La Svizzera riapre, a partire dai musei e dagli impianti sportivi all’aperto

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A raccontarlo all’Agi è Sandra Melly, dell’ente del turismo di Crans-Montana. “Un grande sollievo” questo allentamento delle restrizioni che è stato possibile “

perché i numeri del contagio sono in continuo calo”.

E se le cose proseguiranno così, “molto presto, il 22 marzo – spiega – è possibile che riaprano anche le terrazze dei rifugi lungo le piste da sci e forse anche le sale interne dei ristoranti”

La Svizzera fa un passo avanti verso un ritorno alla normalità: dal 1 marzo scatta la prima fase di riaperture ‘prudenti e graduali’, come le ha definite la Confederazione. Semaforo verde dunque “per musei, zoo e giardini botanici, negozi non essenziali e impianti sportivi all’aperto. E, cosa molto apprezzata, sono consentiti anche ‘incontri’ tra un massimo di 15 persone”, ben venga un bel picnic in riva a uno dei tanti laghi ghiacciati.

A raccontarlo all’Agi è Sandra Melly, dell’ente del turismo di Crans-Montana. “Un grande sollievo” questo allentamento delle restrizioni che è stato possibile “perché i numeri del contagio sono in continuo calo”. E se le cose proseguiranno così, “molto presto, il 22 marzo – spiega – è possibile che riaprano anche le terrazze dei rifugi lungo le piste da sci e forse anche le sale interne dei ristoranti”.

Dunque la data c’è già ma tutto dipende da alcuni indicatori che devono essere rispettati. Tra questi: il tasso di positività che deve essere sotto la soglia del 5% e l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva che non deve essere superiore a 250.

Per adesso il numero dei contagi è in calo, e questo sebbene la Svizzera abbia scelto di non adottare restrizioni per le stazioni sciistiche, assumendosi una responsabilità non da poco anche agli occhi dei paesi confinanti. Da noi, si sa, sono mesi che si discute su quando e come riaprirle, con false partenze last minute che hanno fatto infuriare il mondo della neve.

Qui, nel cantone Vallese, la stagione sciistica l’hanno salvata adottando diverse misure come la riduzione della capacità degli impianti al chiuso, come cabinovie e funivie dei 2/3, delle code alla biglietteria ben distanziate con diversi accessi, e distanziamento di un metro e mezzo tra le persone anche alla partenza degli impianti. “A Crans-Montana ci sono molte persone che hanno le seconde case, quindi siamo fortunati perché loro sono presenti. Il comparto alberghiero ha qualche difficoltà in più. Ma è ancora presto per fare un bilancio definitivo. Per sciare c’è tempo fino a fine aprile”.

(Agi)

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