Oggi, 31 dicembre, scade l’Autorizzazione Integrata Ambientale legata all’esercizio a carbone della centrale di Torrevaldaliga Nord. Da domani, 1° gennaio 2026, non bastano formule: serve chiarezza giuridica e amministrativa, perché senza atti e responsabilità Civitavecchia rischia un limbo che blocca investimenti, lavoro e pianificazione.
Nelle scorse ore gli Onorevoli Battilocchio e D’Attis parlano di “riserva fredda”, nuove iniziative industriali e Accordo di Programma. Prendiamo atto, ma chiediamo una risposta semplice: come si intende attuare tutto questo dopo la scadenza dell’AIA, senza zone grigie?
“Riserva fredda” può significare solo due cose. Se significa impianto realmente fermo, senza combustione, allora va detto chiaramente che non esiste alcuna riattivabilità automatica e che non si può restare sospesi: servono tempi certi per smantellamento, liberazione aree, eventuali bonifiche dove dovute e un Accordo di Programma con risorse e cronoprogramma. Se invece significa impianto riattivabile per esigenze del sistema elettrico, allora serve un provvedimento formale che disciplini condizioni, limiti temporali, controlli, prescrizioni e responsabilità: senza atti chiari si genera solo incertezza legale e contenzioso, con un precedente potenzialmente pericoloso.
Chiediamo quindi agli Onorevoli Battilocchio e D’Attis, e a tutte le forze di centrodestra del territorio, di chiarire pubblicamente quale opzione intendono sostenere. Chiediamo se confermano che oggi scade l’AIA legata al carbone e quali effetti ritengono operativi da domani; chiediamo se la “riserva fredda” è impianto fermo o impianto riattivabile e, in quest’ultimo caso, quale atto preciso la renderebbe legittima e controllabile. In ogni scenario, chiediamo come intendano evitare che questa scelta blocchi gli obiettivi che Civitavecchia deve ottenere: smantellamento e messa in sicurezza, ampliamento reale della zona industriale, investimenti e reindustrializzazione con tutela dell’occupazione.
Il terrazzo respirava piano. Avevano bevuto quanto bastava per non avere fretta, per lasciar scivolare le frasi senza difese. Non si guardavano sempre, ma, quando accadeva, lo facevano fino in fondo.
Lei rimase in silenzio più del necessario. Poi abbassò gli occhi, come se stesse cercando il punto esatto da dove cominciare. Quando li rialzò, c’era in lei una calma nuova, una fermezza gentile. La voce era morbida, attenta, come quando si tocca una cicatrice che non fa più male, ma non si vuole dimenticare.
«Tutti pensano che la mia vita sia stata una salita luminosa,» disse. «Una di quelle storie lineari, senza inciampi. Studio, concorso, cattedra. A ventitré anni avevo già vinto tutto quello che sembrava contare.»
Sorrise appena.
«Ero la più giovane del dipartimento. Mi guardavano come si guarda una promessa. Io, invece, mi sentivo… vuota. Non infelice. Sola. Come se avessi lasciato indietro qualcosa senza accorgermene.»
Fece una pausa breve. Un mezzo sorriso. Si strinse appena nelle spalle e riprese.
«Poi ho incontrato lui. Un collega. Più grande di me, più sicuro. Aveva quella tranquillità che allora mi mancava. Con lui avevo l’impressione di potermi appoggiare, di smettere per un attimo di reggermi da sola.»
Inspirò lentamente.
«Era brillante, spiritoso, affascinante. Dopo sei mesi mi chiese di sposarlo. Risposi di sì, perché credevo che l’amore fosse quello: stabilità, ammirazione, una casa piena di quadri e di silenzi ben educati. Perché era quello che si faceva.»
Si fermò, come se stesse pesando le parole.
«Non posso dire che non avesse qualità. Ne aveva molte. Ma non c’era spazio per me. Non per quello che pensavo. Non per come parlavo. Non per la mia mente.»
«Ti amava?» le chiese, con una delicatezza che non pretendeva risposta.
Sorrise, ma il sorriso aveva qualcosa di stanco.
«Mi mostrava.» rispose «Come si mostra un oggetto prezioso: mi portava con sé, mi faceva sedere accanto, mi comprava vestiti eleganti, scelti con cura. Ma non mi ha mai chiesto davvero cosa pensassi. Non mi ha mai guardata come se fossi più di ciò che appariva.»
«E l’intimità?» domandò, con cautela, esitando un istante con voce appena percettibile
«Era fatta di abitudine.» rispose, cercando le parole, «Non di scoperta. Non di desiderio. Solo di gesti ripetuti, di una normalità che io mi sforzavo di chiamare equilibrio.»
Abbassò lo sguardo. Poi proseguì:
«Mi dicevo che era così per tutti. Che la bellezza bastava. Che il silenzio, col tempo, fosse naturale.»
Tacque un momento, poi continuò, come se stesse finalmente alleggerendo qualcosa.
«Poi è arrivata lei. Una donna diversa da me. Più diretta. Più evidente. Più disposta a offrirsi senza riserve.»
Scosse la testa e seguitò:
«In lei, aveva trovato ciò che non cercava in me. Non la mia ironia, non la mia curiosità, non il mio desiderio. Gli piaceva quel modo semplice di sedurlo, di compiacerlo. Il corpo che si adatta, non la mente che domanda.»
Le strinse la mano. Non per consolarla, ma per esserci.
«E tu?» chiese piano.
«Io sapevo di non valere meno.» rispose «Forse nemmeno di valere di più. Sapevo solo di essere diversa. Ma lui non voleva la complessità. Voleva ciò che era immediato, visibile, facile da tenere.»
Si riscosse leggermente, come tornando al presente.
«Così l’ho lasciato. Non per rabbia. Non per orgoglio. Ma perché non potevo più tradirmi. Non sono fatta per essere solo guardata. Sono fatta per essere vista.»
Respirò a fondo.
«Da allora ho scelto me. Non in modo eroico. In modo necessario.»
Il silenzio che seguì non era vuoto. Aveva una densità luminosa, come se qualcosa si fosse finalmente ricomposto.
«Avete litigato?» le chiese, sfiorando il limite della domanda.
«No.» rispose «Ed è stato questo il punto. Non c’era più nulla da difendere. Solo indifferenza.»
Esitò un attimo.
«Un giorno vidi un rossetto sulla sua camicia. Non era il mio. Era più acceso, più vistoso. Ci siamo guardati e abbiamo capito. Nessuna scena. Nessuna rabbia. Ci siamo separati come due persone che avevano condiviso un tratto di strada e poi si erano perse.»
Fece un ultimo respiro, lento.
«Ora sono sola. Libera.
Forse lui è sereno. Io… io lo sono a tratti.
A volte la libertà pesa. Ma almeno è mia.
Passò qualche mese. Era ormai settembre. Roma aveva una luce più lenta, come se l’estate stesse cercando una scusa per restare ancora un po’. Anche quella mattina mi svegliai sola. Ma questa volta me ne accorsi senza sorpresa. E senza paura, o forse con qualcosa che le somigliava solo da lontano. O forse sì. Ma per la prima volta non mi importava.
Mi alzai dal letto e camminai nuda fino alla finestra. Il pavimento era fresco sotto i piedi. Il sole mi sfiorò, piano, come fa con le cose che conosce già.»
«Ti sei sentita vista?» le chiese, dopo un istante.
Scosse appena la testa.
«Mi sono sentita mia.»
Raccontò che aveva preparato il caffè in silenzio. Che lo aveva bevuto lentamente, senza controllare il telefono. Si era vestita con ciò che trovava, senza pensarci troppo. Non si era truccata. Non per scelta, ma perché non ne sentiva il bisogno e, uscita di casa, aveva avuto la sensazione strana che ogni passo fosse leggermente diverso dal solito, come se non dovesse più anticipare nessuno, né spiegarsi.
«Camminavo e basta» spiegò «e, per la prima volta, non avevo l’impressione di dover piacere a qualcuno. Nemmeno a me stessa.»
Le sfiorò il braccio, senza interromperla:
«E poi?»
«Sono entrata in una libreria. Non avevo in mente niente di preciso.» sorrise appena «Ho preso un libro di poesie. Uno qualsiasi. L’ho aperto a caso, come si fa quando non si vuole decidere troppo.»
Fece una pausa.
«La frase mi è arrivata addosso prima ancora che riuscissi a pensarla: “Non sono fatta per essere tenuta. Sono fatta per essere capita.” Ho sentito qualcosa sciogliersi. Ho pianto lì, tra gli scaffali. Non per tristezza. Per riconoscimento.»
Si voltò. Aveva gli occhi lucidi, ma tranquilli.
«Quel giorno ho capito che non dovevo più portare la mia bellezza come un dovere. Che il mio corpo non era una vetrina. Che non dovevo aspettare che qualcuno mi guardasse, per sentirmi reale.»
Abbassò lo sguardo.
«Non è stato un momento eroico. È stato silenzioso. Ma definitivo. È lì che ho smesso di fingere di non saperlo.»
Le si avvicinò, le labbra a pochi centimetri dal suo orecchio.
«Io ti ho vista così.» le disse piano. «Non perché stessi cambiando. Ma perché finalmente non stavi più chiedendo permesso.»
Si sentì stringere la mano. Dopo molto tempo, le parve abbastanza e chiuse gli occhi.
Il silenzio si fece denso, abitabile. Su quel terrazzo non era più soltanto una donna che raccontava una storia. Era una donna che si era detta la verità, a bassa voce, e che, per la prima volta, le aveva creduto.
Sciolse la mano, ringraziò con gli occhi e se ne andò via da sola, verso il nuovo anno, verso un nuovo futuro, a testa alta. Era una donna nuova.
È stata ufficialmente sottoscritta la convenzione tra il Comune di Cerveteri e l’Istituto Statale di Istruzione Superiore “Enrico Mattei”, finalizzata allo svolgimento di attività a favore della comunità da parte degli studenti destinatari di sospensioni disciplinari.
L’accordo, valido dal 1° gennaio al 30 giugno 2026, prevede percorsi a carattere formativo, educativo e riparativo, da svolgersi in collaborazione con il Gruppo Comunale di Protezione Civile di Cerveteri, con l’obiettivo di trasformare la sanzione disciplinare in un’occasione di crescita personale, responsabilizzazione e avvicinamento ai valori della cittadinanza attiva.
“Questa convenzione rappresenta un importante strumento educativo – dichiara il Sindaco di Cerveteri Elena Gubetti – perché consente ai ragazzi di confrontarsi con il valore delle regole attraverso esperienze concrete di servizio alla collettività. Un progetto che rafforza il legame tra scuola, istituzioni e territorio”.
Sul valore sociale dell’iniziativa interviene anche il Vicesindaco Riccardo Ferri, che evidenzia: “L’accordo con l’Istituto Mattei dimostra come le istituzioni possano fare rete per offrire risposte efficaci e costruttive anche nelle situazioni di difficoltà. Coinvolgere i giovani in attività utili alla comunità significa aiutarli a riscoprire il senso di appartenenza, il rispetto degli altri e la consapevolezza del proprio ruolo nella società”.
Le attività previste spaziano dal supporto organizzativo e logistico, alla partecipazione a iniziative sociali, educative ed ambientali, fino a momenti di formazione teorica e pratica sulle attività di Protezione Civile, con rilascio di attestazione utile anche ai fini del curriculum scolastico.
Soddisfazione è stata espressa anche dall’Assessore alla Pubblica Istruzione Romina Vignaroli, che sottolinea: “Abbiamo voluto sostenere un modello educativo che metta al centro la funzione rieducativa della scuola. Grazie a questa convenzione offriamo agli studenti un percorso che non si limita alla sanzione, ma che punta alla responsabilizzazione e alla crescita personale”.
La convenzione rafforza il dialogo tra scuola e Comune e conferma l’impegno dell’Amministrazione comunale nel promuovere politiche educative inclusive, attente alla crescita dei giovani e al benessere della comunità.
«La scelta di Linda Ferretti a Direttore Generale della Multiservizi Caerite è stata effettuata
analizzando i curricula pervenuti, ed è risultata la migliore possibile, fondata su competenze, professionalità e profonda conoscenza del territorio. ».
Lo dichiara Fabio D’Annunzio, segretario del Partito Democratico di Cerveteri.
«Parliamo di una professionista affermata, con due lauree, un percorso di alto profilo e una lunga esperienza maturata anche in ambiti complessi. Affidare la direzione generale di una società strategica come Multiservizi Caerite a una figura con queste competenze significa garantire solidità, visione e capacità gestionale. È un valore aggiunto importante che il Direttore Generale sia una persona del territorio, in grado di lavorare in piena sinergia con l’Amministratore Unico, assicurando continuità, efficienza e una governance forte».
«Le polemiche sollevate dall’opposizione – prosegue D’Annunzio – appaiono strumentali e
infondate. La scelta di Linda Ferretti è stata la migliore possibile, fondata sul merito e sulla qualità dei curricula, e non certo su logiche diverse da quelle dell’interesse pubblico. Sgomberiamo quindi il campo da ogni ambiguità: questa nomina rafforza Multiservizi Caerite e tutela il Comune e i cittadini».
Il segretario dem sottolinea poi anche l’importanza dell’avvicendamento in Consiglio comunale: «L’ingresso di Arianna Pietrolati rappresenta un ulteriore valore per l’Aula consiliare. Arianna è un’imprenditrice di Cerveteri con un curriculum solido e competenze riconosciute, che ha già dimostrato sul campo il proprio impegno ricoprendo con serietà e dedizione il ruolo di delegata del Sindaco. Ora porterà questa esperienza direttamente in Consiglio comunale, mettendola al servizio della città».
«Il Partito Democratico di Cerveteri – conclude D’Annunzio – conferma ancora una volta di
mettere a disposizione della comunità le sue migliori risorse, con orgoglio e senso di
responsabilità. Linda Ferretti e Arianna Pietrolati sono due esempi concreti di competenza, impegno e radicamento nel territorio. È questa l’idea di buona politica che continueremo a difendere e praticare».
Come ogni anno si rinnova la stagione natalizia a Trevignano Romano: tra le luminarie a far risplendere le vie del paese, e i tanti presepi sparsi grazie all’iniziativa “Le vie dei Presepi”, quest’anno un altro elemento si va ad aggiungere alla variegata offerta di decorazioni di Natale.
Il cielo di tele ricamate che si estende per l’intero centro storico del vecchio borgo di Trevignano è infatti uno spettacolo unico. I colori e le geometrie dei mandala, che in sanscrito significa “cerchio, disco”, vanno ad intrecciarsi per le strette vie del centro, donando ancora più magia ad un luogo già permeato di storia, che negli ultimi anni si è visto più volte rinnovato.
Lo spettacolo è reso ancora più suggestivo dal calare del sole. Di sera, infatti, l’illuminazione crea un effetto a dir poco incantato, che riesce nell’intento di far meravigliare chiunque, sia turisti che abitanti del paese.
A spendere delle parole a riguardo è stato l’Assessore al Turismo di Trevignano Romano Luca Galloni, il quale ha rilasciato a L’agone la seguente dichiarazione:
«“Mandala di Natale: Armonia Sospesa” è molto più di un’installazione artistica: è un tributo alla bellezza e al senso profondo di comunità che da sempre caratterizza Trevignano Romano.
Nel cuore del nostro borgo antico, luogo in cui per secoli si è concentrata la vita della comunità, 928 piccole opere d’arte, tutte diverse tra loro, realizzate con fili di cotone e centinaia di ore di lavoro creativo, danno forma a un cielo che accoglie, unisce e invita a rallentare.
Questo progetto, reso possibile grazie al lavoro prezioso delle donne dell’Associazione Ricreativa Trevignanese e del Centro Anziani “Anselmo Cecconi”, dimostra come la bellezza possa nascere dalla pazienza, dalla cura e dal fare insieme. È un esempio concreto di come la creatività condivisa possa rigenerare i luoghi, non cancellandone la storia, ma esaltandola.
Attraversare oggi via Umberto I significa camminare dentro un’esperienza emotiva che parla di armonia, di rispetto, di relazione. Un’esperienza che appartiene a chi entra dal varco principale del borgo, ma anche a chi vi giunge dalle vie laterali, perché questo cielo non ha un inizio né una fine: è un abbraccio continuo.
Dedichiamo questa installazione alla Pace, come valore universale e necessario, in un tempo che ha urgente bisogno di bellezza, ascolto e riconciliazione. Che questo cielo sospeso possa essere per tutti un invito a guardare più in alto, a sentirsi parte di una comunità e a credere che l’armonia è possibile, se costruita insieme.»
“Luce nella notte Santa” il recital corale, ideato dall’attore e regista Agostino De Angelis, realizzato con successo lo scorso 20 Dicembre 2025 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore a Cerveteri, sarà replicato con un doppio appuntamento il 2 e 3 gennaio 2026 rispettivamente nelle Chiese di Santa Croce di Castel del Sasso e nel Santuario Nostra Signora di Ceri alle ore 19.00.
Il pubblico potrà ripercorrere un viaggio intenso e contemplativo nel cuore del Natale, dove parola, musica e canto si intrecciano per raccontare il mistero della Natività. Un percorso artistico e spirituale che invita all’ascolto, al silenzio interiore e alla riscoperta del significato più profondo della nascita di Cristo, ben accolto dalla sensibilità dei parroci Padre Mario Vecchiarelli e Don Riccardo Russo e dalle rispettive comunità parrocchiali coordinate da Christian Proietti.
La parte recitata da parte dello stesso De Angelis con i lettori: Elsie Papi, Patrizia Paoletti, Gigliola Ricci, Alessandra Magrelli, Decio Bagni, Renato Arseni, Roberta Lautizi, Elio Lucci, Rossella Travagliati, Noemi Crimi, Rosella Possenti, Maria Gnazi e la partecipazione degli attori dell’Academy for Theater, Cinema and Cultural Heritage Stefano Ercolani, Riccardo Dominici, Riccardo Frontoni, Luisa De Antoniis, Samira Ercolani, Gianmarco De Antoniis, si soffermerà sul tema della luce che irrompe nella notte, simbolo di speranza, redenzione e amore che si combinerà con i canti dei cori delle Parrocchie di Santa Maria Maggiore, Santissima Trinità, Santuario Nostra Signora di Ceri, Sant’Eugenio a I Terzi diretti dal M° Alessio Piantadosi.
Ad amplificare le emozioni e il messaggio anche la partecipazione straordinaria del soprano Elena Danusia.
Le melodie saranno eseguite all’organo da Christian Proietti e dalla Caere Wood Orchestra diretta dal M° Amedeo Ricci che creeranno un tessuto sonoro capace di sostenere e arricchire il racconto, alternando momenti di gioiosa esultanza a passaggi di profonda contemplazione anche con accenni di brani natalizi tradizionali.
“Luce nella notte Santa” non sarà solo un concerto di canto, racconto, immagini e video proiezioni curate da Desirée Arlotta, ma un’esperienza condivisa, in cui il pubblico sarà invitato ad ascoltare e riflettere, riscoprendo il valore del Natale come tempo di luce che vince le tenebre, di pace che nasce nel silenzio, di speranza che si rinnova.
Il recital organizzato dall’Associazione Culturale ArcheoTheatron in collaborazione con le comunità parrocchiali ha il patrocinio gratuito del Comune di Cerveteri, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale.
Il Partito Democratico di Anguillara esprime piena solidarietà all’associazione Scuola Orchestra e a tutte le persone che da anni, con passione e competenza, portano avanti una realtà culturale che è motivo di orgoglio per la nostra comunità.
La cancellazione del tradizionale Concerto di Capodanno, comunicata in questo ore dall’associazione, per mancate condizioni economiche, rappresenta un fatto grave e inaccettabile.
Non si tratta soltanto di un appuntamento atteso e ormai parte della tradizione cittadina: quest’anno avrebbe avuto anche un valore simbolico particolare, dedicando un pensiero al maestro Alfredo Bellaccini, fondatore e anima del progetto, scomparso pochi mesi fa.
È uno scandalo che un’eccellenza culturale del territorio venga lasciata sola fino al punto di dover rinunciare a un evento così importante. Una comunità che perde appuntamenti come questo perde coesione, identità e futuro.
A chi oggi prova amarezza e delusione, diciamo con chiarezza che questa vergogna non può e non deve ripetersi.
Per il prossimo concerto di Capodanno Anguillara avrà un’ Ammistrazione che sarà capace di riconoscere nella cultura un investimento essenziale, non un costo accessorio!
“La delibera dove si definiscono i nuovi ambiti di garanzia per il governo delle liste di attesa è un bluff e creerà solo disagi ai cittadini. Nella discussione del Bilancio tutte le opposizioni avevano sottoscritto un emendamento per definire l’ambito di garanzia il Distretto sanitario, che invece salta completamente.
Si torna indietro alle macro aree, territori di oltre 1 milione di abitanti, anziché lavorare sui Distretti che sono l’ambito di prossimità ideale per evitare lunghi spostamenti. Questa nuova suddivisione non supera le difficoltà riscontrate da un unico ambito regionale e non porterà alcun beneficio per la riduzione delle tante rinunce causate dalla lontananza.
Con la nuova suddivisione possono essere offerte prestazioni anche a cento chilometri di distanza, e per anziani e fragili non rimane che l’alternativa dell’abbandono del sistema pubblico per pagare direttamente le prestazioni. Se si voleva affrontare seriamente il tema delle liste di attesa la soluzione doveva essere la prossimità e non costringere il paziente a rinunciare.
Oggi il numero delle rinunce è abnorme e le prestazioni rese nei tempi rappresentano solo il 12 per cento del totale. Il Lazio è la Regione che negli ultimi due anni ha avuto il maggior incremento di spesa privata e di rinuncia alle prestazioni.
Purtroppo, la cura Rocca porterà a un aumento delle disuguaglianze”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale e responsabile nazionale welfare di Azione, Alessio D’Amato.
Dicembre è mese di bilanci non solo politici, ma anche finanziari. Nelle settimane precedenti alla sosta natalizia è stato approvato dal Consiglio del Municipio XV il bilancio previsionale per il triennio 2026-2028, un passaggio politico e amministrativo rilevante che conferma la stabilità dei conti municipali e apre nuove prospettive sul fronte dei servizi e degli investimenti. La seduta consiliare ha visto l’approvazione del documento contabile in tempi rapidi, con l’esame e la discussione di tutti gli emendamenti e degli ordini del giorno collegati concentrati in un’unica giornata di lavoro.
Nella nota ufficiale il presidente Torquati, insieme alla Giunta, ha ringraziato tutta l’Aula non solo per la rapida approvazione, ma anche per aver garantito un confronto pieno e trasparente. Un risultato non scontato se si considera il quadro generale, segnato dai tagli del Governo agli enti locali: solo per i servizi sociali di Roma Capitale la riduzione dei trasferimenti ammonta a circa 29 milioni di euro. Nonostante ciò, il trend del Municipio XV resta positivo. Per il 2026 la spesa corrente a disposizione raggiunge i 16,5 milioni di euro, una cifra nettamente superiore rispetto al passato, se si pensa che nel 2018 si attestava intorno ai 12 milioni.
Cozza: “Possiamo abbattere le liste di attesa e lavorare sugli investimenti” Raggiunto ai microfoni de L’Agone, l’assessore al Bilancio Alessandro Cozza entra nel merito del bilancio con un approfondimento sulla spesa corrente e sul piano degli investimenti. «Da una parte – sottolinea – c’è un riconoscimento del lavoro fatto in questi anni, che ci ha permesso di consolidare cifre per noi fondamentali, come quelle destinate alle attività culturali e ai servizi sociali. Vengono inoltre confermati i capitoli di spesa e gli importi per la manutenzione del verde, delle strade e delle scuole. Questo è il primo elemento importante: il consolidamento».
Ma c’è anche un secondo aspetto, definito dall’assessore “storico”. «Grazie a questa solidità del bilancio – aggiunge – siamo per la prima volta nelle condizioni di chiedere maggiori fondi non per coprire mancanze, ma per incidere sulle liste di attesa. Negli anni precedenti, infatti, le richieste di risorse aggiuntive servivano a garantire servizi già esistenti; oggi, invece, i servizi sono coperti e l’obiettivo diventa quello di far scorrere le liste di attesa dei servizi sociali e dell’assistenza alla persona, un impegno che rientra pienamente negli obiettivi di mandato del Municipio e dell’amministrazione comunale».
Sugli investimenti, invece, l’assessore Cozza spiega che «il piano è legato alle richieste avanzate dal Municipio a Roma Capitale. Tra le priorità indicate spicca la richiesta di fondi per l’apertura dello Studio 20, destinato a diventare la Casa della Musica del territorio. Accanto a questo, un capitolo rilevante è quello della sicurezza stradale, con interventi mirati alla realizzazione delle “strade scolastiche” in prossimità degli istituti, per garantire maggiore tutela a studenti e famiglie. Completano il quadro due interventi specifici sulle scuole: la sistemazione del muro esterno della scuola di via della Maratona e la sostituzione degli infissi del plesso di San Godenzo».
Alcuni dati del bilancio Dal documento emergono anche dati significativi sulle politiche sociali e territoriali. È confermato oltre un milione di euro per la lotta alle diseguaglianze e il sostegno alle persone fragili. Proprio la copertura dei servizi esistenti consente ora di puntare all’abbattimento delle liste di attesa, per il quale sono stati richiesti ulteriori 250 mila euro. Restano invariati i 100 mila euro destinati alla cultura, per proseguire un piano capillare capace di raggiungere tutti i quartieri, così come i 15 mila euro per le pari opportunità. Confermate anche le risorse per la manutenzione ordinaria: 2 milioni di euro per le strade municipali e oltre un milione per le scuole. Aumentano infine a 150 mila euro i fondi per gli interventi in danno sulle aree verdi private, uno strumento che consente interventi rapidi in caso di emergenza. Un bilancio che, nelle intenzioni dell’amministrazione, guarda alla continuità ma anche a nuove sfide per il territorio.
Se potessimo osservare la Terra dallo spazio, la vedremmo come un grande corpo che ruota lentamente nello spazio.
Per semplicità, pur sapendo che il nostro pianeta è un geoide e non una sfera (e tantomeno è piatta), immaginiamola come una sfera perfetta con un raggio di circa 6 371 chilometri. In questa approssimazione, la sua circonferenza massima, quella dell’Equatore, misura poco più di 40 000 chilometri.
La Terra compie una rotazione completa su se stessa in circa 24 ore. Questo significa che, mentre noi restiamo fermi al suolo, ruotiamo insieme al nostro pianeta, che porta con sé una serie di linee immaginarie che vanno dal Polo Nord al Polo Sud. Sono i meridiani: grandi semicerchi immaginari che avvolgono la Terra come le linee di giganteschi spicchi d’arancia. Ogni luogo del pianeta si trova su uno di questi meridiani, e ciascuno di essi passa, a turno, sotto il Sole durante il giorno.
Quando è mezzogiorno
In un certo luogo il mezzogiorno locale (o mezzogiorno solare vero) è proprio l’istante in cui il Sole vede passare sotto di sé il meridiano di quel luogo. In quel momento le ombre sono le più corte della giornata, perché il Sole ha raggiunto il punto più alto nel cielo, rivolto a sud (se parliamo dei luoghi a nord del Tropico del Cancro). È chiaro che il Sole non può trovarsi nello stesso istante esattamente sopra città diverse che non siano sullo stesso meridiano: mentre un meridiano è allineato con il Sole, quello immediatamente a est lo ha già superato, e quello a ovest deve ancora arrivarci.
Se consideriamo 360 meridiani, distanti 1° uno dall’altro, è facile comprendere che trascorrono 4 minuti di tempo fra il passaggio del Sole da un meridiano al successivo. In questa ipotesi, all’Equatore, i 360 meridiani sono equidistanti; se calcoliamo la distanza fra due consecutivi, troviamo che è di circa 111,3 chilometri. Quindi il mezzogiorno solare, che percorre questa distanza in 4 minuti, sembra “camminare”, avanzando di quasi 28 chilometri al minuto.
Spostandosi dall’Equatore verso i poli, i meridiani si avvicinano tra loro e la loro distanza diminuisce con la latitudine (fino a convergere tutti ai poli da dove partono), perché i paralleli diventano circonferenze sempre più piccole, il cui raggio diminuisce in proporzione al coseno della latitudine.
A Roma, che si trova a circa 41,9° di latitudine nord, la distanza fra due dei 360 meridiani misura circa 83 chilometri, che scorrono sotto il Sole in 4 minuti, cioè alla velocità di circa 21 chilometri al minuto. In pratica, a Roma (e in generale in Italia, dove la variazione da nord a sud è modesta), a mezzogiorno basta spostarsi di poco più di una ventina di chilometri verso est perché il Sole abbia già superato il suo punto più alto da circa un minuto; alla stessa distanza, verso ovest, deve ancora arrivarci. È come se il tempo scivolasse lungo la città seguendo l’orientamento dei suoi meridiani invisibili.
Fermare l’ora
Allora, se volessimo vivere un eterno mezzogiorno, basterebbe correre verso ovest alla velocità calcolata, lungo il parallelo. In questo modo, mentre il pianeta continua il suo movimento, noi ci manterremmo sempre nella stessa posizione rispetto al Sole, inseguendolo e vedendolo sempre al culmine, come se il tempo si fosse fermato in un eterno mezzogiorno.
Alle 12.00 non è mezzogiorno
L’Italia, nel suo insieme, si estende per circa 12 gradi di longitudine, cioè dodici dei 360 meridiani, dal suo estremo occidentale a quello orientale. Ne deriva una differenza di quasi 48 minuti di tempo solare tra un capo e l’altro. Cioè: se nell’estremo oriente italiano il Sole è già ben oltre il mezzogiorno, in quello occidentale deve ancora raggiungerlo, anche se gli orologi raccontano un’altra storia.
In effetti, per evitare che ogni città viva con un proprio orario, si è scelto di adottare una convenzione comune: i fusi orari. La Terra è stata divisa idealmente in 24 settori larghi 15 gradi di longitudine, con varie eccezioni politiche, ciascuno costruito attorno a un meridiano centrale. L’Italia adotta il fuso dell’Europa centrale, centrato sul meridiano dei 15° est, un’ora avanti rispetto al tempo medio di Greenwich, e tutti gli orologi del Paese vengono regolati su quello, indipendentemente dal Sole reale.
La linea del 15° meridiano est non passa per grandi città italiane, ma vale la pena ricordare che una cittadina attraversata quasi esattamente da questa longitudine è Mirabella Eclano (Avellino, Campania), comune irpino che si trova tra il bacino del Calore e la valle dell’Ufita. Un altro luogo noto in Italia dove il meridiano di 15° est è celebrato è Termoli (Molise): qui il 15° meridiano e il 42° parallelo nord si incrociano, e una piccola meridiana monumentale segna proprio quel punto geografico.
L’Etna si trova quasi esattamente sul meridiano dei 15° est, solo di pochi primi di longitudine a est di quella linea ideale: una differenza che si traduce in qualche decina di secondi di anticipo del mezzogiorno solare rispetto al tempo del fuso. Un’inezia impercettibile nella vita quotidiana, tanto più che civilmente i giorni durano tutti esattamente 24 ore, mentre, a causa dell’orbita ellittica e della variazione della velocità della Terra lungo la sua orbita, il giorno solare vero non ha sempre la stessa durata.
Si comprende quindi che il mezzogiorno civile non coincide quasi mai con il passaggio del Sole sul nostro meridiano, e lo stesso vale per tutte le altre ore, compresa la mezzanotte.
Mezzanotte
Dal punto di vista astronomico, la mezzanotte solare è l’istante opposto al mezzogiorno, quando il Sole si trova sopra l’antimeridiano, ovvero il prolungamento del meridiano del luogo, dalla parte opposta della Terra, sotto i nostri piedi, nascosto dall’intera massa del pianeta.
Qui arriva il paradosso più divertente. Quando, la notte di Capodanno, parte il solenne conto alla rovescia, stiamo celebrando un istante puramente convenzionale. In quel momento, con ogni probabilità, il Sole potrebbe trovarsi spostato verso est o verso ovest rispetto all’antimeridiano, del tutto indifferente ai nostri brindisi. Ad esempio a Roma, il 31 dicembre, la mezzanotte locale cade ben 12 minuti dopo la mezzanotte civile, ma in Spagna la mezzanotte arriva in ritardo di circa un’ora e mezza!
Ora, è vero che, astronomicamente parlando, il nostro “Capodanno” non coincide con nessun evento celeste particolare: né afelio né perielio, né equinozio né solstizio. È solo un momento derivato da una lunga tradizione storica. Ma al di là di questo, forse è meglio così. Se dovessimo aspettare la vera mezzanotte solare, ognuno dovrebbe festeggiare in un momento diverso, con fuochi d’artificio che si inseguono lungo i meridiani e spumante stappato come in una gigantesca ola planetaria. Meglio allora affidarsi all’orologio, accettare questa piccola bugia collettiva e ritrovarci, festeggiare e brindare tutti insieme, anche se il Sole, sotto di noi, non è esattamente dove crediamo.
Così, la prossima volta che a mezzanotte alzeremo i calici, potremo farlo con una consapevolezza in più: stiamo brindando a un numero scritto su un orologio, non a un allineamento cosmico. Il Sole, sotto di noi, starà seguendo con indifferenza la sua traiettoria, leggermente in ritardo o in anticipo rispetto alla nostra festa. Lui continuerà a fare il suo mestiere con precisione astronomica. Noi, nel frattempo, possiamo dedicarci a qualcosa di altrettanto importante: contare da dieci a zero, sbagliare l’ultimo secondo e brindare comunque.