Dal profilo Facebook del Comune di Manziana
A marzo Manziana si riempie di musica, cultura e momenti di condivisione
Non sento ma apro, all’ex consorzio agrario è teatro.

Si è aperta sabato ventotto febbraio la stagione di spettacoli che terrà compagnia questa primavera agli abitanti di Anguillara Sabazia perché grazie alla volontà della proloco locale ed il patrocinio dell’amministrazione Pizzigallo, l’ex consorzio agrario si è fatto e si farà teatro ospitando una serie di spettacoli per tutto il corso della primavera.
“Non sento ma apro “ è stata la commedia teatrale che ha aperto questa stagione di intrattenimento locale a cura del regista Fabrizio Catarci con Daniela Culeddu, Katia Catarci, Fabio Rosi e Fabio del Croce; la storia si basava su fatti comuni , cose sulle quali ogni coppia in un certo qual modo si è potuta rivedere. In scena vi erano due coppie una apparentemente più solida ed un’altra scoppiata , tra risate e luoghi comuni si sciorina quelli che sono i risvolti della vita di coppia, i tradimenti ,le bugie fino ad attecchire sulla coppia più equilibrata che invece risulta essere insoddisfatta l’uno dell’altra , irrisolta e piena di cose non dette.
L’intrattenimento è stato assicurato, la kermesse è stata piacevole e gradita molto al pubblico che riempiva una sala di circa sessanta posti. Preziosa l’idea della proloco di Anguillara Sabazia di fornire alla comunità uno spazio di aggregazione collettiva dove lo spettatore possa ritrovarsi attraverso lo spettacolo proiettato in scorci della società o di una intimità come quella di coppia rappresentata in “ non sento ma apro” dove noi tutti un po’ ci ritroviamo e dove la società di oggi viene rappresentata con ironia per far si che la comprensione sia più fruibile anche all’utente meno abituato o che si affaccia per la prima volta a questo tipo di rappresentazioni come per esempio può succedere Ad Anguillara Sabazia.
Il teatro è un collante attivo che lega la nostra società alla sua rappresentazione che va da toni ironici come in questo caso ma anche a toni più drammatici ed è importante che anche le piccole comunità come quelle attorno al lago possano usufruirne come forma di svago ma anche di riflessione.
Ilaria Morodei
Fallimento di Rocca sulla sanità: nel Lazio 1,7 milioni di cittadini rinunciano a curarsi tra liste d’attesa infinite e costi proibitivi
Il sistema sanitario del Lazio sta sprofondando in una crisi senza precedenti. Lo certificano i dati di una ricerca fatta da mUp Research, secondo i quali, nel 2025, quasi 1,7 milioni di cittadini hanno rinunciato del tutto alle cure mediche, delineando un quadro impietoso della gestione regionale che stride con la propaganda dell’amministrazione e del presidente e assessora alla Sanità Rocca. In un contesto dove l’efficienza assistenziale sembra un ricordo lontano, oltre 3 pazienti su 4 si sono scontrati con la totale mancanza di disponibilità nelle agende di prenotazione, un ostacolo insormontabile che trasforma la prevenzione in un miraggio e costringe il 78% dei residenti a rifugiarsi nel settore privato.
Questa fuga forzata dal pubblico comporta costi medi di 460 euro a prestazione, una cifra insostenibile che sta alimentando un dramma sociale senza precedenti: sono ben 370.000 i cittadini del Lazio che, pur di non veder peggiorare le proprie patologie, sono stati costretti a chiedere un prestito, indebitandosi mediamente per oltre 5.600 euro. Mentre a Roma e nelle province le liste d’attesa per esami vitali come visite cardiologiche o ecografie superano le centinaia di giorni, il ricorso al credito per motivi sanitari evidenzia il fallimento di una politica regionale che ha trasformato un diritto costituzionale in una merce costosa.
Questa situazione vergognosa colpisce duramente i malati cronici e oncologici, per i quali il ritardo diagnostico può essere fatale, scavando un solco incolmabile tra chi ha i mezzi economici per saltare la fila e chi, restando ai margini di un sistema che respinge invece di accogliere, è costretto a scegliere tra la propria salute e la sopravvivenza finanziaria. Il Lazio si ritrova così in una situazione complicata, dove la gestione delle agende e la carenza di personale hanno decretato gravi mancanze, rendendo l’assistenza medica un privilegio per pochi. Questo è il fallimento di Rocca, della destra del Lazio e di una politica regionale che trasforma la sanità pubblica in un lusso per pochi.
A Bracciano parte la campagna per il No al referendum sulla giustizia
La campagna referendaria a favore del No, in vista del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026, è iniziata a Bracciano con una grande manifestazione al Teatro Delia Scala. Davanti a una sala gremita, l’incontro pubblico organizzato dal Comitato per il No ha visto la partecipazione del giornalista e opinionista de La Repubblica Massimo Giannini e del magistrato Valerio Savio di Magistratura Democratica.


Dopo l’intervento introduttivo di Dario Cavinato, referente del Comitato, e il saluto del sindaco di Bracciano, Marco Crocicchi, Massimo Giannini, accolto da un lungo applauso, ha aperto la discussione con un lucido e appassionato intervento che, ripercorrendo le vicende degli ultimi decenni nel rapporto tra politica e magistratura, ha saputo spiegare, unendo le ragioni politiche a quelle tecniche, la necessità di recarsi alle urne per votare No al tentativo, da parte dei partiti di governo, di limitare l’indipendenza del potere giudiziario a vantaggio del potere politico, considerato il vero obiettivo della riforma costituzionale.


A rafforzare le ragioni del No al referendum sulla giustizia è intervenuto il magistrato Valerio Savio, che ha approfondito gli aspetti giuridici della riforma, offrendo una lettura critica delle sue conseguenze mantenendo alta l’attenzione del numeroso pubblico.



La serata ha trovato il suo ritmo migliore nel dialogo tra i due relatori: scambi rapidi, riferimenti storici, citazioni che hanno attraversato decenni di vicende giudiziarie e politiche. Un confronto vivace, capace di alternare ironia e rigore, e di restituire al pubblico la complessità del tema senza appesantirlo.

In chiusura, le domande dal pubblico hanno aggiunto un tono più diretto e concreto, mentre il Comitato per il No ha annunciato i prossimi appuntamenti, tra applausi e conversazioni che sono continuate anche fuori dal teatro.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone
Campionati italiani di canottaggio indoor: scorpacciata di medaglie per la Trevignano Rowing
Si sono svolti tra il 14 e il 15 febbraio, presso la Palestra Monumentale del Foro Italico a Roma, i C2 Open RowErg Champioships: i campionati nazionali di rowing indoor. Tra le tantissime società di canottaggio provenienti da tutta Italia, anche la Trevignano Rowing, ormai ospite fisso, vista la terza partecipazione consecutiva. Fondata nel 2022 dall’istruttore Giuseppe Papaluca, la realtà con sede a Trevignano Romano ha iscritto 26 atleti, che hanno gareggiato nella prova regina dei 2000 metri. La gara, misto di forza e resistenza, ha vistogli sportivi uscire vincitori con un totale di 8 medaglie, riportando, tra l’altro, anche un record nazionale. Nel dettaglio si registrano gli ori di Ottone Salvati, Mariana Claicneht e Assunta Mariani. Proprio quest’ultima, già campionessa in carica al secondo oro consecutivo, può ora fregiarsi del record italiano nella categoria 75-79 pesi leggeri, avendo fermato il cronometro sul tempo di 10:17.3.
Tra gli ottimi risultati della società dilettantistica, da annoverare il secondo posto di Castore Parissi, e le medaglie di bronzo Letizia Sonzio, Francesco Perconti, Davide Catena e dello stesso Giuseppe Papaluca, anche lui per la seconda volta di fila al terzo gradino del podio. Oltre ai sopracitati medagliati, non da meno sono stati tutti gli altri partecipanti, di cui la maggior parte alla prima partecipazione, che hanno dimostrato una volontà ed una forza da veri campioni, e che fanno ben promettere per il prossimo anno.
La Trevignano Rowing si dimostra ancora una delle realtà sportive più in vista sul Lago di Bracciano, che grazie allo spirito familiare e di appartenenza espresso dai numerosissimi iscritti, riesce a far coinvolgere in questo sport persone di ogni fascia di età. Tutto scorre, come evidenziato dalla scritta “Pánta rheî”, motto della società stampato sulle canotte dell’associazione, ma come messo in luce dalla partecipazione sempre maggiore degli ultimi anni, la Trevignano Rowing è qui per restare a lungo.
Davide Catena
Poste Italiane: al via a Trevignano Romano i lavori del Progetto Polis
Sono iniziati a Trevignano Romano i lavori di ristrutturazione dell’ufficio postale nell’ambito del Progetto Polis promosso da Poste Italiane, il piano nazionale che punta a trasformare gli uffici postali dei comuni con meno di 15.000 abitanti in presìdi evoluti di servizi pubblici e digitali. L’intervento non rappresenta un semplice adeguamento strutturale, ma si inserisce in una strategia nazionale che mira a rafforzare la presenza dei servizi nei territori, contrastare il divario tra grandi centri e piccoli comuni e rendere più semplice e immediato l’accesso alle prestazioni della Pubblica Amministrazione.
In un’epoca in cui molte realtà periferiche subiscono una progressiva riduzione dei presìdi, il Progetto Polis va in direzione opposta, investendo sulla prossimità e sulla modernizzazione. Per Trevignano Romano la trasformazione dell’ufficio postale comporterà una riqualificazione complessiva degli spazi interni, con ambienti più moderni, funzionali e accoglienti. Gli interventi prevedono la riorganizzazione delle aree di sportello, una migliore gestione dei flussi di utenza e soluzioni architettoniche orientate all’accessibilità universale, così da garantire piena fruibilità anche alle persone con disabilità o con ridotta mobilità. Dal punto di vista tecnologico, l’ufficio sarà dotato di infrastrutture digitali più avanzate, connessioni più efficienti e sistemi di gestione delle pratiche in grado di ridurre i tempi di attesa e migliorare la qualità del servizio.
Saranno introdotte postazioni self service che consentiranno ai cittadini di effettuare autonomamente numerose operazioni, alleggerendo le code e semplificando le procedure. Il cuore innovativo del progetto riguarda però l’integrazione di servizi della Pubblica Amministrazione direttamente all’interno dell’ufficio postale. I cittadini potranno richiedere certificati anagrafici e altri documenti amministrativi senza doversi recare in altri centri, con un evidente vantaggio in termini di comodità e riduzione degli spostamenti. L’ufficio postale diventerà così uno sportello di prossimità capace di avvicinare concretamente lo Stato ai cittadini, soprattutto a coloro che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo degli strumenti digitali.
La riqualificazione comprenderà inoltre interventi sugli impianti per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza complessiva della struttura, contribuendo a rendere l’edificio più sostenibile e adeguato agli standard contemporanei. Durante l’intero periodo dei lavori sarà comunque garantita la piena continuità dei servizi attraverso un ufficio postale mobile posizionato nei pressi della sede di via Mosca. I cittadini potranno continuare a usufruire di tutte le operazioni di sportello, compreso il ritiro della corrispondenza non consegnata per assenza del destinatario. Restano inoltre attivi i canali digitali di Poste Italiane, che permettono di effettuare pagamenti, monitorare spedizioni e gestire numerose operazioni da remoto. “L’ingresso del nostro ufficio postale nel progetto nazionale Polis – dichiara il Vicesindaco – è il risultato di una rinnovata collaborazione istituzionale con Poste Italiane e della relazione costruita con un management competente e disponibile al confronto.
Non è stato un automatismo, ma il frutto di un dialogo serio, costante e orientato a valorizzare il nostro territorio. Con Polis, Trevignano Romano non avrà soltanto un ufficio rinnovato, ma un presidio moderno di servizi pubblici integrati. Significa offrire ai cittadini la possibilità concreta di accedere a funzioni della Pubblica Amministrazione senza uscire dal Comune, semplificare le procedure, ridurre i tempi e rafforzare l’inclusione digitale. È una scelta che va nella direzione della coesione territoriale e che riconosce il valore dei piccoli comuni come luoghi vivi, dinamici e meritevoli di investimenti. Questo intervento rappresenta un segnale di fiducia nel futuro della nostra comunità e nella qualità dei servizi che possiamo garantire ai nostri cittadini.” Al termine degli interventi, salvo imprevisti tecnici, l’ufficio postale riaprirà nella sede rinnovata, entrando stabilmente nella rete nazionale degli uffici trasformati dal Progetto Polis.
Una scuola che accoglie tutti: l’inclusione come valore fondante al Liceo Ignazio Vian
In una società in continua trasformazione, la scuola è chiamata ad essere non soltanto luogo di apprendimento, ma anche spazio di crescita personale, partecipazione e cittadinanza attiva. È in questa prospettiva che, nel panorama educativo del nostro territorio, il Liceo Ignazio Vian di Bracciano e Anguillara si distingue per un impegno costante volto a promuovere una cultura dell’inclusione, fondata sulla centralità dello studente e sulla valorizzazione delle differenze come risorsa educativa.
L’istituto opera quotidianamente per costruire una scuola aperta a tutti e a ciascuno, in cui la centralità dello studente non sia solo un principio dichiarato, ma una realtà concreta, ponendo particolare attenzione agli studenti con Bisogni Educativi Speciali e sviluppando al contempo un approccio trasversale che coinvolge l’intera comunità scolastica. L’obiettivo è creare un contesto educante in cui ogni studente possa diventare protagonista del proprio percorso formativo, attraverso esperienze didattiche significative e personalizzate.
Questo impegno coinvolge in modo sinergico tutte le componenti dell’istituto: la dirigenza, la vicepresidenza, le figure dedicate all’area inclusione, il corpo docente, il DSGA ed il personale ATA. Un ruolo centrale è svolto dal protocollo di accoglienza, che definisce prassi condivise di carattere amministrativo, comunicativo, relazionale ed educativo-didattico, garantendo un inserimento attento degli studenti, il coinvolgimento delle famiglie e un dialogo costante con il territorio.
La qualità dell’offerta formativa è sostenuta dalla presenza di docenti con una solida formazione e competenze specifiche nella didattica speciale, nelle metodologie inclusive, nella psicologia dell’età evolutiva, nella didattica interculturale e nell’italiano L2.
Particolarmente significativo è l’operato quotidiano dei docenti di sostegno, figure professionali che rappresentano un punto di riferimento essenziale nel percorso di crescita degli studenti con disabilità, affiancati da figure specialistiche dedicate alla Comunicazione Aumentativa Alternativa e all’Assistenza Specialistica. Attraverso un lavoro costante di osservazione, progettazione e mediazione educativa, i docenti di sostegno collaborano con i consigli di classe per costruire percorsi personalizzati che consentano agli studenti di sviluppare competenze, autonomia e consapevolezza di sé. Il loro intervento si traduce in una didattica inclusiva che promuove la partecipazione attiva alla vita scolastica, favorendo il raggiungimento di obiettivi formativi e personali nel rispetto delle potenzialità di ciascuno.
Grande attenzione viene dedicata al profilo di funzionamento dello studente con disabilità e all’approccio bio-psico-sociale previsto dall’ICF (Classificazione internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute), che orienta la progettazione educativa verso una lettura globale della persona. All’interno dei Piani Educativi Individualizzati (PEI), la progettazione tiene conto delle quattro dimensioni fondamentali – la dimensione della socializzazione e dell’interazione, quella della comunicazione e del linguaggio, quella dell’autonomia e dell’orientamento, e infine l’area cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento – al fine di individuare percorsi realmente adattati al funzionamento di ciascuno studente. Questa prospettiva consente di definire obiettivi concreti, misurabili e significativi, orientati alla crescita personale e al progressivo sviluppo dell’autonomia.
L’inclusione si realizza concretamente all’interno delle classi attraverso pratiche didattiche condivise da tutti i docenti: strategie di insegnamento cooperative, lavoro in piccoli gruppi, attività laboratoriali, utilizzo di strumenti compensativi e metodologie flessibili che favoriscono la partecipazione attiva di ogni studente. La progettazione collegiale, la co-docenza e il continuo confronto tra docenti curricolari e docenti di sostegno permettono di adattare tempi, modalità e strumenti di apprendimento, promuovendo un clima di classe accogliente e rispettoso delle differenze. In questo contesto l’inclusione non riguarda solo il singolo studente con disabilità, ma diventa un’esperienza educativa condivisa, che coinvolge l’intero gruppo classe, valorizzando la collaborazione, l’empatia e la corresponsabilità.
La progettazione educativa inoltre si fonda sulla collaborazione tra scuola, famiglie e servizi sociosanitari di riferimento, chiamati a partecipare attivamente all’elaborazione di percorsi formativi individualizzati e personalizzati. Parallelamente, l’istituto mantiene rapporti strutturati con enti territoriali attraverso accordi e protocolli d’intesa su tematiche che non riguardano solo la disabilità, ma anche ad esempio il disagio giovanile, la dispersione scolastica, la lotta contro il bullismo e il cyberbullismo ecc.
Il liceo promuove inoltre numerose iniziative e progetti formativi a forte valenza inclusiva, sviluppati sia all’interno della scuola sia in rete con altre realtà educative del territorio. Evidente è l’attenzione all’orientamento e ai percorsi scuola-lavoro, pensati per essere realmente accessibili e significativi anche per gli studenti con disabilità, nella prospettiva di delineare, a fine percorso scolastico, il Progetto di Vita dello studente: si pensi, ad esempio, al progetto FSL “Educazione Ecologica” (Navdania), al progetto FSL “Fattoria Sociale” (AAIS), al progetto FSL “Turn it”, al progetto Biblioteca, offrendo in tal senso non solo occasioni concrete di partecipazione e crescita personale, ma anche percorsi di potenziamento delle autonomie personali e sociali, di valorizzazione delle potenzialità individuali e acquisizione di competenze spendibili in contesti sociali e lavorativi, in coerenza con il profilo di funzionamento e con gli obiettivi delineati nel PEI.
A completare il quadro, non dimentichiamo lo Sportello Psicologico Scolastico, aperto a studenti, famiglie e personale scolastico come spazio qualificato di ascolto e supporto emotivo, insieme a laboratori espressivi e formativi, attività extrascolastiche, uscite didattiche e viaggi di istruzione progettati a partire dai bisogni dei più fragili, andando a confermare in tal senso la volontà di garantire una partecipazione piena ed autentica di tutti gli studenti alla vita scolastica.
Il Liceo Ignazio Vian conferma così la propria vocazione a essere una scuola inclusiva, capace di coniugare qualità educativa, attenzione alla persona e collaborazione con il territorio, nella convinzione che l’inclusione non sia un progetto parallelo, ma un principio guida capace di orientare ogni scelta educativa, nella convinzione che una scuola capace di accogliere le differenze sia una scuola migliore per tutti.
Il Dipartimento per l’Inclusione
SEGNALAZIONE DI GRAVE SITUAZIONE DI PERICOLO A VIA CAPOCROCE A TEVIGNANO
Dalla segnalazione di un cittadino

Guerra in Iran: nel rumore della guerra, scegliamo la vita. Proposta per le scuole
Comunicato stampa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene in un momento di massima tensione internazionale, caratterizzato da un flusso informativo accelerato e da dichiarazioni politiche che, per intensità e risonanza, incidono profondamente sulla percezione collettiva degli eventi.
Il Coordinamento prende atto che, nelle ore in cui l’attenzione globale è concentrata sulla presunta morte della Guida Suprema iraniana, la notizia viene trattata nello spazio pubblico come un fatto già definito, mentre permane un quadro informativo intrinsecamente conflittuale: dichiarazioni di parte e rilanci mediatici si sovrappongono a smentite e narrative contrapposte.
In questo contesto, la prima responsabilità di chi comunica non è “arrivare per primo”, ma preservare l’integrità del discorso pubblico. La verifica non rappresenta un vezzo professionale, bensì un presidio di pace. Quando l’informazione si trasforma in strumento strategico, il rischio non è soltanto l’errore giornalistico, ma l’alimentazione di un’escalation politica e militare.
Sul piano giuridico internazionale occorre ricordare che l’architettura delle Nazioni Unite è nata proprio per sottrarre la sicurezza collettiva alla logica della forza. La Carta delle Nazioni Unite stabilisce un divieto generale della minaccia o dell’uso della forza nelle relazioni internazionali, consentendo deroghe esclusivamente in circostanze rigorosamente circoscritte.
In parallelo, attribuisce al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: un mandato che non ha valore meramente simbolico, ma assume natura costitutiva dell’ordinamento internazionale contemporaneo. Prima ancora che una crisi degeneri in conflitto aperto, la Carta impone la ricerca di soluzioni pacifiche mediante negoziato, mediazione e altri strumenti diplomatici, configurandoli non come opzioni eventuali, ma come doveri politico-giuridici di prevenzione.
Anche il ricorso alla legittima difesa, frequentemente evocato in termini assoluti nel discorso mediatico, è disciplinato in modo puntuale: esso è ammesso solo in presenza di un attacco armato e comunque fino a quando il Consiglio di Sicurezza non abbia adottato le misure necessarie, con l’obbligo di informarlo immediatamente. Si tratta di condizioni che richiedono un’interpretazione rigorosa e non propagandistica.
Il CNDDU ritiene altresì necessario sottolineare che la legittimità dell’uso della forza, quand’anche invocata, non esaurisce la questione della liceità della condotta bellica. Il diritto internazionale umanitario impone obblighi inderogabili fondati sui principi di distinzione tra civili e combattenti e di protezione della popolazione civile. La normalizzazione, nel linguaggio pubblico, dell’idea della “decapitazione” del nemico come scorciatoia strategica rappresenta una deriva pericolosa: essa indebolisce la tutela dei civili, corrode la cultura del diritto e riduce la vita umana a parametro di successo operativo.
È in questo quadro che il ruolo delle Nazioni Unite assume una valenza decisiva anche sul terreno simbolico e mediatico. L’ONU non è soltanto un’arena diplomatica, ma il luogo istituzionale in cui la comunità internazionale può ancora produrre un linguaggio comune di legalità, proporzionalità e responsabilità.
L’Assemblea Generale ha più volte riaffermato che la pace non è semplicemente un obiettivo politico contingente, bensì un valore da promuovere come condizione per la dignità dei popoli, richiamando il diritto dei popoli alla pace quale orizzonte etico-giuridico. Tale visione non sostituisce i meccanismi coercitivi affidati al Consiglio di Sicurezza, ma ricorda che la pace non è un premio postbellico: è la cornice imprescindibile entro cui il diritto stesso può operare.
Alla responsabilità giuridica e mediatica si affianca una dimensione economica che raramente trova adeguato spazio nel dibattito pubblico, ma che incide concretamente sulle condizioni di vita delle popolazioni. Le analisi dell’Institute for Economics & Peace stimano che l’impatto economico globale della violenza abbia raggiunto nel 2023 circa 19,1 trilioni di dollari (PPP), con una proiezione vicina ai 20 trilioni nel 2024, includendo conflitti armati e spesa militare.
Dietro tali cifre si celano bilanci pubblici compressi, servizi sociali ridotti, investimenti in istruzione e sanità rinviati, instabilità finanziaria, shock energetici e frammentazione delle catene produttive. Ogni escalation produce un duplice costo: immediato in termini di vite e distruzioni, e prolungato nel tempo sotto forma di debito, disuguaglianza e perdita di fiducia sistemica.
Per queste ragioni il CNDDU propone che la scuola diventi il primo spazio istituzionale in cui la pace sia affrontata con la medesima serietà con cui si studiano economia e diritto. Non come educazione sentimentale, ma come alfabetizzazione civica avanzata e strutturata. La recente Raccomandazione UNESCO sull’educazione alla pace, ai diritti umani e allo sviluppo sostenibile ribadisce che l’educazione costituisce uno strumento essenziale di prevenzione dei conflitti, capace di formare competenze giuridiche, consapevolezza critica e cittadinanza globale responsabile.
In questa prospettiva, l’ordine internazionale deve essere insegnato come costruzione normativa concreta: la Carta ONU quale architrave del sistema multilaterale; la distinzione tra divieto dell’uso della forza e legittima difesa; il ruolo e i limiti del Consiglio di Sicurezza; i principi umanitari di tutela dei civili. Parallelamente, un’autentica educazione economica alla pace dovrebbe rendere evidente il significato del “costo della violenza” in termini di opportunità perdute e di possibile “dividendo di pace” quando le risorse vengono orientate verso sviluppo, innovazione e coesione sociale.
Infine, l’alfabetizzazione mediatica deve fornire strumenti per verificare le notizie in contesti bellici, distinguere tra dichiarazioni politiche e prove indipendenti e comprendere come le parole possano anticipare e talvolta preparare l’uso della forza.
Le conclusioni del CNDDU non dipendono dall’esito puntuale di una singola notizia. Esse si fondano su un principio più ampio e non negoziabile: la vita non è un trofeo comunicativo e la guerra non è un format narrativo. È necessario che l’ONU sia posta nelle condizioni di esercitare pienamente la propria funzione di garante della legalità internazionale e della soluzione pacifica delle controversie.
È necessario che i media trattino la verifica come infrastruttura della sicurezza democratica. È necessario che la scuola assuma una missione strategica di lungo periodo, formando generazioni capaci di comprendere il diritto internazionale, analizzare i costi economici della violenza e riconoscere i segnali di disumanizzazione nel linguaggio pubblico.
Fare della competenza giuridica internazionale, dell’economia della pace e della responsabilità mediatica un nucleo stabile della formazione civica non è un auspicio astratto, ma una proposta strutturata e concreta. Solo così la pace potrà tornare a essere non un’espressione retorica, ma una politica pubblica fondata su norme, evidenze e responsabilità condivise.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU



