29 Gennaio, 2026
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Gestione cinghiali: la scienza conferma che la caccia aggrava il problema

Riceviamo e pubblichiamo

REA ribadisce con forza la necessità di un cambio di paradigma nella gestione della fauna selvatica, supportato dalle più recenti evidenze scientifiche che mettono sotto accusa proprio la pressione venatoria come causa del boom demografico dei cinghiali. Uno studio recente evidenzia come l’eccessivo ricorso alla caccia abbia modificato la fisiologia di questi animali, spingendoli verso una strategia riproduttiva accelerata che ne aumenta enormemente il successo biologico e la capacità di colonizzazione del territorio.

Nonostante i tentativi delle lobby venatorie di minimizzare queste conclusioni, i dati parlano chiaro: l’attuale emergenza non è un fenomeno naturale incontrollabile, ma il risultato di decenni di gestione fallimentare basata su ripopolamenti passati e su una pressione venatoria che frammenta i branchi e anticipa l’età riproduttiva delle femmine. È giunto il momento di ascoltare la comunità scientifica che suggerisce il divieto immediato della caccia in braccata e l’interruzione dei piani di controllo indiscriminati, favorendo invece l’invecchiamento naturale della popolazione e la ricostituzione di equilibri demografici stabili.

Il nostro partito politico sostiene che la vera soluzione risieda in una corretta gestione del territorio e nel rispetto dei profondi cambiamenti ambientali in atto, come l’aumento delle superfici forestali, che richiedono risposte ecologiche e non interventi cruenti quanto inefficaci. La sicurezza dei cittadini e la tutela delle attività agricole non si garantiscono con i fucili, ma con una pianificazione scientifica che metta fine a una “gestione” che serve solo a giustificare la continuità dell’attività venatoria a scapito della biodiversità e dell’etica.

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