


Giornale del Lago e della Tuscia edito dall'Associazione no-profit "L'agone Nuovo".
Ringraziamo il progetto di Zitta Mai, per averci scelte come “madrine” all’apertura della Rassegna cinematografica RUMORE IN SALA, che ieri, al suo primo appuntamento, ha dato il via a un importante ciclo di visioni cinematografiche, in partnership con il Cinema Arena Palma, a Trevignano Romano, che ne sostiene la mission; questa prima proiezione fa parte di un ciclo di film-incontri, che nasce da una riflessione profonda sul ruolo della donna nella nostra attuale società, proprio per poter dialogare apertamente di ciò che, troppo spesso, in passato è stato taciuto o strumentalizzato. Il progetto Zitte Mai, nasce ad Anguillara Sabazia, a febbraio 2026, sulla scia della triste coincidenza di due femminicidi avvenuti a distanza di quattordici anni uno dall’altro che portano lo stesso nome, Federica.
Ieri in loro memoria e anche in nome di una nuova possibilità di disegnare una comunità attiva e una società più in equilibrio, abbiamo avuto l’opportunità di poter riflettere, insieme agli organizzatori e al pubblico, che nonostante l’ora tarda è rimasto presente e partecipante al dibattito, sulla complessità umana, partendo dal concetto di “sorellanza”, che è stato uno dei temi portanti del film. La cultura si fa veicolo informativo ed educativo per sradicare cliché, stereotipi, convenzioni, pressioni sociali e culturali. Per noi è stato un onore poter essere presenti come rappresentanza di Uno Spazio per Te, per poter condividere il senso profondo di questo incontro; la numerosa presenza del pubblico e il poter definire e integrare meglio il significato di uno spazio di appartenenza personale e sociale che ci riporta alla libertà di Essere e alla poetica dell’ incontro, essenza di vita e armonia, è stato un privilegio. E così partendo dal concetto di sorellanza, abbiamo allargato, “fatto spazio”, a una visione più universale, qualcosa in cui si può andare oltre, per arrivare a un espressione più completa e potente di Alleanza, risultato di un integrazione tra fratellanza e sorellanza, fatto di Presenza e possibilità che riconosce la diversità come elemento evolutivo prezioso, andando oltre il genere di appartenenza per riconoscere l’umanità che ci contraddistingue; Trasmutare il dolore in possibilità è un processo trasformativo, in cui Uspt si sente molto allineato con il progetto Zitta Mai, per ricordarci, in questo periodo storico più che mai, come scrive Lev Tolstoj, :
” Se senti dolore, sei vivo.
Se senti il dolore degli altri, sei un essere umano”.
E noi vogliamo rimanere splendidamente Umani.
d.ssa Rosaria Giagu – d.ssa Martina Pica
Il video è visionabile al link sottstante
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con particolare favore la crescente attenzione che organizzazioni sindacali e associazioni stanno dedicando alle elevate temperature negli edifici scolastici e all’insufficiente diffusione dei sistemi di climatizzazione. Il CNDDU segnala da alcuni anni tale criticità e considera significativa l’attuale convergenza del mondo della scuola su una questione che non può più essere ricondotta a un semplice disagio stagionale.
I dati disponibili confermano la dimensione del problema. Nell’anno scolastico 2020/2021 risultavano dotati di impianti di condizionamento 1.593 edifici su 40.342 censiti, pari al 3,95%; nel 2024/2025 il dato è salito a 2.835 edifici su 39.351, pari al 7,20%. L’incremento è apprezzabile, ma oltre nove edifici scolastici su dieci risultano ancora privi di tali impianti. Una condizione che riguarda un patrimonio utilizzato quotidianamente da oltre sette milioni di studenti e da più di un milione di lavoratori.
La presenza o l’assenza di un condizionatore, tuttavia, non esaurisce il problema. Occorre considerare le condizioni effettive degli immobili, l’esposizione solare, l’isolamento termico, l’efficienza energetica e la capacità degli impianti elettrici. Una politica pubblica efficace non può pertanto coincidere con una distribuzione generalizzata di apparecchiature, ma deve intervenire sulle diverse cause della vulnerabilità termica degli edifici.
Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 pone la valutazione preventiva dei rischi al centro del sistema di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e comprende il microclima tra gli agenti fisici da considerare. Temperature elevate, quando diventano persistenti e prevedibili, assumono quindi una rilevanza che supera la dimensione del semplice comfort ambientale.
Ciò non comporta il trasferimento sul dirigente scolastico della responsabilità delle carenze strutturali degli immobili. La disciplina sulla sicurezza distingue gli obblighi di valutazione e gestione del rischio dagli interventi strutturali e manutentivi che, nel settore scolastico, devono essere coordinati con le competenze attribuite agli enti territoriali dalla legge 11 gennaio 1996, n. 23. Il dirigente può adottare le misure rientranti nelle proprie attribuzioni e rappresentare le necessità di intervento, ma non dispone ordinariamente delle risorse e dei poteri necessari per riqualificare gli edifici.
È per colmare questa distanza tra valutazione del rischio e capacità effettiva di intervento che il CNDDU propone al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’avvio di un programma nazionale pluriennale per l’adattamento climatico degli edifici scolastici.
Riteniamo concretamente sostenibile prevedere, quale prima dotazione, un investimento pubblico nazionale di 1,5 miliardi di euro nel triennio, corrispondente a 500 milioni di euro annui, da destinare agli edifici che presentano le maggiori criticità microclimatiche ed energetiche. Non si tratterebbe di determinare anticipatamente il costo della climatizzazione dell’intero patrimonio scolastico, operazione tecnicamente poco attendibile senza una ricognizione edificio per edificio, ma di costituire una massa finanziaria iniziale certa con la quale avviare immediatamente gli interventi prioritari.
Le risorse potrebbero essere assegnate agli enti proprietari sulla base delle condizioni effettive degli immobili e integrate con gli incentivi già disponibili per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, compreso il Conto Termico nei casi e nei limiti previsti dalla normativa vigente. In tal modo la capacità di investimento complessiva potrebbe risultare superiore alla sola dotazione statale, evitando al contempo la duplicazione dei finanziamenti.
Il programma dovrebbe partire dall’integrazione dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica con informazioni sulle condizioni microclimatiche, sull’efficienza energetica, sull’esposizione degli ambienti, sulla presenza di sistemi di raffrescamento e sull’adeguatezza delle reti elettriche. La disponibilità di dati omogenei permetterebbe al Ministero e agli enti competenti di determinare le priorità secondo fabbisogni verificabili.
La proposta non prevede la climatizzazione simultanea di tutte le aule italiane. Gli interventi dovrebbero procedere gradualmente, privilegiando gli edifici maggiormente esposti alle temperature elevate e quelli nei quali l’attività scolastica si protrae nei periodi climaticamente più critici.
Climatizzazione ed efficientamento energetico dovrebbero essere finanziati all’interno della medesima strategia. Installare sistemi di raffrescamento in strutture scarsamente isolate determinerebbe consumi elevati e trasferirebbe nel tempo una parte rilevante del costo dell’investimento sulla spesa corrente. Il quadro normativo sviluppatosi a partire dal D.Lgs. 192/2005 rende invece preferibile associare, quando tecnicamente necessario, il raffrescamento all’isolamento, alle schermature solari, agli infissi efficienti, all’adeguamento degli impianti elettrici e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’investimento proposto deve quindi essere valutato secondo una logica economica di medio periodo. La riqualificazione energetica riduce il fabbisogno necessario per il raffrescamento e può contenere i successivi costi di gestione. Il confronto corretto non è soltanto tra spendere e non spendere, ma tra il costo programmato dell’intervento e quello derivante dal rinvio, dall’inefficienza energetica e dalla reiterazione di misure emergenziali.
La componente nazionale del finanziamento avrebbe inoltre una funzione perequativa. Le competenze degli enti proprietari resterebbero ferme, ma la diversa capacità dei bilanci territoriali non dovrebbe determinare differenze sostanziali nella possibilità di adeguare gli edifici. Le risorse statali potrebbero quindi sostenere con maggiore intensità le situazioni nelle quali criticità tecniche e limitata capacità finanziaria locale coincidono.
In tale prospettiva appare opportuno valutare anche l’aggiornamento dei riferimenti tecnici dell’edilizia scolastica, storicamente riconducibili al D.M. 18 dicembre 1975, rispetto a condizioni climatiche, energetiche e tecnologiche profondamente mutate.
Il CNDDU chiede pertanto al Ministro Valditara di valutare l’istituzione di un programma triennale da 1,5 miliardi di euro, accompagnato da una ricognizione tecnica nazionale e dal coordinamento delle risorse statali, territoriali e degli incentivi energetici disponibili. Una proposta finanziariamente definita consentirebbe di passare dalla constatazione del problema alla misurazione dei risultati ottenuti.
Accogliamo con grande soddisfazione il fatto che una problematica evidenziata dal CNDDU già negli anni precedenti sia oggi sostenuta anche da altre organizzazioni. Questa convergenza può rappresentare l’occasione per trasformare una criticità ricorrente in una politica pubblica strutturale.
Al Ministro Valditara chiediamo, quindi, non un nuovo intervento emergenziale, ma una programmazione dotata di risorse certe, criteri tecnici e continuità temporale. La prevedibilità delle alte temperature deve tradursi in capacità amministrativa di prevenirne gli effetti.
Un investimento iniziale di 1,5 miliardi nel triennio rappresenterebbe un primo passo concreto, sostenibile e verificabile per rendere progressivamente gli edifici scolastici più sicuri, energeticamente efficienti e adeguati alle condizioni climatiche nelle quali la scuola italiana è ormai chiamata a operare.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

II Edizione
Dal 4 al 26 settembre 2026 nel Municipio Roma XIII
Un progetto che affonda le radici nei DIRITTI custoditi dalla nostra Costituzione e sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Quella del 1948 è solo la tappa iniziale di un cammino ancora aperto verso il pieno riconoscimento della dignità umana, dell’uguaglianza e delle pari opportunità, senza alcuna distinzione. Un cammino che ha già portato a conquiste importanti: il voto e l’accesso a istruzione e lavoro per le donne, il diritto di sciopero, la riduzione dell’orario lavorativo e la previdenza sociale per i lavoratori, il divorzio, l’aborto, e un ampio ventaglio di tutele per le minoranze.
Questi i contenuti del Progetto che intende offrire sia agli artisti sia al pubblico un’opportunità di sperimentazione e confronto sulle nuove frontiere cross-settoriali e multidisciplinari della produzione e della fruizione dello Spettacolo dal Vivo.
DIRITTI al ‘900 torna con la sua seconda edizione, nata da un’idea del direttore artistico di Artenova Gino Auriuso. Una proposta che coinvolge le nuove generazioni con residenze artistiche e stage per gli under 35, incontri culturali, laboratori per bambini e spettacoli dal vivo. Contempla le svariate forme dell’Arte – teatro, musica, pittura, video – rappresentate con linguaggi contemporanei. Le location scelte sono spazi del XIII Municipio: Sala Felicia Impastato, Parco Commendone, Ex Campari, Centro Commerciale Aura eCentro Anziani Casalotti.
Un valore aggiunto alla manifestazione verrà dato dagli ospiti coinvolti: l’incontro con il giornalista e documentarista Domenico Iannacone, autore di celebri inchieste RAI sulle nuove marginalità, che dialogherà con il pubblico sul diritto alla casa, al lavoro e alla salute a partire da un originale confronto con i Dieci Comandamenti; Marco Simeoli e Ivano Falco, protagonisti con Gino Auriuso dello spettacolo “Di padre ce n’è uno solo?” in cui ci si interroga – in chiave comica – sulla genitorialità come relazione da riconoscere e tutelare; Stefano Sabelli con “Le vie del Buddha” racconto-documentario di una missione umanitaria in un paese uscito da un regime che negava il concetto stesso di diritto (l’Afghanistan post-talebano); Francesca Bianco, per la regia di Carlo Emilio Lerici, ne “Il mio brillante divorzio” storia di una donna che ricostruisce la propria vita dopo la fine di un matrimonio; l’attrice e regista Irma Ciaramella, che guida lo stage per under 35 “Il diritto smarrito” – ispirato all’opera di Pirandello “La favola del figlio cambiato” – sul diritto alla speranza e ad un futuro che i giovani oggi faticano a trovare.
L’ingresso a tutti gli eventi è gratuito.
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura è vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’organizzazione della manifestazione è a cura di Artenova con il patrocinio del Municipio Roma XIII.

Ad organizzarla, con il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente, l’Associazione “Mare Dentro”. Appuntamento alle ore 08:00 davanti l’area Kite_
“Una giornata per il mare, per la tutela delle nostre spiagge e per l’ambiente. Dopo il successo e l’ampia partecipazione dello scorso luglio, torna la ‘Giornata di Pulizia della Spiaggia Volontaria’ a Campo di Mare, promossa dall’Associazione Mare Dentro. Un’iniziativa importante che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi ambientali, anche perché viene promossa da un gruppo di nostri concittadini che amano il territorio, ai quali rivolgo i miei più calorosi complimenti per aver proposto questa nuova giornata di pulizia volontaria”. Così Alessandro Gnazi, Assessore all’Ambiente del Comune di Cerveteri annuncia l’appuntamento con la “Giornata di Pulizia della Spiaggia Volontaria” organizzata a Campo di Mare per domani, sabato 29 agosto a partire dalle ore 08:00.
“Punto di ritrovo – ha aggiunto Alessandro Gnazi – sarà lo spazio adiacente l’area Kite, alla fine del Lungomare dei Navigatori Etruschi. Con l’occasione ritengo doveroso ringraziare non soltanto questo gruppo di nostri concittadini, ma anche tutte le Associazioni ambientaliste del territorio per il grande lavoro che continuamente svolgono lungo le nostre coste, sempre presenti nelle attività di conservazione e valorizzazione del nostro territorio”.
Oggi, *venerdì 28 agosto* seconda giornata della *SAGRA DELL’UVA E DEL VINO DEI COLLI CERITI* con tantissime attività che trovate sul programma in particolare a *Piazza Santa Maria* la piazza del Vino con degustazioni e tanto altro.
A chiudere la serata *dalle ore 21:00*, al *Parco della Legnara*, lo spettacolo comico dei *CENTOUNO* e, a seguire, una serata dance anni ’90 con *VOGLIA DI DANCE ALL NIGHT*. Tutto a *INGRESSO GRATUITO*.
Per ragioni logistiche, il primo appuntamento della rassegna “Umani ancora” si terrà nella sala della Biblioteca comunale
Alessandro Cialdi, e non alla Cittadella della Musica come inizialmente previsto. L’incontro con Marco Damilano, che presenterà il suo libro “Noi siamo i tempi”, resta confermato per martedì 1 settembre 2026 alle ore 17.30: cambia soltanto la sede.
Si comunica, nel rispetto dei diritti degli indagati (da ritenersi presunti innocenti in considerazione dell’attuale fase del procedimento – indagini preliminari – fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile) e al fine di garantire il diritto di cronaca costituzionalmente tutelato, che i Carabinieri della Stazione di Rignano Flaminio hanno arrestato in flagranza di reato un 65enne, già noto alle forze dell’ordine per numerosi precedenti, gravemente indiziato del reato di produzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’operazione è nata da un’attività info-investigativa si è chiusa la sera del 24 agosto, nel corso di uno specifico servizio di osservazione in un’area isolata nel comune di Sant’Oreste, quando i Carabinieri, in abiti civili, hanno individuato una piantagione di marijuana realizzata a ridosso di un ruscello in secca.
I militari hanno infatti sorpreso l’indagato mentre si apprestava ad annaffiare le piante estraendo alcune bottiglie d’acqua dallo zaino e sono intervenuti bloccandolo.
Sul posto sono state sequestrate 15 piante di marijuana in piena vegetazione, con un’altezza media di circa 2,5 metri, oltre a secchi, vaschette e attrezzatura per l’irrigazione sapientemente nascosta tra gli arbusti.
La successiva perquisizione estesa all’abitazione dell’uomo, nel comune di Filacciano, ha consentito di rinvenire e sequestrare oltre 100 semi di cannabis e materiale idoneo al confezionamento delle dosi.
L’arrestato, su disposizione della Procura della Repubblica di Tivoli, è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione.

Ne parliamo con Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana (SPI) e Full Member dell’International Psychoanalytical Association (IPA)
Lucattini: “Ritornare nei luoghi del cuore riattiva rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mette nuovamente in comunicazione ciò che siamo stati con chi siamo oggi”.
Di Marialuisa Roscino
Spesso liquidato come “una semplice vacanza nostalgica”, il viaggio di ritorno alle origini cela in realtà una potente valenza psicologica. Tornare nei luoghi in cui si è nati o cresciuti è molto più di un semplice spostamento geografico: è un vero e proprio tuffo nel passato capace di attivare profonde risonanze emotive. “Questo percorso a ritroso consente di confrontare il nostro sé attuale con quello del passato, arricchire la propria vita, dare nuovo vigore ai progetti e relazioni” – spiega la psicoanalista Adelia Lucattini.
Per esplorare queste specifiche dinamiche emotive e comprendere il significato profondo di questo viaggio interiore, abbiamo approfondito questi aspetti significativi con la Dott.ssa Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association.
Dott.ssa Lucattini, partiamo dai numeri e dalle tendenze attuali che vediamo emergere anche nei trend di viaggio, perché oggi c’è questo forte bisogno di viaggiare, alla riscoperta delle proprie radici?
In una realtà segnata da cambiamenti rapidi, grande mobilità e legami talvolta più fragili, tornare nei luoghi della propria storia può aiutare a ritrovare un senso di continuità e a riconoscersi nel tempo. I luoghi dell’infanzia e della storia familiare non custodiscono soltanto ricordi, trattengono atmosfere, relazioni, emozioni, aspetti di noi che hanno contribuito a costruire la nostra identità. Dal punto di vista psicoanalitico, ritornarvi può riattivare rappresentazioni profonde di sé e dei legami originari, mettendo nuovamente in comunicazione ciò che siamo oggi con ciò che siamo stati. Non si tratta quindi soltanto di nostalgia, ma anche del bisogno di ritrovare appartenenza, continuità e senso nella propria storia personale e familiare.
Uno studio sul Journal of Environmental Psychology (2026) mostra che rivivere i luoghi ai quali siamo profondamente legati può rafforzare la percezione di coesione interna, arricchire il significato della propria vita, dare un nuovo senso ai nostri progetti e alle relazioni, questo perché i luoghi partecipano alla costruzione e al mantenimento del nostro senso di identità.
Cosa accade, nello specifico, a livello psicologico, quando decidiamo di tornare nei luoghi della nostra infanzia o giovinezza?
Ritrovare i luoghi dell’infanzia o della giovinezza significa spesso incontrare, quasi senza preavviso, una parte di sé che sembrava lontana. Una strada, una casa, un paesaggio, un odore possono riaccendere ricordi ed emozioni rimasti per anni sullo sfondo. In quel momento, il passato non viene semplicemente ricordato, torna ad essere vissuto interiormente, ma attraverso lo sguardo dell’adulto.
È proprio questo incontro tra il Sé di allora e quello di oggi a poter avere un valore trasformativo, poiché permette di percepire quanto siamo cambiati, ma anche di riconoscere ciò che ha mantenuto una continuità profonda nella nostra identità. Talvolta, consente persino di dare un significato nuovo a esperienze che, quando furono vissute, non potevano ancora essere comprese pienamente. Non è soltanto nostalgia, quindi, ma una forma di rilettura affettiva della propria storia (Current Research in Ecological and Social Psychology, 2025).
Quali sono, in particolare, i principali benefici emotivi di questo viaggio nei luoghi del cuore?
Ritrovare i luoghi a cui si è stati profondamente legati può avere qualcosa di molto intenso: è come se, tornando lì, si ritrovasse anche una parte di sé che sembrava lontana. Quei luoghi non conservano soltanto ricordi, ma presenze, affetti, momenti felici, separazioni e passaggi difficili che hanno contribuito a costruire l’identità personale. Rivederli può far sentire nuovamente dentro la propria storia, restituendo un senso di appartenenza e di continuità, quasi un filo che unisce ciò che si era a ciò che si è diventati. E proprio per questo, il ritorno non è sempre dolce: può commuovere, sorprendere, talvolta anche ferire. Ma anche la nostalgia, il dolore o l’ambivalenza possono diventare un modo per riconoscere e integrare parti importanti della propria vita (Applied Psychology. Health and Well-Being, 2025).
I profumi, i suoni e i sapori dell’infanzia sono, senz’altro, una via d’accesso privilegiata al nostro mondo interno. In che modo, nello specifico, gli stimoli sensoriali dei luoghi natali riescono a riattivare parti di noi che credevamo assopite o dimenticate? Secondo Lei, possono rappresentare anche una buona occasione per disconnetterci dal digitale?
Basta a volte un odore, un suono familiare o un sapore perché riaffiori qualcosa che non sapevamo di ricordare, gli stimoli sensoriali hanno infatti un accesso particolarmente immediato alla memoria autobiografica, riattivano non soltanto singoli episodi, ma anche l’atmosfera emotiva che li accompagnava. È come se, per un istante, una parte del nostro passato tornasse vividamente nel presente. Gli odori e i profumi hanno una forza specifica nel facilitare il recupero immagini, episodi e momenti felici, soprattutto quando hanno una forte caratura personale ed emotivamente forte.
Certamente, visitare i luoghi della propria giovinezza, può essere anche un’occasione di disconnessione digitale, certo, è necessario sostare nei luoghi gustandoseli, lasciando che memorie e ricordi riaffiorino liberamente, tenendo a freno l’urgenza di fotografarli con lo smartphone per condividerlo sui social. Il passato e il presente sono condizioni intime che vanno coltivare e scoperte, i devices possono essere di ostacolo, restare disconnessi può riportare l’attenzione all’esperienza sensoriale che verso il proprio mondo interiore (iScience, 2026).
Dal punto di vista dell’elaborazione psichica, qual è secondo Lei la vera differenza, tra il semplice ricordo nostalgico e l’esperienza fisica e immersiva del ritorno sul posto?
Il ricordo nostalgico tende a conservare il passato come una rappresentazione interna che può consolare, ma anche idealizzare ciò che è stato. Tornare fisicamente in un luogo, invece, mette quella memoria a confronto con la realtà presente, perché la casa può apparire più piccola, una strada diversa, alcune persone possono non esserci più e ciò che dentro di sé era rimasto quasi immobile viene improvvisamente rimesso in movimento dal tempo trascorso.
Proprio la distanza tra il luogo ricordato e quello ritrovato può favorire un’elaborazione più profonda, poiché il passato si riattiva attraverso sensazioni, affetti e tracce corporee, ma viene osservato e vissuto dalla posizione psichica dell’adulto. È allora possibile che esperienze antiche assumano significati nuovi e che ciò che è stato vissuto acquisti una diversa comprensibilità alla luce delle esperienze successive. Il ritorno, quindi, non serve tanto a recuperare ciò che non c’è più, quanto a riconoscerlo, a misurare la distanza che separa il passato dal presente e, talvolta, a integrare in modo nuovo parti importanti della propria storia (The Psychoanalytic Quarterly, 2020).
Esistono anche dei rischi o degli aspetti critici in questo tipo di viaggi?
Tornare in luoghi molto importanti della propria storia può far riaffiorare non solo ricordi piacevoli, ma anche nostalgia, tristezza, senso di perdita o vecchie ferite che sembravano ormai lontane. Questo può essere destabilizzante, soprattutto quando il luogo mette davanti a ciò che è cambiato o a ciò che non c’è più. Tuttavia, proprio ciò che riemerge, anche emozioni spiacevoli o disagio, può diventare un’occasione per comprendere meglio alcuni vissuti rimasti in sospeso. Vederli oggi, con una maggiore consapevolezza e con gli strumenti emotivi dell’età adulta, può aiutare a dare loro un significato diverso e a integrarli nella propria storia, invece di continuarne a subire gli effetti senza accorgersene. Talvolta, può far pensare anche ad un percorso psicoanalitico come un viaggio alla scoperta proprio di questi aspetti di se stessi, legati alla propria storia, alle origini ai luoghi dove la propria vita anche quella affettiva, ebbe inizio (International Journal of Psychoanalysis, 2020).
Quanto è importante, a Suo avviso, condividere il viaggio di ritorno alle proprie origini con il proprio partner o con la famiglia di procreazione? In che modo, in particolare, questa esperienza trasforma i racconti di famiglia in un patrimonio emotivo comune e tangibile da un punto di vista affettivo?
Condividere questo viaggio con il partner o con la famiglia che si è costruita può essere molto significativo, perché permette di mostrare concretamente una parte della propria storia che fino a quel momento era esistita soprattutto nei racconti. Vedere insieme una casa, una strada, un paesaggio aiuta gli altri a comprendere meglio le proprie origini, i legami che hanno avuto un peso nella propria crescita e l’ambiente affettivo da cui si proviene. In questo modo i ricordi smettono di appartenere soltanto a chi li ha vissuti e diventano parte di una memoria familiare comune, transgenerazionale, capace di creare continuità tra le generazioni e di rafforzare gli affetti e consolidare il senso di appartenenza (Memory, 2025).
Quali consigli si sente di dare a chi sta pianificando un turismo di ritorno?
-Pensare di fare almeno un viaggio nei luoghi del proprio passato aiuta a riscoprire la propria storia personale e familiare;
-Prestare attenzione ai dettagli e lasciarsi trasportare da odori, suoni, sapori e atmosfere che possono fare riaffiorare i ricordi più profondi;
-Accogliere anche le emozioni meno piacevoli, perché nostalgia, tristezza o senso di perdita fanno parte dell’esperienza;
-Cercare di mettere da parte lo smartphone per qualche ora, in modo da vivere il momento senza interferenze;
-Considerare che il passato possa apparire diverso, migliore o peggiore, ma che è proprio questa differenza cha aiuta a capire meglio se stessi;
-I viaggi nel tempo esistono, dentro se stessi e nei luoghi del cuore. Concederseli aiuta a sentirsi meglio, più vicini a se stessi e ai propri affetti, di oggi e di allora, in un abbraccio simbolico, profondo, vitale.
È stata presentata mercoledì 26 agosto, presso la sede del Consorzio Lago di Bracciano, HERO BRACCIANO 2026 – L’impresa del lago, la manifestazione che domenica 30 agosto vedrà Umberto Casani tentare la circumnavigazione a nuoto del Lago di Bracciano, affrontando un percorso di circa 30 chilometri. La conferenza stampa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle amministrazioni locali e del mondo sportivo attorno a un progetto che va oltre la singola impresa agonistica, coniugando sport, inclusione, solidarietà e valorizzazione del comprensorio lacustre.
Tra i rappresentanti istituzionali e sportivi intervenuti alla presentazione, Giorgio Simeoni, consigliere regionale del Lazio; Marco Crocicchi, sindaco di Bracciano; Angelo Pizzigallo, sindaco di Anguillara Sabazia; Luca Galloni, vicesindaco di Trevignano Romano; Stefano Cavini, presidente del Consiglio del Municipio XV di Roma Capitale; Alessandra Mosci, vicepresidente del Comitato Italiano Paralimpico Lazio e Michele Michelassi, direttore artistico e responsabile di Sound Machine Italia, società ideatrice e organizzatrice dell’evento. A condurre la conferenza stampa è stato Massimiliano Orrù. A rappresentare il CONI, tra gli organizzatori, Sandra Pedroni.
Dagli interventi è emersa una visione condivisa dell’iniziativa come occasione per rafforzare la collaborazione tra le comunità del lago e promuovere il territorio attraverso lo sport e la partecipazione. Al centro della giornata, però, c’è soprattutto l’impresa di Umberto Casani. Domenica 30 agosto il nuotatore partirà alle 6.30 da Bracciano, all’altezza di via della Sposetta Vecchia, per affrontare la circumnavigazione completa del lago. L’arrivo è previsto intorno alle 16.30, sulla spiaggia libera del Lungolago Giuseppe Argenti. Una prova di resistenza che rappresenta un nuovo capitolo di un percorso iniziato molti anni fa e che ha già legato Casani ad altri grandi laghi del Lazio. Nel 2010 ha affrontato la traversata del Lago di Bolsena, mentre nel 2016 ha completato la circumnavigazione del Lago di Vico. La scelta del Lago di Bracciano nasce anche dal desiderio di proseguire questo percorso attraverso i grandi laghi della regione.
A margine della conferenza, Casani ha raccontato a L’agone come l’idea abbia preso forma anche attraverso le amicizie e le conoscenze costruite negli anni grazie allo sport. «L’idea sportiva è stata quella di fare qualcosa nei laghi del Lazio», ha spiegato, ricordando le precedenti esperienze di Bolsena e Vico e il ruolo avuto dagli amici nel dare impulso alle diverse sfide. Dietro un’impresa di circa 30 chilometri c’è una preparazione lunga e costante. Casani ha raccontato di allenarsi con continuità da circa due anni, mediamente almeno tre volte alla settimana, dedicando il fine settimana alle sessioni più lunghe. Un impegno necessario per preparare il fisico e la mente ad affrontare molte ore consecutive in acqua. Ma dalle sue parole emerge soprattutto un modo di vivere lo sport che va oltre la prestazione e il risultato: «Nuoto perché mi fa stare bene e mi rende la vita più bella». Per Casani lo sport non appartiene soltanto ai professionisti: può nascere semplicemente dal piacere di praticare una disciplina, dalla voglia di mettersi alla prova e dal benessere che ne deriva. Ed è proprio attraverso lo sport, ha raccontato, che possono nascere anche legami inaspettati: una richiesta di aiuto, un incontro o poche parole scambiate possono trasformarsi in nuove conoscenze e, talvolta, in amicizie autentiche. È questo uno dei messaggi che Casani affida alla sua nuova impresa: lo sport come occasione di unione, condivisione e amicizia. L’impresa di Casani sarà accompagnata da una giornata di attività che coinvolgerà l’intero territorio. A Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano saranno allestiti tre villaggi sportivi gratuiti, nei quali il pubblico potrà assistere a dimostrazioni ed esibizioni e avvicinarsi a numerose discipline con il supporto delle associazioni e dei tecnici presenti. Tra le attività in programma figurano atletica, badminton, baskin, basket, calcio, canoa, ginnastica artistica, judo, karate, nuoto, pallavolo, pickleball, pugilato, stand up paddle, SUP Rescue e tiro a segno. Un servizio navetta gratuito consentirà inoltre di spostarsi tra i tre villaggi senza utilizzare l’auto.
Accanto alla dimensione sportiva trova spazio anche la solidarietà. HERO BRACCIANO 2026 sostiene infatti il progetto “Insieme per Elena”, contribuendo a sensibilizzare sulla sindrome PGAP1 e sull’importanza della ricerca scientifica dedicata alle malattie genetiche ultra-rare.
I circa 30 chilometri che attendono Umberto Casani diventano così il filo conduttore di una giornata capace di mettere in relazione persone e comunità, restituendo allo sport anche la sua dimensione più umana: quella dell’incontro, della condivisione e dei legami che possono nascere lungo il percorso.
La conferenza stampa si è conclusa con un buffet offerto agli ospiti, momento conviviale che ha chiuso la presentazione dell’iniziativa in vista dell’appuntamento del 30 agosto.
Paola Forte redattrice L’agone




