Ansia e depressione, aggravate dal Covid: Mondo interiore e mondo esteriore

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sofferenze dei nostri tempi aggravate dal Covid-19.

Ansia e depressione – Mondo interiore e mondo esteriore

 

È difficile pensare che una persona, donna o uomo che sia, non abbia mai sperimentato uno stato di ansia o di depressione.

L’ansia, prima di diventare sofferenza, è un meccanismo fisiologico che predispone l’organismo, a livello psichico e fisico, ad affrontare delle situazioni difficili. Tipica è l’ansia per un esame, oppure per un incontro di lavoro o per un primo incontro sentimentale o ancora per affrontare una gara sportiva e così via. Potremmo citare migliaia di situazioni in cui un soggetto viene messo alla prova e in questi casi tutti i suoi organi, cervello compreso, vengono posti in uno stato di massima allerta che dovrà garantire la migliore resa.

Anche la depressione è un vissuto fisiologico che accompagna particolari momenti di vita: la fine di una storia affettiva, un fallimento, un errore con conseguenze… La depressione è, in realtà, un momento di crescita. La persona riflette sul proprio comportamento, elabora quanto ha pensato ed agito e decide se modificare o meno alcuni suoi principi sulla base degli errori fatti e dei risultati ottenuti. Oppure, nel caso di una perdita o di un evento catastrofico (per esempio la morte di una persona cara o di un disastro climatico) vi saranno una serie di stati emotivi, anche dolorosi, che porteranno gradualmente all’accettazione di quanto avvenuto, per poi riprendere la vita.

Pertanto, questi aspetti psicologici rappresentano un modo sano di rispondere agli eventi, a volte assolutamente imprevedibili, che affrontiamo durante la nostra esistenza.

Ma a volte l’ansia e la depressione arrivano in modo subdolo e non sembrano collegate a cause specifiche. Esse si cronicizzano, mettendo la persona in una situazione di sofferenza continua e, spesso, aumentando di intensità tanto da diventare insopportabili.

Questo può dipendere sia dalle cause che determinano lo stato ansioso depressivo e sia dalle modalità di reazione del soggetto che ne soffre. Nella quotidianità della nostra società molte situazioni di vita vengono etichettate come banali o normali non considerando affatto il significato simbolico profondo che possono avere per la persona.

Prendiamo, per esempio, un cambio di abitazione: anche se la nuova casa è più accogliente e si trova in un quartiere migliore rispetto alla precedente, uno dei membri della famiglia può manifestare un forte malessere per il cambiamento. Nella vecchia casa possono essere vissuti i suoi genitori oppure vi ha vissuto momenti felici, o ancora, il cambio di abitazione può significare allontanarsi da figure importanti per la propria vita.

A volte le persone hanno una vaga consapevolezza della motivazione del proprio disagio, ma non hanno la forza di parlarne con i propri familiari o con chi sta loro vicino, ritenendola una cosa irrilevante. Accade così che un problema che potrebbe essere affrontato, elaborato e superato, rimane in uno stato subcosciente determinando uno stato di disagio che, magari in concomitanza ad altri eventi negativi, si aggrava.

Questo è un esempio, ma sono tanti gli elementi di vita ritenuti non significativi che possono determinare un malessere iniziale che poi si trasforma in una vera e propria sofferenza continua.

Ecco perciò la necessità che ognuno di noi si chieda sempre quanto si senta in sintonia davanti a dei cambiamenti che stanno avvenendo. Non ha importanza che essi siano imposti, la chiarezza interna deve esserci. Il nostro mondo interiore, le nostre emozioni e le nostre sensazioni debbono sempre avere uno spazio mentale ed emotivo per essere accolte.

La realtà esterna può entrare nella nostra vita modificandola, anche contro la nostra volontà, ma saper riconoscere quanto di ciò che ci viene imposto sia in sintonia o meno con il nostro mondo interiore è il primo passaggio per la consapevolezza. Non possiamo modificare la realtà esterna a nostro piacimento, ma se noi per primi non accogliamo le nostre esigenze interne, per quanto banali ci possano sembrare, nessun altro potrà farlo per noi. Una volta accolto il nostro mondo interiore possiamo decidere di lottare perché i cambiamenti esterni siano più in sintonia con le nostre esigenze oppure, se questo non è possibile, con la consapevolezza della diversità, accettare quanto sta accadendo e aprirci alle nuove possibilità che la vita esterna ci sta offrendo.

Poiché molte situazioni coinvolgono noi e anche la nostra famiglia – genitori, partner, figli – la mediazione che faremo tra il nostro mondo interiore e il mondo esteriore avrà conseguenze anche per i nostri cari.

Una rapida pseudoaccettazione di un cambiamento non voluto, senza riflessione e senza elaborazione dei nostri sentimenti, significherà accettare malamente quello che la vita ci sta comunque offrendo, rimanendo psicologicamente legati ad un passato che non esiste più: significa vivere con il corpo nel presente lasciando che la nostra anima continui a vivere nel passato, con tutte le conseguenze che questa scissione comporta.

Dott.ssa Dianella Viola medico psichiatra psicoterapeuta

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