25 Aprile, 2026
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“Troppo spesso diamo per assodata la nostra libertà: quello che accade nel mondo ci testimonia il contrario”, la sindaca Gubetti a Cerveteri celebra la liberazione

Dal profilo Facebook del sindaco di Cerveteri

Benvenuti a tutte e tutti,
agli Assessori presenti, ai rappresentanti del Consiglio comunale, alle Forze dell’Ordine, alle Associazioni d’Arma, di Volontariato, ai Rioni, alla Protezione Civile Comunale, al nostro speaker Giacomo Rinaldi e ai musicisti e musiciste del Gruppo Bandistico Cerite. Ma soprattutto, buon 81° anniversario della Liberazione d’Italia.
Come prima cosa, ci tengo non solo a darvi il benvenuto a questa cerimonia, ma a ringraziarvi: è grazie a voi, uomini e donne in divisa, appartenenti alle associazioni e alla società civile, che ancora oggi si custodisce e si tramanda la memoria di quanti hanno lottato, sofferto, sacrificato la propria vita per restituire alla Patria onore e libertà.
La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana, come ci ha ricordato poche ore fa il nostro presidente Mattaralla. È il riscatto morale e civile di un popolo ferito, martoriato dalla guerra, che nella Resistenza espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Valori scolpiti in modo indelebile nella nostra Costituzione ed è per questo che non si può cambiare a colpi di maggioranza né stravolgere! La Costituzione rappresenta tutti noi e oggi siamo qui anche per dire che alla Costituzione ci teniamo e anche alla Resistenza ci teniamo!
Siamo qui ai piedi di questo Monumento. Guardate questi nomi incisi nella pietra: non sono solo un elenco. Sono figli, padri, fratelli di Cerveteri che hanno attraversato il buio perché noi potessimo godere di questa luce. La libertà non è stata un regalo: è stata una conquista strappata con la forza da chi ha avuto il coraggio di dire “No” alla barbarie nazi-fascista.
Oggi c’è chi dice che il 25 Aprile “divide”. Io vi dico che il 25 Aprile è di tutti quelli che amano la vita. Divide solo chi ha paura della democrazia. Da Sindaca, è un dolore ascoltare chi prova a sminuire questa data, perché disconoscere la Liberazione significa tradire la nostra stessa identità. Ma la storia non è fatta solo di libri; è fatta di persone, di sguardi e di abiti scelti con cura.
Proprio quest’anno ho avuto il privilegio di conoscere una donna straordinaria, una nostra concittadina che vive qui, a Cerveteri: la signora Silvana Camboni, che ha spento 104 candeline il 19 febbraio.
Nata nel 1922, Silvana mi ha preso per mano e mi ha riportata al 10 marzo 1946, la data delle prime elezioni amministrative postbelliche. Dopo l’esperienza della Resistenza, il cammino per i diritti era diventato un punto di non ritorno: in quel giorno, le donne con almeno 25 anni poterono, per la prima volta, non solo eleggere, ma soprattutto essere elette.
 
Silvana mi ha descritto con orgoglio l’abito rosso che indossava quel giorno per andare al seggio: un colore che raccontava tutta la dignità di chi stava finalmente scrivendo la storia con la propria mano. Quando Silvana ha sfiorato questa fascia tricolore che indosso, ho sentito il peso e la bellezza di un secolo. Mi ha chiesto: “Sindaca, lo sanno i giovani quanto è costata questa libertà?”. In quella domanda c’era tutto il senso della nostra presenza qui oggi.
Ed è per questo che oggi ho scelto di indossare questa giacca rossa. La indosso in onore di Silvana, in onore delle nostre madri e delle nostre nonne che hanno rotto il silenzio e partecipato alla Resistenza. Se oggi io posso essere qui, come Donna e come Sindaca, lo devo a quel rosso, a quel coraggio e a quel voto.
Questo legame con il passato ci impone un monito per il presente: resistere, resistere, resistere.
Ma cosa significa resistere oggi? Per Piero Calamandrei, “resistere” è un’azione storica progressiva. È “resistere per pensare”. Lui vedeva un popolo che stringe un patto per la “costruzione morale e materiale italiana”. Ed oggi è quanto mai attuale stringere un nuovo patto costituzionale in un mondo che cambia — tra guerre, crisi economica, ambientale, culturale e spirituale — e un mondo che rischia di smarrire la rotta.
“Resistere” non deve essere un mausoleo o un monumento dove deporre annualmente un alloro pronunciando frasi di “volemose bene” che annullano le differenze. Deve fare riferimento a una cittadinanza resistente e perciò pensante. Recuperare oggi il senso del “resistere” di Calamandrei significa ripensare quel patto civile del 1945. Dobbiamo ripartire dalla centralità della persona, del lavoro e della cultura.
 
Perché resistere, oggi a Cerveteri, significa anche investire nella cultura dei nostri ragazzi, garantire la dignità del lavoro e proteggere chi resta indietro. Resistere significa lottare per non consentire a nessuno di sopraffare l’altro, resistere per costruire una comunità dove le disuguaglianze diminuiscono invece di allargarsi. Una democrazia senza giustizia sociale è solo una forma vuota.
E non possiamo dimenticare che la pace è fragile. Cerveteri non è un’isola. Quando vediamo le immagini del vergognoso bagno di sangue a Gaza, della martoriata Ucraina, dei raid in Libano o di ogni conflitto dimenticato, non possiamo pensare che non ci riguardino. Ogni diritto calpestato a chilometri di distanza è una ferita alla nostra stessa Costituzione, che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Essere qui oggi significa gridare che la guerra è sempre una sconfitta dell’umanità.
Troppo spesso diamo per assodata la nostra libertà: quello che accade nel mondo ci testimonia il contrario. È una ricchezza da custodire e trasmettere con infinito amore, perché ciò che siamo oggi non sia provvisorio, ma sia per sempre.
Grazie Silvana per la tua lezione di vita, grazie Calamandrei per averci insegnato a pensare, e grazie a tutti voi per essere qui a proteggere questo respiro comune.
Evviva le donne della Resistenza!
Evviva Cerveteri che non dimentica!
Evviva l’Italia libera, democratica e antifascista!
Evviva la Costituzione Italiana, evviva il 25 Aprile!
Buon Festa della Liberazione a tutti noi!
 

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