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La libertà di amare (parte 2 di 3)

Un ponte tra due mondi tenuti lontani

Eppure, mentre l’amore colmava ogni spazio, Bai Suzhen custodiva dentro di sé l’origine celata. Per timore che Xu Xian avesse potuto abbandonarla, non gli aveva mai rivelato la sua vera natura. Conosceva troppo bene la fragilità del cuore umano, la sua inclinazione a temere ciò che non riesce a comprendere. Sapeva che la società, guidata dall’ignoranza e dalle leggi celesti, avrebbe condannato la sua esistenza, anche se in lei ardeva un amore così puro da piegare le stelle.

La legge divina vietava agli spiriti di unirsi agli esseri umani e svelare la sua origine sovrannaturale avrebbe significato perdere tutto: l’intimità costruita giorno dopo giorno, la gioia semplice dei gesti quotidiani, il rifugio trovato nel sorriso di Xu. Così Bai continuò a tacere. In quel silenzio vi era dolore, ma anche speranza, la speranza che l’amore bastasse a proteggere, a sorreggere, a salvare.

Il loro matrimonio viveva sotto cieli benevoli e il tempo sembrava fiorire attorno a loro. La farmacia, che avevano aperto insieme, prosperava, e la gentilezza con cui Bai curava i malati veniva attribuita a una saggezza rara, mai sospettata d’essere soprannaturale. Ma con i suoi poteri, curava ciò che nessun medico poteva guarire. Xu Xian, ignaro, era felice. Erano custodi della felicità altrui: la farmacia era il rifugio per chi soffriva e Bai si sentiva viva come non mai.

In quel tempo di armonia, un altro miracolo si affacciò nel loro destino: dentro di lei cresceva anche una nuova speranza: un figlio che avrebbe portato avanti la verità nascosta dell’amore tra cielo e terra. Bai era incinta. Una vita nuova cresceva dentro di lei, non solo come frutto dell’amore, ma come ponte tra due mondi tenuti lontani dalla legge. Il cuore di Bai si riempì di una dolcezza inquieta: avrebbe potuto proteggere il bambino da quel mistero custodito che aleggiava sopra di lei come una nebbia sottile che non si posa ma avvolge?

 

Fra due veri amanti non possono esistere segreti

Ma un evento tanto straordinario, quanto la trasformazione di uno spirito in donna, non poteva restare invisibile ai custodi dell’ordine celeste. Il sapiente e zelante Fahai, “Oceano della Legge”, il monaco del Tempio di Jinshan, cominciò a osservare con crescente inquietudine ciò che accadeva a Hangzhou. Le guarigioni miracolose, i sussurri di pazienti sanati senza medicina, la luce che sembrava avvolgere la farmacia come una benedizione era tutto troppo sospetto: indicava certamente la presenza di un potere non terreno presente in Bai.

Fahai, asceta devoto e interprete inflessibile della legge divina, non era animato da malizia, ma dalla convinzione assoluta di agire nel giusto. Per lui, il mondo era un equilibrio fragile, sorretto da regole antiche, dove ogni infrazione avrebbe potuto generare caos. La sua convinzione era che l’unione tra umano e spirito era proibita non per punizione, ma per protezione. Così, armato del fervore che solo la fede sa infondere, decise di intervenire.

Una mattina, si presentò a casa di Xu Xian, mentre Bai era a curare un malato, come chi porta una verità scomoda, ma inevitabile. Con voce grave, gli parlò della possibile vera natura di Bai Suzhen, rivelandogli che ella non poteva essere una semplice donna, ma certamente uno spirito millenario, forse un serpente che aveva infranto il confine tra il visibile e l’invisibile. “La vostra unione” disse, “non è benedetta dal Cielo. È un’illusione che potrebbe spezzare l’armonia tra i mondi”.

Xu Xian sentì il terreno tremare sotto i piedi. Le parole del monaco lo colpirono come una tempesta improvvisa. Come poteva credergli? L’amore, profondamente ricambiato, che Bai aveva per lui era limpido, vivo, radicato in ogni gesto. Lei lo aveva sempre guardato con verità negli occhi. Lo aveva amato con una dolcezza che nessuna menzogna avrebbe saputo imitare. “Fra due veri amanti non possono esistere segreti” rispose Xu, con voce spezzata dall’orgoglio e dal dolore, e cacciò il monaco con forza.

Ma Fahai, prima di andarsene, lasciò un dono: una bevanda che avrebbe mostrato la vera natura di chi l’avesse bevuta. “Non vi chiedo fede” gli sussurrò “solo di aprire gli occhi” e se ne andò.

 

Quando il silenzio non protegge

Con quel liquido ambrato nelle mani, Xu Xian restò solo, incerto tra la fiducia e il timore, tra l’amore e il dubbio che iniziava a insinuarsi come vento tra le crepe di un muro che si credeva solido. Quell’intero giorno, Xu Xian camminò in casa come un uomo senza ombra né pace. I pensieri si infiltravano come pioggia in una crepa, e in ogni goccia si rifletteva una domanda: come poteva, la madre di suo figlio, averlo mai tradito non rivelandogli la sua vera natura? Chi aveva sposato davvero? La madre del figlio che portava in grembo, la donna che lo aveva curato, lo aveva amato, lo aveva ascoltato con una dedizione che pochi sanno donare, poteva avergli nascosto una verità così profonda?

Il dubbio era una lama sottile che tagliava piano, senza clamore. Era travolto dal dolore e dalla paura, attratto da una spirale di dubbi.

Xu la guardava, ormai era sera, allegra, ignara, mentre si preparava per la notte con le sue solite, adorate, morbide, candide vesti. I suoi movimenti leggeri, la gioia quieta nel sorriso, lo ferivano e lo consolavano insieme. Come poteva essere ciò che Fahai diceva? Uno spirito? Un serpente? Una menzogna travestita da amore? Non era possibile!

Poteva invece Fahai avere mentito visto che il popolo ora si rivolgeva maggiormente alla farmacia piuttosto che al tempio? Poteva, quella bevanda, semplicemente essere veleno per uccidere chi, con le erbe e le parole dolci, guariva i sofferenti.

Eppure, il monaco non era un uomo qualunque. Fahai era custode delle leggi celesti, e Xu sapeva che non avrebbe mai infranto la più sacra: quella del rispetto della vita. Forse la bevanda non era veleno, ma verità liquida.  Se davvero Bai Suzhen era ciò che nascondeva, bisognava guardarla negli occhi, non per accusarla, ma per capire.

Per un istante, Xu Xian pensò di gettare via il contenuto, di lasciar scivolare tutto via in nome della pace. Ma capì che il silenzio non avrebbe guarito, né protetto. Si decise, con mani tremanti e cuore sospeso, versò la bevanda nel bicchiere di vino Xionghuang. Non lo offrì a Bai: lo condivise con lei. Nessuna accusa, nessun ricatto. Solo la scelta di bere insieme, per affrontare, nell’unione, qualunque verità potesse emergere, per condividerne l’eventuale destino: vivere o morire, ma insieme e conoscere finalmente la verità.

Lei lo guardò, stupita: la festa delle barche del drago era ormai terminata. Nei suoi occhi non c’era paura, ma fiducia. Mentre le labbra si sfioravano al bordo dello stesso calice, Xu Xian pensò che qualunque fosse il volto nascosto di Bai, lui lo avrebbe guardato senza fuggire. Perché l’amore non è cieco: è il coraggio di vedere, e restare.

 

Il suo amore era divenuto eterno

Quella sera si erano addormentati abbracciati dal silenzio, con il cuore tranquillo e la serenità che nasce dall’intimità vera. Il dolce bicchiere era stato bevuto insieme e l’amore sembrava averli protetti da ogni dubbio. Nella notte, quando il mondo tace e le verità più antiche si svelano, Xu Xian si destò sentendo Bai che lo abbracciava ancora, come quando si erano addormentati. Alla luce della Luna si volse a guardarla, forse per cercare pace tra le pieghe del suo volto. Ma ciò che vide lo fece inorridire. Al posto delle braccia della sua amata Bai Suzhen, sulla sua pelle si appoggiava il corpo maestoso di un serpente bianco che lo avvolgeva con spire silenziose. Non ostili, ma reali. Il terrore gli strinse il petto prima della comprensione. Urlò e il grido fu un colpo secco nel cuore. Il respiro gli mancò. Il dolore non veniva dal veleno, ma dalla verità e il suo cuore si fermò.

Bai Suzhen si destò di colpo, come chi sente l’anima dell’amato spezzarsi. Vide Xu immobile, il volto pallido come il loto sotto la neve. E non vi fu tempo per spiegazioni, per parole gentili, per confessioni. Vi fu solo amore, puro e disperato. Con le mani tremanti lo scosse, lo chiamò, gli parlò col nome che solo lei gli dava. Cercò tra erbe e conoscenze millenarie una cura impossibile, ma le leggi dell’anima avevano già pronunciato il verdetto.

Fu allora che comprese ciò che doveva fare. Rinunciò a ciò che l’aveva resa immortale: ai poteri che aveva coltivato per secoli, alla luce che vibrava nel suo spirito. Come offerta sacrificale, versò la sua forza nel corpo di Xu Xian, non per obbligo, ma per amore. Nel buio, divenuto liquido e avvolgente, una luce tenue si accese attorno a Xu. Il respiro tornò a fluire e il suo petto si sollevò come dopo un lungo pianto.

Bai restò lì, esausta, svuotata, ma viva. Non più una divinità in forma umana, ma solo una donna, con il cuore trafitto e la speranza ancora accesa. Aveva scelto l’amore sopra la gloria, la vita dell’altro sopra la propria essenza. In quel gesto, il suo amore era divenuto eterno.

 

Diventava leggenda perché aveva scelto di essere sé stessa

Il silenzio che seguì alla rivelazione fu più assordante di ogni grido. Xu Xian, al risveglio, trovò la vita dentro di sé, restituita dal sacrificio di Bai, ma non la pace. Nei suoi occhi, colmi di dolore, si rifletteva non il volto dell’amata, ma l’ombra di un dubbio che non riusciva a dissipare. Fu sopraffatto da una sensazione insostenibile: il senso di essere stato ingannato, privato della verità da colei che amava più di ogni altra cosa.

Non fu rabbia, ma smarrimento. Un’esplosione silenziosa che lo spinse lontano, incapace di restare accanto a Bai. Fuggì. Non sapeva dove, né se sarebbe tornato. Lasciò dietro di sé l’amore, i sogni, e la donna che, ancora una volta, gli aveva donato la vita.

Bai Suzhen rimase sola. Devastata. Non dalla fuga di Xu, ma dal vuoto che le aveva lasciato nel cuore. Non era stato il suo potere a salvarlo, ma il suo amore: quello stesso amore che ora era stato respinto. La perdita della fiducia di Xu Xian fu la ferita più scura, più profonda della morte stessa.

Si domandò se l’amore possa davvero trascendere le forme. Se un serpente che ama possa diventare veramente donna. Se, nel tentativo di vivere come gli umani, non avesse ignorato il destino che le era stato cucito addosso dall’Universo. Se, forse, era stata egoista. Se aveva desiderato troppo: non solo la vita tra gli uomini, ma anche la bellezza del sentirsi amata, della maternità, della quotidianità terrena.

Fahai ora sapeva e Lei sarebbe stata condannata dalla società e dalla legge, cacciata via per sempre, senza poteri e senza amore.

Fu allora che comprese che la gravidanza non era più solo attesa, ma simbolo. Simbolo del futuro, della speranza, della riconciliazione possibile tra mondi che si evitano da sempre. Il figlio che portava in grembo non era solo carne e sangue, ma un ponte di luce tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.

Divisa tra l’amore che sanguinava e il rispetto delle leggi cosmiche che le imponevano di restare lontana, comprese che non poteva più restare in silenzio. Non era tempo di nascondersi. Era tempo di affrontare Fa Hai e lottare per il suo diritto. Non per vendetta, ma per il diritto di amare. Doveva presentargli le ragioni del cuore in conflitto con le leggi tradizionali, aprire la strada a una nuova concezione che permetta di unire il mondo degli spiriti con quello degli umani. Anche il suo eventuale sacrificio avrebbe potuto essere il primo passo per il cambiamento. Se si fosse nascosta o fosse fuggita, l’amore sarebbe stato ancora sconfitto.

Il confronto e l’eventuale battaglia imminente non avrebbero avuto solo incantesimi e pioggia di fuoco: sarebbe stata una rivendicazione del cuore contro il dogma, del sentimento contro la legge. Bai Suzhen non avrebbe combattuto come spirito, ma come madre, come donna, come voce che reclama il diritto di amare senza paura.

Non si trattava più solo di una questione personale, era l’eco di ogni essere che abbia mai cercato di sfuggire al ruolo imposto, di farsi spazio tra ciò che uno è e ciò che il mondo gli impone di essere. Bai Suzhen diventava così leggenda, non perché soprannaturale, ma perché aveva scelto di essere autentica.

 

Per leggere la terza e ultima parte

Se volete leggere dall’inizio

 

Riccardo Agresti

La libertà di amare (parte 1 di 3)

La libertà di amare

Durante la dinastia Tang (618–907) si diffondono le prime versioni orali e scritte di una storia incredibile, divenuta la più nota in Cina e non solo. Una delle storie più affascinanti e durature della mitologia cinese. Meno di un millennio dopo diviene uno dei drammi più celebri del repertorio dell’Opera di Pechino. Sarà ripresa innumerevoli volte, evolvendola e modificandone anche il messaggio sotteso dal confronto tra Bai Suzhen, spirito serpente bianco che assume forma umana per vivere tra gli uomini e sperimentare l’amore, e Fahai, il monaco buddista che rappresenta la legge, la religione e il potere istituzionale.

Questa leggenda è molto più di una storia d’amore: è una riflessione sulla libertà di amare, sul coraggio di sfidare le regole e sulla forza del sentimento autentico. Esplora temi come l’amore proibito, il sacrificio, la lotta tra bene e male ed il discernimento fra ciò che si crede sia bene e ciò che è male.

 

Il Sogno del Serpente Bianco

Tanto tempo fa, o forse in un’epoca eterna, esistevano spiriti antichi, creature nate dalla natura stessa e risvegliate dalla forza della meditazione. Non erano demoni, né ombre malvagie. Erano serpenti, volpi, gru, tigri … esseri che, attraverso la coltivazione spirituale, avevano abbandonato la mera istintualità per raggiungere la coscienza, la magia, il cuore pulsante dell’umanità.

Queste entità non cercavano dominio né distruzione, ma desideravano ardentemente vivere tra gli uomini. Alcune volevano sentire il fremito dell’amore, altre sanare vecchi debiti del karma, altre ancora semplicemente sfiorare il calore di una carezza umana.

Tra loro vi era Bai Suzhen, uno spirito serpente dalla volontà incrollabile, che aveva trascorso secoli immersa nelle arti taoiste e buddhiste per spezzare i limiti della sua forma originaria. Nata dall’acqua e dall’eterno, ma nutrita dal sogno di diventare donna, Bai camminò infine tra gli uomini con passo leggero e cuore intenso.

La sua storia non è solo leggenda: è una sfida alle leggi celesti, alle rigide convenzioni mortali, al confine sottile che separa l’umano dal divino. È il racconto di una trasformazione che interroga il senso stesso dell’essere e ci invita a chiederci: cosa significa davvero essere umani?

 

Cosa accade nel cuore di chi ama?

Dopo secoli trascorsi nell’immobilità del silenzio sacro, Bai Suzhen, il Serpente Bianco, e la sua compagna Xiao Qing, spirito verde e fedele alleata, interruppero la lunga meditazione spirituale. Dal maestoso Monte Emei, dove il taoismo e il buddhismo si fondono come nebbia e vento, le due creature decisero di scendere nella valle degli uomini, spinte da un desiderio antico: capire il cuore umano, vivere il battito delle emozioni che tra gli immortali restano solo sogni lontani.

Sulle rive del Lago dell’Ovest, a Hangzhou, dove l’acqua riflette il cielo come uno specchio incantato, i due serpenti si muovevano circospetti affinché i mortali non li notassero, ma spesso, chi teme i grandi pericoli, non si avvede di quelli minori. I passi di un uomo erano nei loro pressi e, nel panico di quel contatto imprevisto, Bai Suzhen scivolò tra le foglie umide con un guizzo frenetico. Il suo corpo serpeggiante tentò di infilarsi tra radici e sassi, come ombra spinta dal vento, ma nell’impeto, una pietra affilata le lacerò la pelle argentea. Un sibilo acuto le sfuggì involontario, simile al fruscio di foglie ferite: non era solo dolore, era vergogna, era allarme. Si contorse brevemente, il movimento ora goffo e rallentato, mentre una sottile stilla di sangue fluiva dalla ferita brillando come rugiada lunare.

L’uomo era un giovane studioso, Xu Xian, un erborista in cerca di erbe medicinali. Il suo sguardo curioso e la mano che si tendeva alla raccolta, divennero immediatamente strumenti di sopravvivenza e di minaccia: scorti i due serpenti, temendo per la sua vita, si era preparato a colpire per difendersi.

Ma le due creature rimasero immobili, non lo attaccarono, anzi Xiao Qing gli si rivolse con voce sottile e tremante, chiedendo pietà. “Che male possiamo farti?” pianse il serpente verde “Noi non combattiamo gli uomini e la mia compagna è ferita!”.

Nonostante la sua esitazione iniziale, Xu Xian provò una fitta di compassione per la creatura ferita e decise di offrirle aiuto. Si prese cura delle sue ferite delicatamente e con gentilezza, usando una delle erbe raccolte. Con suo grande stupore, vide che il serpente si riprese miracolosamente. Xu Xian rimase interdetto, si fermò, le guardò e le lasciò libere di vivere.

Quel gesto di compassione, semplice e puro, si impresse nel cuore di Bai come un’incisione eterna. Mai, in secoli di esistenza, aveva sentito una vibrazione simile: non paura, non potere, ma pietà. Il suo cuore si aprì, e in lei nacque la volontà di mutare, di scoprire il mondo non più da semplice osservatrice, ma da donna.

Xiao Qing tentò inutilmente di dissuaderla. Il contatto tra il mondo degli spiriti e quello degli umani era vietato da leggi divine. Il pericolo era per entrambi, che fossero stati spiriti o umani. Ma Bai non poteva demordere. Così, attraverso l’arte della metamorfosi, che non cancella l’origine, ma ne esalta la verità, Bai divenne una giovane di bellezza disarmante, la grazia scolpita dalla saggezza, la gentilezza permeata da secoli di silenziosa contemplazione. Ma sotto la pelle di seta e gli occhi profondi, il serpente continuava a vegliare nel profondo, custodendo poteri che l’uomo non può comprendere. Xiao Qing avrebbe potuto lasciare Bai al suo destino, ma una compagna non abbandona la sua amica e, per proteggerla, segue Bai trasformandosi anch’essa in una giovane vestita di verde, il colore che solo le più belle ardiscono indossare.

Ma quale pericolo può correre chi vuole solo sapere che cosa accade nel cuore di chi ama?

 

Il giuramento degli sguardi

Se il primo incontro era stato un soffio del caso, il secondo fu una sinfonia celeste del destino. Non più solo curiosità, ma un richiamo antico, come se l’universo avesse deciso di riscrivere le sue traiettorie per far combaciare due cuori. I due serpenti, ora donne, passeggiavano lungo le rive del Lago dell’Ovest. Nel loro cammino, Xiao Qing restava qualche passo dietro a Bai Suzhen, come il vento che non si fa vedere, ma regge le ali del volo. Nei suoi occhi, uno scintillio attento: non di gelosia, ma di premura. Sapeva che il cuore di uno spirito rischia molto nello sfiorare un sentimento umano.

Era una sera umida di primavera, quando il crepuscolo si fonde con le brume leggere che danzano sull’acqua del lago. Ogni cosa pareva sospesa in una quiete incantata: le luci tremolanti delle lanterne galleggianti, il sussurro dei salici cullati dal vento, e l’eco lontana di un guqin suonato da mani invisibili. Anche Xu Xian passeggiava, assorto nei suoi pensieri, come chi cerca qualcosa che non sa di inseguire. Eppure, quella notte, nell’aria aleggiava un profumo diverso, una nota tenue ma irresistibile, come se il tempo stesso avesse trattenuto il respiro.

Sotto un salice che pareva piangere gioia, apparve lei. Bai Suzhen, eterea e luminosa, con il volto così delicato da sembrare dipinto col primo sospiro della rugiada. I suoi occhi, vasti e silenziosi, custodivano la malinconia di secoli e la dolcezza di una primavera che non finisce mai. I loro sguardi si incrociarono, non come due estranei, ma come due anime che si riconoscevano prima ancora di parlarsi. Un sorriso timido, e il mondo cambiò forma.

Dal primo passo insieme nacque un cammino. Le passeggiate lungo il lago si riempirono di parole leggere, le parole si fecero confidenze, le confidenze divennero gesti, e i gesti carezze sottili come brezze d’aprile. Si innamorarono con la silenziosa intensità di chi non ha bisogno di promettere. Ogni sguardo era già un giuramento.

Il loro amore non fu rumoroso, ma potente. Era un’armonia che risuonava nei petali del loto bianco quando, una volta l’anno, decide di fiorire: raro, puro, destinato. In quel fiorire, Bai Suzhen trovò non solo la grazia dell’amore umano, ma la verità che nemmeno l’immortalità può insegnare.

 

Anche gli spiriti possono essere amati

Nel fluire dei giorni, l’amore fra Bai Suzhen e Xu Xian non si limitò a sorrisi e passeggiate: fu un lento dischiudersi, come il bocciolo che percepisce la carezza del sole e si apre al mondo. Ogni parola scambiata era una rivelazione. Ogni gesto una promessa sussurrata. Xu parlava di radici, di erbe con poteri curativi, del modo in cui la Terra nasconde i suoi segreti nel verde. Bai lo ascoltava con occhi che brillavano di meraviglia, scoprendo negli umani una dolcezza che i testi sacri non avevano mai saputo narrare.

Di notte, Bai tornava in riva al lago, dove l’acqua conosceva il suo vero nome, e interrogava le stelle: “Com’è possibile che un solo cuore possa racchiudere tanta luce?” Era la scoperta della vulnerabilità, quella forma di forza che solo l’amore autentico può generare. Xu, ignaro della natura ultraterrena di Bai, la vedeva come una giovane saggia e misteriosa, capace di comprendere gli affanni degli uomini con un’empatia rara. Le offriva la sua presenza, non come dono, ma come rifugio.

Lei, che per secoli aveva conosciuto solo il silenzio delle montagne e il linguaggio del vento, imparò a sorridere per cose semplici: una tazza di tè condivisa sotto la pioggia, il profumo del riso appena cotto, la voce di Xu che recitava antichi versi per farla ridere. L’amore si diffuse come nebbia dorata e silenziosa. Non aveva bisogno di essere dichiarato, perché già esisteva in ogni sguardo che si posava sull’altro come un petalo sulla pelle.

In quei momenti, Bai si chiedeva se la sua trasformazione fosse avvenuta davvero per cercare la vita umana o per trovare quel giovane che, con un solo gesto di pietà, le aveva svelato che anche gli spiriti possono essere amati. Il legame fra loro divenne più forte delle origini, più vero delle apparenze, più eterno del tempo. Era l’incontro tra la magia e il cuore, tra il destino e il desiderio.

 

Il filo che lega alla verità

Il tempo, che fino a quel momento aveva sussurrato, ora sembrava cantare. A Hangzhou, tra le vie profumate di incenso, Bai Suzhen e Xu Xian si prepararono infine a unire le loro vite. Non era un matrimonio come gli altri: era l’incontro tra la grazia immortale e la tenerezza umana.

La sera prima delle nozze, il cielo sopra Hangzhou era punteggiato da lanterne tremolanti e il Lago dell’Ovest taceva come in attesa di un segreto. Nella quiete della loro stanza, Bai sedeva davanti allo specchio, mentre Xiao Qing sistemava con gesti esperti le pieghe dell’abito nuziale.

Domani sarò sposa” mormorò Bai, lo sguardo perso nel riflesso. “Ma io ho paura che il mondo possa conoscere la mia vera natura e tutto finisca come svaniscono gli incanti”. Xiao Qing le porse un pettine di giada e sorrise appena. “Il mondo guarda con gli occhi, sorella. Ma chi ama, sente con il cuore. Xu Xian ti ha scelto e questo è sufficiente. Digli chi sei. L’amore comprende più della mente.”. Poi le si accovacciò davanti, prendendole le mani con dolcezza. “Se l’amore non è sufficiente, allora nulla potrà mai esserlo e tanto varrà andare via. Ma promettimi che non perderai te stessa per essere accettata, chiunque lui sia. Anche gli spiriti meritano di essere amati nella loro interezza”.

Una brezza leggera attraversò la stanza. Bai si alzò, lasciando cadere il velo come rugiada su foglie d’autunno. “Domani raggiungerò la felicità, ma in questa notte, sono solo un’anima che spera e tu, sorella mia, sei il mio sostegno: il filo che mi lega alla verità.”. Si abbracciarono, lungamente, senza parole, e il cielo, per un istante, parve più vicino alla terra.

 

Fu un riconoscersi in eterno

La città si adornò come per l’arrivo della primavera: fiori di pesco pendevano dai balconi, lanterne cremisi danzavano nell’aria, e i passanti sorridevano senza sapere di essere testimoni di qualcosa più grande di loro. Bai avanzava lenta, vestita di seta avorio, con una luce che pareva germogliare dal suo stesso passo. Xiao Qing le camminava accanto in silenzio, come ombra d’amore silenziosa che non chiede nulla. Sapeva che la felicità è fragile e che chi ama deve essere difeso. Era lei a chiudere gli occhi per non piangere, a tenere stretta una radice di peonia essiccata, portafortuna degli spiriti, segno di benedizione per gli immortali. Era lei a pronunciare nel cuore le parole che Bai non osava dire: “Che l’amore ti protegga, anche quando il mondo non lo farà!

Sotto un padiglione che guardava il Lago dell’Ovest, i due amanti si scambiarono promesse che non avevano bisogno di essere dette: erano già scolpite nei giorni trascorsi insieme, nei sorrisi furtivi, nella fiducia nata come rugiada. Offrirono il tè agli spiriti degli antenati e si inchinarono l’uno all’altra con rispetto profondo. I loro sguardi si incrociarono e non fu solo un sì, fu un riconoscersi in eterno.

per leggere la seconda parte

 

Riccardo Agresti

 

Acqua a I Terzi, Gubetti: “Prima di noi non era neppure potabile, Arsial dipende dall’Assessorato regionale all’agricoltura della Giunta di centrodestra”

Si riceve e si pubblica

“Leggo con stupore la nota del Gruppo di Fratelli d’Italia di Cerveteri il quale accusa questa amministrazione di non aver mai fatto nulla per la questione idrica nella Frazione de I Terzi.

Probabilmente hanno scritto il comunicato nel pieno dell’ondata di calore, dimenticando un piccolo ma fondamentale dettaglio: prima del nostro primo insediamento, avvenuto nel 2012, l’acqua de I Terzi non era neppure potabile, con un’ordinanza di non potabilità che pendeva sulle teste dei cittadini della Frazione dal lontano 2010.

Comprendo benissimo che non governando oramai da tempo, non siano al corrente di ciò che succede all’interno del Comune di Cerveteri e proprio per questo credo sia doveroso fare una breve cronistoria dei fatti.

Nel 2010, a causa della presenza di arsenico all’interno dei valori dell’acqua, viene emessa un’ordinanza di non potabilità della stessa. Nel 2012, si insedia per la prima volta questa coalizione, guidata all’ora da Alessio Pascucci, il quale posiziona un dearsenificatore proprio nel Borgo principale della piazza.

Da lì, partono una serie di confronti con Arsial e Acea Ato 2 per la bonifica dell’acquedotto e finalmente, nel 2019 l’acqua è finalmente potabile.

Vengo eletta Sindaco nel 2022 e sin da subito inizio a lavorare su quello che è l’obiettivo principale: ovvero far in modo che le reti idriche, di proprietà di Arsial, vengano cedute al Comune di Cerveteri e conseguentemente ad Acea Ato 2, al fine di uniformare al resto del territorio il servizio idrico.

Poi, all’inizio di questa estate la crisi idrica: in questi due mesi di gravi ed inaccettabili disagi, ho portato la vicenda all’attenzione di tutti gli organi competenti, tra cui il Prefetto di Roma e la Regione Lazio ed ho emesso un’ordinanza contro Arsial affinché garantisse l’immediato ripristino del servizio idrico. Ieri è finalmente giunta l’autobotte: un traguardo piccolo se paragonato all’emergenza in atto, sia chiaro, ma pur sempre un traguardo.

Rivolgo però una domanda al Gruppo Fratelli d’Italia di Cerveteri: sapevate che l’Arsial è un Ente che fa riferimento direttamente all’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio, che guarda caso è proprio nelle mani di un esponente del vostro partito?

Mi domando, in queste settimane, avete mai affiancato l’azione dell’Amministrazione comunale di Cerveteri, sfruttando il vostro rapporto diretto con la Regione Lazio, per giungere ad una soluzione più rapida e immediata?

Non credo lo abbiate fatto, così come non credo che in questi anni vi siate mai realmente interessati ad ogni singolo problema dei cittadini.

Oriolo in rosa si è confermata una passerella di sensibilizzazione

Come è, ormai, tradizione da diversi anni i festeggiamenti in onore della “Madonna della Stella” si sono aperti con la serata dedicata alla sfilata delle “Donne in Rosa” curata dal noto stilista Gianfranco Venturi.

Giunta alla sua XIV Edizione questa kermesse riesce ancora a trasmettere quel messaggio di speranza, di vita e di bellezza per cui è nata. Una serata tutta al “femminile” dove ad essere rappresentate non sono le sofferenze, le cicatrici, la solitudine che, purtroppo, ogni malattia porta con sé bensì la voglia e il desiderio di “esserci”, di mostrare la propria femminilità nella passerella improvvisata sulla bellissima piazza rinascimentale, dedicata al fondatore di Oriolo Romano, con alle spalle il “Palazzo”, da sempre vigile custode e sentinella dello scorrere del tempo e delle varie vicissitudini della comunità.
Un momento importante per il Presidio territoriale di terapie oncologiche integrate e prevenzione terziaria “Spazio Supporto Donna” che, da quel lontano 27 gennaio 2018 nei locali messi a disposizione dall’amministrazione comunale, è punto d’incontro per la prevenzione e cura delle donne (non soltanto di Oriolo Romano) che devono affrontare e che affrontano la patologia del tumore al seno. Una piccola realtà che, in silenzio e con costanza e determinazione, porta avanti la sua “mission” precipua: stare accanto, farsi ascolto per chi lo richiedesse … con possibilità, non solo di socializzazione, ma anche e soprattutto di visite mediche mirate e consulenze gratuite. Numerose le attività che il presidio ha portato avanti in tutti questi anni (p.e., attività di prevenzione e supporto, incontri divulgativi e culturali, conferenze, cineforum, visite guidate a Roma, laboratori d’arte varia e pittura, ecc.) dando risalto non solo alla “patologia” ma dedicandosi al benessere della persona a 360° gradi.
Si potrebbero raccontare storie, esperienze o, forse, raccogliere “testimonianze” per descrivere questo esempio virtuoso di collaborazione e sinergia tra una piccola realtà di volontariato e solidarietà, le istituzioni e una associazione nazionale come la “Susan G. Komen Italia” ed i vari dipartimenti specifici del Policlinico “A. Gemelli” di Roma.
Madrina della serata la sempre impegnata e instancabile Graziella Lombi che, in apertura della manifestazione, ha ringraziato il sindaco Emanuele Rallo e tutta l’amministrazione comunale nonché tutte le altre associazioni operative sul territorio come la Proloco, la Protezione civile e la Croce Rossa per il loro contributo e supporto.
Inoltre, presente sul palco – tra le autorità civili, mediche e religiose – per la prima uscita pubblica (ad Oriolo Romano) segnaliamo la presenza della nuova direttrice di “Palazzo Altieri” e “Ville monumentali della Tuscia”, Marta Giuseppina Ragozzino.
“Oriolo in rosa”: una intera comunità che si stringe intorno ad esempi virtuosi di solidarietà e volontariato!
Brunella Bassetti

“Dog For Life – Salvamento” a Campo di Mare: la mattinata con i cani da salvataggio in onda sul TgR Lazio

Il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti: “In tantissimi oggi in spiaggia, una bellissima iniziativa in un mare davvero meraviglioso e cristallino”

“Una mattinata speciale quella vissuta oggi sulla spiaggia di Campo di Mare con dei meravigliosi cagnoloni da salvataggio in mare e gli Istruttori cinofili della DFL – Dog For Life Salvamento. Una giornata di sensibilizzazione e informazione sulla sicurezza in mare che ha richiamato l’attenzione anche delle telecamere del TgR Lazio, che hanno realizzato un servizio che andrà in onda questa sera, giovedì 14 agosto, nell’edizione del notiziario delle ore 19:30 e rimarrà poi visibile in streaming sul sito della Rai. Un momento davvero bello che i tantissimi bagnanti del nostro mare hanno potuto vivere in compagnia di questi speciali amici a quattro zampe, in un mare che oggi era davvero meraviglioso, trasparente e cristallino”. A dichiararlo è Elena Gubetti, Sindaco di Cerveteri, che aggiunge:

“La Dog For Life – Salvamento è una realtà estremamente importante nel nostro territorio e lungo la nostra costa, sempre presente per garantire un mare ed una balneazione sicura. Il fatto che loro e la troupe del TgR Lazio abbiano scelto proprio il nostro tratto di costa per effettuare questo servizio non può che renderci orgogliosi e felici: le immagini che saranno trasmesse, faranno vedere non soltanto l’abilità dei loro cagnoloni in acqua, ma anche la cristallinità e la bellezza del nostro mare a tantissimi telespettatori”.

“Gastone, Peter, Margot, Leonida, Prince, Malibú, Athena e Molly: questi i nomi dei bellissimi cagnoloni salvagente presenti oggi in spiaggia – ha concluso il Sindaco Gubetti – anche loro, con i loro tuffi in mare, hanno dato grande spettacolo”

Civitavecchia approva il nuovo contratto OEPAC: più ore, maggiore flessibilità e servizi ampliati per l’inclusione scolastica

Il Consiglio comunale di Civitavecchia ha approvato ieri il nuovo contratto per il servizio OEPAC – Operatori Educativi per l’Autonomia e la Comunicazione – per il quinquennio 2026-2030, confermandone l’affidamento alla società partecipata Civitavecchia Servizi Pubblici Srl.
Un servizio essenziale che garantisce il diritto allo studio, l’autonomia e l’inclusione scolastica agli alunni con disabilità, con la continuità scolastica laddove possibile. Un impegno che per la città rappresenta una vera e propria missione sociale, supportata da investimenti significativi: innalzamento delle ore annue di assistenza educativa a 62.000 totali, per un valore annuo di 1.565.500 euro IVA inclusa e un impegno complessivo di 7.827.500 euro IVA inclusa sull’intero quinquennio.
Rispetto al passato, il nuovo contratto introduce una gestione più flessibile delle ore, per rispondere meglio alle esigenze reali degli studenti e delle famiglie. Sono previste nuove possibilità di utilizzo del servizio, come laboratori, visite guidate, attività aggregative, interventi extramurari e, se necessario, a domicilio. CSP si è inoltre impegnata a mantenere un’interlocuzione costante con le famiglie per monitorare bisogni e garantire qualità e continuità del servizio. Come già stabilito nel precedente contratto, resta la possibilità di ricorrere a subappalti fino al 30% solo in caso di necessità.
“Questo nuovo contratto rappresenta un passo avanti concreto e tangibile nella qualità del servizio OEPAC – ha dichiarato l’Assessore ai Servizi Sociali Antonella Maucioni –. Aumentiamo il monte ore fisso annuo e assicuriamo un utilizzo più flessibile, per rispondere meglio alle esigenze degli studenti e delle loro famiglie. Abbiamo ascoltato le loro richieste e introdotto attività che prima non erano previste, come i laboratori, le uscite didattiche e, dove necessario, l’intervento domiciliare.
È un segno chiaro di quanto i nostri ragazzi ci stiano a cuore e di come vogliamo garantire loro un servizio di elevata professionalità, riconoscendo al contempo lo straordinario lavoro svolto in questi anni dagli operatori. Ringrazio gli uffici dell’assessorato per il lavoro preziosissimo svolto con grande dedizione in questi mesi.”
La Presidente della Commissione Sanità, Marina De Angelis, ha sottolineato “il lavoro approfondito svolto in Commissione, in stretta collaborazione con gli uffici e con l’Assessore, per arrivare a un testo che coniugasse la qualità del servizio con l’ottimizzazione delle risorse. Il confronto è stato costruttivo e ha permesso di recepire istanze concrete provenienti dal territorio e dalle famiglie.”
“L’inclusione scolastica è un diritto e una priorità per questa Amministrazione – ha concluso il Sindaco Marco Piendibene –. Con questo contratto garantiamo continuità, stabilità e un miglioramento complessivo del servizio, affidandolo alla nostra partecipata per poter esercitare un controllo diretto sulla qualità e sulla gestione. È un investimento importante per la nostra comunità e per il futuro dei nostri ragazzi, che meritano un’istruzione pienamente accessibile e inclusiva.”

Emozioni: la storia invisibile, dietro ogni sguardo

Guardando questa immagine, non possiamo fare a meno di chiederci cosa stia accadendo dentro chi osserviamo. Nel riflesso dell’occhio vediamo una scena: persone in una stanza, un dialogo, forse una tensione. La tentazione è immediata: pensare che lo stato d’animo di quella persona sia il semplice effetto di quell’evento…

Ma è davvero così?

La realtà emotiva è molto più complessa. Quello che vediamo riflesso è solo una parte della storia: l’ambiente, le circostanze, l’interazione. Dentro quell’occhio vive anche un mondo di ricordi, credenze, esperienze pregresse e sensibilità uniche che trasformano l’evento in emozione. Due persone, davanti alla stessa scena, potrebbero provare sentimenti opposti.

Le neuroscienze confermano che le emozioni non nascono in modo lineare da ciò che accade, ma dall’interpretazione che ne diamo. L’amigdala riconosce la rilevanza emotiva dello stimolo, l’insula integra le sensazioni corporee, e la corteccia prefrontale attribuisce significato. L’evento è lo stimolo, ma il vissuto interiore è il filtro che lo colora.

Troppo spesso pensiamo alle emozioni come a un fatto privato, un segreto che custodiamo nel cuore. Come se fossero mondi interni, impermeabili a ciò che accade fuori. Ma questa è solo una mezza verità: le emozioni nascono e si modellano in un flusso continuo tra l’interno e l’esterno, tra il nostro corpo e l’ambiente, tra il nostro passato, il nostro futuro immaginato e ciò che viviamo adesso.

Come ricorda il neurobiologo Antonio Damasio, le emozioni sono mappe corporee e mentali che ci orientano, e Daniel Goleman sottolinea che riconoscerle non serve solo a capirci meglio, ma anche a migliorare la qualità delle nostre relazioni e delle nostre decisioni.

Lavorare sulle proprie emozioni non significa solo gestirle o contenerle come se fossero un fiume in piena da arginare. Significa prima di tutto accoglierle e capirle:

• Perché sto provando questo?
• Quale evento o interazione ha innescato questo stato d’animo?

• Cosa nella mia storia, nei miei valori o nelle mie paure ha amplificato o attenuato questa sensazione?Sviluppare l’equilibrio emotivo richiede un doppio movimento: ascoltare il proprio mondo interiore con sincerità radicale e, nello stesso tempo, osservare con lucidità l’impatto che persone, luoghi e situazioni hanno su di noi.

È un dialogo continuo, una danza tra l’io e il mondo.

Ogni stato emotivo è la somma di ciò che accade fuori, del significato che gli attribuiamo e della memoria emotiva che portiamo dentro. Ogni emozione è un ponte: non parla solo di noi, racconta anche come il mondo ci tocca, ci provoca e ci trasforma.

Esercizi pratici per integrare mondo interiore ed esterno

1. Il diario a due colonne
• Colonna A: scrivi l’emozione che provi e le sensazioni fisiche collegate (battito accelerato, respiro corto, tensione muscolare…).
• Colonna B: annota gli eventi o le interazioni che l’hanno innescata.
→ Ti aiuta a vedere il legame diretto tra ciò che vivi fuori e ciò che accade dentro.
2. La mappa dei fattori
• Disegna un cerchio al centro con l’emozione provata.
• Intorno, scrivi tre categorie: eventi esterni, interpretazione personale, memorie passate.
• Compila ogni sezione.
→ Ti permette di riconoscere che le emozioni nascono da un intreccio di influenze.
3. L’ascolto relazionale
• Con una persona di fiducia, condividi un’emozione che stai vivendo.
• Chiedi: “Come la percepisci da fuori? Che effetto ti fa sentirla raccontata?”
→ Ti apre alla prospettiva che le emozioni sono anche un’esperienza interpersonale

Le emozioni sono la pelle dell’anima: ci proteggono, ci segnalano e ci mettono in contatto con il mondo.

Stefano Albano 
Psicologo – Psicoterapeuta
Psicologo dello sport
Mental trainer degli atleti olimpionici
cell: 380 53 17 855

Civitavecchia approva il nuovo Regolamento per la gestione e l’utilizzo degli impianti sportivi comunali

Si riceve e si pubblica

Dopo dieci anni, il Consiglio comunale ha approvato il nuovo Regolamento per la gestione e l’utilizzo degli impianti sportivi di proprietà del Comune di Civitavecchia, definendo regole chiare e aggiornate per l’affidamento, la fruizione e la manutenzione delle strutture. Un passaggio atteso da tempo, che segna l’avvio di una nuova fase di collaborazione tra l’Amministrazione e le associazioni sportive cittadine.

Il documento, frutto di un lavoro approfondito degli uffici e del confronto in Commissione, disciplina in modo puntuale le modalità di gestione – diretta o in concessione – e i criteri di accesso agli impianti, garantendo trasparenza, pari opportunità e priorità alle attività giovanili, scolastiche e inclusive. Vengono inoltre introdotte norme per incentivare progetti sportivi a valenza sociale, interventi di efficientamento energetico e iniziative di partenariato pubblico-privato.

«Con questo Regolamento – ha dichiarato il delegato allo sport Patrizio Pacifico – restituiamo certezza di regole e pari condizioni a tutte le realtà sportive, favorendo una gestione efficiente e sostenibile degli impianti.

È uno strumento che tutela l’interesse pubblico, promuove lo sport come diritto di tutti e valorizza il ruolo delle associazioni nella vita sociale della città».

Soddisfazione è stata espressa anche dal Sindaco Marco Piendibene: «Si tratta di un atto importante per la nostra comunità. Le associazioni sportive, i giovani, le famiglie e tutti coloro che vivono lo sport potranno contare su un quadro normativo chiaro, moderno e rispettoso dei principi di inclusione e trasparenza. Questo è un passo concreto verso una città che investe nella qualità della vita e nei valori positivi dello sport».

«Il lavoro svolto in Commissione – ha sottolineato il presidente della Commissione Sport Giancarlo De Gennaro – è stato ampio e partecipato, con l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso e il più possibile rispondente alle esigenze delle realtà sportive locali. Abbiamo ascoltato proposte, raccolto osservazioni e lavorato per tradurle in norme concrete, che garantiscano trasparenza, equità e una gestione efficace degli impianti».

L’approvazione del nuovo Regolamento non è solo un atto amministrativo, ma un riconoscimento del ruolo fondamentale che l’associazionismo sportivo svolge nella nostra città.

Le società e le associazioni sportive sono presidi di comunità: trasmettono valori come il rispetto delle regole, la solidarietà, l’impegno e la perseveranza; creano spazi di inclusione per giovani, anziani e persone con fragilità; diventano luoghi di incontro dove le differenze si trasformano in ricchezza e ogni traguardo è frutto di un lavoro di squadra.

Investire nello sport significa investire nel capitale umano e sociale della città, costruendo legami che vanno oltre la competizione e che rafforzano il senso di appartenenza alla comunità civitavecchiese.

Il Regolamento rappresenterà il riferimento unico per ogni forma di utilizzo delle strutture, sostituendo il precedente datato 2015.

Post carbone, il sindaco Francesco Sposetti: “Si acceleri l’analisi dei 28 progetti per la transizione energetica e si apra un confronto urgente con Ministeri competenti ed Enel”

Si riceve dalla segreteria del Sindaco e si pubblica

Tarquinia (VT), 13 agosto 2025 – Nel recente comunicato, l’Osservatorio Ambientale ha
evidenziato con chiarezza la necessità di un percorso condiviso tra i sei Comuni del
comprensorio – Tarquinia, Civitavecchia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano – verso un futuro fondato sulla sostenibilità, sull’innovazione e sulla giustizia ambientale.
La comunità di Tarquinia ha condiviso per anni, insieme agli altri territori coinvolti, il peso
ambientale e sanitario causato dalla centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord.
Per questo motivo, accogliamo con favore la conferma, da parte del Ministro Adolfo Urso durante il “Question Time” alla Camera, della cessazione definitiva dell’uso del carbone entro il 31 dicembre 2025.
Tuttavia, è altrettanto essenziale che la scelta di mantenere l’impianto in
riserva fredda venga gestita con la massima trasparenza e coerenza, evitando che ciò diventi un ostacolo al percorso di transizione già avviato e agli impegni presi con i territori.

Condivido pienamente la richiesta avanzata dall’Osservatorio e dagli altri sindaci di accelerare l’analisi dei 28 progetti per la transizione energetica già presentati, e di avviare un confronto urgente con i Ministeri competenti e con Enel.
Il futuro economico e sociale del nostro comprensorio dipende da scelte coraggiose e lungimiranti, supportate da dati scientifici solidi e da una visione territoriale integrata.
Ringrazio l’Osservatorio Ambientale per l’impegno nel garantire trasparenza e accesso alle
informazioni, elementi fondamentali per coinvolgere pienamente cittadini, associazioni e parti sociali in questo percorso.

Il Comune di Tarquinia è pronto a fare la propria parte con determinazione, senso di
responsabilità e spirito di collaborazione.
Credo fermamente in una transizione giusta, equa e partecipata, capace di valorizzare le risorse del nostro territorio e di creare nuove opportunità di lavoro, tutelando al contempo l’ambiente che abbiamo il dovere di preservare.
Il sindaco di Tarquinia Francesco Sposetti

 

SAXA RUBRA, TORQUATI (MUN.XV): “CIMINIERA FORNACE MARIANI. DOPO ULTIMA PERIZIA RAI, IN CORSO SPOSTAMENTO BARRIERE PER RIAPERTURA STRADA”

Si riceve e si pubblica

“In relazione alla chiusura di via A. Tozzetti a Saxa Rubra, disposta dai Vigili del Fuoco a metà giugno per le condizioni della Ciminiera Fornace Mariani, di proprietà RAI, lesionata da gravi eventi atmosferici, a seguito della seconda perizia dell’azienda e delle interlocuzioni con i Vigili del Fuoco, questa mattina, durante il sopralluogo abbiamo potuto verificare l’avvio da parte della RAI dello spostamento delle barriere di sicurezza dall’attuale posizione alla linea di confine della proprietà dell’azienda.

Non appena saranno ricevute tutte le certificazioni utili potrà essere quindi disposta la riapertura della strada.

Tanto è stato il lavoro svolto in queste settimane con le Soprintendenze e con i tecnici RAI, che ringraziamo per l’attenzione rivolta alla vicenda e per aver prodotto in pochi mesi due certificazioni, anche al fine di ridurre i notevoli disagi sulla viabilità di zona. Come Municipio restiamo a disposizione, proprio come fatto in questi mesi, per le ulteriori iniziative che la RAI vorrà intraprendere per la riqualificazione e la conservazione del sito.”

Così in una nota il Presidente del Municipio XV, Daniele Torquati.