GENERAZIONI IN CUFFIA QUANDO IL SUPPORTO CAMBIA MA L’EMOZIONE RESTA LA STESSA

“Chi fermerà la musica” cantavano i Pooh, “Musica è” duettavano Bocelli e Ramazzotti, la bellezza della musica tra le generazioni ha qualcosa di magico e misterioso in cui sette note combinate tra loro in infinite sfumature riescono a fare ciò che nessun discorso politico, trattato filosofico e post sui social saprà mai fare: unire l’umanità.

Ma fondamentalmente che cos’e la musica?

Si potrebbe definirla come “l’unico linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni, attraversa le barriere del tempo dello spazio e delle differenze generazionali per toccare le corde più profonde dell’animo in una straordinaria forza sociale ed emotiva”, oppure “ una macchina del tempo che custodisce ogni ricordo, è un rifugio sicuro quando il mondo fuori fa troppo rumore, una terapia gratuita per cuori spezzati e un amplificatore di felicità nei momenti di festa con la capacità di non farci sentire soli”.

Se si chiedesse ad un ragazzo degli anni 70, a un Millennial degli anni 2000 o ad un adolescente della Generazione Z quali canzoni rappresentano la colonna sonora della loro vita, sicuramente risponderanno con nomi e generi diversi, ma con una cosa comune: l’emozione nel raccontarlo.

Ogni epoca ha avuto i suoi poeti e le sue canzoni manifesto, ma c’è un fenomeno bellissimo dove  brani ed artisti considerati “senza tempo” sono veri e propri ponti emotivi che hanno superato i confini delle epoche e delle mode passeggere, capaci di trasformare una melodia nata in un preciso momento storico in un patrimonio universale in cui generazioni diverse si riconoscono e si emozionano allo stesso tempo.

A proposito di “senza tempo”, una citazione al fenomeno “883” che sta vivendo una seconda giovinezza sembra doverosa. Pezzali e Repetto che negli anni 90 cantavano la provincia, i sogni infranti e le storie di vita quotidiana dei giovani dell’epoca attraverso un linguaggio senza filtri letterari, sono diventati una vera e proprio religione pop transgenerazionale e riempiono gli stadi e palazzetti a ritmo da capogiro. Non si tratta solo di semplice nostalgia, ma in un’ epoca musicale dominata dall’estetica della ricchezza, dal successo ostentato, la normalità di Max ha funzionato come una grandissima vintage comfort zone  ed è diventata la colonna sonora “degli anni di qualsiasi cosa fai.. gli anni del tranquillo siam qui noi”.

Anche se nel corso degli anni i supporti di ascolto sono cambiati, si è passati dai vinili alle cassette, dai CD agli algoritmi di Spotify, il cuore del messaggio rimane sempre lo stesso, la musica è la macchina del tempo più potente che l’essere umano abbia mai inventato: unisce padri e figli, passato e futuro, in un unico eterno battito di emozioni.

Per concludere, in un mondo che spesso si affanna a tracciare confini, a erigere barriere a catalogare le differenze generazionali dividendo il mondo in Boomer, Millenial, Gen Z e Alpha, la musica rimane quel terreno neutrale e straordinario in cui un vecchio vinile consumato e un trend virtuale su piattaforme digitali possono condividere la stessa identica emozione perché “la musica non è semplicemente un sottofondo dei nostri ricordi, ma un ponte sospeso nel tempo e quando risuona la nota giusta l’età anagrafica si dissolve le distanze si azzerano, le barriere culturali e generazionali crollano in un unico grande coro all’unisono”.

Finché ci sarà una canzone capace di far battere lo stesso tempo a persone con età diverse, magari in luoghi lontani e culturalmente non affini, la musica continuerà a fare quello che le riesce meglio: ricordarci che, dopotutto apparteniamo tutti allo stesso identico spartito.

 

Giacomo MONDINI

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