Cerimonia e deposizione al Monumento ai Caduti, “LiberArt” in Piazza Santa Maria, la Festa degli Aquiloni a Campo di Mare e al Granarone un pomeriggio tra dibattiti e proiezioni con Anpi
“La Festa di tutti gli italiani, il giorno in cui si celebra la nostra Italia libera dal regime e dall’oppressione. Il 25 Aprile, più che mai quest’anno, è una data che vogliamo festeggiare con forza e convinzione. Nel 1945 finiva la guerra in cui gli italiani si sacrificarono per la libertà del nostro Paese: una libertà sacra come l’aria, che dura da 81 anni e di cui oggi dobbiamo farci portatori e testimoni. Quest’anno, inoltre, ricorrono gli 80 anni dal Referendum Costituzionale da cui nacque la nostra Repubblica: un voto al quale, per la prima volta, furono chiamate a partecipare anche le Donne. Sono ricorrenze che vanno celebrate e difese ogni giorno. A questo siamo chiamate noi istituzioni: a lavorare con impegno e a non dare nulla per scontato. Oltre al consueto cerimoniale istituzionale in Piazza Aldo Moro, è in programma una serie di iniziative tra tradizione e arte alle quali tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
A dichiararlo è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, in occasione dei festeggiamenti per l’Anniversario della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo.
La giornata avrà inizio alle ore 09:15, con il ritrovo in Piazza Risorgimento per la formazione del corteo delle autorità. Alle ore 09:30 sarà celebrata la Santa Messa presso la Chiesa Santa Maria Maggiore. A seguire, si terrà la cerimonia istituzionale al Monumento ai Caduti di Piazza Aldo Moro, con la deposizione della corona d’alloro, gli interventi delle autorità e l’esibizione del Gruppo Bandistico Cerite.
Subito dopo la cerimonia, ci si sposterà in Piazza Santa Maria per l’inaugurazione di “LiberArt”, mostra con oltre cento artisti, performance live e musica dal vivo, arricchita da un’esposizione di auto d’epoca. Alle ore 12:00, sulla spiaggia di Campo di Mare presso lo stabilimento ‘Da Ezio – La Torretta’, tornerà la tradizionale Festa degli Aquiloni, evento organizzato dall’Auser di Cerveteri. Nel pomeriggio infine, alle ore 17:30 appuntamento all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone con l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sezione Cerveteri – Ladispoli, con il convegno-dibattito “Il nostro futuro è nella Costituzione! Per la pace e il diritto internazionale”.
“Abbiamo invitato ufficialmente tantissime realtà del territorio – ha aggiunto il Sindaco Elena Gubetti – dalle Forze dell’Ordine al Volontariato, dai Rioni alle scuole. In questa occasione ci piacerebbe vedere un corteo ricco di bandiere e di colori, ma soprattutto vorrei vedere tanti giovani in piazza. A loro appartiene il futuro di questa libertà; la loro presenza è il segno più bello di un’Italia che non dimentica e che continua a camminare sui binari della democrazia. Per questo, invito tutti, e in particolar modo i nostri ragazzi, a portare con sé un Tricolore o una bandiera della Pace, per riempire il nostro centro storico dei valori che oggi più che mai devono essere testimoniati”.
“Quest’anno, oltre alla Cerimonia Istituzionale al Monumento, gli appuntamenti saranno tre – conclude il Sindaco – a Campo di Mare la tradizionale Festa degli Aquiloni, dedicata al ricordo di Giulia Cannavò, per tutti ‘Giulia dell’Auser’, che portiamo sempre nel cuore. In Piazza Santa Maria, avremo Luisana Leone e moltissimi artisti che condivideranno con la città la propria arte, mentre al Granarone un pomeriggio di dialogo, letture e proiezioni dedicate alla Resistenza organizzato dall’Anpi, un presidio di libertà e democrazia fondamentale nel nostro territorio. Vi aspettiamo numerosi per celebrare insieme la Festa della Liberazione, la festa di tutta l’Italia”.
Sabato 25 aprile la Città di Civitavecchia celebrerà l’81° Anniversario della Liberazione dal nazifascismo con una cerimonia istituzionale articolata in diversi momenti commemorativi, pensati per rendere omaggio ai valori fondanti della Repubblica e alla memoria di quanti contribuirono alla riconquista della libertà e della democrazia, sconfiggendo la barbaria della dittatura fascista.
La giornata commemorativa prenderà il via alle ore 9.45 presso il Parco della Resistenza, con lo svelamento della targa dedicata ai partigiani civitavecchiesi. Alle ore 10.30, nello stesso luogo, si terrà la deposizione di una corona di alloro al monumento dedicato agli ex internati.
A seguire, il programma proseguirà con ulteriori momenti di raccoglimento e omaggio: la deposizione di una corona alla targa in memoria dei Martiri delle Fosse Ardeatine lungo la Strada Mediana, nei pressi della rotonda di viale Giacomo Matteotti; la commemorazione presso la Casa di Reclusione di via Tarquinia, con la deposizione di una corona alla lapide dedicata ai perseguitati politici antifascisti; e l’omaggio floreale alla lapide in ricordo dello stesso Matteotti in viale Garibaldi.
La cerimonia si concluderà alle ore 11.30 in Piazzale degli Eroi con gli onori militari e la deposizione di una corona di alloro al Monumento ai Caduti.
Le corone saranno deposte dal sindaco di Civitavecchia, Marco Piendibene, insieme al Comandante del Comando Valutazione e Innovazione dell’Esercito, Francesco Olla, a sottolineare il valore unitario e istituzionale della commemorazione.
L’Amministrazione comunale invita tutte le cittadine e i cittadini a partecipare alla cerimonia, nel rispetto del valore solenne della ricorrenza, come segno di memoria condivisa e di rinnovato impegno verso i principi sanciti dalla Costituzione.
Anche quest’anno la ASL Roma 4 partecipa al Palio Marinaro di Civitavecchia, in programma sabato 18 aprile dalle 9.00 alle 13.00 presso il Porto storico di Civitavecchia, portando la prevenzione e la promozione della salute tra i cittadini.
Durante la mattinata saranno attive numerose postazioni informative e servizi gratuiti: controlli dei parametri vitali, valutazioni nutrizionali, screening diabetologico e dell’Epatire C (HCV), visite oculistiche e consulenze vaccinali. Spazio anche all’informazione su sicurezza, salute nei luoghi di lavoro e corretti stili di vita.
Presenti inoltre il Punto Unico di Accesso (PUA), il consultorio, i servizi per le dipendenze e gli Interventi Assistiti con Animali. Alle 10.30, presso la Fontana del Vanvitelli, si radunerà il Gruppo di Cammino Aziendale per la consueta camminata di salute a cui tutta la popolazione è invitata a partecipare.
Un’occasione per avvicinare i cittadini ai servizi sanitari e promuovere salute e prevenzione in un contesto di comunità.
Intervista ad Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana
Di Marialuisa Roscino
Adolescenti, cuori isolati, sempre più coinvolti nell’iperconessione con conseguente iperfragilità e rischio sempre maggiore della scomparsa dell’alterità. Così la sfida diventa sempre più per molti genitori, comprenderne e leggerne “l’invisibile”.
Importanti e recenti studi scientifici (Journal of Social Science, 2025); dimostrano come il rapporto tra adolescenti e tecnologia non è una semplice questione di “tempo trascorso davanti a uno schermo”, ma una complessa mutazione del modo in cui i giovani percepiscono se stessi e l’altro.
La psicoanalisi contemporanea legge questo fenomeno non come una dipendenza da ‘sostanze’, ma come una sfida identitaria.
Per gli adolescenti di oggi, definiti spesso come la “Generazione Connessa”, l’ambiente digitale
è una vera e propria dimensione esistenziale. In questa iper-presenza virtuale, la psicoanalisi rintraccia dunque, un paradosso che fa riflettere: la scomparsa dell’alterità. Ne parliamo oggi con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
“Siamo sempre più di fronte al Sé senza l’Altro” – spiega in questa intervista, Adelia Lucattini, che evidenzia come il crescere significhi, fisiologicamente, scontrarsi con ciò che è diverso da noi”.
“È attraverso l’urto con l’altro, con i suoi rifiuti, i suoi sguardi imprevedibili e la sua indipendenza – spiega Lucattini – che l’adolescente definisce i propri confini. Oggi, questo “urto” è mediato, filtrato e spesso annullato dagli algoritmi. Il digitale tende a trasformare l’altro in un oggetto a propria disposizione: un profilo da scorrere, un messaggio da visualizzare senza rispondere, un’immagine da commentare. In questo spazio, l’altro perde la sua ‘consistenza’ reale. L’iperfragilità, l’isolamento di cui parliamo, non è necessariamente fisico – molti adolescenti sono circondati da centinaia di “amici” online – ma è un isolamento affettivo. Senza il confronto con l’alterità reale, l’adolescente rimane intrappolato in una bolla di identità iper-fragile”. Vediamo allora, insieme alla Dott.ssa Adelia Lucattini, quali preziosi consigli è importante seguire per orientare e guidare i ragazzi a scelte più consapevoli.
Dott.ssa Lucattini, se un adolescente risponde poco e a monosillabi, quali strategie o domande “aperte” possono riaprire un canale di dialogo autentico?
L’adolescenza è una fase cruciale di separazione e individuazione, in cui i giovani hanno bisogno di prendere distanza dai genitori per costruire la propria identità, senza però perdere il riferimento degli adulti. La giusta distanza educativa non è una misura fissa, ma un equilibrio dinamico tra presenza e autonomia: da un lato è fondamentale esserci, essere disponibili e rappresentare un punto di riferimento affettivo stabile, dall’altro è altrettanto importante non invadere ogni spazio, non controllare tutto e lasciare al ragazzo la possibilità di sperimentarsi. Si può pensare a questa posizione come a una “base sicura”: il genitore non segue ogni passo, ma è affidabile, riconoscibile e presente quando serve. Questo implica anche una capacità non sempre facile da sostenere, cioè tollerare di non sapere tutto, di non essere sempre al centro della vita del figlio e di essere talvolta messi da parte. È proprio questa tolleranza che consente all’adolescente di sviluppare una propria interiorità e un senso di sé più autentico, senza vivere l’autonomia come una rottura o un abbandono. Le domande devono essere delicate e non insistenti, affettuose e con tono pacato (Universiteit Leiden, 2018).
Qual è, a Suo avviso, la distanza educativa corretta da mantenere? Come restare presenti senza essere invadenti?
La “giusta distanza” educativa non può essere definita in modo rigido o una volta per tutte, ma rappresenta piuttosto un equilibrio dinamico tra due poli fondamentali: da un lato la presenza affettiva, cioè la capacità del genitore di esserci, di essere disponibile e riconoscibile, dall’altro il rispetto dell’autonomia, che implica il non controllare ogni aspetto della vita del ragazzo e il non invadere i suoi spazi. In questa prospettiva, la relazione può essere pensata come uno spazio transizionale, in cui l’adolescente può muoversi tra dipendenza e indipendenza, sperimentando se stesso senza sentirsi né abbandonato né controllato. Il genitore non segue ogni passo, ma resta un riferimento affidabile che rende possibile questa oscillazione. Dal punto di vista psicoanalitico, ciò richiede una competenza emotiva complessa, cioè la capacità di tollerare di non sapere tutto, di non essere sempre al centro della vita del figlio e di essere talvolta messo da parte senza viverlo come un fallimento. È proprio questa tolleranza che consente all’adolescente di sviluppare una propria interiorità e un senso di sé più autentico, mantenendo al tempo stesso il legame senza percepirlo come intrusivo o, al contrario, assente (International Journal about Parents in Education, 2024).
Dott.ssa Lucattini, riguardo all’abuso della tecnologia digitale, molti genitori reagiscono a questo nuovo disagio con il sequestro del cellulare o restrizioni. Perché questo approccio spesso fallisce, quali misure preventive per il loro benessere psicologico potrebbero essere invece, efficaci?
Il sequestro dello smartphone o l’imposizione di restrizioni eccessivamente rigide spesso si rivelano inefficaci perché intervengono solo sul comportamento, senza coglierne il significato profondo per i figli. Lo smartphone, infatti, non è soltanto uno strumento, ma rappresenta uno spazio relazionale e identitario, talvolta anche un rifugio emotivo; per questo motivo, una sua sottrazione brusca può essere vissuta come una rottura del legame o come una punizione difficile da comprendere. Interventi di questo tipo rischiano di alimentare opposizione e conflitto, generare vissuti di incomprensione e favorire un uso ancora nascosto, clandestino o compulsivo. Risultano invece più efficaci, approcci sia educativi, che preventivi fondati sul dialogo e sulla condivisione ovvero sulla costruzione di regole insieme. Importante anche avere un interesse autentico per ciò che un figlio adolescente vede o fa online, perché il limite può essere interiorizzato solo quando è pensato, spiegato e inserito all’interno di una relazione affettiva significativa, e non quando viene imposto dall’esterno senza nessuna spiegazione, con arroganza o violenza (Journal of Happiness Studies, 2025).
Qual è, secondo Lei, il confine tra l’uso fisiologico dei device e un disagio profondo che trova sfogo nelle dipendenze tecnologiche?
È una questione non solo di tempo trascorso davanti allo schermo, ma anche della qualità dell’esperienza che l’adolescente vive, se lo usa per studiare e informarsi o solo a scopo ludico. L’uso diventa problematico quando non rappresenta più uno strumento tra gli altri, ma assume una funzione centrale nella regolazione emotiva. Possiamo parlare di un possibile disagio quando lo smartphone diventa l’unico modo per stare bene o per evitare emozioni difficili, come la noia, la tristezza o l’ansia, oppure quando tende progressivamente a sostituire le relazioni reali, impoverendo il contatto diretto con gli altri. Segnali importanti sono anche l’irritabilità, l’ansia o un senso di vuoto quando l’uso viene interrotto, così come le interferenze significative con il sonno, la scuola e la vita quotidiana. In questi casi, dal punto di vista psicoanalitico, lo smartphone può assumere la funzione di un vero e proprio oggetto esterno interiorizzato come “regolatore” delle emozioni, utilizzato non tanto per comunicare o condividere, ma per non sentire, per anestetizzare emozioni difficili o non sostenibili, come nel dolore e nella depressione, oppure per colmare un senso di vuoto e di solitudine. Il rischio è che venga meno la possibilità di sviluppare strumenti interiori di elaborazione emotiva, perché l’autoregolazione viene delegata a un oggetto tecnologico investito affettivamente, rendendo più fragile la capacità dell’adolescente di stare in contatto con sé stesso, con gli altri ragazzi e con i genitori in modo autentico (Universität Innsbruck, 2025).
Non si tratta solo di quante ore gli adolescenti passano online, ma di comprendere anche cosa fanno. Come si costruisce un “patto digitale” in famiglia?
Un “patto digitale” non è semplicemente un insieme di regole imposte dall’alto, ma rappresenta un vero e proprio accordo condiviso, costruito all’interno della relazione familiare. Significa passare da una logica di controllo a una logica di responsabilizzazione, in cui l’adolescente viene coinvolto attivamente nella definizione dei limiti e ne comprende il senso. In concreto, implica stabilire insieme tempi e spazi di utilizzo, ad esempio evitando l’uso dello smartphone durante i pasti o nelle ore notturne, ma soprattutto significa creare occasioni di dialogo aperto sui rischi e sulle opportunità del mondo digitale, senza allarmismi ma con realismo e ascolto reciproco. Un elemento fondamentale è la coerenza degli adulti: i genitori sono modelli, e il loro modo di utilizzare la tecnologia comunica molto più delle regole esplicite, per cui è importante che anche loro rispettino alcuni limiti, mostrando che il digitale può essere gestito in modo equilibrato. Il patto digitale si applica nella quotidianità attraverso una negoziazione continua, che tiene conto dell’età, del grado di maturità e dei bisogni del ragazzo, e che può essere rivista nel tempo, adattandosi ai cambiamenti. Centrale è il mantenimento di uno spazio di fiducia, in cui il controllo non sostituisce la relazione ma, semmai, la sostiene: strumenti come il parental control possono avere una funzione protettiva, soprattutto nelle fasi più precoci, ma non possono diventare l’unico strumento educativo, perché rischiano di trasformarsi in forme di sorveglianza che minano la fiducia e incentivano comportamenti nascosti. In questa prospettiva, il patto digitale diventa anche un’occasione educativa più ampia, che aiuta l’adolescente a sviluppare senso critico, capacità di autoregolazione e responsabilità, accompagnandolo gradualmente verso un uso più consapevole e autonomo della tecnologia (Cyberpsychology, 2026).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Stabilire regole chiare: i limiti sull’uso dei dispositivi elettronici (tempi, luoghi, modalità) devono essere condivisi e spiegati, non imposti, perché solo ciò che viene compreso può essere interiorizzato e rispettato nel tempo;
-Definire confini concreti nella quotidianità: è utile creare routine stabili, come l’assenza di smartphone durante i pasti, prima di dormire o in alcuni momenti familiari, per preservare spazi di relazione reale e di decompressione mentale;
-Accompagnare, non solo controllare: interessarsi a ciò che i figli fanno online, chiedere, conoscere le piattaforme, parlare dei contenuti, è molto più efficace del semplice monitoraggio, perché trasforma il digitale in uno spazio condivisibile e pensabile;
-Educare alla regolazione emotiva: aiutare l’adolescente a riconoscere quando usa lo smartphone per noia, ansia o solitudine, favorendo alternative e sviluppando consapevolezza, così che il digitale non diventi l’unico strumento per gestire le emozioni;
-Dare l’esempio: il comportamento digitale dei genitori è determinante; un uso equilibrato e rispettoso dei tempi relazionali trasmette modelli molto più efficaci di qualsiasi regola dichiarata;
-Costruire fiducia prima del controllo: strumenti come il parental control, appunto, possono essere utili in alcune fasi, ma devono essere inseriti in un contesto di trasparenza e spiegazione, altrimenti rischiano di minare la fiducia e incentivare comportamenti nascosti;
– Adattare le regole nel tempo: l’educazione digitale non è statica; deve evolvere con l’età, la maturità e le competenze del ragazzo, passando progressivamente da una regolazione esterna a una sempre maggiore autonomia e responsabilità.
Nel tardo pomeriggio di martedì 14 aprile si è svolto un nuovo incontro tra i residenti del complesso residenziale La Rinascente e l’amministrazione comunale di Bracciano, con la presenza del sindaco Marco Crocicchi, della presidente del consiglio Giulia Sala e dell’assessore ai lavori pubblici, ambiente e territorio Rinaldo Borzetti. Presente anche l’Avv. Barbara Veroli.
Dopo un breve intervento del presidente del consiglio dei condomini, Gennaro Migliaccio, ha preso la parola l’amministratore del condominio, Giovanni Furgiuele, che, dopo aver ringraziato, con una certa emozione e il giusto grado di soddisfazione, la comunità e i volontari per aver contribuito, con il loro fattivo impegno, all’uscita dall’emergenza, ha dato la parola al sindaco e agli altri amministratori. Questi hanno ribadito il loro impegno a garantire il risarcimento dei numerosi danni subiti dalla popolazione residente e, al tempo stesso, a sollecitare gli enti sovraordinati affinché avviino la progettazione di opere strutturali, considerate ormai indispensabili per prevenire nuovi eventi critici legati al cambiamento climatico.
È seguito un vivace dibattito con i residenti che, come la scorsa volta, hanno riempito il locale condominiale e anche oltre, mantenendo sempre la dovuta educazione e un clima sereno. Al termine, è stato preso l’impegno a proseguire la serie di incontri finalizzati alla comunicazione, in tempo reale, dei risultati ottenuti e all’ascolto di nuove e vecchie esigenze.
Venerdì 17 aprile alle 18:00 La setta dei poeti estinti : Mara Sabia e Emilio Fabio Torsello (con più di 250.000 follower sui social) presentano Sono tornato perché c’eritu. La poesia che salva e come lo fa edito da Solferino editore.
In dialogo con: Flavia Capone.
La storia della letteratura è costellata di vite salvate dalla poesia. Quelle degli autori stessi, che hanno superato dolori e avversità tramite la scrittura delle proprie opere.
Sabato 18 aprile alle 18.00 alle ore 17:30 Roberta Spaccini e Alessandra Di Alessandro presentano i libri:
L’esercito dei giusti e Stella e il dono di un sorriso
Dialoga con le autrici Francesca Lazzeri
Un evento dedicato alla solidarietà e alla sensibilizzazione sulla donazione di organi e di midollo osseo.
Attraverso la testimonianza di chi ha affrontato la malattia, scopriremo quanto un gesto possa salvare una vita.
Intervengono atleti della NAZIONALE CALCIO TRAPIANTATI, referenti di ADMO LAZIO e alcuni volontari di APPLAUSI VIPROM
Sabato 18 aprile 2026, su iniziativa del Coordinamento “ZittaMai”, alle ore 10.30 ad
Anguillara Sabazia si svolgerà una cerimonia presso il Belvedere di Via Di Domenico in
memoria di Federica Torzullo. Nell’area saranno poste una pianta di ulivo e una targa
commemorativa, a testimonianza dell’affetto e della vicinanza verso la famiglia di Federica,
vittima di femminicidio.
L’albero è stato donato dalla cittadinanza, attraverso una raccolta
fondi, diffusa in tutta Anguillara, come gesto di solidarietà collettiva contro la violenza sulle
donne. La targa e’ stata offerta con affetto da una artigiana locale. Anguillara non dimentica.
Con questo gesto vuole continuare a tenere alta l’attenzione contro la violenza e non lasciare sole le vittime di tanto dolore, dando voce alle donne a cui la voce è stata tolta. La battaglia culturale per il cambiamento della società ha bisogno anche di questi gesti di solidarietà e di condivisione.
“Il servizio civile è un istituto che ha radici profonde nella storia civile del nostro Paese: nasce dall’obiezione di coscienza, è fondato sulla difesa non armata della Patria, sulla promozione della Pace, sulla cittadinanza attiva. Ogni riforma deve partire da qui, non ignorarlo. Come ASC APS siamo disposti a collaborare con il Parlamento per migliorare il sistema, ma non possiamo accettare che tre provvedimenti, anche se animati da intenzioni diverse, finiscano per mutare la natura di un istituto che appartiene a tutti i cittadini e le cittadine. Al servizio civile va riconosciuta – e non snaturata – la sua piena identità!
Cosi Rosario Lerro, Presidente di ASC Nazionale APS.
È in corso alla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati il ciclo di audizioni sull’A.C. 2825, il DDL governativo recante “Disposizioni in materia di giovani e servizio civile universale e deleghe al Governo per il riordino della materia”.
In parallelo, il 14 aprile 2026, è stata presentata la proposta di legge del CNEL A.C. 2848 per un “servizio civile volontario degli anziani”. Peraltro, sullo stesso tema, risulta presentata e assegnata alla XII Commissione della Camera anche la proposta di legge A.C. 2734.
Sul DDL giovani, ASC APS ha già depositato una memoria che ne segnala il rischio principale: ricondurre il servizio civile all’interno delle generiche “politiche giovanili” potrebbe farne perdere l’identità specifica e l’autonomia valoriale e istituzionale. Numerose inoltre le criticità tecniche rilevanti: la delega è ampia e generica; la clausola di invarianza finanziaria è incompatibile con un reale salto di qualità del sistema, che vive anche grazie all’enorme sforzo di cofinanziamento degli enti; i 6 mesi previsti per l’adozione dei decreti delegati sono insufficienti per un riordino organico e condiviso.
Di contro, ASC APS considera come vincoli di continuità non negoziabili il collegamento con l’obiezione di coscienza (L. 64/2001); il divieto di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo; il mantenimento dell’impianto multilivello con Stato, Regioni, Enti e rappresentanza dei giovani in servizio; il ruolo della Consulta nazionale; l’autonomia del Fondo nazionale per il servizio civile.
Anche le proposte di legge sul servizio civile anziani rischiano di svuotare di senso un istituto che ha radici nella Costituzione e nella storia dell’obiezione di coscienza. Pur muovendo da obiettivi condivisibili (promuovere l’invecchiamento attivo e la cittadinanza delle persone anziane) descrivono un volontariato civico senior strutturalmente diverso dal servizio civiledi cui è soggetto la fascia d’età giovanile. Proposte chenon hanno alcun legame con la difesa non armata della Patria o con l’obiezione di coscienza. Sovrapporre questa denominazione a esperienze di tutt’altra natura rischia di generare una confusione istituzionale grave.
ASC APS chiede al Parlamento di proteggere l’identità del servizio civile, non di dissolverla.
Parrucci: ” Ringrazio tutte le scuole che hanno partecipato al viaggio con attenzione ed emozione, partecipi di una storia che deve essere conosciuta e ricordata”
Il terzo e ultimo giorno del Viaggio del ricordo, organizzato da Roma Capitale e Città metropolitana di Roma Capitale con un gruppo di circa 100 ragazzi e ragazze provenienti da 15 scuole di Roma e Provincia, è proseguito il 15 aprile con la visita al Narodni Dom, palazzo attraverso la cui storia lo storico Stefano Ciok ha ricostruito le tragiche vicende della prima metà del novecento. Un edificio nato alla fine del XIX secolo per dare alla popolazione slava di Trieste un luogo di aggregazione, che fu incendiato dai fascisti il 13 luglio 1920: uno dei primi grandi atti squadristi del movimento fascista, momento chiave essenziale per comprendere quel che seguì, dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, la reazione identitaria che portò all’intolleranza verso gli italiani, alle foibe e all’esodo.
Nel pomeriggio, l’ultima tappa dell’intenso viaggio alla Risiera di San Sabba, il campo di concentramento nazista in Italia attraverso cui sono passati oltre 40 mila persone, tra oppositori politici, ebrei, donne e bambini, dove si sperimentarono le prime forme di uccisione collettiva, utilizzato anche come punto di transito verso i campi di sterminio. Il Consigliere di Città metropolitana di Roma Capitale Daniele Parrucci delegato a edilizia scolastica e formazione, assieme all’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Massimiliano Smeriglio e all’Assessore alle Politiche dell’Educazione e della Famiglia del Comune di Trieste, Maurizio De Blasio, hanno deposto una corona d’alloro presso il Monumento e vicino alla targa del piccolo Sergio De Simone, che qui con la famiglia fu imprigionato prima della deportazione ad Auschwitz, da dove, vittima degli esperimenti di Mengele, fu l’unico della famiglia a non fare ritorno.
“Siamo arrivati alla conclusione di questo viaggio, dal palazzo del Narodni Dom, elemento simbolico di una complessa storia segnata da entrambe le parti da scontri, morti e intolleranza e che dal 2020, in segno di riconciliazione e pace tra le due nazioni, è tornato ad appartenere alla comunità degli sloveni triestini, fino alla Risiera di San Sabba. Ultima tappa del Viaggio del Ricordo 2026 la visita a questo luogo iconico che racchiude tutte le tragedie qui consumate, da campo di concentramento nazista, dove si sperimentarono forni e camere a gas, a campo profughi degli esuli giuliano dalmati, che qui vissero in condizioni di grandissimo dolore. Ringrazio tutte le scuole che hanno partecipato al viaggio con attenzione ed emozione, partecipi di una storia che deve essere conosciuta e ricordata, non solo per quel che ha rappresentato ma per quello a cui ci educa: ai valori europei di pace, condivisione e convivenza, contro odio, intolleranza e distruzione che porta con sé qualsiasi ideologia nazionalista”, ha dichiarato Daniele Parrucci durante la cerimonia.
«Apprendiamo con soddisfazione, per la cittadinanza, la notizia che sono state prese in consegna le aree per l’apertura del cantiere volto alla realizzazione dell’intersezione a rotatoria tra la strada provinciale Sp Palidoro Crocicchie e via di Tragliatella.
Resta lo stupore, tuttavia, per non essere stati né avvisati né tantomeno invitati, considerato che nel corso del sopralluogo effettuato nel febbraio del 2022, alla presenza del sindaco di Fiumicino, Montino, del presidente del XIV municipio Della Porta, del sindaco di Anguillara Pizzigallo, del consigliere del XIV municipio Bufalini e la rappresentanza di alcuni cittadini (come risulta dai verbali in atti), prospettai come intervento risolutivo la realizzazione di una rotatoria. –
Così in una nota la Consigliera Delegata alla Viabilità, Mobilità e Infrastrutture Manuela Chioccia dopo aver appreso che il sindaco di Fiumicino e l’assessora regionale Manuela Rinaldi hanno proceduto alla presa in consegna per l’apertura del cantiere con una cerimonia che si è svolta ieri senza che ne fosse stata data notizia all’Ente metropolitano –
L’allora sindaco Montino si fece carico di predisporre il progetto che io stessa portai in Regione Lazio per verificare la fattibilità dell’intervento e la relativa copertura economica. Cambiate le amministrazioni comunali e regionali abbiamo continuato a partecipare in maniera attiva al prosieguo dell’iter progettuale , invitando la Regione a mantenere l’impegno di stanziare le risorse necessarie per la realizzazione dell’opera.
Ritengo che il rispetto istituzionale non dovrebbe mai venire meno in un rapporto reciproco di collaborazione tra Enti». Conclude Chioccia.