18 Aprile, 2026
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Zitta Mai: un ulivo per Federica Torzullo, per la sua storia che non deve essere ridotta ad una notizia

Riceviamo e pubblichiamo

Buongiorno a tutte e a tutti,

oggi siamo qui, insieme, in questo luogo che da oggi non sarà più solo uno spazio pubblico.
Diventa memoria.
Diventa presenza.
Diventa scelta.
Diventa consapevolezza.

Siamo qui per Federica Torzullo.
Per il suo nome.

Per la sua storia che non può e non deve essere ridotta ad una notizia.
E siamo qui anche per ricordare Federica Mangiapelo. Perché questa comunità porta già
una ferita simile. E due ferite non sono una coincidenza.
Sono un segnale. Un segnale che non possiamo più ignorare.

Noi siamo il coordinamento Zitta Mai.
Zitta mai nasce da un gruppo di donne, cittadine, persone che ad un certo punto hanno
sentito che il silenzio era diventato insopportabile.
Ci siamo incontrate dopo la morte di Federica, per la prima volta a febbraio. Non per fare
rumore fine a sé stesso, ma per non lasciare che tutto si spegnesse dopo qualche giorno,
come troppo spesso accade.

Perché il silenzio è terreno fertile. E il silenzio, a volte, è complicità.
Abbiamo scelto di esserci. Di guardarci in faccia. Di farci domande scomode. Di parlarci e
confrontarci.
Abbiamo deciso di trasformare il dolore in qualcosa che possa generare cambiamento.
Questo ulivo nasce da qui.
È un gesto semplice. Ma è un gesto politico, culturale e umano.

Lo abbiamo voluto piantare insieme, con il contributo della comunità, perché crediamo che
la memoria non sia qualcosa da delegare. La memoria è responsabilità collettiva.
Come coordinamento, ci incontriamo ogni settimana. Ci confrontiamo, ci ascoltiamo, a volte
anche ci scontriamo. Perché il cambiamento non è comodo.
Abbiamo pensato e stiamo strutturando tanti progetti per il nostro territorio che piano piano vedrete svilupparsi nel tempo.

Abbiamo iniziato a formarci a conoscere e studiare, invitando alle nostre riunioni realtà
associative come Differenza Donna e Il Giardino Segreto, che lavorano ogni giorno con le
donne e con i bambini che portano addosso le conseguenze di questa atroce violenza.
Perché il femminicidio non è solo un fatto individuale. Non è un raptus, che come ci
insegnano le ragazze di differenza Donna, NON ESISTE.
È un fenomeno culturale e riguarda tutte noi e tutti noi.

Riguarda il modo in cui, come genitori uomini e donne, cresciamo i nostri figli.
Il modo in cui parliamo con loro.
Il modo in cui ci vedono vivere tutti i giorni.
Il modo in cui giustifichiamo, minimizziamo e non ci schieriamo contro ogni violenza di
genere ogni volta che ci appare davanti, a partire dal nostro piccolo nucleo di esistenza.
Per questo vogliamo fare formazione per noi e per tutta la cittadinanza di Anguillara.
Vogliamo creare momenti di confronto aperti a tutte e tutti.

Vogliamo costruire ponti con le istituzioni.
Per una comunità più consapevole. Più attenta.
Più capace di riconoscere i segnali prima che sia troppo tardi.
Più capace di “dare voce in capitolo” alla formazione sull’affettività al fine di aiutare tutti e
tutte al riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, come colonne portanti alla lotta contro ogni violenza di genere.

Perché parlare è il primo passo e dare un nome alle cose è il primo atto di cambiamento.
“Dare voce pubblica” è dare libertà a tutte le donne e tutti gli uomini che subiscono violenza di genere, ma la voce pubblica non può esistere senza la voce intima e domestica nella vita di ognuna e ognuno di noi.
Vi invitiamo quindi a farlo a parlarne tra di voi, nelle vostre case, a partecipare e aiutarci, per poter dare voce a chi non ce l’ha più o a chi non ha forza o ahimè non può farlo.
Oggi stiamo facendo proprio questo.

Questo ulivo crescerà. E crescerà lentamente, come tutte le cose che contano davvero.
Avrà bisogno di cura. Di attenzione. Di presenza.
Un po’ come il cambiamento che vogliamo.
Non basta esserci oggi. Non basta emozionarsi oggi.
Serve continuità. Serve responsabilità. Serve il coraggio, ogni giorno, di non voltarsi
dall’altra parte. Serve partecipazione.

Ognuno nel proprio piccolo.
Con una parola detta. Con un comportamento scelto. Con un silenzio che decidiamo di
rompere. Con una voce sussurrata o urlata.
Oggi siamo qui per Federica.
Ma da domani, dobbiamo essere qui anche per tutte le altre e tutti gli altri che subiscono
violenza di genere.

Su questa targa, accanto a questo ulivo, ci sarà una frase che Federica amava dire:
“Trova sempre un motivo per sorridere.”
E oggi questa frase non è solo un ricordo. È una responsabilità che raccogliamo.
Perché trovare un motivo per sorridere significa scegliere, ogni giorno, di trasformare il
dolore in presenza, in cura, in cambiamento.

Grazie alla famiglia di Federica per la presenza e la forza.
Grazie a tutte e tutti voi per esserci.
Questo ulivo è per lei. Ma è anche per noi. Per la nostra comunità, ferita da un evento molto doloroso e a volte difficile da comprendere davvero fino in fondo.
E per ricordarci, ogni giorno, che il silenzio non è più un’opzione.

Grazie

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