L’Aula Magna del Liceo Scientifico Ignazio Vian di Bracciano, questa mattina, si è riempita di studenti per la presentazione del libro dello storico, saggista e politico Miguel Gotor Generazione Settanta. Storia del decennio più lungo del secolo breve (1966-1982).
L’iniziativa è stata organizzata da Cultura movens, associazione composta da ex studenti del liceo, come progetto FSL
Miguel Gotor ha iniziato a parlare con un tono pacato, ma capace di catturare l’attenzione. Ha ricostruito quei sedici anni come un tempo di accelerazioni improvvise, di modernizzazione necessaria e di conflitti sociali che sembravano non concedere tregua. Ha mostrato, con esempi concreti, quanto fosse diversa la natura della violenza che attraversava il Paese: gli scontri di piazza, l’azione mirata di chi impugnava una pistola, la scelta di collocare una bomba in un luogo affollato. Ogni gesto, ha spiegato, aveva una logica, un retroterra, un prezzo.
Il paradosso di quegli anni emergeva con chiarezza: mentre si conquistavano nuovi diritti, prendevano forma il terrorismo rosso e quello nero; mentre studenti, operai e femministe riempivano le strade chiedendo più democrazia, iniziava la stagione delle stragi fasciste. Una contraddizione che Gotor ha restituito senza retorica, lasciando che fossero i fatti a parlare.
Verso la fine dell’incontro, rivolgendosi ai ragazzi, troppo giovani per avere memoria diretta di quel periodo, l’autore ha elencato le numerose conquiste sociali nate proprio in quegli anni, spesso liquidati con l’etichetta sbrigativa di “anni di piombo”, che l’autore ha respinto con forza. Le domande degli studenti hanno chiuso il cerchio, mostrando un interesse vivo, non scolastico, segno che quel racconto ha saputo aprire uno spazio di riflessione.
Quando l’incontro si è concluso, la sala si è sciolta in un applauso spontaneo. Nei volti dei presenti si leggeva una soddisfazione composta, come se quel viaggio nel passato avesse lasciato un segno, qualcosa da approfondire ancora.
Questa mattina abbiamo incontrato l’associazione “Luce del Sole” e tutti i cittadini che si sono riuniti in Piazza, per confrontarci sulla problematica dell’individuazione di una nuova sede per il Centro Anziani.
Come concordato nella giornata di ieri, li abbiamo poi invitati a salire in aula consiliare, un luogo che rappresenta il cuore del confronto democratico della nostra comunità.
È stato un momento di ascolto importante, abbiamo illustrato con trasparenza la situazione, senza nascondere nulla, perché credo che la fiducia si costruisca proprio così: con chiarezza e responsabilità.
Allo stesso tempo abbiamo ribadito con forza l’impegno dell’Amministrazione nel trovare una soluzione definitiva, sulla quale stiamo lavorando da mesi. Siamo pienamente consapevoli dell’importanza che i luoghi di aggregazione rappresentano per la vita sociale, culturale e civile della nostra città. Non si tratta solo di spazi, ma di punti di riferimento per la comunità, di identità condivisa.
Continueremo a lavorare con serietà e determinazione, tenendo sempre al centro i bisogni dei cittadini.
Dal profilo Facebook del comune di Canale Monterano
3 progetti diversi, 6 posti disponibili, 12 mesi di crescita personale e 519,47 euro mensili… se ancora non l’hai fatto invia la domanda per svolgere il servizio civile a Canale Monterano! C’è tempo fino a mercoledì 8 aprile!
Lucattini: “Il messaggio più importante da trasmettere è chiaro: sono forme che possono diventare croniche se non curate in tempo utile e che pertanto, meritano attenzione”.
Intervista di Marialuisa Roscino
In questa intervista, Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association ci illustra come in primavera, in alcuni casi, è possibile notare dei cambiamenti dell’umore. Esistono infatti, forme di sofferenza psicologica silenziose che possono passare inosservate per anni, mimetizzandosi nella vita delle persone. Parliamo del SAD (Disturbo Affettivo Stagionale) e della Distimia (Disturbo Depressivo Persistente).
“Nel SAD gli episodi depressivi compaiono al cambiamento di stagione. La forma primaverile, si presenta più frequentemente con insonnia, irritabilità e ansia. Invece, la Distimia, se non trattata, può trasformarsi in un disturbo cronico”.
Le cause sono in parte fisiologiche, infatti il cambiamento della luce naturale e dell’irraggiamento solare, oltre che delle temperature, influiscono sui ritmi circadiani e sull’umore.
“Oggi sappiamo – prosegue Lucattini – che esistono trattamenti efficaci soprattutto se associati alla psicoterapia dinamica e la psicoanalisi”.
Dott.ssa Lucattini, come si arriva alla diagnosi dei rispettivi casi di Distimia e Disturbo Affettivo Stagionale (SAD)?
Arrivare a una diagnosi nei disturbi dell’umore non è mai immediato, il percorso è clinico e si costruisce attraverso l’ascolto, l’osservazione e la ricostruzione della storia della persona da parte di professionisti, psichiatri e psicoanalisti.
Nel caso della Distimia – che nella classificazione del Manuale Diagnostico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ICD-10) rientra tra i disturbi persistenti dell’umore – il criterio chiave è il tempo continuo. Parliamo di un umore depresso stabile, presente per la maggior parte dei giorni, per almeno due anni. È una sofferenza poco rumorosa ma costante, che spesso viene scambiata per un tratto del carattere e che proprio per questo rischia di restare a lungo non riconosciuta.
Diverso è il caso della depressione con andamento stagionale, la cosiddetta SAD. In questo caso non è la continuità a orientare la diagnosi, ma la ciclicità. Gli episodi depressivi compaiono in specifici periodi dell’anno, si ripetono nel tempo – generalmente per almeno due anni – e tendono a regredire spontaneamente con il cambio di stagione.
Nell’ICD-10, il Disturbo affettivo stagionale non è una categoria autonoma, ma viene inquadrato come disturbo depressivo ricorrente, con specificazione dell’andamento stagionale.
In entrambi i casi, il lavoro clinico consiste nel dare senso alla storia dei sintomi nel tempo, più che nel fotografare un singolo momento, nella Distimia.
Distimia si osserva un tempo lungo, continuo, quasi invisibile, mentre nella depressione stagionale abbiamo un tempo ciclico, che segue il ritmo delle stagioni. È proprio questa lettura del tempo della sofferenza che permette di arrivare a una diagnosi corretta e, quindi, a una cura efficace.
A che età, possono manifestarsi Distimia e SAD?
La Distimia tende a comparire presto, spesso già nell’adolescenza o nella prima età adulta. È un disturbo che si sviluppa lentamente e in modo poco evidente, tanto che molte persone crescono con questa tonalità depressiva senza riconoscerla, pensando che faccia parte del proprio carattere.
La depressione con andamento stagionale (SAD), invece, esordisce più frequentemente nella giovane età adulta, tra i 20 e i 40 anni, ed è più rara nei bambini. Una volta comparsa, tende a ripresentarsi con una certa regolarità negli anni, seguendo il ritmo delle stagioni (Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2025).
In che modo è possibile riconoscere i primi sintomi?
La Distimia tende a comparire presto, spesso già nell’adolescenza o nella prima età adulta. È un disturbo che si sviluppa lentamente e in modo poco evidente, tanto che molte persone crescono con questa tonalità depressiva senza riconoscerla, pensando che faccia parte del proprio carattere.
La depressione con andamento stagionale (SAD), invece, può esordire già nell’adolescenza ma generalmente è più percepita tra i 20 e i 40 anni. Una volta comparsa, solitamente ha un andamento ciclico, ovvero, tende a ripresentarsi con una certa regolarità negli anni, seguendo il ritmo delle stagioni (Jornal de Pediatria, 2025).
Come si manifesta negli adolescenti?
Negli adolescenti, i disturbi dell’umore non si presentano sempre nel modo in cui ce li aspettiamo. A differenza degli adulti, dove prevale la tristezza evidente, nei più giovani il disagio assume spesso forme più sfumate e meno riconoscibili.
Un ragazzo depresso, per esempio, può apparire soprattutto irritabile, nervoso, facilmente arrabbiato, più che triste. Può diventare oppositivo, chiudersi nelle relazioni o mostrare un progressivo disinteresse verso la scuola e le attività quotidiane. Proprio per questo, il rischio è che questi segnali vengano interpretati come una semplice “fase adolescenziale” o come un problema comportamentale.
Nel caso della Distimia, questa condizione si esprime spesso come una insoddisfazione costante, una sorta di malessere di fondo che accompagna il ragazzo nel tempo. Emergono bassa autostima, senso di inadeguatezza, difficoltà di concentrazione e una visione pessimistica di sé e del futuro. Sono adolescenti che si sentono frequentemente stanchi, poco motivati, come se mancasse loro una spinta vitale.
Quando invece il disturbo segue un andamento stagionale (SAD), si osserva una certa variabilità nel corso dell’anno. Nei mesi invernali possono comparire maggiore sonnolenza, calo dell’energia, ritiro sociale e difficoltà scolastiche, mentre in altri periodi si assiste a un miglioramento.
In generale, ciò che caratterizza la sofferenza depressiva in adolescenza è proprio la sua capacità di mascherarsi. Non sempre si presenta come tristezza dichiarata, ma come cambiamento nel comportamento, nelle relazioni e nel rendimento (European Child & Adolescent Psychiatry, 2026).
Esistono terapie efficaci per curare Distimia e SAD in adolescenza?
La cura dei disturbi dell’umore, come la Distimia e la depressione con andamento stagionale, non è mai standardizzata: richiede un approccio personalizzato, che tenga conto dell’età, della storia della persona e dell’intensità dei sintomi.
Nel caso della Distimia, essendo una forma cronica di depressione, il trattamento ha come obiettivo non solo la riduzione dei sintomi, ma anche una trasformazione più profonda del funzionamento emotivo. La psicoterapia rappresenta l’intervento centrale, sia in adolescenza che nell’età adulta.
Negli adolescenti, il lavoro terapeutico si concentra spesso anche sul contesto: coinvolgimento della famiglia, supporto scolastico, attenzione alle dinamiche relazionali.
Quando i sintomi sono più intensi o persistenti, alla psicoterapia può essere affiancato un trattamento farmacologico, sempre sotto controllo specialistico.
Per quanto riguarda la depressione con andamento stagionale (SAD), il trattamento presenta alcune specificità legate alla componente anche costituzionale del disturbo.
Psicoterapia dinamica e psicoanalisi, attività fisica regolare, alimentazione sana, mantenimento di un buon ritmo sonno-veglia sono indispensabili (The Lancet Psychiatry, 2020).
Perché è importante il trattamento psicoanalitico in questi due disturbi?
Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha posto crescente attenzione sulle forme croniche e persistenti della depressione, come la Distimia, evidenziando quanto queste condizioni siano diffuse ma spesso sottodiagnosticate.
Una ricerca pubblicata su Clinical Practice & Epidemiology in Mental Health (2025) conferma che la depressione persistente rappresenta una quota significativa dei disturbi dell’umore lungo l’arco della vita e che la sua natura cronica la rende particolarmente complessa sia dal punto di vista diagnostico sia terapeutico. Si tratta, infatti, di condizioni che non sempre emergono con sintomi eclatanti, ma che si strutturano nel tempo, diventando parte del funzionamento emotivo della persona.
Questi dati rafforzano l’idea che non sia sufficiente intervenire solo sul sintomo, ma che sia necessario un approccio più articolato, capace di integrare dimensione clinica e comprensione profonda dell’esperienza soggettiva. In questo senso, tutte le ricerche sottolineano l’importanza di trattamenti integrati, in cui la psicoterapia dinamica e la psicoanalisi, approcci che lavorano sul significato e sulla storia emotiva della persona, svolgono un ruolo centrale accanto al trattamento farmacologico ove necessario.
Quali consigli si sente di dare ai genitori?
-Non minimizzare i cambiamenti. Se un figlio cambia improvvisamente umore, si isola o perde interesse, non è sempre “una fase”. È importante osservare e prendere sul serio questi segnali;
-Ascoltare senza giudicare. Gli adolescenti hanno bisogno di sentirsi ascoltati, non corretti subito. A volte, la cosa più utile è esserci, senza interpretare o dare soluzioni immediate;
-Dare un nome alle emozioni. Aiutare i ragazzi a riconoscere ciò che provano è già un primo passo terapeutico. Spesso il disagio nasce proprio da emozioni non comprese;
-Mantenere routine regolari. Sonno, alimentazione e ritmi quotidiani stabili sono fondamentali, soprattutto nei disturbi dell’umore e nelle forme stagionali;
-Favorire relazioni e attività, fisiche e artistiche. Anche se i figli tendono a chiudersi, è importante incoraggiare senza forzare, il contatto con amici, sport o attività piacevoli;
-Non esitare a chiedere aiuto. Rivolgersi a uno specialista non significa “drammatizzare”, ma prendersi cura. Prima si interviene, migliori sono le possibilità di recupero;
-Ricordarsi sempre che si può stare meglio. I disturbi dell’umore si possono curare, bene per stare meglio e possibilmente per essere felici.
Il presente e il futuro dell’agricoltura, la centralità del reddito alla luce dei cambiamenti climatici e delle oscillazioni dei prezzi dovuti a guerre e altri fattori esterni, la transizione digitale e il confronto con le istituzioni, giovani e pensioni. Questi sono stati alcuni dei temi chiave al centro del Congresso di CIA Agricoltori Italiani del Lazio, svoltosi a Roma, presso la Cooperativa Coraggio (Borghetto San Carlo).
L’assemblea che ha riunito i rappresentanti e i delegati di tutti i territori della regione, all’unanimità, ha eletto Sergio Del Gelsomino quale nuovo presidente. A lui, imprenditore agricolo di Orte, già dirigente della CIA Lazio Nord (Viterbo e Rieti) è stato affidato il compito di guidare la CIA Lazio nel prossimo quadriennio.
Il presidente uscente Argeo Perfili ha ricevuto i complimenti dei delegati per i suoi quattro anni di gestione, caratterizzati da un lavoro che ha permesso all’organizzazione di fare grandi passi avanti fatti: “Sono stati quattro anni non semplici – ha spiegato Perfili – perché la situazione economia internazionale ha messo a dura prova le aziende agricole. Con orgoglio, consegno l’organizzazione ad un nuovo progetto unitario. Lascio un’organizzazione solida e coesa. Oggi ci sono le condizioni di stabilità necessarie per correre. La nuova governance potrà contare su fondamenta solide per servire al meglio la nostra base associativa“.
Il neo presidente Del Gelsomino, nella sua relazione, ha indicato nell’accesso al credito la sfida più urgente per contrastare l’attuale crisi di liquidità del settore: “Serve un aiuto concreto alle nostre aziende. È necessario che i settori che oggi registrano alti profitti sostengano l’agricoltura in questo momento di difficoltà”. Un passaggio critico è stato riservato anche al tema delle pensioni agricole, definite ormai “non più dignitose” e troppo spesso oggetto di promesse elettorali non mantenute.
Al centro della visione della CIA Lazio c’è la qualità alimentare accessibile a tutti: “Dobbiamo combattere perché la qualità del cibo sia disponibile per ogni fascia sociale; non può esistere un cibo di serie A e uno di serie B”. Il Presidente ha inoltre rivendicato il ruolo dell’agricoltore come custode del paesaggio italiano: “Il ‘bello’ che vendiamo all’estero è frutto del lavoro quotidiano di chi cura il territorio. Chiediamo che questo ruolo pubblico di manutenzione del paesaggio ci venga finalmente riconosciuto”.
Guardando al futuro, la transizione digitale è una tappa obbligata. L’agricoltore di domani è un “manager” capace di gestire intelligenza artificiale e sistemi satellitari per sopperire alla carenza di manodopera e migliorare l’efficienza. Tuttavia, il presidente ha lanciato un monito alla politica: “L’innovazione richiede infrastrutture. È inaccettabile acquistare macchinari all’avanguardia e non poter utilizzare le guide satellitari per l’assenza di banda larga nei campi. Chiediamo che tutto il territorio nazionale venga messo nelle stesse condizioni tecnologiche”.
A margine dell’assise, il Direttore Nazionale CIA Maurizio Scaccia ha sottolineato: “Il Congresso rappresenta il momento di massima democrazia per la nostra organizzazione: è qui che ascoltiamo la base e intercettiamo le reali esigenze degli agricoltori per definire la strategia dei prossimi quattro anni. In questo nuovo mandato, la nostra priorità sarà fornire risposte concrete alle imprese agricole, oggi schiacciate tra le incertezze del mercato, le avversità climatiche e l’impennata dei costi produttivi, dai carburanti ai derivati chimici, aggravata dai conflitti internazionali. La nostra missione resta chiara: intermediare gli interessi degli associati presso i decisori politici, per porre al centro, esclusivamente, il vantaggio e la crescita dell’imprenditoria agricola“.
Al Congresso ha preso parte anche la Regione Lazio con il Presidente della Commissione Agricoltura Giulio Zelli che ha rimarcato l’importanza di un dialogo tra le istituzioni e le Confederazioni agricole e augurato buon lavoro alla neo guida dell’organizzazione Sergio Del Gelsomino.
Dialoghi tra Arte e Letteratura in tre tempi Transrealistici
Il monologo e l’opera pittorica “Il Cielo in una stanza” di Francesco Guadagnuolo non sono in rapporto illustrativo ma in risonanza. La pittura apre la frattura, dissolve la stanza, fa emergere il cielo, genera l’ombra, la scrittura la attraversa, ne abita la soglia, lo interroga e le dà intenzione.
Insieme, costruiscono un unico spazio Transrealista: un luogo dove Gino Paoli non è evocato come figura, ma come domanda esistenziale, dove l’opera pittorica, diventa un territorio di coscienza che continua a trasformarsi.
1° Tempo: La stanza che non voleva essere stanza
Non ricordo il momento esatto in cui la stanza ha cominciato a formarsi. Non apparve come un’immagine, né come un ricordo: era già lì, come se avesse atteso che la mia coscienza fosse abbastanza fragile da accoglierla. Non era un luogo, ma una condizione. Una forma di realtà che non si limita ad esistere: s’interroga.
Le pareti scabre non delimitavano lo spazio. Lo mettevano in discussione. Ogni crepa sembrava una possibilità interrotta, una variante della realtà che aveva scelto di non accadere. E io mi muovevo dentro quella trama di possibilità come si cammina in un territorio mentale, non geografico.
Poi il soffitto si dissolse. Non crollò, non si aprì: scomparve. Come se la stanza avesse deciso di non essere più un interno. Come se la realtà avesse ceduto il passo ad una forma più ampia di se stessa.
Il cielo apparve senza transizione. Un cielo notturno, stellato, troppo vicino per essere vero, troppo lucido per essere immaginato. Non era sopra di me: era dentro la stanza. E la stanza, in quel momento, smise di essere un contenitore. Diventò un varco.
In quella soglia percepii una presenza. Non un’apparizione, non un ricordo, non un simbolo. Una presenza che non aveva bisogno di corpo per essere reale. Era Gino Paoli, ma non come figura: come domanda. Come quella zona dell’esistenza in cui un uomo si confronta con il proprio limite e ne torna trasformato.
La sua ombra si proiettò sul muro. Non seguiva un corpo: seguiva un pensiero. Era lunga, spezzata, come se la luce stessa non riuscisse più a contenerla. Un’ombra che non rappresentava, ma rivelava. Rivelava la frattura che attraversa ogni identità quando incontra il proprio abisso.
Il pavimento rifletteva frammenti di cielo. Schegge luminose, irregolari, come se il cielo fosse caduto e si fosse rotto. Ogni frammento era una possibilità non vissuta, una traiettoria interrotta, un destino alternativo che continuava a esistere come potenzialità.
In quel sogno – se era un sogno – compresi che la realtà non è un’unica linea, ma un fascio di traiettorie che si sfiorano senza toccarsi. E che la pittura non avrebbe dovuto rappresentare quella stanza: avrebbe dovuto continuarla.
2° Tempo: L’ombra che precede il corpo
Non era la prima volta che vedevo un’ombra muoversi senza un corpo. Ma quella notte l’ombra non si limitava a proiettarsi: pensava. Era come se avesse una sua intenzione, una sua direzione, un suo destino. Non seguiva la luce: la interrogava.
L’ombra di Gino Paoli non era un residuo della figura, ma una forma autonoma. Una presenza che non aveva bisogno di un corpo per esistere. Era l’ombra di un uomo che aveva guardato il proprio limite e ne era tornato con una consapevolezza che non appartiene ai vivi né ai morti: appartiene a chi ha attraversato il confine e ha scelto di restare.
Mi accorsi che quell’ombra non era lì per rappresentare qualcosa. Era lì per rivelare.
Rivelava la parte di noi che non coincide con ciò che mostriamo. Rivelava la zona in cui il destino non è ancora scritto, ma già insiste. Rivelava la tensione tra ciò che potremmo essere e ciò che siamo diventati.
L’identità non è ciò che siamo. È ciò che ci sfugge. È ciò che si proietta altrove, ciò che non riusciamo a trattenere, ciò che ci precede come una domanda irrisolta.
Il destino non è una linea. È una tensione. Una tensione tra il cielo che ci sovrasta e l’ombra che ci anticipa. Tra la possibilità e la scelta. Tra la memoria e la sua perdita.
Il pavimento rifletteva ancora frammenti di cielo. Ogni frammento era una traiettoria interrotta, un destino alternativo, una possibilità non vissuta che continuava a esistere come potenzialità.
Ed io, in mezzo a quella trama di possibilità, non ero più soltanto colui che vedeva. Ero colui che veniva visto. Dall’ombra. Dal cielo. Dal destino stesso.
3° Tempo: Dove il cielo tocca l’ombra
Non avevo previsto che il cielo sarebbe tornato. Credevo di averlo lasciato nel sogno, o nella tela, o in qualche punto intermedio tra ciò che ricordavo e ciò che avevo dipinto. Invece era lì, di nuovo, come un pensiero che non si lascia archiviare.
Il cielo non era un elemento naturale. Era una forma di coscienza. Una coscienza che attraversava tutto: la stanza, l’ombra, il mio stesso sguardo.
Il cielo non stava sopra. Stava dentro. Dentro la stanza, dentro l’ombra, dentro la possibilità che la realtà fosse più ampia di ciò che avevo creduto fino a quel momento.
L’ombra, intanto, non si limitava a esistere. Si trasformava. Non seguiva più la luce: la precedeva. Era come se avesse compreso che il suo destino non era quello di essere un residuo, ma un principio.
Il cielo era la domanda. L’ombra era la risposta. Il destino era la tensione tra le due.
Quando aprii gli occhi – se li aprii davvero – compresi che “Il cielo in una stanza” non era un quadro che rappresentava un sogno. Era un quadro che continuava a sognare. Un quadro che pensa. Un quadro che interroga. Un quadro che non smette di chiedere: chi sei quando il cielo ti guarda e la tua ombra ti precede?
Il Transrealismo non è un modo di vedere il mondo. È un modo di attraversarlo quando il mondo non basta più.
Evento importante del 2-3 maggio tra Bracciano e Canale Monterano sul riconoscimento e utilizzi delle erbe spontanee commestibili, con un’associazione di riferimento a livello nazionale nota blogger molto conosciuta e seguita, CapraeCavoli https://www.youtube.com/@CAPRAECAVOLI con circa 30k iscritti.
Il corso ha l’obiettivo di riconoscere e identificare le erbe che crescono spontaneamente nei prati, di cui fino a pochi anni fa se ne aveva profonda conoscenza e sapienza negli utilizzi, che ormai stiamo perdendo.
Nella nostra zona, ancora si ricorda l’acquacotta, tipico piatto dei butteri a base di erbe spontanee trovate stagionalmente, per un piatto povero ma ricco di bontà, conoscenza e sostenibile.
Riportiamo si seguito il programma delle giornate con una traccia di testo che potete utilizzare, e alleghiamo le locandine delle due attività con alcune foto nostro delle precedenti edizioni del corso.
Rimango a disposizione come utile per chiarimenti: Francesco Marini 3343488119
Torna a Cerveteri il “teatro partecipato”, un percorso che permette alle persone di condividere storie, emozioni, raccontarsi e soprattutto “divertirsi insieme”.
Il laboratorio tenuto dalla bravissima attrice Odette Piscitelli è gratuito e aperto a tutti senza limiti di età o esperienze pregresse.
Oggi, venerdì 27 marzo e domenica 29 marzo alle ore 17.30 in Sala Ruspoli (piazza Santa Maria) gli open day, per conoscersi, incontrarsi e partecipare.
Nel pomeriggio di ieri abbiamo incontrato, come 𝐀𝐦𝐦𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞, l’associazione 𝐋𝐮𝐜𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐨𝐥𝐞, rappresentata dal Presidente e da alcuni soci, per un confronto sulla vicenda del 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢 e sulla decisione della 𝐀𝐒𝐋 di rientrare in possesso dei locali dell’𝐎𝐬𝐩𝐞𝐝𝐚𝐥𝐞 𝐕𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 per destinarli ai corsi dell’Università 𝐋𝐚 𝐒𝐚𝐩𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚.
Comprendiamo bene il valore della presenza degli 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢 a Bracciano, che riteniamo importante per il territorio, ma non possiamo non rilevare che, nel tentativo di rispondere a quella esigenza, si determina un’altra criticità, con conseguenze concrete su un 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 per tanti anziani e per l’intera comunità.
Il 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐃𝐢𝐮𝐫𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐀𝐧𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢 “𝐀𝐮𝐫𝐞𝐥𝐢𝐨 𝐀𝐩𝐩𝐨𝐥𝐥𝐨𝐧𝐢” non è uno spazio qualunque. È un luogo di 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ e 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀, che negli anni è diventato un punto di riferimento importante per Bracciano. Per questo riteniamo necessario rappresentare fino in fondo il valore di questa esperienza e la preoccupazione che tante persone stanno esprimendo.
Allo stesso tempo, però, sentiamo il dovere di affrontare questa fase con 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ e 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚. Per questo abbiamo ribadito il nostro impegno a individuare una 𝐬𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚 per il nuovo centro anziani e, nell’immediato, abbiamo effettuato un sopralluogo presso i locali dell’𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨, che potranno essere utilizzati in questa fase transitoria come luogo di incontro.
Sappiamo bene che non si tratta della 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐚𝐥𝐞 e che in quella sede non sarà possibile svolgere tutte le attività programmate. Ma riteniamo importante mettere a disposizione fin da subito uno spazio, per non interrompere un’esperienza sociale e comunitaria così significativa. A questo si aggiunge il nostro impegno a mettere in campo ulteriori 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐬𝐮𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢 e 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢 per accompagnare al meglio questa fase delicata.
Ci siamo lasciati dandoci appuntamento al giorno seguente, 𝟐𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟏:𝟎𝟎, presso l’𝐀𝐮𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐧𝐬𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐞, per un ulteriore momento di confronto aperto anche a chi non ha potuto partecipare.
Su questa vicenda vogliamo essere chiari: 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐫𝐚𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀. Stiamo lavorando per tutelare un presidio importante per la città e per costruire, con serietà e determinazione, un’𝐚𝐥𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐚.
La magia della natura che caratterizza Terme in Fiore si fonde ancora una volta con il fascino intramontabile delle Terme Taurine in occasione della XVII edizione, in programma il 28 e 29 marzo presso il Parco Archeologico Monumentale delle Terme di Traiano a Civitavecchia.
L’evento, patrocinato moralmente dal Consiglio Regionale del Lazio e sostenuto da numerosi partner tra cui il Comune di Civitavecchia, il Comando della Polizia Locale e Civitavecchia Servizi Pubblici s.r.l., porterà i colori della primavera grazie alla presenza di circa 40 espositori provenienti da tutta Italia.
Profumi, fioriture, natura e storia. I protagonisti saranno eccellenze del settore: vivaisti di alto livello, artigiani selezionati e aziende agricole di qualità, pronti a presentare rarità botaniche, collezioni uniche e creazioni artigianali.
Anche per questa edizione il programma sarà ricco e variegato: laboratori per bambini curati da Francesca Regina e da Luigi Daddi, oltre a conferenze con Viviana Lorenzini e Filippo Bosco. Novità di questa edizione il laboratorio di scrittura emotiva; un momento di scrittura condivisa a cura della Prof.ssa Roberta Sgrelli.
A completare l’esperienza, un’area food di qualità, due ampi parcheggi gratuiti e un servizio di trasporto pubblico dalla stazione ferroviaria di Civitavecchia fino alla manifestazione. L’evento si conferma inoltre pet-friendly, con ingresso consentito agli amici a quattro zampe.
Non perdere l’occasione di vivere un’esperienza unica: Terme in Fiore è un viaggio tra botanica, arte, passione e storia, immersi nella bellezza della natura.
Per consultare la lista degli espositori: www.termeinfiore.it
Ingresso € 5,00 (gratuito per bambini fino a 12 anni e per persone con disabilità con accompagnatore)