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PLURALISMO E LIBERTA’: “SOLIDARIETA’ AI GIORNALISTI AGGREDITI A CRANS-MONTANA”

Riceviamo e pubblichiamo

Roma, 6 gennaio 2026

“Esprimiamo la più ferma e convinta solidarietà alle colleghe e ai colleghi giornalisti aggrediti ieri a Crans-Montana mentre stavano svolgendo il proprio lavoro di informazione”. Così in una nota il coordinamento di Pluralismo e Libertà, presente in Stampa Romana, Fnsi, Inpgi e Casagit sulle aggressioni che, nella giornata di ieri, hanno colpito troupe e inviati dei programmi Rai “Unomattina News”, “Storie Italiane” e “Ore 14” che, unitamente ai colleghi di altre testate, sono impegnati a raccontare da giorni fatti di evidente interesse pubblico con professionalità e rispetto, in un contesto già segnato da una grave tragedia.

“Condanniamo con decisione ogni atto di violenza, intimidazione o minaccia nei confronti dei giornalisti”, proseguono gli esponenti di Pluralismo e Libertà, “colpire chi informa significa colpire un diritto fondamentale dei cittadini e i principi stessi della democrazia. Nessuna circostanza, neppure il dolore o la tensione legati a eventi drammatici, può giustificare aggressioni contro chi esercita il diritto-dovere di cronaca”.

A Civitavecchia, proclamati i vincitori del concorso on line “Il Mio Presepe”

Riceviamo e pubblichiamo

Con la proclamazione dei vincitori dell’iniziativa on line denominata “Il Mio Presepe”
si conclude la programmazione natalizia organizzata dalla Pro Loco cittadina.
Numerosi i partecipanti, alcuni da fuori regione, che oltre all’invio di foto e video,
hanno voluto manifestare il proprio apprezzamento per l’idea di mantenere viva la
tradizione natalizia. In totale sono state considerate valide 22 immagini che hanno dato vita
ad una vera e propria gara di like e di complimenti agli autori dei presepi in un vero spirito
natalizio.

A risultati acquisiti il maggior numero di consensi è stato per il presepe di Vincenza
Colamarino seguito dal presepe di Vincenzo D’Angelo e da quello realizzato
dall’Associazione Mare Nostrum 2000 in collaborazione con l’Ass. Canto D’Amore e l’I.C.
Scuola Elementare Ennio Galice.

Ai tre vincitori i complimenti del Consiglio Direttivo della Pro Loco.
“Quest’anno le foto hanno rappresentato delle realizzazioni davvero magnifiche e
originali, ed è stato bello constatare lo spirito natalizio con cui alcuni “concorrenti” hanno
partecipato. – rivela la Presidente della Pro Loco Maria Cristina Ciaffi – Alcuni mi hanno
raggiunta telefonicamente per raccontare i particolari della realizzazione del loro presepe,
il materiale utilizzato ed il coinvolgimento dell’intera famiglia.

Con tutto il Direttivo siamo veramente soddisfatti dell’ottima riuscita delle iniziative messe in campo per il Natale 2025. Il Presepe vivente nella nuova location del Parco Martiri delle Foibe ci ha fatto riprovare l’entusiasmo delle prime volte e aperto a nuove prospettive. Iniziamo il nuovo anno con rinnovata energia e pronti a cogliere le opportunità e le sfide che si presenteranno.”

Oltre ai premi per i tre vincitori, sarà rilasciato a tutti un attestato di partecipazione
con i ringraziamenti dell’Associazione per aver contribuito a mantenere vivi i valori della
tradizione natalizia.
Il Presidente
Maria Cristina Ciaffi

Hai mai visto Dio?

Agostino era uno dei miei amici più speciali. Era molto più giovane di me. Aveva sempre un sorriso pronto. Conosceva un sacco di cose. Sapeva raccontarle con una calma, e una simpatia che ti facevano venire voglia di restare ad ascoltarlo per ore. Quando parlavamo insieme, riusciva sempre a farmi scoprire qualcosa di nuovo … anche su cose che credevo di conoscere già! Per questo, ogni volta che potevo, correvo da lui: stare con Agostino era come aprire un libro pieno di sorprese e proprio di una di queste sorprese voglio parlarvi: di quella volta che riuscì a stupirmi più di quanto avrei mai immaginato.

Era un pomeriggio di primavera, uno di quelli in cui l’aria è così tiepida che sembra una carezza. A Milano, dove da un po’ di tempo viveva il mio amico, i prati erano pieni di fiori appena sbocciati, e noi due eravamo seduti proprio lì, a guardarli ondeggiare al vento come piccoli fazzoletti colorati.

All’improvviso, Agostino si voltò verso di me. La sua voce aveva ancora quel dolce accento algerino che non lo aveva mai abbandonato, neppure dopo tanti anni.

“Babbo,” disse con il suo sorriso così gentile che riusciva sempre a scacciare qualsiasi pensiero triste “posso chiederti alcune cose, se per te va bene?”

Quando Agostino cominciava a parlare con quella sua gentilezza quasi magica, sapevo già che stava per farmi scoprire qualche nuova curiosità capace di accendere la fantasia. Così, al suo sorriso risposi con un altro sorriso, pronto ad ascoltare tutto ciò che aveva in mente.

“Fai pure!” gli risposi volentieri.

“Tu sei nato a Patara, non molto distante da Myra, vero?”

Annuii. Sì, ero nato proprio a Patara, una città della splendida Turchia. Ogni volta che la nominavo, nella mia mente tornavano i colori, i profumi e i ricordi della mia infanzia, come se un piccolo pezzo di quel luogo viaggiasse sempre con me.

“Adesso, invece, vivi in Lapponia, insieme ai tuoi Elfi che costruiscono i giocattoli e ogni notte di Natale voli in giro per il mondo per portarli ai bambini che ami tanto…” affermò Agostino, con gli occhi che brillavano come se stesse raccontando una magia.

“È vero,” risposi ridendo “ormai lo sanno tutti.”

“Allora sei proprio la persona giusta per rispondere alla mia domanda.”

Sentii un piccolo brivido di curiosità: sentii che stava per tirare fuori una domanda capace di aprire un nuovo mondo.

“Chiedimi pure, senza paura,” lo incoraggiai.

“Hai mai visto Dio?”

La domanda di Agostino arrivò così, secca, improvvisa, sorprendente, come un sasso lanciato in uno stagno tranquillo.

Dovete sapere che Agostino era un vescovo, proprio come me, e per questo la sua domanda mi sembrò davvero sorprendente. Temevo perfino che la mia risposta potesse rattristarlo. Come avrei potuto dirgli che no, Dio non l’avevo mai visto con i miei occhi?

Così cercai di prendere tempo.

“Carissimo Agostino,” dissi con un mezzo sorriso “tu che vieni dalla lontana Ippona, dopo aver viaggiato tanto, letto tanto, conosciuto tanto… proprio tu vieni a farmi una domanda così difficile?”

Poi, sperando di fargli cambiare idea, aggiunsi:

“Su, chiedimi qualcos’altro, perché mi sembra quasi che tu voglia prendermi in giro!”

Ma Agostino non aveva affatto l’aria di uno che scherza e capii che quella domanda nascondeva qualcosa di molto importante. Non cambiò neppure per un istante il suo sorriso.

Anche se avevo cercato di evitare la domanda, lui insistette con la stessa dolcezza di sempre:

“No, no. Dimmi davvero: hai mai visto Dio?”

A quel punto capii che non c’era modo di sfuggire. Non c’erano rumori, giochi o fiori abbastanza colorati da distrarci. Dovevo rispondere.

“Agostino,” dissi piano “non vorrei mai mancarti di rispetto. Mi hai fatto una domanda difficile e hai insistito perché ti rispondessi … quindi ti dico la verità: no, non l’ho mai visto.”

Le parole mi uscirono tutto d’un fiato, quasi come un sussurro. Avevo paura che si rattristasse, che pensasse male di me o che quel suo sorriso si spegnesse anche solo per un momento.

Ma Agostino continuava a guardarmi con la stessa luce buona negli occhi, come se sapesse già qualcosa che io ancora non immaginavo. Invece di rattristarsi, sorrise ancora di più. Lo fissai stupito: forse non aveva capito quello che avevo detto? Così provai a spiegarmi meglio.

“Non fraintendermi.” insistetti “Sai bene che bisogna sempre dire la verità, qualunque cosa accada, anche a costo di far male, perché, se raccontiamo una bugia, prima o poi qualcuno se ne accorgerà … e allora perderemo la sua fiducia.”

Il suo sorriso, però, non solo rimase, divenne persino più grande. Poi scosse lentamente la testa, come per dirmi che c’era qualcosa che non avevo ancora capito.

A quel punto mi sentii un po’ confuso, temetti quasi che stesse scherzando alle mie spalle. Così presi coraggio e gli chiesi: “Abbi pazienza, Agostino, cosa non ti convince di quello che ho detto?”

Non rispose subito alla mia domanda, ma la prese un po’ alla larga, come faceva quando voleva farmi riflettere facendo in modo che io stesso rispondessi alla mia domanda.

“Tu sei un vescovo, giusto?” mi chiese.

“Certo!” risposi senza esitazione.

“E allora avrai letto la Bibbia!”

“Naturalmente!” confermai con un po’ di orgoglio “Ben tre volte e… mezza!”

Agostino annuì soddisfatto.

“Allora dovresti sapere che Dio lo hai visto molte volte!”

Rimasi a bocca aperta. Non capivo più niente. Possibile che Agostino, così saggio, avesse perso il filo dei suoi pensieri? Mi preoccupai un po’. Ma lui, tranquillo come sempre, continuò.

“Hai sicuramente letto il primo libro della Bibbia,” disse Agostino con aria furbetta.

Io annuii, ancora un po’ confuso, cercando di capire dove volesse arrivare.

“… e ti ricordi cosa c’è scritto al versetto 27 del primo libro, la Genesi?”

Risposi senza neppure pensarci, come se quelle parole fossero sempre state lì, pronte a uscire:

“Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” e proprio in quel momento, come un lampo improvviso, capii cosa stava cercando di dirmi: mi si aprì la mente e tutto divenne più chiaro.

Agostino rise soddisfatto: aveva ottenuto esattamente l’effetto che voleva.

“Quindi,” disse Agostino con voce calma e sicura “ogni volta che hai incontrato una persona, uomo o donna, basso o alto, bello o brutto, malato o sano, moro o biondo, giovane o anziano, giallo, nero, verde o persino a pallini blu … tu hai guardato Dio senza vederlo!”

Ancora una volta aveva colpito nel segno. Nella mia mente apparvero tuti i volti che avevo incontrato nella vita: la bambina con gli occhi rossi che cercava di non piangere, il ragazzo innamorato che sorrideva senza motivo, la mamma stanca che stringeva forte il suo bambino, il vecchietto seduto sulla sedia lungo la strada, perso nei suoi pensieri. Tutti loro, ognuno a modo suo, portavano un pezzetto della grandezza di Dio. Agostino aveva ragione: lo avevo visto milioni di volte, in ogni sguardo che avevo incrociato, senza nemmeno rendermene conto.

Rimasi quasi senza parole. Guardai Agostino con gli occhi spalancati dall’ammirazione.

“Agostino, ma sei un genio! Se ogni persona porta un pezzetto dell’immagine di Dio, significa che quando parlo con qualcuno, parlo un po’ anche con Lui!”

Mi venne un brivido

“Questo mi mette un po’ a disagio: se sbagliassi? Se lo deludessi? Cosa dovrei fare per renderlo felice?”

Agostino mi rivolse uno di quei suoi sguardi pieni di amicizia, quelli che ti fanno sentire subito più leggero, e rispose con calma:

“Caro Babbo, se fai tutto con amore, anche quando pensi di aver sbagliato, puoi stare tranquillo: avrai comunque fatto la cosa giusta. Ama, e poi fai ciò che credi. Se agisci con amore, non sbaglierai mai. Potrai tacere, parlare, correggere, perdonare … se lo farai per amore farai solo il bene”

Tra tutte le conversazioni che abbiamo condiviso, quella non l’ho più dimenticata. Rimase nel mio cuore come un piccolo tesoro da custodire per sempre.

Ora è già un po’ di tempo che non incontro più Agostino. Dalla Lapponia è difficile scendere fino a Milano, quando non è Natale, e lui non mi telefona mai. Forse è impegnato a scrivere un nuovo libro pieno di saggezza. Chissà quante altre ne ha da raccontare!

Io però spero sempre che, quando avrà finito, vorrà rivedermi. Magari per aiutarmi a scoprire altre cose che, in fondo, conosco già … ma che non ho ancora imparato davvero a capire.

 

Riccardo Agresti

Pubblicati i concorsi per istruttori contabili, amministrativi, vigili e tecnici al Comune di Cerveteri

Riceviamo e pubblichiamo

Sul sito istituzionale del Comune di Cerveteri e sulla piattaforma Inpa la modulistica completa e le credenziali di accesso

“Dopo aver proceduto con le progressioni dei dipendenti comunali già di ruolo e a tempo indeterminato, con un avviso pubblico che consentirà loro di salire di categoria passando dalla C alla D, operazione che darà loro l’opportunità anche di ambire a ruoli di maggior prestigio nel proseguo della loro carriera, a Cerveteri è il momento dei concorsi: sul portale Inpa, pubblicate sei procedure concorsuali, per la formazione di una graduatoria e l’assunzione di istruttori contabili, amministrativi, vigili e tecnici. Un investimento sul futuro del nostro Ente, un impegno che avevo preso insieme al Sindaco Elena Gubetti con i nostri uffici e con la città tutta”. A dichiararlo è Alessandro Gazzella, Assessore al Personale e Bilancio del Comune di Cerveteri, che prosegue:

 “Abbiamo deciso di ampliare l’organico scegliendo i concorsi al posto di altri procedimenti per premiare il merito e il territorio. Crediamo in una Pubblica Amministrazione capace di innovare, di rispondere con rapidità e competenza alle sfide che ogni giorno ci troviamo ad affrontare e di essere davvero al servizio dei cittadini. Il segnale è chiaro: vogliamo potenziare l’apparato amministrativo, con nuovo personale e possibilmente, che viva e conosca il nostro territorio e Cerveteri”.

“Con questi concorsi puntiamo dunque a rinforzare tutto l’assetto amministrativo, un lavoro che ci porterà a migliorare l’efficienza degli uffici, ridurre i tempi di risposta e garantire ai cittadini servizi migliori, trasparenti e accessibili – conclude Gazzella – stiamo costruendo un’amministrazione più solida e preparata perché il futuro del nostro territorio merita un impegno concreto. I bandi completi, con requisiti, modalità di partecipazione e scadenze, sono consultabili sul sito istituzionale del Comune e sulla piattaforma Inpa”

“Viaggio con i cantautori”: domani in Piazza Aldo Moro a Cerveteri Enrico Capuano in concerto, da De Andrè a Guccini

Riceviamo e pubblichiamo

Appuntamento alle ore 21:00 all’interno del Teatro Tenda, ingresso gratuito

“Un viaggio nella grande musica italiana, un omaggio ai cantautori che hanno scritto versi indimenticabili, poesie e brani che ancora oggi, anche a distanza di tanti anni, rappresentano una colonna sonora per la vita di tante persone. Domani, martedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania, alle ore 21:00 nel Teatro Tenda di Piazza Aldo Moro, una serata di grande musica con Enrico Capuano in concerto, considerato uno dei capostipiti del folk italiano. L’ingresso al concerto è libero e gratuito”. A dichiararlo è Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri.

“Da De Andrè a Guccini ai più grandi cantautori italiani – ha detto Francesca Cennerilli, Assessore alla Cultura del Comune di Cerveteri – la serata con Enrico Capuano sarà un appuntamento che tutti gli appassionati di musica, ed in particolar modo quella cantautorale, non possono assolutamente perdersi. Non soltanto per i brani in scaletta, ma anche per il grande artista che è Enrico Capuano, già in diverse occasioni esibitosi nella nostra città e che ha sempre offerto grande spettacolo”.

“Con il concerto di Enrico Capuano si chiude il ciclo di eventi natalizi organizzati all’interno del Teatro Tenda di Piazza Aldo Moro ma non si chiudono gli eventi del Natale Caerite – prosegue l’Assessore Cennerilli – che proseguiranno ancora per i prossimi giorni all’interno dell’Aula Consiliare del Granarone”.

GIOVANI E FUTURO: IL PESO DELL’INCERTEZZA, LA SPINTA DELLA SPERANZA. INTERVISTA AD ADELIA LUCATTINI

di Marialuisa Roscino

Oggi, per un giovane, avere speranza non significa essere ingenuo, ma compiere un atto di resistenza consapevole, continuando a sviluppare resilienza efficace, ovvero quella capacità che ci permette di affrontare, superare e adattarci positivamente agli eventi stressanti, segnando quel passaggio fondamentale di trasformare il trauma o la difficoltà in un vantaggio evolutivo.

In un mondo segnato da crisi climatiche, precarietà lavorativa e incertezza geopolitica, la speranza permette di tracciare il percorso di un cammino luminoso che porta a quel “fare costruttivo”, che impariamo ad imprimere nella nostra Vita e che suona di conseguenza, di ciò che si chiama per noi “Futuro”, quel passaggio fondamentale, che va dalla sopravvivenza alla trasformazione. Di questo e molto altro, ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana.

Lucattini: “Seguire le proprie passioni anche se la strada sembra complessa. Ciò che entusiasma dà energia, stimola la motivazione e diventa la base di progetti duraturi”.

Dott.ssa Lucattini, quali sono oggi le sfide più rilevanti che i giovani si trovano ad affrontare?

Le sfide che i giovani si trovano ad affrontare oggi sono molte e profondamente interconnesse, tanto da creare un quadro complessivo di grande complessità e vulnerabilità. Da un lato, devono confrontarsi con cambiamenti globali che generano insicurezza strutturale, come la crisi climatica, l’instabilità politica e i continui mutamenti economici; dall’altro, vivono in un contesto sociale e culturale che richiede loro rapidità di adattamento e competenze sempre nuove.

La crisi climatica non rappresenta solo un problema ecologico, ma incide anche sulle dimensioni emotive e identitarie: molti giovani parlano di eco-ansia, di paura per il futuro e di percezione di impotenza rispetto a fenomeni su cui sentono di avere un controllo limitato. A ciò si aggiunge l’instabilità economica, che rende difficile immaginare un progetto di vita stabile: l’incertezza sul lavoro, la precarietà contrattuale e la difficoltà di accesso all’autonomia abitativa contribuiscono a un senso di precarietà esistenziale diffuso.

Il rapidissimo sviluppo tecnologico, pur offrendo opportunità straordinarie, crea anche nuove forme di pressione. I giovani si muovono in un ambiente in cui non solo devono acquisire continuamente competenze digitali aggiornate, ma devono far fronte a una competizione percepita come costante e spesso estenuante. La quantità di stimoli, informazioni e richieste può diventare difficilmente gestibile e contribuire a sensazioni di sovraccarico mentale.

In che modo, l’incertezza influisce sulla motivazione e sull’impegno dei giovani verso i propri obiettivi?

 L’incertezza ha un impatto significativo, poiché genera un conflitto tra il desiderio di costruire un futuro e la difficoltà di immaginarlo con chiarezza. Gli effetti possono rendere difficile pianificare a lungo termine, portando molti giovani a sentirsi bloccati o demotivati. Quando il futuro appare nebuloso, investire energie in obiettivi di lungo respiro può sembrare inutile o frustrante. La sensazione di non avere controllo su ciò che accadrà può generare ansia, che a sua volta interferisce con la capacità di concentrarsi e perseguire obiettivi con costanza.

Mentre il nuovo e lo sconosciuto, a differenza dell’incertezza rappresenta una sfida che li stimola a essere curiosi, flessibili e resilienti. Sono stimolati dal mistero, potremo immaginare i giovani come “investigatori” alla scoperta del mondo, il proprio mondo interno e la realtà al di fuori dell’ambiente familiare.

La formazione può rappresentare una leva importante per la costruzione di piani progettuali per il futuro e per vedute più ampie?

 Assolutamente sì. La formazione rappresenta una delle leve più potenti per permettere ai giovani di costruire un progetto di vita solido, flessibile e capace di adattarsi ai cambiamenti del presente. Non si tratta soltanto di acquisire conoscenze tecniche, ma di sviluppare un insieme più ampio di competenze cognitive, emotive e relazionali che permettano ai giovani di orientarsi in un mondo in continua trasformazione.

La formazione aiuta infatti a strutturare il pensiero critico, la capacità di elaborare informazioni complesse, di analizzare problemi in modo autonomo e di prendere decisioni informate. Questi strumenti sono essenziali per ampliare le proprie vedute e per costruire obiettivi realistici ma ambiziosi, basati su una comprensione profonda di sé e del contesto sociale.

Le ricerche mostrano chiaramente che un alto livello di istruzione è associato a maggiore resilienza, capacità di adattamento e benessere psicologico nei giovani (Frontiers in Psychiatry, 2024)

Come si coltiva la speranza in un futuro che, a volte, può sembrare incerto? Quali sono i fattori che possono favorire lo sviluppo della resilienza nei giovani e determinare in tal modo, il loro benessere psicologico?

 Coltivare la speranza in un futuro instabile è una sfida che richiede un insieme complesso di risorse personali, familiari e sociali. La speranza non è un sentimento spontaneo, ma una capacità che si sviluppa nel tempo, grazie alla qualità delle relazioni, alla possibilità di fare esperienze significative e al sostegno emotivo ricevuto nei momenti critici. Per i giovani, che vivono un’epoca caratterizzata da instabilità economica, pressione sociale e cambiamenti rapidi, la speranza diventa una competenza psicologica fondamentale.

I giovani hanno bisogno di essere sostenuti nella costruzione di un senso di scelta autentico: questo significa imparare a conciliare ambizioni e desideri con le richieste sociali, spesso eccessive o contraddittorie, senza perdere il contatto con le proprie inclinazioni profonde.

Le ricerche dimostrano che la resilienza si sviluppa soprattutto quando i giovani possono contare su relazioni affettive solide e su un ambiente che trasmette fiducia, coerenza e prevedibilità. Inoltre, la capacità di mantenere speranza e prospettiva è fortemente associata al supporto sociale, all’autoefficacia e alla percezione di significato nella propria vita (Frontiers in Psychology, 2024)

Sebbene il contesto attuale possa sembrare imprevedibile e talvolta persino minaccioso, è possibile alimentare la speranza attraverso strategie mirate: sostenere la consapevolezza emotiva, promuovere un pensiero realistico ma positivo, aiutare i giovani a distinguere tra ciò che è sotto il loro controllo e ciò che non lo è. Un realismo costruttivo lontano sia dal pessimismo paralizzante sia da aspettative irrealistiche permette di affrontare il futuro con maggiore lucidità e forza.

Quali possono essere, a Suo avviso,  le esperienze positive che possono aiutare i giovani a ritrovare la motivazione e a perseguire i propri obiettivi?

 Le esperienze positive che sostengono la motivazione dei giovani sono quelle che integrano tre dimensioni fondamentali: crescita personale, interconnessioni sociali e senso di scopo. Quando un giovane si sente coinvolto in attività che valorizzano le sue capacità e, allo stesso tempo, lo mettono alla prova in modo costruttivo, emergono una fiducia rinnovata, energia emotiva e la percezione di poter incidere sulla propria vita.

Le ricerche mostrano che le esperienze che permettono ai giovani di sviluppare competenze, di sentirsi efficaci e di veder riconosciuto il proprio valore hanno un impatto diretto sulla motivazione, sull’autostima e sulla capacità di pensare al futuro con maggiore ottimismo (The Lancet Regional Health Europe, 2025). Attività come il volontariato, lo sport, i laboratori artistici, i progetti culturali, la partecipazione a gruppi giovanili o iniziative di cittadinanza attiva offrono occasioni preziose per sperimentare responsabilità, creatività e appartenenza.

Questi contesti forniscono ai giovani un ambiente protetto in cui possono prendere decisioni, confrontarsi con gli altri, vedere i risultati del proprio impegno e generare un senso di significato. Un’esperienza significativa, infatti, può trasformarsi in un momento di svolta: incoraggia a intraprendere nuovi percorsi, a superare l’inerzia o la paura e a sviluppare una visione più chiara del proprio cammino.

Crede possa essere di aiuto il supporto degli adulti nelle scelte ed eventuali difficoltà che i ragazzi possono dovere affrontare?

 Un ruolo chiave è svolto anche dalle relazioni di sostegno (amici, insegnanti, mentori, allenatori) che rappresentano figure di riferimento capaci di trasmettere fiducia, stimolare le capacità e sostenere i giovani nelle difficoltà. La presenza di adulti significativi, capaci di ascoltare e guidare senza giudicare, rappresenta uno dei predittori principali del benessere psicologico e della resilienza (Frontiers in Psychology, 2024)

Le esperienze positive offrono inoltre una soddisfazione immediata che può contrastare la tendenza alla demotivazione. Quando i giovani riescono a ottenere risultati, anche piccoli, sperimentano una forma di autoefficacia che li accompagna nel tempo, alimentando motivazioni più profonde e progetti più stabili. In molti casi, quando i giovani vivono momenti di blocco, confusione o intense difficoltà emotive, un supporto professionale come un percorso psicoanalitico o psicologico  può diventare un’esperienza trasformativa.

Questo tipo di sostegno permette di dare significato alle paure, comprendere gli ostacoli interni, riconoscere le risorse personali e trasformare l’incertezza in un processo di crescita e maturazione. Un percorso di questo tipo non solo riduce stress e ansia, ma facilita anche la formazione dell’identità personale e professionale, rendendo la transizione verso il futuro meno spaventosa e più strutturata.

Quali consigli si sente di dare ai giovani?

 -Accogliere gli errori come parte naturale del percorso. Gli sbagli aiutano a crescere, chiariscono le direzioni e rafforzano la capacità di rialzarsi;

-Coltivare la curiosità e continuare a formarti. Imparare cose nuove amplia le opportunità e rende più flessibili davanti ai cambiamenti;

-Circondarsi di relazioni autentiche. Le persone che ascoltano e sostengono aiutano a costruire sicurezza e fiducia in se stessi;

-Seguire le proprie passioni anche se la strada sembra complessa. Ciò che entusiasma dà energia, stimola la motivazione e diventa la base di progetti duraturi;

-Procedere un passo alla volta, senza pretendere la perfezione. Il progresso nasce da piccoli passi costanti, non dai risultati immediati o impeccabili;

-Riconoscere il proprio valore e non confrontarsi continuamente con gli altri. La crescita personale non dipende dal paragone, ma dalla consapevolezza delle proprie capaci;

-Non aver paura di chiedere aiuto. Chiedere sostegno è un atto di forza che permette di affrontare difficoltà e blocchi senza restarne schiacciati.

A Bracciano venerdì 9 gennaio raccolta straordinaria di sangue

Riceviamo e pubblichiamo
E con l’anno nuovo….cominciamo con il territorio di Bracciano a compiere un gesto di solidarietà, concreto e significativo.
Venerdì 9 Gennaio dalle ore 8 alle 12, si svolgerà a Piazza IV Novembre, la giornata di donazione di sangue per i soci già iscritti e per tutti coloro che si recheranno a digiuno, con possibilità di analisi aggiuntive vitamina D, Psa, Tsh Reflex.
Gli appuntamenti di Avis saranno 4 durante l’ anno, ogni 3 mesi. Un’ importante conquista, in questo territorio , sempre popolato e degno di servizi socio-sanitari a vantaggio della comunità.
Il Presidente di Avis Aureliana , Nicoletta Iacomelli unitamente al referente locale Emanuele Melis, vi aspettano numerosi. Grazie per il vostro gesto.

Crans-Montana: dalla tragedia evitabile alla responsabilità istituzionale. La prevenzione come diritto umano non derogabile

Riceviamo e pubblichiamo

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime il più profondo cordoglio per le quaranta giovani vite spezzate nella tragedia di Crans-Montana e si stringe, con rispetto e partecipazione, alle famiglie delle vittime, ai feriti e alle comunità colpite in Italia, in Svizzera e negli altri Paesi coinvolti. In modo particolare, il nostro pensiero va ai giovani cittadini italiani Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi, i cui nomi non possono e non devono essere consegnati a una memoria fugace, ma assunti come monito permanente per le istituzioni e per la società civile.

Il rientro in patria delle salme, organizzato con il concorso dello Stato, e la partecipazione collettiva al lutto nazionale proclamato dalla Confederazione Elvetica rappresentano atti di doverosa vicinanza. Tuttavia, il dolore condiviso non può esaurirsi nella dimensione commemorativa. Le parole che hanno definito quanto accaduto una tragedia evitabile impongono una riflessione pubblica rigorosa, che chiama in causa il concetto stesso di responsabilità istituzionale e di tutela dei diritti fondamentali.

Quando la morte di ragazze e ragazzi, molti dei quali minorenni, è riconducibile a carenze strutturali, a inadeguate misure di sicurezza o a una cultura della prevenzione considerata secondaria, non siamo di fronte a una fatalità imprevedibile. Siamo di fronte a una violazione grave e sistemica del diritto alla vita, alla sicurezza e alla protezione della persona, diritti che non possono essere subordinati a interessi economici, a prassi approssimative o a un’accettazione rassegnata del rischio.

La sicurezza non è un atto burocratico né un adempimento episodico: è un dovere giuridico continuo e una responsabilità etica che riguarda enti pubblici, gestori privati, organi di controllo e decisori politici. In questa prospettiva, la prevenzione non è un’opzione, ma un diritto umano essenziale, la cui mancata attuazione produce conseguenze irreversibili. Ogni giovane vita perduta per negligenza rappresenta un fallimento collettivo che interroga la qualità delle nostre istituzioni e il grado di maturità democratica delle nostre società.

Come Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, riteniamo che questa tragedia debba tradursi in un’assunzione di responsabilità chiara, trasparente e verificabile. È necessario rafforzare le politiche di controllo, vigilanza e sicurezza, ma è altrettanto imprescindibile investire in una solida educazione ai Diritti Umani, alla legalità, alla prevenzione e alla responsabilità civica. La scuola, in quanto luogo di formazione della coscienza democratica, non può limitarsi a trasmettere conoscenze, ma deve contribuire a costruire una cultura della tutela della vita, del rispetto delle regole e della consapevolezza dei rischi.

Il silenzio composto delle commemorazioni, la dignità delle famiglie, la dedizione dei soccorritori, delle forze dell’ordine e del personale sanitario meritano riconoscenza e rispetto. Ma il rispetto più autentico per le vittime si realizza solo attraverso l’azione: nell’accertamento rigoroso delle responsabilità, nella revisione delle procedure, nella prevenzione concreta di nuove tragedie. Ogni ritardo, ogni ambiguità, ogni tentativo di archiviazione simbolica rappresenterebbe un’ulteriore ferita alla memoria dei giovani scomparsi.

Ricordare Achille Barosi, Chiara Costanzo, Giovanni Tamburi, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti e Sofia Prosperi significa assumere un impegno pubblico e duraturo: fare della tutela della vita umana un principio non negoziabile e della prevenzione una priorità reale. Solo così il dolore potrà trasformarsi in coscienza civile, responsabilità istituzionale e impegno educativo, affinché nessun’altra notte si accenda di fiamme alimentate dall’indifferenza.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

Né Re, né Maghi (parte 5 di 5)

In movimento

I magi sono le uniche statuine “mobili” del presepe, nel senso che, posizionati inizialmente molto lontano dalla grotta, vengono spostati pian piano, ogni giorno, per avvicinarli alla mangiatoia, che raggiungeranno dodici giorni dopo il Natale, il 6 gennaio, provenendo da sinistra del presepe, ovvero dalla destra del Bambinello. l movimento quotidiano delle statuine non è un’invenzione moderna, ma una pratica attestata già nell’Ottocento.

Questo schema ha un preciso valore simbolico. Nelle convenzioni iconografiche, l’Oriente è collocato a sinistra, il luogo da cui sorge la luce. I Magi, provenienti dall’Oriente, entrano dunque da quella direzione. Nelle absidi e nei mosaici paleocristiani (ad esempio a Ravenna, Sant’Apollinare Nuovo, VI secolo), i Magi sono raffigurati in processione da sinistra verso la Vergine e il Bambino. Questo modello si è poi consolidato nei secoli. La tradizione popolare ha ereditato questa disposizione, anche se con varianti locali.

 

La Befana

Collegata ai Re Magi da un racconto religioso per bambini, esiste una figura misteriosa e un po’ stregata, che non compare mai nel presepe e che vive solo nella fantasia della penisola italiana. Eppure, merita di essere ricordata perché porta con sé un incanto tutto speciale: la Befana, la cui festa illumina la notte dell’Epifania.

Il suo nome, curioso e antico, non è altro che il dolce eco di ἐπιφάνεια, “rivelazione”, come se lei stessa fosse un segreto svelato tra le stelle d’inverno.

La Befana è una vecchina avvolta in stracci color della polvere, eppure nei suoi occhi brilla la luce dei miracoli. Nella notte più fredda dell’anno, quando il mondo sembra trattenere il respiro, ella monta la sua scopa volante e attraversa i cieli d’Italia. Passa di camino in camino per riempire le calze dei bambini buoni con dolciumi, frutta secca e piccoli giocattoli; e quando incontra chi non è stato gentile, lascia soltanto un pizzico di carbone o, talvolta, un ciuffo d’aglio birichino.

Si racconta che tutto ebbe inizio quando i Re Magi, durante il loro lungo viaggio verso Betlemme, bussarono alla porta di una casetta solitaria. Là abitava una vecchina dal cuore buono, sebbene un po’ diffidente, che si affacciò al chiarore della stella. I tre saggi le chiesero indicazioni per raggiungere il Bambino appena nato e la invitarono con loro, promettendole che avrebbero visto il Re destinato a cambiare il mondo. Ma la donna, timorosa come un pettirosso d’inverno, scosse il capo e chiuse piano la porta.

I Magi proseguirono, mentre la stella li guidava verso la mangiatoia.

Quella notte, però, la vecchina non riuscì a prendere sonno: il vento bussava alle finestre, come per rimproverarla, e il suo cuore si riempì di una tristezza luminosa. Allora raccolse in un sacco dolci, frutta e piccoli doni e uscì correndo nella notte gelida per raggiungere i tre viaggiatori. Corse e corse, ma ormai era tardi: i Magi erano già arrivati a Betlemme e i loro doni brillavano davanti a Gesù.

Affranta, la vecchina si fermò sotto il cielo trapunto di stelle. Poi, come se una dolce ispirazione le avesse sfiorato la fronte, sorrise.

Non avendo più modo di raggiungere il Bambino, avrebbe fatto qualcosa di ancora più grande: avrebbe donato i suoi regali a tutti i bambini che avrebbe incontrato, sperando che almeno uno di loro fosse, in qualche modo, il piccolo Gesù.

Così, da quella notte lontana, ogni anno, quando il freddo avvolge i tetti e le strade si riempiono di silenzio, la Befana vola di casa in casa sulla sua scopa antica. Porta dolci, sorrisi e un po’ di magia a tutti i bambini buoni, mentre nel suo cuore vive un desiderio che non sfuma: trasformare il rimpianto in dono, e l’attesa in luce.

Per questo, ancora oggi, nella notte del 6 gennaio, si dice che la Befana continui il suo viaggio, e che ogni battito d’ali della sua scopa sparga nell’aria un’ultima scintilla della magia del Natale.

 

Diana

L’origine della Befana è molto più antica del racconto cristiano che la lega ai Re Magi: affonda infatti le sue radici in un insieme di antichi riti propiziatori pagani ereditati dai Romani e, ancor prima, dai culti agrari dell’Europa mediterranea. La dodicesima notte dopo il solstizio d’inverno, un periodo considerato liminare e sacro, i Romani celebravano la morte e la rinascita della natura. Si credeva che in quelle notti alcune figure femminili, identificate con Diana e le sue ninfe, sorvolassero i campi per benedire i futuri raccolti e garantire fertilità per l’anno nuovo.

Questi dodici giorni avevano un significato profondo: la terra era stanca, secca, vicina alla morte invernale, ma pronta a rinascere, proprio come la Luna, governata da Diana, che ogni mese muore e ritorna. Un ciclo di morte e rinascita che simboleggiava l’eterno rinnovarsi della vita naturale.

Con l’affermarsi del cristianesimo, questo mito non poteva essere accettato. I Padri della Chiesa condannarono presto la tradizione, perché legata a culti agrari e figure femminili pagane. Ma i riti contadini, radicati nella quotidianità, sono difficili da estirpare. Così la nobile e luminosa Diana, giovane vergine altera, fu inizialmente assimilata alla figura della strega. Nei villaggi la sua immagine cominciò a trasformarsi: da divinità lunare diventò una vecchina gobba, con naso adunco, capelli bianchi e svolazzanti, vestita di stracci e con scarpe rotte. Una figura che la Chiesa dipingeva come stregonesca, ma che la tradizione popolare continuò a immaginare buona, perché portatrice del senso antico del mito: la “madre terra” che, stremata dalle energie donate durante l’anno, si avvicina all’inverno per morire e rinascere.

Prima di scomparire, però, questa vecchia benevola volava ancora sui campi per fertilizzarli e distribuire doni, proprio come faceva Diana. È da qui che nasce la Befana come la conosciamo: una figura femminile che arriva a fine anno portando frutti, piccoli doni e auspici di prosperità.

La sua storia si intreccia poi con elementi cristiani: prese le forme popolari di una vecchina che passa nelle case la notte dell’Epifania, distribuendo dolci ai bambini buoni.

L’uso di portare il carbone ai bambini “cattivi”, invece, è una variazione relativamente recente. In origine carbone e cenere avevano un significato positivo: erano simboli di buon augurio nelle tradizioni contadine del Nord Europa, perché il carbone permetteva di scaldarsi nei mesi più rigidi, mentre la cenere, ricca di potassio, magnesio e calcio, veniva usata per fertilizzare i campi. Donare carbone e cenere significava augurare calore, vita e prosperità.

La figura della Befana non è isolata: in altre regioni europee esistono spiriti simili che visitano le case nei “dodici giorni” tra Natale e l’Epifania, come Perchta nelle regioni alpine o Frau Holle nelle tradizioni tedesche, anch’esse legate all’inverno, alla filatura e alla ciclicità della natura. Tutte incarnano la stessa idea: la vecchia dell’anno che muore, lasciando spazio al nuovo ciclo.

Tra Rinascimento ed età moderna la Befana si è lentamente trasformata da spirito ambivalente a presenza rassicurante: una sorta di nonna benevola, protagonista di feste popolari e rituali comunitari. Oggi, come allora, attraversa simbolicamente le case nella notte del 6 gennaio, portando doni, dolci e, per chi ha bisogno di un monito affettuoso, un pezzetto di carbone. Ma dietro il suo sorriso rugoso continua a sopravvivere il retaggio millenario della madre terra che muore e rinasce, portando con sé il mistero e la magia dell’inverno.

 

Brano tratto dal libro “Il senso nascosto del Presepe” disponibile solo on line al link: https://bookabook.it/libro/il-senso-nascosto-del-presepe/

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Riccardo Agresti

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