30 Aprile, 2026
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La pericolosa deriva del nostro Paese. Buon 1° Maggio 2026

Il 2026 aveva tutte le carte in regola per essere un anno nel quale recuperare lo stallo dell’economia dovuto alla pandemia del Covid, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, la guerra in medio oriente, tante altre e alle conseguenti sanzioni applicate dai paesi occidentali come elemento di contrasto allo sforzo finanziario della Russia stessa.

L’azione del governo Draghi, formatosi con una maggioranza inedita con la sola opposizione di Fratelli d’Italia, chiamato ad affrontare una situazione di emergenza, in poco più di un anno aveva creato i presupposti per far si che l’Unione Europea concedesse all’Italia un cospicuo finanziamento, più di 200 mld di euro (PNRR). È riuscito anche mettere in evidenza alcuni temi fondamentali che si trascinavano sui tavoli delle istituzioni europee, costruendo un rapporto paritario con Francia, Germania e USA.

L’accelerazione impressa alla crisi di governo su temi-pretesto (il termovalorizzatore di Roma) data dal Movimento 5 stelle, seguito dalla Lega e da Forza Italia, ha interrotto l’azione di governo e ha fatto segnare una battuta di arresto all’azione stessa del governo e alla crescita del Paese.

Ci troviamo quindi a dover affrontare un periodo che si prospetta altamente critico con un governo nel pieno delle sue funzioni e con le forze politiche, responsabili di questa situazione, che annunciano cambiamenti profondi nell’assetto istituzionale del nostro Paese, primo fra tutti una non meglio precisata forma di presidenzialismo che necessiterebbe invece un lungo periodo di riflessione in tutto il Paese e non in una parte di esso.

Come Associazione “L’agone nuovo”, a livello locale territoriale, abbiamo sempre cercato di dare voce al campo “progressista” della Società e anche questa volta non ci tiriamo indietro ponendo sul tavolo alcune questioni che l’attuale governo dovrà affrontare e che pensiamo gli elettori/lettori del nostro giornale dovranno tenere in considerazione, nel momento in cui si recheranno alle urne.

 

Riteniamo che per la situazione attuale, il governo dovrà essere coerente ai criteri con cui è stato stilato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, primo fra tutti la Transizione Ecologica necessaria a ridurre progressivamente (non lentamente) l’uso delle fonti fossili per la produzione di energia. Tale transizione è imprescindibile per dare un contributo concreto all’inversione del fenomeno del riscaldamento globale.

 

Le cronache di questi giorni ci mostrano in modo lacerante che siamo ancora lontani dall’aver risolto le questioni che riguardano il coinvolgimento paritario di tutti i cittadini alla gestione della cosa pubblica. Ci si riferisce alla “questione femminile”, è arrivato il momento in cui la realizzazione personale non deve essere condizionata dal genere, siamo tutti uguali, indipendentemente dall’identità sessuale a cui ci sentiamo di appartenere. Azioni concrete vanno intraprese in questo senso sia nel contrasto vero e proprio alle discriminazioni di genere e sia nella emancipazione da quella cultura che ancora tende ad etichettare le persone assegnando ad esse una definizione di genere.

La scuola e la famiglia sono fondamentali per tale processo di emancipazione culturale. Dobbiamo quindi fare molta attenzione ai programmi sulla scuola e sulla famiglia che le forze politiche ci propongono. Lo stesso concetto va applicato anche a quelli che alcune forze politiche ritengono “diversi”, per il diverso colore della pelle, per la diversa cultura o per la provenienza. Chi pensa alla possibilità di organizzare dei blocchi navali come mezzo di contrasto agli epocali processi migratori dei popoli, processi indotti dalle carestie, dai fenomeni di desertificazione e dalle guerre, non merita la nostra attenzione.

 

Concludo dicendo che ogni atto politico deve mirare al soddisfacimento delle persone e deve essere finalizzato alla partecipazione democratica per far si che ognuno si senta orgogliosamente cittadino della Repubblica. È necessario inoltre una particolare attenzione agli strumenti dell’informazione, perché siano parte integrante dell’azione di governo volta a migliorare nei cittadini la comprensione  e la condivisione delle soluzioni di volta in volta adottate. Meritiamo infatti un paese “normale”, in cui poter condividere i valori fondamentali su cui è basata la nostra Repubblica.

 

Giovanni Furgiuele Redazione L’agone

 

 

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