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Bracciano, laboratori estivi inclusivi: quando sociale, solidarietà e pace si incontrano

Un’estate diversa, dove gioco, creatività e relazioni diventano strumenti di crescita. A Bracciano i laboratori estivi inclusivi hanno rappresentato non solo un servizio educativo, ma un vero e proprio laboratorio di comunità.
Arrivati alla terza edizione, i centri hanno accolto bambini e bambine con disabilità e fragilità educative e relazionali. Offrendo un aiuto concreto alle famiglie durante sei settimane a ridosso del periodo di chiusura delle scuole attraverso laboratori artistici, giochi di gruppo, attività balneari al lago, attività ludiche e creative. Un modello che ha permesso a ciascuno di esprimersi secondo le proprie possibilità, senza barriere e senza etichette.
Dietro l’organizzazione c’è un lavoro di rete coordinato dall’Amministrazione comunale: educatori specializzati, operatori sociali, volontari del Servizio Civile e i Servizi Sociali del Comune di Bracciano hanno costruito insieme un percorso che mette al centro la dignità di ogni bambino e bambina.
Massimo Guitarrini, assessore alle politiche sociali dell’Amministrazione Crocicchi, racconta che, durante la presentazione del progetto, un genitore ha lanciato una riflessione significativa: “L’inclusione è come la pace nel mondo: tutti ne parlano, ma nessuno sa come realizzarla”.
“Un’osservazione che mi ha profondamente colpito – spiega l’assessore –. È vero: inclusione e pace possono sembrare obiettivi lontani, volte irraggiungibili, ma abbiamo il dovere morale di ricercarli e di provarci con determinazione, anche rischiando e uscendo da ciò che conosciamo. L’inclusione non è uno slogan, ma una scelta concreta che si traduce in servizi e occasioni di socialità”.
La solidarietà si è vista anche nella partecipazione attiva di alcuni genitori, che hanno messo a disposizione competenze e tempo, sia nei laboratori che nella logistica. Ma soprattutto grazie alla presenza delle operatrici e degli operatori volontari del Servizio Civile Universale, che per sei settimane hanno affiancato educatori e operatori nelle attività quotidiane. La loro disponibilità e il loro impegno hanno rafforzato la comunità, trasformando i laboratori estivi in un’occasione non solo educativa, ma anche di crescita sociale.
La loro presenza ha portato nei laboratori un messaggio ancora più forte: il Servizio Civile è una forma di difesa non armata e nonviolenta, che costruisce pace attraverso l’impegno concreto, il dialogo e la scelta di dedicare tempo agli altri, partendo proprio da chi ha più bisogno.
Sociale, solidarietà e pace: tre parole che a Bracciano, in questa estate, hanno trovato casa nei sorrisi dei più piccoli, nella dedizione degli operatori professionisti e nell’impegno dei giovani.

Nel cuore di Manziana, una consulente finanziaria diversa dagli altri

Nel centro di Manziana, in Via Antonio De Santis 10, ha preso vita un progetto che unisce competenza, empatia e visione sociale. Qui, Iuliana Armean, consulente finanziaria con oltre 25 anni di esperienza, ha aperto uno studio privato con un’identità forte e chiara: mettere le persone al centro del mondo finanziario.
Iuliana lavora direttamente con le persone, offrendo consulenze personalizzate e costruendo relazioni basate sulla fiducia. “Ogni persona ha una storia da vivere,” afferma, “e il mio compito è aiutarla a farlo nel modo più consapevole possibile.” Ha così costruito una carriera sull’ascolto e sulla fiducia intendendo la finanza come strumento di crescita, non di speculazione. Per lei il denaro non deve servire solo a generare altro denaro, ma deve rimanere “vivo”, creando mercato, opportunità e ricchezza condivisa.
In un mondo finanziario dominato da strumenti complessi e da una volatilità costante, Iuliana propone una visione più umana e sostenibile.
Uno degli obiettivi principali di Iuliana è sensibilizzare i giovani al valore del denaro. Per diffondere questa cultura, organizza eventi e incontri intergenerazionali, coinvolgendo anche figure come psicologi, capaci di dialogare con la realtà quotidiana, piuttosto che notai o avvocati distanti dalle dinamiche familiari.
Secondo lei, la mancanza di educazione finanziaria porta spesso a scelte sbagliate, insoddisfazione e, nei casi peggiori, dipendenze o comportamenti illeciti. La conoscenza è l’antidoto alla dipendenza e alla povertà. Il suo lavoro è, quindi, quello di spiegare, accompagnare, suggerire operazioni coerenti e sostenibili. “Fare banca,” dice, “è un processo in continua evoluzione. Serve conoscenza per scegliere.”
In un’epoca in cui la finanza sembra sempre più distante dalle persone, lo studio di Iuliana Armean a Manziana rappresenta una boccata d’aria fresca: un luogo dove il denaro torna ad avere un senso, e dove la consulenza diventa un atto di cura e responsabilità sociale.
Per contatti e informazioni ecco il link: Iuliana Armean, Consulente Finanziario a Manziana

Riccardo Agresti

Gotha Beach, una nuova risorsa per il territorio di Ladispoli

A Torre Flavia, un’area naturale protetta a Ladispoli, sono ormai tre anni che lo stabilimento balneare Gotha Beach ha aperto i battenti.
Tanti i turisti che accorrono numerosi in questo lido perché la zona di Torre Flavia non solo è stata ritenuta una tra le più belle località di mare del litorale laziale, ma nasconde anche un passato di notevole importanza storica.
Eretta nella seconda metà del XVI secolo a difesa del litorale, fu voluta dallo Stato Pontificio per realizzare un forte sistema di sorveglianza lungo la costa. La sua amministrazione fu affidata al feudatario del terreno, il nobile Flavio Orsini. Fu distrutta secondo alcuni dai bombardamenti degli alleati nel 1943, secondo altri a distruggerla sono stati invece i tedeschi per evitare che fosse un punto di riferimento per un eventuale sbarco alleato a Nord di Roma.
Anche la natura è protagonista in questi luoghi: il Monumento naturale Palude di Torre Flavia è una delle ultime aree palustri dell’antica maremma laziale, dove gli stagni retrodunali costituiscono un importante habitat naturale per l’avifauna migratoria.
Tanti dunque i motivi per venire in questi luoghi.
Abbiamo intervistato uno dei proprietari del Gotha, Carmelo Augello, il quale ci ha spiegato come sia nato questo progetto.
L’idea iniziale non era proprio quella di aprire uno stabilimento ma di prendere in affitto il terreno per costruire uno spazio che avesse la funzione di un campeggio e offrire servizi in spiaggia. Successivamente sono stati aggiunti altri servizi: un’area sosta che da qui a Tarquinia è a oggi una delle poche aperte, un ristorante che svolge anche la funzione di bar per la spiaggia, una spiaggia attrezzata che permette di noleggiare ombrelloni e lettini, un ampio parcheggio e una pizzeria. Carmelo ha sottolineato come una quantità così ampia di servizi dia la possibilità a tutti di godere di uno dei migliori lidi della regione.
Abbiamo poi chiesto quali fossero le maggiori difficoltà che chi decide di intraprendere un’attività del genere deve affrontare. Il Gotha è una struttura molto grande che richiede sacrifici e un numero elevato di personale, difficile da reperire soprattutto durante la stagione estiva, perché è aperto tutto l’anno e quindi è molto importante mantenere una solida squadra per essere operativi in ogni periodo dell’anno.
Abbiamo infine domandato a Carmelo perché un turista dovrebbe scegliere il Gotha invece di un altro stabilimento. Ci ha risposto come il Gotha sia una struttura nata per permettere alle famiglie di passare una bella giornata al mare in totale sicurezza e tranquillità. Proprio per questo, il Gotha Beach include anche un centro estivo. Ciò che preme di più a Carmelo, e in generale agli altri proprietari, è che chiunque venga al Gotha riesca ad avere sicurezza e tranquillità senza dover rinunciare al comfort e alle comodità.
Il progetto sembra funzionare, come testimoniano le moltissime recensioni positive. Oltre al paesaggio, ciò che piace è il personale gentile, sempre disponibile ad ogni richiesta del cliente, veloce e poco invadente, un rapporto qualità-prezzo giusto, la freschezza dei prodotti, una struttura pulita e curata, adatta sia per una cena romantica sia per trascorrere del tempo con gli amici.
In un’estate caratterizzata dalla vivace polemica circa la questione delle concessioni e contro i prezzi troppo alti dei servizi offerti dagli stabilimenti, il Gotha Beach, come ci ha detto anche lo stesso Carmelo, risponde con una vasta gamma di servizi i cui costi sono formulati sulla base delle esigenze di mercato. Dunque se si ha voglia di passare una tranquilla giornata al mare senza preoccupazioni, senza spendere troppo e con la sicurezza di rilassarsi, il Gotha Beach è uno dei migliori posti per farlo. Perché non provare dunque?

Zanzare nel territorio del lago di Bracciano: quali sono, da dove provengono e come tenerle lontane

Disinfestazione
Come ogni estate, il Comune di Bracciano e quelli limitrofi hanno fatto effettuare la disinfestazione del territorio comunale contro le zanzare.
Ma ci siamo mai chiesti davvero da dove arrivano questi fastidiosi insetti e perché sembrano preferire proprio i nostri giardini?
Sorpresa: tra zanzare e esseri umani, gli invasori siamo noi. Le zanzare, infatti, abitano questi territori da ben prima della comparsa dell’homo sapiens e attualmente sono essenzialmente di due diverse specie. Ci sono le zanzare comuni (Culex pipiens), indigene, attive soprattutto al tramonto e durante la notte, note per il ronzio e per essere vettore del virus del Nilo occidentale e le zanzare tigre (Aedes albopictus) specie aliena originaria dell’America, portata in Europa tramite navi trasportanti copertoni di camion, attiva anche di giorno, molto aggressiva e potenzialmente vettore di virus come il dengue.

Siamo noi gli inconsapevoli allevatori delle zanzare
Le larve di zanzara si sviluppano solo in acqua stagnante. Non nel terreno, né tra le foglie o le erbacce. I veri focolai sono pozzanghere, sottovasi, caditoi, teli di nylon lasciati all’aperto, bidoni scoperti, fontane non trattate, grondaie o tombini ostruiti, insomma tutti i luoghi in cui anche una piccola quantità di acqua possa ristagnare per circa una quindicina di giorni. Gli stagni (e le zone paludose) sono ambienti perfetti per la loro proliferazione. Il mare e i grandi laghi, invece, sono troppo vasti e mossi per ospitare larve.
Quindi no, le zanzare non proliferano tra le erbacce secche: sono le nostre case e giardini i luoghi ideali per deporre le uova.
Le piante verdi non sono nidi di larve, ma rifugi ombrosi per le zanzare adulte. Alcune specie si nascondono tra le foglie durante il giorno, in attesa del momento giusto per pungere. I giardini rigogliosi sono molto più invitanti dei prati secchi. Le erbacce? Solo per le zanzare sfigate.

Differenze di genere
Gli adulti si nutrono di nettare, linfa vegetale e succhi zuccherini. I maschi muoiono poco dopo l’accoppiamento e non hanno necessità di pungere. Le femmine vivono da 2 a 4 settimane e hanno bisogno di sangue (umano o di altri animali) che fornisce loro proteine e ferro indispensabili per lo sviluppo delle uova. Ogni femmina può deporre tra 150 e 400 uova ogni settimana circa, anche con un solo accoppiamenti. Durante l’estate, una singola zanzara femmina può generare migliaia di discendenti in poche settimane, quindi anche piccolissime raccolte d’acqua possono diventare focolai. Insomma, e ce ne sono tante bisogna guardarsi intorno.
Le alte temperature accorciano la loro vita, mentre gli ambienti temperati delle nostre case la prolungano. Alcune specie sopravvivono all’inverno al chiuso, altre superano la stagione sotto forma di uova dormienti.
Le zanzare comuni possono volare fino a 5 km di distanza, mentre le zanzare tigre si spingono solo fino a 500 metri al massimo.

Ronzio e punture
Il fastidiosissimo ronzio è prodotto dal rapidissimo battito delle ali, che può arrivare fino a 600 volte al secondo, generando un suono nella gamma dei 200–500 Hz, perfettamente udibile dall’orecchio umano anche perché volano vicinissimo alle orecchie, attirate dal calore corporeo e dall’anidride carbonica che espiriamo.
Il fastidio proviene dal suono che è ripetitivo e acuto, che il nostro cervello associa a una minaccia (la puntura) e quindi reagisce con irritazione o ansia.
Il fastidio che proviamo dopo una puntura di zanzara non è causato dalla puntura in sé, quanto dalla saliva che la zanzara femmina inietta nella nostra pelle prima di succhiare il sangue.
Questa saliva contiene anticoagulanti, vasodilatatori e anestetici che aiutano l’insetto a prelevare velocemente quanto più sangue possibile. Si rimpinzano così tanto da divenire meno veloci nel volo e nelle reazioni, poi vanno a
Il nostro sistema immunitario riconosce queste sostanze come estranee e reagisce causando sintomi come un prurito intenso, pomfi rossi e gonfi, dolore localizzato (solo in rari casi si hanno reazioni allergiche più gravi) per lenire i quali occorre usare antinfiammatori (ghiaccio) e antisettici (succo di limine o aloe).

I nostri alleati
Come difendersi? Ponendo del rame nei sottovasi (rilascia ioni tossici per le larve) e allevando pesci rossi se si hanno stagni in giardino (sono ottimi predatori di larve). Per quanto detto è ovviamente inutile allo scopo tagliare le erbe o predisporre cementate per eliminarle o addirittura abbattere gli alberi.
Ricordiamo infine che questi ditteri detestano gli aromi di: gerani, lavanda, citronella, menta, basilico, rosmarino e che i loro predatori naturali, nostri alleati, sono pipistrelli, libellule, gechi, ragni, tutti ghiotti di zanzare e molto più simpatici di quanto si pensi.

Presentazione del libro “Operaicidio”

di

PREMIO IMPEGNO CIVICO “ALBERTO SAVA” 2025 A MARINA DI CERVETERI

Alle 18 di domenica 7 settembre, sulla spiaggia di Marina di Cerenova, si è celebrata la 13^ edizione del Premio Impegno Civico “Alberto Sava”. Un’iniziativa dell’Ass. ad Maiora Semper sicurezza di vicinato e dal comitato di zona Cerenova Campo di Mare, che gode dell’alto patrocinio del Comune di Cerveteri e non ha alcun risvolto economico e politico.

Il premio vuole promuovere tutte quelle attività culturali, sociali, sportive, economiche e di sicurezza solidale, che possono contribuire a migliorare la qualità di vita della nostra comunità, enfatizzando modelli di civismo e incentivandone l’emulazione, anche per la solidarietà sociale, la cura del territorio e la difesa dell’ambiente. Valori che il compianto giornalista Alberto Sava, a cui è dedicato il premio, condivideva e promuoveva grazia anche a tale iniziativa.

Ogni anno, un gruppo di lavoro del CdZ individua le persone ritenute meritevoli di tale riconoscimento, per essersi distinte nel raggiungere tali obiettivi.

Il premio impegno civico consiste in un grande diploma artistico nominativo e con la motivazione, accompagnato da una medaglia celebrativa con l’immagine del sarcofago degli sposi etruschi, simbolo di fedeltà coniugale e appartenenza a una comunità. Tale medaglia ogni anno è realizzata e messa a disposizione gratuita del laboratorio artistico Cesterarte di Cerveteri. I riconoscimenti sono stati consegnati oggi nella cerimonia pubblica presso lo stabilimento balneare dell’associazione nautica Campo di Mare.

Tra i premiati, Maurizio Galli, encomiabile per la sua attenzione verso il prossimo e l’aver salvato un anziano in condizione di pericolo, modello tipico di valore civico e di sicurezza di vicinato.

Nell’occasione, il Comitato di zona Cerenova-Campo di Mare ha presentato anche i risultati della raccolta firme per una petizione, indirizzata al presidente della regione Lazio Francesco Rocca, per far potenziare e riaprire il punto di primo intervento sulla via Aurelia.

Gianluca Di Pietrantonio

NOTTE DONNA RIEMPIE LA PIAZZA E I CUORI DI BRACCIANO

Grande affluenza per la XIII edizione dell’iniziativa di associazione commercianti.

Atmosfere d’estate, un potpourri di lusso, colori, semplicità, informalità, eleganza, arte, musica e danza. Eccolo l’epilogo dell’iniziativa di Notte Donna, l’evento organizzato sabato sera6 settembre da Associazione Commercianti di Bracciano in sinergia con lo sportello antiviolenza donne e rete Lia.

Di fronte a una piazza piena, sul palco si sono succedute associazioni sportive femminili, ballerine di alcune scuole di danza di Bracciano ma anche rappresentanti delle istituzioni, come il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Bracciano, capitano Simone Notaro ma anche rappresentanti del mondo scientifico, con gli interventi del dott. Alessandro Lembo, oncologo, e della psicologa Chiara Gambino. A presentare la serata Luisa Taddei, coordinatrice dell’iniziativa e delle varie raffigurazioni sul palco.

Le danzatrici, con coreografie di grande effetto, si sono alternate alle ragazze e ragazzi che hanno sfilato con abiti di creazione locali.

Le vie del centro sono rimaste animate da centinaia di persone fino a tarda notte con stand di artigianato, gastronomia, gruppi musicali.

Soddisfazione è stata espressa dalla presidente dell’Associazione Commercianti di Bracciano, Beatrice Dominici, ripagata dall’oneroso impegno dell’organizzazione che è apparsa semplicemente perfetta.

Sotto i palco, decine di tavoli dove numerose persone, tra cui il sindaco Marco Crocicchi, hanno cenato apportando così il loro contributo di solidarietà dove sono confluiti gli incassi.

Quei tavoli apparecchiati con raffinata informalità, connotavano una nota di familiarità che ha conferito un ancor più alto valore semantico all’iniziativa.

La donna al centro, con la dignità troppo spesso calpestata ma con una resilienza e capacità di impareggiabili levature.

Nel corso della sfilata il maestro Roberto Di Costanzo ha dato estro alla sua arte realizzando un’opera improvvisata dal pregevole valore artistico.

Visibilmente commosso, scendendo dal palco ha dichiarato: “Disegnare dal vivo per Notte Donna è stato un momento molto emozionante e di grande passione per l’arte. Creare ascoltando il movimento delle muse intorno a me, e la musica nei diversi registri, resta una grande magia, un astrarsi mentre si insegue la figura che si forma sul foglio. La cura resta la bellezza nel quotidiano che dona all’anima armonia ma anche vigore per affrontare la vita”.

Anche il Chiostro degli Agostiniani è stato palcoscenico di arte e magia, sabato sera con una mostra di pittura mentre la sera successiva, domenica 7 settembre, con lo spettacolo ‘Belle si Nasce’, musica, letture e testi di Marina Garroni in collaborazione con Generazione Musica.

Gianluca Di Pietrantonio

Il sindaco Crocicchi plaude le volliste italiane con una considerazione sulla donna

Si riceve e si pubblica

L’Italia della pallavolo femminile riscrive la storia: non solo dello sport, ma dei diritti e del riconoscimento del talento femminile.
Una vittoria collettiva, nata da allenamenti invisibili, fatica quotidiana e spirito di squadra.
 In questi giorni, anche nella nostra Comunità, stiamo ponendo l’attenzione sulla condizione femminile: musica teatro, mostre, dibattiti, solidarietà. E ogni punto segnato da queste atlete risuona come un messaggio potente:
le donne, quando hanno spazio, sostegno e dignità, costruiscono futuro e libertà.
Ci ricordano che non serve essere perfette per essere grandi, ma serve una squadra che crede, una società che sostiene, un Paese che non mette ostacoli.
(Purtroppo, ce ne sono ancora troppi!)
 Il ritorno in panchina di Julio Velasco ha riportato al centro l’essenza dello sport come scuola di pensiero critico, partecipazione, etica del lavoro e giustizia sociale.
 Grazie ragazze, avete reso l’Italia più giusta, più bella, più libera.
Lo sport è partecipazione.
Lo sport è comunità.
Lo sport è cambiamento.
le campionesse del mondo di volley

Cordoglio per la scomparsa della madre del sindaco Gualtieri

Si riceve e si pubblica

La Città metropolitana di Roma Capitale si stringe al sindaco Roberto Gualtieri, per la scomparsa della mamma Nicoletta. Al Sindaco e alla famiglia le più sentite condoglianze da parte dei vertici dell’amministrazione, del Consiglio metropolitano e dei dipendenti dell’ente.

L’importanza di riempire gli spazi. Il ruolo della Chiesa in questo particolare momento storico

Qualche giorno fa, osservando in televisione le immagini dall’alto, del Giubileo dei giovani, a Roma, nella spianata di Tor Vergata, sinceramente colpito dalla variopinta marea umana di più di un milione di persone, mi sono venute in mente altre immagini, più laiche, ma non per questo meno dense di passione, emozione, commozione, immagini di quarantuno anni fa, sempre a Roma, Piazza San Giovanni: i funerali di Enrico Berlinguer. Non ho capito subito il perché di questo strano collegamento, i due grandi eventi non sono minimamente paragonabili, diverso il periodo storico, l’età dei partecipanti, la loro provenienza, ma soprattutto le motivazioni che hanno portato tantissima gente a ritrovarsi in un enorme spazio da riempire, quello dell’ultimo evento riempito da un’enorme felicità, il più lontano nel tempo riempito da un’enorme tristezza. Ciò che rimaneva molto simile era l’enorme numero di partecipanti e, di conseguenza, l’identico impatto visivo, ma sentivo che non poteva essere questa la sola ragione.
Ho capito più tardi la causa di quest’azzardato parallelo che non mi voleva abbandonare. Tutto per una vignetta di Sergio Staino, il papà di Bobo, il famoso personaggio nato dalla penna del vignettista di Scandicci che, in quegli anni ‘80, rappresentava l’anima critica del segretario del P.C.I.
Mentre si recava ai funerali del suo segretario generale, Bobo, elencando tra sé le maggiori criticità della sua azione politica, vide che la piazza continuava, inaspettatamente, a riempirsi, un fiume di gente che arrivava da tutti gli angoli della città. Capì che in quella piazza c’era un popolo e che forse bisognava interpretare meglio quello che stava accadendo.
Allo stesso modo, guardando in televisione quell’infinità di giovani, ho cercato di capire le ragioni di questa enorme marea di gente che per giorni ha invaso Roma, un modo per chiedersi qual è, oggi, il ruolo della Chiesa nel mondo e nella nostra società. Per farlo ho deciso di dare la parola a chi, nel nostro territorio, si confronta con le piccole realtà locali, coloro che sono in grado di percepire, attraverso l’esercizio della fede, gli umori della gente in questo particolare periodo storico così pieno di conflitti che non sembrano trovare soluzioni, così carico di esseri umani che cercano, scappando dalle guerre e dalla fame, un posto dove poter vivere dignitosamente e in pace.
Volevo osservare, con uno sguardo laico, il rapporto tra il ruolo di guida spirituale di una comunità parrocchiale e l’impegno a difesa degli ultimi, dei più diseredati, delle vittime di continui soprusi. Dove spesso la politica, a causa delle frammentarietà e delle posizioni ideologiche opposte e sempre più conflittuali, non riesce a dare risposte immediate e soddisfacenti, limitandosi, dopo diversi tentativi andati a vuoto, a una sterile osservazione delle crudeli stragi che, nelle guerre, sono sempre di civili e delle continue vittime di naufragi nei nostri mari. Tragici eventi quotidiani che coinvolgono sempre più spesso donne e bambini.
L’agone ha chiesto ai parroci del territorio il loro pensiero su questo momento difficile e tragico.

Il primo parroco ascoltato è stato don Paolo, della parrocchia di Anguillara Sabazia, che ha subito esordito con il tema della pace, sottolineando il necessario ritorno all’aspetto spirituale della Chiesa con l’importante riscoperta del Vangelo che racconta la vita di un uomo di pace, non violento, soprattutto in questi momenti in cui c’è bisogno di maggiore giustizia sociale, di legalità, dove occorre essere vicino ai poveri, che sono sempre più numerosi, ma non soltanto da un punto di vista economico ma anche culturale, “non c’è bisogno di solo pane ma di una crescita generale dell’individuo”. Ha voluto ricordare l’importante periodo di Papa Francesco e il passaggio di testimone a Papa Leone XIV, molto interessato a temi nuovi come l’intelligenza artificiale, per poi chiudere con un ricordo dell’importante raduno dei giovani a Tor Vergata dove, essendo presente, ha notato una minore presenza dell’Europa e una massiccia partecipazione di giovani provenienti da tutti gli angoli del mondo, simbolo degli orizzonti universali della Chiesa.

Il secondo parroco interpellato è stato don Enzo, della parrocchia di Vigna di valle, frazione di Bracciano, che ha sostenuto che in questi anni abbiamo assistito a un vero cambiamento epocale che ha coinvolto tutta la comunità cristiana in una Chiesa che da oltre 2000 anni ha il ruolo di esercitare l’inserimento, nel tessuto della società, della fede, la speranza e l’amore per il prossimo. Con Papa Francesco abbiamo avuto una Chiesa in uscita, missionaria, un papa che si è speso molto a favore della pace. Con la fine della guerra fredda sembrava scongiurato ogni possibile conflitto mondiale, le armi nucleari sembravano rimaste nei film o in qualche libro. La Chiesa ha le armi della preghiera, degli appelli alla pace, contro questa disumanità: i bambini che muoiono. La Chiesa ha la speranza in Dio ed è a lui che fa appello. Eventi come l’Anno Santo hanno permesso il dialogo con altri mondi religiosi per evitare guerre di religione. Papa Francesco ha guidato momenti di cambiamento, è stato un elemento di rottura, un non tranquillo dottrinale, la sua morte è stata un simbolo. La Chiesa attendeva una guida sicura e Papa Leone XIV può essere tutto questo, è ancora troppo presto ma occorre avere fiducia perché l’elezione di un papa è un atto di fede, influenzato e guidato dallo Spirito Santo. Il parroco di Vigna di Valle ha cercato di spiegare la difficoltà di creare comunità nella frazione, sia perché è una zona confinante con i quartieri periferici di Roma, sia per la tipologia abitativa che non permette luoghi di aggregazione, “l’assenza di un borgo si fa sentire”.

Il terzo dialogo è stato con don Fernando, della parrocchia di Bracciano Nuova, che ha tenuto a precisare che la Chiesa è pellegrina nel tempo. La sua missione, il suo ruolo, è annunciare il Vangelo, e questo include “aprire gli occhi del mondo alla giustizia, all’amore, alla compassione, alla riconciliazione, al dialogo”. Don Fernando ha spiegato che questa non è una formula chiusa nel tempo, la missione della Chiesa è aperta verso la storia: la accoglie, la critica, con il giudizio di Dio. “Questo è evangelizzare!”. È annunciare ciò che non è ancora realtà. Ci sono persone che amano l’utopia, ma l’utopia non vuol dire che non può esistere, vuol dire che ancora non esiste. Noi annunciamo il regno di giustizia, di amore e di pace anche nella nostra storia attuale, non solo nell’eternità. La Chiesa è impegnata ad analizzare la nostra realtà, le situazioni e le emergenze del nostro tempo, di questa generazione, questo vuol dire essere una Chiesa in missione, “la Chiesa che mette i piedi nella storia”, non è una Chiesa che rimanda tutto al futuro di Dio, anzi, vuole anticipare questa realtà, altrimenti rimane soltanto una grande alienazione religiosa. L’annuncio del Vangelo prescinde dall’esperienza religiosa perché va oltre: è annuncio della verità. Se la Chiesa si limitasse ad avere un ruolo istituzionale, finirebbe con la fine del ruolo, invece la sua funzione cammina nel tempo, certamente per la missione eterna, che è l’annuncio della verità fino a raggiungerla nell’eternità.

Il quarto contatto è stato di don Piero, della parrocchia di Trevignano Romano, che ha voluto subito mettere l’accento su un certo affievolimento della dimensione spirituale, ci si riconosce Cristiani ma da una dimensione culturale. I nostri genitori, i nonni, hanno professato questa fede che spesso si traduce nel culto dei Santi Patroni, poi però, come nel caso del recente funerale di una giovane cittadina di Trevignano, tutto il paese si è travasato del giardino della casa di San Bernardino. Ricorda che per tre o quattro volte, durante l’omelia, ha bussato su questa dimensione: il senso di una comunità si vede nei momenti di fatica ma anche nel quotidiano, nel prendersi carico di chi sta vivendo un momento faticoso, questa attiene ai valori cristiani di solidarietà, di attenzione all’altro, oltre alla frequentazione dei riti, delle messe. Tutto ciò che è aggregato umano, oggi fa fatica e Trevignano paga lo scotto di una dimensione socio-economica agiata, che non è un limite a un cammino di fede. La parrocchia prova a fare molte attività, non etichettandole sempre con una connotazione confessionale, però c’è una grande disaffezione di alcune fasce di popolazione e i ragazzi pagano lo scotto di avere altrove, risposte e opportunità, non sempre sane. Sente la consapevolezza di non avere più la forza di essere in concorrenza con le società sportive o teatrali, pur facendo teatro e sport. C’è soddisfazione sul grosso lavoro d’integrazione con i disabili, per il parroco di Trevignano è una delle sfide per vocazione personale. La Chiesa si deve rivolgere agli ultimi, ai fragili, e proprio da loro che si fa un grosso lavoro di accoglienza da più di tre anni nella Casa del Fanciullo dei disabili, (ricordato don Carmelo, per sessantacinque anni parroco di Trevignano) su questo esiste una sensibile risposta da parte del bacino del lago, grazie a una associazione che si occupa di questo e che tocca i tre comuni. Il problema rimane quello dei giovani, anni fa erano i genitori che portavano i figli in parrocchia, oggi sono i figli che portano i genitori. Con un’efficace espressione ci dice che oggi si fa la Comunione, la Cresima ma “non possiamo limitarci a riempire la tessera dei sacramenti con i bollini”. Per quanto riguarda le manifestazioni del Giubileo, si è voluto orientare lo sguardo su situazioni di carattere universale come l’impegno politico, civile, le problematiche ambientali, l’etica economica che caratterizza il mondo. Si sono voluti toccare questi argomenti proprio perché l’aspetto della fede non è soltanto la preghiera, la vita spirituale, i sacramenti, che restano la cosa principale, ma, essendo cittadini del mondo che vivono le situazioni nella realtà di tutti i giorni, c’è bisogno di allargare gli orizzonti. Ci ha voluto ricordare che esiste un’importante realtà, la Pax Christi, che intorno al lago organizza momenti di preghiera con questo fine, estendere l’orizzonte ai problemi più impellenti come quello della pace che oggi, più che mai, è profondamente sentito. La parte finale dell’intervista, don Piero l’ha voluta dedicare al rischio di abituarsi alle notizie drammatiche e alla crescita, complici i social, che però non vanno demonizzati, di un certo egoismo che ci fa sentire autosufficienti, senza bisogno degli altri, come ci fosse, sostiene il parroco di Trevignano, attraverso un acutissimo accostamento biblico, il tentativo di costruire una seconda torre di Babele: convinti di sapere tutto, cercano di raggiungere il massimo scopo che ognuno preferisce, perfino il tentativo di raggiungere, ancora una volta, Dio.

La quinta chiacchierata è stata con don Giacomo, parroco di Canale Monterano, che ha spiegato il ruolo che ha, oggi, la Chiesa nei conflitti nel mondo: un contributo di mediazione pacifica che si deve trovare. Citando Papa Leone XIV, che fin dall’inizio del suo pontificato, ha chiesto di puntare alla pace e alla risoluzione dei conflitti, ricordando che nell’ultima intervista il Segretario di Stato, Cardinale Parolin, ha insistito che il solo meccanismo, riferendosi particolarmente alla guerra di Gaza, per fermare questo genocidio è proprio pensare di riconoscere la Palestina come stato indipendente. Don Giacomo insiste molto sul ruolo di mediazione della Chiesa nei conflitti che stanno, purtroppo, portando via tante vite. Dicono: ”l’importante è invadere, non interessa chi dobbiamo ammazzare”. Lui questa concezione bellica la chiama ironicamente “danni collaterali”, che è quello che sta portando avanti questo genocidio, non solo in Gaza, ma in tante altre guerre nascoste nell’Africa di cui non si parla e quella in Ucraina con la Russia. La Chiesa deve impegnarsi per la giustizia, essere una mediazione che possa portare la dignità alle persone più deboli, quelle che stanno soffrendo, ai bambini, alle famiglie, per evitare quello che si sta presentando: un genocidio, un’immigrazione di massa di gente che fugge dalle guerre, senza esserne attori principali, “questo è l’insegnamento di Gesù nel Vangelo”. La Chiesa, il Vaticano, si sono offerti costantemente come mediatori, un punto neutro per avere uno scambio di idee e di opinioni, purtroppo non sono mai state accettate da nessuna delle parti. La causa sono questi estremismi, questi ismi che ci invadono e rovinano la pace nel mondo e si sente molto toccato dall’inizio del pontificato di Leone XIV, perché ha saputo cogliere questo punto nevralgico e ha offerto la sua persona, lo Stato Vaticano, come punto neutrale di mediazione per la risoluzione dei conflitti. Le soluzioni ci sono per fermare le guerre ma si gioca con interessi economici enormi e le vittime sono sempre i più deboli. La Chiesa continuerà a ripudiare ogni forma di violenza. L’attentato di Hamas è stato qualcosa di terribile ma occorre respingere l’idea che se si è favorevoli allo Stato Palestinese, si è d’accordo con Hamas, “perché questo è il problema”. L’ultima parte dell’intervista la dedica all’amara constatazione che stiamo andando verso nazionalismi estremi, che stanno emergendo in tutta Europa e non solo. Stanno rovinando la convivenza civile, i nazionalismi sono sempre stati la causa delle guerre: “La storia parla!” esclama” È stranissimo che in un mondo globalizzato, dove tutto arriva in pochi secondi, ancora si utilizza il pensiero per una chiusura mentale”.

La sesta intervista è con don Elio, parroco di Manziana. È partito dalla costruzione della chiesa, nel 1570, dedicata a San Giovanni Battista che era molto stimato dalla gente di Firenze. Quando gli immigrati da Firenze vennero a Manziana dedicarono la chiesa al santo, diventato il patrono di Manziana. Dopo aver elencato le iniziative del paese a favore del patrono, ha descritto tutta l’attività svolta dalla parrocchia per accogliere i giovani partecipanti al raduno di Tor Vergata in occasione del Giubileo della Speranza, come l’ha chiamato Papa Francesco e oggi Papa Leone XIV, e continuerà ad accogliere pellegrini fino al giorno di Natale, su questo ha tenuto a precisare che sono impegnate tutte le parrocchie del territorio. Per quanto riguarda le iniziative per la pace, ha comunicato che il 9 settembre ci sarà una fiaccolata, un’iniziativa della comunità, promossa dalla Banca del Tempo, in collaborazione con altre associazioni, per rispondere, “per alzare un po’ la voce”, dinanzi a questa situazione di violenza che non vuol finire ed è sempre più ampia.

La settima intervista è l’ultima, come la luna in una famosa canzone di Lucio Dalla, ed è con don Francisco, parroco di Bracciano che ha subito informato che la diocesi di Civita Castellana creò, con il vescovo precedente, un dicastero per la cultura e la politica per lavorare in questo senso, anche se c’è un po’ di difficoltà perché occorre una preparazione ed essere dentro alle situazioni che amministrano il popolo. Per quanto riguarda il ruolo della Chiesa, usciamo da un cambiamento, un Papa che aveva messo molta carne sulla brace, occorrerà ora vedere se il nuovo papa continuerà su quella strada, perché ha tutte le capacità, la preparazione e anche la possibilità, di lavorare ancora meglio, se vuole. A proposito di questo spazio il papa precedente stava lavorando su un documento che parla proprio della presenza della Chiesa, e il suo aspetto amministrativo, nel mondo, un lavoro circolare e non piramidale. Don Francisco ricorda il lavoro fatto per il sinodo da Papa Francesco che non doveva chiudersi ma doveva continuare, infatti lui chiamava la Chiesa “sinodale” non più la Chiesa inserita nelle ecclesialità ma una sinodalità, cioè noi decidiamo circolarmente, in questo coinvolgendo tutti. Quando si parla di un Comune, non si può tralasciare di dire e di fare, per il bene di tutti. Occorre prendersi cura della spiritualità, che è un discorso anche molto bello, ma una spiritualità disincarnata non esiste, “io prendo cura del tuo spirito ma è un sacco vuoto e non si mette in piedi”. Questo deve essere il ruolo della Chiesa: o è una presenza profetica oppure giustamente deve entrare in questo grande squilibrio politico che esiste nel mondo. In quest’ultimo periodo, i disastri in Medio Oriente, sono qualcosa del tutto fuori da ogni contesto, anche quello biblico. Domenica scorsa c’è stata una lettura di San Paolo molto interessante, lui dice, proprio agli ebrei, nella diaspora: “La promessa di Dio ad Abramo, poi messa in pratica da Mosè, non è la promessa di una terra, ma di un luogo, a Mosè parla di una terra dove scorreva latte e miele, e uno si chiede quale terra sarà quella: la risposta è: il paradiso, la città nuova, la nuova Gerusalemme del cielo. Gli estremismi sono sempre nefasti: “Un popolo che vuole eliminare l’altro popolo crea solo terroristi, immagina un bambino cui uccidono tutta la famiglia, quale sarà il desiderio di quel bambino nella sua vita?” E cita Sandro Pertini. Il terrorismo che nasce da un estremismo eliminatorio è il fondamento di qualcuno che ha la vendetta nel cuore. Trovare una soluzione è veramente difficile, la migliore, probabilmente l’unica, sono due popoli, due Stati. Qualche giorno fa abbiamo parlato con un signore palestinese a Bracciano, ci siamo fatti insieme delle fotografie, abbiamo parlato. Qualche mese dopo, tornando in Palestina, quel giovane è stato arrestato. Chiude sostenendo che il ruolo della Chiesa deve essere quello di prendere la via migliore senza mischiarsi nella politica del più forte.

Al termine di questa lunga camminata tra le parrocchie del nostro territorio, le parole
chiave continuano a girare nella mia mente: la pace, l’attenzione verso gli ultimi, i più
poveri, le vittime innocenti di tutte le guerre, il genocidio, la giustizia sociale, il dramma
dei migranti, il nazionalismo e gli estremismi, il nuovo egoismo e l’autosufficienza e la
Chiesa che si fa mediatrice dei conflitti e protagonista della soluzione dei problemi.

Dal punto di vista religioso i parroci del territorio ci hanno fatto capire che tutto questo
è parola di Dio ed è nel solco del Vangelo, per chi lo analizza da un punto di vista laico, è
impegno sociale, ma credo che per tutti sia speranza in un mondo migliore e allora ben vengano le grandi manifestazioni di massa, simboli della volontà di appartenere ognuno
a una pacifica storia condivisa, a un’esperienza collettiva finalizzata al bene comune.

È riempire gli spazi, per contrastare meglio le tante ingiustizie di questo mondo e per fermare gli orrori delle tante guerre visibili e invisibili.

Lorenzo Avincola