Il mondo è entrato nell’era delle guerre permanenti?

L’illusione della pace e il dilemma dell’Italia

Le regole di Yalta del 1945, sottoscritte da Roosevelt, Churchill e Stalin, all’indomani della Seconda guerra mondiale, divisero il mondo in due blocchi guidati da Stati Uniti (blocco occidentale) e Unione Sovietica (blocco sovietico). Durante la Guerra Fredda, la deterrenza nucleare evitò un conflitto diretto tra le superpotenze, fino all’epilogo (1989-1991), con la caduta del Muro di Berlino, la fine dei regimi comunisti nell’ Europa orientale e la dissoluzione dell’ Unione Sovietica in quindici Stati indipendenti. Gli USA rimasero così l’unica superpotenza globale.

Oggi, di fronte al moltiplicarsi dei focolai di crisi, rischiamo di entrare in quella che molti analisti definiscono l’era della guerra ibrida o del conflitto permanente: uno stato di tensione costante in cui il confine tra pace e guerra sembra dissolversi. Siamo preda di sanzioni economiche, guerre per le risorse energetiche, attacchi informatici e una nuova corsa al riarmo tecnologico.

Questa instabilità è accentuata da un Consiglio di Sicurezza dell’ONU paralizzato dai veti incrociati e da una NATO in profonda crisi politica, complice il mutamento strategico degli Stati Uniti. È in questo vuoto che alcuni “paesi fuorilegge” impiegano la forza per ridefinire le proprie sfere d’influenza.

L’Italia, legata alla NATO e all’Unione Europea, si trova in una posizione al tempo stesso strategica e di forte fragilità, esposta lungo le rotte migratorie e responsabile della sicurezza dei cavi sottomarini e dei gasdotti nel canale di Sicilia. Il Paese è quindi di fronte a un nodo politico e culturale profondo: il proprio rapporto con i concetti di difesa e sicurezza.

L’Articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, ma la difesa della Patria resta, ai sensi dell’Articolo 52, un “sacro dovere”.

Difesa e sicurezza non equivalgono necessariamente ad armamenti pesanti: significano protezione della cybersicurezza nazionale, tutela delle infrastrutture critiche e salvaguardia della sovranità tecnologica. Un’era di guerre permanenti non richiede un’Italia militarizzata, ma un’Italia consapevole.

L’Italia deve partecipare attivamente alla costruzione di un pilastro di sicurezza europeo integrato, riducendo la frammentazione e l’inefficienza della spesa militare dei singoli Stati, senza per questo smantellare lo stato sociale.

Se la guerra rischia di diventare la “bisettrice” del nostro tempo, significa che il conflitto non è più un evento isolato, ma l’elemento che attraversa, divide e definisce i confini del nostro futuro.

Ci opponiamo a un “equilibrio dispotico” che impone una stabilità fittizia non con il consenso, ma attraverso il controllo assoluto, la paura, la coercizione e la repressione del dissenso.

Siamo per la tutela delle libertà civili, dei diritti umani, della sicurezza nazionale e dell’integrità dello Stato. Nelle democrazie costituzionali, la difesa del Paese è il presupposto indispensabile per preservare la pace, la legalità e la convivenza civile.

Franco Marzo

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