Conclusa la 17ª edizione di Tolfa Jazz, il festival che trasforma un luogo in rivoluzione culturale

Si è chiusa ieri sera nella splendida cornice della Villa Comunale, avvolta da quella magia che solo Tolfa sa generare, la 17^ edizione di quello che negli anni è diventato qualcosa in più che un evento musicale; intanto un luogo dove il jazz non è un genere musicale, ma un modo di stare al mondo, una grammatica emotiva che unisce, libera, rivoluziona. E gli organizzatori — guidati dalla direzione artistica di Alessio Ligi e dalla presidenza di Egidio Marcari — non nascondono la soddisfazione: puntare sulle giovani promesse del jazz è stata ancora una volta un’intuizione vincente. Tolfa Jazz ha dimostrato che il futuro del jazz non solo esiste, ma sa parlare con forza, freschezza e identità.

Ada Montellanico: la voce che racconta la storia del jazz come rivoluzione

La serata conclusiva ha avuto il privilegio di ospitare una veterana del jazz italiano, Ada Montellanico, accompagnata dal suo trio — Simone Graziano al pianoforte e Filippo Vignato al trombone a coulisse. Montellanico non canta: interpreta, scolpisce, racconta. E nelle sue parole, prima ancora che nella sua voce, è emersa una riflessione potente: “Il blues è stato un viatico per l’emancipazione femminile dei primi anni del ’900”. Un’affermazione che ha attraversato il pubblico come una scintilla.

Per Montellanico, il jazz non è solo musica: è rivoluzione sociale, libertà espressiva, rottura delle catene. Come i grandi rivoluzionari della storia, i jazzisti non seguono partiture predeterminate: improvvisano, rischiano, si affidano all’intuizione nei momenti difficili. E proprio questa improvvisazione — questo atto di libertà — diventa metafora di emancipazione, di resistenza, di rinascita.

In chiusura, prima di intonare Afro Blue, Montellanico ha aggiunto: “Questa musica ci porta a connetterci con la nostra interiorità”. Un pensiero che ha trasformato la Villa Comunale in un luogo di introspezione collettiva, dove ogni nota sembrava scavare dentro chi ascoltava.

Matteo Paggi e Giraffe: la scommessa dei giovani che vince

Accanto alla maestria di Montellanico, la serata ha celebrato la nuova generazione del jazz con Matteo Paggi e il progetto Giraffe. Un giovane che non porta solo tecnica, ma una visione: quella di un jazz che dialoga con il presente, che osa, che si contamina. La scelta di aprire il palcoscenico ai talenti emergenti è stata una delle scommesse più coraggiose di questa edizione — e il pubblico ha risposto con entusiasmo, riconoscendo in Paggi una promessa concreta.

Una comunità che non si lascia distrarre nemmeno dal calcio

Nonostante la concomitanza con la finale del campionato del mondo di calcio — evento capace di svuotare qualsiasi piazza — la Villa Comunale era gremita. Tolfa Jazz ha dimostrato ancora una volta che la sua comunità non è fatta di spettatori occasionali, ma di una famiglia del jazz, unita dalla stessa passione per un genere che, pur di nicchia, sa creare legami profondi.

Tolfa: un territorio che ha imparato a suonare

In 17 anni, Tolfa Jazz ha trasformato il borgo in una partitura territoriale: ogni vicolo, ogni scorcio, ogni sapore dell’enogastronomia locale è diventato nota, ritmo, armonia. Tolfa non ospita il jazz: Tolfa suona. E lo fa con i valori che il jazz porta con sé da sempre: libertà, inclusione, fratellanza, coraggio, improvvisazione, rivoluzione.

La 17ª edizione si chiude così, tra applausi, emozioni e una consapevolezza chiara: Tolfa Jazz non è solo un festival, ma un patrimonio culturale, un rito collettivo che ogni anno rinnova la sua promessa di bellezza e comunità.

E mentre le luci della Villa Comunale si spengono, resta una certezza: chi c’era ha vissuto un pezzo di storia; chi non c’era, dovrà esserci il prossimo anno ma avrà il suo appello con i picnic musicali di settembre.

Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone

Gianluca Di Pietrantonio, redattore L’agone

2 3

4 5

6 7

8

 

Ultimi articoli