Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con particolare favore la crescente attenzione che organizzazioni sindacali e associazioni stanno dedicando alle elevate temperature negli edifici scolastici e all’insufficiente diffusione dei sistemi di climatizzazione. Il CNDDU segnala da alcuni anni tale criticità e considera significativa l’attuale convergenza del mondo della scuola su una questione che non può più essere ricondotta a un semplice disagio stagionale.
I dati disponibili confermano la dimensione del problema. Nell’anno scolastico 2020/2021 risultavano dotati di impianti di condizionamento 1.593 edifici su 40.342 censiti, pari al 3,95%; nel 2024/2025 il dato è salito a 2.835 edifici su 39.351, pari al 7,20%. L’incremento è apprezzabile, ma oltre nove edifici scolastici su dieci risultano ancora privi di tali impianti. Una condizione che riguarda un patrimonio utilizzato quotidianamente da oltre sette milioni di studenti e da più di un milione di lavoratori.
La presenza o l’assenza di un condizionatore, tuttavia, non esaurisce il problema. Occorre considerare le condizioni effettive degli immobili, l’esposizione solare, l’isolamento termico, l’efficienza energetica e la capacità degli impianti elettrici. Una politica pubblica efficace non può pertanto coincidere con una distribuzione generalizzata di apparecchiature, ma deve intervenire sulle diverse cause della vulnerabilità termica degli edifici.
Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 pone la valutazione preventiva dei rischi al centro del sistema di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro e comprende il microclima tra gli agenti fisici da considerare. Temperature elevate, quando diventano persistenti e prevedibili, assumono quindi una rilevanza che supera la dimensione del semplice comfort ambientale.
Ciò non comporta il trasferimento sul dirigente scolastico della responsabilità delle carenze strutturali degli immobili. La disciplina sulla sicurezza distingue gli obblighi di valutazione e gestione del rischio dagli interventi strutturali e manutentivi che, nel settore scolastico, devono essere coordinati con le competenze attribuite agli enti territoriali dalla legge 11 gennaio 1996, n. 23. Il dirigente può adottare le misure rientranti nelle proprie attribuzioni e rappresentare le necessità di intervento, ma non dispone ordinariamente delle risorse e dei poteri necessari per riqualificare gli edifici.
È per colmare questa distanza tra valutazione del rischio e capacità effettiva di intervento che il CNDDU propone al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, l’avvio di un programma nazionale pluriennale per l’adattamento climatico degli edifici scolastici.
Riteniamo concretamente sostenibile prevedere, quale prima dotazione, un investimento pubblico nazionale di 1,5 miliardi di euro nel triennio, corrispondente a 500 milioni di euro annui, da destinare agli edifici che presentano le maggiori criticità microclimatiche ed energetiche. Non si tratterebbe di determinare anticipatamente il costo della climatizzazione dell’intero patrimonio scolastico, operazione tecnicamente poco attendibile senza una ricognizione edificio per edificio, ma di costituire una massa finanziaria iniziale certa con la quale avviare immediatamente gli interventi prioritari.
Le risorse potrebbero essere assegnate agli enti proprietari sulla base delle condizioni effettive degli immobili e integrate con gli incentivi già disponibili per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, compreso il Conto Termico nei casi e nei limiti previsti dalla normativa vigente. In tal modo la capacità di investimento complessiva potrebbe risultare superiore alla sola dotazione statale, evitando al contempo la duplicazione dei finanziamenti.
Il programma dovrebbe partire dall’integrazione dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica con informazioni sulle condizioni microclimatiche, sull’efficienza energetica, sull’esposizione degli ambienti, sulla presenza di sistemi di raffrescamento e sull’adeguatezza delle reti elettriche. La disponibilità di dati omogenei permetterebbe al Ministero e agli enti competenti di determinare le priorità secondo fabbisogni verificabili.
La proposta non prevede la climatizzazione simultanea di tutte le aule italiane. Gli interventi dovrebbero procedere gradualmente, privilegiando gli edifici maggiormente esposti alle temperature elevate e quelli nei quali l’attività scolastica si protrae nei periodi climaticamente più critici.
Climatizzazione ed efficientamento energetico dovrebbero essere finanziati all’interno della medesima strategia. Installare sistemi di raffrescamento in strutture scarsamente isolate determinerebbe consumi elevati e trasferirebbe nel tempo una parte rilevante del costo dell’investimento sulla spesa corrente. Il quadro normativo sviluppatosi a partire dal D.Lgs. 192/2005 rende invece preferibile associare, quando tecnicamente necessario, il raffrescamento all’isolamento, alle schermature solari, agli infissi efficienti, all’adeguamento degli impianti elettrici e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.
L’investimento proposto deve quindi essere valutato secondo una logica economica di medio periodo. La riqualificazione energetica riduce il fabbisogno necessario per il raffrescamento e può contenere i successivi costi di gestione. Il confronto corretto non è soltanto tra spendere e non spendere, ma tra il costo programmato dell’intervento e quello derivante dal rinvio, dall’inefficienza energetica e dalla reiterazione di misure emergenziali.
La componente nazionale del finanziamento avrebbe inoltre una funzione perequativa. Le competenze degli enti proprietari resterebbero ferme, ma la diversa capacità dei bilanci territoriali non dovrebbe determinare differenze sostanziali nella possibilità di adeguare gli edifici. Le risorse statali potrebbero quindi sostenere con maggiore intensità le situazioni nelle quali criticità tecniche e limitata capacità finanziaria locale coincidono.
In tale prospettiva appare opportuno valutare anche l’aggiornamento dei riferimenti tecnici dell’edilizia scolastica, storicamente riconducibili al D.M. 18 dicembre 1975, rispetto a condizioni climatiche, energetiche e tecnologiche profondamente mutate.
Il CNDDU chiede pertanto al Ministro Valditara di valutare l’istituzione di un programma triennale da 1,5 miliardi di euro, accompagnato da una ricognizione tecnica nazionale e dal coordinamento delle risorse statali, territoriali e degli incentivi energetici disponibili. Una proposta finanziariamente definita consentirebbe di passare dalla constatazione del problema alla misurazione dei risultati ottenuti.
Accogliamo con grande soddisfazione il fatto che una problematica evidenziata dal CNDDU già negli anni precedenti sia oggi sostenuta anche da altre organizzazioni. Questa convergenza può rappresentare l’occasione per trasformare una criticità ricorrente in una politica pubblica strutturale.
Al Ministro Valditara chiediamo, quindi, non un nuovo intervento emergenziale, ma una programmazione dotata di risorse certe, criteri tecnici e continuità temporale. La prevedibilità delle alte temperature deve tradursi in capacità amministrativa di prevenirne gli effetti.
Un investimento iniziale di 1,5 miliardi nel triennio rappresenterebbe un primo passo concreto, sostenibile e verificabile per rendere progressivamente gli edifici scolastici più sicuri, energeticamente efficienti e adeguati alle condizioni climatiche nelle quali la scuola italiana è ormai chiamata a operare.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU



