Storie di Donne, Donne nella Storia 2026
A Palazzo Altieri una celebrazione dell’8 marzo tra memoria, attualità e voci femminili di eccellenza
A Oriolo Romano, nella suggestiva Sala degli Avi di Palazzo Altieri, si è svolta sabato 7 marzo 2026 la settima edizione di “Storie di Donne, Donne nella Storia”, l’appuntamento annuale che l’Associazione “Forum Clodii” dedica alla Giornata Internazionale della Donna. L’evento, patrocinato dal Comune di Oriolo Romano e dalla Direzione delle Ville Monumentali della Tuscia, ha confermato anche quest’anno la sua eccellenza divulgativa: dare spazio alle figure femminili che, in ogni epoca e in ogni ambito, hanno lasciato un segno profondo nella società.
Per questa edizione, l’associazione ha scelto di allontanarsi dalle consuete tematiche storiche per proporre un taglio più contemporaneo. Il titolo, “Donne 2.0”, ha orientato l’intero convegno verso i contributi femminili alla società moderna, offrendo uno sguardo attuale e dinamico sul loro ruolo nel mondo di oggi. A introdurre i lavori è stata Cinzia Caccia, del Consiglio direttivo “Forum Clodii”, che ha accolto le relatrici e salutato gli ospiti istituzionali, tra cui la dottoressa Flaminia Conti e il sindaco di Oriolo Romano, Emanuele Rallo.
Il W20 e le politiche globali di genere
La prima voce della mattinata è stata quella della dottoressa Elvira Marasco, presidente di AW20 e fondatrice della Delegazione Italiana del “Women 20”, il gruppo ufficiale del G20 dedicato alle politiche di genere. Da anni promuove politiche globali di parità e inclusione. Con un impegno riconosciuto a livello internazionale, lavora per costruire reti, indicatori condivisi e strategie concrete capaci di migliorare la vita delle donne nei Paesi del G20. Nel suo intervento, “Tematiche di genere nei Paesi del G20: il ruolo di W20”, Marasco ha affrontato questioni cruciali come l’importanza di indicatori unici per misurare l’impatto delle politiche di parità e la costruzione di reti internazionali tra associazioni femminili. Ha ricordato come l’emancipazione passi sempre da un lavoro dignitoso, indipendenza economica e da opportunità reali, non da una logica di supremazia maschile.
La rivoluzione silenziosa delle donne nelle Forze Armate
Il presidente del Forum Clodii, Massimo Mondini, ha poi introdotto la Tenente Colonnello Debora Corbi, pioniera dell’ingresso femminile nelle Forze Armate e autrice del libro “Ufficiale e gentildonna. Cronaca di una rivoluzione nelle Forze Armate Italiane” e diventata una voce autorevole sul valore del merito e sull’evoluzione culturale delle istituzioni militari. Nel suo intervento, “Il mio volo in Aeronautica Militare: quando il merito non ha genere”, Corbi ha ripercorso una storia che intreccia coraggio personale e trasformazione istituzionale. Ha ricordato come, solo ventisei anni fa, le donne abbiano varcato per la prima volta le soglie delle Forze Armate italiane, e come già nel 1992 fosse stato avviato il primo esperimento della “cartolina rosa”, con ventinove donne coinvolte. Nel 1995 fondò l’Associazione Nazionale Aspiranti Donne Soldato e, tre anni dopo, fu invitata al consesso delle donne NATO (era l’unica partecipante ufficiale non in divisa).
La sua battaglia per il riconoscimento del ruolo femminile nelle Forze Armate passò anche attraverso i media: nel 1998, dopo l’ennesimo rinvio legislativo, una manifestazione davanti a Montecitorio in mimetica attirò l’attenzione dei telegiornali e stampa italiani e stranieri, fino a ottenere l’intervento di alcuni ministri e l’incontro con l’allora presidente della camera Luciano Violante. Da quel momento il percorso si sbloccò, portando all’approvazione della legge 1999, con 273 voti favorevoli, 9 contrari e 9 astenuti. Corbi ha ricordato come le donne fossero già presenti nella Polizia dal 1981 e nelle forze ausiliarie dagli anni ‘50, e come oggi rappresentino circa il 5% del personale militare, con gli stessi incarichi e responsabilità degli uomini, per salvaguardare la sicurezza e la libertà degli italiani.
Archeologhe per la Linea C: un racconto di scoperte e competenze
La seconda parte del convegno ha dato voce a due archeologhe di grande esperienza: la dott.ssa Elisa Cella, funzionaria del Parco Archeologico del Colosseo e già direttrice del Museo Civico Etrusco di Trevignano Romano, (che con rigore scientifico e sensibilità narrativa, ha contribuito a importanti progetti di ricerca e tutela, tra cui gli scavi e la musealizzazione della Linea C della metropolitana di Roma) e la dott.ssa Simona Morretta, funzionaria della Soprintendenza Speciale di Roma. Il loro intervento, “Archeologhe per la Linea C della Metropolitana di Roma”, (che con competenza rigorosa e visione interdisciplinare, ha contribuito in modo decisivo ai lavori della Linea C, seguendo da vicino scavi, restauri e la complessa integrazione tra infrastrutture moderne e memoria antica).
Le due studiose hanno raccontato la complessità di un lavoro che ha unito scavo, tutela, restauro e progettazione museale nelle stazioni Colosseo e Porta Metronia.
Cella ha aperto con una riflessione sull’immaginario collettivo dell’archeologa, spesso associato alla figura pop di Lara Croft, lontana dalla realtà di un mestiere fatto di studio, pazienza e rigore. Ha ricordato le prime donne del settore, da Cristina di Svezia e Isabella d’Este, collezioniste e promotrici d’arte, a Marianna Candidi Dionigi, esploratrice del Lazio meridionale, fino a figure come Maria Cristina di Sardegna, promotrice dei primi scavi a Veio, ed Ersilia Caetani Lovatelli, prima donna ammessa all’Accademia dei Lincei. Nel Novecento, le prime laureate in archeologia potevano svolgere tirocini all’estero solo con il permesso paterno; oggi, invece, l’archeologia è una professione a prevalenza femminile, anche se segnata da precarietà, contratti a termine e difficoltà di conciliazione familiare.
Morretta ha poi illustrato il lavoro svolto per la Linea C, un progetto iniziato negli anni Novanta e oggi basato su un approccio che integra scavo, sicurezza dei monumenti, progettazione degli accessi e musealizzazione. Ha ricordato la realizzazione della stazione San Giovanni, prima “stazione-museo” di Roma, e come i lavori abbiano richiesto interventi mirati per evitare danni ai monumenti esistenti sul percorso durante il passaggio della talpa.
La stazione Porta Metronia, inaugurata nel dicembre 2025, ha riservato una scoperta eccezionale: una caserma romana del II secolo d.C., con dormitorio e la domus del centurione, oltre al ritrovamento di un grande bacino agricolo e di reperti organici che hanno permesso di ricostruire un antico giardino. La caserma è stata delocalizzata e reinstallata nella futura stazione-museo, visibile tramite passerelle, insieme a seicento reperti che raccontano la storia del luogo prima e dopo la costruzione della struttura militare.
Un mosaico di voci femminili
L’edizione 2026 di “Storie di Donne, Donne nella Storia” ha confermato la forza di un progetto culturale che, anno dopo anno, porta a Oriolo Romano voci femminili di grande spessore, capaci di raccontare battaglie civili, conquiste professionali, scoperte archeologiche e visioni politiche e sociali. Un mosaico di esperienze che restituisce la complessità e la ricchezza del contributo femminile alla società contemporanea, celebrando l’8 marzo non come ricorrenza formale, ma come occasione di riflessione viva e condivisa.
Si ringrazia per le foto Massimo Mondini
Riccardo Agresti e Maria Pimpinella


