Più decoro, regole condivise e valorizzazione del Centro Storico.
Con l’approvazione in Consiglio Comunale del nuovo Regolamento per l’utilizzo degli spazi pubblici per l’occupazione di suolo pubblico e realizzazione di dehors, Bracciano compie un passo importante verso una gestione più equilibrata, ordinata e sostenibile del proprio Centro Storico.
Il provvedimento è nato dall’ascolto e dal confronto con gli esercenti che, attraverso i tecnici incaricati, hanno presentato una proposta progettuale sviluppata all’interno della cornice del piano particolareggiato e dei vincoli paesaggistici, arricchita da osservazioni, suggerimenti e proposte di associazioni, operatori del settore e cittadini.
La proposta di regolamento è stata anche materia di confronto con il consiglio di quartiere che ha dato il suo fattivo contributo all’acquisizione di questo risultato.
Un processo partecipativo che ha permesso di costruire uno strumento utile a tutelare l’identità e il decoro del centro, senza rinunciare alla sua vivacità economica e sociale.
Regole chiare per spazi più belli e vivibili.
Il nuovo Regolamento introduce criteri uniformi per:
• l’estetica dei dehors e dell’arredo urbano;
• l’uso responsabile del suolo pubblico;
• la tutela del patrimonio architettonico e la vivibilità degli spazi comuni.
È stato previsto un periodo transitorio per l’adeguamento da parte degli esercenti dell’arredo urbano, con entrata in vigore dal 1 gennaio 2026 delle nuove regole, mentre i nuovi criteri di occupazione di suolo pubblico (posizione e ampiezza dell’area) saranno operativi da subito.
Un passo avanti per rendere il centro cittadino più accogliente e armonioso, in linea con una visione di città che punta sulla qualità dello spazio pubblico come bene comune.
La dichiarazione del Sindaco Crocicchi: “Questo Regolamento è il frutto di un lavoro attento e partecipato, che ha coinvolto tante voci del nostro territorio. Un percorso condiviso e ambizioso, che ha messo in evidenza la ricchezza e la complessità della democrazia partecipativa, che ha richiesto molto tempo ma che ci ha permesso di raggiungere un risultato importante: per la prima volta sono stabilite regole e linee guida chiare, che da un lato armonizzano e migliorano la qualità delle occupazioni di suolo pubblico e dall’altro semplificano molto le procedure autorizzative. Sono convinto che questo percorso – per quanto impegnativo – debba diventare un modello di riferimento per costruire regole condivise e durature, che mettano al centro l’interesse collettivo valorizzando tutte le competenze e le sensibilità.
Il Sindaco ha voluto ringraziare gli uffici comunali e i professionisti che hanno lavorato alla proposta progettuale in sinergia con la Sovrintendenza, i consiglieri e assessori comunali, i cittadini che hanno collaborato, sottolineando come questo regolamento rappresenti una visione di città più ordinata, armoniosa e attenta alla bellezza come leva di benessere e sviluppo.
Ieri sera, nella splendida cornice della Basilica di Massenzio a Roma, è andata in scena la prima de La Resurrezione, l’oratorio composto nel 1708 a Roma da Georg Friedrich Händel. Fino al 5 luglio, la mise en scene firmata da Ilaria Lanzino, primo appuntamento del teatro musicale del Caracalla Festival 2025, stagione estiva curata dal Teatro dell’Opera di Roma.
Si tratta di un’opera significativa per la città di Roma e per la sua Città metropolitana: l’opera di Handel, composta durante il suo soggiorno romano, fu eseguita per la prima volta l’8 aprile del 1708, la domenica di Pasqua, presso Palazzo Bonelli ai Santi Apostoli, oggi Palazzo Valentini, prestigiosa sede istituzionale della Città metropolitana di Roma Capitale.
Il contesto musicale romano dell’epoca, caratterizzato da un grande mecenatismo e da un imponente repertorio di musica sacra, influenzò il compositore tedesco che con il suo genio arricchì di innovazione e virtuosismo la produzione musicale dell’epoca barocca.
“Impeccabile l’esecuzione dell’Orchestra nazionale Barocca dei Conservatori e innovativo l’allestimento e la messa in scena curati da Ilaria Lanzino, dal forte impatto narrativo, ricca di commistioni tra sacro e profano. Una rilettura dell’opera che conferma l’estrema sensibilità del Sovrintendente Giambrone, attento a rendere la cultura teatrale, lirica e concertistica comprensibile e accessibile a un pubblico sempre più ampio, mettendo insieme la cura filologica e l’innovazione, oltre a un radicato riferimento alla città di Roma e al suo territorio.
Una chiave che apre le porte della cultura a una fruizione più ampia possibile, condivisa e sostenuta dallo stesso Ente metropolitano, sempre più attento, come scelto dal Sindaco Gualtieri, a rendere fruibile e a valorizzare il proprio patrimonio artistico e culturale.
In tale direzione vanno ad esempio l’ampliamento delle Domus Romane di Palazzo Valentini, il restauro di Villa Altieri e della stessa sede istituzionale, che restituirà alla cittadinanza un tassello importante di storia che si colloca nel più ampio scenario dell’area archeologica dei Fori Imperiali e del Colosseo. Roma, come l’area metropolitana, condividono tesori che devono e possono essere valorizzati, specialmente in periodi straordinari come l’anno giubilare, per far conoscere a cittadini e turisti la grande ricchezza artistica e culturale che ci caratterizza”.
Così il Capo di Gabinetto di Città metropolitana di Roma Capitale, Dott Francesco Nazzaro.
LAYERS è una performance di danza contemporanea che esplora il concetto di stratificazioni, unicità e connessioni umane. Il titolo stesso evoca l’immagine di strati che si sovrappongono e si intersecano, simbolo della complessità e delle molteplici dimensioni dell’esperienza umana. Produzione nata nel 2024 per Matrix PRO, reloaded nel 2025 per Mandala Dance Company.
9 luglio 2025 ore 21:00
Ladispoli in Danza – Progetto NautiLUX
Spazio Teatro Villa Romana La Grottaccia – Ladispoli (RM)
Produzione 2023 per Matrix PRO, reloaded nel 2024 per Mandala
Siamo tutti alla ricerca di un equilibrio, statico o dinamico, ma forse ci viene chiesto semplicemente di oscillare all’infinito nel duale senza mai raggiungerlo.
11 luglio 2025 ore 19:30
Tramonti – Stagione TWAIN
Giardino dell’ex tempio Santa Croce – Tuscania (VT)
Omaggio all’amore del corpo dell’uomo e della donna che nella loro diversità sono ugualmente perfetti. Una ricerca sul tema dell’ambiguità dei sentimenti, del dualismo nell’amore che esplora la relazione tra maschile e femminile e la cura istintiva ed appassionata che lega due persone.
19 luglio 2025
Impronte di danza – Maghreb (Tunisia)
Teatro dell’Opera – Tunisi
26 luglio 2025
Impronte di danza – Maghreb (Algeria)
Teatro dell’Opera – Algeri
LAST CHANCE
La performance nell’affrontare il concetto di “ultima possibilità”, riflette un contesto globale di incertezze e sfide ma allo stesso tempo, esplorando il tema della resilienza, invita a una riflessione positiva sulla forza e la bellezza che possono emergere anche nelle circostanze più difficili. Si racconta così attraverso i corpi il desiderio di rinascita e speranza per un futuro migliore.
24 luglio 2025 ore 18:30
District Dance Festival | Parco di Villa Lais – Roma
Nell’era del virtuale e delle guerre, delle pandemie e dell’emergenza climatica, del consumismo e del capitalismo… ma anche dell’inizio all’era dell’Acquario ovvero l’era dello Spirito, l’Esigenza profonda che emerge in chi ha sviluppato una maggiore sensibilità grazie all’affinamento dei suoi strumenti spirituali, è quello di ritrovare e riconnettersi con la “sua” vera Essenza/Matrice per meglio attraversare questo percorso di ESISTENZA duale che ogni anima è chiamata a percorrere, imparando cosi a “vedere e vedersi” oltre le apparenze senza pregiudizi.
28 luglio ore 21:30
Rilievi In danza – Progetto NautiLUX
Parco della Legnara – Cerveteri
L’evoluzione del sistema sociosanitario richiede continui adattamenti per migliorare l’efficienza, la qualità dei servizi offerti e la sostenibilità economica. Per far fronte a tutto questo, la Regione Lazio, ha espresso la preferenza per la costituzione di “Consorzi”, soggetti aventi personalità giuridica, nel rispetto dell’autonomia degli enti locali nella individuazione delle forme di gestione previste dal TUEL (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).
Ed è tempo di tramutare l’intenzione in azione: il comitato istituzionale del distretto sociosanitario Roma 4.3 ha stabilito di transitare da Distretto sociosanitario a Consorzio sociosanitario assicurando il mantenimento in capo ai comuni consorziati dei poteri di indirizzo politico e di controllo della programmazione, della gestione degli interventi e dei servizi sociali del piano di zona.
La legge quadro n. 238, del novembre 2000, prevedeva la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, definendo le linee guida per l’assistenza sociale la cui finalità è garantire a tutti i cittadini un sistema integrato di interventi e servizi sociali che promuova il benessere e l’autonomia. Nel 2016, venivano stabiliti i principi fondamentali e gli obiettivi del sistema integrato, indicando come obiettivi:
-la predisposizione di un piano sociale regionale
-la valorizzazione del ruolo della famiglia
-la garanzia dei diritti dei minori
-il coinvolgimento del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza
-la collaborazione tra i diversi attori del sistema integrato
-la promozione dell’autonomia individuale e della coesione sociale
oltre ai servizi per le persone con disabilità, le persone anziane e altri soggetti in difficoltà.
Nel 2017, la Regione Lazio ha suddiviso il territorio (escludendo Roma) in 36 Distretti sociosanitari, attraverso i quali, i comuni hanno esercitato in forma associata, le funzioni e i compiti relativi alla programmazione e gestione dei cosiddetti LEPS (Livelli essenziali delle prestazioni sociali). Il nostro Comune, insieme ad Anguillara Sabazia, Manziana, Canale Monterano e Bracciano rappresenta l’ambito territoriale del distretto sociosanitario Roma 4.3.
Lavorare in forma associata, ha finora rappresentato, il dare seguito a quanto deciso e gestito
dall’Ufficio di Piano, un gruppo di lavoro organizzato all’interno del Comune di Bracciano, capofila del Distretto, che ha curato sia la parte operativa che quella economico – amministrativa.
Ma quando si parla di servizi fondamentali, a cosa ci si riferisce?
-sportelli di segretariato sociale, dove le famiglie in difficoltà trovano accoglienza e orientamento -servizi sociali professionali, con assistenti sociali, almeno uno ogni 5000 abitanti
-PUA,. Punto Unico d’accesso per facilitare l’integrazione tra sanità e assistenza
-PIS, servizio di pronto intervento sociale per le emergenze
-Sostegni economici per chi è in difficoltà, per chi è in situazioni fragili
-Strutture per centri diurni o residenziali, per varie forme di disagio.
L’attuazione di tutti questi interventi è sostenuta economicamente da fonti di finanziamento di natura comunitaria, regionale e nazionale, con ogni Distretto, deve elaborare un Piano di Zona, cioè un documento che programma gli interventi sociali nei vari Comuni, in base ai bisogni della popolazione. L’ultimo aggiornamento del Piano, approvato dal Comitato Istituzionale formato dai Sindaci dei Comuni del Distretto, è di aprile 2024 e ha riguardato il periodo 2024-2026.
Non dimentichiamo che le politiche sociali distrettuali, sono sempre state integrate da una serie di interventi comunali, per la realizzazione di attività specifiche del territorio come, per esempio, l’assistenza scolastica ed i nidi.
Ed allora, quali novità dal cambiamento che porterà ad operare come Consorzio?
La transizione comporterà la creazione di una serie di opportunità, elementi fondamentali del cambiamento.
Maggiore autonomia gestionale: agire facilitando l’adozione di strategie innovative, la pianificazione di servizi su misura e una gestione più efficace delle risorse, svincolandole dal bilancio del comune capofila.
Semplificazione amministrativa: l’organizzazione come consorzio può ridurre la complessità burocratica, centralizzando la gestione di servizi e risorse, e migliorando la cooperazione tra i diversi enti aderenti.
Efficienza economica e di servizio: attraverso economie di scala e risorse condivise, il consorzio può ottimizzare i costi, migliorare la qualità delle prestazioni e garantire una risposta più tempestiva ed efficace alle esigenze della popolazione.
Opportunità di finanziamento: i consorzi possono accedere più facilmente a fondi nazionali ed europei dedicati alla cooperazione tra enti locali e alla promozione di progetti innovativi nel campo sociosanitario.
Strategico il lavoro fatto durante quest’ultimo anno, tra uffici e comitato istituzionale, per la stesura dello Statuto del nuovo Consorzio Sociosanitario – “quattropuntotre” – un vero e proprio ente pubblico con propri organi e regole, che emana i propri atti amministrativi e gestisce in via diretta le risorse al fine di fornire i servizi sociali necessari. Importante considerare che lo studio di fattibilità “Economico Finanziario” conferma che operando come consorzio, si risponde in maniera più efficace alle esigenze del territorio, avendo la possibilità di personalizzare gli interventi, senza creare nuovi costi.
Anche per quanto riguarda gli aspetti occupazionali che questa transizione comporta, sono state adottati accorgimenti e decisioni per le quali tutti gli operatori del Distretto Sociosanitario 4.3, vedranno la loro posizione riconosciuta nella nuova realtà rappresentata dal Consorzio, mantenendo il loro impegno e le azioni già intraprese e riconoscibili dalla comunità.
L’adolescenza è un periodo di profondi cambiamenti, in cui i ragazzi si trovano a navigare tra la ricerca di autonomia e manifestazioni di ribellione. Questo passaggio, seppure faticoso, è cruciale per la definizione della propria identità e per l’acquisizione di indipendenza. Spesso, proprio questa fase si accompagna a manifestazioni intense come attacchi di rabbia e momenti di chiusura. Gli attacchi di rabbia e i momenti di chiusura sono entrambe, manifestazioni comuni del disagio adolescenziale. La rabbia, in particolare, può esprimere frustrazione, tristezza o un bisogno non soddisfatto. La chiusura, invece, può indicare un forte disagio, isolamento o difficoltà a comunicare ciò che si prova. Quanto è importante allora, in detto contesto, creare un ambiente di fiducia per riuscire ad abbattere questo disagio, da parte dei genitori e della Scuola? Come è possibile creare un ponte di comprensione con gli adolescenti per gestire gli attacchi di rabbia o di chiusura che possono verificarsi? Di questo e molto altro, ne parliamo oggi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association
Dott.ssa Lucattini, cosa accade in particolare nella fase dell’adolescenza? Quali cambiamenti psicologici importanti possono esserci?
L’adolescenza è una fase di transizione tra l’infanzia e l’età adulta, caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, intellettivi, emotivi e sociali. Tradizionalmente, l’adolescenza è stata associata ai “teen years” (13–19 anni), secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’adolescenza comprende la fascia d’età tra i 10 e i 19 anni, oggi però si riconosce che l’inizio coincide con l’avvio della pubertà, che può iniziare già intorno ai 10 anni. La fine è meno definita e può estendersi fino ai 24 anni, considerando lo sviluppo neurobiologico, il prolungamento dell’istruzione e il ritardo nell’assunzione dei ruoli adulti, e l’integrazione nei ruoli sociali adulti. Questo periodo prolungato è definito come emerging adulthood (età emergente), concetto introdotto dal professor Jeffrey Arnett della Clark University (Massachusetts).
Insieme ai cambiamenti fisici legati alla pubertà con i cambiamenti ormonali, sviluppo dei caratteri sessuali secondari e la crescita staturale, si ha una progressiva maturazione cerebrale e soprattutto importanti cambiamenti psicologici. Gli adolescenti affrontano una crescita che porta a fare il lutto dell’infanzia, la ridefinizione della propria identità e dei ruoli, sia in famiglia che nel gruppo dei coetanei. Inoltre, cercando di comprendere e definire chi sono e quale sia il proprio posto nel mondo.
La psicoanalisi può offrire contributi significativi alla comprensione dell’adolescenza?
La psicoanalista Anna Freud ha descritto l’adolescenza come una fase di “necessaria disarmonia”, caratterizzata da conflitti interni ed esterni che, sebbene turbolenti, sono considerati tentativi benefici di raggiungere un nuovo equilibrio psichico. Peter Blos ha introdotto il concetto di “secondo processo di separazione-individuazione, in cui l’adolescente cerca di differenziarsi dai genitori per costruire una propria identità. Egli suddivide l’adolescenza in diverse sottofasi, dalla preadolescenza alla tarda adolescenza, evidenziando le funzioni evolutive specifiche di ciascuna fase.
Un recente studio pubblicato su Lancet psychiatry (2025) mostra che durante questa fase, gli adolescenti affrontano sfide significative nel ridefinire la propria identità, stabilire relazioni sociali più complesse e assumere ruoli adulti. Questi cambiamenti possono generare tensioni interne e conflitti interpersonali, rendendo l’adolescenza una fase potenzialmente turbolenta, ma essenziale per lo sviluppo dell’individuo. Lo studio spiega in che modo, l’adolescente si trova “tra due mondi”, quello infantile e quello adulto.
Evidenzia, inoltre, un aumento dei disturbi mentali comuni (ansia, attacchi di panico, fobie) durante l’adolescenza. In Australia è stato rilevato che il 74% degli adolescenti ha manifestato sintomi clinicamente significativi di depressione o ansia tra i 10 e i 18 anni, con una maggiore incidenza tra le femmine. Inoltre, oltre la metà dei casi ha mostrato un decorso cronico dei sintomi, sottolineando la necessità di interventi precoci e mirati. Inoltre, sottolinea che fattori esterni, come le crisi ambientali e sociali, possono amplificare le sfide dell’adolescenza.
D’altro canto, però, una ricerca pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry (2025) dimostra che nonostante le sfide, la speranza è un fattore protettivo significativo. La speranza, intesa non come ottimismo ingenuo, ma come orientamento attivo verso la crescita, può fungere da catalizzatore per il cambiamento, la forza, l’autostima, la forza interiore e la resilienza negli adolescenti che affrontano crisi personali, familiari e sociali.
Che cos’è la ribellione adolescenziale? Esiste, a Suo avviso, correlazione tra ribellione e costruzione dell’identità?
Un aspetto interessante della ribellione adolescenziale è il suo legame con la “Teoria della Gestione del Terrore” (Terror Management Theory) sviluppata da Jeff Greenberg, Sheldon Solomon e Tom Pyszczynski negli anni Ottanta, suggerisce che con la presa di coscienza della finitezza dell’esistenza umana, della propria morte e di quella dei genitori come fatto concreto, gli adolescenti sono spinti a cercare sicurezza e significato in entità culturali o ideologie che percepiscono come durature, portandoli a distanziarsi dalle convinzioni familiari assorbite durante l’infanzia e ad esplorare nuove identità culturali o sociali.
La ribellione adolescenziale è una fase cruciale nel percorso verso l’autonomia e l’identità personale, rappresentando un momento significativo di crescita e di trasformazione che, sebbene possa comportare conflitti, è fondamentale per lo sviluppo di adulti indipendenti e consapevoli.
Può spiegare cos’è la differenziazione in adolescenza?
Secondo la prospettiva psicoanalitica, la differenziazione in adolescenza è un processo fondamentale attraverso il quale l’individuo sviluppa un senso di sé distinto e autonomo, separandosi dalle figure genitoriali e dalle identificazioni sviluppate durante l’infanzia. Questo processo è strettamente legato alla soggettivazione, ovvero alla capacità di percepirsi come soggetto unico e di rappresentare la propria esperienza interna.
Secondo René Roussillon, la soggettivazione implica la creazione di uno spazio psichico personale che consente all’individuo di differenziarsi dall’ambiente esterno e di simbolizzare le proprie esperienze. Questo processo è influenzato sia dalle determinanti interne del soggetto, sia dalle norme e dai valori della società di appartenenza.
Quale ruolo possono avere i genitori di fronte alla ribellione adolescenziale?
Gli adulti significativi e autorevoli possono fungere da “Io ausiliario”, offrendo supporto temporaneo alla funzione dell’Io dell’adolescente, ancora in via di maturazione. Questo concetto implica che genitori aiutino i figli adolescenti a contenere e mentalizzare emozioni intense, come rabbia e ansia, fornendo un “contenitore psichico” che consenta l’elaborazione di stati emotivi turbolenti o malinconici. L’assenza di questa funzione può rallentare o non permettere la formazione di confini psichici solidi, aumentando il rischio di comportamenti disfunzionali, di disturbi emotivi e disagio psicologico.
I genitori svolgono un ruolo cruciale nel sostenere gli adolescenti durante le fasi di ribellione, facilitando il loro processo di crescita e individuazione. La letteratura psicoanalitica e recenti studi evidenziano l’importanza di un approccio empatico e strutturato da parte degli adulti per accompagnare efficacemente gli adolescenti in questo percorso.
Qual è il ruolo della Scuola, secondo Lei, nell’accompagnare gli adolescenti in questa fase?
È sempre opportuno non esacerbare questi momenti con atteggiamenti eccessivamente rigidi o giudicanti, poiché possono innescare sul momento reazioni impulsive e nel lungo termine un’oppositività fuori dalle righe con perdita di controllo. Comprendere le cause, valutare ad esempio, se vi sia bullismo in classe o se lo studente “ribelle” sia oggetto di schernimento da parte dei compagni. Anche in questi casi, occorre avere comprensione del disagio che la rabbia rappresenta, mostrare una propensione a cercare soluzioni a difficoltà, incomprensione o reazione anche aggressiva che si verificano sul momento. Allo stesso tempo è opportuno mantenere assertività, coerenza equilibrio e senso di giustizia da parte degli adulti, poiché sono elementi regolatori delle emozioni e fondamentali per il buon funzionamento del gruppo classe.
Gli adulti è importante che analizzino le cause, abbiano un ascolto attivo, mantengano la calma e siano propositivi nel risolvere con empatia il problema, favorendo in tal modo l’equilibrio psicologico degli adolescenti.
Come è possibile creare un ponte di comprensione con loro per gestire gli attacchi di rabbia e di chiusura?
Gli attacchi di rabbia e gli atteggiamenti di chiusura negli adolescenti rappresentano manifestazioni comuni durante il processo di crescita e individuazione. Per i genitori, affrontare queste espressioni emotive richiede comprensione, empatia e strategie adeguate, supportate sia dalla letteratura psicoanalitica che da recenti studi scientifici.
Secondo la teoria psicoanalitica, la rabbia adolescenziale può essere interpretata come un’espressione di conflitti interni non elaborati. Questi comportamenti possono essere visti come tentativi di comunicare bisogni emotivi profondi anche inconsci, non espressi o non esprimibili a parole.
Secondo una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology (2025), i comportamenti problematici esternalizzanti in adolescenza rappresentano un significativo problema di salute pubblica, in quanto segnalano potenziali futuri comportamenti distruttivi, violenza, abuso di droghe e attività criminali tra i giovani. L’adolescenza è particolarmente esposta a questi comportamenti. Pertanto, è fondamentale analizzare i molteplici fattori che influenzano questi comportamenti e i loro meccanismi interattivi per consentire interventi tempestivi e strategie di prevenzione efficaci.
I genitori come possono ricevere supporto e ascolto in questi casi?
È nota l’importanza della gestione della rabbia da parte dei genitori, poiché è associata a una riduzione dei conflitti ricorrenti con i figli e favorisce lo sviluppo di capacità di affrontare e risolvere i problemi negli adolescenti. Riconoscere la rabbia come espressione di disagio piuttosto che come semplice opposizione può aiutare i genitori a rispondere in modo più vibrante, fermo ma comprensivo, efficace. I genitori possono richiedere un supporto psicoanalitico e psicoterapeutico. La psicoanalisi, infatti, offre un quadro interpretativo profondo per comprendere le manifestazioni emotive degli adolescenti. I genitori possono trarre beneficio da percorsi di sostegno psicoterapeutico che li aiutino a riconoscere e gestire le proprie reazioni emotive, favorendo una comunicazione più efficace con i figli.
Infine, possono partecipare a gruppi di supporto, incontri durante i quali condividere esperienze e strategie con altri genitori.
Quali consigli si sente di dare loro?
-Avere sempre un ascolto attento, comprensivo ed emotivamente ricettivo. Accogliere le emozioni dei figli senza dare giudizi negativi, banalizzando o svalutando quello che stanno provando e mostrando sempre comprensione e disponibilità al dialogo;
-Lavorare sulla propria regolazione emotiva. I genitori dovrebbero comprendere ed impegnarsi a trovare delle valide soluzioni sulla gestione della propria rabbia, li aiuta a stare bene e divengono dei modelli positivi da imitare;
-Stabilire limiti chiari. Definire regole e limiti in modo coerente, spiegando le motivazioni alla base delle decisioni, in un continuo dialogo sapendo che la “contrattazione” è ineludibile;
-Promuovere l’autonomia dei figli senza forzarli. Incoraggiarli e sostenerli nel prendere le decisioni migliori per loro, conciliando desideri e realtà. Aiutandoli a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni;
-Ricorrere senza imbarazzo e senza troppi indugi ad un supporto professionale, psicoanalitico. Quando necessario, rivolgersi ad uno specialista per affrontare dinamiche familiari complesse o persistenti difficoltà nella gestione della rabbia, propria e dei figli.
Si è svolto oggi a Roma, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, il III Convegno Nazionale AERO – Strategie e prospettive per lo sviluppo delle energie rinnovabili offshore in Italia, promosso da AERO – Associazione Energie Rinnovabili Offshore. Un appuntamento di rilievo nazionale, che ha riunito figure di primo piano del mondo istituzionale, scientifico, industriale e politico per discutere delle traiettorie future della transizione energetica.
Tra i relatori, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, il Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci, il Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il Direttore generale dell’IRENA Francesco La Camera e numerosi deputati e senatori appartenenti a tutti i principali gruppi parlamentari.
Erano inoltre presenti i rappresentanti delle principali Autorità di Sistema Portuale italiane, tra cui il Presidente dell’AdSP del Mare Adriatico Centro Settentrionale Francesco Benevolo, il Presidente dell’AdSP del Mare di Sicilia Orientale Francesco Di Sarcina e il Commissario dell’AdSP del Mar Ionio Giovanni Gugliotti, a testimonianza del ruolo cruciale che i porti italiani sono chiamati a svolgere nel processo di decarbonizzazione e sviluppo delle rinnovabili.
Tra gli interventi istituzionali anche quello del sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene, che ha portato l’esperienza di un territorio che da oltre settant’anni convive con la presenza di centrali energetiche a fonte fossile e che oggi si propone come uno dei poli strategici della riconversione industriale.
“Civitavecchia è pronta. È pronta la sua amministrazione, ma anche le forze politiche, le imprese, le organizzazioni sindacali, l’associazionismo ambientalista e la cittadinanza. La nostra non è un’attesa passiva: è una volontà concreta di partecipare, con competenza e visione, al governo della transizione”, ha dichiarato Piendibene.
Il 24 maggio, presso il Centro Civico di Bracciano Nuova, si è tenuta la prima edizione della Festa degli Strumenti Partecipativi, un momento pubblico di confronto, valutazione e visione tra l’Amministrazione comunale, i Consigli di Quartiere, le Consulte tematiche, le associazioni del territorio e tanti cittadini attivi.
Un evento promosso con l’intento di fare il punto sui percorsi partecipativi attivati negli ultimi anni a Bracciano, condividere risultati, affrontare criticità e soprattutto immaginare insieme il futuro della partecipazione locale. E’ stata una giornata costruita sul dialogo: l’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del Sindaco Marco Crocicchi che ha sottolineato il valore concreto degli spazi partecipativi nel tessuto cittadino, a partire proprio dal Centro Civico che è stato consegnato alla comunità come luogo di aggregazione.
“Il Centro Civico rappresenta una gestione condivisa e partecipata che è stato aperto alla comunità. Oggi è tante cose – un luogo d’incontro animato dal Consiglio di Quartiere, uno spazio per i giovani con l’aula studio, un sostegno per le famiglie grazie al doposcuola, un presidio di solidarietà con Auxilium e Misericordie, che si occupano ogni giorno delle fragilità sociali” ha dichiarato la Presidente del Consiglio Comunale Giulia Sala, delegata alla partecipazione.
A seguire, l’intervento dell’Assessore alle Politiche Sociali e alla Pubblica Istruzione Massimo Guitarrini ha approfondito due modelli fondamentali per leggere e valutare i processi partecipativi: lo Spectrum della Partecipazione Pubblica e l’Albero della Partecipazione, strumenti che aiutano a distinguere tra partecipazione autentica e consultazioni solo formali, e che pongono al centro la trasparenza, l’ascolto reciproco e la corresponsabilità.
All’evento erano presenti anche l’Assessora Ida Maria Nesi e l’Assessora Maddalena Coletta, che hanno seguito con attenzione gli interventi e i diversi momenti di confronto, testimoniando l’impegno trasversale dell’intera giunta nel valorizzare e rafforzare i percorsi partecipativi in ogni ambito dell’azione amministrativa.Dopo un momento conviviale, la giornata è entrata nel vivo con la presentazione delle esperienze e degli strumenti attivati negli ultimi anni:la nascita e il ruolo dei Consigli di Quartiere, che hanno permesso a molte realtà territoriali di organizzarsi e dialogare con l’amministrazione;l’attività delle Consulte tematiche, spazi di confronto aperto su temi strategici come ambiente, giovani, disabilità, cultura;il valore dell’associazionismo locale, che contribuisce in modo attivo alla coesione sociale;le esperienze di welfare generativo, come le Borse Lavoro e il Servizio Civile Universale, esempi concreti di cittadinanza attiva e inclusione.Numerosi gli interventi dal pubblico, che hanno arricchito il confronto con proposte, osservazioni, domande e stimoli critici. Un confronto vivo, costruttivo, che ha restituito l’immagine di una comunità attenta, responsabile e desiderosa di essere protagonista.
Un primo passo, non un punto di arrivo: la Festa degli Strumenti Partecipativi non è stato un evento celebrativo, ma un momento di presa di coscienza collettiva, partecipare non è solo un diritto, è anche un dovere civile, un atto quotidiano di cura verso la propria città.
Il valore della giornata sta proprio in questo: nell’aver attivato un confronto reale, pubblico, coraggioso. Nell’aver detto con chiarezza che costruire democrazia locale richiede tempo, energie, fiducia reciproca e capacità di ascolto.Nell’aver dimostrato che la partecipazione è un processo e che il Comune di Bracciano vuole continuare a percorrerlo insieme alla cittadinanza.
L’Amministrazione si impegna a dare seguito ai suggerimenti emersi, promuovendo momenti periodici di confronto nei quartieri e valorizzando gli strumenti esistenti.
Perché una comunità che partecipa è una comunità che si prende cura, una comunità che cresce.
Dal disinteresse al Piano regionale all’abbandono della discarica diCupinoro
La Regione Lazio pare consideri la gestione dei rifiuti un peso di cui liberarsi, piuttosto che un importante ambito delle proprie funzioni: ha subito senza battere ciglio lo scippo dei suoi poteri su Roma trasferiti al Commissario-Sindaco Gualtieri, accettando la proposta, poi ritirata, dicedere la potestà di applicareal sito individuato per l’inceneritore la Legge regionale n. 13 del 2019 sulla “Disciplina delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale“. Di più, è totalmente silente sulla imminente scadenzanaturale del piano regionale, che va aggiornato sia perché ampiamente superato, sia per adeguare agli standard europei gli obiettivi di riciclo nell’ambito delle direttive sulla economia circolare.
In questo quadrosi inserisce la volontà di liberarsi della gestione del post mortem della discarica di Cupinoro – i cui lavori (dal cappingallariqualificazione paesaggistica) nel 2016sono stati presi in carico dalla Regione – appioppandolaal Comune di Braccianoin virtù della legge che assegna tale compitoalsoggetto che ha gestito l’impianto durante la sua attività.
Il Sindaco Crocicchi ritiene illegittima tale decisione in quanto basata su un falso presupposto: infatti,circa 2/3 della discarica sono stati gestiti per anni da società private, come confermato dal TAR cha ha riconosciuto al Comune 10 milioni di Euro a titolo di risarcimento per i costi (non di propria competenza) sostenuti per garantire la sicurezza dell’intero invaso; la rimanente parte (circa 1/3) è stata gestita dalla Bracciano Ambiente-SpA,partecipata dal Comune ma autonoma in quanto non operante in regime di “gestione in house”, fallita nel 2016e di cui la Regione Lazio deteneva Polizze Fideiussorie per circa 9 milioni di Euro la cui escussione, tentata dalla Regione stessa con 7 anni di ritardo, non ha avuto esito positivo.
Sarà il TAR a decidere chi dovrà farsi carico del post mortem trentennale della discarica: il Comune di Bracciano è disponibile ad occuparsene, ma non a finanziare tali attività che riguardano una struttura gestita da altri per fornire un “servizio di rango regionale” avendo acquisito per decenni rifiuti conferiti da 25 Comuni laziali.
L’udienza si terrà il 16 luglio, nel frattempo il sindaco Crocicchi ha emesso due ordinanze per garantire la sicurezza ambientale del sito e la prosecuzione delle attività di monitoraggio che sono state interrotte dalla Regione Lazio. Ha chiesto inoltre un incontro istituzionale con il Presidente Rocca che si è reso disponibile all’apertura di un tavolo istituzionale.
La cosa più triste, per chi scrive sulle pagine di un giornale, è sapere che quando l’articolo riguarda i casi di femminicidio, non si rischia mai di produrre un articolo vecchio, qualcosa di superato. Tutto avviene in tempo reale, come la radiocronaca di un importante evento sportivo: sei in diretta e in diretta devi fare le tue considerazioni. Qual è il motivo di una carneficina che sta raggiungendo livelli sempre più preoccupanti ma che ha sempre avuto livelli molto alti? Difficile che un semplice articolopossa dare la giusta risposta a una domanda che ci chiediamo da moltissimi anni, anche perché di risposte ce ne potrebbero essere molte. Un primo ostacolo alla pacifica convivenza tra due persone che credono di amarsi, è il senso di proprietà che è convinto di avere l’uomo nei confronti della donna, è una convinzione che viene da molto lontano e viene spessorespirata come una normalità. L’abbiamorespirata all’interno delle nostre famiglie e in quelle dei nostri nonni, dove la donna non aveva le giuste occasioni per dimostrare la propria autonomia, sempre ostacolata dall’impossibilità di fare delle scelte. La respiriamo anche nella cultura, che è uno spazio dove le egemonie dovrebbero essere, oltre che oggetto di analisi e discussione, fattivamente eliminate e le differenze, così come nel mondo del lavoro, valutate per il loro effettivo valore. In altre forme continuiamo a respirarla in tutte le religioni, dove la donna continua a essere un elemento molto marginale.
Femminicidio dunque come conseguenza di una normalità, dove la normalità si guarda con gli occhi osservatori del presente. Ricordo che negli anni settanta, nel pieno della battaglia per l’emancipazione della donna, ci sembrava normale che tutti i gruppi musicali che tanto amavamo, non avessero nemmeno una donna che suonasse uno strumento musicale, la donna era relegata al ruolo di cantante e, al massimo, si accompagnava con la chitarra. Oggi molto è cambiato e la maggiore presenza della donna nel mondo del lavoro, nelle istituzioni e in tanti luoghi della nostra società, pur non avendo raggiunto un auspicabile equilibrio, mette in discussione, quotidianamente, il senso di proprietà dell’uomo che, quando si accorge di perdere l’esclusiva, incapace di trovare una soluzione civile valida per tutti, ma soprattutto per se stesso, trova nell’eliminazione fisica di colei che reputa di sua proprietà, il migliore antidoto alla propria disperazione.
E poi ci sono i commenti di chi credeva di conoscere molto bene i protagonisti di queste drammatiche e infinite storie, continuando a descriverli come persone normali, senza aver mai ascoltato uno screzio, una discussione; sì, a volte qualcosa accadeva, ma sempre nella normalità di un rapporto di coppia. Forse è proprio questa normalità, il vero ostacolo. Persone che normalmente incontriamo tutti i giorni ma che possono, improvvisamente, diventare protagoniste di drammatiche storie che sembrano sempre lontane dal nostro piccolo mondo che ci circondae le osservicome si guarda l’acqua di una cascata che, mentre raggiunge il corso d’acqua sottostante, è sostituita da quella nuova che ha appena lasciato il corso d’acqua superiore e non ti accorgi di nulla a causa della naturale continuitàdella caduta.
Le esperienze di una giovane studentessa di infermieristica al terzo anno.
Sulla situazione precaria della facoltà di infermieristica si è detto tanto ma non si è mai detto nulla con chiarezza,molto probabilmente lo spostamento della sede che prima sarebbe dovuto confluire su Civitavecchiaoradestinata a Bracciano, sia per mere questioni economiche , ancora riguardo la faccenda regna il silenzio come se non si potesse giungere ad una concreta verità.L’agone ha chiesto a Serena Scivoletto, studentessa di infermieristica e rappresentante di istituto di raccontarci la sua esperienza nella sede dell’università infermieristica di Bracciano.
Serena raccontaci la tua esperienza in università:
Io prima andavo in una università a Roma, ma ho sempre voluto fare infermieristica quindi quando l’ho scoperta a Bracciano è stato un sogno. L’università di Bracciano in un certo senso mi hatolto molto perché è un percorso difficile ma la realtà universitaria è piccola ed accogliente, sicuramente un bel luogo per imparare e studiare, i rapporti con i professori sono più intimi quindi rispetto le sedi centrali si riesce a fare molto di più perché ci conosciamo tutti di conseguenza il percorso è migliore.la sede è perfetta infatti è un peccato doverla lasciare ma tutto sommato il laboratorio è funzionale ed il materiale viene integrato.
Cosa ti aspetti da questa professione?
Ho scelto questa facoltà per una mia curiosità che deriva dall’infanzia ,questo è una professione che ti dà la possibilità di trovare lavoro, a me piace lavorare a contatto con le persone, con gli anziani soprattutto e mi aspetto di lavorare su questo territorio.
Come hai vissuto la mobilitazione studentesca dovuta al cambio di sede?
Essendo rappresentante degli studenti mi sono trovata in prima persona a destreggiarmi tra tutte le campane che parlavano. C’è stato un incontro a Cerveteri con la sindaca,con Marco Crocicchi il sindaco di Bracciano, il consiglio dei giovani di Cerveteri, la direttrice della asl, il preside di facoltà e vicepresidi, è stato un bel confronto perché gli studenti hanno chiesto di avere delle garanzie masono stati incolpati di strumentalizzazione, è venuto fuori che c’era l’intenzione di spostare gli studenti in altra sede, al chiedere se questa sede sia idonea non è stato risposto nulla ed è in dubbio il fatto che con scadenza a maggio si renda agibile un’altra sede in un anno.