26 Aprile, 2026
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Marco Danè e le sue parole fondamentali ,terzo incontro.

Marco Danè e le sue parole fondamentali ,terzo incontro.

 

Sappiamo veramente che cosa sono le parole fondamentali? Se dovessimo spiegare cos’è la lealtà oppure cos’è la felicità lo sapremmo fare veramente? Probabilmente con nostre parole, c’è chi invece non lo saprebbe fare affatto ma per questo c’è Marco Danè il giovedì pomeriggio alla biblioteca comunale Angela zucconi che presenta a gruppi di tre parole fondamentali che fanno profondamente parte della nostra esistenza ma che noi troppo spesso non valutiamo. A seguito la sintesi di tre racconti che simboleggiano tre diverse parole fondamentali.                                                                                                                                                                                                              La prima parola è stata la lealtà: Era un giorno di novembre e lui attendeva su strada nonostante le intemperie, erano passati tre giorni da quando Franco venne portato via dall’ambulanza, tre giorni di attesa di Ciack il labrador con cui Franco aveva vissuto gli ultimi dieci anni, era stato nel frattempo accudito dalla vicina di casa ma Ciack si muoveva dalla porta al cancello come se Franco dovesse ricomparire da un momento all’altro. Franco viveva da solo dopo la scomparsa della moglie e faceva il garzone del macellaio. Ciack prima di trovare Franco era stato abbandonato al bordo di una strada, i due si volevano molto bene tanto che Franco gli raccontava delle storie che lui sembrava capire adagiandosi poi teneramente su di lui. Un giorno la vicina con dolcezza disse a Ciack come se fosse una persona che Franco non sarebbe più tornato, passarono altre ore e altri giorni, era arrivato l’inverno e Ciack era rimasto ad aspettare Franco pensando che non lo avrebbe mai abbandonato .                                                                                                                la seconda parola è la passione: Nel 1954 avevo dieci anni quando arrivò la televisione anche se a casa mia arrivò un po’ più tardi regalata da un ricco zio, io dormivo in salotto perché le camere da letto erano tutte occupate dai miei fratelli e quando tutti andavano a dormire io mi fissavo su quel puntino bianco del televisore, mi affascinava come se volesse comunicarmi un segreto , un messaggio nascosto, qualcosa che solo io potevo intuire e mi addormentavo con la netta sensazione che un giorno in televisione ci fosse uno spazio anche per me, nel frattempo creavo spettacoli per bambini al teatrino della parrocchia , seguendo l’intuizione di quel puntino bianco passai da La Spezia a Firenze e poi a Roma dove venni a sapere di un provino  al quale partecipai dove mi bastò chiudere gli occhi e ricordare i teatrini improvvisati e divenne tutto più semplice.                                                                                                                                                                    La terza parola è stata la condivisione: Leonardo era un ragazzo testardo, aveva un idea in testa in cui credeva fortemente ma una volta messa in pratica si scontrava con molte difficoltà, Leonardo rivedeva spesso la sua idea, la osservava , la correggeva, la smontava e la ricostruiva ma più sembrava che la perfezionasse più perdeva luce. Un giorno venne invitato  in un gruppo di creativi, tutti condivisero la loro idea ma lui restò in disparte ma poi si spinse a dire anche io ho un idea ma convinto della sua inutilità lasciò volare la sua lucciola  con l’aiuto dei suoi colleghi la sua idea cambiava forma piano piano, dove lui si fermava gli altri andavano avanti e capì che la sua idea non era male ma era solo bloccata. L’dea con la condivisione si espanse e diventò un progetto fino a una rete di persone e quando Leonardo riceveva un complimento prontamente diceva l’idea è di tutti.

 

Ilaria Morodei

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