Mattinata di gala al Museo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, una sala gremita di autorità civili e militari, alti ufficiali e ospiti delle grandi occasioni per l’inaugurazione di un nuovo spazio espositivo museale; quello dedicato agli ADRA, gli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica, istituiti nel 1942 per effettuare azioni di sabotaggio su installazioni nemiche.
La presentazione è stata affidata a un moderatore di alto profilo, Fabio Chiucconi, giornalista conduttore del TG2, noto per il suo lavoro di inviato di guerra che si è interposto ai numerosi, autorevolissimi ospiti.
Il benvenuto agli intervenuti e i saluti istituzionali sono stati affidati al padrone di casa, il comandante del MUSAM, colonnello Dario Bovino, che in assetto formale corrotto da una nota di composta commozione, ha presentato e ringraziato i signori relatori.

“Oggi prende corpo la linea di continuità del museo storico, uno spazio che si apre e prende vita divenendo una sorta di laboratorio didattico”, ha sostenuto il comandante.
Subito dopo ha preso la parola il comandante del 17° Stormo Incursori di Furbara, colonnello Anelli, presentando la propria gratitudine istituzionale agli autorevoli intervenuti. In particolare ha inteso ringraziare il presidente dell’associazione Bunker Soratte che ha concesso le uniformi storiche e i figuranti per l’occasione odierna.
Si sono succedute relazioni ed esposizioni di alto profilo, come quella della d.ssa Ognibene, archeologa, storica, curatrice scientifica dell’allestimento del museo, che ha osannato il lavoro di squadra svolto in sinergia con diverse persone; il MUSAM, ha detto, prende forma tra il 2020 e il 2023, in piena pandemia e lo racconta come un organismo vivente e non semplicemente un luogo di conservazione; ogni dettaglio della progettazione e della realizzazione di uno spazio museale viene pensato per fare cultura, che può essere promossa soltanto attraverso la didattica. Un lavoro di ricerca con cui si cerca di mettere in risalto i cimeli dal più forte impatto emotivo. La curatrice spiega che tutto è stato ed è sapientemente studiato, a partire dal brand di identità, il logo identitario la cui parte grafica si è ispirata al modello di un aereo S55.

Il direttore del museo, il ten. Col. De Vita ha dichiarato che il museo consente agli studenti di capire meglio ciò che studiano, agevolandogli i collegamenti tra avvenimenti della storia. “Il museo è fatto di tante storie, una concatenata all’altra, che consentono di scoprire aspetti affascinanti della storia dell’arma aeronautica”, ha dichiarato; “viene curato un doppio aspetto, quello storico organizzativo e quello tecnologico, che si rivolge al futuro”.
Interessanti anche gli interventi del prof. Gastone Breccia dell’Università di Pavia che attraverso la proiezioni di istantanee in bianco e nero ha ricordato che le operazioni speciali sono vecchie come la guerra stessa e prevedono l’addestramento di pochi uomini altamente specializzati ed efficaci; il generale De Chigi, invece, ha ripercorso la storia del paracadute e dei paracadutisti come soldati arditi che sono stati impiegati già dal 1918 con l’adozione dei primi aerei.

Al prof. Ciavattone è stata affidata la narrazione della genetica degli ADRA, un gruppo di volontari di grande coraggio, pionieri del paracadutismo, impiegati per colpire obiettivi strategici; tre gli obiettivi di un ardito, il combattimento, l’addestramento e il sabotaggio, tipicizzazione di un reparto del genio aeronautico d’assalto.
Il generale Rinaldi racconta la storia dei Falchi Blu, una squadra di paracadutismo aeronautica nata per rappresentare al pubblico civile una parte dell’attività operativa dei lanci.
Quando è il turno dell’istruttore degli incursori, il ten. Col. Pietro Izzo, le sue parole diventano misurate, essenziali e calibrate: “gli incursori sono l’elite di professionalità delle forze speciali, indirizzata in maniera decisa verso l’integrazione diretta della terza dimensione (aria) con le manovre di terra. Quello degli incursori è un lavoro fatto nell’ombra e nel silenzio, ognuno di loro è un combat controller, uomini iper addestrati e proiettati al cyber, in un mondo sempre più interconnesso. Il motto “sufficit animus”, basta il coraggio, apparentemente semplicistico, è in realtà tanto esaustivo quanto poco comune. Infatti il colonnello parlando dell’iter formativo di un incursore, che è particolarmente duro così da formare professionisti a 360 gradi, presuppone grossi sacrifici e dedizione; accenna al grosso problema nel reclutamento, poiché i ragazzi sono sempre meno propensi ad assumersi responsabilità e concedere impegno e dedizione. Sottolinea come l’incursore non è solo un uomo ma diventa strumento pericoloso.

In conclusione, gli fa eco il generale Sismondini, comandante della 1^Brigata Aerea operazioni speciali che ha ricordato che la giornata odierna è la sintesi di 10 anni di duro lavoro: “siamo carrubai”, ha sostenuto ironicamente, “che piantano alberi consapevoli che probabilmente non ne vedranno mai i frutti. A breve, gli incursori dell’aeronautica lavoreranno insieme a quelli dell’esercito, della marina e dei carabinieri trasformando Furbara in un’area addestrativa interforze”.
L’ultimo intervento è stato affidato al generale Alberto Biavati, comandante della 1^ Regione aerea, che rivolgendosi direttamente a una rappresentanza di giovani allievi ufficiali, chiede loro se la mattinata li ha stimolati a voler prendere in esame la possibilità di approfondire l’idea di accedere ai percorsi di formazione per le forze speciali; giovanissimi occhi lucidi di entusiasmo, hanno tutti assentito silenziosamente con un rispettoso cenno del capo.

Al generale, è stato consegnato dal colonnello Anelli, l’attestato di validazione del comando americano come riconoscimento di combat controller, un prestigiosissimo riconoscimento che premia il lavoro serio e di alta qualità fatto dagli incursori dell’Aeronautica.
La cerimonia di scopertura delle teche espositive è stato un momento dall’alto impatto suggestivo; l’area è ubicata al piano sopraelevato di un hangar dove sono custoditi velivoli storici dell’aeronautica.
Il nostro compito di divulgatori delle eccellenze sul territorio, ci impone di ricalcare l’auspicio che il MUSAM possa assolvere alla funzione di motore di motivazione per i giovani ad investire su sé stessi mettendosi al servizio del Paese.
Ludovica Di Pietrantonio, direttore L’agone






