La celebrazione degli innamorati
Sebbene San Valentino, come celebrazione degli innamorati, sia un fenomeno di origine medievale e post-medievale, numerosi storici hanno messo in relazione la data del 14 febbraio con le antiche celebrazioni dei Lupercalia, che avevano luogo fra il 13 e il 15 febbraio e presentavano evidenti elementi legati alla fertilitΓ e al rinnovamento della vita. Tuttavia, non Γ¨ attestata alcuna continuitΓ storica diretta tra i Lupercalia e la festa di San Valentino; il legame che le unisce Γ¨ prevalentemente culturale e simbolico, elaborato e consolidato nel corso del Medioevo e successivamente sedimentato nella tradizione popolare.
I Lupercalia
La festa dei Lupercali (dal latino Lupercalia) era unβimportante festa religiosa dellβantica Roma, celebrata ogni anno fra il 13 e il 15 febbraio, con lβobiettivo di purificare la cittΓ e favorire la fertilitΓ umana, animale e agricola. Era una delle feste piΓΉ antiche e durature della religione romana, osservata dallβepoca arcaica fino allβetΓ imperiale.
La festa, associata alla protezione dei pastori e alla fertilitΓ , aveva inizio presso il Lupercale, grotta sacra ai piedi del Palatino, sacello del dio Fauno detto Luperco (Lupercus), luogo leggendario in cui la cesta nella quale i gemelli Romolo e Remo erano stati adagiati si sarebbe arenata in una pozza dβacqua sulla riva, presso la palude del Velabro, tra Palatino e Campidoglio, in un luogo chiamato Cermalus. Quando le acque del fiume si ritirarono, la cesta rimase allβasciutto ai piedi di un albero di fico, il ficus Ruminalis, e lΓ¬ Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli, secondo il mito, allattati da una lupa, per poi affidarli alla moglie Acca Larentia.
Occorre qui chiarire che secondo Tertulliano, e secondo lβinterpretazione di altri autori antichi, Acca Larentia stessa sarebbe stata la βlupaβ (in latino la parola lupa era anche il termine usato per indicare una prostituta) che salvΓ² e curΓ² o gemelli. Interpretazione non priva di disprezzo: per Tertulliano, il fondatore di Roma era un imbroglione, fratricida e stupratore. Il senso di lupa come prostituta Γ¨ attestato sia sul piano linguistico sia su quello culturale e la radice compare in termini come βlupanareβ (luogo di prostituzione).
Nella grotta del Lupercale venivano immolati capri e un cane, mentre le Vestali offrivano focacce rituali preparate con il grano delle prime spighe della passata mietitura. Per alcuni studiosi, i Lupercalia presentavano anche elementi di rito di passaggio per i giovani maschi, legati alla virilitΓ e alla transizione allβetΓ adulta. I giovani iniziati venivano toccati sulla fronte con il coltello bagnato del sangue dei capri immolati; il sangue veniva poi asciugato con un fiocco di lana bianca immerso nel latte, mentre gli iniziati dovevano iniziare a ridere, gesto simbolico di rinascita.
A questo punto i giovani indossavano, sul corpo nudo, la pelle degli animali sacrificati e, con strisce di quella stessa pelle (dette februa o, anche, amiculum Iunonis), tutti i Luperci (letteralmente βfratelli del lupoβ) correvano attorno alla base del Palatino e percuotevano chi incontravano, in particolare le donne le quali si offrivano volontariamente al colpo, ritenuto propiziatorio, per ottenere la feconditΓ . Erano gesti simbolici che servivano a epurare la cittΓ e i suoi abitanti dalle impuritΓ dellβanno passato. Per i Romani, infatti, lβanno aveva inizio con la primavera e non Γ¨ casuale che februatio significasse βpurificareβ, concetto da cui deriva il nome del mese di februarius (febbraio).
Le fruste non erano intese come strumenti di violenza, ma come mezzi propiziatori: colpire era ritenuto di buon auspicio per la fertilitΓ e la salute, un gesto che simbolicamente poteva favorire concepimenti felici e parti robusti. Era un modo ritualizzato e ludico di stimolare la vitalitΓ e la capacitΓ riproduttiva. Alcune ipotesi moderne collegano la festa alla trasformazione dei giovani maschi in membri adulti della comunitΓ , con una forte associazione simbolica alla figura del lupo.
Secondo alcuni storici antichi, la celebrazione sarebbe stata introdotta a Roma da Evandro, eroe arcadico che avrebbe portato usanze greche in Italia, incluso un rito affine ai Lupercali greci dedicati al culto del lupo e di Pan.
In epoca cristiana, sotto papa Gelasio I (494 d.C.), la festa fu ufficialmente condannata e abolita come residuo di paganitΓ . Alcuni autori cristiani dellβepoca cercarono di sostituirla con nuove celebrazioni cristiane collocate nello stesso periodo dellβanno, nel tentativo di riorientare simbolicamente pratiche profondamente radicate nella tradizione romana.
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Riccardo Agresti


