Un atto politico di pace: Bracciano e Tubas scelgono il gemellaggio

Ci sono gesti che non cambiano il mondo, ma cambiano il modo in cui lo guardiamo e lo interpretiamo. La proposta di gemellaggio tra Bracciano e Tubas, un paese palestinese della Cisgiordania, a pochi chilometri da Nablus, appartiene a questa categoria: un atto civile che sceglie la pace come pratica quotidiana, non come un semplice slogan.

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Il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi ha aperto l’apprezzabile iniziativa che si è svolta nell’aula consiliare del comune di Bracciano ricordando, tra le altre cose, che c’è già stato un contatto tra i sindaci dei due comuni e Bracciano ha accolto con entusiasmo l’appello fatto da Tubas di aiutarli a far sentire la loro voce, di non lasciarli isolati nelle situazione che stanno vivendo.

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Il sindaco, dopo aver comunicato che a breve si sarà un consiglio comunale per avviare formalmente il percorso del gemellaggio, ha dato poi la parola all’assessore ai servizi sociali Massimo Guitarrini, che, dopo un breve intervento dedicato all’azione presente e futura dell’amministrazione comunale a favore delle pace e dopo aver ringrazio Cantieri di Pace, l’ANPI di Bracciano e GASP per la preziosa collaborazione, ha invitato Luisa Morgantini, a dare il proprio interessante contributo. La presidente di Assopace Palestina ha raccontato la propria esperienza e testimonianza.

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Subito dopo ha preso la parola Rasheed Khundeiri di Jordan Valley Solidarity , una rete formata da comunità palestinese provenienti dalla valle del Giordano. Il rappresentante del comune di Tubes, ha raccontato, attraverso il supporto di alcune slide, qual è la drammatica condizione del popolo palestinese, attentamente tradotto da Hatem Abed Sabra. Dopo aver risposto a stimolanti domande rivolte da un pubblico molto attento, il rappresentante palestinese ha voluto fare omaggio al sindaco e a Luisa Morgantini di due opere prodotte dalla sua terra: splendidi ricami fatti dalle donne palestinesi.

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È la tangibile dimostrazione che le due comunità s’impegnano a costruire un percorso comune fatto di scambi culturali, progetti educativi, incontri tra associazioni, iniziative artistiche e ambientali. È un invito a conoscersi, a raccontarsi, a scoprire che dietro ogni confine ci sono persone e non soltanto sogni e illusioni.

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Bracciano porta nel gemellaggio la propria tradizione di città inclusiva, la vivacità del suo tessuto sociale e la solidità della sua identità culturale. Tubas contribuisce con la resilienza di una comunità che opera in un contesto segnato dal conflitto, ma che continua a investire nella cooperazione internazionale come strumento di sviluppo e dignità. Due realtà distanti che scelgono il dialogo come orizzonte politico. Da un lato un territorio ricco di storia; dall’altro una comunità palestinese che, pur nella complessità quotidiana, non rinuncia all’istruzione, alla cultura, alla vita civile. Insieme affermano un principio condiviso: la pace si costruisce attraverso relazioni, scambi e progetti comuni. Il gemellaggio è davvero un ponte: semplice e necessario. È un collegamento: essenziale, delicato, ma strategico. Un collegamento che si costruisce insieme e nasce come un filo teso tra due realtà che scelgono il dialogo.

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Non per esercizio retorico, ma per una necessità concreta. La cooperazione internazionale, quando si basa su relazioni autentiche, può contrastare semplificazioni e distanza. Favorisce la circolazione di esperienze, competenze, testimonianze. E consente ai cittadini di Bracciano di conoscere la quotidianità di una comunità palestinese e ai cittadini palestinesi di avvicinarsi alla realtà braccianese. In un mondo che trattiene il fiato di fronte ai conflitti, il gemellaggio introduce un’altra possibilità: trasformare la distanza in dialogo, la tensione in cooperazione. Due comunità lontane si avvicinano e si riconoscono. Così la pace smette di essere un concetto vago e diventa un cammino fatto di rapporti che durano, di culture che s’incontrano, di progetti che uniscono.

Lorenzo Avincola  redattore L’agone

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