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Teatro: L’Accademia Gilmont mette in scena “La Locura, la follia prende forma”

L’Accademia Gilmont Italia promuove l’evento più audace e visionario dell’anno, dove arte, creatività e follia si fondono in una sfida senza precedenti. L’appuntamento è per domenica 6 luglio a partire dalle 20:30 nella cornice del Teatro Lo Spazio, in via Locri 42 a Roma.

La Locura: la follia prende forma è il titolo della serata che fornirà al pubblico un’esperienza inedita e fuori dagli schemi. Sul palco gli allievi dell’Accademia Gilmont metteranno in scena la sfida di Body Painting, mostrando le loro opere finali ispirate al tema della follia, in una vera e propria sfida artistica a colpi di colori, corpi e immaginazione.

Ogni performance sarà un’esplosione visiva, un viaggio nelle emozioni, nei contrasti interiori e nell’espressione più autentica dell’essere umano. Non uno spettacolo, ma un manifesto vivente di coraggio creativo. Un evento per chi ama l’arte che scuote, che commuove, che fa riflettere.

“Durante la serata –inoltre sottolineano Antonella e Giancarlo D’Amico, animatori dell’Accademia Gilmont Italia – al fine di promuovere l’imprenditorialità, celebreremo anche chi ha saputo trasformare la formazione in una vera carriera, premiando le “Eccellenze Gilmont”, un riconoscimento speciale ai nostri ex allievi – oggi professionisti, che si sono distinti per talento, determinazione e risultati raggiunti”.

Per info e prenotazioni:
Accademia Gilmont Italia srl
3200437645 anche whatsapp
Costo ingresso 15 euro fino ad esaurimento posti

“Un’Estate in Musica”: alla Necropoli della Banditaccia arriva “Il Flauto Romantico”

Terzo appuntamento della rassegna estiva nel sito UNESCO di Cerveteri*

Sabato 5 luglio alle ore 21:00 si conclude la prima parte di Un’Estate in Musica, la rassegna di concerti estivi organizzata all’interno della Necropoli Etrusca della Banditaccia dal Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, in collaborazione con il Comune di Cerveteri e l’Orchestra Sinfonica Renzo Rossellini.

Il terzo e ultimo appuntamento prima della pausa estiva è intitolato “Il Flauto Romantico” e vedrà protagonisti il Maestro Giacomo Bellucci e il Maestro Gianluigi Durando al flauto, con un repertorio che spazierà da Harmann a Kuhlau fino a Barnett.

L’ingresso è previsto con biglietto al costo di 12 euro, che comprende non solo la partecipazione al concerto e l’accesso al sito UNESCO, ma anche un brindisi di benvenuto offerto al pubblico prima dell’inizio dello spettacolo.

 “Concerti con artisti di grande spessore all’interno di una location unica al mondo come la Necropoli della Banditaccia: questo è ‘Un’Estate in Musica’, una rassegna che ha fatto registrare una grande partecipazione fin dai primi due appuntamenti” – dichiara il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – “A luglio la programmazione culturale proseguirà con il debutto del ‘Necropoli Art Fest’, una nuova rassegna che porterà in scena teatro, danza e musica di qualità. La Necropoli della Banditaccia si conferma un palcoscenico d’eccezione per eventi culturali e artistici di grande rilievo. Ringrazio il Direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Vincenzo Bellelli, per la costante collaborazione nella valorizzazione del nostro patrimonio archeologico.”

Per informazioni e prenotazioni è possibile inviare un messaggio WhatsApp al numero 347 8325416 oppure scrivere a concertiallanecropoli@gmail.com

Gli appuntamenti di Un’Estate in Musica riprenderanno a settembre, con tre serate già in programma per il 6, 13 e 20 settembre

Crisi idrica ad Anguillara

Tagli ai Comuni, il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti: “Il Governo apra un tavolo permanente con gli Enti Locali”

Oggi, mercoledì 2 luglio, il Sindaco Gubetti alla Camera dei Deputati per la conferenza stampa promossa dal Comitato Nazionale dei Piccoli Comuni

“I Sindaci restano l’ultimo avamposto dello Stato e ogni giorno si trovano con sempre meno strumenti per dare risposte adeguati ai bisogni dei territori che amministrano. I tagli del Governo agli Enti Locali sulle manutenzioni sono ormai una costante e stanno minando alla base la capacità dei Comuni di garantire servizi e diritti fondamentali.”

Lo dichiara Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, che fra poche ore, sarà tra i relatori della conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati dal Comitato Nazionale dei Piccoli Comuni.

“Porterò la mia testimonianza di Sindaca di una città di medie dimensioni ma con un territorio vastissimo e complesso, dove solo per affrontare le manutenzioni ordinarie e straordinarie di scuole e strade servirebbero decine di milioni di euro.

Amministrare oggi significa garantire servizi, sicurezza, accesso equo alle opportunità. Il Sindaco è chiamato a ricucire le disuguaglianze, a garantire equità territoriale e sociale anche dove lo Stato è sempre meno presente”.

“Non possiamo assistere in silenzio al progressivo abbandono delle aree interne e periferiche del Paese. Rinunciare a investire in questi territori – come sembra emergere anche dalla nuova strategia nazionale – significa di fatto negare i diritti costituzionali: il diritto all’istruzione, alla salute, alla mobilità, ai servizi essenziali, alla piena cittadinanza.

E significa infrangere il principio dell’uguaglianza sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione.”

“Oggi viviamo in un’Italia a doppia velocità, dove i Comuni più fragili rischiano di essere lasciati soli. Per questo – conclude Gubetti – chiederemo con forza al Governo l’apertura di un tavolo permanente di confronto con gli Enti Locali: non servono slogan, servono risorse strutturali, strumenti concreti e un nuovo patto di responsabilità tra Stato e territori.”

Alla conferenza stampa interverranno, oltre al Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti: l’On. Nadia Romeo, Virgilio Caivano, Portavoce del Coordinamento dei Piccoli Comuni Italiani, il Sindaco di Gaiba (RO) Nicola Zanca, Alessandro Gisoldi, Proponente della legislazione differenziata.

L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale ufficiale della Camera dei Deputati. A questo link: https://webtv.camera.it/evento/28608

Mancanza di elettricità a Civitavecchia

Si riceve dall’ufficio stampa del Comune e si pubblica
Negli ultimi giorni diverse zone della città sono state colpite da disservizi alla rete elettrica.
Abbiamo seguito passo dopo passo la situazione, mantenendo un contatto costante con i tecnici di Enel Distribuzione.
A seguito della nostra ripetuta sollecitazione ci hanno dettagliato la natura del guasto: si è trattato di un quadruplo guasto alle linee interrate di media tensione, causato dalle alte temperature, con oltre 4.800 utenze coinvolte.
Le operazioni di ripristino, che richiedono tempo e interventi complessi (scavi, riparazioni, generatori), proseguono tutt’ora, anche se contestualmente ci sono stati altri disservizi meno gravi che secondo il gestore hanno coinvolto altre 300 utenze. Purtroppo, da parte loro non siamo riusciti ad ottenere la rassicurazione che le temperature torride non creino altri disservizi non è stata assicurata da parte loro.
La nota pervenuta contiene anche la prospettiva di un intervento di manutenzione straordinaria che possa risolvere quello che ormai è diventato un problema strutturale. Da parte nostra abbiamo premuto affinché tali opere strutturali mettano in sicurezza il territorio nei tempi più rapidi possibili.
Per questo il Comune metterà a disposizione immediatamente tutte le autorizzazioni necessarie non appena queste verranno richieste. In questo complicato contesto comprendiamo il disagio vissuto da molti cittadini.
Tuttavia, come sopra illustrato, possiamo assicurarvi che l’Amministrazione ha seguito da vicino ogni fase, facendo la sua parte con serietà e prontezza, anche se – è bene ricordarlo – la gestione della rete elettrica ovviamente non è di competenza comunale e soprattutto, bisogna considerare che le entità dei disservizi possono essere di molteplici motivazioni tecniche diverse.
Mentre alcune volte il problema di una cabina elettrica può risolversi rapidamente, problemi come quello capitato in questi giorni mettono a nudo criticità strutturali che solo gli interventi di natura straordinaria programmati potranno risolvere definitivamente.
In ogni modo, continueremo a vigilare, pronti a sollecitare ogni intervento necessario e richiamare il gestore alle sue responsabilità.

Tai Chi: L’Arte dell’Armonia in Movimento

Il significato

Il Tai Chi (o Tai Chi Chuan) è un’antica pratica cinese che unisce arti marziali, meditazione e movimenti lenti e fluidi. Il nome completo può essere tradotto come “il pugno del supremo equilibrio”, riflettendo la sua filosofia basata sull’equilibrio tra yin e yang, la mente e il corpo, il movimento e la quiete.

Le origini e la storia

Nato nella Cina del XVII secolo, il Tai Chi ha radici sia nelle arti marziali tradizionali sia nel pensiero taoista. La leggenda vuole che il monaco taoista Zhang Sanfeng abbia creato questa disciplina osservando un combattimento tra un serpente e una gru: da quell’equilibrio dinamico nacque l’idea di una difesa flessibile e consapevole. Col tempo, si è evoluto in diversi stili (come Chen, Yang, Wu e Sun), ognuno con caratteristiche specifiche ma sempre fedele al principio dell’armonia interiore.

A cosa serve il Tai Chi

Il Tai Chi è noto per i suoi molteplici benefici su corpo e mente:

  • Riduce lo stress grazie alla respirazione profonda e ai movimenti meditativi.
  • Migliora l’equilibrio e la postura, particolarmente utile con l’avanzare dell’età.
  • Aumenta la flessibilità e la forza muscolare, senza sovraccaricare le articolazioni.
  • Stimola la concentrazione e promuove uno stato mentale calmo e presente.
  • Supporta la salute cardiovascolare e respiratoria.

Inoltre, viene sempre più utilizzato come pratica complementare nella riabilitazione fisica e nella prevenzione delle cadute negli anziani.

Come iniziare a praticarlo

Iniziare è semplice, e non servono attrezzature particolari:

  1. Trova un insegnante qualificato o un corso locale: l’apprendimento corretto dei movimenti è essenziale.
  2. Scegli uno stile adatto a te, in base al tuo obiettivo (benessere, meditazione, esercizio fisico, ecc.).
  3. Pratica con costanza, anche solo 15-20 minuti al giorno possono fare la differenza.
  4. Abbina la respirazione ai movimenti: il respiro è il filo invisibile che collega mente e corpo.

In sintesi, il Tai Chi è una disciplina che offre numerosi benefici per la salute fisica e mentale, adatta a persone di tutte le età e alla maggioranza delle persone. La sua pratica può portare a un miglioramento generale del benessere e della qualità della vita.

Nella foto in evidenza: Matteo Manganelli di Tai-chi Trevignano Romano

Osteria Nuova: una nuova pagina AVAB odv…

Si è svolta lo scorso mese l’inaugurazione della Sede operativa per dare il massimo acconto ai cittadini in ogni criticità Presenti il direttore della protezione civile Dott. Massimo La Pietra, rappresentanza del municipio di Roma, presente Daniele Torquati Presidente XV Municipio, funzionari di Roma capitale, Sua Eccelleza  il Vescovo mons. Gianrico Ruzza, Rappresentanza del Coordinamento regionale Coreir, e associazione amiche.

La presidente dell’AVAB coordinatrice ha accolto tutti gli invitati, ringraziato quanti hanno collaborato, compreso il Parroco di Osteria Nuova per aver concesso l’area e a cui siamo tutti riconoscenti.

Dopo la benedizione e i discorsi delle autorità, i presenti hanno potuto osservare tutte le attrezzature e alcune dimostrazioni effettuate dagli Operatori dell’AVAB.

Alla fine un piccolo Buffet ha chiuso la cerimonia Inaugurale. Un grosso in bocca a lupo dall’Associazione Culturale No Profit L’Agone nuovo.

Giovanni Furgiuele

Un gioiello sulle rive del Lago di Bracciano: il MUSAM

Nella cornice naturale di rara bellezza del “Parco Naturale Regionale di Bracciano Martignano”, sulle spettacolari rive meridionali del magnifico lago vulcanico, esiste una splendida perla, non nota a tutti, raggiungibile facilmente in auto da Roma: il “MUSAM – Museo Storico Aeronautica Militare” di Vigna di Valle, una eccellenza italiana che, a breve, potrà essere raggiuta anche con la motonave “Sabazia” del “Consorzio Lago di Bracciano” che collega le cittadine lacustri. Il Museo, pregevole contenitore culturale per il territorio e per il Paese, sorto nel più antico insediamento aeronautico in Italia, è tra i più grandi e interessanti musei aeronautici al mondo. Oltre ai numerosi velivoli storici integri e i motori, molti tutt’ora funzionanti, che descrivono gli oltre 100 anni di aviazione, conserva apparecchiature fotografiche, apparati radioelettrici, armi, equipaggiamenti di bordo individuali e collettivi e numerosi oggetti e cimeli legati all’aeronautica: un patrimonio storico di eccezionale valore, tutto rigorosamente originale, che fa immergere il visitatore nella storia dell’aeronautica, declinabile negli innumerevoli ambiti della cultura.

Segno premonitore che Vigna di Valle fosse destinata ad essere luogo deputato al volo fu quando, incredibilmente, nel lago di Bracciano cadde il pallone aerostatico che il colonnello André-Jacques Garnerin aveva fatto volare su Parigi, la sera del 16 dicembre 1804, per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a imperatore dei francesi. Il pallone, dopo più di ventidue ore di volo, giunse sino alle porte di Roma per poi, trascinato dal vento, finire per cadere nel lago di Bracciano. Paolo VI, primo papa ad avere volato con mezzi dell’aeronautica, nel 1978 donò all’Aeronautica Militare, in segno di gratitudine e apprezzamento, un pallone aerostatico presente negli archivi vaticani, considerato proprio il Pallone di Garnerin. Oggi si trova esposto proprio all’ingresso del Museo. È questo il più antico oggetto volante, realizzato dall’uomo, conservato al mondo.

Dove ora è il museo, nel 1906 sorse il primo “Cantiere Sperimentale Aeronautico d’Italia” per la realizzazione e progettazione dei dirigibili. Nel 1908 vi venne assemblato e sperimentato il primo dirigibile militare italiano, il “N.1”, che partì da quello che è oggi il “piazzale Bandiera” dell’aeroporto.

Nel primo padiglione del Museo, l’hangar Troster, un’aviorimessa di costruzione austriaca ottenuta come risarcimento dei danni di guerra a seguito della Prima Guerra Mondiale, è ospitato il barchino idroplano di Gaetano Arturo Crocco e Ottavio Ricaldoni. Utilizzato per testare il motore che avrebbe poi equipaggiato il primo dirigibile militare, il barchino si avvaleva di una tecnologia sviluppata da Enrico Forlanini: i foil che, come ali degli aeroplani, posizionati sotto lo scafo, con la velocità fanno alzare l’imbarcazione sopra il livello dell’acqua, riducendo drasticamente l’attrito. La tecnologia dei foil è ancor oggi utilizzata in molte imbarcazioni di velocità, incluse quelle della Coppa America.

In questo primo hangar sono conservati esemplari di velivoli dai primordi, fra cui il Blériot, un aereo del tipo di quelli che parteciparono alla guerra Italo Turca del 1911-1912, guerra in cui per la prima volta al mondo fu impiegato il mezzo aereo e nel corso della quale avvenne il primo bombardamento dall’aria da parte del tenente Giulio Gavotti. Nel corso di una missione di ricognizione, il tenente sganciò una bomba Cipelli sulle truppe nemiche, dando inizio ad un nuovo tipo di combattimento. Imponente nelle sue dimensioni si può anche ammirare il grande aereo da bombardamento Caproni, utilizzato in tutto il corso della I Guerra Mondiale dalla nostra aviazione. 

Sempre nell’hangar Troster, è visibile lo SPAD VII dell’Asso dell’aviazione, il capitano Fulco Ruffo di Calabria. Per essere definiti “Assi” occorreva avere abbattuto almeno 5 aerei nemici e, se a Ruffo di Calabria ne furono accreditati 20, il principale asso italiano fu Francesco Baracca con 34 abbattimenti, ucciso in una missione di volo a bassa quota il 19 giugno 1918 da un colpo di fucile di un cecchino austriaco. Lo stemma di Baracca, il famoso “cavallino rampante”, fu poi utilizzato da Enzo Ferrari, su concessione della madre di Francesco, per le sue monoposto da velocità. Di Baracca il museo conserva numerosi cimeli originali.

Altro ricordo importante è lo SVA dell’87a Squadriglia “La Serenissima”. Appartenuto al maggiore Giordano Bruno Granzarolo, questo velivolo è uno di quelli che parteciparono al leggendario “Volo su Vienna” di Gabriele d’Annunzio per lanciare volantini sulla città che invitavano gli austriaci alla resa. A questa vicenda è pure legata l’intitolazione dell’aeroporto di Vigna di Valle al capitano Luigi Bourlot quando nel 1922, finita definitivamente l’epoca dei dirigibili, il sito aeronautico fu riconvertito in idroscalo. Bourlot doveva essere il pilota del biposto che aveva come osservatore aereo proprio il poeta, ma pochi giorni prima dell’impresa perse la vita in un incidente di volo e fu sostituito da un altro pilota, Natale Palli. In suo ricordo le autorità aeronautiche decisero di intitolargli proprio il sito di Vigna di Valle. Da sottolineare che la conservazione che ha permesso a questi aerei storici di giungere sino ai nostri giorni si deve, in gran parte, ad una norma che consentiva, al termine della guerra, ai piloti di poterli acquistare o avere come indennizzo per i servizi resi alla Patria. Nel corso degli anni furono poi ceduti o acquistati dall’Aeronautica Militare.

Nel secondo padiglione, l’hangar Velo, sono visibili alcuni dei magnifici esemplari di “idrocorsa” che parteciparono al concorso “Coupe d’Aviation Maritime Jacques Schneider”, competizione nata nel 1913 per rilanciare l’industria aeronautica per idrovolanti a cui, nel corso degli anni, fino al 1933 parteciparono le nazioni più evolute nel settore aeronautico. La coppa fu vinta per 3 volte dall’Italia, nel 1920, 1921 e 1926. Fa bella mostra di sé il Macchi-Castoldi M.C. 72, realizzato per partecipare all’edizione della coppa del 1933, alla quale si rinunciò per motivi tecnici, ma che, il 23 ottobre 1934, pilotato dal capitano Francesco Agello, conquistò, sul lago di Garda, il primato mondiale di velocità con 709,202 km/h, record ancora oggi imbattuto per gli aerei di quella classe (idrovolanti con motore alternativo). Quel brillante colore “Rosso Corsa” che spicca nella livrea di questi formidabili idrocorsa era stato assegnato all’Italia per partecipare alla “Coppa Schneider” (ogni nazione aveva un suo colore) e da allora è diventato il colore delle livree di ogni macchina italiana impegnata in gare motoristiche di velocità (Ferrari, Ducati, Alfa Romeo …).

Nell’hangar Velo sono, inoltre, ricordate le due epiche trasvolate effettuate in formazione da Italo Balbo: la “Crociera aerea transatlantica Italia-Brasile”, realizzata a cavallo fra il 1930 e il 1931 con 12 idrovolanti Savoia Marchetti S.55A, e la “Crociera del Nord Atlantico”, realizzata nel 1933 con 25 idrovolanti SIAI-Marchetti S55X, che diedero enorme fama alla giovane Regia Aeronautica; crociere che aprirono la strada all’utilizzo di aerei per raggiungere le Americhe, fino ad allora esclusivo appannaggio del trasporto marittimo.

Interessante, nel Velo, è il prototipo numero due di un progetto tutto italiano: è il Campini Caproni CC.2 del 1939 che, pur non essendo un vero jet come quelli progettati e realizzati in Germania nel medesimo periodo, è pur sempre un esempio di propulsione a reazione che utilizzava un motore alternativo azionate un compressore assiale, con in coda un vaporizzatore ed un bruciatore. Il progetto rimase, per le sue evidenti limitatezze, soltanto a livello sperimentale e non ebbe alcun seguito.

Nel terzo padiglione museale, l’hangar Badoni, costruito negli 1930, dove inizialmente, dagli anni 40 del secolo scorso fino al 1960 venivano ricoverati i grandi aerei idrovolanti Cant.Z 506 di stanza a Vigna di Valle, sono oggi conservati esemplari di aerei della Regia Aeronautica, utilizzati nella Guerra in Spagna e durante la II Guerra Mondiale.

Proseguendo nella visita, ci si inoltra nella storia più recente dell’Aeronautica Militare, incontrando gli aerei che, dal Dopoguerra ad oggi, hanno fatto parte dei Reparti dell’Aeronautica Militare. Spiccano, nei padiglioni Skema e nel recentissimo Hangar 100 (realizzato in occasione dei cento anni dalla costituzione dell’Aeronautica come Forza Armata autonoma), aerei che hanno fatto la storia più recente, a partire dai DH100 Vampire, poi con l’F104, per finire ai Tornado ed agli Eurofighter. Una menzione particolare meritano gli aerei acrobatici delle Frecce Tricolori: i Fiat G91 e gli MB339 (utilizzati attualmente).

Non manca l’accenno alla sicurezza e al futuro, con le missioni spaziali, come le tute degli astronauti Roberto Vittori e Luca Parmitano.

L’inaugurazione del museo avvenne il 24 maggio 1977, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Giovanni Leone, e dell’ispiratore, generale Giuseppe Pesce. Il complesso è stato completamente ristrutturato nel 2023, riorganizzando una nuova ala e realizzando anche uno spazio ipogeo, nell’ottica del rispetto dell’ambiente, con la prospettiva di collaborare con università e ricerca ed aprire gli spazi alla cultura, all’arte, alla didattica, allo sport per mantenere vivo lo spazio museale con i suoi 16000 m2 coperti, gli splenditi spazi aperti sul lago e le aree didattiche e di relax.

È possibile fruire di visite guidate generali e tematiche, anche tramite apposite app che permettono, con informazioni in 4 lingue, di ben comprendere i dettagli dei cimeli conservati.

Il Museo dispone anche del “Centro Documentazione Umberto Nobile”, che conserva la biblioteca e gli archivi personali del Generale Umberto Nobile e di altri illustri personaggi della storia aeronautica italiana. Questo centro conserva importanti testimonianze relative alle spedizioni polari e dispone di una biblioteca di oltre 6000 volumi, oltre ad una raccolta di disegni, documenti e fotografie di interesse aeronautico. L’accesso avviene solo su prenotazione previa autorizzazione del museo.

Un sentito ringraziamento va al Comando Aeroporto Vigna d Valle.

Riccardo Agresti

Tagliarsi per non perdersi: il corpo come teatro del dolore negli adolescenti

Quando il dolore non ha parole, viene scritto sul corpo

C’è un momento nell’adolescenza in cui il linguaggio verbale non basta più. Non perché manchino le parole, ma perché le parole sembrano non riuscire a contenere l’intensità del caos interno. Ed è allora che alcuni ragazzi iniziano a scrivere sulla pelle: tagliarsi, ferirsi, incidere il proprio corpo diventa un modo – drammatico, silenzioso, disperatamente vitale – per dare forma a un sentire altrimenti indicibile. In psicoanalisi, più che chiederci “Perché lo fai?”, ci chiediamo: “Cosa stai cercando di dire?”

In adolescenza, il corpo non è mai neutro. È il primo spazio dove prende forma l’identità, il primo “oggetto” che parla dell’Io e al tempo stesso dell’altro. Per molti adolescenti, il corpo diventa un palcoscenico in cui si recita una scena interna dolorosa, fatta di insicurezze, smarrimenti, vuoti e bisogni d’amore non nominati. Il gesto autolesivo non è solo un agito, ma una forma primitiva di linguaggio. Una lingua fatta di pelle, sangue e silenzio. Spesso accade che i genitori non comprendano e reagiscano con paura, rabbia o senso di colpa. Ma per chi si taglia, quel gesto non è fine a se stesso: è una mappa, un messaggio, una richiesta di riconoscimento che sfugge alla logica lineare. Chi si taglia non vuole necessariamente morire. Vuole “sentirsi”, uscire da uno stato di anestesia emotiva o contenere un’esplosione interiore. Eppure, per un genitore, scoprire i segni sul corpo del proprio figlio/a è una frattura profonda. Ci si può sentire traditi, impotenti ed esclusi. Ma la verità è che, spesso, quei segni sono un invito alla relazione. Un invito doloroso, confuso, ma reale. È proprio qui che può nascere un’opportunità. Guardare quel gesto come una metafora estrema del bisogno di essere visti, non per i successi scolastici o le buone maniere, ma per quel nucleo fragile, rabbioso e confuso che ogni adolescente porta dentro.

L’autolesionismo non è un “problema di pochi”. È una piaga silenziosa che attraversa le scuole, le chat e le camere da letto. È una forma di comunicazione collettiva del disagio, un “codice” che si trasmette spesso per imitazione, ma si radica in ferite autentiche e soggettive. Come società, non possiamo permetterci di ignorarlo. C’è un’urgenza educativa e affettiva, un bisogno di creare spazi in cui il dolore possa essere pensato, condiviso e trasformato in qualcosa che non distrugga, ma costruisca. Servono adulti non perfetti, ma presenti. Psicologi capaci di ascoltare i “sensi grezzi” del taglio. Insegnanti che vedano oltre il comportamento. Genitori che sappiano chiedere: “Cosa stai cercando di dirmi con questo gesto?”

Non bisogna fermarsi al gesto. Bisogna chiedersi quale emozione ci sia sotto: rabbia? Tristezza? Solitudine? Il taglio è solo la punta dell’iceberg, sotto c’è un’inconscia richiesta di senso. La fiducia non si impone, si costruisce. Ogni volta che un ragazzo si apre, non va giudicato, ma ringraziato, accolto e contenuto. Ogni volta che una parola sostituisce un taglio, si compie un atto rivoluzionario di crescita.

Paradossalmente, tagliarsi può essere un gesto di sopravvivenza, un modo per non cadere in una dissociazione ancora più pericolosa. Ma può anche diventare, nella relazione terapeutica e familiare, una bussola preziosa: ci orienta verso le zone più oscure dell’identità, le parti che hanno bisogno di essere accolte, simbolizzate e infine trasformate. Il compito di adulti e terapeuti non è “far smettere” il gesto, ma creare le condizioni perché non sia più necessario.

Dott. Gianluca Mineo – Psicologo e Psicoterapeuta

Presentazione Campionato Regionale Lazio Nuoto

Nella mattinata di ieri, nella sala consiliare del Comune di Anguillara, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione ufficiale dei Campionati Regionali di Nuoto in acque libere, agonisti, master e FISDIR, in programma ad Anguillara il prossimo 5 e 6 luglio.

Nel corso della conferenza stampa, a cui erano presenti il sindaco Angelo Pizzigallo, l’assessore al turismo Christian Calabrese, il consigliere allo sport Rossano Paris, il presidente della Pro Loco, Moreno Delle Fratte, il presidente FIN Lazio Giampiero Mauretti, è stato illustrato il programma delle gare. Sono inoltre state evidenziate le collaborazioni istituzionali con la Federazione Italina Nuoto e le attività legate all’accoglienza degli atleti connessa alla promozione del territorio.

Il sindaco Pizzigallo, presenta l'evento del 5 luglio prossimo

Un momento importante per condividere il valore di uno sport che unisce inclusione, territorio e turismo.

All’evento, era presente il presidente de L’agone, Giovanni Furgiuele, a testimoniare i valori espressi e condivisi.

La Redazione