Quando la Sanità Umbra era ai primi posti fra le regioni d’Italia

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Le Associazioni Movimento delle Idee e del Fare per l’Umbria, Umbria Progresso Ambiente, Socialismo XXI Umbria hanno firmato la seguente nota comune in cui esprimono rammarico e sconforto per la situazione in cui versa la Sanità umbra.

“Anche in Umbria dobbiamo costatare la validità del principio che “il peggio viene sempre dopo”. A rigore, e sulla base dei dati che emergono dalla gestione della pandemia in Umbria, dobbiamo riscontrare con amarezza anche il celebre adagio di Woody Allen “quando tocchi il fondo… scava” ovvero “non c’è fine al peggio”.
Purtroppo i dati sono impietosi. Secondo il “Sole 24 ore” al 28 febbraio 2021 la situazione dei vaccini è la seguente con le medie calcolate per il periodo 01 gennaio 2021 – 28 febbraio 2021: per dosi totali di vaccino somministrate rispetto a quelle consegnate, siamo penultimi in Italia, tra l’altro sul filo di lana, rispetto alla Calabria: Umbria 61%, Calabria 58,8%.

Ma la Calabria ci surclassa sulla media delle dosi giornaliere somministrate: Umbria 247, Calabria 616. Altro dato interessante è quello che attiene il numero di vaccinati per ogni 100.000 abitanti: Umbria 5.356, Calabria 5.320.
A fronte delle posizioni di Umbria e Calabria spiccano invece i dati dei primi della classe. Infatti Bolzano e Valle D’Aosta, hanno somministrato rispettivamente il 91% e l’89% dei vaccini consegnati e hanno vaccinato, sempre rispettivamente, 11033 e 10228 persone ogni 100.000 abitanti.
Con il ritmo di vaccinazioni attuale (247 giorno), in Umbria occorreranno 3.036 giorni (8 anni e mezzo circa) per ottenere l’immunità di gregge (750.000 vaccinati).
Naturalmente quelli che precedono sono dati grezzi e medi che abbisognerebbero dei necessari affinamenti con l’utilizzo di elementi più sofisticati e analitici di cui non disponiamo anche perché non reperibili e non messi a disposizione dall’autorità regionale competente.

La sensazione generale che ne emerge trattando tali argomenti è che la sanità umbra, vuoi per motivi pregressi – che comunque le riservavano una posizione di eccellenza non solo in Italia – vuoi soprattutto per le incompetenze e dabbenaggine dimostrate recentemente con l’avvento della pandemia, versi nel caos più completo e che sia sfuggita di mano la situazione gravissima.
Da qui il pressante appello alla macchina regionale Umbra affinché acquisisca un comportamento oltremodo trasparente. Destano sconcerto le scelte organizzative e le nomine operate dalla Giunta regionale. Si è assistito ad una sorta di “epurazione etnica”, dove il primo requisito richiesto per essere nominati in incarichi apicali nella sanità umbra è quello di non essere umbri e, preferibilmente, veneti. Il Direttore regionale della Sanità (ovviamente veneto), nominato per quasi 5 anni, “scopre” dopo appena un anno di dover andare in pensione e lascia quindi la nave nel bel mezzo della tempesta. Non prima, però, di aver realizzato un riassetto della Direzione dove vengono creati nuovi Servizi dai nomi “fantasiosi”, ma viene soppresso il Servizio Assistenza territoriale, quando in tutta Europa la pandemia ha portato a rivalutare la fondamentale importanza dell’assistenza sanitaria sul territorio.

Territorio, del resto, perlopiù sconosciuto per i nuovi nominati ai vertici del sistema sanitario umbro, data la loro provenienza rigidamente da fuori regione. Invece di procedere a reclutamenti di “forze fresche” e alla valorizzazione delle risorse umane interne presenti, si procede acquisendo figure professionali da altri Enti, in un gioco a somma zero dove si “tappano” i buchi in Regione creandone altrove. Del resto l’incapacità – o, forse, la non volontà – di reclutare nuovo personale è dimostrata dai numeri esigui di assunzioni, con bandi emanati tardi e con condizioni contrattuali di gran lunga peggiori di quelle offerte da Regioni contermini.
È quindi essenziale che vengano utilizzati dirigenti competenti, recuperando il valore irrinunciabile della conoscenza del territorio e scevri da interessi soggettivi (pensionamenti, riciclaggio di poltrone, ecc.).
In buona sostanza ci aspettiamo dagli organi regionali una comunicazione più efficiente alla popolazione tutta e un’analisi particolareggiata dell’operato della macchina sanitaria umbra e, più precisamente, per ogni singolo punto vaccinale e giornalmente: dosi di vaccino consegnate per marca, vaccinazioni eseguite (1° e 2° dose) per categoria di persone (sanitari, scuola, categorie protette, sup 80 anni, inf 80 anni ecc.), posti letto Covid (disponibili e impegnati per luogo), personale covid, posti terapia intensiva (disponibili e impegnati per luogo), piano generale afferente i punti precedenti secondo i trend individuati a livello nazionale e locale. Quest’ultimo documento è determinante per far conoscere a tutti i cittadini quando verranno vaccinati, evitando così il mare delle incertezze e insicurezze che danno assuefazione al danno con sviluppo di seri problemi in ordine alla salute mentale individuale e collettiva.

Concludendo ci aspettiamo anche che tutte le donne e gli uomini di buona volontà (singoli o associati, intellettuali, ecc), escano allo scoperto e si facciano sentire utilizzando ogni mezzo di protesta. Non si può rimanere indifferenti! Sollecitiamo l’opposizione, tutta, ad assumere un atteggiamento più risoluto ed incisivo sul tema della sanità”.

(QuotidianodellUmbria)

 

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