uccide in nome della pace, si invade in nome della sicurezza, si rapisce in nome della libertà. Ma nessuna di queste parole conserva il suo significato originario: diventano gusci vuoti, riempiti di propaganda e paura.

 

Eppure, la soluzione esisterebbe. Non utopica, ma semplicemente non ancora voluta perché limiterebbe il potere che si ha o cui si aspira. Un mondo senza frontiere, dove il potere non sia concentrato nelle mani di un solo uomo, ma affidato a un coro di voci, a un collegio di menti, a un gruppo di “presidenti” provenienti da ogni angolo del pianeta. Un’assemblea di coscienze, dove il dissenso non sia punito ma ascoltato, dove la critica non sia temuta ma cercata, dove le decisioni non siano affrettate ma meditate, temperate, condivise.

La democrazia non è il dominio della maggioranza, ma l’ascolto del dissenso. La giustizia non è la vendetta legalizzata, ma la cura del fragile. La sicurezza non è il controllo, ma la fiducia reciproca.

 

Ma il pifferaio magico dell’autoritarismo suona ancora la sua melodia. La Nazione forte, il Dio che ci guida, il nemico da abbattere: queste sono le note che incantano le masse ignoranti generate da una scuola che ha paura di insegnare, che spengono il pensiero, che soffocano la domanda più semplice e più vera.

 

Allora, la domanda che resta sospesa è questa: Il mio bene, la mia pace, la mia sicurezza… derivano davvero da guerre globali, da conflitti locali, da attentati che nascono come ombre dalle ceneri di queste violenze dalla guerra? O forse, da una forma più sana e più alta di egocentrismo. Quello che ci spinge a voler vivere. Quello che ci spinge a voler proteggere ciò che amiamo. Quello che dovrebbe farci dire: “no, non in mio nome. Non con il mio silenzio.”. Quello da cui potrebbe nascere una nuova etica del potere?

 

Ciò di cui abbiamo bisogno è un Mondo che non abbia bisogno di confini, né eroi solitari, ma solo di esseri umani capaci di pensare insieme.

 

Riccardo Agresti

Jim Jarmush ed il cinema detox con “Father Mother Sisther Brother”

 

È ormai disponibile nelle sale italiane da qualche settimana il nuovo film di Jim Jarmush: “Father Mother Sister Brother”. La pellicola, già acclamatissima dalla critica, tanto da vincere l’ultimo Festival del Cinema di Venezia, si pone come un unicum vero e proprio nel panorama cinematografico internazionale.

Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, la trama: tre storie familiari con soggetti ed ambientazioni altrettanto diverse. Il primo ritratto di famiglia, che prende il nome di “Father”, racconta di un fratello e di una sorella che vanno a trovare l’ormai anziano padre, che vive da solo in una casa nel nord degli Stati Uniti. In una di quelle “desolandie” che più volte verranno citate all’interno dell’opera.

“Mother” è una storia che presenta tre personaggi femminili: una madre e le sue due figlie. Le tre, nonostante abitino tutte nella stessa città, Dublino, trovano l’occasione di vedersi una sola volta l’anno. Infine “Sister Brother”, dove fratello e sorella, tra l’altro gemelli, vivono a Parigi gli ultimi ricordi legati ai genitori, scomparsi recentemente in maniera improvvisa.

Ad accomunare le tre slices of life è la maniera con la quale il regista di “Solo gli amanti sopravvivono” mostra ciò che accade sullo schermo. Jarmush non giustifica, né tantomeno ha la pretesa di spiegare o condannare le azioni dei suoi personaggi. In un mondo dove qualsiasi cosa, compreso il cinema, sembra andare sempre a duecento all’ora, il regista statunitense (che ha, tra l’altro, recentemente chiesto la cittadinanza francese per “evadere” dagli Stati Uniti) sceglie di raccontare quei silenzi imbarazzati ed imbarazzanti che tanto possono mettere in difficoltà, soprattutto nelle situazioni famigliari.

Un cinema “detox”, dunque, che riesce a disintossicare da quella marea di stimoli ai quali siamo continuamente sottoposti: dai social media alle situazioni di convivialità quotidiana.

E non è un caso quindi, che il film sia uscito nelle sale proprio nel periodo natalizio, quando attorno al focolare di casa, tra sorrisi e chiacchere, sempre più sono coloro che si sentono estranei a quel tipo di dinamiche.

È un tipo di cinema sempre meno popolare quello di Jarmush, che sembra rifarsi a quelle pellicole lente, dove il silenzio gioca da padrone, come quelle del maestro Yasujirō Ozu, probabile fonte d’ispirazione di Jim.

L’ora del thé nel salotto di casa, un caffè preso in un bar, diventano occasioni per raccontare la difficoltà nel relazionarsi con quelle che dovrebbero essere le persone a te più care, e che invece con il passare del tempo possono diventare sempre più simili a degli estranei.

Davide Catena, redattore L’agone

“Accordi per testi liberi” al teatro Fiorani di Canale

Riceviamo e pubblichiamo

Lunedì 5 GENNAIO 2026 ore 21.00
al TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano
Uno spettacolo di Teatro-Canzone a cura di Generazione Musica.
Testi ispirati a Stefano Benni e Giorgio Gaber, con brani musicali della tradizione cantautorale italiana.
Un viaggio che, attraverso la musica e il teatro, con un linguaggio brillante e divertente, affronterà le tematiche della solidarietà e del rispetto per le diversità.
Musiche eseguite live da Generazione Musica, performance teatrale: Elisa Lambertucci e Gianpiero Nardelli.
Vi aspettiamo!
Informazioni e prenotazioni
380 462 0311
3286748785

Né Re, né Maghi (parte 3 di 5)

I nostri nomi

La confusione sui nomi dei magi e l’associazione ai singoli doni è antica, enorme e affascinante. Per averne un’idea, ecco quanto riportato in “Mystery of the Magi: The Quest to Identify the Three Wise Men” di Dwight Longenecker al capitolo 3:

 

“Gli Excerpta Latina Barbari composti ad Alessandria, li chiamano Bitisarea, Melichiorre e Gathaspa o, come li conosciamo, Baldassarre, Melchiorre e Gaspar. Due secoli prima uno scrittore siriano li aveva nominati Ormizda, re di Persia, Yazdgard, re di Saba, e Perozadh, re di Sheba. Al contrario, i cristiani siriaci chiamarono Magi, Larvandad, Gushnasaf e Ormisda. I cristiani etiopi li chiamavano Hor, Karsudan e Basanater, mentre gli armeni dicevano che si chiamavano Kagpha, Badadakharida e Badadilma”.

 

La citata “Excerpta Latina Barbari Scaligerana” è una raccolta di testi e frammenti, descriventi una breve storia del mondo, scritti in greco e risalenti alla prima metà del VI secolo, tradotti in latino nel VII o VIII secolo da un anonimo poco istruito che conosceva poco il greco quanto il latino (“homo barbarus ineptus hellenismi et latinitatis imperitissimus”, scrive Joseph Juste Scaligero, da cui l’ormai tradizionale titolo di “Excerpta Barbari”). In questo testo compaiono, in una delle prime forme documentate giunteci, i nomi dei tre magi. I loro appellativi derivano probabilmente da trascrizioni greche e siriache e furono successivamente adattati nelle forme più conosciute nei secoli successivi.

La sequenza “Bithisarea, Melichior, Gathaspa”, ivi citata, sembra essere la più antica e si ritrova anche nei tre codici del Florilegium greco (Βαθησαρσάν, Μελχιώρ, Γαθασπά e loro varianti). I nomi Balthasar, Melchyor e Jaspar occorrono anche nel Rymkbybel di Jacob von Märlkent (da notare la variante Jaspar utilizzata in nord Europa).

Nel “Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis” di Andrea Agnello, risalente al IX secolo, al capitolo relativo alla “Vita del vescovo Agnello”, si tramanda una breve descrizione del mosaico dei magi, ancora presente nella basilica di “Sant’Apollinare Nuovo” a Ravenna, ridecorata dal vescovo quando venne riconsacrata al culto cristiano cattolico nel VI secolo.

Qui, per la prima volta, vengono menzionati i nomi dei tre magi nella forma che diverrà standard in Occidente, indicando anche i doni offerti e ai colori delle vesti di ciascuno:

 

“Le vergini avanzano da Classe, dirigendosi verso la santa Vergine delle vergini; i magi a loro volta (le) precedono recando doni. Ma, tuttavia, perché costoro sono stati raffigurati con abiti variopinti e non tutti con un indumento dello stesso colore? Quindi, per il fatto che lo stesso divino pittore si e conformato alla divina Scrittura. Infatti Gaspar portò l’oro (presentandosi) in un abito del color del giacinto e con tale abito rappresenta l’unione. Balthasar portò l’incenso in un abito giallo, e con quello stesso abito rappresenta la verginità. Melchior portò la mirra in un abito multicolore e con quello stesso abito indica la penitenza.” (De Sancto Agnello XXVII 88,51)

 

Discorso particolare merita il “Vangelo dell’infanzia armeno” che porta la descrizione più dettagliata dei magi tra tutti i testi della tradizione cristiana. In esso si racconta che l’angelo annunziò a Maria il concepimento di Gesù il mercoledì 5 aprile alla “terza ora” (per cui il Natale sarebbe il 6 gennaio) e immediatamente furono avvisati i magi

 

“E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. … i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. …e arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre.” (5,9). Questi magi erano accompagnati da “dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno.” (9,1) gestiti da 12 comandanti e, benché fossero fratelli, “figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente.”. “Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.” (11,3)

 

Infine re Melkon consegna a Gesù il “documento autentico” scritto da Dio e

 

“scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole: – Nell’anno 6000, il sesto giorno della settimana, io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella sua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai discernere il bene dal male.” (11,22)

 

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

 

Per leggere dall’inizio

Per leggere la puntata successiva

 

Riccardo Agresti

ANNULAMENTO PRESEPE VIVENTE ANTICA MONTERANO

Riceviamo e pubblichiamo

Si comunica che, a causa delle avverse condizioni meteo e per motivi di sicurezza, le date del Presepe Vivente di Canale Monterano del 4 e 6 gennaio 2026 sono state annullate.
Come comunicatoci pochi minuti fa dal Comitato Presepe Vivente Antica Monterano.