E con il consenso del Comune di Anguillara…

Il 22 ottobre si è tenuto il Consiglio comunale di Anguillara Sabazia, durante il quale è stato portato all’attenzione di tutti i consiglieri un tema ben preciso: l’introduzione del consenso libero e attuale nella definizione del reato di violenza sessuale. Un punto all’ordine del giorno che ha suscitato un appassionato dibattito tra i presenti.

La vicenda ha una genesi molto interessante, infatti il 19 novembre 2025, alla Camera dei Deputati, viene approvato all’unanimità il Disegno di Legge presentato dall’On. Boldrini (PD), che ha come obiettivo la modifica dell’Art. 609-bis del Codice Penale, sulla violenza sessuale. Il punto centrale di questo DDL si trova nel primo comma: «chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da sei a dodici anni». Esperti del diritto come l’avvocata Biaggioni vedono racchiuso in questa semplice, ma potente frase il fulcro dell’intero articolo, che introducendo una definizione di violenza sessuale basata sul cosiddetto “modello consensuale puro” (il reato è commesso quando in qualsiasi tipo di relazione manca il consenso esplicito della persona) pone la persona offesa nelle condizioni di non doversi difendere, oltre che dal suo carnefice, anche durante il processo. La giurisprudenza, inoltre, da anni interpreta il reato di violenza sessuale sulla base del consenso esplicito, e introdurre questo concetto nell’art. 609-bis C.P. «serviva a formalizzare e cristallizzare ciò che nei fatti si fa già, consolidandolo», come dichiarato da Biaggioni.

Tra i vari malumori provenienti soprattutto dalla Lega, il testo si è arenato al Senato, quando la Senatrice leghista Bongiorno ha proposto di modificare il testo, sostituendo il “consenso” con il “dissenso”: «Chiunque, contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali […] è punito con la reclusione da sei a dodici anni». La giurisprudenza si divide tra chi ritiene opportuno introdurre il tema del consenso per allinearsi alla Convenzione di Istanbul (art. 36 in particolare) e rispondere ai richiami del GREVIO – il Consiglio d’Europa che si occupa di monitorare l’applicazione della convenzione di Istanbul nei paesi –, e chi ritiene che l’introduzione del consenso rischi di minare un giudizio che dovrebbe essere basato solo su condotte materiali verificabili. Ad oggi, un anno dopo, il testo è ancora in discussione presso la Commissione Giustizia del Senato.

Da qui la consigliera Comunale Rossi (AVS), con il sostegno di tutta l’opposizione, ha deciso di presentare una mozione che ha, tra i tanti obiettivi, anche quello di sollecitare il Sindaco Pizzigallo (Lega) e la Giunta «a farsi interprete della volontà del Consiglio Comunale e ad attivarsi presso il Senato della Repubblica, il Governo […] affinché venga ritirato dall’iter di approvazione il disegno di legge [di Bongiorno, ndr] nella formulazione adottata come testo base» e a «sollecitare il pieno recepimento del modello del consenso già approvato all’unanimità della Camera dei deputati». In poche parole, la mozione chiede di far sentire in Parlamento la voce del Comune di Anguillara Sabazia e dei suoi cittadini.

Si fa luce su questo aspetto in particolare, perché sul resto dei punti presenti nella mozione (rafforzamento delle politiche di prevenzione e sensibilizzazione sui temi del consenso anche attraverso le scuole, garantire sostegno ai Centri Anti Violenza, promuovere il monitoraggio dei dati sulla violenza di genere a livello cittadino e regionale) le due parti si sono dette sulla stessa lunghezza d’onda.

In risposta alla mozione presentata dalla consigliera Rossi, la Vicesindaca e Assessora ai Servizi Sociali Fiorucci (Forza Italia) si è fatta portavoce del punto di vista della maggioranza, e dichiara: «Come Amministratore di un Ente Locale, ritengo che sia prematuro, se non improprio, che un Consiglio Comunale si inserisca formalmente in una dialettica legislativa nazionale ancora aperta e non conclusa.»

La risoluzione presentata dalla maggioranza declina, per ora, la possibilità di far prendere una posizione al Comune di Anguillara Sabazia su tale questione, che ritiene essere unicamente di competenza dello Stato. Qui è necessario fare una precisazione: si possono trovare numerose prove del fatto che i Comuni hanno il potere di cambiare in meglio delle leggi che rischierebbero di rimanere altrimenti senza un – fondamentale – punto di vista locale e più vicino ai cittadini, come nel caso della celebre legge n.66/1996, che ha collocato lo stupro tra i reati contro la persona, e non più contro la pubblica morale. In questo caso, come in molti altri, il ruolo dei Comuni ha avuto un’importanza cruciale, e per questo l’opposizione non ha mancato di sottolineare la sua perplessità riguardo le dichiarazioni della maggioranza.

Dopo l’intervento della Vicesindaca Fiorucci, hanno preso la parola anche il consigliere Paolessi (Lega) e Bianchini (Forza Italia), i quali si sono detti molto vicini alla causa della violenza sulle donne. Hanno ritenuto opportuno dare supporto a questa affermazione dicendo che, in famiglia, “sono pieni di donne”, dunque capiscono bene il problema. In questo caso, le considerazioni personali rischiano di spostare il nodo del problema da un focus strutturale a uno più personale. Gli ultimi dati ISTAT disponibili (con riferimento al 2025, altre ricerche più recenti del settembre 2026 fanno riferimento alle violenze subite prima dei 16 anni) evidenziano come la maggior parte delle violenze e dei femminicidi si svolge proprio all’interno delle mura domestiche. Ciò vuol dire che sono soprattutto partner o ex partner a fare del male alle donne, giustificati da una struttura sociale basata su ruoli stereotipati e sulla cultura del possesso. Pertanto, dichiarare di avere a cuore il contrasto alla violenza di genere, solo in virtù dei propri legami personali, significa non aver compreso appieno la portata strutturale del problema. Questo dimostra ulteriormente quanto sia urgente continuare a parlarne, per colmare il vuoto degli strumenti culturali necessari per affrontare e combattere la violenza contro le donne.

Il consiglio si è concluso con il ritiro di entrambi i documenti, e con l’impegno delle parti di lavorare su un documento unico e condiviso, che soddisfi i valori di tutti.

L’agone era presente, e continuerà a seguire lo svolgimento dei lavori.

Chiara Venturen, redattrice L’agone

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