La poesia di D’Annunzio, il cui primo verso ho ripreso come parafrasi creativa, non è soltanto un verso che attraversa le stagioni: è un invito, un monito, una soglia. Settembre è il mese in cui il territorio che raccontiamo – il lago di Bracciano, la Tuscia meridionale, il litorale da Ladispoli a Civitavecchia, fino alle colline del XV Municipio di Roma Nord – torna a respirare un ritmo diverso. Le luci dell’estate si ritirano, e ciò che resta è la necessità di riprendere il filo delle cose essenziali: la politica, la scuola, la vita amministrativa, la cura delle comunità, la responsabilità verso il futuro.
In questo numero del mensile, la redazione ha provato a interrogare il presente con uno sguardo che non si accontenta delle superfici. Il primo contributo nasce da una riflessione sull’enciclica di Papa Leone, Magnifica Humanitas, sul richiamo a un rischio che oggi appare più concreto che mai: l’idea che l’intelligenza artificiale possa diventare una nuova Babele, un luogo dove il linguaggio dell’uomo si smarrisce, dove la tecnica sovrasta la relazione, dove la velocità cancella il senso. È un tema che ritorna anche nell’analisi dedicata ai pericoli per la democrazia, laddove l’algoritmo diventa strumento di persuasione, di manipolazione, di concentrazione del potere. Non è un allarme, ma un invito alla vigilanza: la democrazia vive solo se la società resta capace di pensare criticamente.
Il mondo, intanto, non ha conosciuto pause estive. Il nostro mensile ospita un’analisi che si domanda se siamo entrati nell’era delle guerre permanenti, un tempo storico in cui i conflitti non si chiudono, ma si spostano, si trasformano, si moltiplicano. È un articolo che non cerca sensazionalismi: cerca di capire come la guerra, oggi, sia diventata un rumore di fondo che accompagna le nostre vite, anche quando non la vediamo.
E poi c’è l’autunno dell’energia. Un tema che non riguarda solo le grandi strategie internazionali, ma anche le nostre case, le nostre bollette, le attività dei piccoli centri del territorio. L’articolo dedicato ai costi energetici prova a rispondere a una domanda concreta: quanto ci costerà l’autunno? E soprattutto: quali ricadute avrà sulle comunità che vivono nel nostro territorio.
Infine, la scuola. La sua riapertura non è un fatto amministrativo: è un atto civile. La scuola è il fondamento della democrazia, il luogo dove si impara a pensare, a dissentire, a costruire. È il luogo dove si formano le generazioni che erediteranno questo territorio e questo Paese. L’articolo dedicato alla ripresa scolastica ricorda che il rispetto per i docenti, l’investimento nella formazione, la cura dei giovani non sono opzioni: sono la condizione minima per sperare in un futuro migliore.
E allora sì: settembre è davvero il tempo di cambiare. Cambiare lo sguardo, cambiare le priorità, cambiare la narrazione di un presente che sembra dominato dalla violenza, dalle guerre, dalla disattenzione verso i giovani, dalla fiducia cieca nella tecnologia. Cambiare significa tornare a mettere al centro l’uomo, le sue necessità primarie, la sua dignità, la sua capacità di costruire comunità. Significa guardare il territorio non come un fondale, ma come un organismo vivo che chiede ascolto: le acque del lago, le campagne della Tuscia, il mare che bagna il litorale, i centri urbani.
Questo numero del mensile è un invito: a leggere, a capire, a discutere, a partecipare. A credere che la ripresa non sia solo un ritorno alle attività, ma un ritorno alla responsabilità. Settembre, andiamo: è tempo di cambiare davvero.
Ludovica Di Pietrantonio, Direttore L’agone


