12 Febbraio, 2026
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La festa degli innamorati (parte 2 di 4) – San Valentino

Perché San Valentino

Con il nome Valentino la tradizione cristiana indica più martiri del III secolo, ma quello tradizionalmente legato all’amore è San Valentino di Terni, vescovo vissuto nel III secolo d.C., morto martire a Roma il 14 febbraio, probabilmente nel 269 d.C., sotto l’imperatore Claudio II il Gotico.

Le fonti storiche sono scarse e in parte contraddittorie; molto di ciò che sappiamo nasce da agiografie medievali, racconti simbolici più che cronache storicamente verificabili.

Secondo la tradizione più diffusa, Claudio II avrebbe vietato i matrimoni ai giovani soldati, convinto che uomini non legati da affetti fossero guerrieri migliori; Valentino avrebbe continuato a celebrare nozze in segreto, difendendo il valore dell’amore e del legame. Per questo fu arrestato e condannato a morte.

Durante la prigionia, la leggenda racconta che Valentino avrebbe guarito la figlia cieca del carceriere e che tra i due sarebbe nato un legame affettuoso e spirituale; prima di morire, Valentino le avrebbe lasciato un biglietto firmato “Dal tuo Valentino”. Questa frase diventerà, secoli dopo, il modello simbolico dei messaggi d’amore.

Qualcuno ipotizza che alla base della festa ci sia il contesto pagano romano. A Roma, a metà febbraio, si celebrava la festa dei Lupercali, dedicata a fertilità, purificazione e rinnovamento, all’unione tra uomini e donne. Durante i Lupercali si praticavano riti propiziatori in cui il corpo e la sessualità avevano una funzione sacra e vitale. Nel V secolo, la Chiesa, nel processo di progressiva cristianizzazione dei culti, abolì i Lupercali; la festa di San Valentino, già esistente nel calendario cristiano, finì per occupare simbolicamente lo stesso periodo dell’anno, trasformando una celebrazione della fertilità fisica in una ricorrenza dedicata all’amore spirituale e al legame umano. È in questo intreccio culturale, più che in una sostituzione diretta, che si consolida l’associazione tra l’amore e la data del 14 febbraio.

Il collegamento diretto tra San Valentino e l’amore romantico si rafforza nel Medioevo, soprattutto in Europa. In quel tempo si credeva che a metà febbraio gli uccelli iniziassero ad accoppiarsi, rendendo il periodo simbolicamente favorevole all’amore. Scrittori e poeti, come Geoffrey Chaucer (XIV secolo) e la poesia cortese francese, iniziarono a collegare San Valentino all’amore idealizzato e alla scelta del partner. Nasce così l’idea di “Valentine”, la persona amata.

Tra il XV e il XVIII secolo divenne comune scambiarsi biglietti d’amore il 14 febbraio e nacquero le prime valentine, spesso scritte a mano e riccamente decorate. Nel XIX secolo, soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti, la festa iniziò a commercializzarsi, con l’usanza di sonare biglietti stampati, fiori e dolci.

Nel XX secolo San Valentino diventa una festa globale, associata a cioccolatini, rose e cene romantiche.

In sintesi, San Valentino è la festa dell’amore perché intreccia la figura di un martire cristiano che difende il valore del legame, antichi riti pagani di fertilità e unione, la poesia medievale che idealizza l’amore romantico, e la tradizione moderna che celebra la coppia e l’intimità.

È una festa che, più che storicamente precisa, è culturalmente potentissima: parla del bisogno umano di riconoscimento, scelta reciproca e promessa.

Oggi San Valentino non è solo passione e romanticismo, ma può essere letto come celebrazione del consenso, della cura e dello scegliersi ogni giorno. È forse per questo che continua a esistere: perché, sotto le sue stratificazioni storiche, parla ancora di ciò che rende umano l’amore.

 

Domani la terza parte

Per leggere la prima parte

 

Riccardo Agresti

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