La piazza che a Bracciano è chiamata “la rotatoria” ha un nome che ricorda una data importante che nessuno pronuncia per intero: non Piazza 1° maggio, ma Piazza 1° maggio 1945. Non è una differenza di poco conto, perché questa data rileva un passaggio importante della nostra storia: all’indomani della Liberazione, il 1° maggio 1945 si sono ritrovati insieme, scesi nelle piazze, i giovani e gli anziani, donne e uomini.
I giovani non avevano memoria della Festa del lavoro mentre gli anziani ripresero la vecchia abitudine di festeggiarla, perché il regime di Benito Mussolini l’aveva cancellata fin dal 1923, per tutto il periodo del ventennio fascista, spostata al 21 aprile, il Natale di Roma, facendole perdere il suo valore di lotta sindacale. Perché il Primo Maggio è lotta sindacale che nasce da una rivendicazione sfociata in tragedia (maggio 1886 dalle fabbriche di Chicago: otto ore di lavoro, otto di riposo, otto ore per tutto il resto) e anche quest’anno torna, puntuale come una ricorrenza ma che ogni volta va rinnovata se si vuol comprenderne meglio il significato. Le piazze si riempiranno, i palchi parleranno, ma dietro le celebrazioni resta un Paese che fatica a garantire ciò che la Costituzione definisce “fondamento della Repubblica”.
Perché il lavoro è un termine faticoso da spiegare, perché tutti hanno il diritto di averlo, ma deve essere stabile, sicuro, retribuito in modo adeguato. Deve permettere di vivere e non solo di sopravvivere e questo è sempre più difficile da trovare. Spesso quelli che hanno avuto la fortuna di trovarlo, lo pagano con turni infiniti, contratti capestro, retribuzioni che non reggono l’inflazione e con un futuro incerto. Ecco perché questa ricorrenza va festeggiata e allo stesso tempo misurata con le sfide del presente perché spesso si lavora troppo e si guadagna troppo poco, si produce ricchezza senza vederne il ritorno, perché il nostro è un Paese che regge sulle spalle un sistema che continua a chiedere sacrifici senza offrire un futuro migliore, perché milioni di persone vivono ancora nel tunnel dell’infinita precarietà, ancora senza un salario minimo, che non possono permettersi di ammalarsi o di avere una maternità, con i giovani che cambiano quattro/cinque lavori in un anno e cinquantenni che vengono espulsi dal lavoro e abbandonati a se stessi.
Il Primo Maggio sarà ancora l’occasione di ritrovarci, uniti nelle piazze, con i canti e le bandiere che appartengono a una lunga tradizione di lotta, anche per questo motivo sarà l’occasione per non dimenticare l’assenza di pace in tanta parte del mondo, tragedie che tentano di sotterrare la dignità di interi popoli, per non dimenticare i sempre più numerosi casi di violenza di genere e le vittime dei naufragi che tentano di arrivare dall’altra parte del mare, un Primo Maggio dalla parte delle vittime di soprusi e violenze, di tutti coloro che vorrebbero vivere una vita dignitosa, felice e in piena libertà in ogni angolo del mondo.
Nonostante tutto, il Primo maggio non potrà mai essere il giorno della rassegnazione, anche nei momenti più bui della nostra storia, i lavoratori sono stati la speranza del cambiamento, forse proprio perché hanno sempre tentato di rilevare tutto ciò che non funziona, denunciare le ingiustizie, anche a rischio della propria carriera, del benessere personale e, a volte, della propria vita.
L’augurio è che il Primo Maggio possa essere un giorno di dignità ma soprattutto di verità, un giorno in cui guardare, senza barriere ideologiche, quello che siamo e quello che dovremmo diventare. Una Festa dei Lavoratori che non dimentica chi è andato in pensione e chi il lavoro non l’ha mai avuto, chi è stato licenziato e chi l’ha perso improvvisamente cadendo da un ponteggio o inghiottito da un macchinario perché i costi per la sicurezza sono troppo alti. E allora prendiamoci questo Primo Maggio, perché appartiene a chi resiste, a chi ha una testarda forma di speranza, a chi non ha smesso di pretendere un futuro migliore.
Il 2026 aveva tutte le carte in regola per essere un anno nel quale recuperare lo stallo dell’economia dovuto alla pandemia del Covid, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la guerra in medio oriente, tante altre e alle conseguenti sanzioni applicate dai paesi occidentali come elemento di contrasto allo sforzo finanziario della Russia stessa.
L’azione del governo Draghi, formatosi con una maggioranza inedita con la sola opposizione di Fratelli d’Italia, chiamato ad affrontare una situazione di emergenza, in poco più di un anno aveva creato i presupposti per far si che l’Unione Europea concedesse all’Italia un cospicuo finanziamento, più di 200 mld di euro (PNRR). È riuscito anche mettere in evidenza alcuni temi fondamentali che si trascinavano sui tavoli delle istituzioni europee, costruendo un rapporto paritario con Francia, Germania e USA.
L’accelerazione impressa alla crisi di governo su temi-pretesto (il termovalorizzatore di Roma) data dal Movimento 5 stelle, seguito dalla Lega e da Forza Italia, ha interrotto l’azione di governo e ha fatto segnare una battuta di arresto all’azione stessa del governo e alla crescita del Paese.
Ci troviamo quindi a dover affrontare un periodo che si prospetta altamente critico con un governo nel pieno delle sue funzioni e con le forze politiche, responsabili di questa situazione, che annunciano cambiamenti profondi nell’assetto istituzionale del nostro Paese, primo fra tutti una non meglio precisata forma di presidenzialismo che necessiterebbe invece un lungo periodo di riflessione in tutto il Paese e non in una parte di esso.
Come Associazione “L’agone nuovo”, a livello locale territoriale, abbiamo sempre cercato di dare voce al campo “progressista” della Società e anche questa volta non ci tiriamo indietro ponendo sul tavolo alcune questioni che l’attuale governo dovrà affrontare e che pensiamo gli elettori/lettori del nostro giornale dovranno tenere in considerazione, nel momento in cui si recheranno alle urne.
Riteniamo che per la situazione attuale, il governo dovrà essere coerente ai criteri con cui è stato stilato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, primo fra tutti la Transizione Ecologica necessaria a ridurre progressivamente (non lentamente) l’uso delle fonti fossili per la produzione di energia. Tale transizione è imprescindibile per dare un contributo concreto all’inversione del fenomeno del riscaldamento globale.
Le cronache di questi giorni ci mostrano in modo lacerante che siamo ancora lontani dall’aver risolto le questioni che riguardano il coinvolgimento paritario di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica. Ci si riferisce alla “questione femminile”, è arrivato il momento in cui la realizzazione personale non deve essere condizionata dal genere, siamo tutti uguali, indipendentemente dall’identità sessuale a cui ci sentiamo di appartenere. Azioni concrete vanno intraprese in questo senso sia nel contrasto vero e proprio alle discriminazioni di genere e sia nella emancipazione da quella cultura che ancora tende ad etichettare le persone assegnando ad esse una definizione di genere.
La scuola e la famiglia sono fondamentali per tale processo di emancipazione culturale. Dobbiamo quindi fare molta attenzione ai programmi sulla scuola e sulla famiglia che le forze politiche ci propongono. Lo stesso concetto va applicato anche a quelli che alcune forze politiche ritengono “diversi”, per il diverso colore della pelle, per la diversa cultura o per la provenienza. Chi pensa alla possibilità di organizzare dei blocchi navali come mezzo di contrasto agli epocali processi migratori dei popoli, processi indotti dalle carestie, dai fenomeni di desertificazione e dalle guerre, non merita la nostra attenzione.
Concludo dicendo che ogni atto politico deve mirare al soddisfacimento delle persone e deve essere finalizzato alla partecipazione democratica per far si che ognuno si senta orgogliosamente cittadino della Repubblica. È necessario inoltre una particolare attenzione agli strumenti dell’informazione, perché siano parte integrante dell’azione di governo volta a migliorare nei cittadini la comprensione e la condivisione delle soluzioni di volta in volta adottate. Meritiamo infatti un paese “normale”, in cui poter condividere i valori fondamentali su cui è basata la nostra Repubblica.
Intervista ad Adelia Lucattini, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana
Lucattini: “Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia. Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente in particolare, nei BES”.
Intervista di Marialuisa Roscino
Esiste uno spazio, tra il foglio bianco e il colore, dove le difficoltà di apprendimento smettono di essere un ostacolo e diventano una possibilità. Per i bambini e gli adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), la parola scritta o parlata può talvolta, trasformarsi in una barriera frustrante. È qui che l’arteterapia plastico-visiva interviene come una chiave silenziosa ma potentissima: un linguaggio fatto di forme, materia e simboli capace di riattivare canali comunicativi spesso rimasti in ombra.
L’arte non è più solo estetica, ma si trasforma in un processo terapeutico che favorisce la crescita cognitiva, l’integrazione emotiva e, soprattutto, il recupero di una fiducia profonda nelle proprie capacità. Attraverso l’uso sapiente del mezzo artistico, il disagio trova una forma e la mente scopre nuove strade per apprendere e relazionarsi. In questa intervista, abbiamo chiesto al riguardo, alla Dott.ssa Adelia Lucattini, Medico, Psichiatra, Psicoanalista Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, un approfondimento clinico, al fine di comprendere come l’arteterapia possa diventare un pilastro fondamentale nel percorso di crescita di ogni ragazzo.
Dott.ssa Lucattini, entrando nel vivo della Medicina, quali processi psichici si attivano nel bambino con BES attraverso il gesto artistico e in che modo l’espressione creativa riesce a colmare quei vuoti comunicativi che la parola non riesce a raggiungere?
L’arteterapia è particolarmente utile per bambini e adolescenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) perché offre un canale di espressione alternativo alle parole, spesso ancora insufficienti per comunicare emozioni complesse. Attraverso il disegno, la pittura o altre forme artistiche, il bambino può dare forma ai propri vissuti interni in modo spontaneo e non giudicante.
A differenza di approcci più centrati sulla prestazione, l’arteterapia valorizza il processo creativo, sostenendo l’autostima e riducendo ansia e frustrazione, molto frequenti nei disturbi dell’apprendimento. I benefici riguardano più aree, infatti, migliora la regolazione emotiva, facilita la comunicazione, potenzia le abilità cognitive e rafforza la coordinazione oculo-manuale, spesso coinvolta nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Molte ricerche tra cui una publicata su Malaysian Journal of Medicine and Health Sciences (2025), confermano questi effetti ed evidenziano come l’arteterapia contribuisca a migliorare competenze sociali, funzioni esecutive e benessere emotivo, rappresentando un intervento efficace e globale per la crescita del bambino.
Dott.ssa Lucattini, spesso si pensa all’arte come “a pura astrazione”, ma la gestione dello spazio sul foglio richiede grandi capacità di pianificazione. In che modo, l’atto di creare aiuta a strutturare le funzioni esecutive e a potenziare la percezione visuo-spaziale di chi fatica a organizzare il proprio apprendimento?
L’arteterapia agisce su un aspetto fondamentale dello sviluppo: l’integrazione tra percezione, motricità fine e pensiero. Attività come disegnare, modellare o manipolare materiali richiedono una coordinazione fine tra ciò che il bambino immagina, ciò che osserva e ciò che realizza con le mani. In questo processo si sviluppano la percezione visiva e spaziale, essenziali per orientarsi nello spazio, organizzare il foglio e, successivamente, per competenze come lettura, scrittura e calcolo.
Queste esperienze coinvolgono contemporaneamente più sistemi (visivo, motorio e sensoriale) creando proficua integrazione tra mente e corpo, tra inconscio e pensiero. La stimolazione delle mani attraverso materiali diversi (come creta, colori o strumenti) rafforza le connessioni tra percezione e movimento, favorendo una maggiore precisione psicomotoria, coordinazione e capacità di pianificazione sia nel lavoro scolastico che nella vita quotidiana.
Dal punto di vista della capacità di apprendimento, questo si traduce nello sviluppo di nuove idee e strategie migliori, più adatte a sé stessi e alle situazioni esterne. Il bambino non si limita a eseguire dei compiti con i genitori o un insegnante, ma impara a organizzare il mondo interiore e lo spazio fisico, immagine e anticipare i risultati, correggere gli errori, trasformare un’emozione in un’idea o un progetto e quindi in un’azione finalizzata. In altre parole, l’arteterapia facilita il passaggio al pensare, attraverso attività manuali, creazioni artistiche e opere realizzate (Cureus, 2022).
L’arteterapia, concretamente, può offrire la possibilità di superare le difficoltà emotive e rafforzare l’autostima nei bambini e negli adolescenti con BES?
L’arteterapia rappresenta un intervento particolarmente efficace perché offre ai bambini e agli adolescenti uno spazio sicuro in cui dare forma ai vissuti interiori, anche quando questi non trovano ancora espressione nel linguaggio. Attraverso i materiali, i colori e il gesto creativo, tensioni emotive come paura, rabbia o tristezza possono essere trasformate e rese più comprensibili, favorendo una progressiva integrazione affettiva e una diminuzione dello stato di ansia.
Un elemento chiave è l’esperienza diretta del creare: vedere nascere qualcosa dalle proprie mani genera un senso di efficacia personale che contrasta il vissuto di inadeguatezza spesso presente nei BES. Nel tempo, questo processo alimenta un’immagine di sé più solida e positiva, sostenuta da esperienze ripetute di riuscita e riconoscimento.
I dati della ricerca confermano questi effetti: programmi strutturati di arteterapia mostrano una riduzione significativa dell’ansia e un incremento dei comportamenti prosociali e della capacità di comprensione emotiva. Uno studio pubblicato su RREM Journal (2025) evidenzia, inoltre, come queste esperienze contribuiscano a rafforzare il benessere psicologico e la qualità delle relazioni nei contesti educativi. In questo senso, l’arteterapia non si limita a offrire un’area protetta, rassicurante e ansiolitica, ma diviene un processo trasformativo, infatti, aiuta i bambini a dare senso a ciò che provano, costruendo nel tempo una maggiore stabilità emotiva e un’autentica fiducia in se stessi.
Esistono studi scientifici che confermano l’impatto dell’arteterapia nella riduzione dei sintomi ansioso-depressivi e nel miglioramento del tono dell’umore nei ragazzi con bisogni speciali?
La letteratura scientifica degli ultimi anni conferma che l’arteterapia rappresenta un intervento utile, soprattutto come approccio complementare, nei bambini e negli adolescenti con BES e disturbi dell’umore. Si tratta di una modalità che utilizza il processo creativo per favorire il benessere psicologico, offrendo un contesto protetto in cui emozioni difficili possono emergere ed essere elaborate anche senza il supporto del linguaggio verbale.
Dal punto di vista clinico, l’esperienza artistica facilita l’espressione emotiva, rafforza il senso di controllo e promuove processi di consapevolezza e autoefficacia, aspetti particolarmente rilevanti nei quadri ansioso-depressivi. Le evidenze empiriche indicano che queste pratiche possono contribuire a ridurre i sintomi internalizzanti, migliorando il tono dell’umore e la regolazione affettiva.
In particolare, si è dimostrata efficace nel ridurre ansia e depressione in età evolutiva. L’arteterapia migliora il benessere emotivo e le competenze socioaffettive nei contesti educativi e clinici, pur evidenziando la necessità di studi più rigorosi e standardizzati. L’arteterapia rappresenta una risorsa clinica valida e sempre più supportata da studi scientifici, non sostituisce altri trattamenti che sono sempre necessaria, psicoterapia dinamica e psicoanalisi, ma li integra efficacemente, offrendo ai bambini e agli adolescenti uno strumento concreto per comprendere e trasformare il proprio mondo emotivo (Clinics Sao Paulo, 2025).
In adolescenza, il corpo cambia e le emozioni diventano spesso travolgenti e difficili da verbalizzare. In che modo l’arteterapia funge da ‘contenitore’ sicuro per queste trasformazioni e perché è fondamentale che questo canale espressivo resti aperto anche dopo l’infanzia?
L’età evolutiva è un processo continuo, in cui ogni fase si costruisce sulla precedente senza soluzione di continuità. Le esperienze precoci, soprattutto quelle legate al corpo, al gioco e alla creatività, non vengono mai perdute, ma restano come tracce attive che contribuiscono a strutturare l’identità. In questo senso, proseguire attività come l’arteterapia anche durante l’adolescenza significa mantenere e trasformare strumenti espressivi già acquisiti, adattandoli a una fase di sviluppo più complessa.
Nell’adolescenza, il linguaggio artistico può offrire uno spazio privilegiato per esplorare conflitti interni, sperimentare nuove modalità espressive e dare forma a vissuti spesso difficili da verbalizzare. La continuità con le esperienze creative dell’infanzia facilita questo processo, rendendolo più accessibile e meno minaccioso.
Dal punto di vista psicologico, l’arteterapia durante può svolgere una funzione di integrazione psichica e dell’identità, aiuta a collegare le esperienze passate con quelle presenti, sostenendo la costruzione di una narrazione personale coerente. Questo è particolarmente importante nei momenti di crisi o in presenza di difficoltà emotive, dove può emergere un senso di frammentazione o discontinuità del sé. Le attività artistiche in adolescenza favoriscano la regolazione emotiva, la consapevolezza di sé e la resilienza, contribuendo a un migliore adattamento psicologico.
L’arteterapia, quindi, rappresenta un filo continuo che accompagna lo sviluppo, permette di trasformare le esperienze precoci in risorse evolutive, sostenendo l’adolescente nel delicato lavoro di costruzione della propria identità (Frontiers in Psychology, 2025).
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Utilizzare il disegno come strumento di ascolto, non di valutazione. È importante che il genitore non giudichi il risultato, ma si interessi al significato del disegno, chiedendo al bambino di raccontarlo. In questo modo, l’attività diventa un canale privilegiato per comprendere il suo mondo emotivo;
-Proporre attività artistiche nei momenti di maggiore fragilità emotiva. Nei periodi di tristezza, ansia o chiusura, disegnare o modellare può aiutare il bambino o l’adolescente a esprimere ciò che fatica a dire, riducendo la tensione interna;
-Favorire la continuità attraverso piccole abitudini e rituali regolari, tra i quali far rientrare anche le attività artistiche e l’arte terapia. La ripetizione nel tempo è fondamentale, anche brevi momenti settimanali dedicati all’attività artistica aiutano a costruire stabilità e sicurezza;
-Valorizzare il processo creativo per sostenere l’autostima. Nei bambini e adolescenti con BES e DSA è essenziale che il genitore riconosca l’impegno e l’espressione personale, piuttosto che il risultato estetico, offrendo al bambino un’esperienza di competenza;
-Integrare l’esperienza artistica con il contesto scolastico. Quando possibile, è utile condividere con gli insegnanti il percorso creativo, affinché possa essere valorizzato anche in classe come strumento di apprendimento e inclusione;
-Promuovere attività artistiche di gruppo. Favoriscono lo sviluppo delle competenze sociali, dell’empatia e della capacità di stare con gli altri, facilitando le interazioni e i rapporti interpersonali;
-Considerare l’arteterapia come parte di un percorso di cura più ampio. In presenza di depressione o disagio emotivo significativo, è importante che il genitore integri l’attività artistica con un supporto specialistico e psicoanalitico, affinché il bambino possa essere aiutato a elaborare in modo più profondo i propri vissuti.
Il Progetto “Le Pari opportunità vanno a scuola”, promosso dalla Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Roma Gianna Baldoni, nell’anno scolastico 2025/2026 ha coinvolto scuole di ogni ordine e grado, per un totale di circa 2.400 ragazze e ragazzi, bambine e bambini.
Con le più piccole e i più piccoli, i temi affrontati attraverso il gioco e la narrazione sono il contrasto agli stereotipi di genere e alla discriminazione di genere, le mate rie STEM, la parità di genere nell’ambito del lavoro.
Lunedì 4 maggio, presso Villa Altieri, si aprirà al pubblico la terza edizione de “Il Disegno delle Pari Opportunità”, esposizione che presenta alcuni degli elaborati
realizzati, al termine degli interventi del Progetto, dalle classi di scuola primaria partecipanti quest’anno, 57 in tutto.
Per confermare la partecipazione o per altre informazioni:
L’A.S.A. – Autonomo Sindacato Audiovisivi annuncia il lancio di una petizione pubblica per dire no alla vendita del Teatro delle Vittorie e promuovere un progetto concreto di rilancio culturale, produttivo e formativo di uno dei luoghi più simbolici della storia televisiva italiana.
Il Teatro delle Vittorie non è un semplice immobile, ma un luogo che rappresenta una parte fondamentale della memoria collettiva del Paese. Inserito nella storica “cittadella della TV” nel quartiere Prati delle Vittorie, ha contribuito a costruire l’identità culturale italiana attraverso decenni di produzione televisiva. Oggi questo spazio rischia di essere alienato o snaturato, perdendo definitivamente la sua funzione pubblica e culturale.
Per questo l’A.S.A. propone una riconversione ambiziosa e sostenibile capace di trasformare il Teatro delle Vittorie in un sistema integrato al servizio dell’audiovisivo italiano. L’idea è quella di realizzare un Museo Nazionale dell’Audiovisivo inserito nel sistema dei musei del Ministero della Cultura, con esposizioni permanenti e temporanee, archivi digitali interattivi e installazioni immersive dedicate alla storia della radio, della televisione e del cinema italiani. Accanto a questo, il progetto prevede la creazione di un’Officina della Televisione e dell’Audiovisivo, un centro di formazione e produzione in collaborazione con la Lazio Film Commission, con scuole permanenti per autori e tecnici, laboratori creativi e programmi di alta formazione professionale.
La proposta include inoltre lo sviluppo di un polo produttivo e tecnologico dotato di studi televisivi, sale di post-produzione, spazi di lavoro condivisi e ambienti dedicati a eventi e conferenze, aperti alla collaborazione con aziende del broadcasting e dell’innovazione. Il tutto inserito in un sistema integrato che coinvolga direttamente realtà come RAI, Cinecittà, Regione Lazio e Fondazione Cinema per Roma, con l’obiettivo di creare un ecosistema unico in Italia.
Il modello immaginato è di tipo misto pubblico-privato, con l’accesso a fondi europei destinati a cultura, formazione e innovazione, affiancati da partnership industriali e da un utilizzo dinamico degli spazi. In questo modo, il Teatro delle Vittorie potrebbe essere trasformato da costo passivo a motore economico, culturale e occupazionale.
“Il Teatro delle Vittorie è memoria viva del nostro Paese. Pensare di venderlo significa rinunciare a una parte della nostra identità culturale”, dichiara il segretario dell’A.S.A., Nicola De Toma. “Non ci limitiamo a dire no: proponiamo una visione concreta, sostenibile e capace di generare lavoro, formazione e innovazione. Roma è il centro naturale dell’audiovisivo italiano e questo luogo deve tornare a essere protagonista del futuro del settore.” De Toma sottolinea inoltre l’urgenza di un confronto istituzionale: “Chiediamo alle istituzioni di aprire immediatamente un tavolo di dialogo. Questa è un’occasione storica per trasformare un rischio in una grande opportunità per tutto il Paese”.
L’A.S.A. chiede quindi il blocco immediato di qualsiasi ipotesi di dismissione, l’apertura di un tavolo istituzionale con tutti i soggetti coinvolti e la valutazione esclusiva di un progetto di riconversione pubblica secondo il modello proposto.
Il Teatro delle Vittorie può tornare a essere ciò che è sempre stato: un luogo di creazione, di racconto e di futuro. Non lasciamo che diventi solo un bene immobiliare, ma facciamolo diventare un vero polo nazionale dell’audiovisivo.
L’Amministrazione comunale informa le famiglie che dal 1° maggio al 15 maggio 2026 sarà possibile presentare istanza di nuova iscrizione ai nidi comunali cittadini per l’anno educativo 2026/2027. La procedura, come previsto dall’avviso predisposto dall’Ufficio Pubblica Istruzione, dovrà essere effettuata esclusivamente online tramite piattaforma dedicata e con accesso mediante SPID.
Le domande potranno essere inoltrate a partire dalle ore 8 del 1° maggio e fino alle ore 23:59 del 15 maggio da parte del genitore, del tutore o dell’affidatario del minore. Nella compilazione dell’istanza dovrà essere indicata una sola preferenza tra i due nidi comunali, secondo le modalità riportate nell’avviso pubblico. Tutti i requisiti dichiarati dovranno essere posseduti alla data di scadenza del bando e non saranno ritenute valide richieste trasmesse con modalità differenti da quella telematica prevista dall’Ente.
L’apertura delle iscrizioni rappresenta un passaggio importante per consentire alle famiglie di programmare con serenità il prossimo anno educativo e per garantire ai bambini l’accesso a servizi per la prima infanzia qualificati, strutturati e attenti ai bisogni educativi e relazionali dei più piccoli.
“Investire sui servizi educativi per la prima infanzia significa investire sul futuro della nostra comunità – dichiara l’Assessore all’Istruzione Stefania Tinti –. I nostri nidi comunali rappresentano presìdi fondamentali non solo dal punto di vista pedagogico, ma anche sotto il profilo sociale, perché aiutano concretamente le famiglie nella conciliazione tra vita lavorativa e cura dei figli. Invitiamo tutti gli interessati a prendere visione dell’avviso e a presentare domanda nei termini previsti.”
L’Amministrazione ricorda inoltre che nelle scorse settimane si sono svolti anche gli open day delle strutture comunali, pensati proprio per offrire ai genitori la possibilità di conoscere da vicino gli ambienti educativi, il personale e l’offerta formativa dei servizi per la prima infanzia della città.
Tutte le informazioni dettagliate, il link per la presentazione della domanda e la documentazione necessaria sono consultabili sul sito istituzionale del Comune di Civitavecchia.
Ennesimo atto vandalico di matrice neofascista: questa mattina l’Istituto Mattei di Cerveteri si è trovato con scritte d’odio e porte antincendio di sicurezza forzate.
Al momento i danni stimati ammontano a 20 mila euro, come risulta dal sopralluogo dei tecnici di Città metropolitana sul posto.
“Ancora una volta un vile attacco alle istituzioni, con un serio danneggiamento alle porte antincendio che garantiscono la sicurezza dell’edificio.
Non ci stanchiamo di ribadire che – al di là della gravità del messaggio, che porta con sé impronte ideologiche estremiste, volgarità e offese alla scuola e alle istituzioni democratiche tutte – si tratta di danni alle infrastrutture scolastiche che solo a costo di grandissimi sforzi economici Città metropolitana cerca di garantire per tutte le scuole su cui ha competenza.
Il quadro è sempre quello di una scarsità di risorse disponibili: da quando ci siamo insediati abbiamo fatto il possibile per destinare risorse interne e fondi PNRR all’adeguamento degli spazi, alla costruzione di nuove aule, alla messa in sicurezza degli edifici e degli impianti sportivi, per garantire il diritto allo studio alle migliaia di studenti e studentesse dei licei e degli istituti superiori di Roma e Provincia. Così come da anni sollecitiamo Regione e Governo a stanziare ulteriori fondi per permetterci di andare a colmare tutte le carenze e poter intervenire anche in via straordinaria sulle emergenze.
I danni non sono mai gratuiti, e ai disvalori che portano con sé questi messaggi d’odio si aggiungono i costi economici che ci costringono a intervenire per restituire spazi sicuri alla comunità scolastica. La nostra piena solidarietà va alla preside Loredana Cherubini e a tutti gli studenti”, commenta con sdegno il Consigliere metropolitano delegato a Scuole, edilizia scolastica e formazione Daniele Parrucci.
C’era una volta, in un Comune lontano, un giardino che apparteneva a tutti e a nessuno. Lì le piante crescevano come volevano e potevano, inseguendo solo la propria forza. Alcune si allungavano e si allargavano, fino a divorare la luce delle altre, oscurandole, facendole deperire e morire prima del tempo; altre si arrampicavano stringendo forte chi avevano accanto; altre ancora sottraevano il nutrimento dal terreno prima che le vicine potessero farlo o addirittura lo sottraevano direttamente alle altre.
In quel giardino tutte le piante erano libere di fare ciò che volevano, se avevano la forza o l’astuzia per farlo, ma nulla era giusto perché nessuna aveva la libertà di vivere serenamente. Perfino le più robuste vivevano nell’inquietudine: ogni giorno era una lotta per prevalere, non per fiorire.
Il giardino produceva pochi fiori e quei pochi si piegavano presto; i frutti, quando arrivavano, erano piccoli e malaticci, stanchi, come se avessero dimenticato il sapore della vita.
Un giorno i cittadini compresero che quel giardino non era libero, era soltanto abbandonato al caos, e decisero che meritava un destino diverso: doveva diventare un luogo forte, armonioso, pieno di colori, dove bambini e ragazzi potessero correre, giocare, respirare bellezza. Per farlo, però, occorreva decidere regole capaci di aiutare ogni pianta a crescere senza soffocare le altre.
Furono chiamati i giardinieri più saggi, esperti e preparati, i quali si riunirono, osservarono il terreno, ascoltarono il vento, seguirono il cammino del sole. Capirono che la libertà, senza limiti, non è libertà, ma una giungla dove il più forte divora il più debole. Che le regole non sono muri da abbattere, ma servono a distribuire ciò che altrimenti qualcuno prenderebbe tutto per sé. Che non servivano a spegnere la luce di qualcuno, ma a far sì che ogni pianta avesse il proprio raggio di sole. Decisero, quindi, di scrivere insieme i precetti da consegnare ai cittadini per proteggere il giardino e fare in modo che tutte le piante potessero vivere serenamente.
Così scrissero i primi precetti: ogni pianta ha diritto alla luce, ogni albero ha diritto all’acqua, ogni seme ha diritto di provare a diventare grande. Nessuna pianta doveva più essere calpestata o lasciata al buio solo perché diversa.
Poi stabilirono chi avrebbe fatto cosa: alcuni giardinieri avrebbero preparato il terreno; altri avrebbero vigilato, perché nessuno strappasse le foglie altrui; altri ancora avrebbero custodito la sicurezza del giardino. Così nessuno avrebbe potuto comandare da solo o decidere tutto per gli altri.
Poiché il futuro è sempre una terra da scoprire, i giardinieri scelsero anche i valori che avrebbero guidato ogni nuova decisione: pace, libertà, rispetto, solidarietà, lavoro. Erano le radici profonde da cui far nascere regole nuove, quando sarebbe stato necessario: una mappa che indicava i sentieri da seguire quando il giardino avrebbe incontrato stagioni nuove e sconosciute.
Da quel giorno, ogni volta che spuntava una nuova piantina, qualcuno le sussurrava:
“Non avere paura. In questo giardino c’è un posto anche per te.”
Così il giardino tornò a crescere, stagione dopo stagione, protetto da una recinzione di regole non fatta per chiudere, ma per abbracciare, per custodire la libertà di tutti: la Costituzione, l’unico testo che può dire NO perfino a chi comanda.
Appena finite le riprese della fiction “Mamma non mamma” con la bravissima Gabriella Pession
CANALE MONTERANO – Con il ritorno della bella stagione si torna a girare all’Antica Monterano. I primi ad arrivare sono stati quelli di Rai Fiction per le riprese di una serie che dovrebbe chiamarsi “Mamma non mamma”. Si tratta di una novità assoluta per la TV di Stato, per un totale di otto episodi, in onda per quattro settimane su Rai 1.
Protagonista del progetto è Gabriella Pession (Conte di Montecristo, Those About to Die, La Porta Rossa e Tell Me Lies, Orgoglio, Capri, etc.), che è non solo l’attrice protagonista, ma anche una delle ideatrici della serie: Gabriella, nei panni di Margherita, è una donna quarantenne di successo che all’improvviso si ritrova sola con due figli da crescere.
La fiction, diretta da Giulio Manfredonia (Qualunquemente, Tutto tutto, niente niente, etc.) verte intorno al tema della maternità ed ha, nel cast, Giorgio Marchesi (Un passo dal cielo, Braccialetti rossi, La sposa, Acab, etc.).
A salutarli, nel fare gli onori di casa, c’erano il Sindaco Alessandro Bettarelli, il Vice Sindaco Fabrizio Lavini e il Direttore della Riserva Monterano Stefano Ciferri, che hanno ringraziato la Produzione (Endemol per Rai Fiction) per aver scelto la nostra bellissima area protetta e stretto contatti per nuove e future collaborazioni.
Introdurre persone con disabilità nel mondo dello sport per un reinserimento concreto nella società civile, in un perfetto connubio tra normodotati e disabili. È il fine primario dell’associazione sportiva dilettantistica Aida, acronimo che sta per Associazione italiana diversamente abili. Il sodalizio dal 2013 promuove in tutta Italia diverse discipline sportive, principalmente il tiro con l’arco, che conta 33 atleti iscritti, ma anche tennis tavolo, calcio balilla, atletica leggera, motociclismo, calcio, ecc. Tra gli associati, due campioni italiani, cinque vice campioni italiani e i titolari di svariati titoli regionali.
L’associazione sportiva amplia ora i propri orizzonti con i corsi di karate, iniziativa che mira a coniugare l’eccellenza tecnica con i valori etici che da sempre contraddistinguono il sodalizio. La nuova sezione dell’arte marziale giapponese nasce con l’obiettivo di offrire a bambini, ragazzi e adulti uno spazio dove la preparazione fisica viaggi di pari passo con il rispetto per l’avversario e l’autodisciplina.
I corsi, che si terranno a Roma e a Cerveteri, sono strutturati per fasce d’età e livelli di competenza, e spaziano dalle basi per i più piccoli fino allo studio avanzato dei Kata (forme) e del Kumite (combattimento). Nel dettaglio, il settore giovanile include un focus sulla coordinazione motoria, l’attenzione e il gioco-sport, mentre il percorso per gli adulti è dedicato al benessere psicofisico, alla difesa personale e alla filosofia marziale. Non manca il settore agonistico per chi desidera mettersi in gioco nel circuito delle competizioni regionali e nazionali.
“L’ingresso del karate nella famiglia Aida rappresenta un tassello fondamentale della nostra missione – dichiara Annalisa Insardà presidente dell’associazione. “Lavoriamo perché il Dojo diventi un luogo di aggregazione sana, dove ogni atleta possa scoprire il proprio potenziale, superando i propri limiti in un ambiente sicuro e stimolante”. Le fa eco la vicepresidente di Aida onlus Diana Di Maio, che ha voluto inserire questa disciplina nel ventaglio dell’offerta sportiva: “Da sempre lavoriamo per fare interagire nello sport ragazzi senza differenze e speriamo in futuro di inserire altre discipline”.
La missione dell’associazione, che affianca e armonizza normodotati e disabili anche attraverso gare ibride, è principalmente quella di abbattere muri recuperando la sana filosofia dello sport, che incarna anche passione e integrazione.
La guida degli atleti sul tatami è affidata al Maestro Khalid Aboujid. La direzione tecnica ha già pianificato un calendario ricco di seminari, esami di grado e incontri con maestri di fama, per garantire un aggiornamento costante e un alto standard qualitativo. “Ogni parata che perfezionate è una difesa contro i vostri dubbi, ogni kata che ripetete fino allo sfinimento è una vittoria sulla vostra pigrizia. Non cercate di essere migliori degli altri; cercate di essere migliori dell’uomo o della donna che eravate ieri quando siete entrati da quella porta – evidenzia Aboujid, uno dei nomi più noti nel settore.
Importante il ruolo del parakarate, adatto sia alle disabilità fisiche sia a quelle neurocognitive, prevedendo l’esecuzione dei kata con precisione, espressività e potenza, come evidenzia Reno Insardà, presidente di Aida onlus Odv.lla sezione karate.