Questa mattina, in piazza IV novembre, si è svolta la cerimonia per ricordare, davanti al monumento ai caduti di tutte le guerre, il 25 aprile, una data che torna puntuale ogni anno a ricordare a tutti i democratici quelli che hanno lottato, combattuto e perso la vita per conquistare un futuro di libertà, una società dai valori universali: non un rito stanco, ma un appuntamento con la storia che ha ridisegnato il Paese.



È la data che segna la Liberazione dall’occupazione nazifascista e l’avvio del percorso che porterà l’Italia verso la democrazia repubblicana. Una ricorrenza che parla di scelta, di responsabilità e di un’idea di libertà conquistata a caro prezzo.



Anche quest’anno, a Bracciano, presenti amministratori comunali, rappresentanti civili e militari, le associazioni d’arma e l’ANPI. Figure diverse, unite da un gesto comune. Una corona d’alloro al monumenti ai caduti e poi il toccante e appassionato intervento del sindaco di Bracciano Marco Crocicchi e la Preghiera del soldato, una giornata che unisce memoria e attualità. Al centro, come sempre, il riconoscimento del ruolo svolto dalla Resistenza: un mosaico di storie diverse, partigiani, civili, militari, donne e uomini comuni, che contribuirono alla fine della dittatura fascista e alla rinascita del Paese.


Il 25 aprile resta anche un terreno di confronto pubblico. Ogni anno riapre il dibattito sul significato della Liberazione, sul valore dell’antifascismo e sul modo in cui la memoria collettiva viene trasmessa alle nuove generazioni. Un confronto che, pur tra toni diversi, conferma quanto questa data continui a essere un punto di riferimento identitario per la Repubblica.


Oggi, mentre l’Italia affronta nuove sfide sociali e politiche, il 25 aprile invita a guardare avanti senza dimenticare il passato. Ricorda che la libertà non è mai un bene acquisito una volta per tutte, ma un impegno quotidiano.



E che la democrazia, per vivere, ha bisogno del ricordo, della partecipazione e di conoscenza. Ancora una volta Bracciano ha dato il proprio contributo con un’iniziativa capace di restituire al 25 aprile il suo senso più autentico: una memoria che vive solo se continua a essere condivisa.
Lorenzo Avincola redattore de L’agone


