L’intelligenza artificiale e i pericoli per la democrazia

L’evoluzione digitale della società: dalla posta elettronica alla AI (Artificial Intelligence)

Le tecnologie digitali pervadono da tempo la società, dai settori produttivi, dei servizi e della formazione, dalla pubblica amministrazione alle forze armate; hanno cambiato le nostre abitudini (dalla introduzione della posta elettronica fino al dilagare dei “social”), e il loro controllo è sempre più esercitato dai gestori delle piattaforme private.

Il vero grande salto tecnologico si realizza negli ultimi 5 anni, con l’ingresso repentino di sistemi di intelligenza artificiale, che possono rispondere a domande, scrivere testi, generare contenuti e aiutare a svolgere attività, formulare previsioni e orientare decisioni.

L’attenzione si è focalizzata sullo sviluppo vorticoso dei Large Language Models (LLM) e del “linguaggio informatico”: i primi, addestrati su enormi quantità di dati e testi, sono dotati di straordinarie capacità di comprendere e replicare il linguaggio naturale dell’uomo – come rispondere a domande o scrivere contenuti – mentre il secondo è tipico del funzionamento dei calcolatori; insieme, accrescono la possibilità dell’AI di automatizzare attività intellettuali complesse, e la capacità autonoma di creare nuovi sistemi e aggiornare i modelli.

L’innovazione è sempre più veloce e richiede tempi sempre più brevi per comprenderla, con il rischio di diventare via via più ingovernabile: e tutto questo, poi, si realizza con una fortissima concentrazione del potere in poche grandi potentissime aziende private.

Si consolida un grande problema democratico: chi controlla le tecnologie, chi ne beneficia e chi rischia di rimanere escluso? Come viene condizionata la vita politica? Quali sono le influenze sul potere decisionale dei Governi? La domanda diventa ancora più seria se si pensa alla capacità della AI di svilupparsi autonomamente, potendo sfuggire al controllo (come è già stato documentato), ed al suo legame inscindibile con il settore militare (si stimolano a vicenda).

Il senatore Bernie Sanders lancia il grido di allarme: “Fermatevi; non è troppo tardi per evitare il disastro. Quasi ogni giorno arriva una nuova storia su come le vostre aziende stiano perdendo il controllo della tecnologia che stanno sviluppando, con risultati potenzialmente catastrofici”

Il paradosso è che, dopo Sanders, è stato Dario Amodei di Anthropic (Claude), appoggiato dagli altri capi delle aziende americane di AI – Sam Altman di OpenAI (ChatGpt), Demis Hassabis di Google DeepMind (Gemini) Elon Musk di xAI (Grok), a chiedere di rallentare la corsa.

Ma si tratta di senso di responsabilità, oppure di un tentativo di fermare lo sviluppo della AI in Cina, che procede con grande rapidità ed efficienza, e a costi minori? Non è un caso che i cinesi hanno rigettato la proposta di Amodei.

Seguite gli approfondimenti nei prossimi numeri

Giuseppe Girardi

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