30 Gennaio, 2026
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Sicurezza a scuola: il controllo come tutela, l’educazione come fondamento

Comunicato stampa

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime seria preoccupazione per l’episodio avvenuto in un istituto superiore di Varese, dove un presunto “gioco” con un coltello a farfalla nei bagni della scuola ha causato il ferimento, seppur lieve, di uno studente e ha reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

Il fatto che non si sia trattato di una lite né di un atto di bullismo intenzionale non attenua la gravità dell’accaduto. Al contrario, la rende ancora più allarmante. Quando un’arma viene percepita come strumento ludico e non come pericolo, emerge una fragilità culturale che va ben oltre il singolo episodio e chiama in causa la responsabilità educativa dell’intera comunità.

In questo scenario si colloca la circolare interministeriale firmata dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che disciplina l’uso di metal detector e controlli di sicurezza negli istituti scolastici. Il Coordinamento valuta positivamente l’impianto della direttiva, che si muove lungo una linea di equilibrio: nessuna militarizzazione delle scuole, nessun automatismo repressivo, ma strumenti di prevenzione attivabili solo in presenza di situazioni concrete di rischio, su richiesta dei dirigenti scolastici e sotto la responsabilità esclusiva delle forze dell’ordine.

Si tratta di un approccio che riconosce un dato ormai ineludibile: la sicurezza è diventata una precondizione dell’apprendimento. Non può esserci diritto allo studio laddove venga messa in discussione l’incolumità fisica di studenti e personale. In questo senso, le misure previste rappresentano una risposta istituzionale seria e responsabile, orientata alla tutela e non alla punizione.

I dati emersi dal sondaggio Skuola.net confermano questa percezione. La maggioranza degli studenti accetta i controlli come misura necessaria, soprattutto nei contesti più complessi, segno di una generazione che avverte con lucidità i rischi del presente. Tuttavia, gli stessi studenti esprimono timori legittimi: il rischio che la scuola diventi un luogo dominato dal sospetto, dall’ansia e dalla logica emergenziale.

È proprio qui che si gioca la sfida decisiva. I controlli possono contenere il pericolo, ma non ne eliminano le cause. Possono prevenire il gesto, ma non formano la coscienza. Non a caso, quasi la metà degli studenti chiede con forza più educazione, più prevenzione, più ascolto: percorsi sulla gestione delle emozioni, sull’affettività, sulla legalità, sul rispetto dei diritti umani, insieme a un rafforzamento strutturale del supporto psicologico.

La scuola resta il luogo in cui si apprendono i confini: tra libertà e responsabilità, tra trasgressione e consapevolezza, tra gioco e rischio. L’introduzione di un’arma a scuola non è solo una violazione di regole, ma il segnale di una difficoltà più profonda nel riconoscere il valore dei limiti e della vita altrui.

Trasformare episodi come quello di Varese in occasioni di crescita collettiva è oggi un dovere educativo. Le misure di sicurezza possono e devono convivere con una visione alta della scuola: non spazio di sorveglianza, ma comunità educante; non luogo di paura, ma di responsabilità condivisa.

La sicurezza non nasce solo dal controllo, ma dalla cultura. E la cultura dei diritti, del rispetto e della non violenza si costruisce ogni giorno, nelle aule, nelle relazioni, nell’ascolto. È su questo terreno che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rinnova il proprio impegno, affiancando alle necessarie misure di tutela un’azione educativa profonda, continua e irrinunciabile.

 

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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