Lunedì 5 GENNAIO 2026 ore 21.00
al TMF Teatro Maurizio Fiorani di Canale Monterano
Uno spettacolo di Teatro-Canzone a cura di Generazione Musica.
Testi ispirati a Stefano Benni e Giorgio Gaber, con brani musicali della tradizione cantautorale italiana.
Un viaggio che, attraverso la musica e il teatro, con un linguaggio brillante e divertente, affronterà le tematiche della solidarietà e del rispetto per le diversità.
Musiche eseguite live da Generazione Musica, performance teatrale: Elisa Lambertucci e Gianpiero Nardelli.
Vi aspettiamo!
Informazioni e prenotazioni
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La confusione sui nomi dei magi e l’associazione ai singoli doni è antica, enorme e affascinante. Per averne un’idea, ecco quanto riportato in “Mystery of the Magi: The Quest to Identify the Three Wise Men” di Dwight Longenecker al capitolo 3:
“Gli Excerpta Latina Barbari composti ad Alessandria, li chiamano Bitisarea, Melichiorre e Gathaspa o, come li conosciamo, Baldassarre, Melchiorre e Gaspar. Due secoli prima uno scrittore siriano li aveva nominati Ormizda, re di Persia, Yazdgard, re di Saba, e Perozadh, re di Sheba. Al contrario, i cristiani siriaci chiamarono Magi, Larvandad, Gushnasaf e Ormisda. I cristiani etiopi li chiamavano Hor, Karsudan e Basanater, mentre gli armeni dicevano che si chiamavano Kagpha, Badadakharida e Badadilma”.
La citata “Excerpta Latina Barbari Scaligerana” è una raccolta di testi e frammenti, descriventi una breve storia del mondo, scritti in greco e risalenti alla prima metà del VI secolo, tradotti in latino nel VII o VIII secolo da un anonimo poco istruito che conosceva poco il greco quanto il latino (“homo barbarus ineptus hellenismi et latinitatis imperitissimus”, scrive Joseph Juste Scaligero, da cui l’ormai tradizionale titolo di “Excerpta Barbari”). In questo testo compaiono, in una delle prime forme documentate giunteci, i nomi dei tre magi. I loro appellativi derivano probabilmente da trascrizioni greche e siriache e furono successivamente adattati nelle forme più conosciute nei secoli successivi.
La sequenza “Bithisarea, Melichior, Gathaspa”, ivi citata, sembra essere la più antica e si ritrova anche nei tre codici del Florilegium greco (Βαθησαρσάν, Μελχιώρ, Γαθασπά e loro varianti). I nomi Balthasar, Melchyor e Jaspar occorrono anche nel Rymkbybel di Jacob von Märlkent (da notare la variante Jaspar utilizzata in nord Europa).
Nel “Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis” di Andrea Agnello, risalente al IX secolo, al capitolo relativo alla “Vita del vescovo Agnello”, si tramanda una breve descrizione del mosaico dei magi, ancora presente nella basilica di “Sant’Apollinare Nuovo” a Ravenna, ridecorata dal vescovo quando venne riconsacrata al culto cristiano cattolico nel VI secolo.
Qui, per la prima volta, vengono menzionati i nomi dei tre magi nella forma che diverrà standard in Occidente, indicando anche i doni offerti e ai colori delle vesti di ciascuno:
“Le vergini avanzano da Classe, dirigendosi verso la santa Vergine delle vergini; i magi a loro volta (le) precedono recando doni. Ma, tuttavia, perché costoro sono stati raffigurati con abiti variopinti e non tutti con un indumento dello stesso colore? Quindi, per il fatto che lo stesso divino pittore si e conformato alla divina Scrittura. Infatti Gaspar portò l’oro (presentandosi) in un abito del color del giacinto e con tale abito rappresenta l’unione. Balthasar portò l’incenso in un abito giallo, e con quello stesso abito rappresenta la verginità. Melchior portò la mirra in un abito multicolore e con quello stesso abito indica la penitenza.” (De Sancto AgnelloXXVII 88,51)
Discorso particolare merita il “Vangelo dell’infanzia armeno” che porta la descrizione più dettagliata dei magi tra tutti i testi della tradizione cristiana. In esso si racconta che l’angelo annunziò a Maria il concepimento di Gesù il mercoledì 5 aprile alla “terza ora” (per cui il Natale sarebbe il 6 gennaio) e immediatamente furono avvisati i magi
“E costoro, guidati da una stella per nove mesi, giunsero a destinazione nel momento in cui la vergine diveniva madre. … i re magi erano tre fratelli: il primo Melkon, regnava sui persiani, il secondo, Balthasar, regnava sugli indiani e il terzo, Gaspar, possedeva il paese degli arabi. …e arrivarono nel momento in cui la vergine diveniva madre.” (5,9). Questi magi erano accompagnati da “dodicimila uomini: quattromila per ciascun regno.” (9,1) gestiti da 12 comandanti e, benché fossero fratelli, “figli di uno stesso re, marciavano al loro seguito eserciti di lingua molto differente.”. “Melkon aveva con sé mirra, aloe, mussolina, porpora, pezze di lino e i libri scritti e sigillati dalle mani di Dio. Il secondo, il re degli indi, Gaspar, aveva come doni in onore del bambino del nardo prezioso, della mirra, della cannella, del cinnamomo e dell’incenso e altri profumi. Il terzo re, il re degli arabi, Balthasar, aveva oro, argento, pietre preziose, zaffiri di gran valore e perle fini.” (11,3)
Infine re Melkon consegna a Gesù il “documento autentico” scritto da Dio e
“scritto e sigillato di propria mano una pergamena, a caratteri d’oro, con queste parole: – Nell’anno 6000, il sesto giorno della settimana, io manderò il mio figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ti ristabilirà di nuovo nella sua dignità primitiva. Allora tu, Adamo, unito a Dio nella tua carne resa immortale, potrai discernere il bene dal male.” (11,22)
Si comunica che, a causa delle avverse condizioni meteo e per motivi di sicurezza, le date del Presepe Vivente di Canale Monterano del 4 e 6 gennaio 2026 sono state annullate.
Come comunicatoci pochi minuti fa dal Comitato Presepe Vivente Antica Monterano.
Il 6 gennaio, alle 16,30, il corteo sfilerà nelle vie del centro storico per entrare nel monastero di Santa Lucia delle Benedettine
Tarquinia (VT), 2 gennaio 2026 – Il presepe vivente di Tarquinia si appresta a vivere il suo momento più suggestivo e atteso. Come da tradizione, martedì 6 gennaio, nel giorno dell’Epifania, la rievocazione sarà aperta dall’arrivo dei Re Magi a dorso di cammello, protagonisti di un corteo di grande impatto scenografico.
La sfilata partirà alle 16.30 da piazza Cavour e attraverserà corso Vittorio Emanuele, via Giuseppe Garibaldi e via Lunga, per culminare con l’ingresso nel monastero di Santa Lucia delle Benedettine, uno dei luoghi più affascinanti e ricchi di spiritualità della città.
Complesso di altissimo valore storico, artistico e religioso, il monastero ospita la comunità delle Monache Benedettine del Santissimo Sacramento e rappresenta una cornice unica, generalmente non accessibile al pubblico. Proprio qui, dalle 17 alle 19, la rievocazione accompagnerà i visitatori in un percorso immersivo tra scene di vita quotidiana, antichi mestieri e figuranti in costume, restituendo atmosfere e tradizioni del passato. Il percorso sarà arricchito da spazi con assaggi di bruschette, vin brulé e formaggi, per un’esperienza che unisce cultura, gusto e convivialità.
La manifestazione è organizzata dall’Associazione Presepe Vivente Città di Tarquinia e dal Comune di Tarquinia, con il patrocinio della Regione Lazio, della Provincia di Viterbo e della Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, a testimonianza di una collaborazione virtuosa tra istituzioni e realtà associative del territorio.
Un ringraziamento particolare va alla comunità delle Monache Benedettine del Santissimo Sacramento per la preziosa disponibilità e accoglienza. Le casse per l’acquisto dei biglietti, al costo di 5 euro per gli adulti e con ingresso gratuito per i bambini fino a 10 anni, saranno attive in piazza Cavour e su viale Luigi Dasti.
Roma, 2 gennaio 2026 – È stato un successo la Rome Parade 2026, evento patrocinato da Roma Capitale ed ENAC, che ieri – nel giorno di Capodanno – ha inondato le vie del centro storico con musica, colori ed entusiasmo grazie alle marching band provenienti da tutto il mondo. Alla manifestazione ha preso parte anche la Presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli, che ha tagliato il nastro inaugurale e salutato artisti, famiglie e turisti presenti.
La parata, giunta alla sua 19ª edizione, si è confermata il più grande spettacolo in Italia dedicato alle marching band e ai gruppi di cheerleader statunitensi, affiancati per l’occasione da formazioni italiane folkloristiche e tradizionali. Un ideale abbraccio tra l’Italia e il Mondo che, anche quest’anno, ha trasformato il cuore della città in un palcoscenico a cielo aperto.
A partire dalle 15:30, il corteo ha attraversato Piazza del Popolo, via del Corso e Piazza di Spagna, regalando a romani e visitatori un pomeriggio di festa, energia e condivisione. Un caleidoscopio di suoni e coreografie che ha celebrato l’incontro tra culture diverse, inaugurando il nuovo anno all’insegna della gioia e della partecipazione.
«La Rome Parade è ormai un appuntamento simbolo del Capodanno romano, capace di unire musica, cultura e spettacolo nelle vie del centro storico. Vedere cittadini, famiglie e turisti provenienti da tutto il mondo partecipare con entusiasmo dimostra quanto Roma sappia essere una città aperta e internazionale. Eventi come questo valorizzano il patrimonio culturale, promuovono l’incontro tra tradizioni diverse e generano ricadute positive in termini di turismo, economia e immagine della città, inaugurando il nuovo anno all’insegna della festa e della condivisione», afferma Svetlana Celli, Presidente dell’Assemblea Capitolina.
Soddisfazione anche da parte degli organizzatori. Lizzie Bone, Direttrice della Parata per Destination Events Ltd, ha commentato: «Roma ha accolto ancora una volta artisti dagli Stati Uniti e da tutta Italia, confermando la sua vocazione internazionale e la sua capacità di unire tradizioni e comunità diverse. La città si conferma una delle mete globali più ambite delle festività natalizie, grazie anche alla Rome Parade, evento di rilievo internazionale nel settore musicale, dell’intrattenimento e del turismo culturale.»
Il concerto itinerante ha visto la partecipazione di numerosi ensemble statunitensi, tra cui le Disco Amigos di New Orleans, la Key West High School Band dalla Florida, la Mission San Jose High School Warrior Marching Band and Color Guard, la Bloomington All Star Marching Band, la Esperanza Flores Ballet Folklorico, la Palm Springs High School Marching Band, la Spirit of America Productions da Dallas, la Waubonsie Valley High School e la Lake Zurich High School Marching Band dall’Illinois, la Corning Painted Post High School Hawks Marching Band da New York e la Varsity Spirit All American, che riunisce cheerleader e performer selezionati nei campi estivi della Varsity Spirit.
Accanto ai gruppi americani hanno sfilato anche numerose realtà italiane, tra cui la Folkloristica Band di Bettolle, i Caferza di Giulianova, la Frustica di Faleria e altri ensemble che hanno animato il percorso con musica e tradizioni popolari.
L’ingresso gratuito ha favorito una grande partecipazione di pubblico, trasformando il Primo dell’anno in una festa collettiva tra le meraviglie di Roma, nel segno della cultura, della musica e dello spettacolo.
Le più antiche raffigurazioni dei magi evangelici risalgono all’arte paleocristiana a Roma. La prima è nelle Catacombe di Priscilla (Cappella Greca, del 220 circa), dove i tre magi, con le mani tese e cariche di doni, si avviano verso il Cristo posto in grembo alla Madre, che siede sul trono, ripetendo l’iconografia del tributo dei barbari all’imperatore. Un’altra, probabilmente coeva alla precedente, è sulla lastra di chiusura del Loculo di Severa (Museo Pio Cristiano, Città del Vaticano, numero di inventario 28594), dove compare anche la stella. In entrambe le raffigurazioni, i magi già indossano le vesti orientali: berretto frigio, clamide, chitone raccolto alla vita da una cintura e anaxyrides (i lunghi pantaloni dei cavalieri persiani).
Una descrizione dei magi come persone provenienti dall’Oriente è presente nel “Vangelo dell’infanzia”:
“sembrano siano degli àuguri. … Ma mi sembrano anche dei forestieri, perché l’abito loro è diverso dall’abito nostro e la loro veste è amplissima e di colore fosco. Hanno poi berretti sul capo e delle sarabare alle gambe” (3,89).
Quanti siamo?
Il numero dei magi non è citato da Matteo. Nelle Catacombe romane dei Ss. Marcellino e Pietro i magi sono solo due (circa il 290), mentre nelle Catacombe di Domitilla (IV secolo) sono quattro. Se nel Cristianesimo occidentale i magi sono generalmente tre, come raffigurati nelle Catacombe di Priscilla, in quello orientale, in base a una diversa tradizione ben attestata nella letteratura siriaca, si insiste sulla presenza di dodici magi.
Abbiamo un testimone “inatteso” dei magi, in questo caso definiti “re”: Marco Polo che, ne “Il libro del Milione”, afferma:
“In Persia è la città ch’è chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son seppeliti i tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Baltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior.” (1,30)
I doni regali
I doni offerti dai magi, citati da Matteo e dai Vangeli apocrifi, nonché dalla profezia di Isaia (60,6) (che però non menziona la mirra), sono κρυσός, λίβανος e σμύρνα:
“Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,11),
mentre il “Vangelo dello pseudo-Matteo” parla anche dell’omaggio di una moneta d’oro ciascuno. Questi doni hanno, ovviamente, valori simbolici, sul cui significato, tuttavia, non tutti concordano.
Origene, nel suo “Contra Celsum”, spiega che i magi portarono:
“doni, che gli offrivano come uno la cui natura partecipava, se così posso dire, sia di Dio che di un uomo mortale: l’oro, cioè, come a un re; la mirra, come a uno che era mortale; e l’incenso, come a un Dio” (1,60),
Se l’oro è un bene prezioso e l’incenso è un noto profumo, non tutti sanno che la mirra è una gommo-resina che si ricava dalla scorza del tronco e dai rami di diverse piante del genere Commiphora, per la maggior parte dalla Commiphora myrrha. È adoperata in profumeria, nella preparazione di dentifrici e usata come olio per l’unzione. Nell’antichità, gli Egiziani se ne servivano nel processo di imbalsamazione e i Romani la bruciavano sulle pire funerarie. Da notare che la parola χριστός, Cristo, significa proprio “unto”.
Nel “Vangelo dell’infanzia arabo-siriano” è scritto che Maria contraccambiò i doni con alcune fasce del bambino Gesù, che i magi accettarono con grande riconoscenza. Nel capitolo successivo si racconta poi che, una volta che i magi furono rientrati nelle loro terre, mostrarono a tutti le fasce e celebrarono una festa accendendo un fuoco su cui, secondo la tradizione, gettarono il dono di Maria. Il fuoco avvolse la fascia, ma una volta spentosi, la fascia rimase integra:
“come se il fuoco non l’avesse nemmeno toccata. Perciò essi si misero a baciarla, a mettersela sugli occhi e sul capo, dicendo: ‘Questo è senza dubbio la verità: che si tratta di un grande prodigio, perché il fuoco non ha potuto bruciarla né consumarla!’ Quindi la presero e con grandissima venerazione la riposero tra i loro tesori.” (8,2)
Ciò che in seguito accadde ai doni dei magi non è menzionato nella Scrittura, ma si sono sviluppate diverse tradizioni, soprattutto relativamente all’oro.
Una storia narra che fu rubato dai due ladri che furono poi crocifissi accanto a Gesù.
Un’altra storia narra che l’oro fu affidato e poi sottratto a Giuda.
Una tradizione suggerisce che Giuseppe e Maria lo usarono per fuggire in Egitto e sottrarre Gesù alla strage degli innocenti.
Siamo arrivati alla fine di questo altro anno che in soli 12 mesi é diventato “Vecchio”; é strano come la cognizione del tempo cambia a seconda della posizione da cui si percepisce. Cambia davvero tutto a seconda della posizione e quest’anno anche io mí sono trovata a dover cambiare tutto, cambiando posizione all’ultimo momento, e dunque sono qui con la mía gattina a sorseggiare la mía tisana calda e mentre il tempo scorre lento mí rendo conto che ho avuto un regalo inaspettato da questo contra-tempo: poter riflettere qui tranquilla, al calduccio nella mia casetta di quanto possa essere diverso sentire degli spari, botti e scoppi a seconda della posizione.
E mí sento estremamente fortunata del “dove” mi trovo, cosa che fino ad oggi ho probabilmente dato troppo per scontato.
E penso che in una terra non lontana da qui, stasera non si festeggia, ma si sopravvive . Penso agli spari, botti e scoppi che qui festeggiano il nuovo anno e la cui unica nostra preoccupazione , peraltro da parte mía pienamente condivisa, é quella degli animaletti e delle morti che causeranno, soprattutto alla fauna libera e selvática, che non possiamo proteggere, mentre in altre parti del mondo, gli spari e i botti non festeggiano niente ma cancellano vite, legami e famiglie, in una manciata di secondi.
Questo 2025 voglio ricordarmelo come un anno di lutti, che ha colpito tutti, per questo prolungato, inaccettabile , sotteso e drammatico attentato all’Umanitá.
Sono fuori tema, forse inopportuna per una serata di “Festa”, come questa ma avere “tempo” a volte puó rendere magari inopportuni, ma sicuramente piú consapevoli.
Secondo Roberto De Simone, i Magi simboleggiano il viaggio che congiunge la nascita del sole a oriente con la nascita del nuovo “sole-bambino”. Tuttavia, la loro presenza, in quanto stranieri e pagani, nasconde un altro messaggio politico di inclusione: se Luca non cita i Magi, ma fa portare la buona novella ai pastori, per far intendere agli ebrei che rischiano di restare dietro ai reietti della società, Matteo non cita i pastori, ma fa venire in adorazione di Gesù degli stranieri, i Magi, sacerdoti di una religione, lo zoroastrismo, che presenta alcuni parallelismi con il Cristianesimo.
La presenza dei Magi è un gesto dirompente: significa che il messaggio di pace portato da Gesù è indirizzato a tutti, ebrei e gentili. Conseguentemente, l’accoglienza dei Magi nel presepe, al cospetto di Gesù, li indica come rappresentanti di tutte quelle persone estranee al territorio che, a quel tempo, e non solo, erano guardate con sospetto. Non a caso, nella tradizione medievale ormai consolidata, i Magi sono tre e rappresentano le tre discendenze da Noè, dai suoi figli Sem, Cam e Jafet, cioè tutta l’umanità. Gesù non è venuto per l’establishment, per chi è considerato “normale”, ma per tutti, senza discriminazioni: ecco il motivo della presenza dei pastori e degli stranieri.
È importante citare papa Francesco nell’omelia dei 6 gennaio 2016:
“I Magi rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità.”
Il capitolo 2 del “Vangelo di Matteo” è l’unica fonte biblica dove i Magi vengono menzionati. Matteo redasse il suo Vangelo in greco indirizzandolo soprattutto alle popolazioni di origine ebraica dell’Oriente, sottolineando che proprio alcuni pagani, i magi, furono tra i primi a riconoscere e rendere omaggio al Messia. Nel suo scritto riferisce che la visita dei Magi a Gesù non avvenne nella grotta o in una stalla, ma in una casa. Il testo evangelico parla di una stella avvistata in Oriente (ἀπὸ ἀνατολῶν), più letteralmente “dal sorgere [del sole]”, regione da cui provenivano i Magi per adorare
“colui che è nato re dei Giudei” (Mt 2,2).
Matteo racconta poi dell’incontro del re Erode con un numero non precisato di uomini, non nominati specificatamente, definiti μάγοι, termine proveniente dall’antico persiano, a sua volta derivato dall’avestico magavan/moghu, che si riferisce alla casta sacerdotale iraniana dello Zoroastrismo.
Secondo Erodoto, i μάγοι erano sacerdoti-astrologi della religione mazdea, che credevano nel Dio unico Ahura Mazda, “Colui che crea con il pensiero”, il cui culto fu riformato nel VI secolo a.C. da Zarathustra, e che attendevano Saošyant, il Messia o Soccorritore destinato a salvare il mondo, sebbene l’idea della nascita da una vergine e il segno della stella siano sviluppi successivi e non attestati nel testo avestico più antico.
Anche il “Vangelo arabo dell’infanzia” conferma la loro provenienza:
“ecco che dei magi vennero a Gerusalemme, come aveva predetto Zaradusht, portando seco dei doni, oro, incenso e mirra” (7,1).
Matteo racconta poi della visita dei Magi a Gesù e dell’angelo apparso loro in sogno per dissuaderli dal tornare da Erode. Il capitolo si chiude, infine, con il loro ritorno a un imprecisato paese d’origine.
Tempo di visita
Il testo di Matteo non specifica alcun intervallo temporale tra la nascita di Gesù e la visita dei Magi, anche se le raffigurazioni artistiche e la vicinanza delle date tradizionali del 25 dicembre e del 6 gennaio incoraggiano l’ipotesi popolare che la visita abbia avuto luogo pochi giorni dopo la nascita. Jacopo da Varagine parla infatti di tredici giorni.
Il “Vangelo dello pseudo-Matteo”, però, parla di un intervallo di due anni (16,1), e nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, nel mosaico dell’arco trionfale (V secolo), Gesù è raffigurato come fanciullo quando riceve il tributo dei Magi. Questo intervallo spiegherebbe anche il comando di Erode (Mt 2,16), secondo cui la strage degli innocenti includeva bambini fino a due anni.
In ogni caso, sebbene dal III secolo, con Quinto Settimio Fiorente Tertulliano, i magi siano comunemente definiti re, non c’è nulla nel “Vangelo di Matteo” che implichi che fossero governanti. Questa identificazione (ad esempio come re dei Caldei, come sostenuto da alcuni Padri della Chiesa) è legata alla volontà di avere conferma delle profezie dell’Antico Testamento che descrivono il Messia adorato dai re:
“Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” (Is 60,3)
“Nel tuo tempio, che sovrasta Gerusalemme, i re ti porteranno doni” (Sal 68,29)
“e tutti i re gli si prostreranno dinanzi, tutte le nazioni lo serviranno” (Sal 72,11)
A nome del presidente dell’Associazione L’agone nuovo, mio personale, dei membri del consiglio di amministrazione e di ogni singola redattrice e redattore, rivolgo un augurio autentico affinchè ognuno affronti il nuovo anno con serenità ma anche con un gradato senso di responsabilità.
Il raggiungimento della pace, tra i popoli, nelle relazioni e nell’anima, dipendono dal piccolo o grande contributo che ciascuno può dare, nei limiti delle proprie possibilità.
Possiate sempre scegliere a favore del bene e del giusto, alleggerire e disinnescare anzichè provocare o cedere a provocazioni, sorridere anzichè digrignare i denti.
Guardando con benevolenza al progresso, sappiate però ritrovare i valori di un tempo, difendere le vostre e le altrui libertà, essere orgogliosi delle vostre origini e del vostro territorio.
Sappiate trovare la vostra strada senza competere ma cooperando, senza contendere ma lasciando a ognuno il suo; stringere una mano, mortificare un grido con un sorriso, sostenere chi non ce la fa o fa più fatica, fare anzichè criticare sterilmente.
Possiate tutti, in particolar modo i giovani, credere ancora alle favole, incantarvi di fronte a un tramonto e dissentire di fronte a un’ingiustizia.
Un domani migliore è possibile se ognuno sarà in grado di contribuire con le tonalità chiare e pastello al disegno della vita.
Se lo sapremo fare, sarà un buon anno, non ho dubbi.
Una giornata interamente dedicata alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari e delle tradizioni popolari del territorio laziale. È questo lo spirito di “Sapori e Memorie del Lazio”, l’evento gratuito promosso da Stanza 236 Aps, con il contributo di Regione Lazio e Arsial, in programma giovedì 2 gennaio 2026, dalle ore 10:00 alle 18:00, presso il Centro Anziani Guglielmo Marconi, sito in Via Paparechi 28/B, Roma.
Per tutta la giornata il pubblico potrà immergersi in un percorso fatto di sapori autentici, racconti, laboratori e momenti di condivisione, con l’obiettivo di tramandare la memoria gastronomica e culturale del Lazio, rafforzando il legame tra generazioni.
Il programma prevede laboratori di cucina tradizionale, dedicati alla preparazione di dolci tipici come ciambelline al vino e pangiallo, guidati dagli anziani, custodi delle ricette di una volta. Accanto a questi, laboratori per bambini sulle tradizioni popolari – tra canti, racconti e giochi tradizionali – pensati come spazi di incontro e scambio tra giovani e anziani.
Nel corso della giornata si svolgeranno degustazioni guidate dei prodotti tipici laziali, accompagnate da racconti teatrali e dalla partecipazione diretta di alcuni produttori, che racconteranno in prima persona le storie, le tecniche e la passione che stanno dietro alle eccellenze del territorio. Momento centrale dell’evento sarà il pranzo comunitario, occasione conviviale per condividere piatti della tradizione e rafforzare il senso di comunità, per iniziare al meglio il nuovo anno insieme. Nel pomeriggio, l’iniziativa si concluderà con una degustazione finale aperta a tutti, arricchita da interventi teatrali e testimonianze dirette dei produttori, a suggellare una giornata di incontro, memoria e partecipazione.
“Sapori e Memorie del Lazio – dichiara Cristina Valeri, Presidente di Stanza 236 Aps – si propone come un’esperienza culturale e sensoriale che mette al centro le persone, le storie e i saperi del territorio, promuovendo la cultura del cibo come patrimonio da vivere e condividere”.