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Guerra in Iran: nel rumore della guerra, scegliamo la vita. Proposta per le scuole

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene in un momento di massima tensione internazionale, caratterizzato da un flusso informativo accelerato e da dichiarazioni politiche che, per intensità e risonanza, incidono profondamente sulla percezione collettiva degli eventi.

Il Coordinamento prende atto che, nelle ore in cui l’attenzione globale è concentrata sulla presunta morte della Guida Suprema iraniana, la notizia viene trattata nello spazio pubblico come un fatto già definito, mentre permane un quadro informativo intrinsecamente conflittuale: dichiarazioni di parte e rilanci mediatici si sovrappongono a smentite e narrative contrapposte.

In questo contesto, la prima responsabilità di chi comunica non è “arrivare per primo”, ma preservare l’integrità del discorso pubblico. La verifica non rappresenta un vezzo professionale, bensì un presidio di pace. Quando l’informazione si trasforma in strumento strategico, il rischio non è soltanto l’errore giornalistico, ma l’alimentazione di un’escalation politica e militare.

Sul piano giuridico internazionale occorre ricordare che l’architettura delle Nazioni Unite è nata proprio per sottrarre la sicurezza collettiva alla logica della forza. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce un divieto generale della minaccia o dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, consentendo deroghe esclusivamente in circostanze rigorosamente circoscritte.

In parallelo, attribuisce al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: un mandato che non ha valore meramente simbolico, ma assume natura costitutiva dell’ordinamento internazionale contemporaneo. Prima ancora che una crisi degeneri in conflitto aperto, la Carta impone la ricerca di soluzioni pacifiche mediante negoziato, mediazione e altri strumenti diplomatici, configurandoli non come opzioni eventuali, ma come doveri politico-giuridici di prevenzione.

Anche il ricorso alla legittima difesa, frequentemente evocato in termini assoluti nel discorso mediatico, è disciplinato in modo puntuale: esso è ammesso solo in presenza di un attacco armato e comunque fino a quando il Consiglio di Sicurezza non abbia adottato le misure necessarie, con l’obbligo di informarlo immediatamente. Si tratta di condizioni che richiedono un’interpretazione rigorosa e non propagandistica.

Il CNDDU ritiene altresì necessario sottolineare che la legittimità dell’uso della forza, quand’anche invocata, non esaurisce la questione della liceità della condotta bellica. Il diritto internazionale umanitario impone obblighi inderogabili fondati sui principi di distinzione tra civili e combattenti e di protezione della popolazione civile. La normalizzazione, nel linguaggio pubblico, dell’idea della “decapitazione” del nemico come scorciatoia strategica rappresenta una deriva pericolosa: essa indebolisce la tutela dei civili, corrode la cultura del diritto e riduce la vita umana a parametro di successo operativo.

È in questo quadro che il ruolo delle Nazioni Unite assume una valenza decisiva anche sul terreno simbolico e mediatico. L’ONU non è soltanto un’arena diplomatica, ma il luogo istituzionale in cui la comunità internazionale può ancora produrre un linguaggio comune di legalità, proporzionalità e responsabilità.

L’Assemblea Generale ha più volte riaffermato che la pace non è semplicemente un obiettivo politico contingente, bensì un valore da promuovere come condizione per la dignità dei popoli, richiamando il diritto dei popoli alla pace quale orizzonte etico-giuridico. Tale visione non sostituisce i meccanismi coercitivi affidati al Consiglio di Sicurezza, ma ricorda che la pace non è un premio postbellico: è la cornice imprescindibile entro cui il diritto stesso può operare.

Alla responsabilità giuridica e mediatica si affianca una dimensione economica che raramente trova adeguato spazio nel dibattito pubblico, ma che incide concretamente sulle condizioni di vita delle popolazioni. Le analisi dell’Institute for Economics & Peace stimano che l’impatto economico globale della violenza abbia raggiunto nel 2023 circa 19,1 trilioni di dollari (PPP), con una proiezione vicina ai 20 trilioni nel 2024, includendo conflitti armati e spesa militare.

Dietro tali cifre si celano bilanci pubblici compressi, servizi sociali ridotti, investimenti in istruzione e sanità rinviati, instabilità finanziaria, shock energetici e frammentazione delle catene produttive. Ogni escalation produce un duplice costo: immediato in termini di vite e distruzioni, e prolungato nel tempo sotto forma di debito, disuguaglianza e perdita di fiducia sistemica.

Per queste ragioni il CNDDU propone che la scuola diventi il primo spazio istituzionale in cui la pace sia affrontata con la medesima serietà con cui si studiano economia e diritto. Non come educazione sentimentale, ma come alfabetizzazione civica avanzata e strutturata. La recente Raccomandazione UNESCO sull’educazione alla pace, ai diritti umani e allo sviluppo sostenibile ribadisce che l’educazione costituisce uno strumento essenziale di prevenzione dei conflitti, capace di formare competenze giuridiche, consapevolezza critica e cittadinanza globale responsabile.

In questa prospettiva, l’ordine internazionale deve essere insegnato come costruzione normativa concreta: la Carta ONU quale architrave del sistema multilaterale; la distinzione tra divieto dell’uso della forza e legittima difesa; il ruolo e i limiti del Consiglio di Sicurezza; i principi umanitari di tutela dei civili. Parallelamente, un’autentica educazione economica alla pace dovrebbe rendere evidente il significato del “costo della violenza” in termini di opportunità perdute e di possibile “dividendo di pace” quando le risorse vengono orientate verso sviluppo, innovazione e coesione sociale.

Infine, l’alfabetizzazione mediatica deve fornire strumenti per verificare le notizie in contesti bellici, distinguere tra dichiarazioni politiche e prove indipendenti e comprendere come le parole possano anticipare e talvolta preparare l’uso della forza.

Le conclusioni del CNDDU non dipendono dall’esito puntuale di una singola notizia. Esse si fondano su un principio più ampio e non negoziabile: la vita non è un trofeo comunicativo e la guerra non è un format narrativo. È necessario che l’ONU sia posta nelle condizioni di esercitare pienamente la propria funzione di garante della legalità internazionale e della soluzione pacifica delle controversie.

È necessario che i media trattino la verifica come infrastruttura della sicurezza democratica. È necessario che la scuola assuma una missione strategica di lungo periodo, formando generazioni capaci di comprendere il diritto internazionale, analizzare i costi economici della violenza e riconoscere i segnali di disumanizzazione nel linguaggio pubblico.

Fare della competenza giuridica internazionale, dell’economia della pace e della responsabilità mediatica un nucleo stabile della formazione civica non è un auspicio astratto, ma una proposta strutturata e concreta. Solo così la pace potrà tornare a essere non un’espressione retorica, ma una politica pubblica fondata su norme, evidenze e responsabilità condivise.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

“Io resto a casa”. Sei anni fa la Pandemia paralizzò l’Italia e l’animo degli italiani

“Sto per firmare un provvedimento che possiamo sintetizzare con l’espressione ‘Io resto a casa’. Non ci sarà più una zona rossa, né una zona 1 o 2, ma l’intera Italia diventerà una zona protetta”.

Era il 9 marzo del 2020 quando l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, volto tirato e atteggiamento contrito, annunciò il lockdown.

Non si potrà più uscire se non a determinate condizioni e muniti di autocertificazioni.

Chiuderanno migliaia di attività commerciali, si faranno ore di fila per fare una spesa frettolosa e terrorizzata, la mascherina che fino ad allora avevamo visto indossata solo ai chirurghi e agli orientali in vacanza [e ne sorridevamo], coprirà i nostri volti lasciando scoperti occhi spauriti e diffidenti.

Il nostro bel Paese dell’espansività carnale e calorosa si trovò improvvisamente a fare i conti con termini fino ad allora desueti; distanze di sicurezza, DPCM, quarantene.

Il protagonista della vita di una nazione intera, in realtà del mondo intero, diventò lui, il Covid 19, acronimo dell’inglese COronaVIrus Disease 19, una malattia infettiva respiratoria causata dal virus denominato SARS-CoV-2 appartenente alla famiglia dei coronavirus.

Indistintamente tutti, grandi e piccoli, facemmo una grande abbuffata di infettivologi, medici, virologi, pneumologi, un’intera branca della scienza, la medicina, in grande imbarazzo nel gestire un nemico invisibile e inatteso che vanificava decenni di progresso scientifico.

Un virus, spietato e ferale, che ucciderà milioni di persone nel più atroce dei modi, il soffocamento e cambiò per sempre usi e costumi di una nazione intera; così, mentre il personale medico e para medico esposto al fronte a combattere ad armi impari con questo mostro contava le sue vittime, sperimentammo lo smart working, la scuola in DAD, esami e colloqui di lavoro fatti da remoto, addirittura per la vecchia pratica della psicoterapia, rigorosamente legata al vis a vis, e divenuta urgente per milioni di persone, fu sdoganato il contatto in chat.

E poi i vaccini, diventammo tutte cavie di antidoti mai sperimentati prima, imposti per molti, pena il licenziamento o l’esclusione da qualcosa; cominciarono i comitati etici, i comitati no vax, sparlatori, complottisti, detrattori, una sequenza di “so-tutto-io” con cui riempimmo trasmissioni televisive e giornali.

Sono passati sei anni da quell’ “andrà tutto bene” esposto alle finestre e gridato dai balconi per mesi interi, che oggi sembra essere stata una profezia benevola.

Mi sembrava doverosa la celebrazione del ricordo: il dovere del rispetto dovuto a chi non ce l’ha fatta cercando di salvare gli altri, per chi in quel periodo ha trovato strategie e alternative prodigiose, per l’angoscia e la paura con cui abbiamo fatto i conti, per gli abbracci negati, per tutti coloro che non hanno potuto nemmeno dare l’ultimo saluto ai propri affetti, per il coraggio e l’impegno di tanti.

Vorrei che fosse un ricordo attivo, però, che ci facesse apprezzare di più le relazioni, che impedisse le aggressioni ai nostri medici e ai nostri infermieri, che ci consentisse di valorizzare il lavoro, la libertà di una passeggiata e il respiro libero da mascherine.

Gianluca Di Pietrantonio

Istituto Paritario “Salvo D’Acquisto”: una sfida per il futuro

Un plauso all’Istituto Paritario “Salvo D’Acquisto” e alle scuole che scelgono di avvicinare gli studenti ai temi cruciali per il loro futuro professionale e personale. Tra questi, l’intelligenza artificiale è oggi una delle sfide più rilevanti e su questo tema si è concentrato il seminario che ha coinvolto studenti e docenti, con la partecipazione de “L’Agone”.

Su invito della dinamica dirigente scolastica, Lucia Dutto, l’ingegnere Luca Lestingi ha incontrato gli studenti, offrendo un intervento chiaro e coinvolgente sui rischi e sulle opportunità dell’AI, illustrando come questa tecnologia possa accelerare la diffusione della conoscenza e l’efficienza produttiva.

Lestingi ha dedicato particolare attenzione agli aspetti più critici: dalle cosiddette “allucinazioni” (risposte plausibili ma false generate dall’AI pur di soddisfare la richiesta dell’utente) al fenomeno dei deepfake, video sempre più realistici creati artificialmente con finalità manipolative.

Sul fronte della didattica, l’ingegnere ha evidenziato l’inutilità di ricorrere all’AI per svolgere i compiti scolastici, contrapponendole invece il valore dell’AI come supporto allo studio: uno strumento capace di guidare nel ragionamento, individuare errori e chiarire concetti. «È evidente» ha dichiarato «che la didattica debba essere ripensata in modo sostanziale». Continuare a proporre esercizi basati solo sulla sintesi di contenuti o sulla ripetizione di procedure standard, ha spiegato, non favorisce l’apprendimento e rischia di incentivare una delega passiva. Serve un cambio di paradigma, integrando l’AI nel percorso educativo senza trasformarla in un “neogenitore” che sostituisce lo studente nel lavoro a casa.

Lestingi ha inoltre sottolineato come lo sviluppo dell’AI porterà, nei prossimi anni, alla scomparsa di numerosi posti di lavoro anche a livello intermedio. Per questo, ha ribadito, le nuove generazioni dovranno formarsi continuamente, non solo per entrare nel mercato del lavoro, ma per restarvi.

Riconoscendo le difficoltà che molti giovani incontrano nel dialogo con adulti e insegnanti, Lestingi ha messo in guardia dall’uso dell’AI come “psicologo personale”. Questa è una tecnologia, priva di empatia, coscienza e responsabilità morale, che se utilizzata in modo ingenuo può portare a conseguenze serie. Le risposte dell’AI, ha ricordato, non derivano dall’esperienza, dalla coscienza o dalla comprensione, ma da “semplici” analisi statistiche su enormi quantità di dati, capaci di generare contenuti verosimili, ma non necessariamente corretti. In sintesi, l’AI non “comprende” ciò che legge o che produce.

Luca Lestingi è autore della trilogia Intelligenza artificiale: un salto quantico, disponibile su Amazon.

Riccardo Agresti

Il Sindaco di Canale Bettarelli: “IERI A ROMA PER PRESENTARE IL DOSSIER TARQUINIA CAPITALE DELLA CULTURA”

Dal profilo Facebook del Comune di Canale Monterano

In rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, il Consigliere Joao Vitor Cersosimo.
Oggi non abbiamo semplicemente presentato il Dossier per Tarquinia Capitale della Cultura.
𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼.
𝗟’𝗮𝘂𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗹 𝗠𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 per la candidatura di Tarquinia a Capitale Italiana della Cultura 2028 è stata molto più di un passaggio istituzionale: è 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗼, costruito con responsabilità, visione e orgoglio identitario.
A sostenere il progetto non c’era una sola città, ma dodici amministrazioni comunali unite, che hanno scelto di fare rete superando i confini amministrativi per costruire una visione culturale integrata. Un’alleanza autentica, fondata sulla consapevolezza che la cultura è un bene collettivo e un motore di sviluppo diffuso.
Accanto alle istituzioni, un tessuto straordinario di realtà produttive, associazioni, operatori culturali, imprese turistiche, professionisti e cittadini che in questi mesi hanno contribuito con idee, energie, competenze e partecipazione attiva.
Un territorio che non si è limitato a sostenere una candidatura, ma ha scelto di riconoscersi in un progetto comune.
Tantissimi i partecipanti che hanno seguito e condiviso l’audizione, in presenza e in collegamento: un segnale forte di appartenenza e di maturità civica.
𝗟𝗮 𝘀𝗮𝗹𝗮, 𝗹’𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗹’𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁à 𝘃𝗶𝘃𝗮, 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼.
𝗤𝘂𝗮𝗹𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗮’ 𝗹’𝗲𝘀𝗶𝘁𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮: 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗵𝗮 𝗴𝗶𝗮’ 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲.
Ha rafforzato relazioni istituzionali, creato nuove sinergie tra pubblico e privato, acceso entusiasmo, generato visione.
La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028 non è solo un traguardo da raggiungere.
È un processo che ha già trasformato il modo in cui questo territorio si percepisce e si racconta.
E oggi, insieme, ne abbiamo dato prova.
presentazione dossier Tarquinia capitale della cultura  presentazione dossier Tarquinia capitale della cultura presentazione dossier Tarquinia capitale della cultura

 

Ponton dell’Elce, una comunità che chiede attenzione: “Anguillara va rimessa in moto, partendo dalle frazioni”

Comunicato stampa

Una partecipazione diffusa, interventi diretti, problemi concreti e una domanda politica chiara: Anguillara ha bisogno di tornare ad avere una guida presente, capace di ascoltare e di decidere. È questo il senso dell’incontro pubblico che si è svolto a Ponton dell’Elce, promosso dal circolo PD di Anguillara, con la partecipazione del candidato sindaco Alberto Civica e di numerosi cittadini.

Ad aprire i lavori è stato il segretario del circolo, Luciano Soldini, che ha rivendicato l’impostazione del percorso: costruire il programma “dal basso”, con un confronto stabile nei quartieri e nelle frazioni, perché la distanza tra chi amministra e chi vive i problemi ogni giorno è diventata, negli anni, un fattore di sfiducia e di immobilismo.

Nel dibattito sono intervenuti Emiliano Minnucci (direzione regionale del Partito Democratico) e Michela Califano, consigliera regionale del Partito Democratico, che hanno richiamato l’attenzione su un nodo che non può più essere trattato con annunci o scorciatoie: l’emergenza idrica. È stata sottolineata la necessità di un Comune che sappia stare ai tavoli giusti, costruire una collaborazione istituzionale efficace con la Regione e ottenere risultati verificabili, perché senza una regia politica seria le criticità si trascinano e a pagare sono sempre famiglie e attività.

È intervenuto inoltre Stefano Pontoni, membro del Partito Democratico di Anguillara, che ha posto il tema della rappresentanza delle frazioni e della qualità dei servizi: collegamenti, manutenzioni, sicurezza quotidiana, accesso ai servizi essenziali. Questionioni che, nelle frazioni, non sono “dettagli”, ma il metro con cui si misura la credibilità di chi vuole amministrare.

Al centro della serata l’intervento del candidato sindaco Alberto Civica, che ha indicato un cambio di metodo e di priorità: meno propaganda, più lavoro; meno improvvisazione, più competenza; meno solitudine amministrativa, più relazioni istituzionali utili.

“Anguillara non può continuare a galleggiare: o rimettiamo in piedi una macchina comunale che funziona, o restiamo fermi. Io voglio un Comune che affronti i problemi con atti, tempi e responsabilità chiare. L’acqua, i trasporti, la tutela del lago, i servizi essenziali non sono titoli da campagna elettorale: sono diritti e doveri amministrativi. E le frazioni non devono più sentirsi periferia: devono tornare ad essere parte della decisione pubblica”, ha dichiarato Civica.

Civica ha inoltre ribadito la necessità di riaprire canali reali di partecipazione democratica, perché la politica non può tornare tra le persone solo in campagna elettorale: serve una presenza costante, una capacità di rispondere e una direzione chiara, soprattutto su temi strutturali come la gestione dell’acqua e la difesa del lago, che è risorsa ambientale, economica e identitaria per l’intera comunità.

La serata si è chiusa con numerosi interventi dei cittadini, tra segnalazioni puntuali e proposte operative. Un confronto che conferma una cosa: ad Anguillara c’è voglia di esserci, ma serve una guida che sappia trasformare quella voglia in governo del territorio. Il percorso proseguirà con nuovi incontri pubblici nelle prossime settimane.

Comitato “Uniti per cambiare” – Alberto Civica Sindaco

INAUGURATO IERI IL ROMA CLUB ORIOLO – CANALE – MANZIANA

Dal profilo Facebook del Comune di Canale Monterano

Dall’Amministrazione comunale un sincero ringraziamento ai promotori per l’invito e un plauso all’iniziativa, che mette insieme tre Comuni amici, nel segno dello sport e dello stare insieme.
Che il club sia stato intitolato a Giulia Gargano ci ha commossi, così come la presenza di tante persone e il gesto d’affetto del Lazio Club, che ha donato una maglietta della Roma con il nome ‘Giulia’ alla famiglia presente ieri a Oriolo.
W lo sport, w le nostre comunitá amiche.
inaugurazione Roma Club Canale Manziana Oriolo    inaugurazione Roma Club Canale Manziana Oriolo

Capitale italiana della Cultura 2028: Civitavecchia al MiC per l’audizione della candidatura “La Cultura è volo”

Comunicato Stampa

Civitavecchia, 28 febbraio 2026 – Ieri, presso il Ministero della Cultura, la Vicesindaca e Assessora alla Cultura Stefania Tinti e l’Assessore al Turismo Piero Alessi hanno partecipato all’audizione pubblica delle dieci finaliste candidate al titolo di Capitale italiana della Cultura 2028, svoltasi nella Sala Spadolini del MiC.  
La candidatura vede Tarquinia come Comune capofila e propone un modello innovativo: a concorrere non è solo una città, ma un territorio, attraverso la rete della DMO Etruskey, composta da 12 Comuni uniti da una radice comune, gli Etruschi, e da una visione condivisa di rilancio culturale e turistico. Il dossier porta il titolo  “La Cultura è volo…”.  
L’audizione rappresenta un passaggio decisivo del percorso di selezione nazionale: ogni finalista ha presentato il proprio progetto e risposto alle domande della Giuria; la proclamazione della Capitale italiana della Cultura è prevista entro il 27 marzo 2026.  
“Questa candidatura è ambiziosa perché racconta un’idea di cultura come infrastruttura civile, capace di tenere insieme identità, memoria e futuro” dichiara la Vicesindaca e Assessora alla Cultura Stefania Tinti. “Essere parte di un progetto in cui il candidato è un territorio significa affermare che il patrimonio non è un’eredità immobile, ma una responsabilità condivisa. La radice etrusca ci unisce, ma ciò che conta è la traiettoria: valorizzare il patrimonio materiale e immateriale, investire su bellezza e conoscenza, sostenere i percorsi educativi e la partecipazione delle comunità. Se la cultura è volo, allora serve un volo collettivo, fatto di rete, cura e visione.”  
Sottolinea l’Assessore al Turismo Piero Alessi: “Il dossier mette al centro un’idea di sviluppo contemporanea, fondata su accoglienza diffusa, qualità dell’esperienza, integrazione tra borghi, costa e aree interne. La cultura diventa il volano per nuove opportunità economiche e professionali, soprattutto per i giovani, e per un turismo più consapevole, capace di generare valore durante tutto l’anno. La forza di questa candidatura è la rete: un territorio che si presenta compatto, con una proposta credibile di crescita e di attrattività.”

Piantare il Futuro. L’iniziativa della Prof.ssa Maria Bracci: gli Studenti dell’Alberghiero di Ladispoli imparano l’ecologia con Rosario Sasso

Comunicato stampa

L’ecologia si pratica, non si racconta in astratto: è l’imperativo di Rosario Sasso, Delegato locale del Comitato “Salviamo il paesaggio” e Presidente Avo Ladispoli, che mercoledì 18 febbraio, insieme ad un altro volontario, ha aiutato gli studenti dell’Alberghiero di Ladispoli a piantare 11 alberi.
Tutto è partito da un’idea della Prof.ssa Maria Bracci, Docente di Scienze dell’Alimentazione dell’Istituto di via Federici: “Si tratta di esperienze di straordinario valore – ha affermato – che possono insegnare sul campo concetti come la sostenibilità, la biodiversità e il rispetto per le risorse dell’ambiente.
Per un Indirizzo professionale come il nostro, si tratta di un’attività particolarmente importante, perché lavoriamo ogni giorno nei Laboratori di Cucina a contatto diretto con erbe aromatiche e ingredienti naturali, imparando a riconoscerne qualità, stagionalità e provenienza. Per questo motivo gli studenti sviluppano una maggiore sensibilità ecologica, fondamentale per diventare professionisti consapevoli e responsabili.
Desidero ringraziare la Dirigente scolastica Prof.ssa Lidia Cangemi, il Prof. Domenico Falzarano, Docente di Enogastronomia, il Prof. Antonio Moccia, Docente di Matematica che ci ha messo in contatto con Rosario Sasso, la Collaboratrice Cristina Marcucci e il Vivaio Tre Pini che ci ha donato gli alberi. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato!”. “Seguo da molti anni le iniziative di Rosario Sasso – ha aggiunto il Prof. Antonio Moccia – e lo ho subito contattato perché da sempre si impegna a Ladispoli per promuovere la cultura della salvaguardia e della tutela dell’ambiente”.
Piantare il futuro all'aberghiero di Ladispoli Piantare il futuro all'aberghiero di Ladispoli
“Piantare alberi è fondamentale per preservare l’habitat naturale e combattere il cambiamento climatico – ha affermato Rosario Sasso – Gli alberi assorbono il carbonio, purificano l’aria e rappresentano la dimora ideale per numerose specie animali. Coinvolgere gli studenti in attività di piantumazione aiuta a sensibilizzarli sull’importanza dell’ecologia e della cura, – ha aggiunto – stimolando il loro senso di responsabilità verso la natura.
Noi organizziamo ogni anno un’iniziativa molto bella che si chiama “Marcia degli alberi”: insieme ad altre associazioni e ad alcune classi di studenti, da circa dieci anni, ad ogni edizione della manifestazione, mettiamo a dimora 25-30 alberi nei giardini pubblici. Naturalmente ce ne prendiamo cura per almeno 3 anni, visto che è indispensabile seguirne la crescita soprattutto all’inizio della loro vita. Sono stato contattato dal Prof. Moccia – ha spiegato ancora Rosario Sasso – e con piacere ho aderito all’invito, con un altro mio volontario.
Nell’Istituto Alberghiero abbiamo messo a dimora 11 alberelli, 3 olivi e diverse piante da frutto, susine, melograni, corbezzoli, mandorli. E’ stata una gioia dare un piccolissimo contributo ai ragazzi che magari non hanno conoscenza delle piante e delle loro caratteristiche, perché a volte acquistiamo i frutti direttamente al supermercato ma non sappiamo niente di questi alberi.
Abbiamo inoltre insegnato agli studenti come si mette a dimora una pianta, realizzando una buca ben più grande del vaso, poi chiaramente è importante avere un tutore, una canna o un palo, per farla crescere in modo dritto. Abbiamo aggiunto anche un po’ di pacciamatura, ossia cortecce secche che si mettono intorno al tronco per mantenere le radici umide e proteggerle dal caldo e dal freddo.
Ho visto gli allievi davvero molto interessati e mi auguro che questa esperienza rimanga nella loro memoria e nei loro cuori”.
Piantare il futuro all'aberghiero di Ladispoli

Il Gruppo immobiliare FRIMM nel nostro territorio

Siamo il Gruppo Immobiliare FRIMM, presenti sul territorio con cinque sedi: Anguillara Sabazia, Bracciano, Trevignano Romano, Roma e Viterbo.

OPERIAMO DA ANNI NEL MERCATO LOCALE, MA CON UNA VISIONE INTERNAZIONALE.

Dal 8 al 10 maggio La Frimm a Londra, all’ExCeL, per A Place in the Sun Live, la più grande fiera immobiliare del Regno Unito dedicata agli acquisti all’estero. A ottobre parteciperemo anche al Second Home di Utrecht, uno degli eventi europei più importanti per chi cerca casa fuori dal proprio Paese.

Non si tratta di semplici presenze istituzionali. Le fiere internazionali rappresentano oggi uno strumento concreto per intercettare domanda reale, qualificata e pronta ad acquistare in Italia.

A Londra, A Place in the Sun è l’evento ufficiale del noto programma televisivo di Channel 4 e richiama migliaia di visitatori interessati a trasferirsi o investire nel nostro Paese. In fiera incontriamo acquirenti già informati, che partecipano a seminari su aspetti legali, fiscali e finanziari e che cercano interlocutori affidabili sul territorio italiano.

A Utrecht, con Second Home, il pubblico olandese e nord europeo dimostra da anni un forte interesse per l’Italia, in particolare per immobili caratteristici, casali, ville e seconde case in contesti autentici.

Per chi desidera vendere, questo significa una cosa molto semplice: non ci limitiamo ad aspettare il cliente in ufficio o sul portale immobiliare. Andiamo a cercarlo direttamente nei mercati esteri più attivi, presentando gli immobili a un pubblico internazionale già selezionato.
Per questo stiamo selezionando nuove proprietà da proporre a Londra e Utrecht. Affidare l’incarico a un’agenzia che investe in fiere internazionali significa dare al proprio immobile una visibilità che va oltre il mercato locale.
Vendere non è solo pubblicare un annuncio: è portare la casa davanti ai compratori giusti, anche fuori dall’Italia.

CONTATTACI AL NUMERO 0699901489 OPPURE TRAMITE MAIL ALL’INDIRIZZO
segreteria@frimm-magnum.com

La giustizia è la virtù morale che regola i rapporti tra le persone. La Cassazione fa luce sul “referendum giustizia”.

La Cassazione fa luce sul “referendum giustizia”.

I giudici della Cassazione, custodi dell’iniziativa popolare, sono intervenuti nel conteggio, sulla validità delle firme raccolte ( 546.463 ) e sul quesito referendario.  Il 3 febbraio 2026 lo ha comunicato l’ufficio centrale del referendum.

Il 5 febbraio è pervenuta in Cancelleria una memoria firmata da 15 giuristi, sui profili di illegittimità costituzionale della l. n. 352 del 1970.

La Cassazione, il 6 febbraio ha stabilito che il quesito sulla scheda venisse integrato con i riferimenti specifici agli articoli della Costituzione.

Il testo definitivo, con decreto del Presidente Mattarella, il 7 febbraio così recita:

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110 della Costituzione approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

Si vota il 22 e 23 marzo.

Nonostante le polemiche sulla tempistica e i ricorsi, incluso quello al TAR, le date sono state confermate dal governo. Non sarà possibile il voto fuori sede per motivi di studio, lavoro o salute, bocciato dal Parlamento; resta invece invariato il voto per corrispondenza per gli iscritti AIRE.

Trattandosi di un referendum costituzionale (ex art. 138) non è richiesto il raggiungimento del quorum.

La riforma della magistratura che propone il governo mina i poteri del Capo dello Stato, quelli del Consiglio superiore della magistratura e l’intero impianto costituzionale. Non si vuole solo separare le attuali carriere tra i magistrati giudicanti e inquirenti, poiché, in tal senso, esiste già la legge Vassalli (1989) e la legge Cartabia (2021) avviate con leggi ordinarie.

Il dubbio che si voglia indebolire il potere giudiziario e modificare la Costituzione.

Sono prove sufficienti:  il sorteggio proposto per l’elezione dei componenti i due organi, l’istituzione di una Alta Corte disciplinare, i decreti sulle libertà e la proposta di premierato.

Le ragioni del NO:

  • Separare le carriere tra PM e Giudici potrebbe portare il PM sotto l’influenza dell’Esecutivo.
  • Istituire un’Alta Corte disciplinare, esterna al CSM, espone i magistrati all’influenza della maggioranza politica di turno.
  • Sorteggiare i membri del CSM mina la qualità e la responsabilità dell’organo di autogoverno.
  • Triplicare gli organi di governo (due CSM e un’Alta Corte) comporta costi unitili senza risolvere il problema della lentezza dei processi.
  • Il  PM rischia di trasformarsi in un “super-poliziotto” meno attento alle garanzie dell’indagato.

È un dovere civico (art.48/Cost.) recarsi al seggio per difendere la democrazia costituzionale.

Franco Marzo