Comunicato stampa
“È di una gravità assoluta il silenzio con cui è stata gestita la vicenda degli attacchi informatici che hanno interessato Trenitalia nel novembre 2025, e che sono stati comunicati agli italiani solo il 26 giugno 2026 con una mail generica”. Lo ha dichiarato Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e primo firmatario del question time presentato insieme ai parlamentari dem Barbagallo, Bakkali, Ghio e Morassut, nel corso del quale ha risposto oggi il sottosegretario Butti in commissione. “La comunicazione inviata ai passeggeri – ha detto Casu – ha fatto riferimento a una “violazione dei dati personali ai sensi dell’articolo 34 del Regolamento UE 679/2016”, elemento che ha aperto interrogativi rilevanti sul numero effettivo dei cittadini coinvolti e sulla natura delle informazioni sottratte. Ad oggi non esiste ancora alcun dato chiaro e ufficiale sul numero delle persone colpite – sottolinea Casu – mentre si continua a parlare in termini generici di un numero elevato di clienti il 20 novembre e di un numero ridotto il 22, senza fornire elementi oggettivi. Altrettanto grave – secondo il deputato de – è il ritardo con cui è stata diffusa la comunicazione agli utenti: “Sono trascorsi oltre sette mesi dagli eventi prima che i cittadini siano stati informati. Un tempo inaccettabile, soprattutto in presenza di una violazione di dati personali che richiede tempestività per consentire misure immediate di protezione”. Casu evidenzia inoltre come la vicenda si inserisca in un quadro più ampio: “Si è riproposto uno schema già visto nella gestione dei disservizi ferroviari, con informazioni parziali, ritardi comunicativi e una costante tendenza a minimizzare la portata dei problemi invece di affrontarli con trasparenza. Servono risposte immediate su numeri, responsabilità e modalità della gestione dell’accaduto – conclude -. I cittadini hanno diritto a chiarezza e a essere messi nelle condizioni di tutelarsi in modo efficace. E il governo, Meloni e Salvini in testa, non può far finta di non vedere”.


