20 Luglio, 2024
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L’Italia tra pubblico e privato

La scorsa settimana si è celebrata il ventennale dalla morte di Giovanni Agnelli quale emblema della nostra industria automobilistica sorta a Torino nel lontano 1899. In quei tempi il nostro paese era essenzialmente un paese contadino e con poca scolarizzazione. Il comparto tessile era preponderante, il paese essendo privo di materie prime il settore metalmeccanico era poco sviluppato. Nonostante che le premesse per un adeguato sviluppo economico/sociale non fossero delle migliori con l’unificazione si ebbero delle riforme in tal senso: abolizione parziale delle dogane interne, liquidazione dei beni della chiesa da utilizzare per migliorare il deficit pubblico, anche se ciò ebbe come conseguenza negativa l’incremento del latifondo, infine un incremento della tassazione per finanziare la costruzione di infrastrutture. L’industrializzazione vede una concentrazione nel nord con forte concentrazione del polo chimico e siderurgico. Sempre ai primi del ‘900 viene fondata la Società Ferrovie dello Stato, fino a tale data la rete ferroviaria era data in concessione a società private francesi. La rete ferroviaria sopperiva non a necessità di trasporto merci o persone, ma solo a scopi militari, e quasi inesistente una rete nord-sud. Lo sviluppo industriale dagli anni ’50 e ‘60 in poi necessita di nuove e imponenti masse di lavoratori per cui si ha una ondata di migranti, si parla di circa 300.000 unità, estirpate dalle terre meridionali per lavori non coerenti con abitudini e cultura. La quasi totalità viene impiegata nel settore edile, il caporalato impera come pure le assunzioni senza alcuna formazione o copertura assicurativa: le morti e sfruttamento imperano. Il fenomeno immigratorio sconvolge il tessuto urbano e nessuna opera di integrazione viene prevista dagli industriali che vedono aumentare i loro profitti a dismisura. Il 1969 conta 60.000 immigrati a Torino, in Lombardia 70.000. Scoppia il problema abitativo, sorgono case e orribili periferie e bidonville, tutti i problemi connessi ancora oggi sono presenti. Nel panorama delle migrazioni societarie, in pochi anni la FIAT prima si allea con la Chrysler americana e diventa FCA, poi fusione con PSA e quindi Stellantis. L’esempio FIAT è uno dei tanti esempi di come nonostante ingenti aiuti di Stato, per la sola FIAT si parla di circa 220 MM€ dal ’75 a oggi, le societàbeneficiate, la Sata di Melfi, in Basilicata e la Fma di Pratola Serra, in Campania, hanno goduto dell’esenzione decennale dalle imposte sul reddito per le società meridionali; nel contempo, la legge 488 per il Mezzogiorno, in soli quattro anni, dal 1996 al 2000, ha fatto affluire nelle casse del Gruppo altri 328 miliardi di lire in conto capitale. Benefici per il contribuente italiano? Scarsi visto che gli utili non vengono reinvestiti o tassati in Italia ma all’estero.
Prendiamo un altro settore che vede una privatizzazione costante e strisciante: la Sanità. Questo importante settore, visto anche la progressiva crescita della età media della popolazione, vede sempre meno investimenti sia in termini di personale che strutturali. La nostra cecità di non avere una seria programmazione ha impedito di formare medici e personale addetto: numero chiuso alle università, stipendi di circa la metà rispetto ai collegi stranieri, medici di famiglia con un numero di assistiti anche di 1800 unità, unità di pronto soccorso sguarnite di personale adeguato, etc. Per compensare tale disastro, soluzione all’italiana: creazione di cooperative in cui vengono cooptati medici in pensione o dimissionari, tecnici di laboratori, infermieri che guadagnano con prestazioni saltuarie o a gettone in pochi giorni al mese quanto guadagnano quelli che lavorano a tempo pieno in ospedale. I NAS hanno indagato su circa 700 di queste cooperative e sono state riscontrate numerose irregolarità e scarsa preparazione, quindi specie in alcune aree di alto impatto con i pazienti ossia i Pronto Soccorso. Inutile dire che il costo di queste cooperative viene pagato dalle Regioni. E’ sempre più frequente il ricorso a strutture private per ottenere prestazioni in tempi brevi visto che in quelle pubbliche i tempi, anche per accertamenti importanti hanno tempi biblici. A titolo di esempio, strumentazione tipo TAC, NMR, PET, usufruibili da utenti esterni negli ospedali pubblici sono disponibili poche ore al giorno, nel privato anche più di 12 ore, ma sempre nel pubblico se le prestazioni vengono chieste extra moenia i tempi misteriosamente si accorciano.
Basti vedere ogni giorno le code interminabili all’ingresso delle nostre città, però fino a quando il trasporto pubblico sarà inefficiente, con mezzi sporchi e inadeguati assisteremo alla proliferazione di SUV ospitanti raramente persone oltre il conducente. E’ ora che lo Stato si appropri delle sue competenze e non delegando solo ai privati i settori strategici: Sanità, Istruzione, Energia, Comunicazioni.

Claudio Cappabianca

 

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